Quella bambina sarebbe fiera di me.

“Quella bambina che a sei anni sulle nevi di Foppolo aveva sognato di vincere le Olimpiadi.. oggi sarebbe fiera di me “.

sofia goggia

Riporto il post e le parole di Sofia Goggia, oro olimpico (bravisisma e complimenti <3) , e le dedico a tutte le “bambine” che ogni giorno incontro. Solo ieri sono state 6.
Ecco, vorrei che quelle parole le facessero proprie. Non avranno una medaglia da appendere al collo, ma il loro trofeo, ciò che rende vittoriose le bambine dentro di loro, è la vita che oggi dopo anni di
dolore, si sono riprrese o stanno per riprendersi.
You are the champions, my friends.

 

  • dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi

Un Manipolatore narcisista ha abusato di mia figlia.

<<Ho capito di aver avuto a che fare con un manipolatore narcisista che, in maniera diversa, ha abusato di entrambe>>.
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E’ un passaggio di una lettera ricevuta ieri da una madre. Ferita ma oggi in rinascita. Il “narcisista” in questione (allenatore) ha plagiato la sua bambina, per abusarla. Uno degli aspetti meno valutati nei tribunali è proprio il lavoro di plagio che i predatori fanno. Che è fondamentale per capire, in profondità, il danno arrecato alle vittime ed a chi sta loro intorno. In 20 anni di Prometeo ho incontrato a tal riguardo situazioni a dir poco paradossali. Ricordo una donna sposata che continuava a subire abusi dallo zio (abusi iniziati quando lei aveva 5 anni e da me arrivò che ne aveva 41) poiché lui le aveva fatto credere che “fosse normale che ogni nipote subisse abusi”. Lo dico velocemente ed il tempo di un post su un social. Ma ripeto, il plagio e il lavoro di questi soggetti (per nulla malati, quindi) è un qualcosa che oggi più che mai va conosciuto, capito e combattuto. E che spiega, anche a chi sta intorno alle vittime, la difficoltà che le stesse hanno avuto, in un primo momento, di potersi liberare dalle spire violente dei loro sfruttatori.

I pericoli di internet – conferenza a Lonato.

massimiliano frassi associazione prometeo pedofilia

Lettera aperta alla bimba abusata dal pedofilo che poi si è tolto la vita

massimiliano frassi

Cara Amica,
non ti conosco di persona, ma come tanti altri ho letto la tua storia sui giornali. Di come hai trovato la forza (so quanta ce ne vuole: brava!!!!) di uscire allo scoperto raccontandoti a scuola, in un tema. Di vincere la paura e la vergogna, quel senso di sporco che ti si attacca addosso e ti impedisce di gridare, poiché il dolore a volte soffoca. Tanto. Ho letto anche che “lui” si è tolto la vita. Capita, quando la facciata si sgretola e capiscono che non la faranno più franca. Facile scappare così. Ma questi predatori sono codardi, tu lo sai bene. Ti scrivo queste poche righe, di getto,  poiché mi auguro un giorno di conoscerti di persona, per dimostrarti che c’è vita dopo l’abuso. Anche se a ben pensarci, in qualche modo ti conosco già,  dato che di anime come te io ne incontro un paio di migliaia all’anno, però ti scrivo  anche perché, proprio per la mia esperienza, ti chiedo una cosa: allontana subito, semmai ci fosse, il senso di colpa per la sua azione. Lui si è ucciso non perché tu hai parlato, ma perché, forse, ha capito la portata del male fatto. Oppure no, la portata loro la sanno fin dall’inizio, mi correggo. Si è ucciso perché la sua facciata, come ho già detto è crollata e non ha retto all’idea di finire in carcere per le sue azioni. Di sensi di colpa ne avrai già abbastanza. Impacchettali e seppelliscili con lui. L’anagrafe con te è stata poco generosa, ma sono certo che ora potrai rinascere e trovare chi vede in te una bellezza da rispettare e non da abusare. Semmai le mie parole ti arriveranno sappi che non sei sola. C’è un’Italia  pulita che ti ringrazia e sta con te. Massimiliano Frassi, per Prometeo  – associazione nazionale vittime pedofilia.

 

 

Pedofilo suicida. Ma e i bimbi? A loro chi ci pensa?

Un pedofilo si è suicidato..non ha retto al fatto che la facciata, oramai, non poteva più stare insieme. Innocentisti e colpevolisti trovano pane per i loro denti. Noi spostiamo l’attenzione e ricordiamo, invece, tutti quei bimbi che per sfuggire agli abusi cercano, e spesso trovano, la morte. Per loro nemmeno una riga in fondo ad una pagina. Tranne che in quella degli annunci funebri, dove la causa è declassata a “problemi adolescenziali”, anche quando la vittima magari ha 6 anni…..

http://www.massimilianofrassi.it/blog/category/suicidio-di-bambini

Gli uomini non cambiano.

Questo Non è un paese per bambini.

Né tantomeno per DONNE.

Quante volte ve l’ho gridato in faccia?

E se il dibattito, anche recente dopo il caso Wisenstein nel nostro paese verte solo su quanto mi è simpatica/antipatica Asia Argento e di conseguenza mi schiero, perderemo una grande occasione. Quella svolta culturale che da anni aspettiamo.

E che non mette sotto i riflettori la donna abusata/maltrattata. Ma mette sotto i riflettori i comportamenti di CERTI maschi, tali solo all’anagrafe.

Che sono tanti. Che sono di tutte le età, anche giovani. ma soprattutto che sono così:
http://www.bergamonews.it/2017/12/18/ragazza-incinta-fidanzato-la-invita-gettarsi-dal-ponte/271892/

Coloratevi la vita

banksy for victims of sexual abuses

 

Durante l’ultimo incontro del gruppo di auto aiuto ho dato a tutti i partecipanti una fotocopia a colori, con questa opera di @banksy . E’ un quadro che quando uscì fece scalpore. Qualcuno lo trovò “irriverente”,  fino a quando non si pronunciò la comunità ebraica, ricordando che dietro quell’opera c’era un fatto storico importantissimo. E’ il 15 aprile del 1945. Le truppe alleate “liberano” i prigionieri del campo di sterminio di Bergen Belsen. Tra di loro il tenente colonnello Gonin, tra i primi soldati britannici ad entrare in quel inferno, che col suo diario ci porterà all’interno del campo: “non sono in grado di fornire una adeguata descrizione…ovunque si trovavano cadaveri…ci volle un po’ per abituarsi a vedere donne e bambini che crollavano a terra nel momento in cui si passava loro accanto…”. Arrivano degli aiuti umanitari. Insieme a cibo vestiti e farmaci…un acassa di rossetti. “fu l’operato di un genio, un gesto di pura incontaminata intelligenza.  Credo che niente abbia aiutato quegli internati più del rossetto….vidi una donna morta sul tavolo  autoptico e nella mano serrava un pezzo di rossetto. Finalmente qualcuno si era adoperato per far sì che  tornassero ad essere degli individui, erano qualcuno, non più solo il numero che avevano tatuato sul braccio…”. Ecco questo lo spirito di quel foglio dato al gruppo. Che contiene un invito: a riprendersi la propria vita, anche partendo dalle piccole cose. Inaspettate. Apparentemente incongruenti. Usate quelle energie per occuparvi di voi (l’ho appena detto ad una donna maltrattata uscita dal mio ufficio ) , colorate il vostro mondo, anche di un rosso acceso, quello di un rossetto. <3

Le giornate dei blablabla.

Ubriachi (mai come quest’anno) di blablabla rientriamo nella (a)normalità post giornata contro la violenza sulle donne. Scarpe rosse ovunque ed intanto le due ragazze americane che hanno denunciato uno stupro da parte di due carabinieri sembrano uscire direttamente dal “processo per stupro di 40 anni fa”, con domande tipo “ma lei quella sera portava le mutandine?” (e qua ribadisco: cosa fanno 5 avvocati in un auto in fondo al mare? Un buon inizio” – Dal film Philadelphia). Questa foto ritrae una pietra. Messa su delle braci affinché diventi bollente. Viene usata in Camerun dalle mamme sulle figlie pre adolescenti. La si passa almeno due volte al giorno sul seno delle stesse, seno che viene poi fasciato con delle bende molto strette. Perché lo fanno? Semplice, non vogliono che il seno cresca. Così facendo pensano di ridurre la femminilità delle figlie, impedendo agli uomini di abusarle e permettendo loro di poter andare a scuola, studiare e poi lavorare. Questa pratica a dir poco anacronistica quanto preistorica in realtà ha di base un fondamento che è lo stesso che si applica in Italia: Non si “insegna” all’abusante a non fare del male, si insegna alle donne a cercare dei modi per proteggersi. Anche quando gli stessi sono così irrazionali. Chissà se queste bimbe del Camerun quando poi subiscono violenza è perché non portano comunque le mutandine…….

pietra
<<La vera imputata è la donna. E scusatemi la franchezza, se si fa così, è solidarietà maschilista, perché solo se la donna viene trasformata in un’imputata, solo così si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale.>> Da una delle arringhe del famoso “Processo per stupro”, anno 1979.

 

Lo dissi a mia madre. Mi rispose: “taci!”. Lo dissi a mio padre: “Impossibile che ti ricordi, eri troppo piccola”. Lo dissi nuovamente a mia madre: “Per me stai esagerando la cosa”. Lo dissi a mio padre: “se anche fosse lui è di famiglia, non puoi chiederci di rinunciare a lui”. Lo dissi…a nessuno. E scappai di casa, mettendo tra me e loro più di mille chilometri di distanza.
Dal coordinamento nazionale vittime pedofilia di Prometeo.

La confessione

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<<In collegio mi confessavo dal prete che mi abusava ogni giovedì.
Ed ogni giovedì, non avendo peccati, ero solo un bimbo, gli chiedevo “ma le cose brutte che mi fai devo confessartele?”.
E lui rispondeva di no, perchè, diceva, “le facciamo insieme perchè ti voglio bene”.>>

Dal coordinamento nazionale vittime pedofilia.

Per la cronaca: causa prescrizione il prete è rimasto impunito e oggi, pare, diriga un nuovo centro giovanile.

Parlare del proprio abuso…a 80 anni.

Un amico ha un figlio. Vittima di abusi. L’amico ne parla in famiglia. Non  lo fa subito con l’anziana madre, poi insieme ragioniamo sul fatto che è giusto che anche lei lo sappia e col giusto modo, gliene parla. “Inizialmente reagisce bene”, se così si può dire, nel senso che accoglie la notizia, con rabbia  e dolore, ma la affronta correttamente, dando solidarietà al nipote ed al figlio. Poi però…sta male. Ed un giorno trova il coraggio di raccontare, quello che 75 anni fa ha subìto per la prima volta ma non ha mai detto a nessuno. Ora di anni ne ha 80 tondi tondi. E finalmente si sente “più libera e meno sola”.

Dedicato a tutti quelli che: “ma oggi va di moda denunciare?” oppure “ma perché non avete parlato subito?”.

 

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