Archivio di Febbraio 2007

NOI NON DIMENTICHIAMO / 2
Un vostro messaggio per Tommy e la sua famiglia.
TOMMY 2
Nei prossimi giorni cade l’anniversario di una triste ricorrenza. Quella in cui un bimbo (non comune) venne rapito dalle braccia dei propri genitori e brutalmente trucidato. Perché, ancora non si sa……o forse si sa, per quel non-senso che appare ogni qual volta c’è un bambino sul palcoscenico della vita. Quel piccolo splendido frugoletto è entrato, incredibilmente, nella memoria collettiva di noi tutti, tutti come già scrissi l’abbiamo idealmente adottato, fatto nostro, accolto dandogli un posto “a vita” nel nostro cuore.
Tra qualche giorno qui lo ricorderemo (ancora non so come, ma lo faremo). Vorrei che l’omaggio migliore arrivasse da voi, con un messaggio (breve o lungo non importa) una poesia, il verso di una canzone, una lettera, fate ciò che volete.
Avete a partire da ora……48 ore di tempo. Mercoledì termina la lettura di quello che manderete. Dopo di che il tutto apparirà sul blog.
I commenti questa volta DOVETE MANDARLI via mail (di solito mi lamento perché qui commentate poco e via mail tanto, stavolta vi autorizzo a farlo ;-); l’indirizzo lo ricordo è: blogfrassi@yahoo.it  ).
Nell’oggetto della mail scrivete “ricordo di Tommy”.
Mano alle penne, dita sulle tastiere, cuori aperti, via alle emozioni, tocca a voi……per non dimenticare.

Preti pedofili, il segreto di Stanislao
Il cardinale Dziwisz accusato di aver taciuto gli abusi sessuali dei preti polacchi
GIACOMO GALEAZZI – LA STAMPA
 
CITTA’ DEL VATICANO
Il cardinale Stanislao Dziwisz, per quarant’anni segretario di Karol Wojtyla (ventisette dei quali in Vaticano) e attuale arcivescovo di Cracovia, è accusato di aver coperto casi di abusi e molestie perpetrati da prelati polacchi e alte personalità ecclesiastiche. Nel mirino, il mancato intervento del braccio destro di Giovanni Paolo II in alcune vicende particolarmente scabrose, nonostante le circostanziate denunce coinvolgessero influenti personalità della gerarchia ecclesiastica.

Tra questi, un arcivescovo connazionale e amico di don Stanislao e il fondatore dell’ordine religioso in maggior crescita oggi al mondo: i Legionari di Cristo. Fin dal 2000 l’«angelo custode» del Pontefice sarebbe stato informato di gravi casi di molestie che vedevano coinvolti prelati celebri, ma avrebbe «insabbiato» il dossier che proveniva dal clero polacco e da un tribunale ecclesiastico sudamericano. L’accusa è pesante, simile a quella che ha costretto alle dimissioni il cardinale Bernard Law, l’ex arcivescovo di Boston nominato arciprete di Santa Maria Maggiore a Roma. In primo luogo risulterebbe che il cardinale Dziwisz avrebbe ignorato le rivelazioni di esponenti della Chiesa polacca che avevano per oggetto un suo sodale. Invece di attivarsi per verificare le gravissime accuse contenute nelle informative, don Stanislao avrebbe tenuto prudentemente in un cassetto gli allarmanti documenti che gli aveva inviato, sette anni fa, un gruppo di sacerdoti per avvertirlo degli abusi di monsignor Juliusz Paetz, allora arcivescovo di Poznan, a danno di seminaristi. I preti che avevano indirizzato l’informativa riservata a don Stanislao si aspettavano una pronta reazione da parte del segretario del Papa e avrebbero scoperto, invece, con grande stupore, che Karol Wojtyla era stato completamente lasciato all’oscuro della vicenda.

Lo scandalo dell’arcivescovo Paetz venne poi alla luce indipendentemente dalla denuncia fatta giungere a monsignor Dziwisz e portò alle clamorose dimissioni del presule polacco nel 2002. Le accuse aleggiavano da diverso tempo attorno all’arcivescovo Paetz, al punto che la Conferenza episcopale polacca aveva messo segretamente al lavoro una commissione d´inchiesta. I testimoni d’accusa (giovani vittime di molestie sessuali) sono più di una dozzina e incombeva la minaccia che la vicenda potesse allargarsi a prelati vicini a monsignor Paetz negli anni del suo soggiorno in Vaticano come assistente alla Camera pontificia.

Segnalazioni tutt’altro che rassicuranti erano giunte sul suo conto anche dal giudice polacco della Rota Romana, monsignor Antoni Stankiewicz e da un’amica di gioventù di Karol Wojtyla, la psichiatra Wanda Poltawska, guarita da un tumore terminale, nel 1962, per l’asserita intercessione di padre Pio. Malgrado il silenzio di don Stanislao, dopo un paio di anni, monsignor Paetz, chiacchierato dai suoi stessi sacerdoti per i rapporti con alcuni studenti e chierici del seminario, fu allontanato dalla prestigiosa carica. Ma ciò solo in seguito a un articolo pubblicato dell’autorevole quotidiano «Reczpospolita». Fino all’ultimo il presule ha negato le accuse, sostenendo di aver rassegnato le dimissioni «per il bene della chiesa di Poznan».

Nelle vicende di abusi compiuti da prelati, le omissioni attribuite a don Stanislao, oggi depositario di quel ricchissimo archivio personale che Giovanni Paolo II aveva chiesto fosse dato alle fiamme dopo la sua morte, non si limitano alla Polonia ma coinvolgono anche il leder dei Legionari, un corpo scelto e superpreparato di sacerdoti e laici di tutto il mondo, in rapidissima espansione.

Nel 2002, sempre nel ruolo delicatissimo di segretario personale del Pontefice, monsignor Dziwisz avrebbe ricevuto la lettera di don Antonio Ornelas, un sacerdote messicano, membro del tribunale ecclesiastico diocesano, che portava alla luce gli abusi e le molestie di padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo. Anche in questo caso, la risposta di don Stanislao sarebbe stata il silenzio. Del resto un processo canonico avrebbe inevitabilmente costretto il Vaticano ad affrontare spinosissime questioni. Nel caso Maciel, infatti, i capi d’accusa fanno riferimento al canone 977 (assoluzione di un complice nel peccato contro il sesto comandamento, ossia «non commettere atti impuri»). Nella legislazione ecclesiastica l’abuso sessuale di un sacerdote, sia pure sui minori, è meno grave del cosiddetto delitto di «complicità», quando, cioè, il sacerdote confessore assolve colui o colei con cui ha avuto rapporti sessuali. Nel primo caso è prevista la sospensione o al massimo la dimissione del sacerdote, nel secondo, è prevista la scomunica «latae sententiae» riservata alla Sede Apostolica. Ed è proprio questo il delitto di cui si sarebbe macchiato padre Maciel e sul quale le autorità vaticane si sarebbero dovute pronunciare. Anche lui, però, fu allontanato dal suo posto molto tempo dopo la denuncia rivolta a don Stanislao, e cioè solo nel 2005, per iniziativa di papa Ratzinger, nel frattempo succeduto a Karol Wojtyla. Ad aver colto i limiti del provvedimento vaticano, è il canonista messicano padre Antonio Roqueñi, per otto anni cappellano universitario dell’Opus Dei, e poi, per vent’anni, canonista al Tribunale ecclesiastico di Città del Messico, che ha deciso di offrire la propria opera di canonista agli accusatori di padre Maciel. Dopo «attento studio e investigazione», Benedetto XVI gli ha inflitto come pena «una vita riservata di preghiera e penitenza».  L’accusa di aver tentato di coprire gli scandali sessuali nella Chiesa raggiunge il cardinale Dziwisz mentre è ancora aperta nella conferenza episcopale polacca la ferita delle dimissioni del neo-arcivescovo di Varsavia Stanislaw Wielgus. Un’onda lunga che ha raggiungo anche l’arcidiocesi di Cracovia. Anche monsignor Janusz Bielanski, stretto collaboratore del cardinale Dziwisz, è stato costretto a dimettersi da rettore della cattedrale di Cracovia per le accuse di collaborazionismo con i servizi segreti polacchi. In questo, caso come per i silenzi addebitati a don Stanislao nello scandalo dei prelati molestatori, la risposta di padre Robert Necek, portavoce del cardinale di Cracovia, è categorica: «Sua Eminenza non ha insabbiato nulla, non c’è alcuna testimonianza, si tratta di accuse assolutamente ingiuste».

I BAMBINI PERDUTI DI PALERMO.
 
E’ finalmente on-line l’articolo che vi ho segnalato la scorsa settimana sui casi di abusi a Palermo.
Da leggere.
 

RICEVO E RIPORTO – “Meglio tardi che mai”.
Ci lamentiamo spesso delle “falle” della Giustizia. In questo caso possiamo veramente dire che “il crimine non paga”.
Valli del Pasubio. Thanh Tran, vietnamita di 47 anni, dovrà scontare 4 anni di prigione
Violentò bimba, ora va in carcere
La polizia lo ha arrestato per un episodio consumatosi nel 1997
La giustizia gli presenta il conto, dopo dieci anni, e con gli interessi per la violenza sessuale ai danni di una bambina di 3 anni consumatasi nel lontano ’97. Nel frattempo il cittadino vietnamita Thanh Tran, 47 anni, si era rifatto una vita ma il corso della giustizia, per quanto lento, è andato avanti inesorabilmente. Così nei giorni scorsi gli agenti della squadra mobile di Vicenza si sono recati a casa dell’uomo, in via Giolitti a Valli del Pasubio, per condurlo in carcere a scontare la sua pena. L’episodio era accaduto nel ’97 quando l’uomo, secondo quanto accertato dal giudice che lo ha condannato, avrebbe attirato a casa sua la figlia di una vicina di casa per abusarne. La bambina frequentava la casa dell’uomo, che all’epoca aveva 38 anni, proprio in quanto vicina di casa. Ma quel giorno Thanh Tran non riuscì a trattenere i propri istinti morbosi e consumò la violenza sessuale ai danni del la bambina. Dopo la denuncia durante il processo è stata accertata la responsabilità dell’uomo e gli è stata comminata la condanna di 4 anni di reclusione per i danni arrecati alla bimba che probabilmente porterà sempre con sé il marchio di quella tremenda giornata. L’uomo nel frattempo aveva continuato la sua vita a Valli del Pasubio e si era fatto una famiglia che ora dovrà abbandonare per scontare la propria pena che, per la sua gravità, non può essere annullata dal recente provvedimento d’indulto.

david snap
LA FOTO DELLA SETTIMANA.
Nella foto David Clohessy, presidente del gruppo americano SNAP mentre stringe a sé Joan Hillman. La dona tiene stretta una foto di lei da piccola e sta per parlare in una conferenza pubblica. La foto ha per lei un grande valore simbolico, dato che non si riferisce certo ai suoi anni migliori ma a quell’infanzia toltale con l’abuso da un prete pedofilo.

Dal sito di 30 ore x la Vita, un piccolo “ripasso”:

MUSIC-BLOG / Speciale Renato Zero.
“IO E TE LO STESSO PENSIERO”.
Un po’ di poesia per chiudere in bellezza una settimana dove, visto il numero di mails che mi avete mandato, il blog vi ha particolarmente colpito.
La prossima settimana sarà uno dei protagonisti (il protagonista!) del Festival di San Remo. Super ospite il venerdì sera, autore dei pezzi di Al Bano (una belissima preghiera) e della splendida Jasmine, ma soprattutto in tour da fine maggio, mentre la sua raccolta Renatissimo, continua a stra-vendere.. Quello che segue un suo articolo, appena apparso su Gravità Zero. Grande Renato:
Zero tour 2007“Chiedetemi di tornare bambino e questa volta non vi permetterò di operare alcun tipo di manipolazione sulla mia piccola e fragile persona. Niente variazioni genetiche, niente abusi né violenze quindi ! Dovete imparare a rispettare i miei spazi, comprendere i miei bisogni, tollerare i miei mali di pancia, l’irruenza dei miei dentini di latte, il naturale bisogno di cibo, di cure, di risposte ! Pazienterete se mi ci vorrà del tempo per apprendere, per esprimermi, ma soprattutto per riuscire a capire le contraddizioni del mondo ! Ma non mettetemi fretta nel diventare adulto, ciò avverrà non prima di aver espletato i miei doveri di fanciullo, non prima! Non so di quale colore sarà la mia pelle, se sarò allevato da una tribù indigena o sarò figlio di non so quale altro deserto metropolitano, ma quando riaprirò gli occhi spero che le vostre idee si muoveranno anche senza la spinta del petrolio, che avrete smesso di contendervi poltrone, ruoli, carriere, territori! Che avrete il buon senso di non implorare l’intervento divino quando si tratterà di sanare i vostri complicati bilanci! Ma qualora avreste per me una destinazione fatene che non sia definitiva, vi prego, ma che tenga conto della mia evoluzione intellettiva, culturale ed umana e se casomai rinascessi sprovvisto di parenti, di santi protettori o di un impeccabile pedigrì, niente paura, niente paura…Io sono sicuro che in qualche parte del mondo c’è un certo Padre Ugo De Cenzi non esitate, affidatevi a lui, lui saprà preservarmi dalla vostra irrimediabile cecità!
Chiedetemi pure di ritornare bambino fatelo vi prego…fatelo!
Che senza bambini questo giardino è un arida palude!
Renato

Per motivi di servizio il blog domani non verrà aggiornato. Portate pazienza, ma non dipende da me.
Nel frattempo mi pare che di roba da leggere, e su cui riflettere, ce ne sia a sufficienza. Un abbraccio.

I NOSTRI PICCOLI DESAPARECIDOS 1/2
Sono ogni anno centinaia i bambini che spariscono nel nostro paese. Centinaia di piccoli, molti dei quali non vengono più ritrovati.
Eppure le cronache ci rimandano solo i “soliti” nomi, facendo calare il silenzio su tanti, troppi altri.
In un paese, il nostro, dove le pene per i sequestri di persona di minori sono ridicole se comparate alla gravità dei fatti, per colpa di una vecchia legge che riconduceva i rapimenti alle fuitine (le fughe tra fidanzatini che, soprattutto nel meridione, portavano poi alle classiche nozze riparatrici) e quindi non dava la giusta entità in fase di condanna.In questo sito, dedicato ad una bimba tristemente nota, una interessante proposta di legge:

I NOSTRI PICCOLI DESAPARECIDOS 2/2
Per completare il mio post sui bambini che scompaiono in Italia vi segnalo un breve, ma prezioso, saggio appena pubblicato.
Si intitola semplicemente “Bambini Scomparsi” ed è scritto da una giornalista di nome Rita Pedditzi (Alberti editore – euro 12,00).
Forse la prima opera apparsa in Italia sull’argomento. Interessante, quanto doloroso, il capitolo sul piccolo Silvestro Delle Cave e quello su Denise Pipitone.
Incredibile poi il fatto che nella maggior parte dei casi quando le forze dell’ordine hanno indagato per la scomparsa del bimbo il dramma della pedofilia è emerso in modo a dir poco agghiacciante.
Leggete cosa si scrive, ad esempio, nel capitolo su Denise Pipitone:
“…una delle piste battute con più assiduità, c’è quella della pedofilia. La paure sono tante, anche perché negli anni passati, nei pressi di Marsala ci sono stati molti, agghiaccianti, casi. Dal 1997 al 2003 un centinaio (!) di uomini sono stati arrestati per questo crimine…Un fenomeno iù esteso e preoccupante di quanto gli investigatori sospettassero…si trattava di un passaparola da un paese all’altro, di cui molti sapevano e nessuno parlava….”.
Interessante poi il capitolo sui “nomadi”, insieme ai pedofili, altri protagonisti assidui, sempre presenti in queste drammatiche storie di casa nostra.
A breve nel blog metterò un’intervista esclusiva che ho fatto all’autrice (con un’analisi più dettagliata e “professionale” dell’opera).
Nel frattempo, vi consiglio vivamente l’acquisto del libro!
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Per non dimenticare Tommaso Onofri

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