Archivio di gennaio 2011

Grazieeeeeee!

Grazie di cuore a tutti i partecipanti del coordinamento nazionale vittime di abuso. Quella di sabato è stata un’altra giornata INDIMENTICABILE! E che segna un altro punto, a nostro favore, nella lotta alla pedofilia.
Siete davvero un esercito di anime GRANDI!!!!!

VIOLENTA DISABILE. CONDANNATO.


Diciamolo subito: non ci aspettavamo una condanna così.
Segno forse che i tempi stanno cambiando.
Anche perché le difese a suo favore erano arrivate da molto in alto ( o molto in basso, scegliete voi). Invece non sono servite. Davanti alla Giustizia che gli ha dato ben 8 anni di condanna in primo grado (uno in più addirittura di quanto richiesto dal Pubblico Ministero).
Lui, bresciano di 57 anni, ex assessore comunale del Comune di Borno, ha abusato di una ragazza affetta da un grave deficit psichico ed orfana di entrambi i genitori  (alla loro perdita risomma la morte di una sorella che si occupava di lei, per un incidente d’auto e il dover vivere con altri due fratelli gravemente disabili: per la serie, quanto può accanirsi al vita contro una sola persona?). Ragazza che a lui era stata affidata in qualità di suo tutore, e che invece che el cure e l’assistenza necessarie, ha ricevuto violenze e minacce.
Pare certificate dall’ottimo lavoro in fase di indagine fatto dai Carabinieri. Che tra video intercettazioni telefoniche e quant’altro ha portato alla Procura un quadro probatorio indiscutibilmente grave.
E così, Aurelio Baisotti è stato condannato.
Due cose aggiungiamo a questa vile storia.
Come sapete da tempo ci stiamo occupando di abusi si bambini/adulti disabili.
Crimini questi già di per sé gravissimi e la cui malvagità/brutalità sono aggravate appunto dalla disabilità.
Si pensa che i bimbi disabili siano “meno credibili” degli altri invece come abbiamo già spiegato non è affatto così, anzi.
La ragazza abusata da Baisotti è stata ritenuta da più perizie (chissà perché le vittime vanno sempre periziate e loro no!) credibile ed ha testimoniato, in incidente probatorio, con una lunga e dolorosissima deposizione. Ricostruendo i fatti. Il dolore. La paura…
In tutta risposta Baisotti ha chiesto di poter lasciare il carcere e scontare la pena in una comunità religiosa nel Piemonte….fatto questo respinto dai Giudici e su cui preferiamo stendere un pietosissimo velo.

Libere le maestre del Cip & Ciop…

Pistoia. Colpo di scena nella vicenda dell’asilo Cip & Ciop di Pistoia. Le due maestre Anna Laura Scuderi ed Elena Pesce, arrestate più di un anno fa per i maltrattamenti ai danni dei bambini, sono tornate in libertà. I loro avvocati, nel mese di dicembre, avevano presentato al gip di Genova, l’istanza per la revoca dell’ultima misura cautelare, il divieto di dimora in Toscana, a cui nella primavera scorsa le due donne erano state sottoposte. 
Le due donne furono arrestate dalla Squadra mobile, in flagranza di reato, la mattina del 2 dicembre del 2009. Le telecamere della polizia, installate all’interno dell’asilo, documentarono, con oltre duecento ore di riprese, quello che accadeva all’interno della struttura di via Galvani: botte, schiaffi e punizioni.
Immagini che i genitori, costituiti parte civile al processo di Genova, non potranno mai più dimenticare. Dopo la scarcerazione per le due donne ci fu un periodo di arresti domiciliari e il giudice dispose infine il divieto di dimora in Toscana. Il processo è cominciato da tempo e la prossima udienza davanti al giudice Roberto Fucigna è fissata per il 17 febbraio. I due periti nominati dal giudice per visitare i bambini, il professor Paolo Cornaglia Ferraris, pediatra, e la psicologa Susanna Mazzucchelli, non hanno ancora concluso il loro lavoro. fonte toscananews

Mi ha violentato per 13 anni. Un incubo, una discesa agli inferi della depravazione. Ad un certo punto ho deciso di farla finita.

Mentre stiamo aspettando la giornata di domani (nuovo incontro con il coordinamento nazionale vittime) segnaliamo un nuovo processo. Con nuove dolorose testimonianze:
<<Mi ha violentato per 13 anni. Un incubo, una discesa agli inferi della depravazione. Ad un certo punto ho deciso di farla finita. Volevo suicidarmi, non potevo più vivere con quella presenza dietro alle spalle>>.
Le parole sono di un ragazzo che oggi ha 23 anni e sta, se così possiamo dire, nascendo. Nel senso che torna alla vita, rigenerandosi, ricostruendosi.
Sul banco degli imputati il suo ex maestro di arti marziali.
Da fonti pubbliche recuperiamo il nome (e pure l’indirizzo: che intanto archiviamo…):
trattasi di Alessio Gelicrisio, 50 anni, residente a Vicenza, attualmente in libertà dopo un anno di carcere (d lui parlammo quando venne arrestato – cercate nei tags).
L’uomo è stato interrogato nei giorni scorsi ed è accusato di “violenza sessuale aggravata” ma anche di “prostituzione minorile e spaccio di sostanze stupefacenti”.
Il ragazzo ha trovato la forza di denunciare il maestro interrompendo il rapporto di “schiavitù” in cui si trovava dopo che, avendo confessato ad un’amica di volersi suicidare la stesa l’ha aiutato e spronato a fidarsi e senza vergogna, chiedere aiuto.
Cosa che per fortuna il ragazzo ha fatto.
L’intervento tempestivo dei carabinieri ha salvato lui e pare anche altre vittime. Secondo il Pubblico Ministero infatti: “il Gelicrisio ha abusato di due minori inducendoli alla prostituzione e versando loro denaro per i loro incontri.
“Gli incontri da codice penale avvenivano quasi ogni settimana”.
Corresponsione affettiva”: questo c’era, tra lui e i ragazzi, citando le parole dette durante il processo.
Un tentativo di liberarsi dell’orco il giovane l’aveva provato, a dire il vero, però «ogni volta che cercavo di interrompere i nostri rapporti – ha detto la vittima – mi diceva che avrebbe fatto trovare le nostre immagini nudi sotto casa o affisse sul muro della ditta dove lavoro per distruggermi la reputazione». Modalità questa sempre secondo l’accusa usata anche con altre vittime.
Prossima udienza a fine febbraio.

Il dolore di una Mamma e il perdono di una figlia.

C’è un post che questa settimana ha fatto intasare la nostra casella di posta elettronica.
Non è  quello di La Monica (su cui pur avete detto…tantissimo…), ma quello della donna che scopre che il marito è pedofilo (lo ritrovate qua per un veloce ripasso:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/l%e2%80%99universita-dei-bambini-abusati.html ) e la cui figlia le dice “mamma, non avere sensi di colpa, non potevi capire, io dovevo proteggere te ed i fratellini più piccoli e per questo mi sono sacrificata!”.
Tra tutte le lettere giunte ne ho scelta una. Che mi ha colpito. Anche per quel suo stare in equilibrio, tra il dolore e la speranza. Ve la riporto, integralmente. E conto su di voi, per fare ciò che sapete fare al meglio:

“Grazie di esistere, bambina speciale, io sono una mamma come tante altre, ed ho una bambina anche io.
Il mio mondo era rosa, stupendamente rosa, luminoso e raggiante.
Dio come era tutto meravigliosamente bello, fino a quel giorno, che non dimenticherò mai.
Quel giorno in cui i suoi occhi, ancor prima delle sue parole, mi hanno fatto capire cosa le stava succedendo…da tempo.
Il mostro non era in famiglia, il mostro era un maestro. Un maestro molto simile al Pinuccio nazionale, solo che il nostro almeno ha confessato.
Uno che se solo avessi saputo interpretare anche solo uno dei suoi segnali di disagio trovavo il modo di liberarmene in un attimo.
Ma il mio mondo era rosa, stupendamente rosa e così a quelle cose non ci pensi proprio.
Allora che fare, dopo, solo una cosa non potevo più fare, riportare indietro il tempo.
Solo una cosa potevo fare, ed ho fatto, subito.
Ho tirato fuori tutta la mia forza, e vi assicuro che ne viene proprio tanta.
Ho tirato fuori le mie unghie e l’ho protetta e difesa in tutti i modi, in tutti i modi.
Ricordo i suoi occhi, quando me l’ha detto, ma ricordo anche i suoi occhi quando lo hanno condannato. Ricordo il suo lungo sospiro, ed anche io allora ho ripreso a respirare.
Ricordo un’altro giorno, e ricordo ancora una volta i suoi occhi, quando di punto in bianco mi disse…..”Mamma, ma perchè tu non lo avevi capito?”….
Già…..proprio io non lo avevo capito.
Proprio io che ti ho portato dentro di me, proprio io che siamo state una cosa sola, proprio una mamma che quando eri in fasce e piangevi, capivo dal tono del pianto cosa volevi dirmi, proprio io che per te spaccherei il mondo e darei la vita.
Proprio io, non l’ho capito.
Perdonami, ti ho detto, perdonami, perdonami, perdonami.
Dentro di me spero che non me lo chiederai mai più, oppure che me lo chiederai quando sarai già grande…già mamma….forse mi perdonerai….
O forse mi hai già perdonato….
Solo un miracolo potrebbe riportare il tempo e darmi modo di cambiare le cose.
Quello che posso, che ho fatto, e che devo fare oggi, è ridarle tutti i colori del mondo.
Ha bisogno di aria pura, occhi puliti e serenità.
Ecco cosa consiglio alla sua mamma, di darle tutta la sua protezione e quell’ aria pulita che le è mancata, per troppo tempo.
Grazie di esistere, bambina speciale, sei già forte e sento che un giorno sarai una donna ancora più forte e…chissà forse un giorno perdonerai una mamma che non ha capito….o forse l’hai già perdonata. 

Firmato: Una mamma come tante…..

Nota mia:
una canzone a commento:
http://www.youtube.com/watch?v=t93K4OYQWno

Il sorriso del mondo. Stavolta arriva dal Budimex.

Romania. Reparto di oncologia pediatrica Budimex.

Due immagini. Una di poco più di un anno fa, l’altra scattata a dicembre durante il nostro ultimo viaggio.

Protagonista la medesima bimba. Oggi come allora sorridente.

Una differenza però tra le due foto c’è.

Nella prima il sorriso seppure presente, lottava per guadagnare una via d’uscita e mostrarsi a noi, scavalcando le barriere innalzate dal cancro.

Le cuffietta inoltre copriva i pochi ciuffi di capelli che ostinatamente proteggeva, in attesa che la chemioterapia se ne appropriasse.

Un anno e mezzo dopo la bimba è qua. Guardatela bene perché sì, è proprio lei.

Con lo stesso sorriso, ma anche parecchi chili e capelli in più.

Il male? Gli abbiamo dato lo sfratto e pur protestando l’ha messo in pratica.

Firmatari di tale sfratto: tutti quelli come voi che ci hanno aiutato ad aiutarla.

Oggi il blog parla di vita. Di questa vita.

Grazie di cuore davvero grazie, non bastano le parole per dirlo, grazie mille volte grazie, per aver reso possibile tutto ciò!

Nota: per dare un aiuto concreto:

http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=1&im=2&ip=0

Sentenza GIUSEPPE LA MONICA detto Pino.La fidanzata di 11 anni!

Abbiamo visto nelle precedenti analisi cosa si intende per pedopornografia quando si parla del caso La Monica (foto scaricate non casualmente, ben catalogate, nascoste o provate a cancellare, con bambini anche molto piccoli e seviziati!). Poi abbiamo dato voce alle bambine. Impaurite, vergognose, non portatrici di rancore, ma di paura, dolore vergogna e tanto schifo (“mi rivelò anche che, quando la sua testa veniva spinta giù, lei sentiva qualcosa di molliccio sulla fronte con puzza di pesce” ; “quando facciamo un gioco di doverci stringere gli devo sempre toccare il pisello!”: quest’ultima frase nella sentenza è in grassetto e la parola sempre è sottolineata! ), schifo quanto quello che proviamo noi!
Oggi analizziamo un’altra parte della sentenza di condanna di Pinuccio La Monica. Quella con le dichiarazioni dell’imputato (soffermandoci in particolar modo su un episodio particolare della sua vita…). Tralasciamo il modo in cui si presenta (l’abbiamo già riportato…) ed il modo in cui descrive i suoi corsi, solamente per evitarvi botte di noi assoluta. Segnaliamo solo una nota, di non poca importanza:
”sotto l’aspetto pedagogico egli ha affermato di ispirarsi ai modelli di Don Milani, Mario Lodi, ecc. ( peraltro, come si è già anticipato, l’imputato non può vantare alcun titolo di studio specifico in ambito pedagogico o psicologico) .”
L’imputato poi con termini definiti dagli stessi Giudici “alquanto confusi e con argomenti assai poco convincenti” tenta di difendersi, arrancando palesemente e cadendo a nostro avviso in mille evidenti contraddizioni.
C’è un episodio però che definire allucinante è poco. Viene chiamata a testimoniare una ragazza che noi chiameremo “Maria”. “Maria” è una ex studentessa di La Monica, che in passato ha frequentato un suo corso di teatro, “fin da quando lei era in prima elementare” (sic).
Di lei La Monca si innamora e “all’epoca delle scuole medie”, leggiamo, “quando lei aveva 11-12 anni, piano piano la loro frequentazione è uscita al di fuori dei corsi di teatro”.
“Maria” conferma di avere dormito con lui in più occasioni all’età di 13/14 anni , “ma senza alcun risvolto sessuale”.Pino si lega a lei e “progressivamente ha iniziato a cercarla in modo sempre più insistente” invitandola ad uscire per cena o ad andare a casa sua.
Ma il pezzo forte (di cui in passato peraltro avevamo già parlato in questo blog) arriva dopo. Ad ulteriore conferma che questa storia dovrebbe entrare dritta dritta nei manuale di criminologia:
”la testimone ha confermato che nel corso del 2007, l’imputato fece una sorta di pellegrinaggio a piedi fino a Santiago De Compostela, proprio per cercare di dimenticarla e tentare di tornare a considerarla di nuovo come una semplice amica/allieva, ma senza riuscirvi”.
Fermiamoci e facciamo due conti.
“Maria”è nata nel 1993. Pinuccio La Monica il 1 agosto del 1973, esattamente 20 anni prima.
Facile quindi fare i conti. Quando lei ha 11/ 12 anni lui ha 31/32 anni.
E se un uomo di 30 e rotti anni si innamora di una bambina di 10 e rotti anni, l’unica parola che a noi viene in mente è questa: PEDOFILIA!
Secondo un testimone “La Monica non aveva esitazione a dirle TI AMO anche al cospetto di terze persone, ad esternare il suo innamoramento per lei”. Un innamoramento che lo porterà pure a farle delle fotografie. Anche queste sequestrate dalla Polizia Postale….
La ragazza ad un certo punto decide di troncare la relazione malata. Ma Pino non molla. “Maria”dichiara di essere stata “bersagliata da insistenti chiamate e messaggi d’amore; di aver ricevuto altri messaggi d’amore anche dopo due anni da quei primi approcci; di essere stata costretta, a causa di questa pervicacia molesta, a far intervenire  i propri genitori (i quali contattarono l’imputato e gli intimarono di cessare di importunare la figlia)”.
Continua – la prossima volta, i capi di imputazione ed alcune domande. Che vi fate. Che ci facciamo.

Nota:
Pino ha dichiarato, tra le tante cose, che se non avesse più potuto lavorare in Italia a “contatto con i bambini” sarebbe emigrato.
Per un reato simile al suo (8 bambini anziché 9 e 80 video autoprodotti anziché 399 estremi scaricati) questa l’ultima condanna avvenuta in Romania:

CALCIO, ROMANIA: CONDANNATO A 30 ANNI ALLENATORE PEDOFILO
E’ stato condannato a 30 anni carcere per violenze e pedofilia l’ex allenatore della squadra di calcio giovanile Unirea Alba Iulia, Nicolae Stelian. E’ stato trovato colpevole di aver avuto rapporti sessuali con otto ragazzi della squadra giovanile. Tre di essi, scrive il quotidiano Adevarul, erano minori quando sono stati sottoposti agli abusi. Stelian ha peraltro filmato le scene di sesso e le ha scaricate sul suo pc personale. La polizia ha trovato 80 filmini nel suo computer dove sono riprese scene di sesso orale e anale. I fatti si sono svolti nel 2009-2010. Il Tribunale ha condannato l’allenatore in primo grado a 30 anni di carcere e ad un risarcimento morale di 520.000 lei (circa 122.000 euro).

Stretta antipedofilia digitale!

È lui o non è lui? Ma cerrrrrto che è lui!

Per ora leggete poi ne riparliamo, pubblicando magari anche le mail che ci manda periodicamente:

http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-01-16/stretta-antipedofilia-digitale-081527.shtml?uuid=AaKj8F0Cù

L’università dei bambini. Abusati.


Domenica mattina (ieri). Arriva una telefonata da una cara amica. Ci conosciamo da 20 anni, forse più.
Ha sempre seguito il percorso della Prometeo. Letto e regalato a tutti i miei libri (anche a “lui”…che li ha pure apprezzati…). Difeso i “nostri” bimbi quando ne ha conosciuti alcuni, di persona, quelli stessi a cui la Giustizia non aveva chiesto scusa…
Mi chiama, dicevo, e ancora sconvolta mi racconta di come la pedofilia sia entrata ancora più in profondità nel suo mondo. Nella sua casa.
Mi chiama e racconta che la nipote ha trovato il coraggio di raccontare, quanto negli ultimi tre anni il padre ha fatto. A lei…
Di come la ragazza, ora che ha parlato “appare quasi trasformata in viso, più serena, come se si fosse svuotata capisci Max?”…capisco. Capisco benissimo. È quella sensazione che tantissime volte (sempre) ci avete raccontato. Il bimbo parla e rompe un argine, fatto di omertà, silenzio, paura, vergogna, senso di colpa. Un argine che svuota un mondo pesantissimo sulla sua anima, fatto a sua volta di dolore, lacrime, altri silenzi, minacce, paura.
La bimba appare più serena ma intanto il tuo mondo va a rotoli e si sgretola in mille piccoli pezzettini che non torneranno più insieme. Mai più. Per tre anni hai pranzato con un pedofilo, festeggiato il Natale a casa sua, l’hai visto coccolare quella bambina, prendersi cura di lei ed oggi scopri che le sue attenzioni andavano ben oltre l’affetto di un padre, poiché erano il male di un orco.
Lui, interrogato dalla moglie, pare abbia confermato tutto quanto ed addirittura sia andato dai carabinieri, autodenunciandosi.
La bimba invece ha consolato la madre. Dicendole che “lei non poteva capire, né difenderla. Perché per tre anni ha dovuto fingere che tutto andasse per il meglio, ha dovuto subire in silenzio poi quando la madre tornava a casa accoglierla serena, mentre dentro moriva, dato che lui la minacciava e le diceva di non dire nulla a nessuno, altrimenti l’avrebbe fatto andare in carcere…”.
Esempi così (mi riferisco alla bambina) mi fanno pensare al titolo di questo post:
l’università dei bambini vittima di abusi.
Dovremmo crearne una. Una sorta di nuova scuola dell’obbligo. E tutti, ma proprio tutti, andarci. Mente loro, queste anime grandi di 2, 5, 10, 15 anni si mettono dietro alla cattedra, ci parlano e ci fanno crescere. Trasmettendoci i “meglio valori” del mondo. Dandoci la possibilità di migliorarci. Educandoci alla vita. Ed all’amore.
Una bimba che difende per tre anni sé stessa, la madre (ed i 3 fratellini più piccoli col timore che possa capitare qualcosa anche a loro) andrebbe insignita del Nobel. E non vi paia questa frase una forzata esagerazione, poichè andrebbe a lei il riconoscimento più grande che ci sia e, lo ripeto, vorrei davvero vederla dietro ad una cattedra. Spazzando via tanti cattivi esempi e con la sua persona, invece, rimetterci in pace col mondo.
Oggi il blog (ed il vostro affetto) è solo per lei….

Nota: lui, l’abile pedofilo si è auto-denunciato, ovvero è andato ai Carabinieri ed ha ammesso di avere abusato la propria figlia.
Domanda. Dove si trova secondo voi attualmente?

a)      in carcere

b)      libero, ospite a casa di mammà

Lu’ torna a casa. I fans festeggiano. La storia si ripete…

Alassio. Era il primo pomeriggio di ieri quando don Luciano Massaferro ha lasciato il convento di suore di clausura a Diano Castello per fare ritorno a casa, nella “sua” Alassio. E’ qui, nell’alloggio che si trova dietro alla canonica della parrocchia di San Vincenzo Ferreri, che il sacerdote attenderà la conclusione del processo che lo vede accusato di pedofilia.
“L’ho visto molto sereno e, ovviamente, sollevato”, ha detto l’avvocato Alessandro Chirivì che, insieme al collega Mauro Ronco, fa parte del collegio difensivo, e che ieri ha accompagnato “don Lu” nel suo viaggio verso casa. “Ora potrà tornare nel suo mondo, tra le sue cose e i suoi libri, e questo gli permetterà, per quanto possibile, di affrontare con maggiore ottimismo le prossime tappe del procedimento a suo carico”. Don Luciano ha fatto sapere che non rilascerà alcun tipo di dichiarazione alla stampa e che incontrerà poche e fidate persone, per non più di due ore al giorno.
Tra queste, sicuramente, alcuni parrocchiani che, dal giorno dell’arresto, avvenuto il 29 dicembre 2009, fanno il tifo per lui, anche su Facebook. Appresa la notizia del suo arrivo ad Alassio, infatti, i 1.294 membri del gruppo “Don Luciano libero” sono esplosi in un urlo virtuale di gioia. Tanta la voglia di rivederlo e di portargli un po’ di conforto. “Trascorso qualche giorno perchè si riposi e trovi la sua nuova giusta dimensione, potremo fargli visita – annuncia la signora Carla dalle pagine del social network -. Io chiedo a nome di tutto il comitato in suo sostegno, di non accalcarci sul sagrato della Chiesa per vederlo o incontrarlo. Lui stesso si è detto intenzionato di voler programmare le visite in maniera logica e razionale. Sarà lui stesso a chiamare, ora che lo può fare. Non tempestiamo di telefonate la parrocchia perchè lui non risponderà. Non perchè non possa, ci mancherebbe, semplicemente perchè il numero è stato deviato sul telefono di chi ora si occupa dell’amministrazione della parrocchia stessa in via pro- tempore. Se tutti collaboreremo, don Luciano potrà trascorrere serenamente questo mese che ci divide dalla sentenza”. 
“Il tuo ritorno a casa ci fa riprendere il respiro”, aggiunge Francesca, mentre i “bentornato” si susseguono minuto dopo minuto. FONTE Igv

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