Archivio di Aprile 2009

A settembre partirà un nuovo sito di Prometeo , completamente rinnovato ed a questo punto pure un nuovo blog. Nel frattempo portate ancora una po’ di pazienza. Purtroppo persistono più del dovuto i problemi legati al poter commentare. Salvatevi i commenti da qualche parte e quando ripartirà la possibilità, li riporterete tutti.
Oggi metto un’altra storia, con una richiesta di aiuto che più che mai ha bisogno di voi.
A breve riporterò una bellissima favola, la favola di Tommaso Onofri, scritta da un’amica che ha letto il mio libro ed ha deciso di raccontare Tommy ai bambini.
Buon fine settimana a tutti.

LA VOSTRA VOCE.
Ciao ormai è pomeriggio ed è dalle 3 del mattino che non riesco a trovare un po’ di pace. Fa male ricordare, fa male parlare fa male anche tacere…ho scoperto a mie spese che il silenzio in alcuni casi ferisce di più delle parole…e io non so che fare.
Credevo di stare di bene di riuscire a gestire il tutto e invece ho riscoperto che questa enorme ferita sanguina ancora.
Due anni fa, dopo quasi 20 anni di silenzio sono entrata in terapia per liberarmi dagli orrendi incubi che mi perseguitavano, di tutte le volte che quelle luride mani si sono impadronite delle mia infanzia, di ogni secondo in cui avrei preferito morire pur di non rivivere tutto.
Il "mio killer" è la persona di cui mia madre si fidava di più, il suo nipote adorato che ha cresciuto come un figlio e a cui mi lasciava quando doveva lavorare, circa tre volte a settimana nel pomeriggio a volte 4.
Durante tutti gli anni di silenzio ha continuato a partecipare alla mia vita sorridendo a mia mamma, mio papà, mia sorella come se nulla fosse e io muta a subire anche questa beffa per paura di non essere creduta, di essere rifiutata, per la vergogna che provavo, per il senso di sporco che mi trascrivo addosso.
A natale il 24 dicembre del 2007  non sono riuscita a stare zitta e vedere come lui si sia formato la sua bella famiglia perfetta con 4 bambini, sono esplosa come una bomba e gli ho buttato addosso tutti i miei ricordi il mio dolore, il mio odio.
Mia mamma ha assisto a questa scena e mi ha creduto, credevo di essere rinata di avercela fatta, di essere finalmente protetta dalla mia famiglia e poco dopo ho sospeso la terapia. Mi sentivo davvero protetta, almeno fino a ieri quando ho scoperto che mia mamma continua a sentirlo e vedere di nascosto sia lui che sua madre.
Era già successo una volta e mi aveva promesso che non li avrebbe più cercati e invece ecco che scopro che li ha perdonati!!
Anzi non vuole che nessuno sappia quello che è accaduto soprattutto i suoi fratelli,si vergogna è come se per lei fossi un oggetto ammaccato che è meglio nascondere.
Di cosa mi vergognare? Non ho colpe non sono io che mi devo vergognare eppure preferisce far finta che nulla sia accaduto anzi mi invita a perdonare e dimenticare…
Mi sento esplodere la testa, speravo con il tempo di riuscire  a trovare un po di pace, quando arriverà?
Quando riuscirò a non sentirmi più soffocare? Ditemi che voi avete una risposta perchè in questo momento ne ho bisogno più che mai.
Quando sparirà questo dolore che continua a dimorare e a spuntare fuori ogni qual volta credo di aver trovato un piccolo equilibrio?
Se voi avere un risposta vi prego di darmela….
Grazie,
”Valeria”

Continuano i problemi sul blog….mentre viene meno la pazienza……
A questo punto dato che non potete commentare (salvo qualche regione, mah…..) mi viene da aspettare con le testimonianze che ho da mettere.
Oggi vi racconto solo un piccolo episodio, simpatico e commovente al tempo stesso.
Alcuni giorni fa due operatrici di Prometeo sono andate a pulire il parchetto di Tommy. Sostituendo i peluches rovinati dalla pioggia, mettendo dei fiori nuovi (al posto di quelli vecchi e rinsecchiti) e risistemando appunto il tutto.
Mentre tolgono i fiori un bimbo che giocava con la bici, frena improvvisamente ed urla “ma siete matte? Non si tolgono i fiori a Tommaso!”.

LA VOSTRA VOCE, NELLA VOSTRA CASA.
Da Splinder ci comunicano che a breve si mettono all’opera per risolvere il danno ricevuto….
Nel frattempo dato che la vostra voce è scomoda ho deciso che questa settimana darò spazio, quasi esclusivamente alle vostre lettere.
Anche a quelle che ci “elogiano” e che solitamente teniamo per noi.
Oggi ne mettiamo due. A voi il compito di scrivervi, a parte, i commenti in attesa di poterli poi postare….
Alle autrici l’abbraccio più grande, con la stima che si meritano.
silenzio!
19 Aprile….Caro Max, è passato un anno…
Un anno fa, a quest’ora, piangevo sola e disperata. Ero appena rientrata in casa dopo essere stata dai carabinieri a denunciare un uomo …un uomo che si è portato via la luce dagli occhi dei miei figli e mi ha fatto sprofondare con loro nel buio senza vedere  una via d’uscita.
Oggi, ogni tanto piango ancora…ma gli occhi dei miei angeli piano piano stanno ritrovando la luce persa e quel buio sembra meno scuro.
Oggi, non sono più sola, e se quel buio comincia a diradarsi è anche merito tuo Max e di tutti gli altri che, in questo anno, mi sono stati vicino, seppur virtualmente.
I vostri consigli, le vostre esperienze di vita, mi hanno dato la forza di lottare …forza che in alcuni momenti non trovavo più….. Vorrei dire a tutte le mamme che si trovano ad affrontare questa terribile esperienza, di non mollare, di non aver paura o vergogna e di DENUNCIARE. La strada è dura e piena di ostacoli, ma alla fine c’è il sorriso dei miei figli a dirmi che ne è valsa la pena e che piano piano possiamo ricominciare!     GRAZIE
                                    MAURA
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Ciao Max, mi chiamo Lisa.
Ti ho "conosciuto" grazie ad una cara amica che mi ha regalato una maglietta di Prometeo.
Leggo spesso il tuo blog, anche se molte volte fa male. Ho trovato d’aiuto le testimonianze pubblicate, è come se le loro parole parlassero anche per i miei silenzi.
Ho pensato qualche volta di mettermi a scrivermi, ma poi non ho mai trovato le parole, nè il coraggio.
Stasera forse è il momento buono, per arrivare a fine mail, mettere un punto e premere invio. Almeno ci spero.
La mia storia tanto è simile a molte altre, ed è iniziata troppo indietro nel tempo per poterla raccontare. So che sono riuscita a recuperare dei ricordi di quando avevo circa 5 o 6 anni. Ricordi di me chiusa da qualche parte, è buio, si soffoca. Me e mio zio, che mi infila un dito, più e più volte. Lui che si slaccia i pantaloni, e io che ancora oggi a volte vomito l’anima a ripensarci.
Non so quando sia iniziata, non so neppure quando sia finita.
Ma la mia vita è andata avanti più o meno normalmente, o almeno credo.
Alle medie però, qualcosa va storto ancora. Scuola privata, gestita da religiosi. In istituto tutti i giorni fino alle 5 di pomeriggio.
E io, che ogni tanto, ogni troppo spesso, mi trovo circondata da tre miei compagni, chiusa nello spogliatoio e picchiata, picchiata, obbligata a spogliarmi, spogliata, toccata, osservata, testata. Come fossi la loro lezione di anatomia pratica. Un fantoccio sul quale fare allenamento. E a volte l’educatore della mia classe era presente. Un ragazzo di 25, 26 anni. E lui consiglia, guida, detta le posizioni, e poi dimostra. E io li, piegata su una panca, mezza nuda, con quei tre che mi fanno di tutto, e i suoi occhi piantati addosso. Quello sguardo viscido e vomitevole, glaciale, che riusciva a penetrare più a fondo del suo cazzo e di tutte quelle mani. Per 3 anni.
Finite le medie ho dimenticato tutto. Ma già allora mi distruggevo per espiare la colpa che sentivo. Avevo dimenticato, ma dentro di me regnava il caos, e vivevo con il costante bisogno di farmi del male, di provare dolore, sempre e comunque. Sono diventata autolesionista compulsiva, ho avuto problemi alimentari, senza mai capire che cosa mi stesse succedendo. Poi gli attacchi di panico, e tutti i ricordi mi sono ripiombati addosso come una valanga. Mi sono incastrata in relazioni assurde, con persone che hanno sempre saputo usarmi ed umiliarmi. non ho mai pensato di meritarmi nulla di più.
e ora? a 20 anni mi sento stanca. 20 anni. Sono ancora una bambina. Però Max, che si fottano, io sto ricominciando a vivere. A poco a poco ho smesso di squarciare il mio corpo con una lametta, ho smesso di tentare di fare uscire lo sporco con il sangue. Ho smesso di aggrapparmi alle persone sbagliate e credo, ci credo veramente, che se queste cose non mi hanno ucciso, mi hanno resa più forte. Prima o poi troverò la forza di darmi una carezza e non uno schiaffo. E se oggi ho questa speranza, è anche grazie a persone come te.
Grazie, e questa parola non dirà mai abbastanza.
Lisa

Pedofilo “untore”, la Procura cerca le vittime
<< Si cercano altre vittime del pedofilo “untore”. La prima è già stata avvisata dagli inquirenti che, nell’orrore di un’indagine fatta di promiscuità e violenze sessuali ripetute a danno di minorenni (oltre che di rapporti con partner consenzienti), si è trovata a dover trattare anche l’aspetto delicatissimo del rischio di contagio. Sul quarantenne genovese che, dopo l’arresto per violenza sessuale e pedofilia effettuato alcune settimane fa dalla squadra mobile, ha chiesto di ottenere gli arresti domiciliari in quanto sieropositivo, le indagini di procura e della polizia proseguono, non solo per rintracciare altre eventuali vittime degli abusi ma, soprattutto, altri partner inconsapevoli con cui il detenuto ha intrattenuto rapporti negli anni delle indagini, tra il 2007 e il 2009, esponendoli al rischio di contagio. «Le indagini sono ancora in corso, stiamo cercando altre vittime», dice una fonte vicina alla procura genovese. «Non solo per accertare eventuali violenze e abusi ma, anche, per avvisare le persone a rischio di contagio».
Una, di fatto, è già al corrente della sua situazione. Una giovane vita, già segnata da ripetute violenze e abusi, ha iniziato senza sapere se e quando finirà, un calvario fatto di visite mediche, analisi del sangue, controlli sanitari. Il confine tra sieropositività e Aids conclamato è anche la discriminante per valutare la richiesta di arresti domiciliari avanzata dal quarantenne tramite il suo legale di fiducia. Sarà una perizia medico legale a stabilire se le condizioni di salute dell’uomo siano o meno compatibili con il regime carcerario. Solo allora il giudice per le indagini preliminari valuterà la richiesta di attenuazione della misura cautelare.
Intanto, è pacifico che, a fronte di ulteriori vittime, intese come partner inconsapevoli del quarantenne che abbiano avuto rapporti sessuali non protetti in quanto ignari della sua malattia, la posizione giudiziaria dell’uomo si aggraverebbe non poco. Diffondere il contagio, infatti, è un reato grave, laddove, ovviamente il portatore del virus sia a conoscenza del suo stato di salute.>>
 
Quello che avete letto e che sicuramente avrete già trovato in mille altri blog, è un articolo apparso sul Secolo XIX.
Da questo blog, certi di prenderci una bella denuncia per violazione della privacy (dato che la persona è hiv positiva) chiediamo:
    a)    che venga reso pubblico il nome della pedofilo
b)     la sua fotografia, affinché le vittime possano riconoscerlo e soprattutto possano farsi il test dell’hiv: sono certo che questa cosa ci darà una grana, ma sono altresì disposto a pubblicare nome e cognome se, fonti certe (….), ce ne daranno nota.
Scomodamente vostro……

Sarà un caso che queste cose accadono sempre quando sono in giro per l’Italia per conferenze????
Ma!!!!??  Fatto sta che da venerdì non si riesce a commentare nel blog, a conferma che come dico spesso è scomodossimo, molto scomodo, darvi la voce. Conto che entro stasera l’assistenza di Splinder risolva il problema. E non saranno certo 48 ore di silenzio a farvi tacere……

Torna a far parlare di sé Mario Alessi, il vile criminale, recidivo abusante, reo di aver massacrato il piccolo Tommaso Onofri.
Il predatore di bambini infatti potrebbe usufruire del gratuito patrocinio da parte dello Stato italiano, per coprire le proprie spese legale, il cui conto è stato presentato proprio in questi giorni ed è pari a 94mila euro.tommy foto
Ancora non sappiamo se lo Stato coprirà l’intera cifra oppure solo una parte. Riteniamo però che sarebbe scandaloso che con i soldi di noi contribuenti gli venissero REGALATI anche solo cinquanta centesimi.
Sopratutto se pensiamo che la mamma di Tommy i suoi legali se li è pagati e nessuno le ha donato nulla!
Si parla tanto in questi giorni di come lo Stato italiano possa reperire aiuti per i terremotati. Bene, si cominci a risparmiare 94mila euro (quasi duecento milioni delle vecchie lire) per aver permesso che uno tra i peggiori assassini che la storia d’Italia abbia conosciuto, ne possa usufruire.
E soprattutto la si smetta di prendere per il culo le vittime!

battered
Calogero Guarnaccia è un orco. Dei peggiori. Per 11 anni ha abusato della nipotina. La bimba gli era stata affidata, all’età di 5 anni, quando aveva perso entrambi i genitori per un incidente d’auto. Ma quella che poteva essere la prova peggiore che la vita le avrebbe riservato in realtà era solo l’anticamera all’inferno.
Il caro nonnino anziché prendersi cura di lei ed aiutarla a superare il trauma del lutto, l’ha abusata sessualmente per anni e brutalizzata, picchiandola selvaggiamente (“una volta addirittura con un nerbo di filo di ferro intrecciato”).
La moglie della bestia, che purtroppo è morta durante il processo, sapeva delle violenze fisiche e sessuali ma non ha mai fatto nulla. Per questo era stata denunciata ma appunto, come ho appena detto, è morta prima di finire dietro le sbarre.
La bimba raggiunta all’età di 16 anni trovò il coraggio di raccontare il tutto ad una cuginetta e poi di dirlo alle forze dell’ordine.
Il nonno orco abusò anche il suo fratellino, ma quel reato è andato in prescrizione (e pure su questo un giorno qualcuno dovrà fare una accurata riflessione!). Oggi la bestia che ha 76 anni è stata finalmente condannata a 10anni di reclusione e ad un risarcimento danni di 200mila euro, per la vittima che da poco ha compiuto i 18 anni ed alla quale, da questo blog, mandiamo il nostro abbraccio più grande, sperando un giorno di poterla incitare di persona.
Quanto al Guarnaccia mi chiedo: che diritto ha di stare nella nostra società un soggetto simile? Che abusa della propria nipote ed approfitta, APPROFITTA, di un duplice lutto?

LA VOSTRA VOCE.
“Un piccolo granello di sabbia”
Ancora una voce. Ed una storia, che potrebbe essere la storia di tutti.
Un  puzzle di ricordi, di emozioni, di ferite assopite eppure ancora vive.
Ancora il coraggio: quello di raccontarsi.
Questo blog potrebbe chiudere qua, oggi ed ora. E se ne andrebbe a testa alta. Con un grande vanto. Che non è quello di aver fatto nascere mille cloni….ma di aver dato, per primo, voce a chi per anni ha taciuto, raccontando ogni giorno non quello che si leggeva sui giornali ma quello che per scelta di vita si è deciso di combattere. Quanto a Te Amica nostra, grazie di cuore perché dai un senso a questa battaglia. Ed un grazie a chi, ancora una volta, in queste parole troverà il proprio volto, donandoti il proprio cuore.
 baloon
 
Ciao Max, ti ho conosciuto attraverso i tuoi libri, attraverso i tuoi racconti,
attraverso la voce di tanti bambini feriti, e poi grazie a Prometeo ho avuto
anche l’immenso piacere di incontrarti.
Ogni giorno leggo il tuo blog, e tutte quelle voci mi
danno tristezza, angoscia, rabbia e dolore.
Volevo anch’io raccontarti la mia storia ma dopo aver letto e soprattutto
dopo aver ascoltato in primis le persone che si sono raccontate al convegno di Boario Terme, reputo il mio racconto un piccolo granello di sabbia.
Stamattina non so … Non so perché lo voglio fare, ma sottovoce adesso, voglio
raccontarmi anch’io.
Sono io la prima a dire che ora, a distanza di tanti anni, tutto sembra
futile, ma quando è la paura di una bambina a riaffiorare, niente è mai
futile.
Capitolo 1
Avevo 7/8 anni quando una domenica mattina tornando da messa con la mia
amica, notai un uomo che ci seguiva.
Ero piccola lo so ma ricordo bene la voce dentro di me che diceva “attenta,
quel tipo fa un po’ paura”.
Arriviamo ad un incrocio, la mia amichetta mi saluta, lei doveva cambiare
strada. Io proseguo e l’uomo è sempre più vicino.
Poi inizia a parlare, mi chiede come mi chiamo, dove abito, se vado a messa
tutte le domeniche. Ho paura, mi spaventa quell’uomo, in giro non c’è nessuno e io aumento il passo. Arriviamo davanti da una casa di cortile, lui mi prende per un braccio e cerca di tirarmi dentro, io allora gli do un pugno sulla mano (ti dirò che forza avevo a 7/8 anni) però lui allenta la presa e io corro all’impazzata fino
a casa.
Tutto finito!?!
No non era tutto finito.
Ogni volta che uscivo di casa, in compagnia o da sola, scrutavo, vigilavo,
osservavo. L’ho incontrato tantissime altre volte e tante volte l’ho visto avvicinare le bambine e parlare con loro.
Vuoi ridere Max? Andavo sempre vicino a quelle bambine e dicevo a lui di
andare via. (ero forte).
Un giorno ricordo di essergli corsa dietro con una racchetta da tennis, ma mi
ha seminata. on l’avevo più rivisto fino ad una domenica di diversi anni dopo, io ormai avevo 11 anni.
Ero andata a messa con mia mamma, ad un certo punto mi volto e lo vedo lì, a
scrutare tutte le bambine e le ragazzine.
Sono diventata viola di rabbia e ho cominciato ad insultarlo, a minacciarlo,
l’ho persino “invitato” ad uscire da chiesa per potergli spaccare la faccia.
(Mia madre mi ha sgridato a volte alta ma non capiva perché non sapeva). Mi
sono presa una lavata di capo non indifferente.
Sai lui cos’ha fatto?
Ha pianto.
Ricordo di non aver provato pena, volevo solo picchiarlo con tutta la forza
che avevo.
Da allora sparì nel nulla.
Capitolo 2
A 12 anni devo essere ricoverata: “appendicite”.
Credo che a tutti i bambini l’ospedale faccia un po’ paura, ma io non avevo
paura, per me era una bella novità, gironzolavo e curiosavo dappertutto.
A quei tempi (ca. 30 anni fa) in ospedale si stava per diversi giorni, non
come oggi.
Avevo fatto anche amicizia con una bambina che di nascosto, la notte, veniva
a dormire nel mio letto, finchè non passavano gli infermieri; allora ci
sgridavano e la ricacciavano in camera sua. Uffa!
Visite, esami, esami e visite, però mi piaceva stare lì, avevo la mia nuova
amica.
Tutto cambiò una mattina.
L’equipe era già passata per le visite e mi avevano anche detto che sarei
stata operata la mattina seguente.
Ero a letto, leggevo qualcosa.
Arriva un medico, non dice niente, tira indietro la coperta, mi tira giù il
pigiama, le mutandine, mi mette un dito dentro e dice “ti fa male?”.
IO NON CAPIVO. ERO DISORIENTATA, STORDITA. MI HA FATTO UN MALE CANE.
Rispondo: SI.
Nello stesso istante in cui ritira su la coperta entra un’infermiera che lo
guarda in modo strano, del tipo: dottore cosa sta facendo?
Poi escono tutte e due dalla stanza.
Mi ha lasciato lì mezza nuda e se n’è andato.
C’era una ragazzina nel letto accanto che mi dice: ma a me non hanno fatto la
visita così! ………………………
Scusa Max, mi fermo qui.
Dico solamente che dopo tanti anni il ricordo lo porto ancora dentro vivido e
beffardamente presente.
Capitolo 3
Terza media. Adolescente.
A scuola andavo bene, ero molto attenta alle tematiche di attualità, molto
sensibile ai problemi sociali ecc. ecc. Studiavo, andavo all’oratorio, in
famiglia tutto ok. Insomma “tutto normale”.
La mia aula era all’ultimo piano della scuola, il 5°.
Nell’atrio, bene in vista, un cartello “Vietato usare l’ascensore se non
accompagnati da adulti”.
Una mattina vediamo il bidello chiamare l’ascensore ed io con altri ragazzi
gli chiediamo se possiamo salire con lui. Così fu.
Uno scende al 2° uno al 3° uno al 4°.
Ero sola.
Quanti secondi passano dal 4° al 5° piano? 5, 10, 20 ?
Non lo so. So solo che in quei brevissimi secondi lui è riuscito a sbattermi
contro la parete dell’ascensore, a mettermi la lingua in bocca e la mano in
mezzo alle gambe.
……
Vado in classe, inizia la lezione.
Io sono inebetita, sono assente, sono angosciata, sono violentata.
La prof. di italiano mi dice: cosa c’è? Sei strana stamattina? Di solito ridi
e scherzi, invece oggi sei particolarmente silenziosa.
Già, silenziosa.
Ma questa volta silenziosa fino a che non arrivo a casa.
Non so dire cosa provassi. Fatto sta che raccontai l’accaduto a mia madre che
mi rassicurò e mi confortò immediatamente.
Ore 13.30 del giorno dopo, fine lezione.
Esco da scuola e vedo mio padre nel cortile.
Non era mai venuto a prendermi a scuola ma non gli chiedo perché fosse lì. Lo
sapevo.
Lui mi chiede: CHI E’?
Io rispondo: Ma lascia stare andiamo a casa.
Lui insiste molto severamente, allunga l’occhio nell’atrio della scuola e mi
chiede: E’ QUELLO?
Non potevo insistere. Ho risposto SI.
Mio padre entra mentre la mia migliore amica mi raggiunge.
Dopo circa 30 secondi abbiamo sentito il finimondo, urla, botte, sedie,
banchi lanciati chissà dove.
Da una finestra ho visto una sedia volare da una parte all’altra dell’aula
dove il bidello correva e mio padre lo rincorreva.

Poi un silenzio tombale.
Mio padre esce con un rivolo di sangue dalla fronte. Mi dice: ora andiamo a
casa.
Io avevo paura delle conseguenze e anche mia madre, una volta saputo il fatto
era spaventata. Diceva: ora ti denunciano perché l’hai picchiato.
Sai com’è andata Max?
Il giorno dopo mio padre viene convocato dalla preside, la quale lo implora
di non denunciare il bidello.
La prego signor .xxx non è successo poi niente di grave.
E’ stato un caso isolato.
Non ha mai fatto niente di male.
È un bravo uomo.
La prego signor xxx, il bidello ha famiglia!
Dopo un po’ il bidello fu trasferito.
No, mio padre non lo denunciò. Forse pensava che le botte che gli aveva dato
fossero state sufficienti…
Io spero tanto che sia così.
Ciao Max.

Ciao a tutti,
torniamo dopo un paio di giorni di pausa per le vacanze di Pasqua.
Voi come le avete passate? Spero tutto ok.
Colgo l’occasione per avvisare da qua che entro venerdì (al massimo!!!!) risponderemo a tutte le mail. Purtroppo ne abbiamo una montagna che si sono ammassate dopo il convegno, ma a costo di fare le ore piccole e prima di ripartire per un mega tour di conferenze, prometto solennemente di rispondere a TUTTI!!!!!
…e che Dio ce la mandi buona 😉
A proposito di messaggi, ne segnalo qua uno molto gratificante. Non fa parte delle centinaia di lettere arrivate dopo il convegno, ma è apparso sul più noto sito di pedofili mondiale, nella sezione italiana.
Dove il sottoscritto viene definito: “uno dei più feroci antipedofili italiani”.
Ringrazio di curo per la definizione, poiché un attacco da simili soggetti è in realtà il più bel premio alla carriera che si possa ricevere.
Nel frattempo sfogliando le agenzie degli ultimi giorni emerge il solito schifo.
In Calabria nuova manifestazione e fiaccolata (aspetto con ansia le foto), mentre a Como la Procura segnala di avere una media di 90 fascicoli all’anno aperti per reati sessuali, anche se aggiungono che molti non arrivano a dibattimento per “insufficienza di prove, o remissioni di querela per i più svariati motivi”.
Interessanti le parole del presidente uscente del tribunale di Como, dott. Pietro Giuffrida che ben si adattano ai casi qua denunciati:
”TRADURRE in indagine e in costruzione di prove la segnalazione di un minore di un potenziale abuso è un percorso complesso, delicato, spesso incerto, basato su interpretazioni degli accadimenti che vengono filtrate da operatori sempre più specializzati in queste problematiche ma che, secondo gli indagati, lasciano sempre un margine di discutibilità. Questo è il motivo per cui molti imputati scelgono di rinunciare ai benefici di legge di un patteggiamento o di un rito abbreviato, per andare a discutere a processo la propria posizione. I giudici che fanno parte dei due collegi comaschi hanno unilateralmente notato l’aumento dei processi per reati sessuali rispetto agli altri capi di imputazione, con alcuni denominatori comuni nel comportamento di imputati che nella maggior parte dei casi vanno incontro ad aspre condanne. Innanzitutto la tendenza e sconfessare la credibilità delle parti offese e dei testimoni, dei periti e di chiunque abbia contribuito a ricostruire il quadro accusatorio. Dall’altro il rifiuto di ammettere la responsabilità in reati di questo genere, consumati sulla scorta di una compulsività che non si riesce ad ammettere pubblicamente nemmeno davanti a dati di fatto come alcune prove processuali.
NON È INFATTI RARO che le perizie medico legali che riconducono a contesti precisi le lesioni riscontrate sui corpi delle parti offese vengano messe comunque in discussione, in tentativi estremi e vani. Come accaduto recentemente per i due fratelli quarantenni accusati di concorso nell’abuso prolungato di due bimbi, fratello e sorella, che il padre cedeva al fratello in cambio di soldi per passare le giornate al bar. Fatti gravissimi e prolungati per i quali i due sono stati condannati rispettivamente a dieci e sedici anni di carcere. Una quantificazione più alta di una media che ormai, in dibattimento, oscilla tra i sei e i dieci anni per reati di violenze su minori.”.

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