Archivio di marzo 2005

QUANDO MUORE IL MALE.

Aggiunte le foto del Vampiro del deserto. Continuate a commentare.

Again. Kill him again.

Ancora. Ucciditelo ancora.

 

 

Le grida salgono a forza dalla folla che la polizia riesce a malapena a contenere. E diventano un unico grande coro, che unisce gioia e sofferenza al tempo stesso. KILL HIM AGAIN AND AGAIN.

Sono quasi tremila le persone qui riunite. Tremila esseri umani contenuti a stento dai militari in assetto da guerra. Gli stessi che al mattino presto, però, avevano battuto ogni via possibile urlando agli altoparlanti, ora e luogo dello spettacolo.

Sul palco allestito al centro della piazza due uomini. Il primo è a torso nudo, le mani legate in alto ed il volto contratto dal dolore. Un dolore esclusivamente fisico. Al suo fianco un uomo robusto, in camicia bianca, sotto giacca scura, alza al cielo la frusta, che si abbatte sulla schiena dell’uomo legato.

Uomo di cui sappiamo il nome, “Mohammad Bijeh”, la nazionalità, iraniana, il motivo per cui si trova lì:

aver rapito, stuprato ed ucciso, abbandonando i resti nel deserto, 21 bambini.

Da qui il soprannome di “desert vampire”, vampiro del deserto appunto.

Sono fermamente contrario alla pena di morte, metodo sicuramente non risolutivo per alcun crimine, se non per mettere noi tutti sul piano dei predatori e della loro stirpe, anche se incontrando ogni giorno storie di bimbi abusati ammetto di aver avuto pure io, per la rabbia, qualche “brutto pensiero”.

Certo è che leggendo il reportage della BBC dal paesino a sud di Teheran, c’è da avere la pelle d’oca:

non solo per la violenza esercitata dall’ennesimo mostro (chissà povera bestia se anche là ha avuto un  comitato in sua difesa, che faceva volantinaggio magari a dorso di cammello), ma per la violenza richiesta dalla folla. Una folla fatta anche di bambini, lesti nell’applaudire il corpo flagellato del mostro.

Bambini che da grandi perciò parleranno solo il linguaggio della violenza.

E questo mi fa più paura di tutto il resto.

Nota:

Lunedì inserirò le foto dell’esecuzione. Il dibattito è aperto, questa volta vorrei sentire i vostri pareri, augurandomi, di non dover censurare nulla e confidando sulla vostra intelligenza. 

 

MEDEA TRA NOI.

Ancora madri assassine. Tre solo negli ultimi due giorni. E mentre i corpicini dei loro figli attendono un passaggio in prima classe per il paradiso in qualche freddo obitorio, loro probabilmente cercano di accaparrarsi un avvocato di fama, che garantisca almeno un posto in prima fila in qualche fottuto reality show.

 Per approfondire:

“Medea tra noi” di Gian Carlo Nivoli, Carocci edizioni. 

 

Domani sabato 19 marzo, in regalo col Corriere della Sera, libro + cd con la fiaba di Pollicino. Prenotate la vostra copia!!!!!

 

 

IL SENSO DI COLPA. 

Della foto – da oggi pure in questo blog – ho già parlato poco tempo fa.

 

L’immagine è agghiacciante. Agghiacciante l’avvoltoio. Agghiacciante il corpicino, sfinito, del piccolo esserino sudanese.

 

Il fotografo, Kevin Carter, per una serie di scatti che si concludevano, appunto, con questa immagine, vinse il premio Pulitzer, conquistò fama e successo mondiale.

 

Rimase però un vuoto dentro di lui. E più la foto girava il mondo e sconvolgeva la gente più il vuoto si allargava, raggiungendo i polmoni, che non lo facevano respirare più, il cuore, che batteva all’impazzata, la mente che si perdeva dietro folli congetture.

 

Il senso di colpa prese vita. Così come la depressione causatagli proprio da quello scatto. Dal suo essersi messo in posa. Aver centrato l’obbiettivo. Messo il tutto a fuoco per carpire la giusta luce, ma non aver fatto nulla, ma proprio nulla per salvare la bambina.

 

E così nel 1994 Carter si è suicidato.

 

Mentre la foto, quella, è sopravvissuta. Più dura e agghiacciante che mai.

 

Ma visto come sono andate le cose (per lui e per il Sudan), assurdamente inutile.

 

Lettera per un giornale locale.

 

Gent.mo Direttore,

 

mi permetto di scriverle, rubando volutamente poco spazio, in seguito all’articolo apparso sul suo giornale, lunedì 14 marzo 2005, sul caso del “molestatore delle bambine” denunciato a Pontirolo Nuovo (Bg).

 

Poche brevi righe, dicevo, per esprimere al Comune, al Parroco ed alle insegnanti di tale paese, tutta la mia stima e la mia personale gratitudine; leggo virgolettate le parole loro attribuite: “la gente del paese appena ha saputo del problema si è mossa, ha saputo reagire” ed ancora “non si nascondono queste cose – avevano spiegato le insegnanti ai bambini – non bisogna vergognarsene, sono già accadute ad altri”.

 

Da troppi mesi a questa parte  la lotta alla pedofilia e la protezione dei nostri figli ha subito un brusco freno, una pericolosa inversione di tendenza, con abusanti che manifestano pubblicamente a favore della propria “categoria” e vittime sempre più ridotte ad un omertoso silenzio, che non fa altro che permettere e garantire nuovi abusi.

 

L’esempio dell’intera comunità di Pontirolo (comune, scuola e parrocchia!), oggi eclatante ma assolutamente “normale” se si pensa in termini di civiltà, c’è da augurarsi possa essere esportato in tanti (troppi) altri paesi della nostra bella provincia.

 

Cordiali saluti

 

dr. Massimiliano Frassi

 

Mi congratulo con Antonio Marziale dell’osservatorio sui diritti dei minori, per la coraggiosa presa di posizione, avuta nei giorni scorsi in seguito all’omicidio del 14enne, ucciso a Mugnano (Na).

Dice Marziale:

“Non è accettabile che un bambino di 14 anni muoia come un affermato gangster,  verosimilmente giustiziato da coetanei, vittime come lui di una cultura difficile da sradicarsi se non intervengono misure straordinarie di contenimento e prevenzione”.

 

“Migliaia sono i bambini che nascono respirando in casa, sin dai primi vagiti, un’aria marcita da logiche criminose. Figli di gente notoriamente dedita ad attività delinquenziali che determina una formazione equivalente e destinata, nel tempo, ad assumere forme sempre più lontane da sia pur paradossali dettami deontologici che almeno risparmiavano la vita a donne e bambini”.

“Bisogna togliere la patria potestà ai genitori condannati per reati di stampo mafioso, affidando la guida dei ragazzi ad enti ed istituzioni sociali, religiose, militari che non possono stare inermi davanti al perpetrarsi di tanta violenza di minori su minori. Occorre seguire rigidamente l’itinerario scolastico e sociale di questi ragazzi. E’ l’unico modo – conclude Marziale – per stroncare carriere predestinate e per garantire alla società civile un livello di sicurezza pubblica degno di un Paese civile e democratico”

 

 

 

In questi giorni Marziale è stato colpito da un grave lutto familiare. Le più sentite condoglianze da parte mia e di tutti gli operatori di Prometeo.

 

NO COMMENT.

 

Ve lo ricordate Guido? No?! Ma come no?! Guido è. Era. Fu. Sì insomma Guido quello là. Quello….quello….ecco quello che balbettava. Cioè …..anzi….ah ci sono, quello cacciato dal Grande Fratello per aver bestemmiato.

 

Fìu, ci sono riuscito. Chiaro no?! Quel pirlone antipaticissimo ed assurdamente ignorante. Abile più a destreggiarsi con rutti e scoregge che con l’italico idioma, il quale fu poi esiliato dallo schermo catodico per la bestemmia in diretta.

 

Davanti giusto ad una decina di milioni di italiani.

 

Tutti piansero per lui. Tutti pensarono: ma vedi che idiota, pirla fino in fondo. Non vale un cazzo, non sa fare un cazzo, e proprio per questo avrebbe potuto vincere la gara, invece guarda lì alla faccia delle nominations, che razza di suicidio mediatico.

 

Suicidio un par di ciufoli (sempre per mantenere un linguaggio dotto e corretto), oggi Guido fa serate come tutti i suoi “fratellini” catodici ed anche se
la TV
l’ha effettivamente emarginato “esce” a sole…..4.500 euro a serata.

 

Certo, ancora lontano dai guadagni di Costantino che di euro ne fa tre volte tanto e che nella sola notte dell’8 marzo, dividendosi equamente in tre eventi tre (cena, discoteca con distribuzione mimose e spogliarello) ha fatturato 55.000 euro. Un paio d’anni di lavoro a 8 ore al giorno per la maggior parte dei comuni mortali.

 

Oddio, vuoi vedere che forse così pirloni non lo sono……….?

 

Nel dubbio oggi nello spazio NO COMMENT ci stanno loro.

 

“Duermete niño pequeño duermete que te velo yo”:

 

è il verso di una dolce ninna nanna presente nel bellissimo libro “Ninne nanne” del grande Federico Garcìa Lorca, tra i più importanti (il più importante?) poeta del secolo scorso.

 

Edito da Salani (a sole 6 euro) raccoglie quelle filastrocche per bambini riunite dallo stesso Federico, in “ogni luogo di Spagna”, con l’intento di “conoscere in qual modo le donne del mio paese addormentassero i figli”.

 

Per i piccini di ieri e di oggi.

 

DA GRANDE.

 

La Storia insegna
che moltissimi criminali nazisti sono riusciti a farla franca ed a trovare nuova vita in altri PAesi, specialmENTE in sud-america. GRAZIE AI TESORI CHE SI SONO PORTATI CON SE’ ED ALLE PROTEZIONI DA PARTE DEI MOVIMENTI CHE ANCORA OGGI LI DIFENDONO, LI FINANZIANO E LI PROTEGGONO (uno su tutti: “Liberi di gasare”) HANNO VISSUTO INDISTURBATI UNA VITA A CINQUE STELLE ALL-INCLUSIVE, SU QUALCHE SPIAGGIA SIMIL-CARAIBICA. SENZA

MAI PAGARE
PER
I REATI COMMESSI SU MILIONI DI INNOCENTI.

 

IL PREMIO ALLA COERENZA, TRA I “FIGLI DI HITLER”, VA A TALE PAUL SCHAEFER, DI ANNI 86, IL QUALE IN CILE HA FONDATO UNA COLONIA LAGER DOVE, L’EX-CAPORALE E MEDICO DELL’ESERCITO NAZISTA INSIEME AI SUOI NUOVI COLLEGHI DI LAVORO, COMPIVA ABUSI SESSUALI SU BAMBINI “SOTTRATTI AI GENITORI SUBITO DOPO
LA NASCITA
”.

 

PER NON SENTIRE NOSTALGIA DI CASA
LA COMUNITA
’, BATTEZZATA “DIGNIDAD” (DIGNITA’ – SIC!) ERA CIRCONDATA DA TORRETTE DI GUARDIA CON UOMINI ARMATI E FILO SPINATO. GIUSTO PER REPLICARE DA GRANDE, QUELLO CHE ERA STATO DA GIOVANE.

 

PER
LA CRONACA LA
BELVA E’ STATA ARRESTATA POCHI GIORNI FA A BUENOS AIRES.

 

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