Archive del 2009

silence please

Shhhhhh, silenzio    
Cuccioli al Lavoro.
 
BUON ANNO A TUTTI!

L’anno che verrà. Appunti sparsi e scritti di getto…..love-hands-child
 
E ora, da dove parto.
Di bilanci quest’anno non ne ho voglia di farne. L’anno è stato molto impegnativo. A tratti difficile (ma quando mai è facile). A tratti indimenticabile. L’augurio per il 2010 pertanto è che gli rassomigli, a questo passato 2009. Già sarebbe un bel successo……
Scrivo di getto, su un palmare, vicino al parchetto di Tommy in quel di Pisogne. Sono è passato per lasciargli un peluche. Di quelli a forma di rana, che tanto gli piacevano.
Il parco è un tripudio di colori malgrado l’acqua e la neve abbiano rovinato il terreno ed alcuni pupazzetti.
Tra il verde delle piantine spunta la foto di un altro piccolo angioletto. Troppo piccolo. Troppo presto volato in cielo…….
Anche a lui va il mio pensiero, mentre dal lago una brezza tutt’altro che piacevole, gela le dita che a fatica traducono nero su bianco i già atrofizzati pensieri.
L’anno che verrà…dunque…. Sicuramente ci aspetta comunque un anno impegnativo. Tanti i processi che si vanno a concludere, tra cui quelli tristemente mediatici dei vari Pinucci, tanti i processi che stanno per partire, come quello, speriamo, di Rignano (con tutte le novità del caso…..) o quello che affronteranno gli amici di Vallo.
Ecco, allora se un augurio deve essere che sia a tutti voi, splendidi amici.
“A volte il vincitore è colui che non ha mai mollato.
A Voi Grandi Genitori. Feriti, a volte mortalmente, ma mai arresi. Né sconfitti.
Nemmeno quando una sentenza vi ha restituito altro dolore. Non basta la complicità dell’uomo, né la sua omertà, per far tacere il cuore di una madre. L’abbraccio di un padre.
È meglio essere odiati per ciò che siamo, che essere amati per la maschera che portiamo.”
Ed a Voi Grandi Bimbi. Che vi siete ritrovati a crescere troppa in fretta. Per colpa di sudice mani. Aborti mancati che hanno volgarmente ricoperto il ruolo di “educatori”….che schifo che fanno.
Ecco, l’augurio più grande che vi faccio non è quello di tornare alla vita (quello già lo farete, lo so e a me non serve ricordarlo, non ora perlomeno), l’augurio più grande è che la feccia che vi ha temporaneamente sporcato faccia la fine che si merita. Finisca in una grande discarica, dove potrà contagiare solo suoi simili. Sappiano, ogni volta che entrano qua per leggere cosa diciamo di loro, che la società civile non li vuole né mai li vorrà.
“Ancora più divertente dell’uomo che è stato reso ridicolo è quello che, quando gli succede qualcosa di bizzarro, si rifiuta di ammetterlo e si sforza di mantenere la sua dignità.”
Insieme a loro, i loco comitati.
Abbiamo solo dovuto pazientare e magari qualcuno ha dovuto pure ingoiare qualche rospo: ma oggi si avvera quello che vi avevo detto tempo fa. Portando pazienza il tempo li ha azzerati, dimostrando ovunque in Italia, il loro valore.
Non so se ridere o piangere pensando a cosa, ogni qual volta uno di loro si specchierà, vedrà ………..
“Il ridicolo è un atteggiamento di sfida: dobbiamo ridere in faccia alla tragedia, alla sfortuna e alla nostra impotenza contro le forze della natura, se non vogliamo impazzire.”
A Voi bimbi un 2010 ricco di Voi. Della vostra innocenza. Che piano piano ricrescerà. Lo dice anche il poeta, “dal letame un bocciolo prima o dopo affiora”. Di sogni finalmente a colori. Di giorni da vivere. E da non dimenticare.
Mentre noi, puntuali, saremo ancora qua. Con l’onore di difendere tanti vostri coetanei.
Che chiedere di più?
Buon Anno Amici…….
 
“Illumina il tuo volto con la gioia
Nascondi ogni traccia di tristezza.
Anche se una lacrima
potrebbe essere sempre così vicina
Questo è il tempo in cui devi continuare a tentare,
Sorridi, che senso ha piangere?
Scoprirai che vale ancora la pena di vivere,
Se solo sorridi.”

horizon
Come sempre il blog non va in ferie. Solamente dilatiamo i tempi. Abbiamo ad esempio ricevuto le motivazioni che chiedono di rifare il processo del caso Abba a Brescia ed a breve, le commenteremo. Insieme a tante altre vostre testimonianze. E ad un mio articolo sulla Romania, che apparirà a brevissimo.
Continuate a seguirci.

LA VOSTRA VOCE, IL SENSO DEL NOSTRO NATALE.
 
Oggi 2 lettere. La prima con un quesito importante. A cui ho già risposto in forma privata, ma vorrei sapere Voi cosa ne pensate.
Poi un altro messaggio da un’amica del blog. Un abbraccio forte pure a lei.
Buona continuazione di vacanze a voi tutti (e portate pazienza, prometto che prima o poi rispondo privatamente a tutti 😉 ).
Gentilissimo Frassi,
ieri pomeriggio parlavo con un’amica (fervente credente) di Dio e del mio essere totalmente ateo. Sono da tempo giunto a due punti fermi: 1) Dio non esiste oppure 2) Dio odia profondamente i bambini! Altrimenti non si spiegherebbe tutto quello che di brutto succede nel mondo. L’infanzia se vogliamo è un paradiso terrestre, dove tutto è bellissimo, caldo, accogliente e colorato; il problema è che ad un certo punto l’uomo ha messo piede in questo "paradiso" e ha deciso di trarne profitto. Il resto è squallida cronaca di tutti i giorni. Quello che mi tiene sveglio la notte è: se un Dio esiste come può permettere certe cose? Ad esempio Maria G. 2 anni uccisa a calci dal convivente della mamma per essersi ribellata a certi giochetti, Samuele L. 3 anni ucciso a colpi in testa in un contorno mai realmente chiarito, e poi Tommy e tanti altri nel mondo, London Marie, Camrin Wilson e altri vittime di SBS. La lista sarebbe davvero infinita, ma basta a porci delle domande sulla reale esistenza di Dio. E non mi vengano a dire la solita squallida frase "Dio aveva grandi progetti per loro nel regno dei cieli" perchè esco di testa. Come si può affermare questo? Possibile che per un bimbo il paradiso abbia un prezzo così maledettamente alto su questa terra? Concludo questa mia ringraziandola per l’attenzione e scusandomi per il disturbo, ma ci tenevo a scrivere questa mail. Grazie mille e arrivederci.
Luca  
 
 
Caro Babbo Natale sò di essere un po’ vecchiotta x scriverti, ma sai…………..a me non è mai piaciuto questo giorno e tu sai il xchè, ma questo poco importa. Mi guardo in giro e vedo tanta ipocrisia, cattiveria, menefreghismo, mancanza di rispetto e disprezzo per la vita. Non c’è più amore, sincerità, solidarietà onore e coscienza, sembra di vivere in un incubo nel quale se sei vittima sei sola contro il mondo.
Caro Babbo Natale non ti chiedo molto, vorrei solo.con tutto il cuore che ogni persona potesse sorridere essere serena, che ogni bambino che vive su questa terra potesse essere tale, è un suo diritto, che bastasse guardarlo negli occhi x vedergli la serenità e spensieratezza nell’anima e nel cuore.
Vorrei che negli occhi di tutti i bimbi potessi leggere gioia e amore.
Vedi caro Babbo Natale……………non è molto e per me è importantissimo. Mi piacerebbe tanto che tu esaudissi questo mio regalo…………ho bisogno di credere che almeno esisti e ci ascolti…………….
Ciao carissimo Max, che dici……………….sono in ritardo?!
un bacio e tanti auguri a te  e alla tua famiglia  
RISPOSTA: No cara amica, non si è mai in ritardo…….per credere a Babbo Natale!!!!!!! Io non ho mai smesso, peraltro…..

Immagine 001

Carissimi,
eccovi la relazione tratta dal diario di viaggio di Caterina, l’operatrice che da anni coordina il nostro progetto Romania e che come tutti, purtroppo, gli operatori di Prometeo, non vuole mai comparire. Non vi dico quindi cosa abbiamo fatto, per farci dare il permesso di pubblicarlo integralmente (permesso? Oddio ecco cosa mancava, scusa Cate ;-))) ). Affidiamo alle su eparole lo spirito di questo viaggio, non facile, e realizzato per dare ai bimbi un sogno, una speranza, un sorriso. Ci siamo risuciti? Credo di sì. Grazie anche a Voi. La nosta forza. Il nostro esercito silenzioso.
Domani metterò pure un mio intervento sull’ultimo viaggio e sulle adozioni a distanza.
Per oggi vi basti questo. Come già detto, è il senso del nostro Natale. Grazie….
 
NATALE 2009 AL BUDIMEX
 
DIARIO DI VIAGGIO.
“…e penso a quanto sarebbe bello poter avere una bacchetta magica che ci faccia scomparire da quel posto”.
 
  Oggi 04.12.2009 iniziamo il viaggio che anche quest’anno ci porta in Romania e precisamente all’ospedale Budimex,  per regalare ai piccoli ricoverati nel reparto di oncologia pediatrica, una giornata diversa.
Come inizio non promette bene, abbiamo problemi con i bagagli a mano, siamo costrette ad inserire la borsetta nel trolley senza riuscirci nonostante grandi sforzi, nel frattempo tutti gli altri viaggiatori ci superano. Quando stiamo per rinunciare ecco arrivare un signore che non ha alcun bagaglio e che gentilmente ci da una mano, così tra vari stratagemmi incuranti delle proteste del controllore riusciamo a salire sulla navetta che ci porta all’aereo.
Il viaggio è tranquillo e la signora che mi siede accanto cerca immediatamente di intrattenere una conversazione. Lei è rumena vive in Italia da più di 4 anni, all’inizio ha fatto la badante ad una nonnina che poi purtroppo è morta, da circa 2 anni è divenuta la babysitter di due bambine una  di 2 anni e 1 di 6.
In Italia si trova molto bene e torna in Romania solo per vedere la mamma che è rimasta sola e che affronta con grande difficoltà la vita quotidiana poiché riceve dallo stato una pensione di quasi 200 €.,  dopo avere  pagato  affitto e bollette varie,  non le rimane di che vivere.
Quando le spiego il motivo del nostro viaggio a Bucarest, la signora si commuove e ci ringrazia di cuore per quello che facciamo per la sua gente.
Tra una chiacchiera e l’altra siamo arrivate. Andreea ci attende al ritiro bagagli e ci accompagna in albergo, ceniamo in sua compagnia e dopo aver fatto il programma per l’indomani, andiamo a nanna, ci aspetterà  una giornata di intenso lavoro.
Ci sono poco meno di 40 scatoloni colmi di giochi, dolci, abbigliamento, cancelleria, prodotti di igiene personale, alimenti per le mamme ecc. ecc. che attendono di essere sistemati e preparati per la consegna a Babbo Natale.
Alle 9,30 di sabato Andreea ci viene a prendere e ci porta al palazzo del popolo,  per assistere al saggio di Natale della piccola Maria, che canta nel coro.
Il tutto per noi dura una mezz’oretta, poi prima di andare a casa dobbiamo fare un salto al Budimex a ritirare la lista dei bambini che sono ricoverati, ma che non fanno parte del nostro programma, affinché domani tutti possano ricevere i regali.
Appena entrata in reparto ecco la prima emozione, al di là del vetro vedo una ragazza giovane anzi giovanissima, china su di una piccolina che accarezza con una delicatezza struggente, è un gesto lieve ma ti penetra nel cuore e quando alza lo sguardo ed i nostri occhi si incontrano, tenta un timido sorriso, la tristezza è immensa,  sono occhi che trasmettono un grande dolore che diventa immediatamente mio.
Improvvisamente vengo richiamata dalla mamma di Cosmina, l’ho conosciuta a Settembre , mi viene incontro piangendo disperata poiché alla sua bambina hanno cominciato a fare la morfina e per lei non ci sono speranze. “sono 7 mesi che sono in ospedale con la mia Cosmina, tanto dolore, speranze, sogni ed ora lei muore………..” L’arrivo dell’infermiera con l’elenco dei bambini ci toglie da una situazione di dolore immenso. Cerchiamo di consolarla e le promettiamo di rivederci all’indomani.
Alle mie spalle improvvisamente sento una voce “kiss mama kiss mama” mi giro ed un frugoletto di poco più di 2 anni mi si catapulta in braccio. La signora che parla e che scambio per la nonna in realtà mi diranno è una “sister” inglese, assiste il bambino che è stato abbandonato alla nascita e che ha vissuto in ospedale passando da un reparto all’altro.
Luis è il suo nome, ha due occhi neri enormi mi si stringe al collo e mi da un sonoro bacio, me lo stringo forte al cuore e mentre mi perdo in quegli enormi occhi penso a quanto sarebbe bello poter avere una bacchetta magica che ci faccia scomparire da quel posto e riapparire altrove…….
Quando lo rimetto a terra sento che se non esco immediatamente, non sarò più in grado di controllare le mie emozioni, ed è proprio quello che accade, le lacrime stanno scendendo copiose e mentre scendiamo le scale la gente mi guarda curiosa.
Andreea parla e le sue parole sono come macigni…….”quando la sister segue qualche bimbo è perché lo sta accompagnando verso la morte”………No!  No! No!  come può questo bimbo essere tanto sfortunato,  perché Iddio permette che accada tutto questo…………..Ora sto singhiozzando senza più alcun ritegno, vorrei urlare… non voglio tornare mai più in questo ospedale………
ho bisogno di sentire la voce dei miei cari,  prendo il cellulare e chiamo , ma piango,  piango talmente forte da non  riuscire a parlare.
Quando riesco a calmarmi un po’ partiamo e ci dirigiamo a casa di Andreea, sarà sicuramente una durissima giornata.
Cominciamo ad aprire le scatole e a separare i vari pacchetti, “questa bambola è per Daiana, le costruzioni sono di Robert,  questo bellissimo pigiamino mettilo nel pacco di Luis con la macchinina ed il peluches e tante, tante caramelle, per un giorno deve essere un bimbo felice.
E così per tutta la giornata, e, poiché le emozioni non erano bastate, ecco la nuova proposta………
“cosa dici Caterina se telefono alla mamma di Andreea se possiamo passare da loro un momento?”
Detto fatto siamo già in macchina cariche di doni per tutti…… in quella casa,  questa notte “non sarebbe passato Babbo Natale”,  ma come per magia, tutto è cambiato.
Arriviamo e sul marciapiede che ci aspetta c’è la mamma, grandi abbracci e lacrime di commozione, entriamo e cominciamo a salire le scale, mio Dio i gradini sono ancora più rotti e sporchi dello scorso anno, dobbiamo stare attente a dove mettiamo i piedi, ci ritroviamo finalmente al 3° piano entriamo in casa, che ormai conosciamo, ci viene incontro il piccolo Oria che sgrana gli occhini quando vede che dai sacchi che portiamo spuntano dei giochi, timidamente si avvicina e tocca il camioncino che sbuca al di sopra dei pacchetti con timore ci guarda negli occhi per avere la conferma che lo può prendere. E’ un’esplosione di gioia e richiamata dalle urla del fratellino, dal minuscolo corridoio quasi aggrappata alla parete ecco arrivare la nostra piccolina (nota di Max: la bimba è quella cieca che lo scorso anno aiutammo nel blog con le maglie di Flipper e che alcuni di voi adottarono a distanza!).
….le sono cresciuti i capelli….è diventata più magra ma più grande…..con immensa gioia si lascia abbracciare e baciare;  prese dall’entusiasmo parliamo tutte insieme e le nostre voci diventano tante per lei, sono voci sconosciute e si spaventa, si mette a gridare cercando un tocco a lei famigliare così la mamma la prende prontamente in braccio e la riporta nella camera dove la attende la nonna che cerca di tranquillizzarla.
Abbiamo scoperto che anche la nonna è ammalata di leucemia……..
Salutiamo tutti, la mamma non smette di ringraziare, stringerci e baciarci.
Per oggi credo di aver fatto il pieno di emozioni.
Torniamo in albergo. Inutile dire che ho passato la notte insonne, ho guardato il soffitto fino all’alba.
Quando ci vengono a prendere al mattino, tutti i pacchi sono stati depositati in una stanzetta dell’ospedale.
La mamma di Jonut ci viene incontro piangendo disperata e ci comunica che il bimbo è stato ricoverato d’urgenza in terapia intensiva per dei disturbi di cuore dopo essere stato colpito dalla polmonite. Le promettiamo di rivederla più tardi nel reparto dove è ricoverato il piccolo.
E’ l’ora di Babbo Natale, iniziamo dalla prima stanza ed è lì che ritrovo Luis che come mi vede mi si butta nuovamente fra le braccia, si farà stringere e coccolare per tutta la permanenza nel reparto. Io e Luis decidiamo che il nostro compito sarà quello di accompagnare le altre operatrici  di Prometeo nella distribuzione dei regali, Luis darà ai bambini la tazza con le caramelle ed io il sacco dei prodotti per le mamme. E’ un compito che gli piace molto, sorride a tutti con la sua tazza in mano e dopo ogni consegna si stringe al mio collo come a cercare approvazione e diciamolo… una coccola e un bacio.
Passiamo di stanza in stanza, quanti bambini tutti così gravemente malati, quante mamme tutte con le loro storie cariche di sofferenza……
La piccola Daiana (2 anni) che deve camminare e non lo vuole fare, ma che questa mattina vuole mettere le calzine per poter incontrare Babbo Natale. Fra le tante cose,  le viene regalata una bambola  che lei abbraccia,  stringe,  vuole che prenda il latte dal biberon,  quanto è felice questa bimba, questo è il momento di fermare il tempo……
Nel letto accanto c’è  Ovidio (4 anni)  un bimbo allegro che fa una grande festa ai regali che riceve mentre la mamma ci spiega che è innamorato di Marina (quasi 2 anni).
Marina è una bella bimba che aspetta in regalo una macchinina ed una pistola e che rifiuta le bambole.
La piccola Daria di soli 8 mesi sorride a tutti, la mamma è giovanissima, per la piccola le speranze sono poche …anche per lei tanti regali.
Fabian ci aspetta seduto nel letto ed è molto agitato perché sa che tra poco riceverà dai suoi amici italiani tanti regali: la mamma ci ringrazia.
In fondo al corridoio,  nell’ultima stanza c’è Cosmina, non entriamo, lei sta molto male, hanno iniziato a farle la morfina, se penso a come era solo due mesi fa non posso sostenere lo sguardo, è un piccolo scricciolo in posizione fetale senza la forza di alzare la mano per un saluto……
Diamo alla mamma tutti i suoi regali, chissà, forse non riuscirà nemmeno a scartarli….
CONTINUA QUA:
 

Ancora un caro saluto a voi tutti. Spero che abbiate passato un sereno natale. E sotto quel albero, Babbo Natale abbia esaudito almeno uno dei vostri desideri.
A breve riaggiorno il blog.
Questione di poco….
Anzi, tenete sott’occhio questo link:
Buona continuazione.

Grazie davvero per i tantissimi messaggi.Non riesco subito a rispondere a tutti, ma prometto che lo farò.Una bellissima dimostrazione d’affetto. Generosa. Pulita. Siete forza viva. Che dà forza…..Che sia un Natale ricco di voi! Auguroni…..

PER NOI QUESTO È IL NATALE.

 

LA VOSTRA VOCE. PARTE 2 DI ….TANTE.

 

L’albero è addobbato,i regali sotto di esso,tranne quelli di D. perchè avendo 9 anni aspetta che sia Babbo Natale a portarglieli.

F. che invece di anni ne ha quasi 15 cerca invano di capire quali siano i suoi e tenta di corrompermi chiedendomi continuamente il contenuto dei pacchi regalandomi mille baci. I baci me li prendo ma il segreto non lo svelo.

Ho dato quel poco che ho potuto a chi quel "poco "non lo ha.

Quest’anno è un bel Natale come tutti gli altri che verranno

ho riconquistato la mia dignità di donna con fatica e con un pizzico di coraggio,quel coraggio che ancora oggi,purtroppo tante donne non hanno; il coraggio di lasciare un uomo che regala solo calci nel cuore.

Sono meno severa con me stessa e un po’ quel senso di colpa che mi ha accompagnata in questi anni x non essermi ribellata al "mostro" quando ero incinta si sta affievolendo,questo grazie a voi che siete stati grandi e mi avete saputo regalare momenti di grande calore e affetto.

Auguro un buon Natale a tutti voi,di vero cuore.

Un forte abbraccio a tutti,quello più grande va al Presidente.

Rosa

 

Io non ho figli e non so cosa significa essere mamma.
Anni fa ho adottato una bimba del Guatemala, si chiama Estela, una bimba che prima è stata abbandonata dal papà, poi la morte le ha strappato anche la
mamma. Ora ha 12 anni e vive in un centro di accoglienza per bambini, da quello che mi scrive è “felice”, studia con impegno e adora ballare.
Grazie a Max ho un’altra bambina (del Budimex) si chiama Ana Maria ed è un
angelo di 4 anni, dolcissima e bellissima, grazie a Dio sta meglio ed è tornata
a casa con i suoi genitori. Sono loro il senso del mio Natale.
Siete tutti voi il vero Natale, voi che ci permettete di accudire dei piccoli
angeli. Angeli che hanno conosciuto l’inferno ma che grazie a persone come voi, possono avere un futuro più sereno.
Buon Natale a tutti e grazie grazie grazie a voi che permettete anche a me di
essere un po’ “mamma”.
Stefania

LA VOSTRA VOCE. IL SENSO DEL NOSTRO NATALE.
Finchè un giorno…
Quando il dolore bussa alla tua porta, fallo entrare, dopo arriverà la serenità, non puoi capire cosa significa soffrire se non vivi la sofferenza.
Il mio ex marito mi ha dato la prima sberla due giorni prima del matrimonio, quel giorno il campanello d’allarme ha suonato un bel po’: cosa potevo fare? Buttare all’aria tutto? Buttare dalla finestra tutti i soldi che i miei genitori avevano speso? Non ce l’ho fatta! Col senno di poi dico che avrei dovuto, ma avevo 21 anni, ero molto innamorata, troppo responsabile ed è iniziato il contagio di una malattia comune fra le donne che si chiama la “Sindrome della Crocerossina”, col pensiero “ il mio amore ti salverà” ben radicato nella mente ho messo a tacere il campanello e sono andata avanti! Lui aveva un carattere molto particolare: era gelosissimo, presuntuoso, permaloso e un gran senso dell’avventura, appena dicevo “mi piacerebbe…” lui me lo comperava con gran squillo di trombe…tutto faceva parte del suo fascino e mi incantava!
Il nostro vivere in Nigeria per cinque anni, in Indonesia per altri due, la Liguria e la Toscana, sempre con i mobili sul camion dei traslochi e scatoloni perennemente aperti in casa… tutto questo aveva un pegno da pagare: un paio di sberle all’anno, ma solo perché glissavo e facevo il possibile per non farlo innervosire, dicevo sempre di sì, quando tentavo di spiegargli le mie idee e le mie ragioni, lui si innervosiva ed io cedevo…per paura! Non era più amore, era solo paura!
Dopo un paio d’anni in un posto lui si stancava, iniziava a litigare con colleghi e datori di lavoro e a niente valeva il mio cercare di farlo ragionare, a niente valeva la mia stanchezza, lui voleva tutto subito… e passavano gli anni! Gli ultimi due con lui sono stati un calvario in discesa, aveva iniziato a bere, sempre di più, sempre di più, finchè si svegliava al mattino ed era già ubriaco e tutto era motivo di litigio, umiliazioni anche davanti ad altre persone, lavoravo per 10/12 ore al giorno per riempire anche i suoi vuoti, i suoi tempi passati nei bar e in casa a dormire.
Spesso mi dicevo “Dai Rosanna, non può continuare così, deve cambiare qualcosa, forza vedrai che smetterà e tutto sarà come prima” Prima quando? C’è mai stato un prima? Prima di conoscerlo? Quando ancora non era entrato nella mia vita? Non ci poteva essere un “prima” diverso, lui era sempre stato così!
Ogni volta che tornava a casa tutto era motivo per iniziare a picchiarmi, anche la cena che non rispondeva alle sue esigenze, oppure il serbatoio della macchina vuoto perché io non avevo fatto in tempo a riempire…sempre IO…tutto IO…era sempre e solo colpa mia di tutto.
Ricordo che a volte riuscivo a pensare che aveva fatto bene a picchiarmi, perché mi ero dimenticata di fare una tale cosa che lui mi aveva chiesto. Col tempo ho capito che il filo che unisce la vittima al carnefice è molto sottile, mi sembrava di sbagliare apposta e metterlo in condizione di picchiarmi perché ormai era l’unico modo per avere la sua attenzione, in quei momenti c’era uno scambio di ruoli: ero io il carnefice e lui la vittima, ero talmente abituata alle sue sberle, ai suoi calci e pugni che la mia anima persa li chiedeva!
Qualche volta scappavo a casa dei nostri amici, mi medicavano le ferite, mi dicevano di denunciarlo, mi fermavo una notte e poi tornavo a casa col pensiero che senza di me lui non avrebbe mangiato, non si sarebbe lavato, non avrebbe fatto niente. Quando rientravo era un agnellino, non mi ha mai chiesto scusa , non mi ha mai detto “Perdono non lo faccio più”, ma per qualche giorno stava buono e tranquillo, non toccava la bottiglia, lavorava serenamente…solo per qualche giorno…poi tutto ricominciava! La cosa più difficile era fare finta di nulla davanti agli altri, ridere ed essere serena sempre e comunque, parlare tranquillamente mentre la carne tremava, il cuore faceva un balzo dopo l’altro, la menta attenta a tutti gli spostamenti, i movimenti e le sue parole, appoggiarlo e sostenerlo quando iniziava qualche discorso sconnesso per paura che gli altri si accorgessero del suo stato, l’adrenalina sempre a mille: poteva scoppiare il caos ad ogni momento.
Finchè una sera… in quel tempo vivevamo in Toscana, lavoravamo in un agriturismo. Mi piaceva tantissimo il contatto con la gente, i colleghi di lavoro, gli ospiti italiani e stranieri e la campagna toscana mi riempiva gli occhi dei suoi colori e le narici dei suoi profumi, riuscivo a sentirmi allegra per niente, a canticchiare mentre stavo lavorando anche se lui controllava ogni mio movimento, mi seguiva anche in bagno con scuse banali! Era sempre pieno di sospetti, ogni uomo che mi si avvicinava era un potenziale amante, ogni volta che scendevo in paese per qualsiasi cosa era una sberla o un calcio quando rientravo, secondo lui ero stata via troppo tempo, avevo fatto altre cose. L’idea di avere un amante era molto lontana da me, come avrei potuto con tutto quello che dovevo fare? Dove avrei trovato il tempo per i sotterfugi e i nascondigli? Anche adesso che potrei rifiuto questo tipo di situazione…è troppo pesante, troppo difficile da gestire. Lui mi riempiva talmente tanto la giornata che nei momenti liberi riuscivo a malapena a riposarmi un po’…un altro uomo? No, non ce la facevo!
Una sera, al rientro dalla casa di alcuni amici dove eravamo stati a cena, lui si fermò in un boschetto lungo la strada per casa. Chiesi perché si fermava e lui iniziò ad urlare dicendo che era lì che incontravo il mio amante, che ero una puttana, che lo riempivo di corna solo perché volevo un bambino (lui è sterile), che in tutti i posti che eravamo stati io mi ero cercata un altro uomo, cercai di farlo ragionare ma era completamente rapito dall’alcool…puzzava di superalcoolici e sigarette, aveva le mani sporche e continuava a toccarmi ovunque, facendomi male, mi diede un calcio e mi buttò giù dall’auto, poi mi prese per un braccio, mi spogliò e fece l’amore con me in modo selvaggio e brutale…era dicembre…faceva un gran freddo…io pensavo solo a fuggire, ma non sapevo come liberarmi di lui e dove andare, l’agriturismo era piuttosto isolato e la nostra casa era al confine della proprietà. Mi urlava di stare ferma, tanto nessuno ci sentiva, poteva fare quello che voleva e quel posto doveva essermi familiare. Tirò fuori un coltello, lo appoggiò alla mia gola e mi ordinò di godere e di urlare come facevo col mio amante. La paura mi inibiva, il freddo mi entrava nelle ossa e nel cuore, pregavo che tutto finisse presto…e finì! Mi lasciò in quel bosco sola, al freddo, mezza nuda con la paura che mi chiudeva la gola…era molto tardi, ricordo che avevo parso la nozione del tempo, ma in qualche modo mi vestii e tornai a casa: lui non c’era, cercai di rimettermi in ordine e mi sedetti sulla poltrona, cercavo di riordinare le idee, di calmarmi, di smettere di tremare. Alle prime luci dell’alba lui rientrò, mi diede un pugno nello stomaco e mentre vomitavo un altro sulla guancia, poi mi buttò contro l’armadio, mi sbattè la testa contro il muro ed io svenni.
CONTINUA QUA:
 
 
E qua trovate un’altra storia, in versione integrale, che già avevate letto nel blog:
Nota: tantissime sono le storie che arrivano a noi, da quando per primi abbiamo deciso che era un dovere dare voce alle vittime. Non tutte però vengono pubblicate. A dire il vero ne rendiamo pubbliche solo l’1/2% sempre e solo dietro richiesta dei diretti interessati. Una cosa è certa: è “terapeutico” per le vittime raccontarsi. Fa bene a loro. Fa bene agli altri. Fa bene a chi ancora sta vivendo lo stesso dolore. Odio ripetermi, ma questo è per noi il senso del Natale.

 

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