Archivio di Settembre 2010

Ai bambini non piace andare all’asilo

Ai bambini non piace andare all’asilo.

Forse la chiave di volta sta tutta qua, nella frase che segue e che ha dato il titolo all’articolo di oggi:
ai bambini non piace andare all’asilo. Olalà.
Io, lo confesso, ero uno di quelli.
Piuttosto che andarci scalciavo e strillavo come un ossesso. Meglio restarsene a casa, con i propri giochi e la propria famiglia, che in un posto dove per pranzo c’era la minestrina ed alle 14,00 in punto cascasse il mondo, si doveva fare la pennichella seduti su scomode sedie ed appollaiati come pappagallini sul trespolo, sopra altrettanto scomodi e rigidi banchi.
Ed allora ecco che provavo a giocare le carte di improvvisi malanni, spaziando da fortissimi mal di pancia a rari mali tropicali.
Parlo, ahimé, di più di 30 anni fa, quando la Tv era ancora in bianco e nero (anche se il Colore era lì lì per arrivare – a tal proposito: Ciao Sbirulino: Grazie!) ed i cellulari erano i camion della Polizia, mica i telefoni.
E noi? Noi dei bimbi davvero ingenui, molto ingenui, mica come quelli di oggi, cresciuti a pane nutella computer  e C.S.I. e di conseguenza lesti nell’organizzare piani degni solo delle più efferate holding criminali.
Pronti ad infangare chiunque stia loro antipatico:
reo di non dar loro la giusta merendina, o di volerli far dormire quando invece si vuole solamente giocare.
La conferma di quanto vi ho detto – che non è né cinica né scioccamente ironica, ma esprime alla perfezione il pensiero di “qualcuno” là fuori – mi arriva da Milano, Cesano Boscone per l’esattezza.
Dove un brano di mocciosi da mesi si lamenta dell’asilo, che non vuole più  frequentare.
Maestre pedofile? Bidelli deviati? No, stavolta hanno cambiato registro e, pensate un po’, si lamentano di avere il prato del campo giochi, infestato dai….serpenti. Già: del tipo “biacchi”, quei simpaticoni che raggiungono anche i due metri di lunghezza, ma ritenuti innocui dagli esperti che forse non ne hanno mai avuto uno in giardino. Col proprio figlio.
E così i bambini dell’asilo, dal primo sole della primavera fino a quando non arriva l’inverno più nebbioso e rigido non possono andare in giardino (che confina con un parco agricolo), poiché questo è già occupato abusivamente dalle orride creature. La cui richiesta di soppressione (“col veleno, a badilate) o di cattura  (con le reti) è stata bocciata nientepopodimeno che dal Tribunale di Milano che ha ordinato al Comune di prendere due gatti….a cui affidare il compito di far scappare i rettili.
Poveri serpenti ha detto qualcuno…
Poveri bimbi dico io.
Che non sappiamo più difendere dentro le aule. Fuori dalle aule.
Mentre a poca distanza da noi, i serpenti se la godono.
Impuniti.
E si riproducono.

Dedichiamo il blog a Teresa,mamma coraggiosa

Oggi il blog è dedicato interamente a questa donna, Teresa Buonocore.
Poiché dopo che gli inquirenti hanno abbandonato la pista della camorra, oggi pare sempre più plausibile che ad ucciderla, alcuni giorni fa, siano stati i parenti di Enrico Perillo, l’uomo che ha abusato della figlia di Teresa (e di una amichetta della bambina) e per questo sta scontando nel carcere di Modena una condanna a 15 anni di reclusione.
Credo sia questo il primo caso in Italia (e tra i pochi nel mondo) in cui i parenti hanno “vendicato” il proprio familiare: pedofilo!
Solitamente si limitano ad infangare, attaccare le vittime e chi le difende, regalandosi l’illusione di non avere un mostro in casa, ma comportandosi paradossalmente da mostri pure loro. Tornado al caso pare dalle ultimimissime agenzi ebattute pochi minuti fa, che  l’abbiano fatto più che per l’onta di avere un pedofilo in casa, per non pagare il risarcimento alle vittime (vedasi il post “effetti collaterali” di qualche giorno fa!) . Comunque sia, oggi  il blog è dedicato ad una madre che ha difeso, in un tessuto sociale “non facile” la propria figlia.
Di mamme come lei nei giorni scorsi ne ho incontrate decine. Ho visto la loro forza. Il loro coraggio. Il loro dolore.
Ecco perché qua oggi apriamo con Teresa. E mandiamo un messaggio alla sua bambina, oggi cresciuta.
Di non provare alcun senso di colpa e pur nel grande dolore che l’avrà colpita, di continuare a ricordarsi di aver fatto la cosa giusta. E come lei, sua madre.
La notizia di Teresa arriva nei giorni in cui le agenzie, furtivamente, hanno battuto un’altra notizia. Meno rara della precedente. Sia in Italia che all’estero. Spesso dettata più che dalla rabbia, enorme, che travolge i genitori, da quel senso di insicurezza, di mancanza della certezza di una pena, nella naturale divisione di un mondo tra buoni e cattivi, dove i buoni vengono supportati ed i cattivi puniti.
Questa la notizia dicevo:
“Stuprò nipote, il figlio lo uccide e ne brucia il corpo”.
Un uomo di 44 anni ha ucciso l’anziano padre che era stato condannato a 6 anni per aver abusato una nipote. Il corpo poi è stato bruciato in un vecchio serbatoio di eternit e lì lasciato per 12 ore.”
Risposte così a questo dramma, ci riportano all’età della pietra. O al più selvaggio Far West…..

La legge è uguale per tutti

BLOG COPIAEINCOLLA: NO COMMENT.
“È passata in giudicato la sentenza di assoluzione pronunciata nel maggio del 2009 dalla Corte d’Appello di Brescia nei confronti di due suore Orsoline accusate di abusi sessuali su 8 bimbi della scuola materna di Cazzano Sant’Andrea.”

 Pedofilia: Rignano, udienza a Tivoli
Rischio rinvio del processo per notifiche incomplete.
E’ iniziata stamani a Tivoli la seconda udienza del processo per i presunti abusi a 21 bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio. Nessuno degli imputati (le ex maestre della ‘Rovere’, Silvana Magalotti, Marisa Pucci e Patrizia Del Meglio, l’autore tv Gianfranco Scancarello e la bidella Cristina Lunerti) e’ presente in aula. C’e’ rischio di un rinvio del processo a causa della non completa regolarizzazione delle notifiche ai responsabili civili. (ANSA)

Una sola aggiunta (per oggi): CONTINUATE A CREDERE CHE “LA LEGGE È – DAVVERO –  UGUALE PER TUTTI”. NON SMETTETE, PER FAVORE, MAI DI FARLO.

Grazie a Te!

Secondo giorno dopo il raduno nazionale. Un vero e proprio tzunami. Positivo, positivissimo però. Ma anche “intelligente”. Poiché ha spazzato via solo le cose brutte, i dolori, i rancori. Lasciando un terreno ancora più fertile. Dove far nascere belle emozioni, gioia, figli……
Secondo giorno e caselle postali intasate. Richieste di saperne di più, di poter aderire. Ma anche appelli. Dolore. Richieste d’aiuto che in quello tzunami ancora devono arrivare, poiché sono bloccate da quel altro, quello che arriva prima e si limita a distruggere tutto quanto incontra sul suo cammino.
A breve, come sempre, risponderemo a tutti (portate solo un po’ di pazienza).
Nel frattempo il sottomarino su cui siete saliti abbandonando il Titanic si inabisserà.
Siamo stati visibili, visibilissimi ed ora per un po’, almeno fino alla prossima, navighiamo, più uniti che mai, fuori dai radar nemici.
Una sola aggiunta:
in tanti avete chiesto quale immagine potesse raccontare un week end come quello appena trascorso. Avrei potuto pubblicare foto di soli, cuori, teneri cuccioli d’uomo o d’animale, paesaggi paradisiaci, invece ho pensato ai due loghi di Prometeo.
Quando il gruppo è partito il logo che avevamo usato è quello che vedete qua sotto, due orsetti feriti e sofferenti. Bello, d’impatto sicuramente, ma oggi surclassato, obsoleto direi. Dagli eventi.
E sostituito da quest’ultimo, nostro nuovo logo ufficiale da qualche mese, che vedete giusto qua sopra, in apertura di articolo.
I due orsetti si abbracciano. Non ci sono ferite né (più) lacrime. Guardano al domani.
Guardano alla vita. Al futuro doverosamente sereno. E se qualche brutto ricordo busserà alla porta, troverà chiuso a doppia mandata.
Staranno insieme e si sorreggeranno a vicenda. E niente e nessuno potrà più offenderli.
Un abbraccio a Te, a Te, a Te, a Te,a Te, a Te, a Te , a Te, a Te, a Te…

La canzone :
http://www.youtube.com/watch?v=zHcdJCRlOaM

Vittime italiane della pedofilia: il Papa incontri anche noi!

“Chi ha subito abusi ha sofferto come i martiri”
Il Papa commosso davanti a vittime dei pedofili

 Il Papa : «Sui preti pedofili la Chiesa non ha vigilato abbastanza»

Pedofilia, vittime italiane scrivono al Papa: “Incontri anche noi”
Dopo le dure parole di Benedetto XVI sugli abusi dei sacerdoti, dal bergamasco si alza la voce dei genitori di bimbi che hanno subito violenze. Che vengono commesse non solo da preti, ma anche da maestri, allenatori e, a volte, familiari Da Londra sono arrivate le parole di condanna del Papa verso i preti pedofili. E dalle tranquille montagne bergamasche si leva una voce finora sempre ignorata. È quella delle famiglie italiane devastate dagli abusi sessuali subiti dai propri figli. Si sono riunite a Schilpario per una due giorni di riflessioni e conforto reciproco, visto che dall’esterno ne arriva ben poco. Per loro l’incontro di Benedetto XVI con le vittime dei sacerdoti inglesi è uno squarcio nel muro di omertà e ipocrisia che finora ha sempre protetto i pedofili da sacrestia. Ospiti in una casa dei Gesuiti, le famiglie ferite alzano il loro grido di dolore: insieme hanno deciso di spedire al Papa una richiesta di incontro, che costringa la Chiesa a uscire allo scoperto anche da noi. La lettera sarà pubblicata nei prossimi giorni sul sito dell’associazione Prometeo, che da anni si batte contro gli orchi di tutte le specie, con o senza tonaca.
“L’apertura del Papa è senza precedenti – ammette Massimiliano Frassi, presidente di Prometeo – Alcuni sono dubbiosi, ma la maggior parte ha accolto con favore un atto inimmaginabile anche solo due anni fa. Ora speriamo che alle parole seguano anche i fatti. Non si può, ad esempio, continuare ad affidare i ragazzi dell’oratorio a preti già condannati per violenza sessuale, o semplicemente rimuovere il problema spostando i pedofili da una parrocchia all’altra”.
A tendere la mano al Vaticano sono circa 1.500 persone: non solo vittime di sacerdoti, ma anche di maestri, allenatori, amici e familiari. “La pedofilia non si annida solo nella Chiesa – prosegue Frassi – noi vogliamo portare davanti al Santo Padre la sofferenza di tutte le vittime, per avere conforto e solidarietà”.
La piaga della pedofilia striscia in tutti gli ambienti frequentati da bambini e adolescenti. Dopo l’abuso, il primo problema della vittima è quello di essere creduti. Dagli investigatori, dai giudici, ma anche dagli stessi genitori. “Per prima cosa provi vergogna – dice un papà – poi ti senti solo, impotente. Non pensi nemmeno a vendicarti: ti senti gelare e basta”. Esser creduti è già una vittoria. La voglia di giustizia viene dopo. Vuoi perché inchiodare i pedofili, assistiti da grandi avvocati (quasi sempre gli stessi), non è facile. Vuoi perché, paradossalmente, “una condanna o un rinvio a giudizio non ti fanno stare meglio, anzi: significa che qualcosa a tuo figlio è successo davvero”. Vorrebbero sbagliarsi, i papà e le mamme che vedono i loro piccoli cambiare e chiudersi in se stessi. Invece la realtà supera la più depravata immaginazione. I brutti ricordi riemergono anche dopo anni. Come nel caso di Giulia (nome di fantasia), che a tre anni fu abusata dal padre e poi dallo stesso venduta a una setta satanica. “Volevano sacrificarmi, ricordo di essere stata stesa su un crocifisso. Ma all’ultimo momento uno si tirò indietro. Da allora fui costretta ad assistere ai riti: ho visto infliggere violenze ad altri bambini. Ho ricordato i luoghi grazie all’aiuto di uno psicoterapeuta e li ho descritti agli investigatori, denunciando mio padre e altre persone. Tutti sono stati assolti: ora minacciano me e mia madre, hanno anche tentato di buttarci fuori strada con l’auto”.
Credere alle parole di chi ha visto l’orco non è mai facile. Perché si sentono brutte storie, come quella che svela Frassi: “L’ultima tendenza in fatto di turismo sessuale è andare in alcuni Paesi dell’Est, pagare una donna che sta per partorire e poi abusare del neonato”. Orrore che lascia senza fiato. Ma alle vittime bisogna dar voce. E visto che i media spesso sono sordi e distratti, la speranza passa da Internet e da Facebook. “Prima ero totalmente ignorante – dice un padre – poi navigando sul Web ho capito molte cose, soprattutto che molti altri vivono il tuo stesso incubo”. Ci si mette in contatto, nasce una rete per difendersi. “Serve una protezione civile anti pedofilia – continua Frassi – perché chi subisce un abuso deve poter contare sull’aiuto di gente pronta a intervenire tempestivamente. I pedofili dispongono di un network in grado di mobilitare subito avvocati e professionisti, altrettanto devono poter fare le loro vittime”. Fare rete per far sentire la propria voce, ecco l’obiettivo. La speranza è che anche il Papa e la Chiesa si mettano ad ascoltarla. 
Fonte: Il Fatto Quotidiano – di Marco Birolini.

Primo resoconto coordinamento nazionale vittime pedofilia.

Come si dice GRAZIE in tutte le lingue del mondo? Vorrei saperle e scriverlo qua, poi  mi rendo conto che c’è un solo modo di dirlo, e forse, è già stato fatto nell’apposita sede. Dove tanti tantissimi cuori, alcuni feriti e quindi “sanguinanti” altri con delle cicatrici in essere, si sono riuniti formando un cuore solo, unico, immenso.
Quanto dolore è entrato dentro di noi in questi giorni, ma più di tutto, quanta forza.
Ad alcuni di voi hanno detto che eravate mamme pazze, padri squilibrati, figli fantasiosi.
Se questa è la pazzia, evviva i matti!
Ed alla parola contagio, spesso usata per tanti genitori oggi proporrei la parola clonazione. Perchè se avessi avuto in questi 15 anni di lotta anche solo un padre come lui, o una madre come lei, quanti bimbi avrei avuto più sereni, più forti, più sicuri.
Invece……invece non sempre è così. Per questo si lotta e mai come dopo questo lungo week end si lotta con la consapevolezza che questa è la strada giusta, la migliore, quella che porterà ai risultati che tutti meritate. Bambini sicuri, vita riavuta indietro. Da ricostruire con tutto il tempo che lei richiederà. Senza fretta ma anche senza esitazioni.
Tutto il resto, dai processi farsa in giù, non ci apparterrà…..
Siete una forza viva, pulsante, che ha voglia di lottare per sé e per gli altri. Bimbi che non avete mai visto ma che hanno lo stesso sguardo che avete voi, i vostri figli, quel vostro cuore, che lo ripeto da oggi è ancora più grande, unico, INDISTRUTTIBILE.
Dirvi che sono (siamo) orgoglioso di voi può sembrare un modo per strappare un applauso. Ma sapete, che è la pura verità.

Grazie Grazie Grazie Grazie Grazie Grazie Grazie Grazie Grazie Grazie Grazie Grazie……

Prima di salutarvi c’è ancora spazio per una canzone. Mai come in queste parole potremo ritrovarci, poiché quel “brindisi” è solo per Noi, Noi che “nessun dolore ci fermerà”, straordinariamente “Unici”:

Fiero di portarvi nel cuore.

http://www.youtube.com/watch?v=C0yQa5bW_18&feature=related

E’ il momento dei saluti
niente lacrime ora no
siamo stati fortunati
un gran bel viaggio ti dirò
vita spesa fino in fondo
senza risparmiarci mai
non sempre onesto questo mondo
non sempre condivisi noi.
Un brindisi agli unici
solleviamo questi calici…
Premiamoci!
Quella grinta ci è rimasta
miglioriamo sempre piu
pur che in fondo alla giornata
dietro un sorriso ci sia tu.
Ancora spazio a quei pensieri
per quell’amore.. dignità!
Che questi giorni abbiano un senso..
Evviva la maturità!
Un brindisi agli unici
ci meritiamo ancora un brindisi…
Romantici
Cosi ostinati non ne trovi più..
Ci aspettiamo novità, fuochi d’accendere
Grazie notte che per noi rifugio sei!
Noi che conosciamo ormai l’arte di crescere
che nessun dolore mai ci fermerà!
Noi siamo ancora qua..
Un brindisi agli unici
ci meritiamo ancora un brindisi..
Romantici
…solleviamo questi calici!

Renato ZERO, UNICI, dal cd/dvd  Zeronove tour

PEDOFILIA: CENTINAIA VITTIME SI TROVANO A CONVEGNO A BERGAMO


(ANSA) – MILANO , 16 SET – ‘L’arma piu’ grande del pedofilo e’ il silenzio’: ne e’ convinto Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione Prometeo che, con il progetto ‘Coordinamento nazionale vittime della pedofilia’, organizza a Bergamo, il 18 e 19 settembre, un convegno su ‘Sopravvivere all’abuso: le vittime italiane della pedofilia escono allo scoperto e si riuniscono’.
Alla due giorni sono attese un centinaio di famiglie da tutta Italia, che hanno avuto a che fare in prima persona col dramma della pedofilia. Insieme a loro un’equipe composta da membri delle forze dell’ordine, psicologi e criminologi. ‘Sono una rappresentanza di un gruppo di almeno 1.500 famiglie, da noi seguite in questi anni e che abbiamo deciso di riunire, poiche’ – ribadisce Frassi – l’arma piu’ grande del pedofilo e’ il silenzio e l’omerta’. Questo gruppo ha insegnato alle vittime invece che nessuno deve zittirle e che, mai come in questo caso, l’unione fa la forza’. Le persone che si troveranno a Bergamo ‘hanno storie diverse tra di loro, accomunate pero’ – conclude Raggi – dal medesimo dolore: l’abusante e’ un sacerdote, un maestro, l’amico di cui si fidavano, il padre, il fratello’. Dal raduno nazionale emergeranno diverse proposte operative e legislative, oltre alla richiesta di incontro con Papa Ratzinger.(ANSA).

Riunione vittime della pedofilia: una nuova tappa raggiunta!

E così il grande giorno è arrivato. Dopo una serie di incontri mensili finalmente un lungo week end. Dove ritrovarci tutti quanti (quasi tutti, ne mancano giusto un migliaio a dire il vero 😉  ).
Dare un nome ed un volto a quelle ferite, spesso ancora doloranti, trovare l’unguento adatto per cicatrizzarle e ripartire. Con la consapevolezza, purtroppo per molti (troppi) mai provata prima che non si è soli, tutt’altro. Come ho più volte scritto c’è un esercito pronto ad affiancarvi, prendervi per mano, credervi.
Tante emozioni ci aspettano. Alcune ci faranno male (perché non si smette mai davvero di percorrere quei gradini che portano dritti al peggiore degli inferi), altre le abbiamo già sconfitte e ad aver paura oggi sono proprio loro, non certo “noi”.
C’è ancora tanta strada da fare, ma se si è soli, possiamo tutti quanti entrare in quel bosco lasciando fuori gli incubi che ci hanno tolto la serenità: illumineremo gli anfratti più bui, e ad aspettarci ci sarà solo una parola: Vita.
Ed ora tutti al lavoro……non prima di avervi ringraziato a nome mio personale e di tutti i Prometei, di questa ennesima splendida occasione di crescita.
p.s.: per gli amici del blog. Vi terremo aggiornati nei prossimi giorni e se riusciamo magari anche in tempo reale.
Quando dico che c’è ancora tanta strada da fare, lo dico a fronte di mail così. Tante, troppe,giunte in questi giorni:

Mi dispiace immensamente non poter venire, forse ancora ci spero.
Non mi sento molto bene,mi vedo in una stanza buia con un lampione sul
soffitto,le mura fatiscenti sostenute da travi messe li da me con le poche
forze che ho.
Ho ancora addosso quella camicia bianca che qualcuno mi imposto di indossare
molti anni fa,ora però va molto stretta.
Sono cresciuta, ma i miei occhi continuano a vedere dolore e la mia camicia
continua a macchiarsi.
Non mi rimane altro che rimanere inerme e mangiare solo brodo con tre cucchiai
di pastina,al giorno.
Solo così i miei occhi non vedono più macchie ,le mie orecchie non sentono
più accuse, ma il tremolio dello stomaco.
Il mio cuore non sente più dolore,ma è la mente che sente il dolore della
fame. Grazie,anche a “Fede”.

Altra mail:

SILENZIO GRIDATO
Il male dentro,
senza nessuna
colpa.
Innocenza rubata
in fondo al pozzo
dell’anima.
Abbiamo taciuto
per paura.
Solo per paura
o anche per vergogna?
Ora non tacciamo più.
C’era una volta
il silenzio gridato.
(Is@bell@ Sind@co)

 La canzone che vi dedico:
http://www.youtube.com/watch?v=doiwVoV4-hY

“ANNUNCIO: Bravi ragazzi. Seri. Intelligenti. Sensibili. Cercano persone da abbindolare, ottenendo lavoro a contatto con i bambini.”

L’annuncio di cui sopra potrebbe riassumere le due storie che sto per presentarvi. Accadute a distanza di 15 giorni l’una con l’altra nel Regno Unito. Dove per l’appunto due ragazzi, “buoni, onesti, bravi, socialmente impegnati, seri, etc. etc. etc.” sono finiti in stato di arresto, in quanto pedofili.
Quelli peraltro altamente pericolosi. Che lavorano in strutture (leggasi scuole) dove noi mandiamo tranquillamente le loro prede (leggasi nostri figli).
Partiamo dal primo.
Nome: Brian Syme.
Età: 32 anni.
Professione: insegnante di sostegno.
Passatempo: aprire profili come fosse una ragazzina sui social network più noti per catturare bambini.
Davanti agli agenti di Scotland Yard in lacrime ha ammesso di averne adescati giusto…una novantina.
Il Giudice che l’ha condannato ha affermato che una  delle sue colpe più grandi “è quella di aver violato la fiducia delle sue giovani vittime”.
Tra i capi di imputazione non poteva mancare la detenzione di materiale pedopornografico.
Interessanti le parole del Giudice al momento della condanna (da usare per qualsiasi caso di pedofilia):
“alla luce di quanto ho visto e sentito su questo caso credo che i bambini debbano essere protetti da un soggetto come lei!”.
Insieme al signor Brian è finito nel registro dei sexual offenders anche un altro suo simile.
Nome: Oliver Corbett.
Età: 25 anni.
Datore di lavoro: scuola.
Passatempo: nel computer aveva 62mila fotografie e 1.585 video di bambini. Chiaro il passatempo?
Arrestato, ed ora in carcere, resterà nel registro dei pedofili A VITA.
Un plauso agli agenti di Scotland Yard che per arrivare a lui hanno visionato 6milioni di fotografie…
Del soggetto aggiungiamo che è un esperto informatico, un “bravissimo ragazzo, senza precedenti penali o nemmeno sospetti che potesse avere una doppia vita”, e tutto quanto sapete oramai ricorrere nei più consueti standard pedofili.
“Bravi ragazzi. Seri. Intelligenti. Sensibili. Cercano persone da abbindolare, ottenendo lavoro a contatto con i bambini.”
Chi saranno i prossimi?

 
Link: la canzone:
http://www.youtube.com/watch?v=N3A6jaAzNQg

Per qualsiasi “problema” possiate incontrare in internet:
http://poliziadistato.it/articolo/982-Polizia_postale_e_delle_comunicazioni

Il video della Polizia Postale:
http://www.youtube.com/watch?v=u6mLirrz_8I

LETTURA CONSIGLIATA A CHI ABUSA DI UN BAMBINO: effetti collaterali.


Ebbene sì. Una volta tanto non parlerò di “loro”, ma a “loro”.
Poiché questo post che state per leggere è un suggerimento, o per meglio dire, una indicazione a chiunque….abusi, collezioni materiale pedopornografico, faccia viaggi di turismo sessuale, in poche parole, abbia sul passaporto alla voce segni particolari, la dicitura PREDATORE DI BAMBINI.
Che nel suo delirio di onnipotenza, nella sua certezza di farla sempre franca (con la complicità di quel “gruviera” che è il sistema giudiziario/sociale italiano) e di essere sempre e comunque un intoccabile. Di poter “andare oltre” (neonati), di agire impunito per decenni, di abusare e volere svolgere lavori a contatto con i bambini, insomma di essere un pedofilo con tutti i sacri crismi ed il marchio “doc”, spesso dimentica quanto sto per dire.
I cosiddetti “effetti collaterali”. A cui invece deve assolutamente pensare. Magari dando loro quel uno per cento di possibilità che possano mai capitargli. Ma che, per fortuna, è un 1% reale, possibilissimo, concreto.
Mi spiego meglio (aggiungendo che quanto sto per scrivere nasce da ben 5 colloqui fatti ieri, con donne ferite direttamente da simili soggetti: loro padri, zii, mariti, vicini di casa):
il pedofilo non mette mai in conto quanto può capitargli per i crimini che commette.
Detto così il pensiero vi sembrerà banale, ma credetemi, banale non lo è affatto.
Poiché dà l’idea della reale psicologia dei predatori. Il bandito che sta per fare una rapina in banca, sa che potrebbe incontrare una guardia o dei sistemi di allarme che cercheranno di contrastare il suo crimine, il pedofilo no.
Parte con la certezza che niente e nessuno lo fermerà (e qua a volte, ammettiamolo, non si sbaglia) o lo riuscirà a fermare (e qua si sbaglia e pure tanto).
Il marito abusante che dice alla moglie che ha avvisato la polizia che “quei giochetti con i figli – di 3 e 5 anni – erano fatti per educarli e non serviva fare tutto questo baccano addirittura chiamando gli sbirri” ne è un esempio.
Anche colto con le mani nella marmellata il soggetto nega. Non riconosce di essere un criminale. Resta nella certezza di essere nel giusto. Certezza sempre pericolosamente accresciuta da chi gli sta intorno e crea per lui quegli incivili movimenti di piazza di cui in questo blog ci siamo spesso occupati.
Ecco allora il vademecum con gli effetti collaterali. Che, dato che ci legge, è importante metta nella sua personale agenda:
– la pedofilia è un crimine, forse il peggiore, e per questo va sempre perseguito;
chi la compie rischia il carcere e quando (per fortuna) in carcere ci finisce non se la passa mai bene. Nel piatto dei pedofili carcerati chi gestisce la mensa spesso ci sputa. Le botte e le minacce dai detenuti, fossero pure i peggiori criminali della terra, così come gli abusi sessuali, sono all’ordine del giorno.
Finire in carcere significa perdere la propria libertà. Ma anche il posto di lavoro e nel 99% dei casi l’affetto e la stima dei propri parenti, che soffriranno, e molto.
E poi ci sarà chi ricorderà sempre al mondo quanto siete pericolosi. Quanto male fate, avete fatto, potreste fare. E non vi servirà infangarci (il vostro fango vale come la neve al sole), poiché il vostro dna non viene certo modificato dal numero di infamie che create contro chi come noi difende i bambini, o contro le vittime stesse che di volta in volta sono “fantasiose”, “matte”, “paranoiche” e via dicendo…
Ecco, questa una sintesi sufficientemente efficace degli effetti collaterali. Poiché se davanti ad un bimbo di tre anni non vi fermate, se la sola idea di abusarlo non vi fa venire il vomito, se nel pc non tenete le foto delle vacanze al mare, ma delle bambine thailandesi o di bimbi torturati (leggasi pedofilia sadica) e quindi non provate alcuna empatia per le vostre prede, allora pensate egoisticamente a questi effetti. Che forse, anzi sicuramente non saranno un deterrente, ma che è importante qualcuno vi ricordi.
Perché siete pedofili. E questo e solo questo è ciò che vi spetta.

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