Archivio di febbraio 2005

MMS

…… e buona notte ai suonatori



LAST DANCE.

E’venerdì sera. E due ragazzi in due parti opposte del “territorio” dove vivono si preparano ad uscire. Non sappiamo i loro nomi ma li seguiremo passo dopo passo.

Il primo ragazzo ha appena finito di vestirsi e si sta facendo la barba. La giacca di qualche taglia più grande lo rende apparentemente goffo. La cintura invece è ben stretta in vita. Ai piedi le scarpe da ginnastica. Quelle con l’aletta bianca, made in Usa. Tanto ricercate tra i suoi coetanei. Il secondo sfoggia un nuovo taglio di capelli. Ha appena passato un esame all’università e stasera si vuole solo divertire. Non ha sogni il primo, né desideri. O forse un desiderio c’è, lo chiama libertà anche se alla fine poi non sa esattamente quale sapore realmente abbia.

Il secondo ragazzo invece da grande diventerà medico. Pediatra per l’esattezza. Vuole aiutare i bambini e magari farà pure un’esperienza all’estero, per specializzarsi e poter offrire sempre il meglio a chi ne ha bisogno.

Il primo non si è mai innamorato e non crede che si sposerà. Le donne, pensa ad alta voce, sono solo una preoccupazione in più. Quando però la ragazza del piano di sopra lo incrocia per le scale diventa rosso in viso e non riesce a guardarla fisso negli occhi. Chissà se anche questo è amore si chiede mentre sciacqua via dal viso la schiuma da barba, facendo attenzione a non bagnarsi la giacca e chiedendosi come mai si sia prima vestito e poi rasato. Il secondo stasera è così carico che sente che farà il passo che da troppo tempo rimanda: se lei confermerà l’appuntamento le chiederà di diventare la sua fidanzata. Vuole fare le cose bene, alla grande, magari regalandole un mazzo di rose e chiedendo al dj di stravolgere le regole per mettere un lento, magari “When a man loves a woman” pescata direttamente dagli anni’60.

La strada è buia quando il primo esce di casa. L’illuminazione fioca. Un fastidioso vento alza fastidiosa polvere. Il posto è distante ma grazie ad un amico sa di poter avere un passaggio. Perlomeno fino ad un certo punto.

Contemporaneamente anche il secondo ragazzo esce. La carrozzeria dell’auto, parcheggiata in strada, brilla alla luce dei neon. Il ragazzo si specchia nella vetrina, mentre l’allarme scatta. Dannazione, pensa, non imparerò mai a disattivarlo.

La giacca bianca di marca italiana risplende nella notte e lui per un attimo si sente come Di Caprio nel Titanic, “king of the world”, “re del mondo”.

L’amico è taciturno e rompe il silenzio solo per dire che devono fare benzina. L’autoradio non funziona ed il ragazzo inganna l’attesa leggendo un volantino pubblicitario di cui non gli importa assolutamente nulla.

Quando l’auto entra nel parcheggio il secondo ragazzo fa fatica a trovare posto. Il locale è già pieno zeppo. E’ bello essere giovani pensa, infilandosi miracolosamente tra due grossi fuoristrada.

La musica si sente anche a distanza. Complice la serata calda o forse il lungo mare molti giovani ballano e chiacchierano spensierati all’aperto. Le bibite in mano, un sorriso per tutti. Chiacchiere che inseguono sguardi che inseguono baci che inseguono saluti.

I pensieri ed i problemi chiusi in fondo ad un cassetto. Magari per un’ora o per una notte intera. La mente sgombra. Resta la voglia di divertirsi.

Eccola lì, bella più che mai, da grande farà il medico pure lei, ma degli animali.

Ha cominciato da piccola a curare gli uccellini a cui si spezzava un’ala ed a portare a casa per la gioia dei genitori tutti i gatti ed i cani randagi che trovava sul suo tragitto tornando da scuola. Il secondo ragazzo si avvicina e le bacia la guancia. Siamo una bella coppia, pensano contemporaneamente. Forse stanotte faranno l’amore.

Anche il primo ragazzo è arrivato. Purtroppo.

Si fa largo tra la folla mentre con una mano apre la giacca pesante.

Sotto, ben ancorati alla cinta 20 chili di tritolo, “arricchiti” da biglie d’acciaio, chiodi ed altri pezzi di metallo che verranno sparati tutt’intorno ad una folle velocità andando a dilaniare anime e corpi e garantendo un numero elevato di morti. A casa ha salutato tutti, girato una video dove lancia il suo proclama di morte e scelto di immolarsi. Non ha tempo però per pensare a queste cose. Nessuna emozione lo deve distogliere dal bersaglio. Non sono ammessi cedimenti.

Le guardie della security pare si accorgano di lui ma oramai è troppo tardi. Ha già raggiunto il centro della sala, l’area più affollata e gremita di giovani. Come lui. Con le stesse scarpe ma un’idea un po’ più chiara di libertà.

Forse urla qualcosa, forse no. Poi tira un dannato cordoncino che fa da detonatore. E uccide il futuro di decine di giovani. Giovani che darebbero diventati pediatri. O avrebbero curato gli animali. E che muoiono in una fottuta sera che doveva essere di divertimento, senza aver avuto il tempo di dirsi che si amavano. E che si sarebbero amati, forse, per tutta la vita.

Non so se sia andata proprio così, ma è successo, nuovamente, venerdì scorso a Tel Aviv:

parecchi morti ed un numero di feriti gravi destinato a calare per far aumentare il precedente dato. Ma soprattutto un’ennesima brusca frenata a quel tanto auspicato processo di pace. Che forse mai giungerà……….

 

 

“ Se tornassi in tutti i posti del mio cuore,

quante volte potrei dire a chi mi ha dato un po’ di sé,

tu se parte di me!”.

Pooh, C’est dificile ma c’est la vìe”

PENSIERI (arrabbiati) IN LIBERTA’ – liberi di pensare.

 

Questa volta all’orizzonte non c’è “solo” un bel Panorama, no c’è molto di più. Quell’onda che farà la necessaria e definitiva pulizia. E’ questione di pochissimo…..

 

Ancora abusi su bambini con gravi handicap. In questo caso il bimbo è pure morto. E mentre tutti pensavano ad una meningite fulminante, qualche mese dopo si scopre la cruda verità: mamma e nonna colpevoli della morte del piccolo innocente.

Tempo fa in una mia conferenza parlai di questo tema e di quanto sommerso fosse.

Ricordo le risate, sì le risate, della predatrice intervenuta per conto del suo fottuto comitato pedofilo. Gente così è stata partorita da Auschwitz e continua a riprodursi con il solo scopo di offendere, con al propria esistenza, l’umanità intera.

 

Lo grida forte la mamma di Chiara al processo dei satanisti che hanno spazzato via la vita di sua figlia:

“non bisogna chiamarle bestie, bisogna chiamarli assassini !”.

 

Canzone del giorno: Mike Oldfield, Moonlight shadow.

PARADISE LOST.

Avevamo lasciato i suoi boschi, ricchi di folletti e di elfi, di piante parlanti e nani coraggiosi. Avevamo scalato le sue vette combattendo il male. Anche quando era numericamente più forte. Apparentemente imbattibile.

C’eravamo riposati sulle sponde di un fiume, tra le danze dalle principesse ed i giochi di prestigio del mago. Solcato i suoi cieli aggrappati alle ali di possenti aquile….poi…..

Poi però la favola è finita e la notizia che riporto oggi ci ha catapultati tristemente alla realtà: se di paradiso si parla quello dei pedofili a cui bisogna pensare:

<<Quarantuno persone arrestate nella più vasta operazione contro la pornografia infantile mai lanciata in Nuova Zelanda. Gli arrestati, tra cui insegnanti e allenatori sportivi, sono accusati di aver acquistato e scaricato materiale in Internet. L’operazione segue un articolo di Time che si domandava se la Nuova Zelanda fosse divenuta un rifugio per i pedofili, asserendo che non aveva agito in seguito a segnalazioni dagli Usa. Il ministro della Polizia ha negato le accuse.>>

L’INTERVISTA.

Questa è la cronaca di un incontro. Tra due persone che si stimano  si rispettano. Una giornalista con qualche capello bianco e Massimiliano Frassi, presidente della Associazione Prometeo onlus di Bergamo, da anni impegnato a debellare il triste fenomeno della pedofilia.  Ma è anche un monito a non abbassare mai la guardia. La recente apertura dell’ anno giudiziario ha confermato che gli abusi sui bambini sono in aumento, ma allo steso tempo ha sottolineato come la gente torni ad avere paura di chiedere aiuto. Segnalando e bloccando il ciclo di abusi. Questa è una lotta che ci deve vedere tutti uniti. Senza mezze misure.

 

D: Frassi, da dove partiamo nell’affrontare un problema così vasto e agghiacciante al tempo stesso, come quello dell’abuso sui bambini?

R: Partiamo da un dato di fatto: oggi la pedofilia sta vincendo. Grazie a chi la pratica. Grazie a chi la protegge. Sta tornando a vincere nei Tribunali, sta tornando a vincere nella società “civile” che ubriaca di catastrofi, violenze e morti servite anche all’ora di pranzo, tra un reality show ed una Lecciso danzante, ha alzato il proprio livello di apatia ed annullato la sua sensibilità. Siamo regrediti. Scendendo al livello più basso di quello di tante bestie, che per proteggere i propri cuccioli al contrario di quanto facciamo noi, si riuniscono compatte in branco.

D: Non starai pensando di mollare tutto?

R: Non l’ho detto e non l’ho mai nemmeno pensato! Ma è giusto ed umano scoraggiarsi. Per poi riprendersi e ripartire. Altrimenti saremmo robots. La mia testardaggine “bergamasca” in questo mi è molto d’aiuto. Ho fatto una scelta di vita. Sapevo fin dall’inizio che sarebbe stato difficile e non sarà certo qualche minaccia o qualche ostracismo a fermarmi. Mai come in questo momento c’è bisogno di creare un fronte comune che si impegni seriamente a combattere la pedofilia. Con fatti e parole. Ed io credo di poter dare il mio personale contributo. Perdona la botta di presunzione pura, ma se fossi una vittima dei pedofili penso che gli operatori di Prometeo potrebbero essere un grande aiuto.

Se a tutto questo poi aggiungi che l’età media dei bimbi abusati che seguiamo va da 1 a 4 anni……

D: Ti interrompo e ti perdono. Non credi sia proprio questo che rende la vostra, o sarebbe meglio dire la nostra lotta, la lotta di noi società “civile” come dici tu, così difficile?!  Non è forse meglio allontanare l’idea che possa accadere un reato simile, su bimbi così piccoli?!  In posti dove li pensiamo al sicuro?

R: Su questo ti do ragione. Purtroppo. Se pensi che per allontanare la grandezza e l’orrore dei campi di sterminio c’è chi fa del becero revisionismo storico anche a distanza di 60anni e con migliaia di testimoni che sulla propria pelle mostrano ancora oggi un tatuaggio col numero affibbiatogli a Auschwitz, puoi capire come un problema ancora troppo invisibile come questo, sia così scomodo. Puoi capirlo, certo, ma non devi accettarlo.

D: Ti ho visto spesso insieme ai tuoi operatori fuori dalle aule di Tribunale. In paziente attesa. Cosa fate esattamente e puoi aiutarci a capire chi è il pedofilo che vi ritrovate ad affrontare al giorno d’oggi?

R: Cosa facciamo?! Aspettiamo. Non così pazienti come dici di vederci, ma aspettiamo. Che finisca il processo, le vittime escano e possano trovare qualcuno che le accolga. Le accompagni fuori, anche solo per un caffé. Si faccia carico della loro sofferenza. Delle loro lacrime. Di quei racconti che hanno fatto loro rivivere tutto quanto. Ampliandone il dolore. Magari mentre a pochi metri di distanza “lui” il predatore sbadigliava annoiato o le sfidava, ridendo…..

D: Perché lo chiami predatore? E’ un termine molto “forte”, che ti ho sentito utilizzare anche nelle tue conferenze.

R: Perché di questo si tratta: un predatore di bambini. L’alibi del “povero” malato è stato cancellato dalla Cassazione italiana e da fior di studi statunitensi. Non c’è lo spazio necessario per spiegarmi meglio, ma basti ricordare che è un essere perfettamente in grado di intendere e di volere. La sua è una scelta. Sceglie di fare del male ai bambini. Sa come obbligarli al silenzio. Sa come far loro paura. Sa come abusarli senza lasciare segni visibili. Sa come farla franca, visto che solo il 2% di loro viene identificato e punito. Se pensi che le foto preferite in internet oggi sono quelli di bambini che hanno rapporti con animali o di scatti “rubati” agli obitori…. 

D: Ho capito, può bastare. Tu hai sempre raccontato la pedofilia senza mezzi termini, tanto che già una volta mi permisi di affermare che nel campo della lotta alla pedofilia nella bergamasca c’era un prima ed un dopo Prometeo. Hai preso anche posizioni molto coraggiose e molto scomode, che ti hanno procurato non pochi problemi.

R: Temo di sapere dove andrai a parare….

D: Vorrei, senza entrare in dettaglio sul caso, capire da te cosa è successo con le suore di Cazzano. Condannate a Bergamo ma assolte in appello a Brescia. Tu fosti molto duro nei loro confronti…

R: Ho capito, ora ti fermo io. Posso dirti questo: ogni qual volta ci siamo schierati pubblicamente, facendo anche nomi e cognomi, è perché avevamo visto i danni fatti sui bambini ed allo stesso tempo le mosse per occultare il tutto e costringere le vittime nuovamente al silenzio…

D: Le suore di Cazzano.

R: Ci sto arrivando. E visto che mi interrompi di nuovo, allora ti rispondo io facendoti una domanda. La Procura di Bergamo le ha condannate a 9 anni e 6 mesi, dopo un processo durato quasi tre anni. Dopo perizie mediche e psicologiche. Con una sentenza grande quanto un’enciclopedia. La Corte d’appello di Brescia ha sentenziato che “i fatti non sono mai accaduti” e le ha assolte dopo un processo durato in tutto meno di dieci ore e con delle motivazioni che non si vedevano in un simile documento, da almeno cent’anni. Sai spiegarmi tu cosa è successo? Il legale che sta difendendo anche le Bestie di Satana, è riuscito a far passare i bambini per non credibili. Chiariamoci una volta per tutte: come dice il mio amico Austin Berglas della FBI d
i
New York non mi importa un fico secco chi sia il pedofilo, quale ruolo abbia nella società, che divisa indossi. Mi importa il male che fa ai bambini. E chiunque neghi che i bimbi di Cazzano abbiano subìto abusi mente vergognosamente. Basta “ascoltarli” oggi, a distanza di tempo per capirlo.  (…) Confido comunque nella Cassazione. Senza becera retorica lasciami aggiungere che soprattutto nella terra di Papa Giovanni questo resta un crimine inaccettabile. E chiunque lo protegga o lo copra, va punito tanto quanto chi lo pratica. 

D: L’Eco di Bergamo vi ha attaccato duramente.

R: Rompendo…..l’embargo a cui ci avevano condotti e facendoci sommergere di lettere di solidarietà. Comunque non ce l’ho con L’Eco dove lavorano molti miei amici (senza poter ammettere di esserlo), né tantomeno col sig. Ongis, anzi lo ammiro pure. Spero solo non l’abbiano punito per averci dovuto nominare per ben due volte violando l’embargo di cui sopra. Una sola cosa mi piacerebbe capire però: noi siamo gli stessi di cui parlavano un giorno sì ed uno sì. Diciamo le stesse identiche cose. Identico è l’impegno. Solo che da quando nel registro negli indagati sono finiti pure pedofili travestiti da preti o da suore, siamo passati dall’essere gli eroi del giorno ai talebani della antipedofilia.  Ma se le cose sono cambiate negli USA, in Irlanda, in Austria, in Portogallo, confido che presto cambieranno anche da noi.

D: E’ nata qui l’accusa di una “Prometeo” anticlericale?R: Chiaramente sì. L’infamia da sempre è l’arma più utilizzata per far tacere ed emarginare chi è scomodo. Anche i mafiosi oggi si sono evoluti e sparano qualche colpo di lupara in meno e qualche bugia in più. D’altronde credo che a certi soggetti faccia più comodo pensarci come anticlericali che come fedeli e credenti. Come anticlericali sembriamo meno pericolosi per un pedofilo con la veste.

D: Per questo hanno anche detto che sei la Fallaci della lotta alla pedofilia?R: E senza saperlo mi hanno  fatto un grandissimo complimento, a dimostrazione del loro analfabetismo patologico. L’unica a doversi offendere semmai è proprio la Fallaci. Troppo grande ed unica per essere paragonata al sottoscritto.

D: A Brescia è nato addirittura un Comitato che ha difeso apertamente gli imputati (alcuni attualmente a processo, altri condannati pesantemente) e vi ha fatto emarginare da certi spazi, chiedendo pubblicamente di “disattivare Prometeo”? Tu sei stato anche aggredito e chi ti conosce bene sostiene che per te Brescia sarà una ferita dura da rimarginare.

R: Abbiamo aperto un anno fa in questo periodo uno sportello in provincia di Brescia e sono arrivati a noi più di 100 casi, tra cui quelli a cui hai fatto riferimento: abusi nelle scuole materne.

Sì la ferita è molto aperta. Ho visto come stanno oggi quei bambini ed i loro genitori. Bambini che il primo processo ha confermato essere stati narcotizzati, torturati in abusi satanici ritualistici, stuprati. E poi fotografati, venduti a più adulti. Come può non essere una ferita aperta?!

D: Sì, ma soffermiamoci sul Comitato, oltretutto capitanato da un sacerdote.

R: Non mi esprimo sul Comitato né su chi lo coordina. Ci saranno alcuni processi ove questo verrà  fatto e solo dopo ne parlerò. Molto. Certo mi fa paura pensare che ci sia gente che ha fatto delle fiaccolate scendendo in piazza, per persone che poi sono state condannate a 15 anni. Per loro basta un verso di quel grande poeta che dice: “non c’è pietà per chi non prega e si convincerà che non è solo una macchia scura, il cielo”.

D: Renato Zero. Lo citi ogni qual volta ne hai l’occasione.

R: La poesia unita alla buona musica può essere un antidoto alla follia.

D: Come Prometeo siete stati firmatari di una proposta di legge, firmata Bondi/Deodato. Tu la presentasti alla Camera, lo scorso anno. Che fine ha fatto?

R: Da allora è bloccata in qualche cassetto, malgrado sia stata incorporata con una proposta di Castelli ed altre iniziative più specifiche. Mi dispiace perché era una legge dalla parte delle vittime e non dei predatori, ai quali, tanto per cominciare, si sarebbe tolta la possibilità del patteggiamento. Confido che sia ferma solo per una arretratezza burocratica e non per altro.

D: Dove andremo a finire…

R:Andremo a finire bene. Ne usciremo a pezzi, ma non possiamo pensare che vincano “loro”. Non voglio credere che questa sia una società che difende la pedofilia. E’ un qualcosa di inaccettabile ed inimmaginabile al tempo stesso.

D: Ti sei occupato in un libro dei bambini delle fogne di Bucarest. Com’è la situazione oggi in Romania?

R: Già, con i proventi di quel libro che presto editerò in una nuova edizione, abbiamo aiutato una suora italiana a seguire un centinaio di bambini, comprato letti, farmaci, giochi e cibo per ospedali e orfanotrofi, fatto fare formazione in Italia a operatori romeni e mandato formatori italiani sul posto. Consegnato personalmente aiuti a bimbi malati di aids o di leucemia. Fatto adozioni a distanza e regalato un minibus. La situazione è immutata. Si è solo ripulita la facciata, ma il marcio e le lacrime, sotto ad un tombino lucidato a nuovo, sono quelle di sempre.

D: Quali sono i vostri progetti futuri e come possiamo aiutarvi?

R: I progetti sono tanti. Vorremmo creare finalmente un centro plurifunzionale che operi a livello nazionale, visto che oggi il 30% dei casi ci arriva dal resto d’Italia. Nel frattempo partiranno delle sezioni locali a Cuneo, Vicenza, Latina, Roma, Orvieto. Sezioni che continueranno il nostro impegno. Per l’editoria usciranno tre nuove pubblicazioni da noi seguite, tra cui il mio terzo libro, un pamphlet che toccherà nel segno. Infine stiamo lanciando in questi giorni la campagna “Amici di Prometeo 2005”, invitando la gente ad una sorta di tesseramento popolare, che ci permetta di avere quel fronte comune oggi necessario a dire basta a certi abusi ed allo stesso tempo quei fondi che continuano ad arrivare a tutti. Tranne che a noi. Ottimale sarebbe che qualche grossa industria ci venisse in aiuto, assumendo per noi degli operatori (sottolineami per favore che il Governo supporta con benefici fiscali queste iniziative!). Per la Romania invece
ci concentreremo su di un ospedale di Bucarest per bimbi malati terminali di aids a causa degli abusi sessuali subìti.

Si trovano tutte le informazioni sui nostri progetti così come la campagna, nel nuovo sito: www.associazioneprometeo.org .

D: Non c’è che dire. Vi aspetta un anno impegnativo. Vi auguro di non essere lasciati mai da soli.

R. Speriamo, ma non ti ho risposto a “come possiamo aiutarvi”. Utilizzo una frase di Martin Luther King ed una di Papa Giovanni XXIII:

“non smettete mai di indignarvi” e “tornate a casa, date una carezza ai vostri figli”. Basta così poco per vincere.

MMS

Buona notte ai cuori in ascolto



 NO COMMENT: SE NON PER TORNARE AD URLARE VERGOGNAAAAAAAA, VOGLIAMO UNA CHIESA PULITA.

Pedofilia negli USA, 1000 nuove denunce e 750 preti coinvoltiNEW YORK – Una nuova valanga di accuse di pedofilia si è abbattuta sulla Chiesa Cattolica americana: la Conferenza Episcopale ha reso noto di aver ricevuto nell’ultimo anno 1.092 accuse di molestie sessuali contro almeno 756 tra preti e diaconi.

Metà dei preti accusati lo scorso anno erano stati denunciati in precedenza per abusi, ha detto Kathleen McChesney, direttore esecutivo dell’ufficio della Conferenza Episcopale per la protezione dei minori.

Dopo la bellissima intervista apparsa su "La voce di Bergamo" (che a breve inserirò qui) segnalo sempre per gli amici bergamaschi un interessante servizio dedicato a me ed alla Prometeo apparso sul nuovo numero di QUI BERGAMO.

IL SUO NOME E’ DONNA ROSA.

Ci sono piccole persone, anonime ai più, che con piccoli gesti hanno provato, a volte riuscendoci, a cambiare il mondo. In meglio.

Uan di queste si chiama Rosa, Rosa Sparks.

Oggi 92enne afflitta da debiti e dalla demenza senile, fu protagonista 50anni fa di una “rivolta” che non aveva precedenti. Nel profondo sud degli Stati Uniti, per l’esattezza in Alabama, in una bella mattina di sole si rifiutò di concedere il suo posto sull’autobus all’uomo bianco che ne rivendicava la proprietà. Lei d’altronde era una giovane di colore e quel posto per lei era off limits, assolutamente non occupabile. Sapeva benissimo a cosa sarebbe andata incontro opponendosi a quella volgare ingiustizia. Sapeva del carcere e delle percosse. Delle umiliazioni e delle vendette. Ma quel gesto civile era necessario. Per lei. Per gli altri. Per il mondo intero. Troppo facile continuare a tacere. A lamentarsi senza muovere un dito.

Il suo piccolo gesto portò a 381 giorni di rivolta razziale e ad un lento processo di uguaglianza.

Ci sono piccole persone, anonime ai più che con piccoli gesti hanno provato, a volte riuscendoci, a cambiare il mondo in meglio:

come dico spesso in questo spazio, ai cuori in ascolto la mia richiesta:

portate dentro di voi questo nome, da oggi un po’ meno anonimo:

Rosa Sparks.

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