Archivio di Luglio 2004

GUIDA TV 

Non di sole repliche vive la televisione, in questa fresca estate 2004. E così tra una Elisa di Rivombroso ed un noioso Pippo Franco, vorrei segnalarvi un paio di appuntamenti che si terranno nei prossimi giorni e per i quali vi consiglio di puntare fin d’ora il videoregistratore, per non perderli.

Si comincia mercoledì 21 luglio alle ore 21,00 su Rai Uno:

in prima visione, il film “Il mio cane Skip”, una bellissima e commovente (preparate i fazzoletti prima della visione) storia di amicizia, “tutta dalla parte dei bambini”. 

Venerdì 23 luglio invece alle ore 23,05 su LA7 il programma “Effetto reale”, sarà interamente dedicato a Korogocho, la più grande baraccopoli africana, che ospita più di 150.000 disperati i quali “vivono” in condizioni estreme (senza luce, acqua potabile, cibandosi di rifiuti, etc.). Padre Alex Zanotelli, oggi rientrato in Italia, farà da”guida” al posto dove ha dedicato molti anni della sua vita.

Nello spazio “commenti” segnalatemi eventuali altri interessanti programmi. Buon wek-end. E Buona visione.

Dal mio Archivio.

Ho ritrovato oggi, tra alcune documenti sulla Romania, questo tenerissimo bigliettino scritto a mano da una bimba, che mi fa piacere trascrivere ed inserire qui:

Tra tante voci come le vostre che difendono l’infanzia e qualche sporadico predatore (o supporter) che ci invita con il suo esistere ad andare avanti, trovo che queste parole, la loro “sana ingenuità”, il loro candore, possano trovare la giusta collocazione:

“….. Solo a pensare che ci sono bambini anche della mia età che hanno un lungo cammino davanti e non si sa se muoiono o riescono a sopravvivere mi viene l’angoscia.

Loro come noi hanno bisogno di tanto affetto e i topi delle fogne di Bucarest non possono dare l’affetto di cui hanno bisogno”.    Valentina, 10 anni, Dalmine (Bg).

CAUSE PERSE

Da La Voce, 10 luglio 2004.

< La scorsa settimana la corte d’appello di Brescia, ribaltando la sentenza di primo grado, ha mandato assolte “perché il fatto non sussiste”, le 2 anziane suore di Cazzano S. Andrea, accusate di abusi sessuali su 8 bambini. Comunque la si voglia giudicare, è una triste e penosa vicenda che ha spaccato un paese e che deve essere trattata evitando animosità e toni da crociata. In un senso o nell’altro. Un anonimo corsivista de L’Eco di Bergamo, invece, ha pensato bene di cogliere la palla al balzo utilizzando il verdetto d’appello per invitare, con lo stile di un ultrà, l’associazione Prometeo per la lotta alla pedofilia, e in particolare modo il suo rappresentante Massimiliano frassi, a presentare le scuse per aver ricoperto di infamie le due religiose ora assolte. La condanna di tutti gli eccessi giustizialisti è, oltre che giusta, doverosa. Ma chi si richiama alla civiltà dovrebbe sapere che i gradi di giudizio sono tre, non due. Forse l’anonimo corsivista non ha mai varcato la soglia di un Tribunale né pare abbia ami dedicato tempo a leggere le cronache giudiziarie (comprese quelle del suo quotidiano). Altrimenti saprebbe che di sentenze ribaltate è piena la storia della Giustizia italiana. Ergo, prima di pretendere le scuse, converrebbe attendere che il verdetto passi in giudicato. Questa è la civiltà. Ma non ci si può fermare alla forma. Chi crede in certi valori dovrebbe sapere che i veri conti si fanno con la Giustizia divina. Quello che esce da un’aula di tribunale è una verità, non la Verità. In un senso o nell’altro. E siccome ai comuni mortali non è dato sapere come siano andate effettivamente le cose, anziché vestire toghe improprie sarebbe opportuno mantenere un atteggiamento equidistante, privo di quella animosità che si rimprovera ai giustizialisti. Per il bene di tutti, delle suore come dei bambini e delle famiglie coinvolte.

Un ‘ultima osservazione: in tema di lotta alla pedofilia l’autorevole quotidiano cittadino non può certo vantare un posto in prima linea. Certamente negli ultimi anni la sensibilità è cresciuta, ma chi non è nato ieri ricorda vicende vergognose ambientate in quel di Clusone (protagonista un prete “cineasta”), che sono state nascoste all’opinione pubblica.

Allora non si usava chiedere scusa.

Se proprio ci tiene l’anonimo corsivista può rimediare.

Meglio tardi che mai. >

INNOCENTE?! BASTA LA PAROLA.

Ve lo ricordate lo slogan in auge qualche anno fa (pochi per l’esattezza) per il confetto lassativo Falqui?! In tempi in cui la tv non avrebbe mai potuto trasmettere quello che oggi vediamo/sentiamo a tutte le ore, per citare una pasticca lassativa si preferiva “ammiccare” e dire che, appunto, “bastava la parola”.

Mi è venuta in mente oggi questa canzoncina spot, leggendo l’ennesima agenzia arrivatami via mail:

“Austria, si dimette il rettore del seminario”.

Accusato di rapporti omosessuali con giovani seminaristi e di avere scaricato immagini pedopornografiche, mentre pare che si preparino gazebo a suo favore in piazza a Vienna, Ulrich Kuechl si è dimesso.

A tutti ha proclamato la sua innocenza, confermata dai suoi collaboratori (“ci ha detto che è innocente ed a noi basta”), malgrado la polizia trovasse undicimila fotografie pornografiche (la maggior parte delle quali con minori “protagonisti”) nel suo computer in seminario.

E mentre la mente andava al confetto Falqui,mi sono ricordato di una delle prime lezioni formative sul tema dell’abuso, a cui partecipai alcuni anni fa.

Il docente ci parlava dell’incredulità da parte della gente nei confronti di questi fatti e della “doppia faccia” dei pedofili (ed io giovane e molto inesperto mai avrei immaginato, ascoltandolo, che alcuni anni dopo quei due temi sarebbero stati per me così ricorrenti). In particolar modo ci fece leggere un articolo americano dove si parlava del caso “Droter”.

Padre Stephen Droter venne inviato ad un “centro cattolico per il recupero del pedofilo”, una delle tante “comunità” esistenti negli States. Tre le accuse di abuso pendenti su di lui all’ingresso nella comunità, da cui però a breve fu rilasciato, molto prima di aver terminato quello che sarebbe dovuto essere il lungo periodo di “recupero”.

La dichiarazione fatta dal responsabile della comunità (“basta la parola”) fu la seguente:

”il percorso terapeutico di Droter è onesto – ha proclamato la sua innocenza e noi gli crediamo”.

Viene da pensare che con la stessa convinzione avrebbero potuto assolvere anche Hitler.

Pochi giorni dopo la polizia dimostrerà che gli abusi erano in realtà non “solo” tre ma diciotto e Droter, in Tribunale, crollerà ammettendo i suoi reati. Per lui non più comunità ma carcere.

Per tutti gli altri invece, un bel lassativo, per il corpo e l’anima: magari Falqui. Basta la parola!

                     

Canzone del giorno: jingle “Falqui, basta la parola”. 

ANCORA ASSASSINI IN LIBERTA’.

Lei in realtà era la…..”terza scelta”.

Il primo obiettivo avrebbe dovuto essere un bambino, ma il suo sacrificio risultò essere, (nella ennesima dimostrazione della pianificazione del Male) “troppo difficoltoso”. Si passò allora al parroco del paese, ma grazie alla sua “mole” c’era il rischio di non riuscire ad avere la meglio su di lui”.

La terza scelta cadde allora su di lei, suor Laura,  61 anni, dal fisico gracile. Catechista, amatissima dai bambini ma anche dagli “ultimi”, quegli ultimi da cui si catapultava letteralmente, ogni qual volta la sua presenza era richiesta.

Facile quindi farla cadere in trappola. Facile passare per bisognosi e farla accorrere sul luogo che diventerà invece la sua tomba. Facile, tutto troppo facile, quando a tirare le fila è la razionale follia in nome di Satana.

Oggi mentre leggiamo (plaudendo) che è finalmente attiva la legge che va a punire anche col carcere chi maltratta/abbandona un animale, ecco che una delle 3 assassine di Suor Laura, dopo solo 4 anni di detenzione, viene liberata ed ospitata in una comunità.

In attesa dei cori garantisti, delle lettere a suo favore, di chi invocherà a tutti i costi la riabilitazione di una ragazza che a tutt’oggi non ha mai dimostrato il benché minimo segno di pentimento, in attesa di tutto questo, trovo lecito dichiarare ad alta voce tutto il mio disgusto per questa ennesima farsa italiana.

 

CHIEDO SCUSA …………

 

< E DOPO TANTI VELENI GRATUITI SIA PROMETEO A FARE LE SCUSE. – Sabato 3.7.04

“Quello che per pudore le suore non dicono, nel breve comunicato col quale la madre generale commenta l’assoluzione delle due anziane sorelle di Cazzano è che per tre anni le religiose non si sono dovute difendere solo dalle accuse mosse dai magistrati, ma anche dai giudizi (e pregiudizi) velenosi di chi è abituato a emettere sentenze irrevocabili prima ancora che la giustizia abbia fatto il suo corso. Sui siti internet di rumorosi paladini dell’antipedofilia si possono ancora oggi leggere ingiurie infamanti nei confronti delle 2 religiose ultrasessantenni scagionate ieri con formula piena dal tribunale d’appello, bollate come “folli e insospettabili predatori dalle fauci insaziabili, ree di aver sporcato la lro veste prima ancora di quelle dei piccoli di cui si dovevano prendere cura”. Sono offese ‘pesanti come pietre, scagliate dal presidente dell’associazione Prometeo, Massimiliano Frassi, all’indomani della sentenza di condanna in primo grado. Un processo che secondo questi accusatori di professione era stato “innanzitutto una lotta per al civiltà” e aveva insegnato “che la gente deve credere nella Giustizia, senza assurdi preconcetti, figlia di una cattiva informazione”. E adesso che queste tesi sono state smontate, come restituire l’onore a persone ingiustamente sbattute come orchi in prima pagina? Chi ripagherà le religiose di tanta cattiveria aggiunta alla sofferenza di vedersi attribuire abusi mai commessi? C’è modo e modo di lottare contro l’orrenda piaga della pedofilia, un crimine da prevenire e da condannare sempre con severità, cosa che pure noi abbiamo fatto (SIC!!!!!!). Ma anche questa vicenda – e non è la prima volta che succede nella bergamasca – insegna a tutti che etichettare qualcuno come pedofilo prima che le responsabilità siano accertate nelle varie sezioni di giudizio, può essere anche questo un misfatto difficilmente sanabile.

Prometeo bontà sua, chiese allora alla suore di scusarsi con i bambini e con noi tutti. Da ieri qualcuno deve almeno delle scuse alle suore. Sarebbe, per are il verso a Frassi, un atto di civiltà.” >

Anonimo (ovviamente!!!).

 

Ebbene sì,

sollecitato da improbabili echi, giunti dal basso di certi colli, malgrado una brutta febbre da tonsillite che mi costringe bloccato proprio mentre non dovrei, capisco che hanno ragione LORO, e devo chiedere scusa, adesso.

Un po’ di umiltà a questo strafottente Frassi, “sfruttatore delle sofferenze altrui solo x apparire sui giornali”, “ex-seminarista”(questa è una stronzata che vi spiegherò nei prossimi giorni….per ora la Procura non me lo permette), “cacciatore di preti” (aridaie), un po’ di umiltà dicevo, a questo “don Chisciotte che un giorno ha addirittura fatto una conferenza con la camicia di fuori” (sic!) non potrà che fargli bene.

E allora, che scuse siano:

 

Carissimi genitori, grandissimi bambini,

le nostre strade, pur essendosi incrociate almeno 3 anni fa, di fatto hanno iniziato a frequentarsi solo quando il primo grado del processo alle due suore stava terminando.

Prima di allora qualche sporadico contatto telefonico, un paio di incontri saltati all’ultimo momento e poi, alla fine, la spiegazione di questa vostra apparente “malfidenza” nei miei confronti:

la paura.

Paura di non potersi più fidare di nessuno. Paura che tutti quelli che si avvicinavano a voi volessero in realtà costringervi al silenzio. Paura del vuoto. Di chi lo genera. E di chi lo nutre, gettandoci dentro anime candide come le vostre.

Poi. Poi ho fatto l’unico lavoro al mondo che so fare.

Incontrarvi. Provare a farmi carico della vostra sofferenza. E, a processo terminato, far confluire nelle mie parole tutta la vostra rabbia. La vostra solitudine. L’emarginazione a cui vi avevano condannati. Per permettere ad altri di parlare. Di chiedere aiuto. Quell’aiuto, che fa terminare la follia di certi protetti individui.

Poche righe ricordarono la fine di quella prima udienza su certi giornalucoli, che a detta di qualcuno “campano più grazie ai necrologi che alla pulizia delle informazioni”, molte lacrime solcarono invece una giornata che ricordo come fosse ieri. I Giudici che si riuniscono e non arrivano mai. Io e gli altri operatori di Prometeo che ci diamo il cambio alla macchinetta dei caffè, inventiamo improbabili storielle per farvi sorridere, maciniamo decine di caramelle, ci convinciamo che andrà bene.

E poi la campanella che suona pochi interminabili secondi, richiamandoci in aula. La sentenza. Le lacrime di sfogo e liberazione. I miei occhiali che non mi accorgo di stringere così forte dalla tensione e vanno in frantumi. Ma anche la rabbia, nei confronti di un Male che aveva dimostrato di non avere più limiti, contagiando realmente tutti. Oggi vi chiedo scusa perché quel giorno vi ho mentito. E, cosa ancor più grave, l’ho fatto ai vostri figli.

Il fatto che non me ne sia reso conto forse, diminuirà la pena da scontare, ma resta il fatto che, ripeto, vi ho mentito.

Ho mentito quando vi dicevo che “la Legge è uguale per tutti e sta dalla parte dei più deboli”, ho mentito quando ho detto che finalmente “i bambini vengono creduti”. Ho mentito quando ho detto che stiamo lavorando duramente affinché questa società stia dalla parte dei bambini poiché i risultati ancora non si vedono. Ho mentito……. La cosa che mi ha più addolorato in questi giorni è stata che questo tipo di risposta, così dura nei confronti della vostra certificata sofferenza, sia arrivata da Brescia (sono altresì convinto che a Bergamo non sarebbe accaduto!). Ho sempre rimosso l’idea di una strategia comune, di una sorte di grande lobby, ma, soprattutto dopo aver visto il trafiletto sopra riportato uscire in contemporanea anche sul Giornale di Brescia, insieme ad una serie di imprecisioni ignoranti e precostituite, credo che voi abbiate dovuto pagare lo scotto di un Processo che non era alla vostra storia ma a quelle che verranno (e di cui in questo blog abbiamo spesso parlato).

E questo, sì, mi demoralizza e mi disgusta, in egual misura.

Ma mi dà anche la forza per affrontare, al vostro fianco, la Cassazione con più grinta che mai.

E stavolta, giuro, non mentirò.

Per ora, visto che non lo fa nessuno,

le scuse ve le faccio io.

Pedofilia: assolte due suore

(ANSA)-BRESCIA,2 LUG – Assolte in secondo grado due suore che il Tribunale di Bergamo aveva condannato nel 2003 a 9 anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale. La Corte d’Appello di Brescia le ha assolte ‘perche’ il fatto non sussiste’. Le due suore erano state accusate di aver commesso, tra il 1999 e il 2000, abusi sessuali nei confronti di 8 bambini che frequentavano una scuola materna della bergamasca. Entrambe hanno sempre respinto le accuse sostenendo che le dichiarazioni dei bambini erano frutto di fantasia.

Per me può bastare, anzi, si potrebbe chiudere qui.

E avrei già detto tutto.

Invece voglio spendere ancora qualche riga su quanto è accaduto ieri.

Su quei 40 minuti che sono serviti ai Giudici della Corte d’appello di Brescia per annullare la sentenza di condanna a 9 anni e 6 mesi inflitta il 13 febbraio del 2003 dal tribunale di Bergamo alle due suore accusate di aver abusato di una decina circa di bambini nell’asilo da loro gestito.

Tornerò più in dettaglio sulla storia ne prossimi giorni al mio ritorno da Roma (dove porto, c/o alcune istituzioni questo ed altri casi), per ora mi basta dire ad alta voce che né ieri, né oggi (soprattutto su certi giornali locali) si è tenuta in considerazione la voce delle vittime.

Da ieri i bambini (e così i loro racconti, le loro reali sofferenze, etc. etc.) sono tornati nel dimenticatoio.

Nessuno li ha creduti, anzi, al contrario li hanno nuovamente stuprati.

Mi chiedo allora con quale Giustizia abbiamo a che fare,

come si possa passare da un processo durato più di un anno, con una marea di perizie ed una camera di consiglio di circa 8 ore con condanna finale, ad un appello di un giorno e mezzo con una camera di consiglio di 40 minuti ed una assoluzione completa.

Mi chiedo se esista una qualche regia che si sta riarmando, dopo essere stata duramente colpita, per far tacere le vittime.

Mi chiedo (e me lo conferma l’articolo del Giornale di Brescia di oggi sabato 03 luglio 2004) se con la sentenza alle suore non si voglia già ipotecare anche i futuri processi che si terranno, guarda caso, in quel di Brescia.

Mi chiedo viste le accuse a noi mosse quale sarà il prossimo passo per fermarci.

Ma mi chiedo anche se hanno capito che la gente è stanca e non si fa più prendere per il culo.

“Questo signor ….. si presentava all’asilo e si faceva toccare il pisello che usciva da una mutanda nera con una specie di buco.

il pisello…ogni tanto stava giu’ ma quando veniva toccato con le mani o con la bocca si raddrizzava e questo pisello, insomma, aveva la bocca e ogni tanto, se non si stava attenti, sputava in faccia.”

…i miei amici dovevano andarci con le mani e poi anche le mani puzzavano e loro avevano schifo….

…..loro si mettevano su di uno sgabello aprivano le gambe e noi andavamo sotto il gonnellone e dovevamo toccare e baciare la patatina che però era senza peli, puzzava e aveva un buco. Poi a volte si vomitava.

Domanda:

Quando hai parlato di patatina parlavi di una suora specifica o di tutte e due?

di tutte e due.”

Lo scorso anno dissi che ci dovevano delle scuse. Oggi rinnovo più che mai tale richiesta.

 

p.s.:

Preti pedofili: nuove misure S.Sede

(ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 2 LUG – Il Vaticano rafforza lo staff della Congregazione incaricato di esaminare i casi di preti accusati di pedofilia.Due canonisti americani sono attesi in Vaticano per accelerare l’esame dei casi segnalati,e che per il numero e la difficolta’ stanno intasando la struttura. Secondo quanto riferisce il Catholic News Service dei vescovi degli Stati Uniti, i due esperti devono collaborare con la Congregazione guidata dal cardinale Joseph Ratzinger.

p.p.s.:

si legga cos’ha scritto una ragazza nei commenti al post chiamato NO COMMENT – NON CANCELLATE IL MIO MONDO.

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