Sentenza ridicola a Cagliari

Quando i carabinieri hanno fatto irruzione nella casa, impegnati sul posto in un’altra operazione ma attratti dalle grida di un bimbo, non avrebbero mai pensato di trovarsi davanti ad uno scenario simile. Escrementi e sporcizia ovunque. Cibo contenuto in ciotole lorde. Un ciuccio da condividere col cane di casa. Ed un bimbo, il bimbo dei pianti, costretto a vivere in un degrado sociale e umano raccapricciante. Il “padre” del bimbo è stato arrestato e pochi giorni fa, finalmente, in quel di Cagliari è arrivata la sentenza. Volete sapere a quanto è stato condannato? Per non aver accudito quel bambino, ma al contrario averlo “abusato”? Per l’incuria e le botte, i tagli sul braccino del piccolo, etc. etc. Sicuri di volerlo sapere? Due anni……

Malgrado tutto quello che avete letto, il molto di più che non è uscito e i gravi precedenti di abusi sullo stesso bimbo, la cui madre, è assente, in quanto …morta suicida….

Consigli….

Scusate, ma dopo che vedo in giro molti commenti, anche da persone che pensavo sapessero usare la testa, arrivo a questa conclusione dando un suggerimento utile per le varie Procure d’Italia:

basta a processi lunghi anni. Basta indagini incredibili, test del dna a migliaia di persone, notti spese sulle carte e sulla strada per gli uomini e le donne delle forze dell’ordine (pagate sempre meno di chi si trastulla tutto il giorno commentando il loro lavoro sui sociali network o nei – per loro – remunerativi salotti televisivi), Basta. La soluzione c’è. E si chiama Facebook. Mettete qua come in un match le due parti in causa e a furore di Likes arrivate alla conclusione nel giro di poche ore. E smettiamola di dare ragione a Umberto Eco o a chi parla di aberrante ignoranza culturale da parte di molti utenti del web. L’analfabetismo di cui sono afflitti è una bufala, sì un po’ come quelle che condividono in massa, ma sempre bufala è. Perché se fate attenzione, sono tutti espertissimi di tutto: un giorno capi di stato l’altro  giocatori di calcio (quando l’unica palla che toccano è la loro), un giorno esperti dell’antiterrorismo e l’altro abili criminologi, che a Quantico se li sognano).

Quindi da oggi invito chi mi segue a sottoscrivere la petizione “chiudiamo i tribunali, la legge passi da Feisbuk”. Se lo fate Il Grande Puffo, Orson Welles e Feisbuk medesima doneranno una lattina di Coca Cola ai poveri malati oncologici dell’Antartide, per contrastare col gas della lattina le scie chimiche degli alieni provenienti da Atlantide. #ètuttovero #chiudiamoitribunaliapriamofeisbuk

dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi
A cura di Blog Staff.

Il ragno nella pancia della bambina

pedofilia

 

Fu uno dei miei  primi casi. Lei, una bimba di 6 anni. Lui, un prete con uno zero in più dopo quel 6. Era una bimba solare e vivace, curiosa e sempre allegra, con le treccine bionde, motivo per il quale la nonna la chiamava “la mia Pippi”, come Pippi calze lunghe. La bimba adorava i micini. A casa non poteva averli, ma la nonna, ne aveva ben due. Lei adorava la sua nonna, anche per questo. Frequentava l’oratorio, ci andava a piedi poiché abitava proprio davanti a quel luogo e i suoi genitori si fidavano. In una giornata di fine giugno come quella di oggi, di circa 20 anni fa, il prete decise che quel sorriso glielo avrebbe spento per sempre. Ed iniziò ad abusarla. Prima dei palpeggiamenti. Poi rapporti orali. Ogni volta che raggiungeva il suo orgasmo le diceva che un ragno era stato messo dentro di lei e che se lei avesse svelato il segreto che c’era tra di loro quel ragno, insieme ai “suoi fratellini”, l’avrebbe mangiata dal di dentro. La pancia comincio a gonfiarsi. La bimba aveva paura che anche solo espletando le sue funzioni corporee un ragno sarebbe uscito (per la cronaca lei aveva il terrore dei ragni). Mesi di visite ma nessuno capì. Poi un giorno la nonna la sentì piangere mentre confidava ai suoi micini una storia atroce: quella che stava vivendo sulla propria pelle. Il resto è storia nota: la denuncia, il paese spaccato in due. Le difese del pedofilo. Che purtroppo morì di infarto prima della fine del processo. Accadde in Kenya….stava lì in vacanza…. Ci vollero mesi di terapia, lunghi ricoveri per far caprie alla piccola che i ragni dentro di lei non esistevano. Nel frattempo la famiglia aveva dovuto lasciare il paese, poiché “avevano letteralmente tutti contro”. Il giorno che la mia vita si incrociò con quella della bambina lei era già una foto stampata su un’immaginetta ricordo. “Una complicazione”, come dissero i medici, l’aveva portata via. Aveva solo 10 anni. Anche la nonna se n’era andata, il giorno dopo la scomparsa della nipote. E, incredibile a dirsi, pure uno dei due micini. Chissà forse non volevano lasciarla sola lassù in cielo. La madre venne da me, mi raccontò la sua storia e mi fece giurare che avrei sempre difeso i bambini abusati. Poi sparì. Ogni tanto una cartolina a Natale. Un saluto. Oggi non so dove sia. Come stia. Ma so per certo che ogni qual volta leggo , 20 anni dopo, di bambini abusati finiti sotto accusa, di inquirenti o realtà come al mia accusate di chissà quale complotto, e di difese ad oltranza di esseri per i quali l’unica risposta certa, è chiuderli in gabbia per sempre, penso ad una bambina con le trecce bionde che amava i gattini.

p.s. Il mio formatore Ray Wyre mi raccontò una storia simile…accaduta a lui de da lui seguita con Scotland Yard…chissà forse i pedofili si scambiano pure le idee su come spaventare i bambini, non solo i supporter.

Gli dicevo: lasciami stare, sono un bambino!

Child-Abuse

“Io capivo che non era una cosa
per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, per favore, lasciami stare, sono un bimbo.
Qualche volta piangevo”.

 

Nell’innocenza e nella pulizia morale che emergono dalle parole di questo bimbo, che aveva solo un desiderio, “fare il chierichetto”, è evidente e netta la differenza tra noi e loro.
Da una parte una società pulita, ma purtroppo indifesa. Dall’altra i predatori di bambini (e i loro supporter), marci fino al midollo e mai fermi, nemmeno davanti alle suppliche di un bimbo in lacrime, anzi forse quelle li eccitano ancora di più.
Per la cronaca questa ennesima storia arriva da Brindisi. Il pedofilo ha 42 anni, ed è un parroco (il quarto arrestato nel brindisino negli ultimi mesi per simili reati) mentre il bimbo 10.

 

Quando ad essere “gettata” non è una cartaccia, ma una bambina….

Franco Buononato - Maria bimba morta a San Salvatore Telesino

Gettare.
È il verbo che usiamo per indicare un qualcosa di cui ci siamo disfatti. Un qualcosa di inutile, sporco, rotto, marcio. Gettiamo la carta o il mozzicone di sigaretta in strada (se maleducati), gettiamo un oggetto rotto che proprio non posiamo aggiustare, gettiamo la”roba vecchia” che non serve più, ma proprio più. Gettare. Questo facciamo. Del superfluo o di ciò che davvero non serve affatto. Mai e poi mai avrei pensato che oggi questo verbo l’avremmo usato per una bambina. L’hanno abusata. E poi “gettata via”, come ha detto il padre poco fa al telegiornale, in una piscina. Dove il suo corpicino nudo ed senza vita è stato ritrovato. perché questo sono i bambini per i pedofili (e i loro supporter): oggetti. Da usare, sempre. Anche se piangono e supplicano pietà. Usare e poi, se si rompono, gettare. Tanto là fuori sai quanti altri bimbi ci sono? Tanti quante le  fiaccola teda  fare per i loro carnefici……
“se non lo fa nessuno ti chiedo scusa io, per quelli che hanno un nome e una faccia, li puoi chiamare uomini”. Pooh, Il silenzio della colomba.
 

Basta dire “tanto sono solo foto!”

 

pedopornografia

Quanti abusi servono per fare un buon servizio fotografico?
La domanda, lo so, è irritante. Disturbante. Fa male. Ma tutto ciò, lo ammetto, è da me voluto. Poiché vorrei che da oggi, ogni qual volta sentirete frasi come:“Tizio denunciato per detenzione di materiale pedopornografico” “sequestrate a Caio immagini pedofile trovate nel suo pc “, e via dicendo, possiate capire che dietro a quelle immagini c’è  un mondo di enorme dolore per quei bambini, dolore che spesso termina con la morte, dopo gli innumerevoli abusi subiti. In America un “padre”è stato condannato all’ergastolo per aver venduto le sue tre figlie (che oggi hanno rispettivamente  12, 14 e 16 anni) ad un, cito testualmente, produttore di immagini pedofile. Il quale, per avere foto e video delle stesse, le ha obbligate ad subire una sessantina di stupri! Ecco, da oggi, per favore, quando leggete quanto sopra ho già detto, ricordatevi che NON SONO SOLO FOTO. Ma che quelle immagini, che il vostro parroco, vostro marito, il vostro bravo e buono vicino di casa, il vostro allenatore, il vostro maestro, avevano nel pc, nascondono questo tipo di orrore. Dire quindi “non ha fatto male a nessuno” è una menzogna, che vi fa diventare suoi complici.

Età: 101 anni. Segni particolari: pedofilo!

 

pedofilo 101 anni

I predatori di bambini sono sempre recidivi. E passano l’intera vita a predare. Ma, anche e soprattutto nel nostro paese, la maggior parte di loro  la fanno franca. Vuoi perché i bambini non vengono tutelati e ceduti, vuoi perché grazie alla prescrizione i loro reati non sono perseguibili dopo una decina di anni. Ecco perché un plauso va al Regno Unito, dove alla sbarra è finito un 101 enne. Il quale non solo si guadagna il record i pedofilo più anziano accertato al mondo, ma ci dà anche la conferma che alla fine la Giustizia (terrena) trionfa (deve trionfare!!!). Il suo nome è Ralph Clarke, classe 1915! Trentuno gli episodi (accertati) di cui dovrà rispondere: avvenuti tra il 1974 ed il 1983. A quando l’Italia, così tanto esterofila per certi aspetti, non seguirà questo esempio?

La cultura dello stupro, per cui un abusante prende solo sei mesi di carcere.

hqdefault

 

In questi giorni su tutti i media americani compare  la foto di questo ragazzo, Brock Allen Turner, il classico “bravo ragazzo”, di quelli che fanno il pieno di b. B come bravo appunto, b come bello, b come buono, b come bastardo dato che lo stesso è uno stupratore. Durante una festa in un college ha violentato una ragazza, la cui “colpa” (e che le virgolette siano ben chiare)  era di non essere cosciente avendo la stessa bevuto troppo. Il b – boy (bastard etc. etc.) è stato condannato a soli sei mesi di reclusione, ma per la legge americana il suo nome verrà iscritto almeno nel registro pubblico dei sexual offenders: rischiava una pena di 14 anni. Lui durante il processo non ha mai chiesto scusa, ma al contrario ha sempre accusato la ragazza e trovate assurde spiegazioni. Il Giudice ha dato una condanna lieve poiché il ragazza è un brillante sportivo, con un futuro davanti a sé ed il carcere avrebbe avuto un forte impatto sulla sua carriera che dovrebbe portarlo alle prossime olimpiadi. Del futuro della ragazza, e di tante altre come lei, poco importa. Il padre dello stesso ha sottolineato che per “soli 20 minuti di azioni su 20 anni di vita” il prezzo è “troppo alto da pagare”. Di questo tipo di cultura, la rape culture cultura dello stupro,  la nostra società è intrisa in ogni suo poro e la lotta culturale che dobbiamo fare è proprio quella di cercare di scardinarla, partendo come già dicevo ieri, dall’insegnare ai nostri figli quel rispetto che i loro fratelli più grandi (e via via su fino ai loro trisnonni) hanno perso o forse non hanno mai avuto. Una ragazza, seppure ubriaca ad una  festa, non è un oggetto da prendere ed usare a proprio piacimento. E non deve fare la differenza che tu sia un barbone nero, pardòn negro, o uno sportivo con la faccia da Ken. La ragazza in una lunga lettera letta durante il processo ha mostrato quale sia la vittimizzazione a cui è stata nuovamente sottoposta. Malgrado i testimoni che l’hanno soccorsa, malgrado le ferite riscontrate dal Pronto Soccorso, malgrado tantissime prove la vera colpevole alla fine è stata lei, rea, come dicevo prima di essersi ubriacata e , diciamolo apertamente, di “aver sedotto il povero “ bravo ragazzo, la cui carriera ora è stata disturbata, mentre la vita della ragazza invece no: il suo stare male poco importa, mica va alle olimpiadi lei. Durante il processo la giovane vittima  ha letto una lunga lettera. Dolorosa e coraggiosa. Che non è bastata ai fini processuali ma che credo abbia creato un ulteriore precedente nella lunga lotta al maschilismo imperante dentro quelle aule dove la Legge NON è uguale per tutti. La lettera la trovate qua: https://www.buzzfeed.com/katiejmbaker/heres-the-powerful-letter-the-stanford-victim-read-to-her-ra?utm_term=.ayyr4xwlQD#.om6ZrjBlAR Estraggo solo una frase, questa e con questa concludo:
“Quando mi è stato detto di essere preparata nel caso in cui non avessimo  vinto , ho detto  che per questo preparata non lo ero. Era colpevole nel momento stesso in cui mi sono svegliata (ricordiamo che la ragazza era incosciente mentre lui la abusava!). Nessuno può capire male che mi ha causato.”

I bulli e la bambina “cicciona”

massimiliano frassi bullismo

Ieri ho raccontato il dolore che provano tante (troppe) donne, ingabbiate da predatori dell’anima. L’avete letto in tantissimi. Tra voi una ragazza che per anni è stata vittima di bullismo , “rea” di essere “cicciona”….

Leggetela, condividetela se vi va, ma soprattutto, visto che la vita è altro rispetto ad una condivisione su  Facebook, PER FAVORE lavorate coi vostri figli perché un domani siano come Lei, con la stessa pulizia morale e NON come “loro”, oggi spazzati via dal tempo e dalla storia, reietti tra i reietti, come tutti i bulli alla fine diventano e per i quali non può esistere né la parola pietà né la parola perdono, ma solo tutto il disprezzo verso chi vampirizza la vita e la felicità degli altri, non avendone una propria, facendo spesso molto male. A questa ragazza oggi donna vincente, tutto la mia ammirazione. Ce l’hai fatta da sola, non scordare mai che meravigliosa forza hai. <3

<<Un mio contatto oggi ha pubblicato una cosa che mi ha riportato alla mente un “dolore” sopito… Un dolore così simile da sembrare progettato dalle stesse menti, stesse parole e dinamiche…un dolore che si è ripetuto e si ripeterà all’infinito se non impariamo a dargli il giusto peso. Ringrazio questa persona e chiedo scusa se utilizzo un linguaggio simile. Ma siamo in troppi ad aver pagato questo prezzo veramente troppo simile.

Ho frequentato le medie del mio paese. Sono passati tanti anni, ormai. Era un giorno di settembre, quando iniziai la prima media, io ero felice. felice di conoscere tante altre persone, di socializzare, farmi degli amici. Io ero davvero felice e pensavo lo fossero stati tutti.

Ma mi sbagliavo. Gli altri non erano attirati dall’idea di diventare amici. All’inizio erano pochi a rivolgermi parole cattive. Quali? Oltre alle classiche “cicciona” e “cicciabomba”, c’erano “palla di merda”, “schifosa”, “bomba atomica” Aumentarono gli insofferenti alla mia persona. Mi veniva detto che puzzavo ogni giorno. Poi iniziarono con i loro giochini. Ma si divertivano soltanto loro. Io no. Solite battute,se facevo merenda ero una cicciona di merda, se usavo il bagno era perché mi cagavo addosso. Scritte sul banco. Spinte contro i muri. Risatine dietro. Pallonate addosso. Canzoncine crudeli. Poi, un pomeriggio, ero a casa. Nessuno mi chiamava mai per uscire, ero comoda a qualcuno perché mia mamma guidava e poteva accompagnarci ma stop. un pomeriggio mi arrivò un SMS. Erano alcuni ragazzi della classe. Mi chiedevano se volevo uscire per una passeggiata. Ricordo che mi vestii in un attimo. Ero così felice che qualcuno mi avesse considerata. Chiesi a mia mamma se potevo andare a prendere il pulmino. Disse si! Che gioia che avessero chiamato proprio me. Uscii in fretta e furia. Mi precipitai alla stazione dei bus dove ci saremmo dovuti incontrare. Ma non c’era nessuno. Non arrivò nessuno. Non rispose nessuno al telefono. Aspettai lì fino all orario di ritorno.A fissare il marciapiede. Poi ripresi il bus e tornai a casa. A mia madre dissi che mi ero divertita. Un altro giorno viene invitata sempre dalle stesse persone a mangiare un gelato,feci finta di non essere stata offesa dal fatto che nessuno si fosse presentato. Andai a prendere quel pullman e arrivata lì trovai! questa volta ero così contenta, non mi sembrava vero! mi ero sbagliata, probabilmente la volta scorsa non erano potuti venire. Mi sentii sciocca..andammo a prendere il gelato e gentilmente mi dissero di ordinare per prima. io presi il gelato e sentii una frase che mi geló il sangue “Non vi credo la cicciamerda mangia il gelato!” “ma può una persona grassa come te essere pure stupida? fai schifo !” e ridevano… io scappa i e mi rifugiai un negozio, ricordo ancora che vendeva soprammobili e ci rimasi delle ore fino a che mi calmai…quel giorno comprai un angioletto per la mia mamma che credo si chiede ancora adesso il perché gli abbia mai regalato un soprammobile.

In classe era sempre uguale. Il mio “buongiorno” quando entravo era muto la mattina. Non si voltavano neanche. Pugni sulle braccia. Calci.Addirittura sputi addosso, nei capelli, nei quaderni….Io guardavo gli altri, sperando che qualcuno arrivasse a difendermi. Non arrivava mai nessuno. Si voltavano tutti dall’altra parte. E io? Io non riuscivo a difendermi. É così, che succede. Ci si sente zero, inutili, fragili, spaventati, da non reagire a nulla. Ai pugni, alle parole, alle spinte, alle canzoni. Sì, è così che funziona. Capii che nessuno sarebbe mai intervenuto per aiutarmi. La fine della scuola fu una liberazione. Furono 3 anni di inferno. Inferno.

Io sono stata forte?forse…Sono stata forte perché non ho permesso a quelle persone di annullarmi fino in fondo probabilmente.Forte perché non ho permesso loro di portarmi via tutto. Ma c’è tanta gente che non ha la stessa forza. Ed è per tutti loro che mi rendo disponibile da sempre a parlare con chiunque, chiunque passi ciò che ho passato io e chiunque abbia voglia o bisogno di raccontarlo.

Ora sono cresciuta. Non sono più un’adolescente. Ma porto dentro i segni della crudeltà a scuola e non….A volte sento ancora addosso i loro sguardi. Certe cose non si dimenticano, ma certe cose si superano. É questo che dico a tutti. E a tutti dico: parlate. Parlatene. Non restate in silenzio. Parlatene, con chiunque vogliate, ma non tacete.

E ai miei cari compagni di classe, non tutti, non auguro che la vita restituisca loro quella solitudine, quel disagio e quel dolore che loro stessi hanno provocato negli altri. Ma vorrei dire grazie. Grazie soprattutto a quelle 2, forse 3, persone di quella classe che in quegli anni orrendi mi hanno teso una mano. Se mai doveste leggere, saprete che parlo di voi.>>

V.B.

dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi
a cura di blog staff.

DIGLI NO! Non è amore il suo.

 

Ti chiederà scusa…quando capirà che te ne stai andando…e si presenterà proprio con quei fiori là, i tuoi preferiti, quelli di cui i tuoi vasi però sono stati sempre carenti…ti porterà fuori a cena e magari scapperà pure una lacrimuccia…è bravo…le sa far venire a comando…ha indossato l’abito che ti piace tanto e quel profumo che aveva quando vi siete conosciuti…ti dirà con voce suadente che a volte si può sbagliare, a chi non capita di alzare la voce e poi è stressato, il lavoro sempre più in mano a chi arriva coi barconi la squadra di calcio che non vince perché gli arbitri sono tutti corrotti il campionato il governo ladro e le stagioni che non si capisce più quali sono, su dai come non capirlo?! POVERINO…. Ti farà sentire bellissima, certo lo saresti ancora di più se non avessi tutti quei lividi ma sei una povera COGLIONA che manco sa prender le botte e si fa uscire tutti quei lividi, se solo imparassi a coprirli meglio str…ops no no fermi intendeva dire BUONA ma gli è scappato cogliona già a chi non scappa una parola di troppo nella foga di un discorso…o una mano alzata, che diventano due, tre quattro, cinque, seiiii perché lo sai ben che ricomincerà…che il suo giuro non lo faccio più vale come neve al sole… E mente i tuoi figli assistono a tutto questo tu muori ogni giorno di più….fino al giorno in cui non muori per davvero…e ai tuoi bambini rimarrà una foto su una lapide a cui portare i fiori colti nel prato sotto a casa perchè lui mica spreca i soldi per il fiorista.. Sarai sola nelle tue scelte, ma se cerchi bene là fuori qualcuno che ti dà una mano c’è…lascia però che quella mano ti venga presa, poi stringila forte e non lasciarla mai più…per fortuna non tutte le mani sono fatte per fare del male….lascialo, vattene e vivi…chi fa del male a una donna lo farà SEMPRE…. Quanto a noi tutti, tuoi vicini di casa, parenti, amici, colleghi: oggi più che mai siamo chiamati a fare qualcosa, a togliere quegli occhiali da sole e quel cerone che coprono l’incopribile e darti un concreto aiuto. Per non ritrovarci poi a piangere in diretta Tv, scusi non mi riprenda troppo da vicino che mi si vedono le rughe…

violence_against_women012