Archivio di Dicembre 2008

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….non ho potuto fare di meglio poiché avevo il cellulare. E poi gli mancano ancora le luci ed altre decorazioni. Però nel dettaglio si riescono a vedere alcune targhette con i nomi……

È in arrivo nel blog uno speciale sul nostro viaggio in Romania ed un nuovo progetto di adozione a distanza per una bimba che vi ho fatto vedere pochi giorni fa nella foto (“sfuocata) qua apparsa.
Oggi scrivo solo che in sede abbiamo preparato un bellissimo albero di Natale che ha, come decorazioni, tanti piccoli oggettini (orsetti, cavalli a dondolo, palline colorate, etc.) i quali riportano ognuno il nome di un bimbo adottato a distanza.
Il colpo d’occhio è meraviglioso. Un mare di nomi, colorati, coloratissimi per i quali il Natale, oggi più che mai, sia sinonimo d’amore. E di speranza.

Violenza sessuale sulle nipoti
64enne condannato a 8 anni
Un sessantaquattrenne della Bassa Bergamasca, M. Z., è stato condannato a 8 anni di carcere dal giudice del tribunale di Bergamo Di Vita per violenza sessuale su minori. L’uomo – secondo l’accusa – aveva molestato sessualmente due nipotine di 12 e 8 anni (fra di loro cugine) in varie occasioni e con fatti ripetuti dal 1999 al 2001.
Il pm Carmen Pugliese aveva chiesto una condanna più severa a quattordici anni di carcere.

LE MIE ALI VERSO LA LIBERTA’
Parte 2/2.  "la rinascita"
 
Con i miei genitori i rapporti erano pessimi, non c’era nessuna relazione, anzi eravamo in contrasto e non sapevano quale fosse la fonte dei miei problemi.
Io li ritenevo responsabili, non mi fidavo di loro, né di mia sorella.
Sono stati anni lunghi, faticosi, pieni di un dolore così forte da non potersi descrivere.
Ero sola, fragile, incapace di instaurare una relazione sana, incapace a creare un legame, sola nella mia disperazione.
Finalmente a circa 25 anni mi sono rivolta ad un’affermata associazione nazionale nel campo della cura di anoressia e bulimia e ho iniziato un percorso con psicoterapia di gruppo durato parecchi anni e al termine del quale sono definitivamente uscita dall’anoressia e da tutte le dipendenze da droghe ed alcol. Al termine della psicoterapia ho intrapreso con lo stesso terapeuta un percorso di psicoterapia individuale, tuttora in corso, per approfondire e curare gli altri danni causati dagli abusi, le emozioni, le relazioni e molto altro.
Questo terapeuta, mi ha raccolta in condizioni disperate, mi ha presa per mano in questo cammino di recupero e crescita, che dura oltre 10 anni. Il mio psicoterapeuta lo considero come il mio terzo genitore perché mi ha proprio ridato la vita e la gioia di vivere. Gli sarò sempre riconoscente.
Solo all’età di 30 anni (a pochi anni di distanza dall’inizio della psicoterapia) ho avuto il coraggio di raccontare ai miei genitori quello che avevo subito fin da piccola e di far capire loro i motivi dei miei comportamenti incomprensibili.
E a quel punto anche mia madre, che per ben 50 anni aveva rimosso gli abusi subiti (per controllare il dolore e la rabbia), ricordò all’improvviso quello che il padre fece anche a lei. Un’immensa tragedia familiare.
I miei genitori hanno fatto circolare la notizia in famiglia, mio nonno mi ha telefonato aggredendomi e urlando che con questa storia stavo facendo soffrire i miei genitori, ma questa volta ho urlato più forte di lui, avevo le vene del collo gonfie da quanto urlavo.
Dopo pochi giorni il nonno si è suicidato con una pistola che custodiva regolarmente e spero di poter avere la vostra comprensione se vi confesso che al suo funerale, mentre  il prete elogiava le fantastiche doti cristiane di mio nonno … io e mia cugina ci siamo date uno sguardo e siamo uscite di Chiesa, siamo andate al bar vicino a brindare con vino bianco e stuzzichini.
Pensavo di essermene liberata per sempre e invece ancora adesso quel maledetto uomo mi perseguita.
Anche i miei genitori hanno iniziato un percorso di psicoterapia nello stesso Studio di psicoterapeuti. I nostri rapporti ora sono ottimi e ci amiamo molto, dialoghiamo con serenità di qualsiasi argomento, anche i più dolorosi.
Sono orgogliosa di cosa sono riuscita a fare di me grazie alla psicoterapia.
Prendo psicofarmaci da quando sono piccola, ho avuto un picco in cui ne prendevo tantissimi, ora per fortuna ne prendo di meno, ma sono ancora farmaci che agiscono sui pensieri, farmaci pesanti. Sono in cura presso uno psichiatra che segue solo la parte farmacologica anche se è sempre informato sui passi che faccio in psicanalisi.
Qualche anno fa e per diversi anni ho avuto un grave problema di psoriasi al volto e alle parti intime, ho provato farmaci sperimentali in ospedale, ero irriconoscibile nei connotati … alcuni medici concordano nell’affermare che anche questa è stata una manifestazione degli abusi.
In questi oltre 10 anni di psicoterapia sono cambiata profondamente ed in modo radicale, ho imparato a sfogare ed elaborare il dolore e la rabbia degli abusi sessuali, ho imparato ad amare i miei genitori, a fidarmi di loro e pian piano anche verso l’esterno, ho imparato ad instaurare delle relazioni vere, empatiche e profonde, ho curato le mie profonde ferite.
Ora la mia vita è più serena, vivo meglio con me stessa e con il mondo familiare ed extrafamiliare.
Certo porto ancora i segni, e mi capita ancora di avere delle situazioni di crisi, ma riesco a gestirle e a sfogarmi e a superarle in tempi più rapidi.
La mia terapia è quasi al termine e con ottimi risultati.
Questa mia testimonianza, la storia dei miei anni neri e la storia del mio recupero, vuol essere un messaggio di speranza per tutte le persone vittime di abuso e per i loro familiari.
Potete farcela, potete uscire da questo incubo, ma dovrete aprirvi e affidarvi a persone competenti che sappiano come affrontare il problema e come aiutarvi; la psicoterapia sarà un lavoro di recupero lento ma se fatto con costanza ed impegno dà ottimi risultati, io e tanti altre persone ne siamo la prova vivente.
Grande amarezza provo al pensiero che la psicoterapia finora mi è costata oltre 35.000 euro e nessuno, neanche nella mia agiata famiglia, mi ha mai aiutato a pagarmi un solo centesimo, ma i soldi poco contano perché la psicoterapia mi ha ridato la vita.
Le ali con cui da piccola speravo di poter volare via da mio nonno sono le ali che solo la psicoterapia è stata in grado di farmi spuntare e che ora mi permettono di volare con serenità.
Unico testimone di tutti i fatti accaduti è il mio orsacchiotto Yoghi, un peluche al quale sono legatissima da quanto avevo pochi mesi, lui ha assistito a tutto, agli abusi, ai miei pianti quando rimanevo nel buio della mia stanza e della mia anima, lui sa tutto, peccato che non abbia la parola…
Yoghi era sempre con me e ancora adesso, quando lo prendo dall’armadio in cui è custodito, lo sento come se fosse vivo e mi dicesse:” Abbracciami, senti il mio calore e starai meglio”. Così lo abbraccio e cerco di sentire tutto l’affetto di cui ancora oggi sento bisogno. Abbracciatemi anche voi.
 
Sogno un mondo in cui tutto ciò non debba succedere mai più.
Sogno un mondo di genitori attenti.
Sogno un mondo pronto ad accogliere le vittime d’abuso, in grado di curarle e amarle.
Sogno un mondo dedicato alla prevenzione, partendo dai bambini e fino agli adulti, genitori, insegnanti e medici.
Sogno uno mondo impegnato in prima linea nella lotta alla pedofilia.
Questa lotta dev’essere pari a quella contro il terrorismo perché nel mondo sono milioni i bambini vittime di abusi sessuali.
Se non diamo futuro ai nostri figli non diamo futuro alla società, fermiamoci ad ascoltarli, empaticamente.
Con immenso affetto.
Federica

LA VOSTRA VOCE, NELLA VOSTRA CASA.
Un’altra voce. A favore di tante altre che restano, purtroppo, mute. Per pudore, paura, dolore. Come mi ha scritto nella mail che accompagnava la sua testimonianza questa storia vuole ”essere un messaggio di speranza per tutte le persone che ci sono dentro fino al collo, vorrei abbracciarle personalmente e dire loro che uscirne è possibile”.
So che i vostri commenti non mancheranno…..e so quanto bene faranno……..
 
LE MIE ALI VERSO LA LIBERTA’
Mi chiamo Federica, sono nata ed abito a Torino, ho 38 anni e da 11 anni sono impegnata in un percorso di psicoterapia due volte la settimana per problemi indotti dagli abusi sessuali cui sono stata sottoposta.
Prima di iniziare la terapia credevo di farcela da sola, non avevo coraggio di chiedere aiuto, non ne ero abituata, ero sola, isolata nella mia tragedia.
Proprio ora che sono finalmente più serena (anche se non sono ancora al termine del mio percorso di recupero) vorrei rendere nota anche a voi la mia testimonianza e vorrei essere portatrice di un messaggio di speranza e conforto per tutte le persone che ancora ci sono dentro fino al collo. Vorrei potervi abbracciare tutti, voi che state soffrendo ! Vi abbraccio affettuosamente e lungamente perché nessuno più di me può capire quello che provate ! Ma vi prego, condividete il vostro dolore, aprite le vostre porte, spezzate la catena del silenzio, non abbiate paura !
Prima della terapia vivevo in uno stato di anestesia delle emozioni e ho avuto una vita piena di dolore e forte difficoltà. Tante, complicate e pesanti le conseguenze di quegli abusi, subiti dall’età di 2 anni e 10 mesi (il primo ricordo nitido, ma chissà prima…) e fino all’età di 15 anni, quando mi sono ribellata.
L’abuso sessuale infantile ha effetti devastanti anche se accade una sola volta, immaginiamo il danno in casi di abusi così prolungati nel tempo, dalla primissima infanzia e fino all’adolescenza. Il pedofilo in questione era mio nonno materno.
Questo incesto ha spezzato il mio sviluppo psicoemotivo, ha rallentato la mia crescita emotiva e condizionato tutta la mia vita.
Ho dato molti segnali fin da piccola, ma nessuno è mai stato in grado di cogliere, né in famiglia, né a scuola, nè i medici.
Mi riferisco a pipì nel letto fino ai 6 anni, forti dolori addominali anche con ricoveri ospedalieri, disegni che riproducevano atti sessuali (che dopo aver fatto diligentemente accartocciavo forte forte e cestinavo), difficoltà a relazionarmi con gli altri bimbi, rubavo piccoli oggetti in famiglia e li nascondevo in un angolo buio dell’armadio, piangevo se non avevo accanto a me mia mamma e altri segnali ancora, ma nessuno ha capito.
A partire dall’adolescenza e fino ai 35 anni ho avuto convulsioni nervose che hanno scambiato per epilessia, mentre anche quello era un segnale.
Ero sola, completamente sola con il mio segreto ed un enorme macigno dentro.
I miei genitori sono veneti, mio padre è stato dirigente di banca di professione e politico per passione, mia madre ha dedicato tutto il suo tempo alla famiglia e mia sorella ha 6 anni più di me. Da fuori sembravamo la famiglia del mulino bianco, dentro eravamo incancreniti dalla pedofilia.
All’età di 15 anni ho avuto il coraggio di ribellarmi dal nonno-mostro, con una strategia: facevo in modo di incontrarlo solo in presenza di altre persone e così lui ha smesso. Quando capivo che poteva crearsi un occasione perché si verificasse un abuso ho cominciato a trovare scuse per non stare in casa o per fare qualche attività con i miei genitori o altre persone in casa o fuori casa.
Il nonno aveva la sua casa che confinava con una scuola elementare e sul confine aveva creato una protezione con un gabbiotto dentro il quale non si vedeva, quanti altri bambini sono stati violati oltre a me, mia madre e mia cugina ?
Il mondo non è pronto ed organizzato per curare i danni provocati dagli abusi sessuali, né per accogliere in modo giusto le vittime, manca proprio una cultura minima di base sull’argomento.
Io mi sono sentita sola e abbandonata e ancora oggi quando mi capita di parlarne con le persone mi rendo conto che pochi sono pronti per affrontare e capire cosa può succedere nella vita di una persona abusata. Quali gravi possano essere le conseguenze.
Mia nonna sapeva perché una volta, proprio l’ultimo anno degli abusi, è entrata in stanza proprio mentre il mostro sfogava su di me i suoi malati sfoghi sessuali. Lo ha sgridato ma anche lei ha taciuto, anche lei è stata complice, ancora una volta ha vinto il silenzio.
Se mi avessero fatto un esame medico fino ad una certa età non avrebbero trovato nulla perché mio nonno abusava in un modo tale che non avrebbero potuto trovare nulla; non è questo il luogo per scendere nei dettagli, ma dovete credermi.
Tutto iniziava sempre con delle coccole affettuose ma nel giro di pochi minuti mi spogliava e faceva quello che voleva, poi mi rivestiva e mi coccolava nuovamente. Ogni tanto durante quei momenti mi sussurrava parole scurrili e volgari.
A circa 24 anni mia cugina più piccola (aveva 14 anni) si è rivolta a me e si è confessata, purtroppo ha subito lo stesso trattamento dal nonno, ma con modalità differenti e per molto meno tempo perché li vedeva con meno frequenza.
Mio nonno avrebbe dovuto finire in galera e con lui mia nonna e con loro i miei zii che sapevano degli abusi ma non hanno detto nulla ai miei genitori.
Appena terminati gli abusi, all’età di 15 anni, inizia un altro calvario, causato dagli abusi subiti: ho cominciato a drogarmi e a bere alcol per anestetizzare l’enorme dolore e rabbia.
A 18 anni sono caduta nell’anoressia, anche questo causato dagli abusi, sono arrivata a pesare 38 kg, avevo fame d’amore.
Ho sfidato la morte senza rendermene conto.
All’età di 20 anni ho capito che da sola non ce l’avrei fatta, così ho iniziato una psicoterapia individuale, fallita dopo pochi mesi. Ne ho tentata una successiva con un altro psicoterapeuta, ma anche questa è naufragata dopo pochi mesi.
CONTINUA………

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Budimex 2008.
I nostri operatori sono tornati dal Budimex…..entro lunedì conto di raccontarvi come è andata.
Premetto che tornerò a chiedere il vostro aiuto, oggi più necessario che mai. Perché la situazione è peggiorata.
Più di tutti vi parlerò di una bimba, quella che vedete nella foto. Una foto che forse non a caso è uscita sfuocata. E va bene così.
La storia di questa bimba vi toccherà come quella di Cosmin. E come per Cosmin vi chiamerò all’appello. Certo della vostra presenza.

Ieri dopo un lungo colloquio per un nuovo caso mi è venuta in mente la storia del bimbo inglese, di cui abbiamo parlato pochi giorni fa, e morto “grazie” anche alle incurie dei vari servizi sociali.
La storia che ho appreso, e sulla quale sarò per ora il più generico possibile, vede protagonisti alcuni fratellini di un’età inferiore ai 10 anni.
Che sono malnutriti, dormono per terra, non vengono mandati a scuola, perché la madre “non ha voglia al mattino di alzarsi e prepararli” e se escono così lei lo fanno per andare al bar dove chiedono soldi ai clienti affinché lei possa giocarseli al videopoker.
Insieme a questo ci sono altri dettagli che parlano di prostituzione, botte, droga……
Cos accomuna questo fatto a quello inglese?
Che tutti sanno.
Il sindaco, il parroco, la scuola (mai così vergognosamente latitante), i servizi sociali.
E la situazione va avanti da almeno 7 anni……..
Ma cosa serve a questo paese per prendersi cura dei propri figli????????????????!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Mario Alessi scrive un libro:
parla anche dello stupro

PARMA, 28 NOVEMBRE – Mario Alessi ha scritto 162 pagine di autobiografia. Il manovale siciliano, autore di uno dei delitti più agghiaccianti della cronaca parmigiana, ha deciso di tornare a parlare.

Ma il carnefice del piccolo Tommy, non scrive una sola parola sul dramma che si è consumato nel 2006, anzi si sofferma sullo stupro in Sicilia (6 anni di condanna definitiva: quella condanna che, dopo il secondo grado, non diede origine ad altri provvedimenti che il trasferimento nel Parmense, dove ovviamente nessuno conosceva quel precedente). Vicenda sulla quale il legale di Alessi, Laura Ferraboschi, ha peraltro già annunciato di voler chiedere la revisione.
Ma oltre ad essere una sorta di difesa il racconto tratta anche dell’infanzia dell’autore……

«La Monica resta ai domiciliari: è socialmente pericoloso»
a la monica
la Gazzetta di Reggio — 06 dicembre 2008   pagina 19   sezione: CRONACA

 Ancora novità dal versante giudiziario, mentre nel tardo pomeriggio una fiaccolata per le vie del centro storico è stata organizzata per chiedere la libertà di Pino La Monica: è la sintesi dell’ennesima giornata di forti contrapposizioni sul caso dell’educatore-attore 35enne accusato di abusi sessuali da una decina di minorenni che avevano frequentato i suoi corsi.   IN TRIBUNALE. Per quanto concerne il delicato «passaggio» dell’udienza preliminare, da ieri c’è una data certa: si terrà il 29 gennaio, davanti al gup Riccardo Nerucci. Sono state notificate anche le motivazioni del provedimento con cui il Riesame di Bologna ha respinto l’istanza di scarcerazione presentata da La Monica tramite l’avvocato difensore Francesco Miraglia. Il Riesame non ha ritenuto un elemento-chiave gli otto mesi di misure restrittive (fra carcere e arresti domiciliari) già affrontati dal 35enne, rimarcando invece che La Monica è pericoloso socialmente e non ha sinora abbracciato un percorso terapeutico per tenere a freno l’istinto pedofilo a cui – secondo i giudici bolognesi – sarebbe predisposto. Una conclusione che certamente si scontra con la dichiarazione d’innocenza sempre sostenuta dall’educatore.   MANIFESTAZIONE. E che il 35enne sia innocente lo credono e l’hanno espresso pubblicamente anche ieri i fondatori del Comitato «Insieme per Pino» che hanno organizzato una fiaccolata di protesta partita intorno alle 18 da viale Umberto I e conclusasi in piazza Prampolini. Una quarantina le fiaccole accese che hanno attraversato il centro, con il corteo aperto da due striscioni: «Pino libero subito» e «Innocente fino a prova contraria». Una fiaccolata con alcune soste intermedie e il momento culminante sviluppatosi (fra canti e letture di poesie) sotto il municipio. Parole forti dal Comitato: «Abbiamo gridato la nostra indignazione, ci batteremo con tutte le nostre forze affinché la giustizia sia davvero uguale per tutti. Ci recheremo ovunque per far sentire la nostra voce». (t.s.)

UNA CANDELA
CONTRO LA PEDO-FOLLIA.
Dato che oggi è la giornata della marcia a favore di Pino la Monica, indagato per abusi su una decina di bambine e detenzione di “soli” 400 files pedopornografici misteriosamente apparsi nel suo computer, vi invito ad accendere (ed a divulgare ai vostri contatti e nei vostri blog questo appello) una candela per tutte le vittime della pedofilia. E anche per quelle altre vittime, quelle che si fanno plagiare da esseri – apparentemente  -abilissimi. La nostra l’abbiamo intitolata VITT, se non la trovate accendetene altre qua, con la stessa dedica:
alle vittime della pedofilia
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prometeo

Per non dimenticare Tommaso Onofri

Tommy

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