Lo smantellamento della Postale.

massimiliano frassi chiudono la polzia postale

La recente rete di pedofili è stata smantellata grazie ai Carabinieri ed alla Polizia Portale. Organo quest’ultimo che spesso all’estero ci hanno invidiato.
Sabato scorso come sapete ho tenuto il nostro corso di formazione con Scotland Yard. Molti gli agenti intervenuti, che operavano nella Postale. Già, parlo al passato. Perché da alcuni mesi molte sezioni della postale sono state smantellate. E vedere queste eccellenze lavorare in altri settori è come cercare un cd di Paul McCartney o un libro di Umberto Eco e scoprire che il primo ha aperto un lavaggio a secco e il secondo fa il cameriere in un hotel Posti importanti, che non critico anzi. Importanti e dignitosi. Ma lontani anni luce dalla loro primaria e reale professionalità!
E così quella che era un eccellenza italiana, grazie ai giochi di potere dei politicanti di m@@@a che ci meritiamo, diventa una vergogna italiana. E soprattutto un regalo a chi delinque.

a cura di Blog Staff – dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi

 

Scusateciiiiiii

In questi mesi abbiamo trascurato moltissimo il blog, sempre più a scapito dei social network.
La cosa incredibile però è che gli articoli già prodotti hanno continuato ad avere numerosissime visualizzazioni. Grazie davvero a tutti. Meravigliosamente fedeli. Promettiamo di tornare a tenerlo aggiornato.
Massimiliano Frassi

 

C’è vita dopo l’abuso. Una testimonianza di rinascita.

gruppo auto aiuto vittime pedofilia (2)

 

<< Mio zio,quando avevo 8 anni, ha deciso che le mie vacanze estive e natalizie dai nonni potessero divenire un suo divertimento…usandomi nei modi piu’ beceri possibili…”per fortuna” è durato solo due anni..e da allora è cominciato l’inferno..di me ricordo la tristezza..gli incubi notturni..la voglia di farmi male perché “facevo schifo, non valevo, ero stata io a volervo”..gli anni seguenti credo di non essermi fatta mancare nulla: sono passata dai DCA, in cui vivevo mangiando e vomitando dalle 5 alle 10 volte al giorno fino al momento in cui il latte era l’unica cosa che ingurgitavo in un giorno insieme ad una ginnastica forsennata per consumarlo. Poi ci sono stati gli anni della depressione, in cui il mio unico scopo al mattino era sperare che arrivasse presto la sera..a volte non mi alzavo neanche dal letto..quindi la fase di alternanza di abuso di alcolici e pastiglie per dormire per dimenticare..oltre a pensieri in cui speravo di non svegliarmi piu’..
A cio’ si è aggiunto l’aver avuto una famiglia abusante..non faccio commenti..riporto solo le parole di mia madre dopo la mia “confessione”: “immaginavo che ci fosse qualcosa sotto perché quando ti portava in cantina a prendere il vino, ci mettevate troppo tempo..”..”ho parlato con lui..non voleva farti del male ma ha imitato il vicino di casa che faceva quelle cose con la sorellastra..”..e considerando che sabato parte per andarlo a trovare.. capite che le mie parole sarebbero fiato sprecato…io sono sempre stata sola..DA SOLA HO DOVUTO FAR TUTTO…ho fatto la valigia e sono andata a ricoverarmi in un centro per DCA..ci sono stata per un anno…ho cercato una psicoterapeuta valida che potesse aiutarmi, cambiandone anche alcune fino a trovare quella “giusta” per me…ho trovato mille lavori e preso e lasciato l’università..
Tutto questo per farvi capire che il termine INFERNO è appropriato..e che dietro il sorriso che vedete oggi non c’è un’infanzia ed adolescenza felici..pertanto se da tutto cio’ io ci sono uscita, lo puo’ fare chiunque.. il percorso è faticoso, doloroso..ci sono momenti in cui si puntano i piedi dicendo “preferisco stare male’”..si passa dal sentirsi in colpa al vedersi come vittima fino pero’ al capire che NON PUOI PASSARE TUTTA LA VITA A METTER L’ABUSO AL CENTRO DI OGNI TUA SCELTA, DECISIONE, EMOZIONE VISSUTA..io non sono l’abuso, l’ho subito, ma oggi sono solo altro..
Non dimentico, non perdono, non do significati subliminali all’abuso: si, è una merda..si,darei chissà cosa per non averlo dovuto subire, ma è successo..e si, gli ho regalato anche troppi anni della mia vita..ma oggi IO SCELGO e IO SONO RESPONSABILE DI COME VOGLIO VIVERE..
Ed io ho scelto di stare bene, di amare e di essere amata, di riprendere in mano i miei sogni…e non solo a parole.. >>

 

Il tema di una piccola guerriera. “Sono stata una bimba abusata”!

Una “nostra” bimba, oggi cresciuta, trova il coraggio di “disintossicarsi” dall’abuso. Prende carta e penna e scrive, in un tema, alla propria professoressa, gli anni di buio che le hanno segnato l’infanzia. Un passo gigante, verso la rinascita. Bravissima. Orgogliosi di te. Questa è la strada giusta.

testimonianza di abuso Massimiliano Frassi

Cara professoressa,

conosciamoci meglio!

Ci sono molte cose di me che vorrei proprio lei sapesse…

Prima di cominciare però, vorrei fare una piccola premessa: non so perché queste cose mi sento di dirle proprio a lei, so solo che mi ha ispirato fiducia dal primo giorno in cui è entrata in questa classe.

Cominciamo dal mio passato… Avevo solo sette anni: ero una bambina come tutte le altre, felice e spensierata; poi arrivò settembre, iniziò il grest ed io, euforica come non mai, decisi di andarci per la prima volta. Passò la prima settimana, la seconda ed arrivò la gita finale: saremo andati alle grotte di xxx.

Eravamo in pullman, al ritorno, tutti dormivano, tutti tranne me e lui. Lui era un animatore facente parte della mia stessa squadra. Era un ragazzo alto, moro e finora simpatico, avrà avuto una ventina d’anni.

Mi si avvicinò e buttò letteralmente a terra la bambina seduta accanto a me, al suo posto, si sedette lui.

Adesso voglio evitarle tutti i particolari, anche perché scoppierei a piangere e probabilmente mi verrebbe uno dei miei soliti attacchi di panico, le dirò solamente poche parole che basteranno per descrivere tutto: QUEL GIORNO, SONO DIVENTATA UNA DELLE TANTE BAMBINE VITTIME DI PEDOFILIA.

Dei giorni successivi mi ricordo il dolore, la sofferenza, i “no” urlati contro mia madre, gli schiaffi dati a mio fratello che allora aveva solo un anno, i calci tirati a mio padre e a mio nonno.

Mi ricordo che in quel periodo ero diventata sonnambula. Alla notte mi alzavo e lì la mia sofferenza prendeva il sopravvento: mi alzavo, mi vestivo e provavo ad uscire di casa, volevo solo scappare lontano, ma non ci riuscivo, perché mio padre mi fermava sempre. Andai avanti così per circa cinque mesi; non volevo dirlo ai miei. Tornavo a casa da scuola e correvo in camera a piangere. Mia madre mi chiedeva cosa avessi, ed io le urlavo sempre “niente!”. Quel maledetto “niente”, quella maledetta bugia.

Poi una notte di febbraio mi alzai, presi un foglio, un pennarello nero e scrissi le parole di quell’animatore: “NON DIRE NIENTE A NESSUNO, PICCOLA T****, ALTRIMENTI VENGO A CASA TUA E UCCIDO TUTTA LA TUA FAMIGLIA”.

La mattina seguente mia madre trovò il foglio, cercò per tutta la mia camera e trovò il mio diario, lesse tutta la storia e lì le crollò il mondo addosso.

Quando tornai da scuola non andai in camera a piangere, andai da mia madre, l’abbracciai e le sussurrai all’orecchio “TI VOGLIO BENE”.

Scoppiammo a piangere.

Da quel giorno iniziai a fare un percorso da una psicologa, poi un’altra e un’altra ancora.

Passarono gli anni e, solamente a nove anni, conoscevo già a memoria com’era fatto un tribunale. Oggi, pensando ai miei comportamenti, mi sento un orribile mostro  e so che non è colpa mia, ma non posso evitarlo. I miei si sentono in colpa per avermi iscritta al grest, e per quanto il gli dica che non devono, loro lo fanno lo stesso. Sembro una ragazza allegra e spensierata, ed è vero, perché ho imparato a sorridere, ma ho solo dodici anni e ho già un passato orribile.

Le chiedo scusa per il mio sfogo e, allo stesso tempo, le dico grazie per avermi ascoltata.

Mi sento un po’ una piccola guerriera, e come tutti i soldati porto le mie cicatrici.

Conferenze. E da gennaio…grandi progetti sul campo della prevenzione/informazione, state connessi!

palermo massimiliano frassi 2015cesano ottobre 2015esine locandina

Corso di formazione: mutismo selettivo

Continua il nostro corso di formazione.
Che da gennaio sarà ancora più ricco e sorprendente.
Qua un resoconto sull’ultimo incontro dedicato al Mutismo selettivo: http://ilblogdiadri.altervista.org/parlare-della-giornata-di-sabato-vuol-dire-descrivere-una-giornata-di-emozioni-e-soddisfazioni/

 

A cura di Blog Staff.

Carcerati (tra cui pedofili) in gita premio. All’Expo.

Domenica sera. Cena. Sto mangiando una pizza. Tv accesa su un Tg Regionale. Ennesimo servizio sull’Expo. Ma stavolta il boccone mi si ferma in gola. “No”, mi dico, “non può essere già fuori. E poi questo ha il viso rilassato, i capelli curati, è pure ingrassato, è troppo diverso dall’omino segaligno e poco curato che incontrai in Tribunale”. Invece è proprio lui. Bello pacifico. Che insieme ad altri suoi “colleghi” è in gita premio (sic) all’Expo. Grazie all’equipe del carcere dove sta. Uno di loro parla pure alle telecamere. “Mi manca poco a scontare i miei 30 anni e questa è stata una bella gita”. 30 ai significa che di sicuro hai ucciso qualcuno. Ora evitatemi per favore i “vanno recuperati e blablabla” siamo tuti d’accordo che il carcere debba essere rieducativo. Ma io credo debba anche essere un deterrente per uscire e non violare più. Il soggetto bello rilassato e paffutello ad esempio è un pedofilo. Che gira libero all’Expo, in mezzo a tanti bimbi, anziché stare in una cella 2 metri x 2. Il giorno che penseremo PRIMA alle vittime e poi ai carnefici sono certo si abbasseranno pure i reati. E per par condicio, da oggi, esigiamo che ogni 50 biglietti regalati ad un carcere, per qualsiasi manifestazione ci sia, ce ne siano altrettanti da dare a noi di Prometeo, alle associazioni di disabili, di vittime della strada, alle case di riposo, e via dicendo, per portare appunto i “nostri” bambini, i “nostri” familiari, in gita premio. A proposito, nel servizio si diceva anche che gli stessi in carcere avevano palestra, corsi di lingua e di teatro….ecco, non mi ripeto ma vale quanto sopra. Anche se a dirla tutta a me basterebbe avere uno psicologo gratis per i bambini, che poi al corso di lingue ci pensiamo….

expo carcerati e pedofili in visita

Dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi. A cura di Blog Staff.

Storia di una bimba trovata in un cespuglio mentre il cugino la violentava…..

associazione Prometeo Massimiliano Frassi pedofiliaPremessa. I nomi citati sono fittizi. La storia no! Piena solidarietà a questa famiglia. E la speranza che leggendo la storia qua, qualcuno possa ancora fare qualcosa, per salvare la bimba.
Perché pure noi che di storie ne abbiamo sentite a migliaia in questi anni, siamo rimasti davvero senza parole….

Questa è la storia di Martina, trovata all’età di 4 anni ,una notte di Aprile 2008, dietro ad un  cespuglio mentre il cugino sedicenne abusava di lei. Portata insieme al fratellino di 5 anni (anche lui presente)in una casa protetta, aspettò 3 anni per avere anche lei una nuova famiglia che la proteggesse e la crescesse con amore. Da subito capimmo che in lei qualcosa non andava: oltre che il suo lieve ritardo mentale manifestava un forte disagio che le oscurava il suo splendido carattere, una bambina sorridente e solare che all’improvviso diventava cupa e disperata senza riuscire a dare una spiegazione. Un giorno, all’improvviso, mi rivelò un terribile segreto:la nonna materna, con cui viveva, la vendeva a pedofili ! Avvisammo subito i servizi sociali che la seguivano (ci era stata data in affido)senza che prendessero nessuna iniziativa(l’impressione fu che loro erano già a conoscenza dell’accaduto) ed i servizi che seguivano noi nel nostro comune i quali fecero subito partire la denuncia. Ma , purtroppo, il malessere di Martina diventava sempre più evidente e noi non riuscivamo ad arginare la sua rabbia. Viste le nostre difficoltà decisero, freddamente, di toglierci la bambina proponendoci  di riconsegnarla in un parcheggio insieme alle sue cose come un pacchetto qualsiasi. Trovando  noi disumano il modo in cui ci dovevamo separare da lei, ci concessero di accompagnarla nella sede di un centro di aiuto gestito da una psicologa esperta di abusi famosa alle cronache .Ci concessero di poterla vedere di tanto in tanto e lì ci accorgemmo che qualcosa le era successo, cercammo in tutti i modi di riportarla a casa ed una volta riusciti scoprimmo che era , di nuovo, stata vittima di abusi da parte di un adolescente ospite nella casa famiglia . Denunciammo di nuovo ai servizi l’abuso e loro rifiutarono di crederci perché,parole loro, Martina era ritardata e quindi non credibile, però , poco dopo, stranamente il centro chiuse i battenti. Passò un altro anno sempre altalenanti ma mai privi di amore, Martina ormai ci considerava i suoi genitori ci chiamava mamma e papà “veri” mentre gli altri erano i genitori” vecchi” ormai da lei cancellati. Martina ormai ha compiuto 11 anni si è fatta una bella ragazza ma i suoi fantasmi diventano sempre più presenti ,tanto da portarla ad episodi violenti verso amici ed educatori . Saranno proprio questi ultimi a fare la segnalazione ai servizi che ,consultandoci ,ci proporranno un ricovero ospedaliero in una clinica psichiatrica per minori. Durante i due difficili mesi di ricovero, la neuropsichiatra del centro ci comunica che , per il bene di Martina ,non può più rientrare in famiglia ma che per lei la soluzione ideale e quella di vivere in una comunità specializzata in problemi come i suoi, con la promessa , da parte nostra , di non abbandonarla mai continuando a vederla , sentirla ed a portarla a casa nelle festività e nelle ricorrenze, poiché insieme ai farmaci l’affetto famigliare e la miglior terapia. Martina esce dall’ospedale nel dicembre 2014 e viene collocata in una casa famiglia, lì comincia il nostro calvario. Mentre prepariamo i regali sotto l’albero una telefonata ci comunica che Martina non sarebbe venuta a casa per le vacanze di Natale ,proviamo a telefonarle ma ci chiudono il telefono in faccia e non riusciamo più a comunicare con lei. Passano 2 mesi ed i servizi ci chiamano per dirci che Martina è stata allontanata dalla casa famiglia e trasferita in una nuova struttura. Ci concedono di vederla seguendo un programma stabilito a patto che noi convinciamo Martina a comportarsi bene nella nuova struttura, accettiamo ma dopo due incontri ci sospendono le visite e ci impediscono di vederla. Veniamo a sapere che è stata di nuovo ricoverata ma in un altro ospedale ,non ci dicono dove e non ci permettono di andarla a trovare. Viene allontanata anche da questa comunità e portata in un posto a noi sconosciuto. Da qui in poi il silenzio. Non vogliono dirci neanche come sta e dopo la milionesima convocazione ci dicono , con il sorriso sulle labbra, che non vedremo mai più Martina.Oggi , dopo sei mesi, ci chiediamo ancora perché non vogliono più farcela vedere, cosa c’è dietro? Perché le sono stati negati i suoi unici affetti? E perché non è stata rispettato il programma terapeutico dalla neuropsichiatra della clinica(tra l’altro esperta delle patologie in questione) dando credito ad un ultima arrivata che ha riempito la bimba di psicofarmaci come se questi ultimi fossero l’unica strada. Aiutateci a ritrovare Martina per farle di nuovo sentire il nostro amore e perché non si senta abbandonata. La sua ultima frase è stata : mamma se non mi vedi più vienimi a cercare, non farmi fare una brutta vita voi siete la mia famiglia!

La voce di una bambina e il ricordo della madre che non c’è più.

associazione prometeo massimiliano frassi
Ricevo e  riporto una lettera toccante. Scritta da una nostra amica, immensa, che a breve diventerà mamma e che proprio per questo, oggi, fa i conti coi fantasmi di un passato ricco di tanto male. Ma anche di tanto amore, che oggi continua, in lei e nel ricordo di una madre che un giorno, per il troppo dolore, decise di fermarsi…
I “nostri” bambini hanno attraversato, da soli, l’inferno in terra…ma uscendone, sono la certezza di avere domani, nella società, i migliori adulti che si possa sperare:

<< C’era una donna, aveva la delicatezza e l’eleganza dei fiocchi di neve, la sensibilità di una bambina, la forza di una leonessa. Era intelligente, dolce, bella, affascinante….ma nello stesso tempi fragile, delicata come ogni fiore di questa terra. Aveva una testa pesante, conosceva la libertà ma era schiava dell’uomo sbagliato. Illuminava il mondo coi suoi occhi e il suo sorriso, e spaccava il cuore quando ingoiava quelle lacrime amare mentre inutilmente cercava di nasconderle dietro a una faccia buffa per non far pesare a nessuno il suo dolore. Raccontava la vita, la viveva la vita, la dava…raccoglieva gatti abbandonati, nutriva cani randagi, cantava e ballava ed era bella e libera…nei pensieri e nei gesti. La chiamavo la mia rosa cresciuta sugli scogli, lei mai inopportuna, elegante e di classe anche quando ti insegnava a giocare col fango. Il suo abbraccio era sempre caldo, anche dopo quelle parole che a volte ghiacciavano. Sapeva stare a tavola ma anche mangiare in un prato. Con lei erano belle le coccole nel lettone, e rassicurante quel bacio di notte mentre dormivo quando faceva capolino per controllare che io dormissi serena. Sapeva lavorare giorni e notti intere e trovare il tempo per la sua yaya. Quella donna però poi a un certo punto ha mollato la vita e ha lottato solo per morire, ricordo la prima volta che la strappai alla morte senza nemmeno sapere cosa fosse, le pasticche ingoiate, le vene tagliate, la corda intorno al collo, quella sberla che a 11 anni le tirai, quella promessa di vita infranta….quel xx di ottobre mentre pur avendo una sola ragione di vita e 1000 per morire decise di mollare. Quel giorno non c’ero e lei è riuscita nel suo intento lasciando me, sua figlia. E si, lo so….devo andare avanti, la vita è bella, cambia, si cresce…..le so tutte queste cose razionalmente…..eppure la sua mancanza, soprattutto in questi giorni dove ogni attimo è scandito dai nostri ultimi momenti fa ancora un male bestia. >>

Carilio Ghilardi è pedofilo anche per la Cassazione. Ora lo rivogliamo in carcere!

pedofilo catechista Sorisole Carilio Ghilardi
Aprire la giornata con l’avvocato che ti chiama e ti comunica la condanna definitiva di un PEDOFILO, non ha prezzo!
Appello in Cassazione rigettato, riconfermata la condanna a 3 anni e 4 mesi per il pedofilo catechista Carilio Ghilardi!
Eppure mi sembra ieri quando ci fu il processo di primo grado (con relativa condanna). Io seduto più di tre ore immobile fianco a fianco con una sua obesa sostenitrice, che non fece altro che guardarmi e dire ad alta voce “ma tu guarda che schifo…ma che puzza di merda che sento…Dio che schifo…ho il vomito…”…
Io (sì lo so vi stupirete) rimasi in assoluto in silenzio…per rispetto verso il luogo e chi vi lavora, ma soprattutto per tutela verso le uniche vittime…ecco qualche tempo dopo indagini scientifiche hanno dimostrato che quel odore non era il mio….ma il suo….sta puzzona….

p.s. riporto sopra un articolo uscito all’inizio di questa folle vicenda.
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