Archivio di ottobre 2010

LA VOSTRA VOCE, IL SENSO AL NOSTRO IMPEGNO.

Carissimo Massimiliano,
è la prima volta che ti scrivo, è un anno che sento parlare di te, ma non ho mai avuto il coraggio di scriverti. Mi chiamo “Marina” e vivo nel Lazio.
Sono venuta a conoscenza del tuo sito grazie ad una mia carissima amica, che mi parla spesso di te..
In realtà non so neppure io perché ti stia scrivendo, forse perché seguendo la storia della piccola Sarah ho capito che è arrivato il momento di  accettare la verità e solo se riusciamo a farla uscire fuori  forse un po’ di pace e serenità potrà ritrovare il mio cuore..Ti racconto un po’ di me, anch’io ho subito degli abusi all’età di sei anni, dal fratello della mia amichetta ed aveva 20 anni circa, ma non solo, questo episodio si è verificato all’età di 10 anni, ma questa volta non era un estraneo il protagonista, ma mio cugino molto più grande di me,  purtroppo solo 2 anni fa attraverso un trattamento sono riuscita a ricordare questa orribile esperienza, la mia tanta sofferenza e la non accettazione mi aveva portato a rimuovere quell’orribile ricordo dalla mia mente ma non dal mio cuore…perché avvertivo che ero diversa dagli altri, mi isolavo spesso, e mi coprivo spesso con indumenti larghi e di colore nero, solo dopo circa 24 anni quell’orribile ricordo è ricomparso nella mia mente…speravo tanto di riuscire a superarlo da sola, o con l’aiuto di alcune persone della mia famiglia che mi erano tanto vicine in quel periodo, invece mi sono sbagliata, la mia storia allontanava le persone che amavo di più, quelle poche persone che ho fatto sempre affidamento, mentre il dolore e la solitudine diventavano sempre più forte, circondando tutta la mia esistenza. Mi accorgevo che era difficile parlarne, perché appena si facevano discorsi sulla pedofilia, le persone che mi circondavano si distaccavano, creando un vuoto dentro di me, e mi chiedevo di chi posso fidarmi?  Ricordo una volta, dopo qualche giorno che avevo ricordato l’accaduto mi confidai con una persona a me tanto cara, mi rispose: ”vabbè  tutto passa nella vita dimentica” quella frase mi fece piangere per quattro ore di seguito..e mi chiedevo dov’è la sensibilità delle persone? Nessuno era pronto ad accettare il mio vissuto doloroso e per circa un anno ho tenuto tutto dentro, fino a quando ho conosciuto una persona speciale, che mi ha aiutato ad accettare il mio problema, mi aiutava a farmi parlare ad esprimere la vergogna e la rabbia che provavo dentro, e solo così ho iniziato ad alleggerire quella sopportazione che avevo dentro..
Ma a quanto pare ciò non basta, ed ora sono qui a rivelare la mia esperienza affinché le persone possano capire quanto sia importante parlare ed ad esprimere la rabbia, la paura e la vergogna che si prova dentro, quella rassegnazione che ti veste di tristezza, angoscia ed ansia…Ho capito solo dopo che bisogna esprimere tutto ciò che si ha dentro a voce alta e senza paura di esaminare ciò che possano pensare gli altri…ma per un attimo pensare a noi stesse per liberarci e cercare di accettare almeno una parte la nostra sofferenza.. grazie per l’attenzione.

Gli abusi sessuali a danno di donne disabili.

Abbiamo parlato di bambini abusati disabili nei giorni scorsi sollevando un polverone:
oggi parliamo di donne.
A loro volta (ancora più ) invulnerabili proprio per la disabilità (fisica/psichica) che le ha colpite.
Come per i bambini non ci sono molti studi al riguardo (purtroppo gli studi sugli abusi tendono a non tenere conto di queste categorie, molto a rischio!) e quel poco di valido che c’è arriva dall’America, dove il fenomeno degli abusi a danno di donne disabili è, purtroppo, ancora una volta contraddistinto da grandi numeri.
Il primo studio scientifico di un certo rilievo è del 1977, quando un gruppo femminista di Seattle (il “Rape Relief Center” fautore della creazione di tantissimi importanti centri anti violenza) relazionò quanto stava vedendo con i propri occhi: l’aumento per l’appunto di vittime disabili, fornendo per la prima volta dei dati.
In un breve lasso di tempo erano 300 le donne con disabilità fisiche/ intellettive che avevano subito abusi. Meno di un terzo di queste avevano sporto denuncia.
Da un successivo studio di comparazione di dati (datato 1988), il medesimo centro arrivò a formulare la possibilità che nello stato di Washington almeno 30mila donne disabili potessero essere vittima di abusi.

La vulnerabilità.
Come già detto più volte le persone disabili sono chiaramente più a rischio abuso di quelle che disabili non lo sono. M soprattutto una volta che l’abuso avviene ancora più impossibilitate a difendersi.
Il rischio per una donna disabile, dice un altro studio sempre Made in Usa (e datato  1993) è tra le 4 e le 10 volte più elevato di una donna non disabile.
Non solo. Rispetto agli uomini (che hanno sempre una donna che li accudisce…aggiungo io!), le donne disabili sono spesso “istituzionalizzate”, ovvero ricoverate in apposite realtà (istituti, centri d’accoglienza, ospedali, etc.).
Il dramma è che in simili contesti (dove avviene appunto l’abuso) se la disabilità è molto grave (soprattutto a livello mentale) la donna penserà che è un “comportamento normale”, in quanto spesso attuato a livello giornaliero…..
Per questo, anche se comincerà a stare molto male, saranno bassissime (se non nulle) le possibilità che chieda aiuto. Aggravate poi dal fatto che spesso chiedere aiuto non sa!
I centri dove queste donne vengono ricoverate sono i luoghi dove l’abuso avviene. Poiché stando lì vengono a contatto con un elevato numero di uomini (leggasi: maschi), dai medici, ai volontari, dagli psicologi ai fisioterapisti. E se il 99% di questi è facente parte del mondo civile, basta ancora una volta un 1% a creare la sofferenza che stiamo denunciando.
Quindi così come avviene per i bimbi il luogo dove dovrebbero essere protetti diventa la loro prigione!
Cosa fare?
Le realtà americano rispondo a questo quesito con le stesse modalità che da questo blog vi abbiamo mostrato negli anni.
“Mappare l’orco”, smascherarlo. Per lo meno rendere accessibile a tutti il nome di chi già stato identificato come abusante.
Poiché, dall’altra parte, ancora una volta hanno fatto cose ben peggiori.
Hanno creato riviste e siti internet, completamente dedicati alle sevizie su donne con disabilità.
Dove scambiarsi informazioni (quali i centri di ricovero, come entrare da volontari, quali i bandi di concorso per personale specializzato, etc. etc.), ma anche condividere le proprie “fantasie” (“ho sognato che io ero in un angolo e dato che lei era cieca e sorda non poteva intuire i miei movimenti. Per un po’ l’ho osservato e quando mi sono sentito “pronto”…).
insomma: la normale routine pedofila.
E se qualcuno ha il coraggio di denunciare ecco scendere in campo i soliti noti, che per prima cosa punteranno alla non credibilità della vittima.
Che invece, proprio in quanto disabile, è ancora più credibile (così sancisce al giurisprudenza Usa in merito!).
Un ultimo aspetto: oggi le associazioni disabili americane stanno riunendo le vittime disabili di abuso. Danno loro voce. Le aiutano e le mettono in rete. Creano una cultura a loro favore. Informano e sensibilizzano, su un tema sicuramente delicato, ma importante.
Lanciamo un appello a tutte le associazioni di disabili italiane a far lo stesso e magari a contattarci, per saperne di più!

 

Nota: nella foto, anticipata ieri, un fumetto. Vietato ai minori di 18 anni (oggi fuori catalogo, ecco perché lo riportiamo!), sul tema “quanto è bello fantasticare sugli abusi su una disabile”….Ogni mio commento è superfluo….

Emergenza farmaci al Budimex: nuove comunicazioni.

Emergenza farmaci al Budimex:
a breve vi dirò cosa dobbiamo fare. Aspettate pèr favore le comunicazioni tramite blog/sito/mailing list! Vi contattiamo noi!
Stiamo cercando di capire se possiamo portare là i farmaci. In tal caso li potrete comprare voi e pubblicheremo un elenco di ciò che serve.
Altrimenti chi lo vorrà potrà fare un versamento indicando nella causale “emergenza farmaci Budimex” .
Nel frattempo una nuova comunicazione:
Il Governo rumeno ha tagliato gli stipendi per le “assistenti maternali”, figure importantissime poiché a loro si deve la presa in carico di molti bimbi tolti dagli istituti.
Lo stipendio, diciamolo subito era già di per sé ridicolo (difficilmente superava le 150 euro al mese). Ora con un taglio del 25% ed un costo della vita sempre più a livello del resto dell’Europa, potete immaginarvi quanto possa accadere. Anzi, quanto già stia accadendo.
Il rischio maggiore è ancor a una volta per i bambini:
che rischiano di tornare negli orfanotrofi.

Budimex: emergenza medicinali per i nostri piccoli!

Ve ne parlo da giorni. Ed ora ho deciso di riassumervi tutto quanto con la pubblicazione della lettera, della nostra amica Patrizia, che ci ha segnalato la nuova ennesima emergenza.
E così, proprio nei giorni in cui la sede nostra si riempie di giochi di tutte le forme, che porteranno un sorriso ai piccoli per la festa di San Nicolaus del 6 dicembre, scatta una nuova, improvvisa, emergenza.
Mancano i farmaci.
TUTTI i farmaci…
Per ora grazie a Patrizia si è fatta una bella scorta che copre le esigenze per almeno un paio di settimane. A breve vi diciamo cosa raccogliamo. Intanto leggete e diffondete, grazie. 

Ciao Max !
Volevo brevemente aggiornarti della nuova emergenza Budimex: I MEDICINALI !
Come sai siamo tornati sabato scorso da Bucarest, abbiamo parlato col primario e visitato il reparto infernale.
La cosa troppo grave è che attualmente manca ogni forma di farmaco dal citostatico all’aspirina. Durante il nostro soggiorno davano acqua ai bambini che avevano dolore perché non c’era più paracetamolo…..Ti giuro è stato allucinante.
Abbiamo quindi, con Andreea, svaligiato ogni farmacia di Bucarest ed ora per qualche settimana sono a posto.
Il Dottore ci ha informato che il Governo ha, per il prossimo anno, drasticamente ridotto i sussidi per il suo reparto. Durante la nostra permanenza un intero reparto di medici e infermieri sono stati trasferiti in blocco in un altro ospedale perché non avevano più lo stipendio (alla nostra Andreea è stato ridotto il salario del 60% negli ultimi due mesi !!!).
Ti chiedo, tramite la tua importante rete, se puoi lanciare un appello cosi da raccogliere fondi per l’acquisto (in loco o altrove- ci stiamo studiando) di questi fondamentali farmaci.
Grazie per il tuo continuo, serio ed importante impegno.
Patrizia 

Letto? Come vedete c’è poco da aggiungere.
Ora prendetevi un paio di minuti e guardate questo servizio di Striscia:
http://www.striscialanotizia.mediaset.it/puntata/2010/09/23/puntata_4.shtml

Per fare una adozione:
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=1&im=2&ip=0

ANCORA SUL SENSO DI COLPA.

Come volevasi dimostrare siamo stati inondati di messaggi sul tema toccato ieri:
il senso di colpa.
L’arma più forte, insieme alla paura, che il pedofilo ha. Quel dannato veleno che instilla ogni giorno nella vittima, fino ad esercitare su di lei un controllo eterno che genera a getto continuo, dolore immenso, anche negli anni a venire.
Eppure, e molti di voi me l’hanno dimostrato coi fatti (che valgono più di mille di queste parole), l’antidoto esiste. È già dentro di voi. Nella vostra volontà. Nella vostra forza. Nel desiderio di vivere, e non morire. Nel voltare l’angolo e trovare un abbraccio speciale. Una parola di conforto.
Ma soprattutto nel guardarsi allo specchio, cancellare per un attimo il volto riflesso e ritrovare voi bambini. Piccoli. Con gli occhioni bagnati di lacrime. Le braccia che tremano (non certo per il freddo), l’orsacchiotto liso dalle coccole stretto forte in una mano. Guardatela bene quell’immagine. E ditele forte. “Nessuno ti potrà più far del male oggi”, ma soprattutto “SCUSA”. Sì, scusa. Perdona. Nessuno forse te l’ha mai detto e per questo hai pensato che fosse colpa tua.
Scusa invece te lo dice il mondo. Scusa perché non ti ha protetta. Ed ora che ti sei assolta, lascia andare quella bambina. Fa che l’immagine dello specchio sbiadisca sempre di più. E vivi…

p.s.: a breve parliamo del senso di colpa dei genitori dei bambini abusati.

Il giornalino per gli amanti degli abusi. Su donne disabili.

Domani parliamo di questo.
Cos’è? Un fumetto. Dedicato agli “amanti” degli abusi su donne disabili…..
Perchè non c’è davvero mai fine al male….

Gruppo a favore del prete pedofilo: sparito dopo la denuncia di Prometeo

Il gruppo Facebook a favore di Don Matteo Diletti, prete pedofilo latitante per sfuggire al carcere, è scomparso da Facebook poche ore dopo la nostra denuncia.
Chiuso dalla Procura? Cancellato dai gestori di Facebook? Oppure fatto sparire dai soggetti che l’hanno creato. Molto coerenti peraltro. Chissà……
P.s. per chi ci ha mandato messaggi, mai pubblicati, a favore dei pedofili Don Matteo ed Ugo Cattaneo (che al momento è in carcere!!!): vi risponderemo a breve pubblicando PER INTERO la sentenza della Cassazione. Quella sarà l’unica risposta ai vostri quesiti.
Avvisiamo che da ora in avanti ogni messaggio contro la famiglia della bambina abusata da questi soggetti sarà inoltrato alla Procura ed ai legali della famiglia. Abusi? Tolleranza Zero!

Il senso di colpa: delle vittime ed i rimorsi in carcere dell’assassino di Sarah

Purtroppo molte persone toccate direttamente dall’abuso tendono ad essere accompagnate, negli anni a venire, da un dolore, per certi versi “castrante” che dell’abuso è figlio legittimo. Il paradosso è che spesso più la distanza da quelle violenze aumenta, più “lui” acquisisce forza  e non solo non tende a cessare, bensì sembra acquistare sempre più potere, rinvigorirsi, crescere.
Parlo di una malsana dote di cui molte delle anime che transitano da qua portano spesso con sé. E che infatti ritrovo in tutti i colloqui che faccio, a volte palese a volte un po’ più latente, ma sempre ben radicato:
il senso di colpa.
“Pensavo a quello che mi è successo. Ai regali che mi faceva e ho capito: era colpa mia. Non avrei dovuto accettare quei doni. Non avrei dovuto farmi prendere in braccio”- Maria, abusata dall’età di 3 anni ai 7 dallo zio.
Tutte le vittime di abuso si sentono in colpa.
Sembra assurdo per chi questo argomento non lo conosce ma è proprio così.
Chi guarda agli abusi (inorridendo) dall’esterno, non può immaginare quanto in colpa si senta chi li ha subiti.
Per questo oggi vorrei con voi fare una sorta di terapia di gruppo. E ribadire che l’unica colpa è di chi vi ha fatto del male.
”Era ovvio che toccasse a me. Papà era morto, mia madre non riusciva a gestirmi, sicuramente quello che mi hanno fatto l’ho favorito io con qualche comportamento bislacco”. Sara, abusata dai 5 ai 12 anni, dallo zio e da un suo amico.
Lo ripetiamo tutti che l’unica colpa è dell’abusante? E di chi, magari, sapeva, ma non ha fatto nulla per impedirlo. Ripetiamolo tutte el volte che ci sentiamo in crisi. Ma soprattutto, crediamoci!
Paradosso nel paradosso: non ho mai incontrato in vita mia un pedofilo che chiedesse scusa, che si sentisse lui sì, in colpa per quanto commesso.
Ma continuo a stringere mani che tremano all’idea di cosa si possa pensare di loro.
Di come le si possa giudicare, per ciò che NON hanno fatto, per ciò che HANNO fatto loro, per ciò che hanno dovuto subire.
Non sono lontani, tutt’altro, i tempi dove se una donna veniva stuprata le si chiedeva, “ma scusi ma lei com’era vestita?” (e fosse pure andata in giro nuda, nessuno, dico, nessuno l’avrebbe dovuta ferire!), eppure quel retaggio culturale, arcaico quanto errato, ce lo portiamo appresso noi per primi. E soprattutto chi è vittima dell’incidente/abuso (sì, incidente/abuso è così e solo così che lo dovete considerare) deve sapere che nulla poteva fare per salvarsi. Deve ricordarsi che era una bambina/o senza difese. E che magari, citando l’amica della prima testimonianza, come milioni di bambini accettava con grande gioia quei regali che riceveva, come milioni di bambini si aggrappava alle braccia del carnefice, tornava spesso da lui perché in fondo gli voleva bene (sic), ma lontana da lei anni luce, l’idea di poter essere complice di una sofferenza fisica ma soprattutto psicologica tanto grande.
Il senso di colpa è l’arma più forte che ha un pedofilo.
Per soggiogare le proprie vittime, oltre alle minacce, all’utilizzo dei segreti, immette in loro il senso di colpa:
“dillo pure alla tua mammina e sai cosa dirà, che sei sporca, cattiva, che sei una bambina malvagia e sono certo che non ti vorrà più e ti caccerà di casa, anzi ti manderà in un istituto, di quelli dove chiudono i bambini in tante stanze senza giochi, al freddo…” – “mi diceva sempre così quando piangevo” –  mi dice Marcella, abusata dai 6 ai 10 anni riferendosi al prete pedofilo che le ha rovinato la vita (gli abusi cessarono solo perché lui cambio parrocchia).
Lo ripeto, e voi con me: l’arma più potente di un pedofilo è il senso di colpa.
Fidatevi se vi diciamo che colpa voi non ne avete (ed ascoltate il vostro cuore, da tempo ve lo dice). Non temete di parlarne con chi vi sta vicino (compagno, amiche, etc.) poiché il suo/loro giudizio non potrà ferirvi, anzi.
Certo, qualcuno sminuirà (“le amiche continuavano a dirmi, che vuoi che sia, tanto passa e io stavo più male”), il rischio c’è, ma altri capiranno quei silenzi, quegli improvvisi cambi d’umore :  e se davvero vi vorranno bene, se vi meriteranno, alzeranno quel telo pesante che vi tiene inchiodate/i a terra, spazzeranno via la polvere che lo ricopre e sotto troveranno tanta tantissima vita, pronta per ri-nascere.
Il senso di colpa? Rimandatelo al mittente!

Nota: ammettiamolo forse un po’ profetici lo siamo sempre stati. Oppure, più semplicemente raccontavamo quello che pochi vedevano (o avevano il coraggio di dire). Poi, abbiamo imparato ad aspettare, e le cronache (purtroppo! Quanto avremmo voluto restare dei visionari) hanno confermato tutto quanto.
Oggi scrivo l’articolo sul senso di colpa e dalla prima pagina de Il Giorno viene annunciato un articolo in esclusiva su Michele Misseri.
Il titolo: “SENZA RIMORSO”.
Corro a pagina 3 e leggo:
”E Misseri fischietta nella sua cella. Nessun rimorso, dorme sereno, chiacchiera e riceve molta posta”.
Ricordatevelo, amiche ferite, ogni volta che il senso di colpa bussa alla vostra porta…

Continua (domani parte 2).

Don Luciano Massaferro e la bambina cattiva

Ed a proposito di quanto detto sopra:
Nuova udienza ieri per il processo a don Luciano Massaferro, per gli amici don Lù.
Nella difesa che è stata fatta ieri del sacerdote agli arresti da mesi, tutti gli standard pedofilici, uno dietro l’altro.
La bambina di 12 anni innanzitutto è “fisicamente più  grande della sua età”,
ergo se anche la si è molestata si stava molestando una adulta,
“la bambina ha forti carenze affettive”,
ergo le si è dato amore/attenzione, che cosa c’è di male?!,
tutto il gruppo di amicididonlucatechistevolontarieparrocchianeverginisconsolate ha deposto “con un identico ritornello, un unico leit-motiv” (quello sopra riportato), anche se ovviamente il Giudice si era prodigato più volte “nel chiedere ai testi di non parlare tra di loro” (sembra di essere a Scherzi a parte).
Ora rientrando nella serietà ed uscendo da battute che facciamo solo per sdrammatizzare una evidente mancanza di rispetto per una ragazzina che soffre, ha sofferto e, temiamo, molto ancora soffrirà, vorremmo chiarire, soprattutto alle prefiche sfilanti a processo, un concetto:
in generale, una delle vittime preferite dai pedofili (soggetti che ricordiamolo si sentono invulnerabili ed onnipotenti solo grazie a persone che li difendono, altrimenti si sa essere per nulla onnipotenti ma soprattutto codardi ed impotenti), una delle caratteristiche principali dicevo di una tipologia delle vittime preferite è proprio quella dei bimbi “taciturni, , magari con problemi familiari, con carenze affettive”.
Questi bimbi solitamente non si inventano una cosa che nel loro immaginario non può esistere “per attirare l’attenzione” (del don Lù di turno), ma se dicono questi fatti è solamente perchè qualcuno ha approfittato delle loro ferite. Del loro bisogno di attenzioni. Trasformandole in abuso.
Il caso della bimba abusata da Don Matteo Diletti è uguale.
Identico.
Don Matteo Diletti, ricordate, quello condannato a 4 anni anche dalla Cassazione.
Quello difeso da una sacco di gente.. Gente che non denuncerebbe mai un pedofilo, ma che non ci pensa due volte prima di oltraggiare una bambina in Tribunale: mi chiedo con che coraggio simili individui possano entrare in una chiesa, ricevere la comunione, professarsi cattolici.

La vostra voce: “non voglio diventare mamma”

Se pubblicassimo tutte le mail che ci sono arrivate di persone che hanno avuto la forza, il coraggio, la sensibilità di raccontarsi, nell’ultimo mese, penso che potrei prendermi più di un anno sabbatico e tornare qua tra parecchio tempo.
Tante, tantissime. Che insieme alle richieste d’aiuto ci portano 20 vite segnate al giorno. AL GIORNO.
Oggi ne pubblico una. Speciale. Al cui grido di dolore saprete rispondere con la sensibilità che vi contraddistingue.
Perché siete forza viva, e non smetterò mai di ricordarvelo. E perché quei cuori, che negli ultimi giorni abbiamo raccontato nel blog, non sono lontani, né appartengono ad altre anagrafi.
Quei cuori, siete voi.

Buonasera amici di Prometeo. Sono pronta per raccontare la mia storia pubblicamente.
Ho 44 anni, ne sono passati 30. Non riesco a non provare ancora lo stesso dolore,il dolore, lui,non invecchia,non si affievolisce. Anzi. Ogni volta che una notizia uguale viene data ai notiziari o sui giornali io sento quel dolore mio, e quello loro.
Non è un dono soprannaturale,è una disgrazia che mi accomuna a quelle bimbe.
Ero una bimba, ma avevo il corpo che stava sbocciando, e a quanto pare era “provocante”, venni avvicinata da un conoscente di mio padre ,con la scusa di un passaggio, pioveva, ok, dico e salgo.  Mi tenne sotto le sue attenzioni per un anno circa, non riuscivo a ribellarmi,avevo paura di essere io la colpevole, che comunque la brutta figura l’avrei fatta io e la mia famiglia ne sarebbe stata rovinata. Durante gli abusi io chiudevo gli occhi e mi ripetevo come un mantra “dureràpocodireràpoco”. Non riuscivo a reagire, non ubbidivo nemmeno ai suoi comandi che mi incalzava con dei “fai questo , fai così” niente,ero una bambola di pezza, fredda e triste. Ho nitidi ricordi, rievocarli mi dà la nausea, ho odiato per anni il mio corpo reprimendo la sessualità. Dopo tanto ho trovato un equilibrio, ma da sempre rifiuto la maternità , “e se mi nasce una femmina?” mi sono sempre ripetuta. Una volta a 25 anni sono rimasta incinta, ero prima felice, poi terrorizzata che fosse femmina. Ho abortito al limite del tempo dei tre mesi. Sai cos’è il brutto?che non mi sono mai pentita di averlo fatto… E se fosse stata femmina? Avrei vissuto felice solo per poco, avrei avuto SEMPRE il terrore che anche a lei potesse succedere, quando sono diventata zia ho avuto gli stessi pensieri pessimisti.
Per anni ho avuto problemi di comportamento, con poco scattavo e non controllavo la mia ira,arrivavo anche a picchiare. Sono stata anoressica,bulimica e sull’orlo della tossicodipendenza, tutto ciò che imbruttisce il corpo. 
Oggi sto bene,non ho rimosso, e non voglio rimuovere. Però sapere che continuano ad esserci persone così mi sconvolge: perchè? Cosa può esserci di peggio di questo?
Grazie
“Sonia”

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