Archivio di agosto 2008
DAL 29 AGOSTO
Di menefreghismo. Incapacità di proteggere i propri figli. Egoismo. È un mondo che ha come unico scopo il profitto e se il bambino può diventare merce, merce sia. Come scrissi in un mio libro “carne da macello”, da usare, sfruttare fino in fondo e gettare quando non serve più…..
Gli angeli sono bimbi sempre più piccoli. L’età media oggi va da zero a 4 anni. Lo diciamo da tempo come Prometeo ed oggi il dato è diventato nazionale. Non per una capacità nostra di vedere le cose, ma semplicemente da un’osservazione di quello che ogni giorno affrontiamo ma che arriva alla gente comune solo anni dopo. Sono bimbi sempre più piccoli, ma anche sempre meno creduti….. I predatori invece hanno in comune l’insospettabilità. Non sono dei mostri anche se mostruoso è ciò che fanno. Vivono perfettamente camuffati in questa società che proprio per quello, spesso fa fatica a credere che siano ciò che sono quando il velo dell’omertà viene squarciato.
Se sono attente in teoria non dovrebbero avere bisogno di consigli. In pratica la “bravura” dei predatori è tale che nessuno di noi ne può essere immune. È importante parlarne con i propri figli. Con il loro linguaggio va spiegato che ci sono certi soggetti che fanno certe “brutte cose”…..
Messo agli arresti domiciliari, ora vive con i genitori. Ma intanto la sua carriera professionale, sino ad allora ineccepibile, è andata avanti regolarmente e così ora è entrato di ruolo ottenendo, dopo anni di supplenza, un incarico a tempo indeterminato e scegliendo come sede di insegnamento una scuola elementare di Bressanone.

«Violentata per anni da mio padre in casa»
«Sono stata violentata da mio padre per alcuni anni. Mi aveva eletta a sua amante e, periodicamente, quando la mamma si allontanava, lui pretendeva che stessi con lui». È la drammatica denuncia di incesto che una ragazza, oggi diciassettenne, ha presentato qualche tempo fa dopo avere preso coscienza a scuola del cammino perverso e violento al quale il genitore l’aveva costretta.
L’uomo, un operaio africano di 49 anni, è finito sotto inchiesta per violenza sessuale continuata e aggravata. Rischia una pena pesantissima. Per contro, dopo l’iniziale segnalazione alla procura, la minore aveva ritrattato, salvo poi confermare di nuovo il contenuto della prima querela, una volta informata dei rischi cui andava incontro.
È l’angosciante vicenda di cui una studentessa delle superiori della zona di Thiene aveva parlato agli insegnanti. Il trauma psicologico che stava vivendo era diventato un peso ingestibile per lei perché era odiosa l’esperienza alla quale sarebbe stata sottopost a per anni. Dopo essersi messa in contatto con i servizi sociali, si era liberata e aveva finalmente raccontato la presunta verità: cioè che il genitore per alcuni anni l’aveva indotta ad assecondare i suoi desideri sessuali facendola diventare la sua amante. «È il nostro segreto, non dovrai dire niente a nessuno», le avrebbe più volte ripetuto.
L’indagato è difeso dall’avvocato Massimo Thiella e respinge le accuse. Sostiene che sono invenzioni della figlia, ma le indagini fin qui svolte dai carabinieri e coordinate dal pm Giorgio Falcone sono giunte a conclusione che la versione accusatoria è attendibile. Solo a distanza di anni la ragazza aveva compreso che quel presunto rapporto col padre non era normale. Decisiva era stata la scuola perché dal confronto con le compagne di classe e con i docenti, la vittima aveva tratto la convinzione che doveva uscire allo scoperto e denunciare il comportamento paterno. Fu così che ne parlò con un’insegnante e da lì scaturì la segnalazione che ha innescato il procedimento. Si è trattato di un cammino investigativo tutt’altro che agevole, perché data la gravità delle accuse, l’adulto avrebbe compiuto un’azione psicologica per convincere la figliola a ritrattare. Non a caso la ragazza, assistita dall’avv. Caterina Evange listi, a distanza di tempo si presentò agli investigatori per sostenere di essersi inventata la storia. Una versione che non era stata creduta. Del resto, la querela che aveva dato l’avvio all’inchiesta era stata dettagliata e non poteva essere inventata perché aveva una sua intrinseca coerenza. Al contrario, la ritrattazione pareva il classico frutto di una pressione psicologica familiare per non far correre i rischi del carcere al genitore. Anche se in questo caso sarebbe stata la ragazza ad andare incontro al processo per calunnia. Le ulteriori indagini hanno invece messo in luce la ipotetica genuinità della denuncia iniziale e la procura è pronta a chiudere le indagini e chiedere il rinvio a giudizio. «Sì, è vero, mio padre mi ha stuprata quando mia madre usciva di casa», ha ripetuto in lacrime.
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