Lunedì sentenza per il maestro Aristide Mazza.
Lunedì sentenza maestro pedofilo.
Arriverà nella tarda mattinata di lunedì prossimo la sentenza per il maestro Aristide Mazza, arrestato in flagranza di reato. Del suo caso abbiamo parlato spesso
(= http://www.massimilianofrassi.it/blog/category/aristide-mazza ) e spesso ci siamo fatti parecchi interrogativi.
Gli stessi che riportiamo oggi, sperando vivamente di sbagliarci.
Il maestro ricordiamo essere stato arrestato praticamente “n diretta”. Nel senso che i carabinieri che con un intelligente lavoro investigativo lo stavano osservando in diretta grazie alle micro camere posizionate nella scuola, sono intervenuti in tempo reale quando il mastro si era appartato per l’ennesima volta con una delle sue vittime.
Allora, vi chiederete, dove sta il problema? La condanna dovrebbe essere garantita.
Ecco, il problema nasce a mio avviso qua. E anche se è ovvio che la condanna sarà certa (altrimenti se in Italia non serve più nemmeno flagranza di reato ce ne andiamo tutti in Burundi) ho un brutto presentimento…perché le cose non sono andate fino ad oggi, come sarebbero dovute andare……Ne riparliamo meglio lunedì…ok!?
La storia di Serena e del parroco che le disse “come fai a soffrire per una cosa accaduta tempo fa?”
Da quando per primo anni fa aprii un blog chiedendo a voi di raccontarvi, mettendovi a nudo e condividendo con noi la vostra sofferenza, ho creato un precedente importantissimo. Quello per cui le “vittime” (definizione che come ben sapete non amo) potessero riacquistare la parola e con essa (ed il potere che ne deriva) quella dignità sottratta loro, temporaneamente; con l’abuso.
Credo siano migliaia le lettere arrivate fino ad oggi ed ogni tanto (una su cento è la media) ne pubblichiamo alcune, proprio perché si è capito che possono anche essere d’aiuto ad altre vittime, che da sole ancora non hanno parlato e si crogiolano nel loro immane dolore.
Serena è all’inizio di un percorso e forse ancora non sa quanto davvero sia stata importante la sua testimonianza che state per leggere. Importante per mille altre “Serena” che stanno là fuori, ma soprattutto per una: lei stessa.
Amici, eccovi Serena…Serena, eccoti i TUOI amici.
Inizio col presentarmi sono “Serena”, ho 18 anni, sono di Napoli …
Più volte mi sono chiesta se scriverti fosse la cosa giusta però credo che se la mia storia possa aiutare qualcuno allora è giusto farlo! Sono sempre stata una ragazza solare e allegra, ma dietro il mio sorriso c’è un dolore enorme che porto da anni.
Non ricordo con esattezza quanti anni avessi quando tutto è incominciato perchè ogni giorno cerco di dimenticare qualcosa di quell’accaduto anche se non passa giorno che io non ci pensi.Penso di avere avuto in torno ai 7 anni lui mi prese e mi portò nella sua stanza chiuse la porta a chiave e nascose la chiave. Mi fece mettere sul letto e mi disse giochiamo al dottore? Io non capì ho sempre voluto fare il medico fin da bambina e pensai che volesse farmi fare qualcosa che mi piaceva..invece no! Iniziò a toccarmi ovunque e dopo iniziò a prendere la mia mano e a toccarsi. Cercavo sempre qualche scusa per andare di là ma lui mi costringeva mi teneva talmente stretta…la cosa si ripetette più e più volte fin quando non mi butto sul letto a pancia sotto e iniziò a strusciarsi su di me la cosa che ricordo è che mi dava sempre un pupazzo in mano e mi diceva gioca e perchè non vuoi parlare con me? Poi decise di cambiare “gioco”mi fece sedere, mi bendo e mi disse ora indovina cos è questo io tolsi un attimo la benda e vidi che come al solito si stava abbassando i pantaloni e mi disse però non guardare,e poi iniziò a farsi fare tutto questo andò avanti per anni quando finiva andavo in bagno a lavarmi le mani e lui mi seguiva era la mia ombra ogni volta mi diceva perchè le lavi hai fatto qualcosa di sbagliato? E io ogni volta non sapevo che dire poi andavamo dai nostri genitori e facevamo finta che non fosse successo niente. Ogni volta era la stessa storia mi diceva che ero bella e non dovevo dire niente a nessuno ed io pensavo ma perchè mi fa del male io gli voglio bene è mio cugino (tra l’altro era molto più grande di me).Per anni ho tenuto tutto dentro giurando a me stessa di portare questo segreto con me nella tomba ogni volta che lo vedevo dovevo far finta di niente e ogni occasione era buona per toccarmi. Mi rendo conto che sto cadendo in depressione vorrei stare sempre da sola e non far niente. Sono andata da una psicologa perchè ero al limite cercando risposte e per la prima volta sono andata da un parroco e gli ho detto tutto e sai che mi ha detto …come fai a soffrire per una cosa successa anni fa??? Come si fa a dire questo??? Sto male non riesco a fidarmi veramente di nessuno,fino a poco tempo fa se qualche ragazzo mi si avvicinava iniziavo a sudare freddo ed ad andare nel panico, ho sempre l’ansia per tutto, non dormo mai serena, ho sempre il terrore che lui faccia qualcosa con altre ragazze. Sono arrivata al punto di pensare che fosse colpa mia, a non mangiare o a mangiare tantissimo credendo che ingrassando nessun ragazzo si avvicinasse a me, sono arrivata a rimettere, ad avere paura di tutto. Fino a ringraziare il cielo che fosse successo a me invece che ad altra gente perchè ho pensato magari che io fossi più forte di altre bimbe ,e che quindi era meglio che soffrissi io anzicchè altra gente.La mia storia non è solo questa ci sono tante cose ancora e che non riguardano solo lui che vorrei dirti. Mi scuso se magari la mia lettera è molto lunga e forse ti toglierà del tempo per altre cose, però ti prego di aiutarmi nessuno sa che ti ho scritto e vorrei che nessuno lo sapesse so che aiuti tanta gente ti prego se puoi di aiutare anche me…Con affetto……
p.s.: “Spero che tante altre persone decideranno in futuro di parlarti perchè farlo mi ha tolto una parte del peso che mi porto dentro.Vorrei dire a tutti che le cose possono cambiare se lo si vuole e che non bisogna piangersi addosso perchè NOI non abbiamo fatto niente!Quindi non cercate di colpevolizzarvi perchè il vostro cuore sa della vostra innocenza e se lo dico è perchè ho passato gran parte della mia vita a colpevolizzarmi e tutt’oggi non riesco a pronunciare il nome della persona che mi ha fatto del male, però sto capendo che bisogna essere combattivi e fiduciosi perchè nella vita tutto può succedere purtroppo anche queste cose e nessuno può giurarvi che sarà facile o che non avrete momenti di crisi perchè il passato non si può cancellare; ma per fortuna può non ritornare e che però prima o poi ci renderà più forti perchè voi siete speciali e abbiate fede perchè la vita vi sorriderà per questo!”
Telecamere anti abusi nelle scuole? Che ne pensate?
Tornano periodicamente sulle cronache più nere episodi di abusi e maltrattamenti a danno di bambini in quello che dovrebbe essere il luogo deputato alla loro crescita, alla loro protezione, alla loro educazione, la scuola. Materna o elementare, poco importa il grado, luogo che a volte per alcuni di loro è tutto tranne quanto descritto fino a qua. Riassumibile invece con una parola sola: l’inferno. Degli angeli. Costretti a botte, abusi, umiliazioni. E’ di poche settimane fa il caso della provincia di Vicenza dove un piccolo affetto da autismo è stato picchiato ed umiliato da tre adulti che dovevano occuparsi di loro e oggi altri due casi, tutti e due da Roma. Una suora di 40 anni è stata rinviata a giudizio dopo che in un asilo romano “avrebbe perpetrato attenzioni morbose a sfondo sessuali nei confronti dei due fratellini ottenendo il loro silenzio con delle punizioni corporali. L’inchiesta è stata aperta dopo la denuncia dei genitori dei piccoli, due operai che allertati proprio dai comportamenti dei bambini hanno cominciato ad indagare”. Restiamo a Roma dove sta facendo scalpore la notizia che è emersa sulla scuola per l’infanzia San Romano “dove per la coordinatrice e la maestra sono scattati gli arresti domiciliari. Secondo le accuse un bimbo costretto a ripulire la sua pipì, i più grandi incitati a usare violenza sui più piccoli e vessazioni anche ai bimbi con disagi psichici. Le umiliazioni verbali della maestra riguardavano anche bambini portatori di disagi e difficoltà psicoinfantili, che venivano apostrofati come «Scemo», «zozzo» e «bastardo». Secondo l’ordinanza di arresto, sono stati tanti gli eventi in cui la maestra è ricorsa alla violenza per ottenere l’obbedienza degli alunni, che vivevano in un clima di terrore. Alcuni bimbi, solitamente i più grandi, erano incitati alla violenza e alla denigrazione nei confronti degli altri. Alcuni bimbi venivano utilizzati come ‘kapò nei confronti degli altri” .bambini più piccoli, che avevano tra i tre e i quattro anni Sorrideva con sarcasmo di fronte agli agenti, durante l’arresto, la maestra arrestata dalla polizia con le accuse di maltrattamenti e percosse nei confronti di alcuni bimbi di una scuola materna a Roma. È quanto si è appreso da ambienti investigativi. La direttrice della scuola, invece, è apparsa sbigottita al momento dell’arresto e credeva che si trattasse di uno scherzo o di un’inganno. «Non siete poliziotti veri», avrebbe detto. Le donne arrestate sono sposate e hanno entrambe delle figlie. A parlare delle violenze a qualche genitore, in una classe di una ventina di alunni, sarebbero stati anche alcuni bimbi.” La questione riporta in auge il tema “telecamere sì o telecamere no” sul quale spesso qua abbiamo dibattuto. Io credo che i controlli da effettuare siano altri, partendo magari da test attitudinali e quant’altro. La mia paura è che le telecamere non siano per nulla un deterrente, ma in realtà possano diventare un alibi a chi comunque riuscirebbe a farla franca: poiché non ogni parte della scuola può essere coperta da una telecamera, o per il mancato funzionamento della stessa. Voi cosa ne pensate?
La storia del bimbo e del pedofilo “di sani principi”.
Conosco “Giovanni” (nome fittizio) da tempo. So che persona meravigliosa sia. So quanta forza abbia. Forse non l’ha ancora capito lui. Ma so anche che è solo questione di tempo, poco credo, e lo vedrò spiccare il volo, magari mano nella mano con “Gioia”. Hanno tutta una vita che li sta aspettando e che non è giusto debba attendere un secondo di più….
Caro Massimiliano, è un po’ di tempo che nella testa mi gira l’idea di scriverti, di raccontarti di me, ma non ho mai avuto il tempo, o meglio la forza di farlo.. ma oggi, forse, è giunto il momento e sono davanti a questa tastiera e monitor a scriverti. Non so quanto volontariamente e quanto per difesa inconscia, per anni ho nascosto, sotterrato in me il passato, fin quasi a pensarlo come in terza persona. Ma per quanto possiamo esser bravi a celare il passato, a non pensarci, esso fa parte di noi ed inevitabilmente, prima o poi, fa capolino quel bimbo ferito e abbandonato dal mondo che bussa alla nostra porta, chiedendoci di prenderlo tra le nostre braccia, tirarlo via da quel cassetto dove l’avevamo lasciato e accompagnarlo nella vita. Io e quel bimbo ci siamo ritrovati circa tre anni fa. Appena venuto al mondo, la vita non fu clemente. Durante il parto mi fratturarono diverse ossa e mi misero nell’incubatrice, non per parto prematuro, ma per un soffio al cuore e perché ero rimasto senza ossigeno per un certo tempo. Non si sapeva se fossi sopravvissuto e in che condizioni.. ma la vita aveva ancora altro in serbo per me. Non so quando tutto ebbe inizio e nemmeno come, so solo che l’abusante, il pedofilo era mio nonno paterno, un rispettabilissimo ammiraglio della Marina Militare, che, come l’ha definito mia madre, era “un uomo di sani principi”. Fortunatamente, ci dividevano circa 400 km e quindi ci si vedeva raramente, eccezion fatta per l’estate, dove trascorrevo almeno una settimana in sua sola compagnia al campeggio nella roulotte. Non so come avvenne la prima volta, probabilmente mi presentò il tutto come un gioco, tant’è che successivamente fui a volte io a far in maniera tale da rimanere solo con lui, dato che “quel gioco” mi piaceva e mi dava piacere. Mi ricordo principalmente i letti della roulotte e il divano nella mia camera, con i vari movimenti, gesti e, ultimamente, a tratti sento ancora il sapore sgradevole del suo membro in bocca. Mi ricordo che una volta ebbi un episodio simile anche con mio fratello, sul suo letto; credo sia stata l’unica volta con lui. Arrivarono i 12 anni che videro mio padre abbandonarmi: aveva un’altra donna e così decise di lasciare la famiglia e disinteressarsi dei figli. Fino a quel momento era stato il mio punto di riferimento, l’unica persona che pensavo mi capisse e con la quale mi confidavo (escludendo l’abuso). Dei suoi atteggiamenti e discorsi, riporto solo una frase che penso esprima completamente tutto: “sono tuo padre dal lunedì al venerdì; il weekend e la sera, che sono con lei, no”. Ero rimasto solo e con il mondo addosso. Me la presi soprattutto con Dio, incolpandolo di tutto, e iniziai a bestemmiarlo pesantemente. La sensazione di inadeguatezza cresceva con i mesi, gli anni e con essa la stanchezza della vita. Pensai di farla finita, sia per il dolore e l’affaticamento di tutto sia per il pensiero che mio padre se ne fosse andato per causa mia, ma qualcosa mi tratteneva, mi bloccava. Gli anni passarono e non so se mio nonno fece leva sulla mia paura di perdere le persone o meno, ma gli abusi non finirono. Crescendo, però, la sensazione di far qualcosa di sporco, di anormale crebbe e dissi, non senza qualche difficoltà, a mio nonno di smetterla. Dopo quelle parole, successe ancora un volta e poi tutto fini. Avevo, credo, 17 anni ed in me non c’era la minima traccia di gioia della vita, anzi.. Per sentirmi “utile” iniziai a donare il sangue, almeno il mio vivere sarebbe servito a qualcuno. Dopo la morte di Giovanni Paolo II, mi riavvicinai al Signore, comprendendo che non potevo attribuire a Lui colpe di persone meschine, ignoranti e cattive. Negli anni successivi, persi una persona a me molto cara e ciò contribuì a far aumentare in me il senso di solitudine. Grazie a Dio, però, conobbi in chiesa una ragazza, “Gioia” con la quale condividevo un medesimo passato. Fu lei ad aprirsi per prima. Fino allora, la vita mi aveva insegnato che non valevo niente, che non meritavo niente, che dovevo esser forte, non per me, ma per gli altri. Per la prima volta, esisteva qualcuno, cui interessava come stavo veramente. Con i mesi, le raccontai del mio passato: fu la prima persona. Dopo un po’ di tempo, fu organizzato un incontro con Prometeo, associazione di cui lei mi aveva parlato. Decisi di scriverti per chiederti la possibilità di partecipare. Non sapevo cosa aspettarmi, ma fu emozionante e mi diede tanti spunti su cui riflettere, oltre che darmi tanta forza. Sull’onda di quell’incontro, presi coraggio e, non senza paura e vergogna, raccontai del mio passato al mio migliore amico: lo lasciai senza parole e, anche se non ne abbiamo più parlato, penso che lo scioccai profondamente, ma si comportò benissimo. Parlai poi con mio padre per comprendere, almeno vagamente, perché se n’era andato e si era comportato in quella maniera: scoprii che fu per paura di perdere quella donna, del resto io ero “solo” il figlio. Infine parlai anche con mio fratello, per chiedergli di nostro nonno, anche se non ebbi la forza di domandargli di quella volta tra noi. Mi confermò i sospetti che nostro nonno non avesse risparmiato nemmeno lui, ma del resto, sue testuali parole “lui era fatto così e poi bastava dirgli di no”. Queste parole mi riecheggiano ancora in testa e, soprattutto all’inizio, mi hanno fatto sentire ancora più sporco, complice, una puttana incapace di dire basta. Quasi un anno fa decisi di intraprendere un percorso con una psicoterapeuta, per scavare e comprendere meglio gli strascichi e le ferite causatemi dall’abuso e dai vari traumi, in primis dall’abbandono di mio padre. Ero convinto che il trauma maggiore fosse quello proveniente da mio padre e non tanto dall’abuso; quello c’era stato, ma un po’ perché vissuto come un gioco, un po’ perché era una “cosa a sé”, pensavo non avesse influenzato il mio essere: ma mi sbagliavo. Come il miglior regista, quando pensi di aver compreso bene quello che è successo, fa accadere l’inaspettato che ti porta a dover riscrivere e rivalutare tutto, così la vita fece con me durante una tua conferenza. Fu una conferenza “normale”, nella quale parlasti dei tratti comuni dei pedofili e degli abusati, o, come vengono definiti in Prometeo, dei “sopravvissuti”. Per me fu come vedere il castello, che mi ero costruito con tanta fatica e dolore, letteralmente sgretolarsi e pormi domande nuove e veder tutto sotto un’altra luce. Se da un lato potevo “giustificare” mio fratello, dato che a volte gli abusati, per attirare l’attenzione e chiedere aiuto, assumono comportamenti del pedofilo, dall’altra parte sorgevano domande inquietanti che mi portavano a dover rivedere l’idea che avevo del mio passato. Dopo un abuso, un bambino esprime le sue ferite tramite atteggiamenti “nuovi”, magari dal bimbo vivace che era, diventa il più tranquillo del mondo. Io questo cambiamento non l’ho mai avuto, ma fin da piccolo ho mostrato segnali di autolesionismo, come tirare le testate al pavimento, e fino all’età di 4 anni non ho parlato. Queste considerazioni mi hanno portato a riflettere che forse gli abusi non iniziarono a una certa età, come pensavo, ma da neonato, o quasi, e che quei miei comportamenti non fossero conseguenze della nascita traumatica, come supposto da tutti, ma solo richieste di aiuto non comprese. Alla luce di questo, l’abbandono di mio padre fu così tremendo, non solo in quanto padre, ma anche perché senza di lui non avevo più un’ancora di salvezza ed ero in completa balia del nonno. Oltre ad aprire gli occhi sul passato, la conferenza mi fece accorgere di comportamenti del presente: l’assenza di un obiettivo, di un sogno e il vivere in maniera apatica e indifferente quello che mi accadeva era come un lento e vile suicidio. Oggi.. mi piacerebbe scriverti che ho superato tutto, che finalmente ne sono fuori, che sto bene o almeno che vedo la luce in fondo al tunnel, ma mentirei. Oggi la sensazione di stanchezza e inadeguatezza è sempre più forte, anche a causa dell’assenza di un lavoro che non mi fa vedere e sperare in un futuro. La solitudine che ho dentro è come un buco nero che pian piano cresce e divora tutto. Al confronto del mio pessimismo, quello leopardiano sembrerebbe appartenere a Tonino Guerra. Ho paura a sognare, quasi fuggo dai sogni, perché inevitabilmente li vedo infrangersi. Come ti dissi dopo la conferenza, mi sento come una nave in mezzo al mare in balia della tempesta, senza un porto di partenza e, tanto meno, un porto di arrivo; tutt’intorno a me è acqua e solamente acqua. Nonostante tutto questo turbinio di sensazioni avvilenti e di emozioni affliggenti e non molto confortanti, c’è una grossa differenza rispetto a prima: ora ho una consapevolezza e, quindi, la possibilità di scegliere. Posso restare fermo nel mio stagno, continuando a nascondere me e il mio passato, facendomi trascinare da un futuro ignoto, in balia delle onde e degli avvenimenti, o afferrar per mano quel bimbo solo e abbandonato e salpare nel mare della vita. Ho scelto la seconda. Sento già ora che sarà dura, difficile, che i momenti di abbattimento e fallimento non mancheranno, che la destinazione è sconosciuta e magari affonderò, ma ho il dovere di provarci, se non per me, per quel bimbo cui hanno rubato l’infanzia e i sogni, quel bimbo che sogna l’isola che non c’è. Voglio anche provarci per scoprire qual è il piano di Dio nella mia vita, anche ascoltando l’esortazione di papa Wojtyla con queste parole: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. Ringrazio te e tutta Prometeo per tutto quello che fate ogni giorno per i “nostri” bambini. C’è bisogno di gente come voi al mondo, per migliorare il mondo. Un abbraccio, “Giovanni”
Partecipazione a Verissimo. Pedofilia: nessun dolore è per sempre
Comunicazione di servizio.
Tranquilli non è successo nulla al blog. Solo una pausa momentanea per problemi tecnici e impegni di lavoro che non ci danno tregua. Continuate a seguirci su Facebook e tra qualche giorno torniamo pure qua.
Intanto guardatevi se non l’avete vista la puntata di Verissimo. Dopo un’ora e 41 ci siamo noi:
http://www.video.mediaset.it/video/verissimo/full/387206/puntata-del-4-maggio.html
Madre condannata. Ha coperto gli abusi.
Mamme. Il dono più grande. La presenza più vera e sincera nella nostra vita.
Purtroppo chi transita da queste parti sa che non sempre va così. Che a volte pure l’anagrafe si inceppa, assegnandoci il genitore “sbagliato”. Non certo per ”colpa nostra” ma perchè è così che, purtroppo, va.
A Miliano una “madre” è stata condannata per non aver impedito che la figlia venisse abusata dal compagno. Compagno che sul cellulare teneva un video degli abusi a danno della bimba medesima e che la donna aveva visto. Senza fare nulla.
Un giusto precedente. Perché chi non interviene sapendo cosa sta accadendo, ha la stessa valenza di chi abusa.
Mamme. Il dono più grande. O il danno più grande. Anche se il rapporto è di 90 a 10, non c’è alcuna via di mezzo….O grande amore, o grande dolore.
Hanno abusato un bimbo autistico, non vogliono stare in carcere. Cinico blog.
Già, avranno pensato: oggi non ci sta nessuno in carcere, soprattutto se ha abusato di un bambino, perché ci dobbiamo stare noi?!
Giusto ieri su tutti i giornali si leggeva la notizia che una delle ragazze delle Bestie di Satana ha chiesto la grazia per rifarsi una vita, ora loro che poi alla fine diciamolo, cos’hanno fatto di grave a parte pestare ed umiliare un bambino AUTISTICO a loro affidato, mica dovranno restare in carcere, suvvia….
Guardate a Palosco (provincia di Bergamo) un maestro arrestato in flagranza di reato mentre aveva i pantaloni abbassati davanti al bambino sua vittima da tempo, ora se ne sta a fare il bibliotecario in un oratorio, perché loro se ne devono stare dentro, chi sono, le figlie della serva?
Suvvia…un po’ di giustizia…..
Ecco. Fine delirio. Ora rientro in me, ma quanto sopra riportato, urticante spero nel leggerlo quanto nello scriverlo, è secondo me quanto può essere passato nella testa delle due docenti, di cui abbiamo ampiamente parlato nei giorni scorsi Mariapia Molena Piron ed Oriana Antonella Montesin, arrestate pure loro grazie alle intercettazioni ambientali che le mostrano nell’atto di picchiare ed umiliare un bimbo autistico. Oggi le donne sono già stanche distare in carcere e chiedono di poter uscire.
E magari già di tornare a scuola, come l’altra indagata la bidella Luciana Scottà, 61, di Albettone che essendo a piede libero resta salda al posto di lavoro: inutile dire quanto la sua presenza a scuola renda al momento impossibile il rientro del piccolo tra i suoi compagni.
Che strano paese il nostro. Non siamo più in grado di offrire ai nostri figli degli spazi puliti e sicuri.
Le foto delle donne che hanno maltrattato il bambino autistico.
Le foto delle donne che hanno maltrattato il bambino autistico.
Ecco le foto delle due donne arrestate nei giorni scorsi per gli abusi a danni di un bimbo autistico a loro affidato a scuola.
Le ha rese pubbliche il Corriere del Veneto.
Iniziamo con Mariapia Piron:
E proseguiamo con:
Oriana Montesin:
Non trovate che si assomiglino?









