Il ragno nella pancia della bambina

pedofilia

 

Fu uno dei miei  primi casi. Lei, una bimba di 6 anni. Lui, un prete con uno zero in più dopo quel 6. Era una bimba solare e vivace, curiosa e sempre allegra, con le treccine bionde, motivo per il quale la nonna la chiamava “la mia Pippi”, come Pippi calze lunghe. La bimba adorava i micini. A casa non poteva averli, ma la nonna, ne aveva ben due. Lei adorava la sua nonna, anche per questo. Frequentava l’oratorio, ci andava a piedi poiché abitava proprio davanti a quel luogo e i suoi genitori si fidavano. In una giornata di fine giugno come quella di oggi, di circa 20 anni fa, il prete decise che quel sorriso glielo avrebbe spento per sempre. Ed iniziò ad abusarla. Prima dei palpeggiamenti. Poi rapporti orali. Ogni volta che raggiungeva il suo orgasmo le diceva che un ragno era stato messo dentro di lei e che se lei avesse svelato il segreto che c’era tra di loro quel ragno, insieme ai “suoi fratellini”, l’avrebbe mangiata dal di dentro. La pancia comincio a gonfiarsi. La bimba aveva paura che anche solo espletando le sue funzioni corporee un ragno sarebbe uscito (per la cronaca lei aveva il terrore dei ragni). Mesi di visite ma nessuno capì. Poi un giorno la nonna la sentì piangere mentre confidava ai suoi micini una storia atroce: quella che stava vivendo sulla propria pelle. Il resto è storia nota: la denuncia, il paese spaccato in due. Le difese del pedofilo. Che purtroppo morì di infarto prima della fine del processo. Accadde in Kenya….stava lì in vacanza…. Ci vollero mesi di terapia, lunghi ricoveri per far caprie alla piccola che i ragni dentro di lei non esistevano. Nel frattempo la famiglia aveva dovuto lasciare il paese, poiché “avevano letteralmente tutti contro”. Il giorno che la mia vita si incrociò con quella della bambina lei era già una foto stampata su un’immaginetta ricordo. “Una complicazione”, come dissero i medici, l’aveva portata via. Aveva solo 10 anni. Anche la nonna se n’era andata, il giorno dopo la scomparsa della nipote. E, incredibile a dirsi, pure uno dei due micini. Chissà forse non volevano lasciarla sola lassù in cielo. La madre venne da me, mi raccontò la sua storia e mi fece giurare che avrei sempre difeso i bambini abusati. Poi sparì. Ogni tanto una cartolina a Natale. Un saluto. Oggi non so dove sia. Come stia. Ma so per certo che ogni qual volta leggo , 20 anni dopo, di bambini abusati finiti sotto accusa, di inquirenti o realtà come al mia accusate di chissà quale complotto, e di difese ad oltranza di esseri per i quali l’unica risposta certa, è chiuderli in gabbia per sempre, penso ad una bambina con le trecce bionde che amava i gattini.

p.s. Il mio formatore Ray Wyre mi raccontò una storia simile…accaduta a lui de da lui seguita con Scotland Yard…chissà forse i pedofili si scambiano pure le idee su come spaventare i bambini, non solo i supporter.

Gli dicevo: lasciami stare, sono un bambino!

Child-Abuse

“Io capivo che non era una cosa
per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, per favore, lasciami stare, sono un bimbo.
Qualche volta piangevo”.

 

Nell’innocenza e nella pulizia morale che emergono dalle parole di questo bimbo, che aveva solo un desiderio, “fare il chierichetto”, è evidente e netta la differenza tra noi e loro.
Da una parte una società pulita, ma purtroppo indifesa. Dall’altra i predatori di bambini (e i loro supporter), marci fino al midollo e mai fermi, nemmeno davanti alle suppliche di un bimbo in lacrime, anzi forse quelle li eccitano ancora di più.
Per la cronaca questa ennesima storia arriva da Brindisi. Il pedofilo ha 42 anni, ed è un parroco (il quarto arrestato nel brindisino negli ultimi mesi per simili reati) mentre il bimbo 10.

 

Quando ad essere “gettata” non è una cartaccia, ma una bambina….

Franco Buononato - Maria bimba morta a San Salvatore Telesino

Gettare.
È il verbo che usiamo per indicare un qualcosa di cui ci siamo disfatti. Un qualcosa di inutile, sporco, rotto, marcio. Gettiamo la carta o il mozzicone di sigaretta in strada (se maleducati), gettiamo un oggetto rotto che proprio non posiamo aggiustare, gettiamo la”roba vecchia” che non serve più, ma proprio più. Gettare. Questo facciamo. Del superfluo o di ciò che davvero non serve affatto. Mai e poi mai avrei pensato che oggi questo verbo l’avremmo usato per una bambina. L’hanno abusata. E poi “gettata via”, come ha detto il padre poco fa al telegiornale, in una piscina. Dove il suo corpicino nudo ed senza vita è stato ritrovato. perché questo sono i bambini per i pedofili (e i loro supporter): oggetti. Da usare, sempre. Anche se piangono e supplicano pietà. Usare e poi, se si rompono, gettare. Tanto là fuori sai quanti altri bimbi ci sono? Tanti quante le  fiaccola teda  fare per i loro carnefici……
“se non lo fa nessuno ti chiedo scusa io, per quelli che hanno un nome e una faccia, li puoi chiamare uomini”. Pooh, Il silenzio della colomba.
 

Basta dire “tanto sono solo foto!”

 

pedopornografia

Quanti abusi servono per fare un buon servizio fotografico?
La domanda, lo so, è irritante. Disturbante. Fa male. Ma tutto ciò, lo ammetto, è da me voluto. Poiché vorrei che da oggi, ogni qual volta sentirete frasi come:“Tizio denunciato per detenzione di materiale pedopornografico” “sequestrate a Caio immagini pedofile trovate nel suo pc “, e via dicendo, possiate capire che dietro a quelle immagini c’è  un mondo di enorme dolore per quei bambini, dolore che spesso termina con la morte, dopo gli innumerevoli abusi subiti. In America un “padre”è stato condannato all’ergastolo per aver venduto le sue tre figlie (che oggi hanno rispettivamente  12, 14 e 16 anni) ad un, cito testualmente, produttore di immagini pedofile. Il quale, per avere foto e video delle stesse, le ha obbligate ad subire una sessantina di stupri! Ecco, da oggi, per favore, quando leggete quanto sopra ho già detto, ricordatevi che NON SONO SOLO FOTO. Ma che quelle immagini, che il vostro parroco, vostro marito, il vostro bravo e buono vicino di casa, il vostro allenatore, il vostro maestro, avevano nel pc, nascondono questo tipo di orrore. Dire quindi “non ha fatto male a nessuno” è una menzogna, che vi fa diventare suoi complici.

Età: 101 anni. Segni particolari: pedofilo!

 

pedofilo 101 anni

I predatori di bambini sono sempre recidivi. E passano l’intera vita a predare. Ma, anche e soprattutto nel nostro paese, la maggior parte di loro  la fanno franca. Vuoi perché i bambini non vengono tutelati e ceduti, vuoi perché grazie alla prescrizione i loro reati non sono perseguibili dopo una decina di anni. Ecco perché un plauso va al Regno Unito, dove alla sbarra è finito un 101 enne. Il quale non solo si guadagna il record i pedofilo più anziano accertato al mondo, ma ci dà anche la conferma che alla fine la Giustizia (terrena) trionfa (deve trionfare!!!). Il suo nome è Ralph Clarke, classe 1915! Trentuno gli episodi (accertati) di cui dovrà rispondere: avvenuti tra il 1974 ed il 1983. A quando l’Italia, così tanto esterofila per certi aspetti, non seguirà questo esempio?

La cultura dello stupro, per cui un abusante prende solo sei mesi di carcere.

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In questi giorni su tutti i media americani compare  la foto di questo ragazzo, Brock Allen Turner, il classico “bravo ragazzo”, di quelli che fanno il pieno di b. B come bravo appunto, b come bello, b come buono, b come bastardo dato che lo stesso è uno stupratore. Durante una festa in un college ha violentato una ragazza, la cui “colpa” (e che le virgolette siano ben chiare)  era di non essere cosciente avendo la stessa bevuto troppo. Il b – boy (bastard etc. etc.) è stato condannato a soli sei mesi di reclusione, ma per la legge americana il suo nome verrà iscritto almeno nel registro pubblico dei sexual offenders: rischiava una pena di 14 anni. Lui durante il processo non ha mai chiesto scusa, ma al contrario ha sempre accusato la ragazza e trovate assurde spiegazioni. Il Giudice ha dato una condanna lieve poiché il ragazza è un brillante sportivo, con un futuro davanti a sé ed il carcere avrebbe avuto un forte impatto sulla sua carriera che dovrebbe portarlo alle prossime olimpiadi. Del futuro della ragazza, e di tante altre come lei, poco importa. Il padre dello stesso ha sottolineato che per “soli 20 minuti di azioni su 20 anni di vita” il prezzo è “troppo alto da pagare”. Di questo tipo di cultura, la rape culture cultura dello stupro,  la nostra società è intrisa in ogni suo poro e la lotta culturale che dobbiamo fare è proprio quella di cercare di scardinarla, partendo come già dicevo ieri, dall’insegnare ai nostri figli quel rispetto che i loro fratelli più grandi (e via via su fino ai loro trisnonni) hanno perso o forse non hanno mai avuto. Una ragazza, seppure ubriaca ad una  festa, non è un oggetto da prendere ed usare a proprio piacimento. E non deve fare la differenza che tu sia un barbone nero, pardòn negro, o uno sportivo con la faccia da Ken. La ragazza in una lunga lettera letta durante il processo ha mostrato quale sia la vittimizzazione a cui è stata nuovamente sottoposta. Malgrado i testimoni che l’hanno soccorsa, malgrado le ferite riscontrate dal Pronto Soccorso, malgrado tantissime prove la vera colpevole alla fine è stata lei, rea, come dicevo prima di essersi ubriacata e , diciamolo apertamente, di “aver sedotto il povero “ bravo ragazzo, la cui carriera ora è stata disturbata, mentre la vita della ragazza invece no: il suo stare male poco importa, mica va alle olimpiadi lei. Durante il processo la giovane vittima  ha letto una lunga lettera. Dolorosa e coraggiosa. Che non è bastata ai fini processuali ma che credo abbia creato un ulteriore precedente nella lunga lotta al maschilismo imperante dentro quelle aule dove la Legge NON è uguale per tutti. La lettera la trovate qua: https://www.buzzfeed.com/katiejmbaker/heres-the-powerful-letter-the-stanford-victim-read-to-her-ra?utm_term=.ayyr4xwlQD#.om6ZrjBlAR Estraggo solo una frase, questa e con questa concludo:
“Quando mi è stato detto di essere preparata nel caso in cui non avessimo  vinto , ho detto  che per questo preparata non lo ero. Era colpevole nel momento stesso in cui mi sono svegliata (ricordiamo che la ragazza era incosciente mentre lui la abusava!). Nessuno può capire male che mi ha causato.”

I bulli e la bambina “cicciona”

massimiliano frassi bullismo

Ieri ho raccontato il dolore che provano tante (troppe) donne, ingabbiate da predatori dell’anima. L’avete letto in tantissimi. Tra voi una ragazza che per anni è stata vittima di bullismo , “rea” di essere “cicciona”….

Leggetela, condividetela se vi va, ma soprattutto, visto che la vita è altro rispetto ad una condivisione su  Facebook, PER FAVORE lavorate coi vostri figli perché un domani siano come Lei, con la stessa pulizia morale e NON come “loro”, oggi spazzati via dal tempo e dalla storia, reietti tra i reietti, come tutti i bulli alla fine diventano e per i quali non può esistere né la parola pietà né la parola perdono, ma solo tutto il disprezzo verso chi vampirizza la vita e la felicità degli altri, non avendone una propria, facendo spesso molto male. A questa ragazza oggi donna vincente, tutto la mia ammirazione. Ce l’hai fatta da sola, non scordare mai che meravigliosa forza hai. <3

<<Un mio contatto oggi ha pubblicato una cosa che mi ha riportato alla mente un “dolore” sopito… Un dolore così simile da sembrare progettato dalle stesse menti, stesse parole e dinamiche…un dolore che si è ripetuto e si ripeterà all’infinito se non impariamo a dargli il giusto peso. Ringrazio questa persona e chiedo scusa se utilizzo un linguaggio simile. Ma siamo in troppi ad aver pagato questo prezzo veramente troppo simile.

Ho frequentato le medie del mio paese. Sono passati tanti anni, ormai. Era un giorno di settembre, quando iniziai la prima media, io ero felice. felice di conoscere tante altre persone, di socializzare, farmi degli amici. Io ero davvero felice e pensavo lo fossero stati tutti.

Ma mi sbagliavo. Gli altri non erano attirati dall’idea di diventare amici. All’inizio erano pochi a rivolgermi parole cattive. Quali? Oltre alle classiche “cicciona” e “cicciabomba”, c’erano “palla di merda”, “schifosa”, “bomba atomica” Aumentarono gli insofferenti alla mia persona. Mi veniva detto che puzzavo ogni giorno. Poi iniziarono con i loro giochini. Ma si divertivano soltanto loro. Io no. Solite battute,se facevo merenda ero una cicciona di merda, se usavo il bagno era perché mi cagavo addosso. Scritte sul banco. Spinte contro i muri. Risatine dietro. Pallonate addosso. Canzoncine crudeli. Poi, un pomeriggio, ero a casa. Nessuno mi chiamava mai per uscire, ero comoda a qualcuno perché mia mamma guidava e poteva accompagnarci ma stop. un pomeriggio mi arrivò un SMS. Erano alcuni ragazzi della classe. Mi chiedevano se volevo uscire per una passeggiata. Ricordo che mi vestii in un attimo. Ero così felice che qualcuno mi avesse considerata. Chiesi a mia mamma se potevo andare a prendere il pulmino. Disse si! Che gioia che avessero chiamato proprio me. Uscii in fretta e furia. Mi precipitai alla stazione dei bus dove ci saremmo dovuti incontrare. Ma non c’era nessuno. Non arrivò nessuno. Non rispose nessuno al telefono. Aspettai lì fino all orario di ritorno.A fissare il marciapiede. Poi ripresi il bus e tornai a casa. A mia madre dissi che mi ero divertita. Un altro giorno viene invitata sempre dalle stesse persone a mangiare un gelato,feci finta di non essere stata offesa dal fatto che nessuno si fosse presentato. Andai a prendere quel pullman e arrivata lì trovai! questa volta ero così contenta, non mi sembrava vero! mi ero sbagliata, probabilmente la volta scorsa non erano potuti venire. Mi sentii sciocca..andammo a prendere il gelato e gentilmente mi dissero di ordinare per prima. io presi il gelato e sentii una frase che mi geló il sangue “Non vi credo la cicciamerda mangia il gelato!” “ma può una persona grassa come te essere pure stupida? fai schifo !” e ridevano… io scappa i e mi rifugiai un negozio, ricordo ancora che vendeva soprammobili e ci rimasi delle ore fino a che mi calmai…quel giorno comprai un angioletto per la mia mamma che credo si chiede ancora adesso il perché gli abbia mai regalato un soprammobile.

In classe era sempre uguale. Il mio “buongiorno” quando entravo era muto la mattina. Non si voltavano neanche. Pugni sulle braccia. Calci.Addirittura sputi addosso, nei capelli, nei quaderni….Io guardavo gli altri, sperando che qualcuno arrivasse a difendermi. Non arrivava mai nessuno. Si voltavano tutti dall’altra parte. E io? Io non riuscivo a difendermi. É così, che succede. Ci si sente zero, inutili, fragili, spaventati, da non reagire a nulla. Ai pugni, alle parole, alle spinte, alle canzoni. Sì, è così che funziona. Capii che nessuno sarebbe mai intervenuto per aiutarmi. La fine della scuola fu una liberazione. Furono 3 anni di inferno. Inferno.

Io sono stata forte?forse…Sono stata forte perché non ho permesso a quelle persone di annullarmi fino in fondo probabilmente.Forte perché non ho permesso loro di portarmi via tutto. Ma c’è tanta gente che non ha la stessa forza. Ed è per tutti loro che mi rendo disponibile da sempre a parlare con chiunque, chiunque passi ciò che ho passato io e chiunque abbia voglia o bisogno di raccontarlo.

Ora sono cresciuta. Non sono più un’adolescente. Ma porto dentro i segni della crudeltà a scuola e non….A volte sento ancora addosso i loro sguardi. Certe cose non si dimenticano, ma certe cose si superano. É questo che dico a tutti. E a tutti dico: parlate. Parlatene. Non restate in silenzio. Parlatene, con chiunque vogliate, ma non tacete.

E ai miei cari compagni di classe, non tutti, non auguro che la vita restituisca loro quella solitudine, quel disagio e quel dolore che loro stessi hanno provocato negli altri. Ma vorrei dire grazie. Grazie soprattutto a quelle 2, forse 3, persone di quella classe che in quegli anni orrendi mi hanno teso una mano. Se mai doveste leggere, saprete che parlo di voi.>>

V.B.

dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi
a cura di blog staff.

DIGLI NO! Non è amore il suo.

 

Ti chiederà scusa…quando capirà che te ne stai andando…e si presenterà proprio con quei fiori là, i tuoi preferiti, quelli di cui i tuoi vasi però sono stati sempre carenti…ti porterà fuori a cena e magari scapperà pure una lacrimuccia…è bravo…le sa far venire a comando…ha indossato l’abito che ti piace tanto e quel profumo che aveva quando vi siete conosciuti…ti dirà con voce suadente che a volte si può sbagliare, a chi non capita di alzare la voce e poi è stressato, il lavoro sempre più in mano a chi arriva coi barconi la squadra di calcio che non vince perché gli arbitri sono tutti corrotti il campionato il governo ladro e le stagioni che non si capisce più quali sono, su dai come non capirlo?! POVERINO…. Ti farà sentire bellissima, certo lo saresti ancora di più se non avessi tutti quei lividi ma sei una povera COGLIONA che manco sa prender le botte e si fa uscire tutti quei lividi, se solo imparassi a coprirli meglio str…ops no no fermi intendeva dire BUONA ma gli è scappato cogliona già a chi non scappa una parola di troppo nella foga di un discorso…o una mano alzata, che diventano due, tre quattro, cinque, seiiii perché lo sai ben che ricomincerà…che il suo giuro non lo faccio più vale come neve al sole… E mente i tuoi figli assistono a tutto questo tu muori ogni giorno di più….fino al giorno in cui non muori per davvero…e ai tuoi bambini rimarrà una foto su una lapide a cui portare i fiori colti nel prato sotto a casa perchè lui mica spreca i soldi per il fiorista.. Sarai sola nelle tue scelte, ma se cerchi bene là fuori qualcuno che ti dà una mano c’è…lascia però che quella mano ti venga presa, poi stringila forte e non lasciarla mai più…per fortuna non tutte le mani sono fatte per fare del male….lascialo, vattene e vivi…chi fa del male a una donna lo farà SEMPRE…. Quanto a noi tutti, tuoi vicini di casa, parenti, amici, colleghi: oggi più che mai siamo chiamati a fare qualcosa, a togliere quegli occhiali da sole e quel cerone che coprono l’incopribile e darti un concreto aiuto. Per non ritrovarci poi a piangere in diretta Tv, scusi non mi riprenda troppo da vicino che mi si vedono le rughe…

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USA: Pet therapy nelle aule di tribunale.

Confesso di aver pianto guardando queste immagini, che arrivano dagli Usa.  Ho pianto pensando come a volte, in certe realtà, ho visto trattare i “nostri” bimbi…In America alcuni tribunali si sono dotati di quelli che hanno battezzato i “courtroom dogs”, “cani dell’aula di tribunale”, ovvero pelosi angeli che fanno compagnia ai bimbi, che li aiutano quando devono deporre per un caso di abuso o grave maltrattamento, li supportano nell’elaborazione del forte stress a cui sono sottoposti. Proprio come da noi…uguale uguale…già….
http://www.pbs.org/newshour/bb/meet-the-courtroom-dogs-who-help-child-crime-victims-tell-their-stories/?utm_source=facebook&utm_medium=pbsofficial&utm_campaign=newshour

 

 

Lettera dei bambini abusati in risposta a quella scritta per il pedofilo

pedofilia a solza parroco arrestato

 

Solza, arrestato don Diego Rota: sesso con minori, le intercettazioni.
…Ora in manette, accusato di sesso a pagamento con minorenni: come i suoi ‘colleghi’ di indagine, rischia fino a 6 anni di reclusione. Avrebbe partecipato a sette incontri, con due diversi ragazzi: li pagava 20 euro alla volta, fino alle decisione di regalar loro un cellulare.

Si faceva chiamare Marco, per non destare sospetti, ovviamente non indossava mai il suo abito talare: la location prediletta per gli incontri sarebbe stata il cimitero di Seriate. Gli inquirenti hanno reso note alcune intercettazioni: ai due giovanissimi don Rota avrebbe regalato una coppia di smartphone, da 399 euro l’uno.

I due ‘pezzi’ pregiati andavano ripagati però un po’ alla volta, in natura. “Per quante volte ancora lo dobbiamo fare gratis?”, chiedevano i ragazzi al prete. “In tutto sono 20 volte, ne abbiamo ancora 15. Ma se fai il bravo, e non mi bidoni come fai sempre, allora potrei scontartene qualcuna”. Venne quasi aggredito dal fratello di una delle due vittime. Li pagava 20 euro alla volta, li raggiungeva sempre a bordo di un potente Suv. FONTE : Brescia Today quotidiano on-line.

pedofilia solza

Come volevasi dimostrare il nostro articolo sulla lettera fatta firmare dai bambini della Cresima in DIFESA di un prete arrestato (dietro pesanti prove) per aver adescato alcuni loro coetanei ed averli abusati (“coetanei NON del paese SIA CHIARO!”, ci tengono a precisare, come se questo rendesse la cosa meno grave!), ha scatenato quello che non pensavano si potesse scatenare. Perché l’omertà, di suo, vive di silenzi e di complicità. E quando qualcuno alza il coperchio e mostra al mondo la pessima figura fatta, oltre che la bassezza morale a cui in difesa degli indifendibili, ci si spinge, ecco che anziché fare un giusto mea culpa, si alzano barriere e lanciano sterili accuse. Tante le lettere arrivate. Tutte di giusto sdegno. Alcune con prove che confermano la nostra denuncia pubblica, insieme all’invito a fare di più, per “aiutare chi non parla ma sa”. Tre invece a difesa di quanto accaduto. In una un genitore (che non si firma) scrive di “essere orgoglioso di aver fatto firmare la lettera a suo figlio, perché la Chiesa insegna a perdonare e lui a differenza nostra conosce i veri valori della vita “ (sic e doppio sic). In un’altra una madre, che si firma, dice in sintesi che la lettera non l’ha scritta la brava e pia catechista ma l’hanno fatta i ragazzi: cosa, perdonate, a cui non crediamo. Ma se anche fosse, allora forse i loro educatori tutti (genitori in primis), come le abbiamo risposto, hanno fallito in pieno il proprio ruolo educativo, se fin da piccoli insegniamo loro a stare dalla parte di chi abusa e NON di chi è vittima di abusi. La terza e ultima lettera invece ha un genitore (madre, padre, boh…) che sciorina il consueto “ioloconoscobeneèbravobuonobello “ ma soprattutto, e qua tenetevi forte per favore, “non può essere pedofilo perché mia figlia è bellissima e lui non l’ha mai sfiorata, nemmeno con lo sguardo”. Ora sarebbe interessante perdere due minuti per capire come si sfiori qualcuno con lo sguardo o come un genitore sappia che nessuno sfiora qualcuno con lo sguardo, ma non c’è tempo. Interessante semmai è ribadire che le vittime erano solo di sesso maschile e forse questa è la spiegazione scientifica, insieme al fatto che TUTTI i pedofili che agiscono su un numero elevato di bambini, possono stare con mille bambini e sceglierne anche “solo” due o tre, senza necessariamente abusarli tutti, o sfiorarli con lo sguardo. In conclusione prima di pubblicare noi una lettera alcune precisazioni: la prima è che non solo “non facciamo un passo indietro” come ha scritto sempre il soggetto ignoto dell’ultima missiva, ma ne faremo parecchi avanti. Dato che nelle altre decine e decine di lettere, oltre alla sana indignazione ed al disgusto, ci sono quelle di genitori che riportano notizie ben diverse dalle vostre. Inoltre specifichiamo che quando chiediamo di farci avere il video con la registrazione, lo facciamo pensando che qualcuno abbia ripreso la cerimonia, come SEMPRE capita in situazioni di questo tipo. Magari con una qualità migliore di quella di un telefono cellulare . Aggiungiamo che l’ultimo dei nostri problemi è attribuire a qualcuno la colpa di tale missiva. E anche se il vostro attribuirla ai vostri figli conferma l’idea che tutti si sono fatti di voi, il vero nocciolo è che quella lettera sia stata permessa. Che , tranne pochi genitori, tutti l’abbiano lasciata firmare, a prescindere che a scriverla sia stata una brava catechista, un bambino o il Presidente della Repubblica in persona. E se proprio ci tenevate a pregare per un pedofilo, affinché torni presto dai vostri figli, per par condicio, come si usa dire, potevate magari anche far firmare e leggere questa lettera:
LETTERA DEI BAMBINI ABUSATI. Cari adulti che avete fatto firmare ai vostri figli la lettera in favore del prete pedofilo, siamo alcuni dei ragazzini vittima di abusi da parte del vostro adorato Parroco. Poche brevi righe per parlarvi di noi: ragazzini dell’età dei vostri figli che si sono trovati in una situazione molto ma molto più grande di loro. Con adulti che di noi hanno approfittato. E che noi, sentendoci forse così un po’ più grandi, abbiamo cercato di “ripagare” chiedendo delle mancette o dei regalini. Gli stessi che tutti i pedofili di tutto il mondo danno ai bambini che abusano, ripulendosi la coscienza e facendo passare così l’idea che di fatto quei bambini “se la siano cercata e meritata”. Forse noi rispetto a tutti gli altri bimbi abusati una colpa ce l’abbiamo. Forse potevamo fermarci prima. Eppure la nostra vera età l’abbiamo sempre dichiarata e magari quegli adulti avrebbero dovuto farci ragionare, riflettere su cosa fosse giusto e cosa fosse sbagliato, invece, credeteci, l’unica cosa che volevano era che abbassassimo i pantaloni…  A noi serviranno ora anni di terapia, per capire se e dove abbiamo commesso un qualche errore. Per capire che la sessualità va vissuta da adulti e con adulti (consapevoli e consenzienti) e non con noi bambini. Cercheremo nella terapia di portare anche la vostra lettera, perché per un passo che noi facciamo in avanti, ce ne sono due che voi ci fate fare indietro. Leggendo infatti che pregate per lui e che quindi di fatto non credete alla Magistratura, pensiamo in cuor nostro che sia giusto il suo comportamento. Che chi delinque ha per lui tutte le difese necessarie, mentre chi è vittima deve pagare, sempre. Una sola cosa vi sentiamo di dirvi in chiusura: grazie a voi abbiamo capito che i bambini sono merce di scambio. Chi li usa per i propri piaceri e chi li calpesta per le proprie battaglie in difesa dei propri amici. Un pensiero va ai vostri figli. Che oggi imparano questo. Imparano che alla fine se cadono nella rete di un pedofilo che offre loro un cellulare, quel pedofilo non è colpevole, non paga, anzi per lui si prega. Ma più di tutti un pensiero va a quei bambini che oggi NON parlano, chissà forse magari proprio figli della vostra stessa comunità…già. Non parlano perché vi sentono difenderlo, perché alla cresima hanno dovuto pregare per lui, ecco mettetevi nei loro panni, voi parlereste? No. Quindi complimenti. Obbiettivo raggiunto e qua e solo qua, forse sta il senso della vostra folle omertà.
Nota: OVVIAMENTE la lettera è una nostra produzione e nessun minore è stato convocato per scriverla…. Giusto per ribadire anche le diversità nei nostri rispettivi modus operandi. Questa è la lettera che avrebbero potuto scrivervi e che scriviamo noi. Più rispetto per i bambini!