Archivio di Gennaio 2005

 

IL DOLORE DI UNA MADRE.

Ha ragione a piangere. Urlare ed incazzarsi.

Perchè il senso di giustizia che le è insito. Nato con lei ed ampliatosi in quanto madre non le dà tregua. Non le permette di tornare a vivere.

Qualche anno fa il predatore patteggiò, uscendo dall’aula del Tribunale di Rimini con una condanna spettacolare:

risarcimento di 400 e rotti euro (tale era l’importo delle spese di costituzione parte civile).

La pena fu inferiore di quella di un ladro di biciclette entrato in aula prima di lui.

Oggi va all’attacco. Con la moglie ancora al suo fianco, nonostante il patteggiamento (il quale ci piaccia o no resta una sorta di dichiarazione di colpa!!!!!!) si sente perseguitato e porta (perdendo) la gente in Tribunale.

D’altronde cos’ha  da perdere nella vita un essere che per eccitarsi sessualmente, ha bisogno di un bambino?

E allora incazzati, piangi e urla pure, dolce madre. E’ giusto ed umano farlo.

Ma sappi che non sarai sola. Mai.

NO COMMENT.

Abbastanza monotematico e legato ad un’altra discussione recentemente aperta il No comment di quest’oggi.

Ancora pedofili in libertà. Ancora garanzie e benefici per chi abusa dei bambini.

Nell’ultima notizia invece la conferma definitiva (ammesso che ce ne fosse bisogno) del reale tsunami, quello più oltraggioso e vergognoso. Il “maremoto” creato dall’uomo, non dalla natura.

Per quei pochi scettici che ancora esistono…….

 

Belgio : ancora la condizionale per un pedofilo. Jan 18, 2005 ( L’investigateur)

Il tribunale correzionale di Bruxelle ha condannato lunedì L.T., un anziano istitutore del collegio Saint-Michel, di 45 anni, a 5 anni di prigione con la condizionale perché ciò eccederebbe la detenzione preventiva già eseguita. L.T. era stato incolpato ed arrestato nell’agosto 2001, poi liberato dopo 10 mesi di incarcerazione. E’ comparso libero al suo processo. Salvo appello della Procura, non dovrà tornare in prigione.

 

Chiesti 9 anni per l’eremita accusato di pedofilia

 

L’uomo, che viveva in una grotta sulla strada di Bosa, potrà contare su uno sconto di un terzo della pena, avendo scelto il rito abbreviato in caso di condanna.

ALGHERO – Il pescatore quarantaseienne è colpevole. A sostenerlo il Pm Maria Grixoni. Ieri mattina, 19 gennaio, il magistrato ha chiesto 9 anni per il pescatore eremita arrestato lo scorso 30 ottobre con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo di 13 anni. L’uomo, che viveva in una grotta sulla strada di Bosa, potrà contare su uno sconto di un terzo della pena, avendo scelto il rito abbreviato in caso di condanna. La storia che ha portato il pescatore nell’aula del tribunale è a dir poco scioccante. L’uomo si era conquistato la fiducia del tredicenne offrendogli doni e giri sulla propria motocicletta. Il fatto, che risale a quest’estate, si è ripetuto più volte. A far insospettire i genitori del ragazzo sono stati i continui mutismi, sfociati, alla fine, in una confessione fiume. Scoperto il misfatto i genitori del tredicenne si sono immediatamente rivolti alle forze dell’ordine per denunciare il deplorevole fatto. L’uomo è anche accusato di aver offerto ai genitori del ragazzo la cifra di 2000 euro per cercare di mettere a tacere tutta la vicenda.

Orfani dello tsunami, ora il problema è la tratta di minori

IL DIPARTIMENTO DI PUBBLICA SICUREZZA DEL VIMINALE HA INVIATO UNA CIRCOLARE CHE INVITA AD AUMENTARE LA SORVEGLIANZA ALLE FRONTIERE ITALIANE.

ROMA – Sono tantissimi gli orfani dello tsunami: migliaia di bambini abbandonati che potrebbero ingrossare le fila di traffici criminali, legati alla pedofilia o alle adozioni illegali. Il Dipartimento di pubblica sicurezza ha così inviato una circolare che invita ad aumentare la sorveglianza alle frontiere italiane. «La precarietà in cui versano quelle popolazioni – si legge nella circolare – potrebbe favorire specifiche attività illegali con particolare riferimento al traffico dei minori». Di qui, prosegue, «la necessità di sensibilizzare gli operatori addetti ai controlli di frontiera perchè intensifichino le verifiche nei confronti dei minori provenienti dai Paesi del sud-est asiatico, siano essi accompagnati che non». Quella di oggi non è il primo provvedimento del Viminale ad occuparsi della sorte dei bambini delle aree colpite dal maremoto. Già nei giorni immediatamente successivi all’ evento, infatti, la polizia postale ha ricevuto dal ministro Giuseppe Pisanu e dal capo della polizia, Gianni De Gennaro, l’indicazione ad attuare un vero e proprio «pattugliamento telematico» contro il rischio pedofilia. C’ è stato così un attento monitoraggio dei siti internet provenienti dalle aree del sud-est asiatico per verificare eventuali scambi di informazioni sospette. In Indonesia (dove il 40-45% della popolazione ha meno di 15 anni), Sri Lanka, India e Thailandia – come hanno denunciato Unicef, Save the children ed altre associazioni – la situazione dei bambini è allarmante: tanti sono rimasti soli o hanno perso qualche familiare. Il rischio che alcuni cadano nella rete del traffico di minori è quindi reale, anche tenendo contro che quelle aree – già prima dello tsunami – sono tradizionalmente esposte a questo pericolo. E le vie del traffico potrebbero condurre anche in Italia. Ecco spiegata la circolare del Dipartimento di pubblica sicurezza che invita oggi gli addetti ad intensificare i controlli alle frontiere: occhi aperti, quindi, nei casi in cui si dovessero presentare bambini soli provenienti dai Paesi del sud-est asiatico, ma anche se fossero accompagnati. L’ accompagnatore, infatti, potrebbe essere un membro dell’ organizzazione criminale che gestisce il traffico.

 

 

 

 

CHI COMANDA LASSU’?!

E’ la domanda che nasce spontanea seguendo in questi giorni il caso Buttiglione.

Dopo essere stato silurato dalla Comunità Europea (e sottolineo solo DOPO essere stato silurato; ma vale comunque il detto “meglio tardi che mai”) il ministro denuncia che il leader dei verdi tedeschi, tale Cohn-Bendit ha scritto, a metà degli anni’70, pagine di tolleranza, o meglio, di esplicita condivisione della pedofilia.

Nel’75 infatti in un libro autobiografico intitolato “Le Grand Bazar” l’europarlamentare affermava quanto segue:

“il mio costante flirt con tutti i bambini assunse presto connotazioni erotiche. Potevo veramente sentire come all’età di 5 anni le piccole bambine avevano già imparato a corteggiarmi. E’ difficile da credere. La maggior parte delle volte mi sentivo senza difese. (…)  Mi accadde diverse volte che i bambini mi aprissero la patta dei pantaloni e cominciassero ad accarezzarmi. Io reagivo ogni volta differentemente a seconda delle circostanze, ma il loro desiderio mi metteva di fronte ad un problema. Chiedevo loro perchè non si accarezzavano l’un l’altro, perché sceglievano me e non altri bambini. Ma quando continuavano e insistevano io cominciavo ad accarezzarli. E per questo fui accusato di comportamento pervertito”.

Cosa commentare? Sicuramente che siamo i soliti. Pronti a cercare un colpevole a tutti i costi. Lieti di trovare un povero innocente da mettere in croce. Il libro poi era del’75. E via dicendo con un elenco di amenità pro-pedofilia che vi evito, tanto già ben le conoscete.

Resta solo una domanda:

chi comanda lassù (inteso come Bruxelles) ma visti anche certi esiti recenti, certe candidature andate – incredibilmente –  a buon fine, chi comanda quaggiù?

Sulla pelle dei nostri figli, pare governare solo la follia.

 

Da un’intervista a Buttiglione:

D: non vorrà dire che esiste una lobby pedofila….

R: Non penso ci sia una rete di sostegno, ma credo esista un fanatismo per cui l’odio per l’avversario rende indifferenti alla verità”.

IL PATTO DEL DEMONE.

Che la legge italiana sia estremamente garantista nei confronti dei predatori ed invece stia molto-poco dalla parte dei predati è oramai cosa nota. Non passa giorno che le cronache non ci restituiscano storie di folli, maniaci, assassini, spacciatori che hanno goduto dei benefici di legge e padri, madri, bambini, giovani la cui anima è stata ulteriormente uccisa, violata, drogata e via dicendo.

E così mentre il giovane rampollo milanese, accusato di aver massacrato con quasi cinquanta coltellate la giovane fidanzata (che peraltro ebbi modo di conoscere visto che partecipò, alcuni anni fa, ad un paio di mie conferenze organizzate nella sua scuola) uscirà tra soli 16 anni, a breve riavremo tra di noi anche l’ormai tristemente nota coppia Erika-Omar. Più contesi delle sorelle Lecciso dalle mille comunità di chiara fama mediatica, gli assassini che portarono un pm a dare le dimissioni e cambiare incarico a causa dello shock avuto nell’affrontare il loro caso, potranno usufruire dei benefici di legge facendo del volontariato.

Pronta la risposta di Al- Qaeda: li aspettiamo a braccia aperte.

 

Al di là delle provocatorie battute ciniche resta una domanda:

cosa vogliamo insegnare ai giovani? Quali valori ma soprattutto quali regole?Una credo la sappiano già. Non importa che reato commetti, l’importante è che sia grave, molto grave, tanto stai dentro poco e magari poi diventi reginetta dei talk-show.

 

In aggiunta a quanto scritto nel precedente post, mi viene mandato da un amico questo articolo, che riporto integralmente poichè non ha bisogno di commenti, ma al contrario sottolinea ancora di più le carenze denunciate prima.

Riccione: Ragazzo morto in discoteca: la riflessione del parroco don Franco

Dopo la morte del 20enne la notte di domenica al Cocoricò interviene con una riflessione il parroco di Gesù Redentore don Franco Mastrolonardo, per anni responsabile del Punto Giovane di Riccione la realtà nata dalle parrocchie per i ragazzi. “Ti mostrano il sorriso e poi li scopri…assassini!… Ti vendono la morte pur di fare quattrini…” Così diceva una vecchia canzone di Renato Zero e così sperimentiamo oggi tragicamente con la morte di questo ragazzo ventenne nella discoteca Cocoricò di Riccione. Un ragazzo che muore nella nostra città, nelle nostre discoteche non può non interpellarci come cittadini e come educatori.Non è il primo e non sarà l’ultimo, perché l’ingranaggio è partito da tempo e per come ci si muove non mi sembra sia destinato a fermarsi. Ma la morte di questo ragazzo deve farci riflettere seriamente. Parlo soprattutto ai papà e alle mamme dei ragazzi adolescenti, figli di questa cultura ammalata e degenere.Dobbiamo chiederci con serietà e verità: chi sono gli assassini di questo ragazzo? E chi sono gli assassini dei nostri figli? Perché non è solo la morte fisica che deve scuotere la nostra sensibilità, ma anche la morte spirituale. Parlo come prete che ha avuto a che fare con tanti giovani.Ora mi sento di gridare: stanno uccidendo i nostri ragazzi, li stanno uccidendo dentro. La droga, lo sballo, la pornografia, la cultura dell’effimero e tutto ciò che la Riccione malsana sa inventare per stordire i cuori di tanti giovani, per rintronare le loro coscienze e per accendere gli istinti e l’aggressività; tutto questo sta uccidendo i nostri giovani. Siamo spettatori inermi di un massacro invisibile e tragico. E spesso questi massacri si consumano nei nuovi templi del divertimento e si consumano sotto forma di rituale. Quante vittime innocenti sugli altari della droga! Quanti ragazzi costretti a subire l’uso di pasticche o altro per non essere da meno degli amici “trendy”.E quanti pseudo sacerdoti che lavorano di nascosto per ingannare e ammaliare, capaci, come dice Renato Zero, di mostrarti il sorriso e poi scoprirsi assassini. 

 

PRETI E TV.

Bello l’intervento di Mattias Maniero sul quotidiano Libero a proposito della una lettera di una signora, che si diceva “scandalizzata” dai frati francescani che a Domenica In hanno ballato con Mara Venier, dopo aver repsentato un libro su padre Pio. Anche io come il giornalista non ho visto la puntata e quindi non esprimo pareri al riguardo, evitando quindi l’oramai noto sfogo che dice: “non c’è più religione”.

Riporto però i dati, che mi offre sempre Libero, secondo i quali nell’ultimo anno,  il solo Don Antonio Mazzi, per fare un esempio, ha usufruito di un numero di passaggi televisivi,  più elevato di quelli avuti……..dal Santo Padre.

Se a lui aggiungiamo i vari don Gelmini, don Benzi, don Baget-Bozzo, o i frati della “zia” Mara, una domanda nasce spontanea:

ma in parrocchia, chi ci sta?

 

IL SEGRETO

Uscirà anche in Italia (dal 28 gennaio 2005) il film “The Woodsman-Il segreto”, nuovo film sulla pedofilia che in America, grazie anche alla magistrale interpretazione di Kevin Bacon (attore abituato a ruoli maledetti) profuma già di Oscar.

La storia è la seguente:

un pedofilo dopo 12 anni di carcere cerca di rifarsi una vita.

Riuscirà a controllarsi ed a non nuocere più?

Augurandoci che i distributori nostrani non gli riservino le medesime accoglienze date ad altri simili films (boicottandone le visioni), riporto alcuni passi dell’intervista data dal protagonista, il già citato Kevin Bacon attore ma anche produttore, alla stampa italiana. Per meditare:

D: Ha avuto problemi nel raccogliere soldi per il film?R: Dopo lo scandalo dei preti pedofili che ha sconvolto la Chiesa cattolica USA, pensavo di essere accolto a braccia aperte a Hollywood. E invece è stato il contrario e tutto il cast del film, dal regista all’ultimo aiuto-elettricista, meriterebbero l’Oscar del coraggio.

D: Perché Hollywood è così riluttante a trattare questo tema?

R: Perché in tutte le società ed epoche storiche la pedofilia è considerata il peggiore dei tabù, visto che infierisce contro l’elemento più innocente e indifeso tra noi. Per secoli abbiamo nascosto il “mostro” nell’armadio, fingendo che non esiste,considerarlo un essere umano pone a rischio tutti.

D:Perché tirarlo fuori dall’armadio proprio ora?

R: In un’America dove una donna su quattro subisce un abuso sessuale nell’infanzia, si ha il dovere morale di informare i giovani prima che sia troppo tardi. Mia moglie ed io ne abbiamo discusso a lungo con i nostri due figli.

D: Qual è l’aspetto più difficile nel raccontare questo personaggio?

R: Per Walter (il nome del pedofilo) ho provato tutta una serie di emozioni, dalla rabbia all’orrore e dalla repulsione alla pietà e alla fine mi sono arrabbiato con me stesso per aver sentito compassione. Il vero problema di Walter – e di tanti pedofili – è il sentirsi una vittima. Ciò lo spinge a dire “non ho mai fatto del male a quei bambini”.

D: C’è speranza alla fine per Walter?

R: La malattia di Walter non è guaribile. Ma con terapie adeguate può cambiare il proprio comportamento ed arrivare a non commettere più quegli atti atroci.

Alla fine del tunnel anche per lui c’è la luce”.

 

IL PRINCIPE & IL POVERO.

Che cos’hanno in comune, l’erede al trono dei reali inglesi, il giovane principino Harry e l’anziano leader del fronte nazional-popolare francese, Jean Marie Le Pen (Gian Mario Il Pene) ? Che cosa unisce il futuro reuccio, attualmente in piena tempesta ormonale, assiduo frequentatore di festini ad alto tasso alcolico, con il chiassoso rappresentante della destra oltranzista d’Oltrealpe, di chiara fama xenofoba?

Probabilmente una comune anagrafe, se vale il detto che la madre degli imbecilli è sempre incinta.

Il primo infatti ha partecipato ad un party con la divisa da Africa Korps, molto fedele all’originale, con tanto di svastica in bella vista sul braccio sinistro.

Il secondo, oramai palesemente rimbambito, definito dal Corsera “talmente fedele al personaggio da risultare patetico”, ha dichiarato che in fondo “i nazisti non erano poi così disumani, anzi…”.

Il centro Wishental ha pubblicamente chiesto al dolce principino di fare un viaggio ad Auschwitz, chiedendo scusa con un segno forte.

Io credo che il segno forte andrebbe dato in un altro modo:

un calcio nel sedere. A tutti e due.

Potrebbe essere un buon inizio.

 

AMORI

Quella che sto per raccontarvi è una di quelle storie che scaldano il cuore e inumidiscono gli occhi.

La storia….. di una grande storia. D’amore.

L’ultima volta che li troviamo abbracciati, i protagonisti hanno rispettivamente 67 e 15 anni.

Ma per evitare subito volgari e pericolose ambiguità, ve li presento per nome:

lui, Gianfranco, 67 anni una vita dedicata al suo bar di Terni ma soprattutto al suo grande amore:

Juna, 15 anni, una cagnolina meticcia, dagli occhi profondi e sinceri.

Si incontrano e non si lasciano più.

E’ amore a prima vista.

Passano le giornate a camminare, giocare, coccolarsi, scambiarsi quegli sguardi che solo due grandi cuori sanno generare.

Poi però il fato, con un pizzico di gelosia, mette un freno. Un improvviso alt. E la vita cambia. Per sempre.

Gianfranco si ammala, di una grave forma d’asma.

Va in ospedale e Juna, disperata per non poterlo più vedere, scappa quotidianamente di casa e va a cercarlo, fino ad ottenere dai medici il permesso di entrare. Diventando così la mascotte dell’intero reparto. Che si inchina di fronte a questo amore, alla faccia dei regolamenti e dei permessi burocratici.

Lei ama, quindi entra  e sta col suo amico, tutto il giorno.

Ma Gianfranco si aggrava. Non riesce più a mangiare.

E Juna, a casa fa lo stesso.

Gianfranco viene spostato in un altro reparto, per i malati più gravi e lì purtroppo lei non può proprio entrare.

Sta a casa. In silenzio. Sempre più triste.

E si ammala: di una grave forma d’asma. La stessa malattia che le sta portando via Gianfranco.

Se ne vanno tutti e due. Lo stesso giorno. A distanza di poche ore.

Quando Gianfranco muore Juna diventa irrequieta. E poche ore dopo lo raggiunge.

Adesso, senza retorica, vi garantisco (non so come, ma con una certa presunzione mi permetto di farlo) che stanno tutti e due bene.

Camminano. Chiacchierano. Giocano e fanno le coccole.

Alla faccia del destino che beffardo è stato sconfitto.

Da una grande, grandissima lezione di vita.

Insegnata da un maestro chiamato Amore.

Ciao Gianfranco. Ciao Juna. Meravigliosamente grandi.

 

Canzone del giorno: Renato Zero, Amori:  "Evviva te che ami evviva, per ogni vento avrai sempre una vela"

Di Balene, Stonature e Amenità Varie.

Un gruppo di biologi statunitensi ha rivelato che nel Pacifico vive una balena che da ben 12 anni sta da sola poiché il branco l’ha isolata.

Fin qui direte voi la notizia non è poi nulla di eclatante.

Infatti non è finita:

la balena sta da sola poiché è stonatissima. E visto che tra i cetacei il (bel) canto è fondamentale, per comunicare, chiamare i piccoli, segnalare i pericoli, corteggiare le femmine, lei lì è “balena non gradita”, proprio per le stecche che prende in continuazione.

Letta la notizia i familiari di Mino Reitano hanno creato un apposito comitato, contattando direttamente il WWF e chiedendo che il loro Mino sia inserito tra le specie in estinzione, potendo così usufruire perlomeno dell’immunità, nel paesello dove vive.

 

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