Archivio di ottobre 2004

SENZA FRONTIERE.

Avevamo detto che o no che avremmo raggiunto nuove frontiere?

 

Eccone un esempio – uno dei primi, da aggiungere al panorama che si intravede all’orizzonte  – :

 

http://www.timesonline.co.uk/article/0,,3-1317986,00.html 

EL DìA DE LOS MUERTOS.

Immagini che si rincorrono. Montagne di ricordi, che possono avere il sopravvento.

Casalinghe e minatori, astronauti e delinquenti, ministri e boscaioli. Anagrafi incomplete o soddisfatte. Amori traditi o mai sbocciati. Vecchi e bambini. Vite vissute fino in fondo o gettate ancora piene.

Ma anche rimpianti e soddisfazioni. Malattia o salute.

Il tutto circondato da macchie di colore. Brutte e belle. Preziose o indecenti. Rose contro crisantemi. Mazzi curati o arrabattati alla bellemeglio. Per amore o per dovere.

Preghiere e nostalgie, in ricordo di tutti quegli Angeli che, spesso senza che ce ne accorgiamo, seguono da vicino il nostro cammino…….

 

Canzone: Mariella Nava, Luci lontane.

IL PENSIERO DEL FINE SETTIMANA

:

<< HAI IL DIRITTO DI PARLARE LIBERAMENTE,

FINO A QUANDO NON SARAI COSÌ STUPIDO

DA FARLO VERAMENTE >>

 

The Clash, Know your right.

QUANDO SCOMPARE UN ANGELO.

Analizzando le conferenze fatte nell’ultimo mese, se dovessi riflettere su quale domanda mi è stata più fatta, oltre a quelle “consuete” sugli indicatori fisici e psicologici di abuso, ce n’è una che mi sono trovato a dover approfondire e che in passato raramente veniva fatta: quella sui bambini scomparsi.

Bambini che, solo nel nostro paese, hanno raggiunto negli ultimi tempi, la media ci circa mille……… all’anno.

Bambini come la piccola Denise, le cui cronache ci raccontano quotidianamente dal giorno del suo “rapimento” (?), o la piccola Celentano (oramai entrata nell’immaginario collettivo di tutti gli italiani).

Proprio in questi giorni stiamo visionando la versione italiana di un libro di Ray Wyre che andremo come Prometeo a pubblicare nel corso del 2005 all’interno di un progetto  editoriale molto interessante (che vi presenterò nei prossimi mesi); in tale libro Ray intervista Robert Black, uno dei più afferrati serial-killer pedofili inglesi, reo di aver rapito, abusato ed ucciso centinaia di bambini.

Una delle domande più inquietanti a cui Black risponde è la seguente:

D: “Quanto tempo ti serviva per sottrarre un bimbo ai suoi genitori?”

R: “Trenta secondi”.

………………………..

IL SONNO DELLA RAGIONE.

Nel Tg delle 12,30 la notizia ha avuto molto meno spazio di quello riservato alle crisi isteriche dei poveracci reclusi “nella casa del G.F.”. La concorrenza con gli schiamazzi isterici e le flatulenze d’altronde non lasciava margine di competizione.

Voglio sperare che probabilmente, la brevità della comunicazione, sia da imputarsi al fatto che la notizia era stata da poco “battuta” dalle agenzie e quindi alla redazione servisse tempo per “saperne un po’ di più”.

Lo stesso vale per il mio commento: al momento non ho ancora contattato nessuno dei nostri referenti in quel di Roma e mi baso, SOLO, su alcuni lanci di cronaca arrivati in sede.

La notizia comunque resta nella sostanza questa:

“una bimba di origini rumene, di 6 (SEI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!) anni d’età è morta in un ospedale romano per arresto cardiaco. I medici che non sono riusciti a salvarle la vita hanno riscontrato sul suo corpo lividi e cicatrici, a testimonianza dei numerosi abusi e maltrattamenti subìti.”

Chissà per quanto tempo ancora dovremo sentire notizie così.

Per quanto tempo ancora l’indignazione sarà retaggio di pochi a scapito del complice silenzio di molti? Forse per sempre

Poiché stanchi dei quotidiani orrori che ci vengono propinati in tutte le salse, abbiamo probabilmente abdicato al nostro ruolo di esseri umani, in favore di un più comodo e (in)decoroso sonno. Quel sonno della ragione che come diceva Goya, “produce monstruos”, “genera Mostri”.

SIMON & SIMON 3.

Dopo il ritorno in patria vestite come dei cofanetti Sperlari scartati per difetto di fabbrica.

Dopo le foto delle vacanze “manonellamano”, in esclusiva sulla copertina di un noto settimanale di spetegulès e news varie.

Dopo i vari talk show e le conferenze in tutta Italia.

Dopo questo e molto altro, ecco il prodotto di cui sentivamo la mancanza.

Il diario delle due Simone. Per di più, made in Iraq, con tanto di scheggia di m12 nella copertina.

Interessante come un libro di Maria Teresa Ruta.

Appassionante come una settimana enigmistica usata.

Stampato su carta patinata, così buona da poterci impacchettare il pesce comprato al mercato.

Da questa settimana lo trovate dentro L’espresso.

Ma non spaventatevi: non finisce certo qui. Per evitare pericolose crisi d’astinenza a breve è prevista l’uscita di:

l’agenda delle due Simone, la biografia dei loro primi anni di vita, lo speciale con tutte (dico: TUTTE!!!!) le foto della prima comunione, le rivelazioni di qualche ex boyfriend in vena di racconti pruriginosi,.

Tempo fa dissero di voler tornare a Baghdad: si offrono biglietti aerei.

 

canzone del giorno: Mister Sandman

DAL MIO ARCHIVIO….

E’ da oggi definitivamente on-line il nuovo sito di Prometeo. Mi riscuso con tutti gli utenti ma i disagi di questi giorni sono stati dettati dallo spostamento di provider. Mentre risistemiamo alcuni articoli (che saranno inseriti a breve nella “nuova versione”), me ne torna sotto gli occhi uno legato al caso (non concluso – ora c’è la Cassazione !!!!!) delle suore e trovandolo di GRANDE attualità lo riporto qui:

Sabato 23 dicembre.
Sono seduto al bar in attesa di fare colazione.
Tra mezz’ora sarò in ufficio. Mi attendono tre colloqui con altrettante persone i cui figli hanno subìto abusi. Tre ennesime immersioni nell’inferno, neanche tanto sommerso, della pedofilia. Alla faccia di chi continua ad insistere che i mitomani siamo noi.
Leggo i quotidiani. La notizia della assoluzione di un presunto pedofilo ruba spazio alle voci di quelle centinaia di bambini realmente stuprati che sul giornale non finiranno mai. Neanche l’onore di un trafiletto in cronaca nera. Per averlo forse dovrebbero morire fisicamente. Invece muoiono “solo” nell’anima.
Apro Bergamo Sette e con un pizzico di presunzione vado subito a leggere l’articolo che parla del Convegno nazionale da noi organizzato qui in città una settimana fa, dal titolo Indifesi Offesi.
Leggo e mi indigno. Ancora una volta. Non imparerò mai.
Al fianco della “recensione” dell’incontro infatti un apposito trafiletto parla delle mamme dell’asilo di Cazzano e del fatto che , cito testualmente, “non hanno potuto partecipare (al convegno) perché sono state minacciate”.
Ciò che mi ha più colpito in questi ultimi tre anni di lotta alla pedofilia, (sempre pagati in prima persona con interessi da “usura”, licenziamenti compresi, per il sol fatto di aver voluto dire “basta”) è stato proprio l’omertoso silenzio che ha permesso al pedofilo di continuare ad esistere e ad abusare.
Si dimentica infatti troppo spesso che ogni qual volta tacciamo di fronte ad un abuso permettiamo che quella sofferenza continui e si estenda, come un virus, a molti altri bambini.
Bambini sempre più piccoli (anche di 18 mesi!), bambini sempre più Indifesi. Ed Offesi, appunto. Coi fatti prima. Con le parole, poi.
Mi viene in mente una telefonata giuntami poco tempo fa.
Dopo una sequela di ipocrite lusinghe la frase fatidica, preceduta dal classico “però” di rito (“quanto siete impegnati, quanto siete bravi, quanto siete belli, però”).
Il “però” accusava noi di Prometeo di “dare troppa voce ai bambini”, dimenticandoci di ascoltare “tutte le campane”.
Chissà. Forse la stessa telefonata è giunta anche a quelle mamme il cui unico errore è stato quello di pubblicizzare il loro arrivo al Convegno, sottovalutando ancora una volta il “nemico”.
Se c’è una cosa che abbiamo sempre fatto è stata quella di voler ascoltare tutti, bambini ed adulti.
Abusati ed abusanti. Senza commettere mai un errore di valutazione.
Perché anche se nessun bambino si poteva inventare quello che le nostre incredule orecchie si ritrovavano ad ascoltare, era giusto e doveroso ascoltare anche l’adulto.
Oggi alle mamme di Cazzano chiediamo pubblicamente, tramite le pagine di questo giornale, di non lasciarsi intimorire. Di impedire, ora che possono farlo, che i loro figli ed i figli degli altri possano correre nuovamente il pericolo di essere vittime della violenza più disgustosa che si possa commettere.
Chiediamo loro che interrompano la catena. Che spezzino un ciclo che sicuramente non sarà iniziato nel loro asilo ma che lì deve terminare.
Ed offriamo loro tutto l’aiuto necessario per portare avanti la nostra battaglia. Già la nostra. Non dimentichiamoci che il Convegno (che diventerà un appuntamento annuale alla faccia di chi lo ha combattuto fino all’ultimo) era stato creato per dar voce a persone come loro. Persone prelevate dal fato nella loro passiva routine e catapultate direttamente ad Auschwitz, nell’ultimo degli orrori.
Bergamo è stata scelta come sede di Indifesi Offesi non solo per la provenienza anagrafica degli operatori di Prometeo, ma perché vuole dimostrare all’Italia civile che dalla provincia che nell’ultimo anno ha offerto nel campo della pedofilia la più lunga catena di orrori (detti e non detti) nasceva un progetto importante che la pedofilia si prefiggeva di debellare.
Leggo il vostro giornale e faccio i conti con la realtà, ammettendo a me stesso che la strada da fare è ancora tanta.
Forse non è un caso che oggi, ricorra la giornata dell’orgoglio pedofilo. La notizia di cui sopra ne è un perfetto riferimento.
Ma se ci faremo trovare tutti compatti, società civile, chiesa, scuola, volontariato e via dicendo, allora per i pedofili e per chi li copre (uguali per razza e dignità) nessuna madre potrà avere negato almeno il diritto di gridare la propria sofferenza.
























All’orizzonte si profila un bel…… Panorama

 

 

OGGI NON SOPPORTO……………… E MI SFOGO QUI:

(terza puntata – sfoghi e arrabbiature terapeutiche, senza peli sulla lingua né freni censori)

 

Gent.mo Monsignore,

la abbiamo vista svolazzare con le sue vesti e la sua corte in una piccola casa di ricovero. Uno di quei posti dove poveri anziani contano i minuti che li separano da un’esistenza (si spera) serena.

L’abbiamo vista andare a trovare un suo collega, snobbando tutti i malati e gli anziani che da giorni sapevano della sua venuta e la stavano aspettando.

Per una carezza. Un gesto di conforto. Un semplice saluto.

Una preghiera da condividere sgranando insieme quel rosario che tenacemente tengono tra le mani.

Invece nulla. Ha attraversato quei corridoi carichi di silenzi e sofferenze come nulla fosse.

Andando dritto alla meta e uscendone da lì, come se tutto quello che la circondava non esistesse.

Che squallore. Mi permetta di dirlo ad alta voce: che squallore!!!!!

Che squallore malgrado un fondo di coerenza comunque ci sia:

la sua considerazione per gli anziani è simile a quella già dimostrata per i bambini.

MICHELINO IS BACK.

Mentre sta per uscire l’ennesima raccolta di (vecchi) successi, a dimostrazione che da tempo oramai la sua vena creativa è andata irreversibilmente inaridendosi, “Michelino figlio di Jack” torna alla carica. Questa volta se la prende con Eminem che nel video del suo nuovo singolo, ne fa una azzeccata parodia con tanto di naso staccabile:

in particolare modo pare che a Jackson non sia piaciuta la scena finale, nella quale Eminem-Michal si siede su di un grande letto matrimoniale, dove alcuni bambini saltano gioiosi.

“Non corrisponde affatto alla realtà” pare abbia detto Jackson.

(Confermiamo: nessun bambino salterebbe di gioia qualora lui si avvicinasse al suo letto.)

“Non corrisponde per niente alla realtà” ha ribadito il legale di Jackson, “il mio cliente non conosce affatto quei bambini, ma per meglio verificare questo punto gradirebbe avere il loro recapito telefonico”.

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