Archivio di Dicembre 2010

Don Domenico Pezzini condannato a 10 anni, malgrado il rito abbreviato.


Ancora sacerdoti pedofili.
“Don Domenico Pezzini e’ stato condannato a dieci anni dal Gup di Milano per violenza sessuale aggravata nei confronti di un ragazzo originario del Bangladesh, ora sedicenne. Il procedimento e’ avvenuto con il rito abbreviato. Il Gup ha inoltre confermato la carcerazione, mentre la difesa aveva chiesto gli arresti domiciliari. La pena comminata e’ superiore alla richiesta di otto anni e mezzo di carcere avanzata dal pm, Cristiana Roveda, mentre la difesa aveva chiesto l’assoluzione. Gli abusi sarebbero avvenuti tra il 2006 e il 2009, quando la vittima aveva un’età anche inferiore ai 14 anni.” 
Quella appena riprotata  la notizia dell’Ansa. Questo il comunicato apparso sul sito de Il Guado, realtà da lui fondata anni fa.
Perché continuo a stupirmi che non c’è una, dico una parola per chi ha subito abusi?
Abbiamo appena letto sulla stampa la notizia della condanna in primo grado, di don Domenico Pezzini, il sacerdote che, nel 1980, aveva dato vita al Guado e che ha seguito il nostro gruppo per la prima metà degli anni ottanta.
Durante i mesi che sono appena trascorsi abbiamo desiderato ardentemente che la vicenda in cui era coinvolto si concludesse con una sentenza di assoluzione capace di fugare qualunque dubbio ci fosse sulla sua figura. Le cose, purtroppo, sono andate diversamente e ora dobbiamo fare i conti con una sentenza di condanna.
Sarebbe inutile nascondere il nostro sconcerto, anche perché questa sentenza sembra incompatibile con la figura sacerdotale che abbiamo conosciuto noi: quando nei primi anni ottanta, si è occupato del Guado e quando, successivamente, ha aderito all’invito, che gli abbiamo rivolto più di una volta, di venirci a presentare i suoi libri.
Nonostante questo sconcerto vogliamo però sottolineare il debito di riconoscenza che ci lega sempre e comunque a don Domenico, perché le iniziative che ha promosso, le cose che ci ha detto e le cose che ha scritto restano per noi ancora un punto di riferimento importante.
Nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo, quando Gesù ricorda che, tra i fratelli più piccoli in cui dobbiamo scorgere il suo volto, ci sono anche i carcerati, non si mette a disquisire sui motivi della carcerazione: parla di carcerati da visitare e basta. Ora, don Domenico Pezzini, il prete che avevamo paura di disturbare per chiedergli di venire al Guado, visto che era così impegnato nella sua attività di conferenziere e di predicatore di esercizi spirituali, è rinchiuso, condannato, in un carcere ed è quindi diventato uno di quei piccoli di cui Gesù parla nel Vangelo.
Per questo motivo che sentiamo il bisogno di dirgli che gli siamo particolarmente vicini.”
Gli saranno anche vicini ma è interessante vedere come si presenta al notizia. Breve cronistoria e spiegazione che di fatto e dai lontani anni’80 che per i suoi impegni non lo si vede…..
Ma non finisce qua. Altro giro, altro pedofilo. Travestito da prete.
A pochi giorni dall’ennesimo mea culpa del Santo Padre un altro cattivo esempio. Da parte di chi quelle parole proprie non se le vuole mettere in testa.
Ricordate il caso di don Marco Radaelli, condannato in primo grado a 2 anni e mezzo, per un “unico e breve episodio di abuso su una bambina”, quantificato come “fatto di minor gravità” (sic). Dalle motivazioni emerge che i superiori pare sapessero ma abbiano occultato il tutto, ed oggi si deve verificare se tale copertura sia davvero avvenuta ed in tal caso procedere penalmente.
Il padre della bambina pare avesse riferito al Parroco ed al Vicario tutto quanto e apre che pure la bambina avesse raccontato il tutto al Parroco.
Che interrogato ah detto di “non ricordarsi nulla”.
Per fortuna che per i Giudici, la sua testimonianza sia stata ritenuta “molto titubante e reticente”: “non è verosimile” si legge “che il teste possa aver dimenticato un particolare così rilevante rispetto alla grave accusa a un confratello”.

Massimo Picozzi dalla parte dei bambini.


Ora sapete cosa regalare per Natale:
il più noto criminologo italiano a favore dell’Associazione Prometeo onlus che da più di 10 anni si occupa di lotta alla pedofilia.
Per finanziare le molteplici attività promosse dall’Associazione a favore dell’infanzia violata, Massimo Picozzi ha deciso di devolvere interamente i suoi diritti del cd “Criminal Friends” appena pubblicato e già vendutissimo.
Il cd racchiude due dischi: uno con canzoni famose e uno con l’analisi di alcuni casi criminali altrettanto noti, da Michael Jackson a Gianni Versace.
Le storie sono quelle ascoltate ogni martedì su Radio 105 nello spazio Criminal Friends.
Questa la presentazione di Picozzi dal libretto interno del cd:
“grandi storie noir, senza mai dimenticare le vittime. Anzi, protagoniste di alcune vicende sono proprio le vittime. Magari hanno incrociato per caso al strada del loro assassino, ma è pure capitato che lo conoscessero bene, che si fidassero di lui.
In nessuna delle ricostruzioni troverete il fascino del male, perché il male non ha alcun fascino, se non per i deboli e per i vigliacchi.
Deboli e vigliacchi come quelli che ogni giorno maltrattano i più piccoli, bimbi che pagano un prezzo altissimo solo perché fragili e innocenti.
Ho deciso di destinare il mio contributo in diritti d’autore all’Associazione Prometeo che da anni è impegnata nella lotta alla pedofilia e nella tutela dell’infanzia violata”.

Presentazione progetto Criminal Friends:
http://www.105.net/sezioni/musicaeclassifiche/speciali/speciale.php?id=499&from=social

Doppio cd a prezzo singolo. In tutti i negozi di dischi e su I-Tunes.

Nuovo maestro pedofilo arrestato in Piemonte.

Scuola e pedofilia.
Un binomio inaccettabile, ma tristemente reale.
Un nuovo caso. Incastrato, per fortuna, dalle microcamere delle forze dell’ordine (queste sì, utilissime, a differenza delle altre, quelle che tutti vorrebbero nelle scuole e che poi dubitiamo fermamente, all’occorrenza servirebbero).
Il tutto è accaduto (nuovamente) in Piemonte, a Collegno per l’esattezza, dove un maestro poco più che trentenne è stato arrestato per molestie a danno di bambine di quarta elementare.
I genitori allarmati dai racconti dei bambini si sono rivolti all’Arma, che ha proceduto con le dovute e minuziose indagini.
I filmati a detta di chi li ha visti sono “inequivocabili”.
L’uomo prendeva in braccio le bimbe e le molestava (“sai mamma che il nuovo maestro ci prende sulle sue gambe e ci fale coccole?” “E come?” “ ci accarezza….”).
Prima che si soliti idioti si scatenino, avvertiamo loro di non perdere tempo con illazioni e falsità (continuate a scriverle su di noi, ma giù le mani dai bambini!), li avvisiamo che davanti alle inequivocabili immagini il pedofilo ha confessato.

Morte di un pedofilo.

“Un grande talento”. “Una bravissima persona”. “Un collega così buono non l’ho mai…”. C’è il solito copione del “loconscevobene” nelle frasi dette dagli amici e dai colleghi del soggetto che vedete ritratto nella foto, Richard Dyde, promettente ricercatore della York University di Toronto. Una buona carriera, ottime prospettive future, amato e benvoluto da tutti. Chissà, forse proprio perché nessuno gli ha sputato in faccia e gli ha fatto capire un po’ di cose, che il soggetto in questione si è tolto la vita. Dopo che la Polizia l’ha arrestato poiché aveva scaricato “ingente quantità di materiale pedopornografico, mettendosi in rete con tantissimi altri criminali pedofili” (la rete era composta da ben 57 soggetti, sparsi in tutto il mondo: Canada, Usa, Europa). Milioni di fotografie mandate qua e là per il globo. Con un risultato per la polizia canadese: quello di avere individuato 25 bambini canadesi tra tutti quelli presenti nella foto…. Proprio dopo la notizia del “salvataggio” di suddetti bambini, il pedofilo si è tolto la vita. Come abbiamo detto spesso, sono quelli che chiamiamo gli “effetti collaterali della pedofilia”, resi tali da chi questi soggetti li copre/protegge/coccola. Tanto, una fotografia che male vuoi che faccia……..

Per la serie, le reti pedofile NON esistono e le ha inventate la Prometeo…..

“Sono 107 le persone, tra cui 4 insegnanti e l’impiegato di un asilo nido, arrestate con l’accusa di pedofilia in seguito al sequestro da parte della polizia austriaca di materiale pedopornografico. Il blitz è stato compiuto in diverse città del Paese. Lo hanno annunciato le autorità locali. Uno degli arrestati aveva scaricato oltre 20mila foto e 300 video.
Gli uomini arrestati, tra i 18 e i 70 anni e di diversa estrazione sociale, sono accusati di aver scaricato da un server in Lussemburgo immagini di abusi sessuali compiuti su bambini. Le indagini sono cominciate un anno fa in seguito ad una soffiata alla polizia del Lussemburgo e potrebbero essere coinvolte altre persone che si sarebbero serviti di computer presso internet cafè così da far perdere le loro tracce.
Gli arresti rappresentano la seconda maggiore operazione contro la pedopornografia in Austria. Nel più grande blitz anti-pedofili compiuto dalla polizia austriaca l’anno scorso furono incriminati 190 uomini legati ad una rete che coinvolgeva 170 paesi. FONTE TG COM.”

Il diciottesimo compleanno del predatore di bambini (piccolissimi).


Due notizie su di lui. Una buona ed una cattiva.
Quella cattiva è che è un pedofilo. Terribilmente giovane.
Quella buona è che ha compiuto 18 anni e d’ora sì può essere perseguito.
Lui è Richard K. (nickname KissbyAlice) un attivista americano molto a favore della causa “abusi su bimbi di un’età inferiore agli anni ‘10”.
Peggio. È pure promotore di siti blog dove l’età media delle vittime “amate” è pochi mesi / 3anni.
Cercando qua e là scopriamo che “non ha mai subito molestie” (ergo l’equazione assurda abusato = abusante torna ad essere smentita), che è stato molto attivo in parrocchia come educatore (sic) fino a quando qualcuno ha fatto leggere al parroco i suoi post scritti in internet dove raccontava le sue fantasie erotiche sulle bimbe che doveva “educare” e per “il buon nome della chiesa è stato allontanato”.
La madre lo sta facendo seguire da un terapeuta, ma lui dichiara di “saperlo prendere in giro e di fargli credere ciò che vuole”.
Insomma ha tutte le carte in regola per fare in modo che prima o poi torneremo a sentire parlare di lui.
Ora dato che è sufficientemente fuori da mettere la sua foto in internet, noi ve la riportiamo.
Le autorità americane intanto già sono allertate e lui è monitorato.
Ma chissà quanti ce ne sono, meno sfrontati, e ancora più pericolosi proprio perché invisibili.
Come il predatore “amico di famiglia” del post che segue.

Amico di famiglia, abusa di 3 bimbi. Condannato a 10 anni!

Dieci anni per abusi su tre bimbi al caro amico di famiglia.
La corte d’Appello di Venezia ha confermato la condanna di primo grado ad un operaio di Torri di Quartesolo (provincia di Vicenza).
Gli abusi hanno coinvolto un bimbo molto malato….e due bambine (età media 7/9 anni).
Il predatore si chiama Avelino Spina, 54 anni ed era l’amico di famiglia.
Uno di quei soggetti che tanti di voi, purtroppo, hanno accolto in casa. Fidandoci ciecamente. Dando loro le chiavi della porta e del proprio cuore. Credendo che quelle attenzioni fossero frutto di una bella e vera amicizia e non di un calcolo criminale. Quello che li avrebbe portati ad avvicinare e ferire, i vostri figli.
Il tribunale di Venezia (dove c’è la corte d’appello) ha confermato la condanna di primo grado, riducendo la pena di due mesi “perchè le minacce ad una delle vittime sono cadute in prescrizione” (forse se i tempi dei processi di pedofilia furono un po’ più veloci, certe cose non accadrebbero).
I fatti sono emersi nel 1999 quando la bimba più grande è riuscita a liberarsi ed a scappare dalla casa dell’uomo rifugiandosi da una vicina per chiedere aiuto. L’uomo voleva avere con lei un rapporto completo.
Da lì erano partite le indagini, che secondo quanto leggiamo nelgi atti, hanno mostrato l’ingresso dei minori “in un tunnel di depravazione”, con l’amico di famiglia unico carnefice.
Un particolare interessante (che dimostra che per fortuna il Veneto è ancora poco inquinato dai cosiddetti fautori dei falsi abusi: leggasi pedofili):
“nel corso della requisitoria il sostituto procuratore veneziano ha sottolineato che quanto riferito dai minori era veritiero. Era impossibile che avessero concordato le versioni, perché in caso contrario i consulenti l’avrebbero scoperto nel corso dei colloqui di approfondimento.”
La frase vi sembrerà di poco conto. Invece non è così. Noi stessi la gridiamo da anni. Basta poco, pochissimo a qualsiasi operatore scoprire se un bimbo si sta inventando un reato così grave.
Ma serve tanto, tantissimo prima che lo si aiuti realmente…..

Un mutuo per Pino. Ma sarà vero? Le vostre perplessità.

In un periodo in cui siamo letteralmente in “overbooking” per mail e richieste di aiuto, forse ce la siamo cercata. Dico questa battuta  per spiegare che i 2 articoli di ieri, quello sugli abusi sul bimbo disabile e quello sul mutuo fatto per supportare Pino La Monica, hanno mandato in tilt il nostro sistema. Ed oggi sono tantissime le mail e le telefonate al riguardo (please, stop alle telefonate!).
Di gente furibonda, indignata, schifata, desiderosa di aiutare i nostri bimbi.
Sul tema abusi e disabilità, l’abbiamo detto e lo ripetiamo, abbiamo deciso di portare avanti una campagna molto forte, sia all’interno dell’opinione pubblica, che con interventi mirati, proprio in quelle realtà dove i piccoli disabili dovrebbero essere curati ed amati (mai come in questo caso il condizionale è d’obbligo).
Per il caso La Monica diciamo quanto dal primo giorno abbiamo detto:
ogni nostro intervento è in risposta a posizioni (le loro, loro intese quelle dei suoi supporters) che sono costantemente in bilico tra l’arroganza e l’inciviltà).
Oggi riportiamo giusto alcune osservazioni, che ci avete fatto.
Tutti vi chiedete una cosa, che in verità ci chiediamo anche noi, che come Onlus abbiamo (giustamente) un mare di controlli, anche di carattere fiscale.
Questa gente sostiene di poter raccogliere con alcune cene delle cifre elevatissime, per pagare appunto i centomila euro e rotti di spese legali / risarcimento alle vittime degli abusi.
La domanda è:
chi controlla questo flusso di denaro?
C’è qualcuno delle istituzioni che verifica il tutto, fino all’ultima pezza giustificativa?

Ed ancora, se bastano poche cene (le facciamo anche noi e credetemi se vi dico che da una cena solidale si ricava davvero ben poco) per coprire simili spese, la domanda che in tanti vi siete fatti è:
gli introiti arrivano appunto solo da quelle cene o c’è ben altro. Nessuno di voi infatti (e noi ci aggreghiamo) crede che ci sia solo quello. E nessuno vuole credere che una persona sana di mente apra un mutuo così elevato senza avere la certezza che quei soldi rientrino. Certezza matematica, non ideologica.
La domanda che quindi è legittimo farsi ed a cui chiediamo, alle istituzioni preposte, una risposta è:
chi finanzia realmente Pino La Monica?
Ma soprattutto una persona che aveva 399 files pedopornografici che giro di soldi realmente ha a disposizione?
È forse giunto il momento in cui qualcuno ci spieghi (e mi auguro che le motivazioni della sentenza in arrivo ce lo dicano) se quelle immagini sono state tutte scaricate gratuitamente o anche acquistate / scambiate. Poiché se prevalesse il secondo punto, credo sia legittimo porsi interrogativi ben più inquietanti ed indignati, di una cena natalizia o di un mutuo aperti per un pedofilo.
Dato che sappiamo tutti quanti che giri economici stiano dietro alla pedopornografia (anche) nel nostro paese.

La lettera delle bambine albanesi al padre in carcere per pedofilia, ovvero come strumentalizzare le vittime!

Reggio Emilia, o meglio, perdonate, la parte malata di Reggio Emilia (che è uguale a quella malata di Roma, Brescia, Palermo, Cagliari, per citare a caso alcune città italiane)  ha deciso di rendere la propria città capitale della pedofilia italiana.
Non si spiegherebbe altrimenti l’uso volgare e strumentale che si sta facendo, soprattutto in relazione ad un caso recente.
Che dopo quello di Pino La Monica è ugualmente destinato ad entrare nei libri di criminologia. Mondiali.
Parlo del “padre” albanese in carcere poiché, secondo la Procura, ha per almeno 4 volte avuto rapporti orali col proprio figlio. Rapporti registrati da “inequivocabili filmati” e rapporti smentiti dalla comunità albanese che parla di “tradizioni albanesi male interpretate” ed ovviamente di “innocente in carcere”.
Fatto gravissimo fu che il bimbo venne obbligato a scendere in piazza per manifestare….a favore del padre, presunto abusante. Fatto altrettanto grave oggi che le sue figlie, sorelle del bambino, hanno scritto una lettera di proprio pugno (come no…) che vi riporto. E che credo si commenti da sé.
È infatti caratteristica dello stile di espressione dei bambini, che sono soliti quando descrivono un filmato contare il minutaggio e soffermarsi su altri dettagli.
“Bella” anche la versione data di come i fatti sarebbero emersi, con una maestra che birichina si mette a mimare un rapporto orale con un cucchiaio imputandolo al bambino.
Credo, a fronte di un uso così pericoloso e strumentale dei bambini, che serva un intervento immediato da parte della autorità preposte atte a difenderli da una ambiente palesemente degradato e complice. Come dimostra peraltro la notizia che riporto subito dopo la lettera delle ragazzine.

«Caro presidente!
Siamo due sorelle, che viviamo da molti anni in Italia insieme con la nostra famiglia. In questa lettera LE vogliamo raccontare la nostra storia o meglio “la tragedia della nostra famiglia. Verso la fine di giugno nell’ asilo del nostro fratello durante una feste, mentre i bambini si raccontavano gli scherzi che facevano con i genitori, anche il nostro fratello ha raccontato uno scherzo, che subito dopo è stato provocato dalle maestre con un cucchiaio. Dopo questa provocazione hanno denunciato nostro padre con la grave accusa di pedofilia, senza prima chiarire con i nostri genitori lo scherzo che aveva raccontato nostro fratello. Con questa denuncia sono state installate in casa nostra due microspie con audio e filmati, una in camera dei nostri genitori dentro la t.v. ed una nel bagno sotto la doccia, che riprendeva tutto il bagno. Non eravamo controllati solo dentro casa, ma anche fuori con una telecamera di fronte al palazzo. Dopo une mese di indagini, il 03 agosto, un giorno come tanti altri il nostro padre, si era alzato alle quattro del mattino per andare al lavoro. Finito il lavoro, mentre scendeva dall’ auto del datore di lavoro, viene subito arrestato , come se non gli bastasse la stanchezza della giornata in mezzo a tutto quel caldo e senza aver mangiato. E’ da quattro mesi e mezzo, che nostro padre si trova in carcere per tre sequenze di un totale di 20 secondi , che ha coccolato suo figlio ; in queste riprese è stato tolto volutamente l’audio.
Una grande vergogna signor Presidente, pensare di essere viste un mese intero dalle telecamere, soprattutto in bagno ; cosa possiamo dire?! Noi due che ci hanno visto della nostra vita privata?! Questa è una ingiustizia; condannare un padre per aver mostrato affetto al proprio figlio. Noi conosciamo meglio di tutti il nostro padre, un padre che ha sacrificato tutta la sua vita a farci crescere nel migliore dei modi senza mai farci mancare niente. Se nostro padre non fosse stato un bravo padre, saremmo state noi le prime a denunciarlo.
Dal 03 agosto non vediamo nostro papa’ ; non sappiamo piu’ sorridere, ma piangiamo circondate dal dolore, con la speranza che aprendo la porta di casa rivediamo nostro padre che ci riporti felicita’ di nuovo nei nostri cuori. Perché non si è felici mettersi a tavola con le lacrime agli occhi e vedere quella sedia vuota e spiegare al nostro fratello, ad un bambino cosi’ piccolo per dove si trovi suo padre; chiede sempre, ogni secondo che passa , dove si trova, perche’ non torna a casa, gli telefona, ma il cellulare risulta spento, aspetta di festeggiare il natale con lui, che gli manca molto,dorme con la sua maglia e la sua foto, noi gli abbiamo detto che è al lavoro, ma che lavora molto lontano. Come se il dolore non bastasse, ci obbligano a parlare con i psicologi, ma noi non abbiamo bisogno di psicologi, ma del nostro caro papa’. Non riusciamo a capire come possa confrontarsi un bambino di soli quattro anni davanti ad un giudice. E’ da quattro mesi e mezzo che cerchiamo giustizia, ma giustizia non cè. Soprattutto quando anche il Tribunale di Riesame di Bologna ha annullato i filmati come illegittimi. Perche’ signor Presidente, nostro padre resta ancora in carcere?! Ogni giorno che passa la signora Maria Rita Pantani inventa cose assurde, per quale motivo?! Per sotterrare una famiglia distrutta, perche’ è questa che vuole. Ma noi non ci fermeremo e daremo la vita per nostro padre. Scrivendo a Lei questa lettera signor Presidente,
 CHIEDIAMO LA SCARCERAZIONE IMMEDIATA, PERCHE’ NOSTRO PADRE E’ INNOCENTE, CI MANCA TANTO ; LE FESTE SI STANNO AVVICINANDO E NOI VORREMMO FESTEGGIARE CON LUI COME TUTTE LE ALTRE FAMIGLIE CON UNA GRANDE FELICITA’ CHE E’ QUELLA CHE CI MANCA. LA FIDUCIA E LA SPERANZA E’ RIMASTA SOLO IN LEI, PERCHE’ NON VEDIAMO NOSTRO PADRE DA PIU’ DI QUATTRO MESI.
 Speriamo in una risposta il piu’ presto possibile da parte SUA per giustizia ad una famiglia ed una verita’ che fin ora sono state nascoste. Speriamo, che questa lettera finisca nelle SUE mani. Con grande rispetto.
Cordiali saluti dalle sorelle : PAVLINA (17 anni) e REDIONA (15 anni) . Reggio Emilia, 17.12.2010.  »

Ma non finisce qua.
Come ho già anticipato nel giorno in cui tale lettera è stata diffusa, apprendiamo anche questo:
”Il sostituto procuratore Maria Rita Pantani ha iscritto a registro indagati la moglie dell’artigiano albanese accusato di atti di pedofilia sul figlio di cinque anni. Secondo il magistrato inquirente, la donna sarebbe stata al corrente di quegli atti sessuali per i quali il marito è indagato ma non avrebbe fatto nulla per evitarli. L’uomo è stato arrestato il 3 agosto scorso e da allora si trova rinchiuso in carcere. Ieri la moglie era presente all’incidente probatorio svoltosi in tribunale a Reggio davanti al gip Angela Baraldi. «Mio marito non ha fatto niente di grave» ha ripetuto più volte in aula con tono concitato, tanto da essere richiamata dal giudice.
«Non stiamo vivendo un bel Natale» ha poi aggiunto guardando il marito, parso molto provato dalla detenzione. Nel corso dell’udienza è stato sentito il perito nominato dal giudice per valutare la capacità di testimoniare del piccolo. La psicologa Rita Rossi, dopo una serie di colloqui con il bambino, ha ritenuto che questi possa essere in grado di testimoniare. La perizia avrebbe anche evidenziato come il bimbo abbia visto ridursi i contatti con il mondo esterno dopo l’arresto del padre, vivendo ora quasi esclusivamente rapporti con i familiari e altri connazionali. Non frequenta infatti più la scuola materna cittadina dove in giugno, durante un gioco con i compagni e le insegnanti, avrebbe raccontato di come il padre lo baciava nelle parti intime, mimando poi con un cucchiaio un rapporto orale.”

Fa il mutuo per pagare le spese legali di un pedofilo

Fa il mutuo per pagare le spese legali di un pedofilo

La dignità di un genitore – parte 2/2.

Stamani abbiamo parlato di un genitore. Che ha affrontato la peggiore delle prove. Andare in una Procura e vedere, coi propri occhi, i segni lasciati da un predatore sul corpicino del proprio bambino…..
Eppure. Malgrado quel dolore che toglie il sonno e la serenità. Malgrado i sensi di colpa (sempre tanto grandi quanto inutili) ha subito lottato, con la dignità di cui abbiamo parlato. Dignità condivisa da sua moglie, dai familiari, dagli amici, dal mondo civile. Quel mondo che davanti a notizie come questa si commuove ed apre le braccia per un sincero conforto, ma che allo stesso tempo davanti a notizie come quelle che seguono si indigna sempre di più (e lo dimostrano le segnalazioni che ci avete fatto chiedendoci di intervenire al riguardo), indignazione che invece non appartiene a quel altro di mondo, quello che di sicuro non si indigna, poiché davanti ad un bambino cala i pantaloni.
La notizia che vi riporto secondo me è ancora una volta pilotata. Per far passare dei messaggi subliminali che, ammettiamolo, lasciano il tempo che trovano.
Ma anche per dare risalto, credo, ad ego malatamente smisurati.
Leggiamo su uno dei tantissimi fax che ci avete mandato, l’articolo della Gazzetta di Reggio di martedì scorso.
Il cui titolo è assolutamente inequivocabile:
“Un’amica di Pino (La Monica) si accolla un mutuo per le spese legali”.
Diciamolo subito. Non c’è un precedente simile in Italia (né forse nel mondo: e se precedenti ci sono hanno avuto la dignità, sì ancora lei, di non sbandierarlo ai 4 venti). Mai infatti qualcuno aveva aperto un mutuo per pagare le spese ad un pedofilo che secondo la sentenza di Primo Grado si è reso reo di aver abusato 9 bambine e scaricato 399 files pedopornografici (files che anche solo nell’ordine di uno solo, non si scaricano per sbaglio e contengono la materializzazione del peggiore degli incubi).
Ma torniamo all’articolo. Questo l’incipit che ci porta dritti nel cuore della notizia:
”la cena natalizia, a cui ne seguiranno altre, organizzata per aiutare Pino La Monica, ha un retroscena non da poco: i fondi raccolti saranno infatti destinati ad una signora – madre di due allieve di Pino – che si è accollata un mutuo per dare concretamente una mano”.
Per la signora è evidente le 9 bambine abusate non valgono nulla. Nemmeno le 300 euro che pagava il pedofilo di cui abbiamo parlato stamani. A loro di sicuro non crede e non c’è prezzo che tenga.
Rabbrividisco ancora di più se penso che non crede nemmeno a quel esercito di 399 immagini pedopornografiche estreme (raffiguranti come minimo 399 bambini!), molti dei quali verosimilmente morti, dato che quella è la fine che fa la carne da macello (leggasi bambini) usata per produrre tali oscenità.
Mi immagino la scena:
la signora entra in banca e chiede un mutuo.
“Per la casa” “Nooooo” risponde indignata stretta stretta nella sua pashmina con le farfalline”, “allora è per l’auto”, “macchè auto, la mia va ancora bene”, “scusi ma per cos’è allora”, “per difendere Pinuccio dalle malelingue”.
Chissà che tasso le hanno fatto……
Bye bye dignità.

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