Archivio di giugno 2007

 

dalla_parte_dei_bambini[1]

Volevo evitare ogni commento, riportando integralmente l’articolo. E così farò. Aggiungo solo che da oggi NON dirò più che si tratta “della solita storia”, fatta da predatori senza scrupoli e loro difensori. Perché ogni qual volta la consideriamo tale, “una solita storia “appunto, le permettiamo di fare un passo in più verso la normalità. Rendendola paradossalmente “accettabile”.
E qui di normale ed accettabile non c’è, proprio nulla.
Ne mai ci sarà!
 
Padre, madre, zio e nonno: tutti colpevoli delle violenze sui piccoli. Racconti choc in Aula
Abusi sessuali su figli e nipoti condannata un’intera famiglia
I bambini erano stati strappati da condizioni di vita disastrose,poi la scoperta dell’orrore.
Una intera famiglia di Cagliari è stata condannata a pene dai 12 ai 13 anni di reclusione per l’accusa di pedofilia sui quattro figli minori. Padre, madre, zio e nonno dovranno scontare rispettivamente 13 (il padre) e 12 anni di reclusione in base al verdetto emesso ieri mattina dal secondo collegio del tribunale di Cagliari.
I FATTI
Risalgono alla fine degli anni ’90, quando i bimbi avevano tra i 2 e i 10 anni. Secondo l’accusa, i minori sono stati oggetto di violenze sessuali continue in un ambiente familiare promiscuo e degradato, com’è stato accertato nel corso del processo durato tre anni. In aula si sono alternati psichiatri, medici e conoscenti che hanno aiutato i giudici (presidente Michele Iacono) a delineare il quadro dei presunti abusi. La fosca vicenda è emersa tra il 1998 e il 2000, quando i bambini sono stati affidati dal Tribunale per i minorenni ai servizi sociali, e successivamente ad altre famiglie. Un provvedimento dettato proprio dalle disagiate condizioni nelle quali erano costretti
a vivere. Ma dopo la svolta è emerso un quadro se possibile ancora più inquietante. Inizial-mente, gli assistenti sociali avevano prospettato l’allontanamento per l’estrema povertà del nucleo: padre e madre, entrambi di 45 anni, lui ambulante e lei disoccupata, hanno trascorso un periodo di tempo in alloggi di fortuna, andando poi a vivere in casa del nonno, un pensionato che all’epoca dei fatti aveva 71 anni. Più tardi, la madre ha divorziato dal marito per andare a vivere con suo cognato, operaio di 49 anni, zio dei bimbi poi condannato. quando i piccoli hanno trovato altre sistemazioni, hanno raccontato quanto subito, anche se non maniera esplicita. Ai nuovi genitori, i più grandi chiedevano di ripetere quanto erano abituati a fare con i genitori, lo zio e il nonno. Uno dei quattro bambini si meravigliava se gli zii adottivi non dormivano assieme a lui e a mamma e papà. Un altro chiedeva alla madre affidataria carezze ambigue, troppo maliziose per un bimbo, come gli stessi testimoni hanno raccontato nel corso di interrogatori fiume davanti al giudice. Nella scorsa udienza del 7 maggio, il pubblico ministero Rossana Allieri aveva chiesto dodici anni di reclusione per tutti gli imputati, ma il tribunale ha tenuto conto di una condanna che il padre sta scontando per aver già abusato di un’altra figlia, e a lui ne ha inflitti tredici. oltre alla sentenza, il collegio ha emesso un’ordinanza per trasmettere parte degli atti d’udienza alla Procura della Repubblica, per vagliare la posizione di uno dei difensori degli imputati, Enrica Anedda. Nell’arringa del 5 giugno scorso, il legale – certo dell’assoluta estraneità dei suoi assistiti ai fatti contestati – aveva riferito di presunti ritardi nelle indagini e di regole non rispettate nell’espletamento dell’incidente probatorio. Sarà la procura a valutare se nelle sue dichiarazioni ci sono gli estremi di una calunnia al pubblico ministero. (…)
(Fonte: Il Sardegna Epolis del 27.06.07)

Ricevo dall’associazione Infanzia Ferita, nata per tutelare la signora Maoloni questo pro-memoria. Anche se ne ho già parlato in questo blog, lo riporto. Per non abbassare la guardia e far calare il silenzio.
Nel frattempo vi pongo la domanda di sempre: chi tutela i bambini?
 

 
BELGIO, DUE BAMBINE AFFIDATE A PADRE E NONNO ACCUSATI DI ESSERNE GLI ABUSANTI!

<< Maria Pia Maoloni, mamma di FIONA E MILLA (8 e 4 anni), è giunta in Italia il 3 ottobre 2006 cercando aiuto: il padre ed il nonno paterno sono accusati di abusi sessuali sulle bimbe con probabili collegamenti ad ambienti e contesti di pedofilia in rete. Nulla sono valsi: i certificati medici, le consulenze psicologiche sulle bambine, i certificati del pediatra e del medico di guardia dell’ospedale, la denuncia della maestra belga prima e di quella italiana oggi, le testimonianze delle persone alle quali Fiona ha raccontato il suo terribile vissuto di abusata, l’audizione e i disegni di Fiona.

Il Belgio vuole insabbiare la questione: si vuole far finta che non ci sia alcun procedimento penale in corso. La signora Maoloni viene tacciata di essere pazza, la bambina di avere molta fantasia ed il padre e il nonno sarebbero innocenti perseguitati.
In data 20 novembre 2006 il Tribunale per i Minorenni di Ancona emetteva un provvedimento di rimpatrio delle bimbe con riconsegna delle stesse al padre, in data 12 dicembre 2006 la Corte d’Appello pronuncia la revoca del decreto di rimpatrio. In data 8 maggio 2007 il Tribunale per i Minorenni di Ancona celebra l’udienza per la nuova richiesta di rimpatrio che viene accolta: il decreto viene eseguito in tutta segretezza sabato 19.05.2007, all’insaputa di tutti, le bambine sono state prelevate nel primo pomeriggio mentre si stavano recando insieme alle loro compagne di istituto al parco giochi. Le altre bambine sono tornate all’istituto con due educatrici che le accompagnavano, mentre della terza educatrice Manuela e delle due bimbe si erano perse le tracce. Da allora non abbiamo più alcuna notizia delle bambine ed alla madre è negato ogni contatto (anche telefonico).
La Procura della Repubblica del Tribunale di Fermo ha aperto un procedimento penale a carico del padre e del nonno paterno, per la procedibilità nei confronti del cittadino straniero (il padre) che opera in concorso con cittadino italiano (nonno paterno) è quindi necessaria l’autorizzazione del Ministro della Giustizia: il ministro Mastella, nonostante più di 11.000 cittadini abbiano sostenuto la causa, non ha voluto firmare fermando così il corso della giustizia! >>

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In mezzo a tanta Mala Giustizia arriva da Bergamo un bell’esempio di come si debbano tutelare i bambini.
Una madre (?) che “sapeva che suo marito abusava della loro bimba di 2 anni ma non l’ha mai denunciato” è stata condannata dal Tribunale di Bergamo a 4 anni di reclusione.
Molti più di quelli dati al marito abusante, se pensate che quest’ultimo è stato condannato di 2 anni e 6 mesi (avendo però beneficiato del rito abbreviato).
La sentenza che andrebbe applicata in tantissimi altri casi fa riferimento al Comma 40 dell’art. 609, “non impedire un evento pur avendo l’obbligo giuridico di impedirlo, equivale a cagionarlo”.
La donna che inizialmente aveva negato, in sede di tribunale, di aver mai saputo cosa facesse il marito alla loro bambina, è emerso invece che aveva parlato della cosa ad alcuni aprenti.
La vicenda ha inizio nel 2000:
le educatrici dell’asilo dove va al piccola hanno dei sospetti. In contemporanea i parenti a cui la madre aveva parlato si rivolgono all’autorità giudiziaria.
Le indagini portano all’arresto dell’uomo ed alla sua condanna avvenuta a fine 2003.

Jack McClellan

Questo essere “schifoso” è diventato uno degli obbiettivi dei blog americani a me collegati.
E’ un predatore. Si chiama Jack McClellan e da Seattle si è spostato in quel di Los Angeles, riaprendo un nuovo sito internet e dando pure interviste alle tivù.
In una, fatta la scorsa settimana a Fox News ha dichiarato:
“Adoro cercare le bambine dai 3 agli 11 anni….c’è un qualche cosa di in loro”.
Nei suoi siti il bastardo invita gli altri pedofili ad andare a caccia di bambini, dando informazioni su dove e come agganciarli, spiegando che lui preferisce i parchi giochi, le piscine, le scuole elementari ma anche i fast food come Burger King o Mc Donald’s dove magari i piccoli “vanno da soli, senza i genitori tra le palle”.
Capito?!
Riportando la frase di un amico blogger americano, frase che faccio mia, concludo chiedendovi:
“capite perché li chiamiamo predatori? E perché usiamo questi toni?

NO COMMENT.
IL CASO DON SCAROLA
Il religioso già condannato a due mesi per pedofilia ha detto durante l’udienza civile: "Telefonavo anche di notte in quell’abitazione"
DON SCAROLA: ERO INTERESSATO ALLA MADRE
Confessione nell’aula del tribunale del parroco della chiesa di S. Pietro Apostolo

CAPUA – "Telefonavo anche di notte in quell’abitazione però mi interessavo della mamma e non della figlia".

Ieri una nuova puntata sulla storia di don Pasquale Scarola da Capua. Attualmente dice ancora messa nonostante una condanna a due mesi per pedofilia in via definitiva ai danni di una bambina di di nove anni.
E’ stato proprio lui a confessare in aula in sede civile (la famiglia della piccola ha chiesto il risarcimento danni e si è costituita parte civile con l’avvocato Pietro Romano), dinanzi al giudice Mazzuoccolo, la sua dedebolezza verso le donne.
Ma facciamo un passo indietro per capire che cosa è successo tempo fa in questa parrocchia a San Pietro Apostolo a Capua. Don Pasquale Scarola, 64 anni (originario di Curti) parroco della chiesa San Pietro Apostolo di Capua venne incriminato per aver molestato con più di 200 telefonate la ragazzina: "Vorrei toglierti le mutandine. dove vai a scuola? Prima o poi ti vengo a prendere". Ecco le frasi oscene che ripeteva alla bimba. Il prete, nonostante la condanna, si è rifiutato aanche di pagare la multa di 4 milioni di lire prevista nel verdetto del giudice. Al termine delle indagini sul conto di don Pasquale sono emersi altri fatti allucinanti. Dal sito della chiesa San Pietro Apostolo si collegava sulle hotline e chiamava la pornostar Gessica Rizzo. C’è una telefonata intercettata dove lui dice: "Ciao sono Pasquale" e poi tutto il resto. Insomma "roba" da Santi Uffizzi. Anche la mamma della vittima quando lo denunciò perché capi che la figlia riceveva troppe telefonate, segnalò che il prete quando vedeva la piccola la stringeva troppo in modo morboso facendo capire quasi le sue strane manie. Don Pasquale celebra regolarmente messa nella chiesa S. Pietro Apostolo, dopo una condanna definitiva. Dopo una lunga vicenda giudiziaria, il parroco non è stato trasferito e resta al suo posto nella chiesa di S. Pietro Apostolo. Polemiche dopo la sentenza del tribunale e qualche timore che gli atti del parroco possano essere ripetuti. Insomma la situazione non è del tutto rientrata dopo l’episodio contestato. Dal Corriere di Caserta del 20 giugno 2007, pag. 18 –

Appena rientrato da Roma. Stop.
Sistema informatico di Prometeo duramente attaccato il giorno del boy loveday. Stop
Certo che ne hanno di tempo ibero. Stop.
A breve nuovi aggiornamenti (interessantissimi!!!!!). Stop.
Un caro saluto. Stop.

La mia risposta al Boy Love Day.
 Loss2
L’INFERNO DEGLI ANGELI.
Per due giorni staremo zitti. Parleranno gli altri. Come sempre.
Come quando si celebra la giornata mondiale per l’infanzia, ad esempio, o come quando, di recente, esaurito il filone Cogne certi sciacalli televisivi hanno banchettato coi bambini di Rignano o di Brescia.
Ho pensato parecchio a cosa scrivere per coprire il vuoto di questi due giorni.
Mettere nuovamente una qualche  foto? Alzando magari ancora di più il livello della durezza per calcare l’acceleratore della denuncia sociale, dato che oramai pare essere l’unico modo per scuotere certe coscienze?!
No…..già fatto.
Una nuova raccolta firme o un sit-in?….no comment.
Un articolo dove fare nomi e cognomi dei pedofili, attirandosi magari qualche nemico in più? ….non originale, dato che qui lo si fa da sempre ogni giorno.
Allora ho pensato di postare questo mio capitolo. Tratto dal mio secondo libro “L’inferno degli angeli”.
Lo posto perché unisce due fronti del mio lavoro, i bimbi abusati in Italia ed anche una piccola parte di Romania.
Ma lo posto perché è l’unica risposta a chi festeggia l’orgoglio di essere ciò che è, ma anche a quei tromboni che si indignano solo per compartire sui giornali ed avere un po’ di gratuita visibilità, sulla pelle dei bimbi che tanto, si sa, non proteggerebbero mai.
Molti di voi questa storia l’hanno letta, non importa.
In qualsiasi caso rileggetevela tutti quanti, partendo da una premessa. Inedita.
La bimba di cui parlo a settembre andrà all’Università.
Sta benissimo. E’ bellissima.
E quei i ricordi sono solo sfumati sogni incolori.
Questa, proprio questa l’unica risposta ai pedofili, coerentemente orgogliosi, o mascherati:
 
FANCULO PEDOFILIA!!!!!!!!
E FORZA BAMBINI!!!!!!!!!!!!!!!!
 
blog pedofilia
CAPITOLO 1 – DA L’INFERNO DEGLI ANGELI DI MASSIMILIANO FRASSI.
LA BIMBA, IL BOSCO, GLI ORSI
 
 
“Sono storie da dimenticare,
come sanguina il tuo cuore, però!
Vincerà l’amore, sulle tue paure…”.
Renato Zero – Storie da dimenticare.
 
Mi chiamo Martina, ho dodici anni e se sapessi scrivere, questo, sarebbe il mio Diario.
Da un anno ho smesso di grugnire ed ora posso parlare normalmente anch’io.
E’ bello dare un nome alle cose. Bellissimo poterle descrivere.
Prima, era tutto uguale. O forse, più semplicemente, se anche avessi saputo parlare nessuno sarebbe mai stato a sentirmi.
Prima, vivevo con mio padre e con i miei due fratelli, handicappati mentali, in una baracca nel bosco.
Pochi metri. Un grande letto matrimoniale, col materasso marrone. Un catino di plastica ed un piccolo fornello arrugginito, appoggiato ad un vecchio tavolo di legno. Senza sedie.
Tutti insieme, appassionatamente.
La mamma se n’è andata quando avevo quattro anni.
Il papà ha cominciato a violentarmi quando avevo quattro anni.
Non so dove sia andata la mamma.
Non so perché ancora lo chiamo papà.
Un paio d’anni dopo, hanno incominciato anche i miei fratelli, a violentarmi.
A volte andavano avanti per ore.
Io svenivo, perdevo sangue, ma niente di tutto ciò li fermava. Anzi. Il sangue a loro piaceva. E se svenivo era meglio, così non sprecavano le forze a dovermi tenere ferma.
Papà era sempre ubriaco. Non lavorava. Passava le giornate in casa e se si allontanava era solo per poche ore, “tanto non rimani mica sola, ci sono i tuoi fratelli a prendersi cura di te” mi diceva scoppiando a ridere e mostrandomi così i suoi denti neri.
Lui era molto grande, forte e robusto.
Anche i miei fratelli erano grandi.
Forti e robusti. 
E cattivi.
Non ricordo di aver mai fatto un pranzo regolare. Né tantomeno di essermi mai lavata.
Non era come qui. Qui mangio ogni giorno. Con i miei nuovi amici. E ogni giorno mi lavo, con l’acqua calda che esce dai rubinetti ed il sapone che mi profuma la pelle e mi scioglie i capelli.
Là non serviva lavarsi. Papà non lo faceva mai. E nemmeno i miei fratelli.
Al massimo, qualche volta l’estate mi immergevo nel ruscello, ma era cosa rara, perché non potevo mai allontanarmi troppo dalla casa.
Quando la suora è venuta a prendermi papà era così sbronzo che non si è nemmeno alzato da terra. I miei fratelli invece sono stati immobili in piedi a fissarla per tutto il tempo.
Io avevo i pidocchi ed i capelli erano così appiccicati che hanno dovuto tagliarmeli a zero. Avevo undici anni e a pensarci bene, pesavo poco più che un chilo per anno. I miei fratelli sono rimasti lì. Sicuramente gli manco. Chissà con chi se la prenderanno adesso che non ci sono più io. Forse si faranno le brutte cose tra di loro.
I vestiti che avevo addosso li hanno bruciati, non so perché.
Però me ne hanno dati di nuovi. Belli e puliti.
La mia prima vestina aveva così tanti fiori ricamati sopra che mi sembrava di essere un giardino. Ho pianto così tanto quando me l’hanno tolta, per mettermene una nuova, che per calmarmi mi hanno fatto un altro regalo.
Un bellissimo cagnolino di peluche, buffo e cicciotello, tutto marrone tranne che per le zampettine così bianche da sembrare neve. L’ho chiamato Flipper, come il delfino della tv.
La mia compagna Carolina dice che non si può, che il delfino poi è geloso e che Flipper è un nome solo da delfini ma io non le credo e poi a Flipper il nome gli piace e gli sta bene.
Per questo abbiamo anche litigato, ma poi facciamo pace subito.
Non si deve litigare con le persone che ami, è tempo buttato via.
Flipper mi ascolta. E mi difende.
Quando faccio ancora quel brutto sogno, lui mi difende.
Mi sveglio tutta sudata e lo stringo stretto forte a me.
Gli affondo dentro le mie dita che a volte ho quasi paura di passarlo da parte a parte.
Allora respiro profondamente, così almeno mi hanno detto di fare, e aspetto che le ombre passino mentre lui sta stretto tra le mie braccia.
 
Il sogno è iniziato tanti anni fa. E da allora l’ho fatto milioni di volte.
Io sono sola nel bosco, sto correndo ma continuo ad inciampare in lunghe bisce grigiastre e viscide, che mi attraversano la strada. Ed ogni volta che cado, mi faccio un taglio nuovo che mi fa uscire altro sangue.
Sangue che va a finire nella scia che ho lasciato dietro di me e che attraversa tutto il bosco e sembra quasi un fiume in piena.
Rosso e caldo. Pulsante. 
Gli orsi sono tre. Hanno le zampe ed il corpo come il lupo che una volta è venuto a bere l’acqua fuori dalla nostra capanna, ma la testa è quella dell’orso, ne sono certa.
Mi stanno rincorrendo e sono così vicini che sento il loro alito sul collo. Un odore rancido, d’alcool e sudore. 
Stanno digrignando i denti e le lunghe zanne affilate mi graffiano la schiena. Loro sono dietro di me, oramai mi hanno raggiunta ma io corro, corro a più non posso. Però non riesco a voltarmi, li sento ma non li guardo.
Se mi voltassi, anche solo per un attimo, sento che mi catturerebbero.
E sarebbe la fine. Altro dolore. Altro sangue.
Poi la scena cambia.
Non sono più in mezzo al bosco ma al centro di un prato così grande da non vederne la fine. Tutto intorno un mare di margherite, a tratti così fitte che sembra abbia nevicato, tanto grandi sono le chiazze bianche che hanno creato.
A pochi metri da me un sasso. Grande anch’esso.
Sopra c’è la mamma.
O almeno penso sia lei, dato che non ne vedo il volto, coperto com’è da un lungo velo nero che le avvolge anche il resto del corpo. In mano tiene una rosa. Che mi porge.
Ma quando la tocco le mie mani si sporcano nuovamente di sangue ed un brivido mi percorre tutto il corpo.
Poi tutto ad un tratto il sole va via ed incomincia a piovere. Lei si volta e io le chiedo di restare.
E’ la mia mamma, non può lasciarmi sola, anche perché gli orsi stanno per tornare, sento le loro grida in lontananza. “Mamma”, urlo, “Mamma”, “Mammaaaa !!! ”.
Invece è come se non avessi parlato. Scende dal masso e se ne va dandomi le spalle.
Allora afferro un lembo della sua veste e tiro con tutta la forza che ho.
Lei si volta di scatto e la veste che le scivola via scopre il viso.
Che è quello dell’orso.
Pronto per mangiarmi.
Quando ho finito di gridare oramai sono sveglia. Le lenzuola sono bagnate fradice.
Una mano stretta a Flipper, l’altra con le nocche ancora chiuse e rosse, per lo sforzo fatto a tirare via la veste.
La suora dice che un giorno questo sogno svanirà e non lo farò più ed io le credo poiché questa cosa mi fa stare tanto male.
Mi dice anche che imparerò ad amare gli orsi che non sono cattivi e non fanno del male ai bambini, come quello dei cartoni animati che con il suo amico al massimo ruba le merendine ai turisti che vanno a fotografarlo e fa tanto ridere la mia amica Carolina. Lui per esempio non ha i denti lunghi e non morsica nessuno. Anzi, è pure ghiotto di torte, come me.
Cinque mesi dopo che mi trovavo qui ero già raddoppiata di peso ed i capelli mi erano ricresciuti belli e forti, così diceva la suora, belli e forti.
Poi però è successo che siamo dovute tornare nel bosco.
Per tenermi qui la suora aveva bisogno che papà firmasse una carta ma lui non sa scrivere io gliel’ho detto però lei mi ha risposto che non importa bastava mettere una croce, è la legge, non possiamo farci niente, e allora siamo andate nel bosco.
All’inizio avevo paura poi sono stata contenta di rivedere il sentiero, il ruscello e anche la baracca e tutti quegli alberi che di giorno sono belli ma la notte fanno un buio così fitto che non vedi niente, nemmeno la luna, quando è tutta tonda.
Anche i miei fratelli erano contenti di vedermi ed anche il papà che all’inizio non mi aveva riconosciuta ma poi continuava ad accarezzarmi la testa e a dirmi che ero diventata proprio bella. Bellissima. Più bella che mai. Così bella che non mi avrebbe lasciata andare via. Sarei rimasta lì, con loro. Perché quella era la mia casa. Quella la mia famiglia. E magari adesso sarebbe tornata anche la mamma per vedere com’ero diventata.
E così dicendo ha preso l’ascia che usa per tagliare la legna ed ha cacciato con forza la suora, che urlava a più non posso ma lui le diceva che l’avrebbe uccisa, se non se ne fosse andata in fretta.
Quando un’ora dopo è tornata con la polizia del villaggio più vicino al bosco lui e i miei fratelli mi avevano nuovamente fatto le brutte cose. E stavano per ricominciare.
La suora ha pianto. Urlato e pianto. Io No.
Nemmeno quando per la seconda volta mi è capitato che mi togliessero la vestina e me la dovessero buttare via.
Ho capito che sarebbe stata l’ultima volta. Che nessuno mi avrebbe più sporcato. E poi a casa, quella vera, c’era Flipper ad aspettarmi, che non lo avevo portato con me per paura che loro gli facessero del male. Che sporcassero anche lui.
Ma soprattutto, non so perché, ho sentito che non avrei più sognato gli orsi. Mai più.
Non so cosa abbia fatto la polizia a mio padre ed ai miei fratelli, probabilmente nulla, ma non mi importa.
Perché da oggi so che vivrò per sempre qui.
Non ci saranno più, nella mia vita, baracche nei boschi né tantomeno orsi cattivi.
Starò qui. “Dove i bambini sono bambini”, come dice la suora, e dove gli orsi al massimo sono cartoni animati.
Qui dove imparerò a vivere.
Qui dove crescerò e diventerò grande. Insieme al mio Flipper.
Qui dove imparerò a leggere.
Ed a scrivere.
Pagine come queste.
 
“ Questa storia è liberamente ispirata ad un fatto vero.
Vera la Suora. Vera la “nuova” Casa. Veri gli Orsi ed il Bosco.
Finto il nome della Bimba. Vero quello del Cane ”.
 
p.s.: Ah, dimenticavo di dirvi una cosa importante.
Da ieri, qui abbiamo un nuovo ospite.
Ha pochi giorni di vita ma è già un bel bambino, dagli occhi azzurri come il cielo e dai capelli che sono già lunghi. Mangia e dorme, dorme e mangia. E ci regala grandi sorrisi, come a volerci dire che anche noi piacciamo a lui. L’hanno chiamato Mihail, come il nome della persona che l’ha trovato, abbandonato in un mucchio di stracci vicino al bidone dove noi buttiamo i rifiuti. Per fortuna che i topi che vanno a rovistare lì non l’hanno visto per primi, altrimenti, grossi come sono, se lo sarebbero sicuramente mangiato in un boccone. Hanno detto che la sua mamma è stata cattiva, ma io non sono proprio d’accordo. Rispetto a me infatti, lui è stato fortunato. Potrà partire da zero, senza rendersi conto di quello che gli è capitato. Come me, invece, è nato due volte. E la seconda, lo sento, è quella giusta.
Se il mio Flipper un giorno farà i cuccioli, uno sarà tutto suo………………..
 
 
.….ed a tutti i Flipper del mondo.
 
 
“Per ogni lacrima che scenderà,
un abbraccio ci perdonerà”.
Renato Zero – Pura Luce.
 
 
 Stampa_DVD def
NOTA:
La storia di Martina è stata messa in scena in modo “magistrale” dalla compagnia di Omar Ramero. Dalla prossima settimana sarà disponibile il dvd Angeli all’inferno, con questa ed altre storie. Per info. Contattateci : prometeobrescia@yahoo.it

All’interno di un percorso di cambiamenti (che durerà per tutta l’estate ed i cui frutti vedrete a settembre) il blog incomincia a cambiare nome. Vi piace questo?

LE FOTO DEL GIORNO.
Ho sempre pensato se la pubblicazione di foto shock sarebbe potuta essere, in qualche modo, utile.
E spesso l’ho fatto, tra mille (nostre) perplessità. Calcando al mano, senza però mai andare “oltre”.
Perché sono comunque convinto che oggi serva vedere, per capire. Toccare con mano la sofferenza per rendersi conto che quelle poi “consono solo immagini”.
Per questo riporto questa foto ed il link del TG COM dove trovate le altre.
Foto che avrei potuto scattare io in Romania (avendo visto le stesse cose) e che invece giungono da un orfanotrofio lager iracheno, scoperto dai marines.
Per una sorta di globalizzazione dell’infanzia violata:
lager iraq

Ricevo dall’Associazione Genitori di Rignano Flaminio questa locandina che riporto, dando come Prometeo il patrocinio all’iniziativa:
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