Archivio di novembre 2008

Che giorni questi. Tra convegni, segnalazioni e casi vari c’è da impazzire. In compenso un bel compito ci ha sollevato il morale, e spaccato la schiena.
Abbiamo preparato la spedizione per la Romania e la sede è stata invasa (invasa…intasataaaaaa) da pacchi e pacchettini provenienti da tutta Italia, da Malta (!!!)  ad Aosta.
E così le scrivanie sono state invase da Barbie, Cicciobelli, peluches, automobiline e giochi di ogni foggia.
Per non parlare dei dolci e degli abiti.
Totale: quasi 40 scatoloni partiti alla volta del Budimex.
Dove la mattina del 6 dicembre, per il terzo anno consecutivo, permetteranno a San Nicolaus di restituire un sorriso ad un bambino.
In mezzo a tante notizie una bella cosa che ho voluto condividere con voi.

Attenzione alla notizia che segue, che crea un importantissimo precedente:
PEDOFILIA: CORTE CONTI CHIEDE DANNI A PROFESSORE CONDANNATO
 
 La procura regionale della Corte dei Conti della Valle d’Aosta ha chiesto un risarcimento di 15.000 euro a M.F., di 45 anni, insegnante di musica, condannato nel 2007 a due anni di carcere per diffusione, divulgazione e pubblicizzazione di materiale pedopornografico: secondo gli inquirenti scambiava foto e chattava con pedofili utilizzando il computer della scuola media dove lavorava, nella bassa Valle d’Aosta. L’azione risarcitoria è stata avviata dalla stessa procura della Corte dei Conti. L’ipotesi è che "con la sua condotta il professore abbia recato un grave danno di immagine alla scuola valdostana". Secondo il legale dell’insegnante, l’avvocato Giuseppe Greppi, invece "il danno è stato provocato dall’amministrazione regionale che ha creato un grosso clamore intorno alla vicenda ignorando di avere torto, la procura cerca di colpire il più debole e non chi ha davvero sbagliato". L’udienza si è svolta questa mattina e la sentenza sarà resa nota tra un paio di settimane.
M.F. era stato sospeso cautelativamente nel 2001, al momento dell’iscrizione nel registro degli indagati. Il procedimento disciplinare si era concluso con una sospensione di sei mesi. Dopo la condanna, nel 2007, era stato nuovamente sospeso con un decreto dell’assessore regionale all’istruzione, ma il giudice aveva ritenuto che il provvedimento fosse illegittimo in quando "non si può punire due volte una persona per lo stesso fatto", reintegrandolo così a scuola. Al termine di una ‘trattativa’ tra le parti, M.F. è stato trasferito con diverse mansioni a Verres in un altro ufficio regionale e con lo stesso stipendio di prima. (ANSA).

Prima udienza a Vallo per il processo contro Suor Soledad.

RICEVO E RIPORTO: da Il Mattino – cronaca di Salerno pag. 34 mercoledì 26/11/08
Asilo e violenze, il gip cita il vescovo in giudizio
Prima udienza, accolta la richiesta delle famiglie di 15 bambini. Suor Soledad assente
 
ELISABETTA MANGANIELLO Vallo della Lucania. Apertura dell’udienza preliminare ieri al tribunale di Vallo dopo la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla procura per suor Soledad, la religiosa non si presenta, ma alcuni legali delle famiglie chiedono e ottengono dal gup Elisabetta Catalanotti che siano citati come responsabili civili i legali rappresentanti dell’istituto religioso delle ancelle di Santa Teresa e della curia vescovile. È l’ultimo colpo di scena della vicenda giudiziaria che ha preso il via oltre due anni fa, alla fine di maggio 2006, quando partirono le indagini della procura della repubblica guidata da Alfredo Greco dopo le denunce di alcuni genitori di presunti abusi sessuali sui figli iscritti alla scuola materna “Paolo VI” gestita da religiose. Ieri mattina in aula la costituzione di parte civile da parte di una quindicina di genitori dei bambini in qualità di persone offese, poi la richiesta preliminare dei legali Nicola e Giuseppe Suadoni e Riccardo Ruocco di citare i responsabili civili, accolta dal gup con il rinvio della discussione al 12 febbraio con la notifica agli interessati. Una strategia che non ha visto concordi altri avvocati per l’inevitabile prolungamento dei tempi. «Se non avessimo integrato il contraddittorio in questa fase – spiega l’avvocato Giuseppe Suadoni – quanto accertato in sede di incidente probatorio dalla procura non avrebbe avuto valore nei confronti dei responsabili civili. Il rinvio a due mesi, a fronte di questo risultato, non sono poi tanti». La connessione della curia vescovile nella vicenda è tutt’altro che scontata. «L’accoglimento dell’istanza rappresenta una novità – spiega Nicola Suadoni – Ci risulta un unico precedente in cui in un’azione di risarcimento danni da reato venga citata anche la curia oltre che l’istituto religioso». «Ci siamo posti un problema processuale per la corretta installazione del contradditorio – aggiunge Riccardo Ruocco – Trovandoci in un’udienza filtro rispetto all’installazione del giudizio era utile e necessario che anche i responsabili civili potessero partecipare con pieni poteri alla fase preliminare. In questo modo anche i nostri assistiti avranno una tutela piena». Suor Soledad dall’avvio della delicata vicenda non ha mai fatto ritorno a Vallo, raggiunta a Roma dall’ordinanza cautelare a giugno 2006 ed associata al carcere di Fuorni, poi ai domiciliari nell’istituto della capitale e rimessa in libertà dopo un anno per scadenza dei termini di custodia. Neppure ieri era in aula dove era invece rappresentata dai legali Vincenzo Cannavacciuolo e Guglielmo Gullotta.

Abusa delle figlie per 25 anni Padre condannato all’ergastolo
LONDRA Un uomo che ha stuprato per 25 anni le figlie e ha avuto da loro sette figli è stato condannato ieri all’ergastolo da un Tribunale di Sheffield, nel Nord dell’Inghilterra. L’agghiacciante vicenda ricorda quella dell’austriaco Joseph Fritzl, che tenne la figlia segregata in uno scantinato per 24 anni ed ebbe da lei sette figli. Il padre violentatore britannico, il cui nome non è stato reso noto dai giudici, ha confessato di aver inflitto violenze alle due figlie fin dall’età di otto anni. Gli abusi sono proseguiti per 25 anni, durante i quali le due ragazze sono rimaste incinte 19 volte e hanno portato a termine sette gravidanze. Dalla figlia maggiore l’uomo ha avuto due figli-nipoti, cinque dalla figlia minore. Le altre gravidanze si sono concluse con aborti causati da percosse e, in due casi, con la morte dei bambini poco dopo la nascita. «Quando una delle due vittime provava a mettere fine agli abusi, lui minacciava di ucciderle e di uccidere i loro figli, e quando le ragazze gli dicevano che si sarebbero rivolte alla polizia, lui diceva che gli agenti non avrebbero creduto alla loro storia», ha detto il legale delle vittime, Nicholas Campbell. L’uomo, 56 anni, è stato descritto come affetto da uno sdoppiamento di personalità. «Tutta la famiglia aveva il terrore di lui. Quando sentivano la sua auto arrivare, la moglie e le due figlie correvano a rinchiudersi nelle loro camere», ha aggiunto Campbell. Entrambe le figlie hanno raccontato che il padre spesso non le mandava a scuola per nascondere i segni delle violenze e costringeva di frequente la famiglia a cambiare residenza, scegliendo sempre villaggi molto isolati. L’avvocato Campbell ha raccontato che le due sorelle si sono anche rivolte a ChildLine, l’equivalente britannico di Telefono azzurro, ma temevano che con le loro denunce avrebbero perso la custodia dei loro figli.

Partiamo dal titolo dell’articolo che sto leggendo: <<Abusò di una bimba. Ridotta la pena>> e che traduce, oltre al “solito malcontento” anche quella che oramai diventa, non solo in questo campo, una consuetudine. Quella per cui le vittime vengono ulteriormente “brutalizzate” ed i carnefici, chissà perché, premiati, in un costante eccesso di garantismo.
A Montebello, provincia di Vicenza un dipendente comunale di nome Giuseppe Soave si è visto ridurre la pena di un anno e mezzo in secondo grado per “il riconoscimento dell’attenuante del fatto di minore gravità”. Il pedofilo Giuseppe Soave pertanto ha ricevuto una condanna a due anni e mezzo, quanto basta per evitare il carcere, per aver “in più occasioni molestato sessualmente una bambina di anni 8”, figlia di conoscenti che frequentavano casa sua.
"Dal processo è stata riconfermata la credibilità dei fatti così come narrati dalla piccola, la quale all’epoca si era subito confidata con la madre, che ne aveva parlato col marito e quindi si era rivolta alle strutture sanitarie. Durante i colloqui la minorenne aveva riferito un quadro della vicenda che, tenuto conto della sua maturità, per i magistrati difficilmente avrebbe potuto inventare senza averlo vissuto in prima persona.”
Per la difesa, comunque, la sentenza è un sensibile passo avanti rispetto al primo grado perché anche qualora dovesse essere respinto il ricorso per Cassazione, il cui passaggio è scontato, Soave difficilmente sconterà la pena definitiva in carcere essendo inferiore ai 3 anni."
Ed ancora una volta quindi a non godere alcun “beneficio” sono le vittime.

 

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Bimbo di otto anni legato e violentato dalla madre
Inchiesta choc della procura della Repubblica di Savona. Il pm Alessandra Coccoli ha chiesto il rinvio a giudizio di una donna di 43 anni che per tre anni ha picchiato, legato e, a volte, anche violentato il figlioletto. Davanti a testimoni. Il piccolo è stato affidato al Comune

Di tante storiacce di violenze e maltrattamenti in famiglia questa è senza dubbio la più terrificante degli ultimi anni. Riguarda una madre e il figlioletto che all’epoca dei fatti (fino a tre anni fa) non aveva neppure dieci anni e ha subito traumi fisici e psichici di cui difficilmente riuscirà a liberarsi. La madre gli ha fatto letteralmente di tutto: abusi fisici, psichici e persino sessuali. È una storia così da brividi che non sembra vera, gli stessi inquirenti al momento dell’indagine non credevano fosse possibile tanta brutalità da parte di una madre. Nel capo d’imputazione che la Procura della Repubblica di Savona ha formulato sul fascicolo penale a carico della donna – G. B., 43 anni, oggi domiciliata in un centro Valbormida, ma in passato residente altrove e anche fuori Liguria – ci sono descritti episodi che sono doppiamente allucinanti considerato il suo ruolo di madre, quindi dell’adulto che più di ogni altro avrebbe dovuto tutelare quel bimbo. Risulta che fino al 2005 – anno in cui i servizi sociali del Comune valbormidese dove risiedono sono intervenuti ottenendo l’affidamento del bimbo al Comune – la donna si è resa protagonista di ogni genere di violenza. Esempi? Lo legava alla sedia e picchiava brutalmente, con schiaffi e pugni ma qualche volta usando anche oggetti e cinghie che gli lasciavano segni sul corpo anche a distanza di settimane. Perché lo facesse non si sa, di certo lo ha fatto anche davanti a terzi e con un sadismo e una violenza patologici, disumani. Non solo: quando il bimbo urlava per il dolore lo imbavagliava come si vede fare nei film di torture e gli legava le mani legate dietro la schiena così che non potesse opporre resistenza. Oppure lo chiudeva in una stanza per ore, senza mai aprire, e impedendogli di piangere. Non solo: in alcune circostanze la donna si è addrittura spinta più in la abusando sessualmente del figlio. Sempre da legato, gli toccava le parti intime mettendo in pratica su di lui quelle prassi che sono tipiche dei comportamenti sadomaso più estremi. Un quadro allucinante insomma nel quale altri particolari incresciosi, come ad esempio il fatto che il bimbo avesse assistito a più riprese a discussioni tra la madre e il padre così violente da degenerare nell’uso di coltelli, passano in secondo piano. L’incubo è proseguito fino al 2005 quando finalmente l’intervento delle istituzioni ha sottratto il piccolo dal giogo di quella madre folle e affidandolo al Comune. Nel frattempo la donna è stata oggetto di denunce per maltrattamenti e violenza sessuale su minore che hanno fatto scattare indagini e un fascicolo in Procura. Ora a carico della donna è stata chiusa l’inchiesta (pm Alessandra Coccoli) e fissata l’udienza preliminare davanti al gup per i primi giorni di dicembre. Contro di lei – assistita da un legale savonese – oltre alle relazioni dei servizi sociali e degli psicologi che hanno ascoltato il bimbo, ci sono le testimonianze di alcuni testimoni oculari di quelle “torture” e soprattutto le dichiarazioni del bimbo stesso che era sì piccolo (circa otto-nove anni nei fatti peggiori) ma non così tanto da non ricordare l’incubo di quelle punizioni assurde, appunto disumane.

Si è tenuta negli Usa una nuova conferenza stampa per “allertare” sulla presenza di padre (?) Tully. Qua vi riporto due video sulla conferenza tenuta dall’amico Bill Nash. Per ora di Tully sappiamo che ha fatto sapere al Vaticano di essere disponiible ad accettare la riduzione allo stato laicale, mentre nuove informazioni su di lui ci arrivano dalle zone in cui ha fatto il missionario………

In tanti me le avete segnalate e quindi, anche se in lieve ritardo, ne riporto due articoli.
alessandro riva pedofilo
VIOLENZA SESSUALE: CRITICO D’ARTE RIVA CONDANNATO A 9 ANNI
Il tribunale di Milano ha condannato a nove anni di reclusione Alessandro Riva, il critico d’arte, scrittore e giornalista, messo agli arresti domiciliari il 6 giugno dell’anno scorso, con l’accusa di avere abusato di cinque minorenni. L’uomo, accusato di violenza sessuale aggravata, e’ stato anche consulente dell’assessore alla cultura milanese Vittorio Sgarbi e curatore di numerose mostre di rilievo.  Secondo quanto ricostruito dall’accusa, Riva avrebbe toccato nelle parti intime dei bambini tra il 2002 e il 2007.   Il pm Laura Amato aveva chiesto una condanna a dodici anni di carcere. Il tribunale, considerando le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti, gli ha inflitto nove anni, lo ha interdetto dai pubblici uffici e lo ha privato della potesta’ sui figli. Inoltre, sono stati riconosciuti 10 mila euro di provvisionale alle due parti offese che si sono costituite parti civili, a ciascuna delle quali sono stati anche liquidate 8.000 mila euro di spese processuali. Fonte AGI
Abusò di un ragazzino condannato sacerdote
MARILÙ MUSTO Sei anni e otto mesi di carcere per don Marco Cerullo, il sacerdote di trentatré anni di Villa Literno processato per pedofilia. La condanna è arrivata ieri sera al termine dell’udienza preliminare definita con il rito abbreviato e a porte chiuse chiesta dalla difesa dell’insegnante di religione della scuola media liternese, accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di un suo alunno di dodici anni. La pena inflitta al sacerdote dal giudice Francesco Chiaromonte è superiore alla condanna di cinque anni di reclusione chiesta dal pm della Procura di Santa Maria Capua Vetere Rita De Selva. Le parti civili, Costantino Puocci e Giacomo Cassandra, dopo l’arringa del pubblico ministero, hanno reclamato una pena più severa, esemplare, perché «dagli atti sono emersi insistenti e duraturi ricatti morali che il prete perpetrava ai danni della vittima». Schiaccianti le prove raccolte a carico del sacerdote, viceparroco della chiesa Santissimo Salvatore trasferito dieci mesi fa in una comunità religiosa del basso Lazio, ma ancora a piede libero. Ieri mattina in udienza il difensore dell’imputato pare abbia accennato a un «interessamento» della diocesi aversana alla vicenda. Circostanza, questa, smentita, poi, dai legali della famiglia del bambino secondo i quali in un anno la diocesi «non ha mai chiesto scusa alla famiglia del dodicenne violentato dal sacerdote». Il rappresentante legale della madre del ragazzo, Puocci, ha chiesto un risarcimento danni morali e psicofisici di trecento mila euro che verrà discusso in sede civile. Per ora la richiesta è stata accordata in via provvisoria con il riconoscimento di cinquanta mila euro. Per don Marco, dunque, potrebbero spalancarsi di nuovo le porte del carcere se la sentenza diventerà esecutiva, ma è possibile che la difesa faccia ricorso in Appello. Il sacerdote ha già goduto dello sconto di un terzo della pena avendo chiesto il rito abbreviato. La storia della sua presunta perversione era venuta alla luce il 19 dicembre del 2007 quando una pattuglia dei carabinieri lo aveva colto in flagranza di reato mentre si trovava a bordo della sua auto in un viottolo di campagna in compagnia del dodicenne. Don Marco aveva cercato di fuggire, ma era stato arrestato subito dopo e davanti ai carabinieri della compagnia di Casale, in lacrime, ammise tutte le colpe. Il bambino, nel corso di incidente probatorio, aveva fornito un racconto chiaro degli abusi e aveva dichiarato che don Marco gli diceva sempre: «Se non lo facciamo io mi uccido». Il vescovo della diocesi di Aversa non ha mai voluto commentare il fatto secondo la difesa del ragazzo. Le indagini non hanno escluso che «l’interessamento» del sacerdote ai ragazzi poteva esserci stato molto prima della scoperta dei carabinieri. Fonte IL MATTINO.

PINO LA MONICA.
Il tribunale di Bologna respinge la richiesta di revoca degli arresti domiciliari.

LA VOSTRA VOCE / TESTIMONIANZA DI ABUSO parte 2.
Sono passati 10 anni, ne ho compiuti 37, mamma non la vedo da 2, lui non l’ho piu’ visto. Non sanno dove abito ne dove lavoro. Non voglio sappiano nulla su come e dove trovarmi. Ho acquistato una serenità che non avevo, assieme a 10 chili di peso. Lavoro, mi tolgo le mie piccole soddisfazioni, seppur fra 100mila problemi vivo in affitto in un monolocale, con tutti i conti a posto. Una vita normale, ma soprattuto sana. Chi mi conosce, vede una donna dai mille interessi, piena di energia, solare, alcuni dicono dolce, forte. Con pochi ma buoni amici, qualcuno proveniente dall’anno di terapia di gruppo che feci. Dentro però c’è ancora quella bimba, affamata d’affetto. Ho solo un grande rimpianto che mi porterò sempre dietro ed è il sapere che se avessi parlato allora, o prima, magari tanti bambini/e sarebbero stati risparmiati dalle attenzioni di quel pedofilo che da adulta non ho potuto denunciare perche’ il reato è andato in prescrizione… Ecco perche’ come posso, cerco di aiutare gli altri. Ho solo un vuoto che non si riempirà mai: il tradimento di mia madre. Che comprendo perche’ sostenermi avrebbe per lei significato dover guardare in faccia le sue paure, i suoi fallimenti. Ma non giustifico ne riesco a perdonare.
Ho una domanda che rimarra’ senza risposta: perche’ non si è accorta di nulla? Perche’ non mi ha protetta?
Ora sono nuovamente ad un bivio,  ma so
che qualunque strada intraprenderò, giusta o sbagliata che sia, porterà sempre più lontano da quell’incubo.
Leggo tanto su di te, sul lavoro che fate. Dio vi benedica.
Con stima, Paola.
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