Il senso del nostro Natale. Viaggio al Budimex 2014

MOS NICOLAE  2014

 associazione prometeo

Sembra ieri che siamo tornati da Bucarest e siamo già in partenza un’altra volta, è di nuovo tempo che Babbo Natale porti gioia ai bambini dell’ospedale Budimex.

Abbiamo lavorato intensamente nei preparativi, controllato e ricontrollato che ogni bimbo ricevesse doni in egual misura, preparato regali per ogni fascia d’età per gli arrivi in ospedale dell’ultimo minuto.

Ora tutto è a posto, abbiamo spedito 54 scatoloni,  rimane da preparare solo il nostro bagaglio personale che ogni anno si fa sempre più ristretto, dobbiamo  fare spazio alle ultime cose perché potrebbero servire per qualche bimbo.

Con Patrizia e Rocco raggiungo l’aeroporto alle 6 del mattino.

Il nostro aereo partirà con 35 minuti di ritardo, cominciamo bene……

Arriviamo a Bucarest intorno alle 12 circa, ci accoglie una città imbiancata dalla neve, il cielo è grigio, la pioggia che cade è ghiaccio ancora prima di toccare terra, fa molto freddo.

Andreea ci attende all’uscita, ci abbraccia felice di rivederci, carichiamo i bagagli e diamo inizio alla nostra avventura.

Arrivati a casa scopriamo che 20 scatole non sono ancora arrivate, speriamo arrivino al più  presto il tempo è prezioso per noi, Babbo Natale non si può far attendere.

Diamo inizio ai lavori,  scatola dopo scatola il tempo scorre veloce e si è fatto buio,non abbiamo notizie del corriere, lo chiamiamo più volte al cellulare senza mai ricevere risposta, poi finalmente ci comunicano che arriverà domani di prima mattina.

prometeo bambini di bucarest

Torniamo in albergo. La notte è passata senza che l’ansia mi abbia abbandonata, quelle che mancano sono scatole molto importanti, e se il corriere non dovesse arrivare??? Ma dopo varie peripezie alla fine tutto va a posto, il trasportatore al mattino arriva.

Verso le 12 facciamo un primo carico di farmaci e andiamo in ospedale per incontrare il primario.

Ci accoglie con un grande sorriso, la stima, l’affetto è reciproco  ci abbraccia come se fossimo parte della sua famiglia, parliamo dei nostri bambini, delle sue necessità. Si illumina in volto nel vedere i farmaci che abbiamo portato, la gioia per le mascherine, da giorni sono finite e non sapevano come fare.

Tra una chiacchiera e l’altra scopriamo che nella stanzetta accanto è ricoverato il ns. piccolo Alexandru, è stato dimesso e può tornare a casa per un periodo tra un ciclo e l’altro di chemio, ma non può viaggiare in treno. Sono giorni che aspetta l’arrivo di una ambulanza che porti in ospedale qualche ammalato, così lui può tornare a casa approfittando del mezzo. Il piccolo vive molto lontano e il viaggio è troppo costoso. Il medico ci assicura che entro domani mattina dovrebbe arrivare un nuovo paziente e Alexandru potrà tornare a casa. Decidiamo così che per lui arrivi babbo natale prima di tutti gli altri. Quanta gioia, incontenibile,  il piccolo guarda i suoi regali estasiato e sembra non credere sia tutto per lui.

prometeo al budimex

Tornati a casa riceviamo una gradita sorpresa, un calciatore molto importante, con la moglie appassionata di cucina, ci porta il pranzo, due enormi vassoi pieni di tartine di ogni tipo, carne, verdure, ed una splendida torta, il tutto per ringraziarci per quello che facciamo.

Siamo arrivati a sera, sembra tutto pronto, contiamo e ricontiamo i pacchi, spuntiamo e rispuntiamo i nomi dei bimbi, i sacchi trabordano di regali, eppure ogni volta che uno di noi si muove, chissà perché, aggiunge ora a uno ora all’altro un sacchetto di caramelle, un giochino, un quaderno in più…..

Prima di tornare in albergo come è ormai consuetudine di ogni anno, portiamo i regali ad Andreea ed Horia che abitano in Bucarest.

La bambina è non vedente, ogni anno la troviamo sempre più grande e meno spaventata, sembra ci riconosca. Ci aspettavano con ansia, subito Horia comincia a togliere dalla scatola i regali, ogni oggetto lo fa toccare alla sorellina e la spiega cos’è. Quanta tenerezza, quanto amore in questi gesti, mi rendo conto che faccio fatica a trattenere le lacrime. La mamma parla, parla racconta un anno della loro vita, di quanti problemi hanno e della fatica ad affrontarli, lei è sola nessuno che le dia una mano, ci ringrazia, lo fa continuamente anche mentre ci accompagna alla macchina.

Ci congediamo da loro e rientriamo in albergo, siamo esausti, domani ci aspetta la giornata più bella ma anche la più difficile.

Ho contato tutte le ore, i minuti di una notte lunghissima che non finiva più, finalmente è arrivata l’ora di lasciare la camera.

Abbiamo trasferito tutti i pacchi in ospedale e li abbiamo sistemati nella stanza delle infermiere, ora manca solo Babbo Natale, ma eccolo che arriva, bellissimo nel suo abito rosso, occhialini sul naso, barba fluente, pronto per regalare  un momento di felicità…

Da ora in poi è tutto un susseguirsi di emozioni, nella prima stanza ci sono due ragazzi grandi ed uno piccolo, i ragazzi esultano di gioia nel vedere entrare Babbo Natale accompagnato dalle renne cariche di doni. Il piccolino invece non sa se avere paura o no, ma quando vede i suoi regali è un’esplosione di gioia.

Nell’altra stanza ci sono 3 bambine, nel primo letto la bimba è senza capelli, molto pallida, con due occhioni strabici che rimangono fissi nei nostri per un attimo, poi tendendoci le braccia ci regala uno strabiliante sorriso. Ci guardiamo e….ma è lei??? ….si è lei !!!! è Ana Maria, le sta accanto un’assistente che la segue durante il ciclo di chemioterapia. Scopriamo così che anche lei è stata abbandonata dalla mamma e messa in orfanatrofio.

Di questa bimba vi racconto cosa ci capitò lo scorso anno.

Una operatrice di Prometeo ci aveva dato due lupacchiotti  pregandoci di darli tutti e due ad un bimbo/a, fu così che facemmo conoscenza con questa meravigliosa bambina alla quale regalammo i due peluches.

La sua storia è un poco “strana” la bimba è sola, non c’è nessuno accanto a lei, ha due occhioni che brillano, sono strabici, quando sorride il viso si illumina, diventa bello. Quando le consegniamo i suoi doni, lei tocca il cielo dalla gioia. Ci veniva difficile staccarci da quella piccolina. Al termine della festa ci accorgiamo con stupore che è rimasto un sacco da consegnare, eppure lo avevamo dato a tutti. Ricontrolliamo nuovamente e scopriamo che ci erano stati dati due nomi diversi ma la bimba era la stessa. Torniamo nella stanza e chiediamo dove possiamo trovare questa bimba e lei ridendo felice risponde….sono io…

Ora la cosa strana è che, anche quest’anno per questa bimba abbiamo preparato due pacchi senza rendercene conto. C’è sicuramente qualche cosa di “magico” che riguarda Ana Maria/Adelina.

Ci sono stanze purtroppo nelle quali non possiamo entrare,  i bimbi hanno le difese immunitarie troppo basse, mandiamo loro i regali e guardiamo i loro visi, tanto provati, stendersi in un lieve sorriso.

Ogni anno Babbo Natale mi regala una speciale emozione, quest’anno è stato l’incontro con la piccola Ana, 17 mesi, ammalata di leucemia. Le abbiamo consegnato tanti regali che ha guardato con attenzione, abbiamo tolto dal sacco una coperta e l’abbiamo aperta stendendola sul letto, da una piega è sbucata una stella, la bimba l’ha presa immediatamente, si è sdraiata appoggiandovi il visino, ed è lì in quei momenti che sembrano normali, ma che in realtà non lo sono, che il cuore impazzisce, batte ad una velocità incontrollabile e senti l’emozione che ti chiude la gola, poi la bimba si rialza tende le braccine, vuole essere stretta e coccolata, non c’è nulla al mondo di più bello.

In questa stanza ci sono tre ragazzine, la mamma di una di loro si fa vicina e sottovoce ci racconta che la figlia studia per diventare ballerina, ma ballerina di musica classica, non può far sapere alle sue compagne che è ammalata di leucemia perché ha paura che poi la scuola lo scopra e non le permettano più di ballare.  Ha dei capelli stupendi, lunghi oltre le spalle, un viso molto bello, ma pallido, diafano. La mamma ci dice che rifiuta la chemio perché non può perdere i capelli. Le promettiamo che il giorno dopo la nostra psicologa andrà a fare una chiacchierata con la ragazza e che saremo pronti qualora volesse a portarle una parrucca.

Le ore passano veloci, quanta felicità abbiamo dato a questi bimbi, ognuno con la sua storia di dolore che da oggi è diventata anche nostra.

Purtroppo quest’anno è accaduto un fatto increscioso, non dipendente da noi, ma da gente che ha lucrato sulle immagini dei bimbi malati, così che tantissime mamme non ci hanno firmato la liberatoria per fotografare i loro bambini, ma a noi non importa poiché li abbiamo visti con i nostri occhi.
bambini del budimex

Ora dobbiamo andare dai bimbi che sono temporaneamente a casa, ma che ci hanno raggiunto in ospedale per ricevere i loro doni.

Sono tutti lì che ci aspettano in spasmodica attesa, c’è Leo con la nonna e la sorellina piccola, Lucian con la mamma, la piccola Adriana dagli occhioni che ridono con il papà, Fabian con la mamma, Andreea con la nonna, Antonia con la mamma, Ana Maria con la mamma, Daiana con il fratellino e la mamma….. e così via uno dopo l’altro ritirano i doni da Babbo Natale, poi ci regalano i loro disegni. Sono diventati grandi e belli, è una gioia stare a guardarli.

Ritorniamo in reparto e facciamo un ultimo giro per salutare e controllare che tutti siano felici, distribuiamo gli ultimi dolci alle mamme, salutiamo tutti e da questo momento in poi sappiamo che faranno per sempre parte di noi,  sono entrati nel nostro cuore e da lì non usciranno mai più.

Abbiamo portato tanti regali, abbiamo dato e ricevuto tanto amore, mentre lasciamo l’ospedale possiamo dire…..ehh sì… Mos  Nicolae,  anche quest’anno sei stato grande.

Caterina x Prometeo, Natale 2014

bambini romania progetto prometeo

 

Ciao Loris …….

bambino ucciso dalla madre

Parole…tante…troppe…volutamente
soffocano ciò che ci ostiniamo a non vedere…mentre ricostruiamo plastici e
piani criminali, profili e alibi: le tue lacrime….la tua paura. Quello che hai
provato mentre il tuo mondo ti si è rivoltato contro. Con ferocia.

Impazzisco se penso ai tuo ultimi istanti….quando un bimbo chiede aiuto chiama
per prima la mamma, ma tu?

Forse l’hai supplicata…forse le hai chiesto di calmarsi…forse pensavi all’ennesima
sfuriata e poi….

Poi un silenzio. Che per chi ha fede sa di serenità…per chi resta di dolore e
rabbia….

Ogni volta che il mondo perde un bimbo in questo modo si deve fermare e interrogare.
Rimettere in discussione. In ogni sua parte. E poi rinascere……

Ciao Loris….Se puoi, perdonaci…..

Vederti sorridere è la ricompensa più grande. C’è vita dopo l’abuso.

Riceviamo e pubblichiamo con piacere.
A cura di Blog Staff.
coordinamento vittime pedofilia

Ho conosciuto questa splendida ragazza questa estate, precisamente il 3 Luglio dell’anno corrente, simpatica, sorridente, intelligente e soprattutto bella da spezzarti il fiato. Abbiamo subito iniziato a scherzare e ridere insieme e più la guardavo ridere, più mi rendevo conto di quanto fosse bella con quel sorriso stampato in faccia. C’è stato fin da subito un certo feeling, una certa chimica tra noi…

Una sera ci ritroviamo tutti quanti in spiaggia a chiacchierare ed esce fuori il nome di un’Associazione. Incuriosito, chiedo di cosa si occupasse tale Associazione e così, io e lei, continuavamo il nostro discorso a proposito di tale Associazione e dei progetti che porta avanti.

Nei pochi che seguirono venni a conoscenza di una piccola parte del suo passato.. Forse le avevo trasmesso qualcosa, qualcosa di buono, affinchè si aprisse con me e mi raccontasse determinate cose. Mi ricordo ancora bene la frase che le dissi quel giorno: “Ehi, anche se ci perderemo di vista e non ci sentiremo spesso, cosa molto improbabile, sappi che sei hai bisogno di parlare di qualunque cosa, o di sfogarti, io ci sono e son ben felice di ascoltare tutto ciò che hai da dirmi”.

MI rende così triste vederla alcune volte li col capo chino, immersa nei suoi pensieri.. Io vorrei vederla sorridere tutto il tempo, perchè è quello che si merita.. Si merita il meglio del meglio dalla vita perchè credo che una ragazza così, con la testa sulle spalle, possa capitare una sola volta nella vita e fin quando sarò al suo fianco sarò ben felice di contribuire a farle vivere la vita che ogni ragazza sogna, lontano da quei brutti ricordi.

In sostanza fin dal primo giorno è scattato il cosiddetto colpo di fulmine e tutt’ora stiamo assieme.

Mi sono promesso di dare il massimo e mettercela tutta con lei, ma credetemi, vi sembrerà strano, io non sento alcuno sforzo, alcun peso in tutto ciò perchè mi viene spontaneo! Poi provate a immaginare quanto io mi possa sentire felice quando lei abbracciandomi e stringendomi forte a se mi dice: “Tu non hai idea di quanto bene mi fai.. Se solo ti avessi conosciuto prima amore mio”.

Stare con lei, per me, è una favola e sapere che in qualche modo, anche se in una minima parte, riesco a contribuire a far sbocciare la sua felicità, mi sento il ragazzo più felice del mondo.

Vederti sorridere è la ricompensa più grande.. Ti Amo piccola mia. <3

Pino La Monica. La condana e il sostegno della fan.

pino la monica condannato in secondo grado

Come già annunciato venerdì in tempo reale, è stato condannato anche in secondo grado Pino la Monica.
Questo uno stralcio dell’articolo uscito sulla Gazzetta di Reggio online:

<<E’ stata ridotta di un anno e sei mesi la pena per Pino La Monica, educatore di Reggio Emilia 41enne accusato di violenza sessuale su nove bambine a cui avrebbe tenuto un corso di teatro. La corte d’appello di Bologna lo ha condannato a 8 anni e 3 mesi perchè ha ritenuto sussistente un’attenuante, non considerata in primo grado dal tribunale di Reggio Emilia che lo aveva condannata a 9 anni e 9 mesi a giugno 2010. Abbassata anche la provvisionale prevista per le tre parti civili – costituite con l’avvocato Marco Scarpati – passando da 30 a 20mila euro. Il suo difensore Antonella Crippa voleva la cancellazione della pena, sostenendo che le bambine non erano credibili.>>

Pino La Monica condananto anche in appello

Questa invece uno stralcio di una conversazione avvenuta in Facebook e che ci hanno inviato.
A voi il commento:
“……lo conosco da quando ho 6 anni, non mi ha mai toccato con un dito. È una persona fantastica che due t******e invidiose e il gp di Reggio Emilia hanno voluto rovinare.
Non mi ha mai toccato in tutti questi anni e penso che se avesse voluto aveva qualcosa da toccare (sic)….”

World Aids Day 2014

aids

 

dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi
a cura di Blog Staff

POST 1:
Chi mi conosce sa che non festeggio mai le giornate dedicate a…..
Quella per l’infanzia, ad esempio, non la sopporto proprio. E così quella contro le violenze, il cancro, la salvaguardia del panda cinese o del prosciutto iberico. Anche se capisco che a volte sono l’alternativa al silenzio e di sicuro possono servire, anche se magari per poco.
Ma c’è una giornata invece che per il suo carico di significati che ha per me, di amici a lei legata, non riesco a non ricordare, ed è questa: 1 dicembre, giornata mondiale per la lotta all’AIDS.
La ricordo oggi raccontandovi al figura di una madre. Meravigliosa. Una delle donne più “belle” che abbia mai incontrato. Si chiama Urusula Barzaghi. In anni in cui la parola AIDS scatenava le fantasie represse di sadici bigotti, rei nel vedere ovunque possibili untori, anche solo pe runa stretta di mano, si ritrovò ad affrontare due sfide. L’omosessualità del figlio e, purtroppo, il contagio dello stesso col virus dell’hiv, in tempi in cui gli attuali farmaci non esistevano.
Lei viveva nella Milano da bere, quella chic quella per bene, dove un frocio e per giunta contagiato non era certo un qualcuno che avresti voluto come vicino.
E allora fece una cosa che fino ad allora nessuno aveva fatto.
Bussò porta per porta dai vicini. Fece torte e biscotti. Si presentò.
Raccontò che il suo bellissimo figlio era in ospedale e che il male se lo stava portando via. Disse che sarebbe tornato a casa presto. Spiegò come si sarebbero potuti contagiare, ma anche come non si sarebbero potuti contagiare. E vinse lei!
Raggiunto quel traguardo andò in Tv. Si fece vedere. Si raccontò. Diede alla malattia la facciata della normalità. Poteva capitare a chiunque. Anche ad un ragazzo reo di essersi fidato…di aver amato chi invece forse non lo amava così…
Il suo splendido figlio si spense e lei continuò. A fare formazione, ad andare nelle scuole, scrisse un libro (se lo trovate ancora si chiama “Senza vergogna”!).
Ursula è una di quelle mamme che vedi nei film americani e che pensi esistano solo lì.
In questa giornata di ricordi, lacrime, ma anche vittorie, lei è il mio esempio. E lo condivido con voi.
A dimostrazione di ciò che da tempo qua diciamo: l’amore vince sopra tutto. Anche sopra l’ignoranza, il razzismo, la paura, la morte…. Fuck Aids, Make Love.

 

POST 2:
Maurizio aveva 20 anni…e probabilmente pesava un chilo per anno..la prima volta che lo vidi, sul letto del reparto infettivi, aggrovigliato in una ragnatela di tubi, scappai…..a gambe levate….corsi all’aperto e respirai più forte possibile…mentre la pioggia si confondeva con le lacrime….poi mi feci forza e, un’ora dopo, andai da lui…
diventammo amici…convinto di sconfiggere il male rinunciavo al mio pranzo per andare in rosticceria e portare, a lui ed agli altri ricoverati, una volta le lasagne, un’altra l’arrosto…”non capite che con le minestrine non prenderanno mai peso?”…
quei pasti il peso non lo fecero tornare di sicuro, ma quando uno alla volta si spensero, lo fecero sapendo che non erano soli….certo i fidanzati, gli amici, addirittura i genitori se n’erano stati alla larga., ma la morte non li accolse da soli….
“stelle che ora tacciono ma daranno un senso a quel cielo”

https://www.youtube.com/watch?v=gNa3LkzXvd8

 

 

 

 

 

 

 

Anche per il secondo grado Pino La Monica è pedofilo.

Anche la Corte d’appello di Bologna pochi minuti fa ha confermato la sentenza di condanna a Pino La Monica, l’educ-attore pedofilo. Dopo una attesa lunghissima, finalmente si è arrivati al secondo grado. Un abbraccio alle famiglie coinvolte e un generoso….saluto ai sostenitori (ma esistono ancora) del Pinuccio.
Chissà quali corsi farà ora…..
A breve torniamo sul tema….Buon week end a tutti.
Blog Staff

 

pino la monica 2

Pino La Monica: finalmente l’appello.

Pino La Monica 2011
Dopo una lunghisisma attesa finalmente è stato fissato il processo di appello a Pino La Monica. In bocca al lupo per domani ai genitori e alla uniche vere vittime: le bambine!

pino la monica a processo

Cocco in partenza x il Budimex

Ciao a tutti, mi presento. Sono un coccodrillo e mi chiamo Cocco. Animale fiero e forte.
Per questo  sto x fare un viaggio, perché sono un coccodrillo speciale.
Maria ha deciso di adottarmi. Maria ha 4 anni e mezzo e ha un male che i medici dicono essere incurabile. Sinceramente io non so cosa voglia dire incurabile, so solo che non è una bella cosa. Ma so anche che sono un coccodrillo, di quelli veri, forte. E nessuno può sconfiggermi, quindi tra qualche giorno prenderò l’a…ereo e andrò a Bucarest. Da Maria. E vivrò sempre con lei. Mi aspetta un compito importante e credetemi, ne sono fiero, anzi me ne vanto. Se penso che un mio collega coccodrillo è finito su una polo lillà, capite che io me la posso pure tirare.
Ora vi saluto e ringrazio Max di avermi tolto dal Disney Store…che noia…non ce la facevo più a stare lì con tutte quelle canzoncine melense e quell’atmosfera dove tutti sono felici, quando in realtà dentro muoiono…io voglio stare dove c’è la vita vera…si anche le lacrime incontrerò, e non sarà una passeggiata.
Ma avete bene capito quanto AMORE riceverò?
Ecco se perdessi una simile opportunità, declassatemi a coccodrillo da borsetta…. Ciaoooo

Dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi
Blog Staff.

bambin del budimex prometeo

Allarme pedofilia nel mondo sportivo! Segnalateci i vostri casi!

Allarme pedofilia nel mondo dello Sport. Segnalateci i casi!

maestro di karate pedofilo

Senza voler fare del facile cinismo, la prima cosa che ci viene in mente è che pare la scoperta dell’acqua calda. Interviene pure la Gazzetta dello Sport che lancia l’allarme e dedica ben due pagine al preoccupante fenomeno.
Ovvio, come diciamo da sempre, che il pedofilo non lo troverete certo in un centro anziani. Forse meno ovvio pensare che in un ambiente (apparentemente) sano come quello dello sport si annidi invece un predatore di bambini.
Ma le cronache degli ultimi anni invece ci hanno permesso di vedere che il settore dello sport giovanile (qualsiasi sia la disciplina) annida al suo interno tantissimi soggetti mossi da intenzioni tutt’altro che educative e “sportive” appunto. Soggetti, ricordiamo, spesso protetti dagli organi direttivi di suddette discipline sportive, che con la scusa di non “volere scandali” diventano complici di pedofili!
Ultima in ordine di tempo la notizia del coach di calcio di una squadra milanese (lui sessantenne, nessun precedente penale, sposato e con prole, insomma il “solito” insospettabile) e prima ancora ricordiamo tutti i casi di pedofili nel mondo del karaté (vedasi questo caso che nel 2015 approderà in cassazione: http://www.massimilianofrassi.it/blog/category/maestro-di-karate-pedofilo  ) , della pallavolo, del pattinaggio artistico, piuttosto che del tiro con l’arco  (a proposito…grazie comitato ….. urge però un contatto diretto! Garantiamo privacy).
Per questo lanciamo un appello:
segnalateci casi (già conclusi o appena avviati o da avviare) di cui siete a conoscenza di gravi forme di maltrattamento o abuso sessuale nel mondo dello sport.

Noi terremo nei giorni a venire l’argomento monitorato con articoli, video e quant’altro. Grazie!
Per contatti: Tel. & Fax: 0364/880593 oppure prometeobergamo@yahoo.it

Massimiliano Frassi

 

Conselice: bimbi costretti a mangiare il vomito!

Conselice: bimbi costretti a mangiare il vomito.
maltrattamenti asilo di conselice

Leggiamo sui giornali che entra nel vivo il processo alle “maestre” dell’asilo Mazzanti di Conselice.
Ho avuto l’onore di conoscere alcuni dei bimbi vittime di questi soggetti e non posso che ribadire la grandezza d’animo, ma soprattutto al forza. Perché quando vieni a sapere che al tuo bambino di ¾ anni, che pensavi sereno all’asilo, “veniva fatto mangiare il proprio vomito”, che se “veniva preso di mira era (per lui) la fine”, che i piccoli venivano picchiati, strattonati, chiusi nel buio nello sgabuzzino delle pulizie solo perchè chiamavano la mamma, bhè non posso che elogiarli. Non fosse altro che per la pazienza. Nell’aver consegnato alla Giustizia italiana la loro rabbia. Senza essersi messi al livello di queste luride malavitose. Sarebbe stato troppo facile farsi giustizia da soli. Ma la vostra pulizia d’animo vi ha impedito di farlo. E oggi che avete restituito il sorriso ai vostri figli, voi e solo voi avete vinto.

Grazie per l’esempio che siete!

p.s. un plauso speciale agli uomini dell’arma dei carabinieri della locale stazione. Loro sanno il perché. Io pure…
Massimiliano Frassi

 

Nota: Due maestre sono già state condannate in abbreviato a tre anni e due mesi e a un anno e otto mesi: si tratta della coordinatrice Monica Medri, 52 anni, e dell’ ausiliaria Aba Nigro, 45. L’educatrice 45enne Michela Brunetti ha invece patteggiato un anno e otto mesi all’inizio del processo entrato nel vivo nella mattinata di mercoledì, 12 novembre, e che vede ora come unica imputata una quarta maestra, la 59enne Alba Alberti, educatrice referente per il Comune di Conselice e tirata in ballo non per i maltrattamenti ma per favoreggiamento perché pur sapendo avrebbe ostinatamente taciuto. La donna è difesa dagli avvocati Giacomo Foschini e Antonio Penserino. In parte civile figurano i genitori di sei bimbi e il Comune conselicese con l’avvocato Alessandro Melchionda.

Una 34enne ausiliaria dell’asilo originaria di Mugnano (Napoli) ma residente nel Ravennate ha riferito di «episodi ripetuti» nell’ambito dei quali se «un bambino veniva preso di mira, per lui era la fine: se non voleva stare seduto, veniva alzato e sbattuto». In particolare «se un bimbo era tranquillo, veniva lasciato perdere. Se invece piagnucolava, veniva massacrato». E poi c’erano «tirate per i capelli e qualche ceffone, magari di nascosto per non lasciare segni». A suo dire, la referente del Comune ora imputata, descritta come una educatrice molto brava, era stata avvisata «senza giri di parole», di quanto accadeva là dentro. Ma la donna, assieme alla quale lei in quel periodo lavorava in coppia, le faceva notare che «i bambini della nostra sezione stanno bene», e che «quelle», cioè le maestre poi condannate, «sono pazze, lasciale stare». Secondo la teste – riporta sempre Ansa.it – l’ispiratrice di tutto era la Medri verso la quale le altre nutrivano una specie di timore-sudditanza: tanto che quando per un periodo fu in malattia, «l’asilo sembrava rinato». Un clima insostenibile, tanto che «abitavo a 3 km dall’asilo, ma era diventato un incubo andare al lavoro».

I maltrattamenti ai bimbi dell’asilo sono emersi netti anche nelle parole di una seconda maestra, un’educatrice 42enne ravennate che ha preferito farsi trasferire piuttosto che rimanere là dentro. «Ho visto bimbi offesi, percossi, isolati in stanze buie. Ogni giorno». Ha poi raccontato davanti al giudice Corrado Schiaretti e al Pm Stefano Stargiotti di «una bimba inappetente che rigurgitava il cibo. E allora la Medri la obbligava, aprendole le mandibole, a mangiare quanto rigurgitato mettendole in bocca il cibo a forza. La bimba vomitava e lei insisteva». In un caso «un bimbo fu costretto a mangiare il cibo rigurgitato». La referente comunale, anche secondo lei sapeva di quella situazione: «Non so se su episodi specifici, ma su offese e strattonamenti certamente sì». Nonostante ciò, diceva che «non è un problema suo, che non ci poteva fare nulla». Fonte: Ravenna.it  13.11.2014

 

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