Archivio di febbraio 2011

Che differenza c’è?

Che differenza c’è tra chi uccide un bambino e chi lo abusa, magari per anni, impunemente?
Quale la differenza tra chi ha rapito ed ucciso la giovane Yara (o prima di lei il “nostro” Tommy e tantissimi altri) ed il papà di “Maria” (nome di fantasia) che per anni l’ha abusata, portandola più volte a tentare il suicidio per scappare dalle sue fauci?
Che differenza c’è tra chi accoltella una ragazzina, interrompendo per sempre la sua vita e chi la abusa, giorno dopo giorno, riducendone l’autostima a zero, facendone l’anima a brandelli, instillandole l’idea che sia “sporca, cattiva, sbagliata” e per questo obbligandola a farsi del male, cercare (sbagliando ovviamente) nelle droghe o nei farmaci l’illusorio pace, cadendo nei disturbi dell’alimentazione ed in quelli della personalità che ti sconquassano anima e corpo.
Nessuna.
La risposta è NESSUNA.
Per questo mi arrabbio, e molto, quando vedo schiere di persone indignarsi (sui propri giornaletti, sui pulpiti, in tutti i luoghi in tutti i laghi….) ed usare toni accessi per casi come quelli di Yara, ma tacere ogni giorno per quei migliaia di altri bimbi vittime di feroci abusi, spesso impuniti.
È triste, e vergognoso, vedere che ancora una volta i bambini devono arrivare al sacrifico massimo, quello della vita, per far arrivare il loro grido disperato, agli adulti (certi adulti!).
È triste, e vergognoso constatare che quegli adulti, per imparare qualcosa, devono stare seduti davanti al tavolo di un obitorio. Con un bimbo sdraiato sopra.

Ai genitori di Yara.

Centinaia i messaggi giunti a noi in queste ultime 48 dolorose ore.
A cui non vorremmo mai essere arrivati ma il cui appuntamento era, purtroppo, inevitabile.
Impossibile riassumerli tutti i vostri messaggi.
Un mix di dolore, lacrime, rabbia, richieste di aiuto e di giustizia.
Ma soprattutto di affetto per i genitori, i familiari e gli amici intimi di Yara.
Affetto che rigiriamo loro, sperando arrivi e possa, anche solo per un istante, lenire un dolore assolutamente inimmaginabile.  Per il quale non abbiamo parole, ma una promessa quella sì: che non smetteremo MAI di combattere. E lo faremo anche nel nome di Yara. Sarà un grande onore poterlo fare. Un onore poterla ricordare nelle nostre preghiere. Un onore sapere che da lassù, insieme a troppi altri bimbi, lei sorride, oiché l’orizzonte che ha davanti a sé, è di ben altra natura.
Un ultima nota: da quando Yara è sparita ho sempre in mente le parole di Paola Onofri, mamma del piccolo Tommy, che mi disse “Max  l’abbiamo ritrovato. Non più in vita ma l’abbiamo ritrovato.
Ma non puoi immaginarti come ho vissuto quel mese non sapendo dove fosse, con chi fosse, se si prendessero cura di lui, se…”.
Ti abbracciamo forte famiglia Gambirasio.

Blog Pedofilia o Blog Fantasma?

Questo Blog non esiste.
Stamani abbiamo avuto la conferma (e tra un po’ di divertiremo). Questo Blog è stato fatto deliberatamente sparire dai motori di ricerca. E dopo essere stato per anni al primo posto di Google, ora non c’è più traccia. Malgrado solo ieri i contatti siano stati quasi 20mila.
Un Blog Fantasma quindi. Strano, chissà di cos’hanno paura….. 😉

ciao Yara

Abbiamo perso una figlia: si chiamava Yara.

Anche nel suo nome il nostro impegno sia ancora più grande!

Come si mangia un elefante? Un aiuto per i sopravvissuti all’abuso.

Da oggi vorrei concentrarmi su un tema: la sopravvivenza, che toccherò con alcuni interventi nei giorni a seguire.
Partendo ancora una volta dalla vostra voce, dal vostro modo di vivere, reagire, agire.
Poiché voi e solo voi siete l’esempio.
Oggi parto dalla risposta ad una domanda.
Che ieri ho posto su Facebook e sulla quale vi siete davvero scatenati.
La domanda è questa:
“come si mangia un elefante?”.
Vado al sodo, tralasciando le mille interpretazioni date e pure alcune spiegazioni. La domanda va presa alla lettera e la risposta è duplice:
o in un boccone solo, oppure un (piccolo) boccone per volta.
Se lo mangiamo in un boccone solo (o comunque in una volta sola) faremo sicuramente indigestione e staremo male. E non andremo da nessuna parte.
Ma se invece lo mangiamo un boccone per volta. Dandoci tutto il tempo che ci serve, bhè allora lo potremo finire, tranquillamente, senza alcun effetto collaterale. Puntuali alla meta. Ma soprattutto sazi e non indigesti.
Cosa c’entra con l’abuso? E da dove arriva questo esempio?
Procediamo per gradi (o meglio per bocconi).
L’esempio l’ho usato la prima volta domenica scorsa, alla riunione del coordinamento nazionale vittime pedofilia e l’ho saccheggiato da una testimonianza sul corso che viene fatto in America per le forze armate dell’aeronautica militare, per i soldati che si trovano ad affrontare situazioni estreme o d’emergenza e devono imparare appunto a sopravvivere.
Immaginatevi di essere su un elicottero e che questo venga colpito e precipiti girando su sé stesso finchè non finisce in fondo al mare.
Voi siete imbragati, storditi, tutt’intorno è acqua, buio, freddo eppure voi potete farcela.
Dovete cercare di mantenere la calma (….), cercare un punto di contatto, anche minuscolo, non perderlo mai di vista e da quel punto lavorare per trovare la via d’uscita, liberarvi, risalire, e una volta fuori respirare a pieni polmoni.
Sembra facile detta così, difficilissimo farlo. Ma chi ci riesce, chi mantiene un punto di contatto e segue quel punto fa al differenze, poichè si salva.
La domanda dell’elefante appare proprio in un test per questi soldati.
Che imparano a mangiare appunto un boccone per volta. La foga, il tutto subito, il desiderio di correre, fare alla svelta, recuperare il tempo perduto non porta da nessuna parte.
Un boccone dopo l’altro, questa la via d’uscita
Magari uno di questi bocconi ci andrà pure di traverso ed uno lo dovremo sputare poiché troppo amaro, ma poi ricominceremo da capo, un boccone per volta. Fino a saziarci.
Ecco, questa la risposta. Questo il modo per affrontare il post-abuso.
Dare al proprio corpo ed al proprio cuore tutto il tempo necessario. Non fare indigestione. Mangiare un boccone per volta. Tenere un punto di riferimento ben saldo ed arrivare, sani e salvi, rinati, alla meta.
So che ce la farete.

“Ciao Max, io sono stanca di nascondermi, in alcuni casi lo faccio ancora, ma sto prendendo sempre piu’ coraggio, poi ieri è stato terribile, mi sono riaffiorati dei ricordi degni di un film horror,
oggi mal di testa pazzesco, dicevo sono stanca di nascondermi, cosa ci sarebbe di male a far sapere al mondo intero quello che è successo a me e a tante altre come me, solo che noi abbiamo sempre paura di essere giudicati per tutto quello che ci è stato imposto, a volte è davvero faticoso, allora mangiamo questo elefante ♥”

La classe non è acqua.

Un padre abusante pubblica su Facebook la foto di una donna nuda, con i grossi prorompenti seni al vento. Commenta la foto scrivendo:
“mica sono FROCIO io, e se non lo siete condividete”.
Vero. Verissimo.
Se solo fosse “frocio” difficilmente avrebbe abusato per anni la propria figlia……

Maestro di karate condannato a Bergamo:ma lavora ancora con i bambini?

Partiamo dalla notizia, battuta lunedì scorso da tutte le agenzie e che riportiamo integralmente:

“Una condanna a sette anni e mezzo per violenza sessuale su minori è stata decisa ai danni di un istruttore di una palestra di karate della zona dell’Isola bergamasca. Secondo l’accusa, con la scusa di correggere le posizioni delle allieve durante gli allenamenti, l’uomo avrebbe approfittato per molestare quattro allieve di età compresa tra i 13 e i 17 anni (ora tutte maggiorenni). Il pm Laura Colucci aveva chiesto tre anni e quattro mesi per violenza sessuale su minori, ma con la prevalenza dell’ipotesi attenuata (visto che erano stati solo palpeggiamenti), ma il collegio dei giudici ha deciso di raddoppiare la pena richiesta, stabilendo anche un risarcimento totale di 80.0000 euro per tre allieve che si sono costituite parte civile.”

La notizia che apre un precedente importante è che a fronte di una richiesta di condanna a 3 anni e 4 mesi si è arrivati ad una giusta (anche se a mio avviso sempre bassa visti i crimini commessi) condanna a poco meno di 8 anni, il doppio!
Il fatto però per cui ne parliamo oggi è un altro. Di quelli che come sempre non appaiono sui giornali e che da qua devono arrivare ovunque (ed arrivano ovunque, specialmente ai diretti interessati, di entrambi i fronti!).
Quello che non si legge dicevo è che FORSE, PROBABILMENTE, PARE che il maestro continui ad insegnare e che malgrado la sentenza di primo grado (è pedofilo per il primo grado) resti a contatto con quei soggetti (leggasi bambine) che la sua natura pedofila pare tanto gradire.
Secondo fatto: non ci risulta a tutt’oggi, ma saremo lieti di pubblicare una smentita, che l’albo dei maestri di Karate l’abbia rimosso. Fosse pure temporaneamente ed in attesa della Cassazione (com’è avvenuto sempre a Bergamo con l’ordine dei medici che ha temporaneamente sospeso il medico in carcere in attesa di giudizio). Tenerlo nell’albo significa avere un garantismo verso un pedofilo ed una mancanza totale di rispetto verso i bambini, che ogni giorno frequentano (pagando) i corsi di questo tipo.
Bambini, ma soprattutto genitori di bambini a cui a breve diremo il nome della palestra dove il maestro pedofilo insegna, se dalla stessa non ci giungerà la conferma che sono state prese tutte le misure preventive per offrire ai giovani lì iscritti, quella serenità e soprattutto quella sicurezza che dopo una simile condanna sono venute meno.
Firmato.
Coordinamento Nazionale Vittime Pedofilia (e non è poco, credete!)

Torna a scrivere Angileri……

Ancora Angileri.
Non contento torna a farsi sentire oggi il dr. Sergio Angileri di Palermo, chiedendo che il primo articolo sulla condanna di primo grado venga rimosso dal nostro sito. Con la stessa logica la Rete cesserebbe di esistere, così come dovrebbero essere tolti dagli archivi d’Italia tutti i vecchi giornali con tale articolo, poiché testimoni di una condanna realmente avvenuta (la richiesta infatti avrebbe valore se quel articolo fosse errato o infamante, ma non lo è, poiché certifica un dato di fatto di un ben preciso momento: la condanna di primo grado).
Condanna che il secondo grado peraltro ha riconfermato e che ora è in attesa della sentenza definitiva della Cassazione, dopo che si è tornati dalla stessa ad un nuovo processo di appello.
Angileri, ricordiamolo, confessò di aver scaricato materiale pedopornografico, e questo è già di per sé in Italia un reato, adducendo poi il tutto a motivi di studio (motivo non valido nel mondo civile ad annullare un simile reato).
Angileri ci scrive chiedendo di correggere le informazioni che lo vorrebbero definitivamente colpevole:
non sappiamo dove abbia letto questa informazione (forse un lapsus freudiano?). In realtà come è già stato detto la situazione non è ancora conclusa, anzi.
Ripetiamo che c’è un nuovo processo che potrebbe a breve arrivare per, addirittura, produzione di materiale pedopornografico (ma ancora una volta nel suo elenco di precisazioni Angielri questa cosa la dimentica….) e c’è l’attesa di un nuovo processo d’appello, dal quale sicuramente uscirà innocente e pulito, ma anche dal quale potrebbe uscire una condanna ben più elevata e consona al reato imputato (ovvero lo scaricare immagini pedopornografiche!) che poi la Cassazione rivaluterà, mettendo (speriamo) la parola fine a questo lungo iter processuale. Altro quindi non riteniamo di dover precisare perché altro da precisare non c’è.
Restiamo in attesa del prossimo verdetto, dell’avvio, o meno, di un nuovo processo per produzione di materiale pedopornografico e diamo ancora una volta la possibilità di pubblicare le sentenze integrali (comprensive della descrizione del materiale pedopornografico presente nei pc), non le personali considerazioni di chi sta dietro al banco degli imputati per un reato GRAVISSIMO!

Nota:
in tanti leggendo il Post di ieri sul caso Angileri siete rimasti “toccati” (per usare un eufemismo) dalle parole usate dal soggetto in questione per rivolgersi ai pedocriminali che scaricano materiale di bimbi abusati, pedofili che sono “bambini anche loro”. A lui ed a questa analisi dei fatti, dedichiamo la poesia che segue, della poetessa polacca  Wislawa Szymborska premio Nobel per la Letteratura:

Titolo:
“LA PRIMA FOTOGRAFIA DI HITLER.”

E chi è questo pupo in vestina?
Ma è Adolfino, il figlio del signor Hitler!
diventerà forse un dottore in legge
o un tenore dell’opera di Vienna?
Di chi è questa manina, di chi,
e gli occhietti, il nasino?
Di chi il pancino pieno di latte,
ancora non si sa:
d’un tipografo, d’un mercante, d’un prete?
Dove andranno queste buffe gambette, dove?
Al giardinetto, a scuola, in ufficio,
alle nozze magari con la figlia del sindaco?
Bebè, angioletto, tesoruccio,
piccolo raggio,
quando un anno fa veniva al mondo
non mancavano segni
nel cielo e sulla terra:
un sole primaverile, gerani alle finestre,
musica d’organetto nel cortile,
un fausto presagio nella carta velina rosa,
prima del parto
un sogno profetico della madre:
se sogni un colombo – è una lieta novella,
se lo acchiappi – giungerà a chi hai a lungo atteso.
Toc, toc, chi è?
è il cuoricino di Adolfino.
Ciucciotto, pannolino,
bavaglino, sonaglio,
il bimbetto,
lodando Iddio e toccando ferro,
è sano.

Somiglia ai genitori,
al gattino nel cesto,
ai bambini
di tutti gli album di famiglia.
Beh, adesso non piangeremo mica,
il fotografo farà clic sotto la tela nera.
Atelier Klinger, Grabenstrasse Braunau,
e Braunau è una cittadina piccola,
ma dignitosa,
ditte solide, vicini dabbene,
profumo di torta e di sapone da bucato.
Non si sentono cani ululare
né i passi del destino.
L’insegnante di storia allenta il colletto
e sbadiglia sui quaderni.

http://www.youtube.com/watch?v=rNRjTEcdJ34

Il libro nero della pedofilia: nuovo libro di Massimiliano Frassi

L’uscita di un nuovo libro crea sempre una grande emozione. Anche perché, nel mio caso, arriva sempre dopo una gestazione, ed un parto molto lungo
”Il libro nero della pedofilia”, in tutte le librerie dal 01 marzo 2011, è il mio nuovo libro, figlio diretto di quel “I predatori di bambini” che tanto rumore fece: trattasi infatti di una nuova versione di quel libro, a cui sono stati aggiunti nuovi capitoli inediti, nuovi dati ed una riscrittura dell’intera opera, che lo rende di fatto un nuovo libro a sé.
De I predatori conserva alcune parti principali. Dure. Volutamente. Crude. Volutamente. Lontane dalla poesia del dolore di “Favole di bambini”, ad esempio, che delinea la nuova forma di scrittura su cui voglio spostarmi. Un linguaggio per certi versi simili a quello del mio blog che ogni giorno in migliaia venite a leggere. Quella rabbia che diventa la vostra rabbia, aiutandovi a buttarla fuori, incanalarla, prima che sia troppo tardi (non è mai troppo tardi), prima che il restarvi dentro non vi crei ulteriori dolori.
Vale per questo nuovo libro, che sono certo accoglierete con l’amore e la devozione con cui avete accolto le mie altre “creature”, una frase che riassume il senso del libro medesimo:
”dopo la lettura, nessuno potrà più dire di non conoscere il problema della pedofilia e le sue mille sfaccettature”.
Ancora qui. Ancora dalla vostra parte.

 

COMUNICATO STAMPA

Arriva in libreria “ Il libro nero della pedofilia” di Massimiliano Frassi,
Prefazione di Alessia Sinatra,
Edizioni La Zisa , pp. 144, euro 12

In prenotazione in tutte le librerie d’Italia: data d’uscita Martedì 01 Marzo 2011

I numeri dell’orrore – Le reti dei pedofili – Gli abusi in famiglia, nelle scuole materne e nelle diverse chiese –
La pedopornografia in Internet – Le testimonianze delle vittime

 Negli ultimi anni la pedofilia è diventata uno dei fenomeni raccapriccianti che più ha occupato le prime pagine dei mezzi di comunicazione. Si tratta certamente di una forma di criminalità non nuova nella storia dell’umanità, ma che in conseguenza dei più moderni e sofisticati ritrovamenti tecnologici (internet, soprattutto)  ha facilitato e reso più visibili i contatti tra questi mostri, che si annidano dappertutto e spesso in luoghi ritenuti i più sicuri (scuole, parrocchie, gli stessi nuclei famigliari), e la conseguente diffusione di materiale pedopornografico giunto ormai a livelli di inaudita barbarie. Questo libro-denuncia racconta, senza inutili ipocrisie e infingimenti, tutto ciò che si muove dentro e attorno a questo mondo disumano, non escluse le potenti coperture di cui gode a livello internazionale, in aggiunta alle tante omertà di cui si circonda, tali da renderlo, ancora e purtroppo, un morbo di difficile estirpazione.

Massimiliano Frassi, giornalista e scrittore, è da anni impegnato in attività sociali di scottante attualità. Le sue denunce, spesso scomode e per questo mal tollerate dai corifei del potere, hanno, al contrario, raccolto il consenso di migliaia di cittadini. Autore di numerose pubblicazioni di successo sull’argomento e del blog più consultato tra quelli dedicati all’infanzia violata, è presidente della Associazione Prometeo Onlus. Negli ultimi anni ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti sia in Italia che all’estero.  Le Edizioni La Zisa aderiscono ad “Addiopizzo” e a “Libera” di don Ciotti e tutti i volumi pubblicati sono certificati “pizzo free”.

Lo strano caso del dr. Sergio Angileri, psicologo di Palermo.

Lo strano caso del dottor Sergio Angileri, psicologo di Palermo.

PREMESSA:
chi ci segue da tempo sa che di “stranezze” nel campo della lotta alla pedofilia ce ne sono a decine. Io pure ci ho infarcito il mio prossimo libro in uscita. Alcune sono così folli che se non parlassimo di bimbi abusati ci sarebbe da morire dal ridere.
Il tizio che si difende dicendo che è stato il proprio gatto a scaricargli le foto pedo nel pc, o quello assolto perché abusante  sì ma pure sonnambulo, o l’educattore che spaccia per teatro il gioco della formichina, ne sono un esempio.
Quanto stiamo per commentare, bhè, crediamo non sia da meno:

Partiamo da un link di qualche anno fa, a cui abbiamo cambiato un verbo poiché male interpretato . Questo:  http://www.massimilianofrassi.it/blog/6351.html   
Il link che avete appena cliccato e riletto, come avete visto, vi ha rimandato ad un articolo, che riportammo in questo Blog dopo aver tracciato un profilo (in un altro articolo precedente) di come i criminali pedofili / pedocriminali (termine su cui siamo d’accordo tutti, se intendiamo la pedofilia un crimine, o sul quale siamo contrari se la pensiamo assolutamente da non punire) tendono a difendersi, secondo uno studio fatto in America. Nei giorni seguenti a quel nostro primo intervento pubblicammo quello a cui il link vi ha rimandato, ovvero un articolo tratto dal Giornale di Sicilia che riportava la auto difesa di uno psicologo palermitano, Sergio Angileri, dopo la condanna per pedopornografia, in primo grado.
Nel suo pc: “foto di neonati e di bambini seviziati”.
Il nostro errore fu di scrivere “arrestato” (errore a cui facciamo ammenda. Con arrestato si intendeva la logica conseguenza ad un simile crimine, dando l’arresto per scontato ed invece scoprendo che malgrado la denuncia tale arresto non era mai stato posto in essere, ma così vanno le cose nel nostro paese…..; non parlammo comunque mai di carcere!).
Ora Angileri torna a contattarci, con una mail di cui riportiamo alcuni significativi stralci, prima di passare ai nostri commenti.

<<Buongiorno, Massimiliano Frassi!
Vedo oggi, che continua ad essere presente l’informazione sul mio conto, sin dall’11.12.2007, completamente errata e non corrispondente a fatti di realtà. Prima fra tutte, l’informazione relativa ad un mio presunto arresto/carcerazione per cinque anni e sei mesi, che sarebbe avvenuta, secondo la sua diffamante informazione, già l’11.12.2007. (…) ancora oggi lei persevera con la sua azione diffamatoria nei miei confronti. Nemmeno una sola virgola di quello che scrisse la Petruzzella, la gip del primo grado, corrisponde ai fatti concreti e periziati. Nemmeno una delle cose da Petruzzella allora pensate contro di me si è mai realizzata o eseguita, proprio perché io non mai commesso nulla di ciò di cui mi si accusava e questo io glielo dissi sin da subito e ripetuto più volte. Lei, Frassi, ha continuato a fare orecchio da mercante.
(…) Per darle un’ultima opportunità, per darle ancora una volta la possibilità di correggere IMMEDIATAMENTE l’informazione on-line, la informo che:
1.     nel febbraio 2010 la Corte di Appello di Palermo ha abbondantemente riformulato la decisione di Petruzzella e, cosa di gran lunga più significativa,
2.     la Suprema Corte di Cassazione di Roma, ha ANNULLATO la stessa sentenza della Corte di Appello.
Ciò dunque dimostra la totale infondatezza della decisione di Petruzzella, avvenuta il 10.12.2007 e della stessa Corte di Appello, poi.  (…) Di conseguenza le intimo di correggere subito la informazione in Internet e le chiedo di fornire l’informazione che le sto qui informalmente, ma ufficialmente, fornendo.
Ho le prove che la sua azione diffamatoria è stato un atto continuato negli ultimi tre anni, nonostante le mie richieste. Nonostante ciò, vorrei evitare di avere ancora a che fare con gli orridi ambienti della “giustizia”, quindi vorrei evitare di doverla querelare e denunciare. (…)
Dr. Sergio Angileri
PS= mi saluti la sig.ra d.ssa Pugliese. Grazie.”

Questa parte della mail. Compresa di Ps, forse uno pseudo messaggio subliminale, incommentabile per il tasso di ridicolo (e non solo…) che porta con sé  (per chi non lo sapesse la dr.ssa Pugliese è un Pm della Procura di Bergamo già parte del pool anti pedofilia!).
Partiamo dalle notizie che ci vengono date. E da quelle stranamente omesse.
Il dr. Angileri, se ben ricordate, ammise di aver scaricato materiale pedopornografico, adducendo il tutto a “motivi di studio” (sic).  
Ma di questo nella sua mail non c’è traccia.
Il processo di appello riconfermò la condanna, seppure (come quasi sempre capita in appello) diminuendo la pena, che veniva comunque mantenuta alta, a ben 3 anni di reclusione. Anche per il secondo grado quindi il dr. Angileri era un pedofilo. Non in modo assoluto e definitivo, certo, ma per il secondo grado lo era, come lo era stato per il primo. Pedofilo o Pedocriminali, usando un termine molto in voga negli Stati Uniti. Ma non solo: si prospettava addirittura che lo fosse in modo ancora più “completo”, se così possiamo dire.
Leggete infatti l’articolo uscito al riguardo sul Giornale di Sicilia:

“I giudici della prima sezione della Corte d’appello di Palermo hanno ridotto di quasi la metà la condanna a Sergio Angileri, 63 anni. 
“Palermo. Nel suo computer vennero trovate migliaia di immagini pedo-pornografiche che ritraevano stupri, sevizie, persino sui neonati. Lui, psicologo, ha sempre detto che si trattava di materiale utile per il suo lavoro, ma la sua tesi non ha avuto pieno successo. Così Sergio Angileri, 63 anni, è stato condannato dalla prima sezione della corte d’appello  a 3 anni, riducendo però quasi della metà la pena a 5 anni e 6 mesi inflitta in primo grado. Inoltre è stata tolta la sospensione dalla professione per tre anni. Spunta però una nuova accusa, ovvero quella di produzione (e non solo possesso dunque) di immagini pedo-pornografiche. Giornale di Sicilia – 23 02 2010”

Avete letto con attenzione?
Non si tratta di uscirne puliti, anzi. Si è aperto un nuovo filone (di cui a breve sentiremo parlare essendo le indagini chiuse e l’udienza preliminare fissata), ovvero:
la produzione di materiale pedopornografico.
Reato questo ancora più grave del precedente, poiché non abbiamo modo di pensare ad altro se pensiamo a come il materiale pedopornografico venga prodotto da un individuo.
Anche questo fatto, stranamente, viene omesso.
Il dr. Angileri scrive poi che la Cassazione ha annullato tutto, facendo intendere che lo ha assolto (o forse ancora una volta abbiamo capito male noi, d’altronde come diceva il compianto Enzo Biagi  spesso “è difficile unire un paese dove quello che al Nord chiamano Uccello al Sud lo chiamano Pesce”).
Pertanto siamo portati a pensare che l’articolo che segue non abbia nulla a che vedere con lui. Segno che ci sono nella stessa città,  Palermo, due psicologi, entrambe condannati a 3 anni in secondo grado e per il medesimo reato:

“Stretta anti-pedofilia digitale.
Condannato per pedopornografia anche chi ha nell’hard disk del proprio computer file destinati al cestino e quindi cancellati. Lo precisa la Corte di Cassazione con la sentenza n. 639 del 13 gennaio. La corte ha così respinto sul punto il ricorso presentato da uno psicologo che era stato sanzionato con 3 anni di reclusione dalla Corte d’appello di Palermo e l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici per essersi procurato attraverso l’accesso a internet, pagato anche con carte di credito, immagini di contenuto pedopornografico scaricato poi su tre computer.
Tra i motivi di ricorso, la difesa aveva sostenuto che la semplice visione di immagini non costituisce reato e quindi la condanna era da annullare. La Corte ha però ricordato che, sulla base della fattispecie di reato delineato dall’articolo 4 della legge 269 del 1998, la condotta penalmente rilevante consiste nel fatto di procurarsi consapevolmente o di disporre di materiale pornografico realizzato attraverso lo sfruttamento sessuale dei minori di 18 anni. Nel 2006, poi, la legge n. 38 ha inasprito ulteriormente le sanzioni prevedendo un’aggravante quando il materiale detenuto è cospicuo e riformulando anche, in parte, i contenuti della condotta rilevante sostituendo il fatto di disporre di materiale pornografico con la semplice detenzione.
Ora la Cassazione precisa che nella condotta di «procurarsi» o di «disporre» rientra sicuramente anche la “semplice” visione di immagini pedopornografiche scaricate dal computer perché, per un tempo anche limitato alla sola visione, le immagini sono nella disponibilità dell’interessato. In altre parole, la condotta di chi si procura materiale pedopornografico scaricato attraverso downloading da un sito internet a pagamento «offende la libertà sessuale e individuale dei minori coinvolti come il comportamento di chi lo produce». Inoltre, come risultava dall’accertamento tecnico compiuto in sede di merito, un elevato numero di immagini era contenuto negli hard disk dei computer di proprietà dello psicologo siciliano in modalità «non allocata»: si trattava cioè di files avviati al cestino e quindi cancellati. Ma che, scrivono i giudici, «erano pur sempre disponibili attraverso una semplice riattivazione dell’accesso al file. Quindi erano “detenuti” e pertanto “disponibili”». Solo per i files definitivamente cancellati si può dire che fosse cessata la disponibilità. Del resto, conclude sul punto la sentenza della Cassazione, lo stesso interessato aveva ammesso in sede di interrogatorio reso nel giudizio di merito che il materiale incriminato non solo era stato scaricato in maniera consapevole da internet ma che, prima di procedere alla sua cancellazione, era stato ampiamente visionato, escludendo così un’operazione di involontario scaricamento.
di Giovanni Negri 16 gennaio 2011 Il Sole 24 ore.
Questo il link all’articolo pubblicato il 16 gennaio 2011 alle ore 08:15:
http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-01-16/stretta-antipedofilia-digitale-081527.shtml?uuid=AaKj8F0Cù

Strano. Il tono, ed i contenuti, paiono assai diversi da quelli scritti dall’Angileri.
Non ci resta a questo punto che pubblicare la sentenza (sempre ovviamente se si tratta della stessa persona). Ma di questa possibilità ne parliamo più avanti.
Passiamo invece ad un fatto che consideriamo personalmente in vari modi:
preoccupante, particolare, eloquente, pericoloso! Anche stavolta trovate voi le parole, dato che le nostre non sono ben comprese.
Quanto riportiamo di seguito appare da tempo sul sito del dr. Angileri (già il nostro post del 2007 l’aveva citato!), che offre anche a domicilio interventi psicoterapeutici: per chi scarica materiale pedo (e per questo è da considerarsi pedofilo) da internet. Leggiamo:

Pedofilia, Pedopornofilia, Pornodipendenza,

Internet Cybersex Dipendenza

Visite e interventi a domicilio, per psicologia e psicoterapia

“L’intervento qui presentato ed offerto, è quindi rivolto a coloro che sono “vittime di se stessi”, (gli abusanti adulti), a causa della propria condizione psicologica o della propria psicopatologia.
Gli interventi diretti alle “vittime propriamente dette” (gli abusati: bambini e minori in particolare), saranno invece consegnati ad altri specialisti settoriali per gli abusati. E’ noto che la quasi totalità degli interventi clinici e sociali, sono tutti a favore degli abusati e ciò è certamente più che comprensibile, dato che si tratta di bambini e minorenni. Molto di meno e molto poco si fa, invece, sia sul versante clinico che sociale, a favore degli abusanti allo stato libero e ancor di meno quando sono già reclusi dallo Stato.
Consapevoli del fatto che è molto più facile riscuotere l’approvazione e il plauso sociale aggregandosi alla già folta folla dei soccorritori degli abusati, noi abbiamo invece scelto la ben più difficile e meno acclamata via, di offrire aiuto psicologico, medico e sociale, a coloro che sono molto soli, oltre che prigionieri abbandonati nella loro patologia. Eppure essi (gli abusanti, detti anche da tutta la società, “mostri”), sono “bambini nati”, esattamente come le vittime abusate, anch’essi “bambini nati”.

Il Dott. Angileri dunque offre specialistica psicodiagnosi e consulenza nei casi su esposti. Laddove sia necessario, offre la terapia integrata specifica per questi casi, cioè coordinando insieme, l’intervento psicoterapeutico e farmacologico.
Il Dott. Angileri assume in carico e interviene sul piano psicoterapeutico, mentre gli specialisti coordinati (il neurologo, lo psichiatra e il medico internista), intervengono per la valutazione medica e organica e per la somministrazione farmacologica.
Poiché, infatti, quando la pedofilia, le parafile (sic) in genere e le forme ormai strutturate delle dipendenze, si presentano consolidate o cronicizzate, esse sono quasi sempre in comorbilità (sic)con altri quadri psicopatologici (assi ansioso-depressivi, alcuni disturbi di personalità, il disturbo ossessivo-compulsivo ecc.), la terapia, la maggior parte delle volte, richiede la coordinazione simultanea e monitorata, fra la psicoterapia e la psicofarmacoterapia.
Viene infine offerta, per quelle persone che a causa della loro condizione o patologia siano in una controversia giudiziaria, ( infatti le condotte generate dalle suddette psicopatologie vengono trattate dagli addetti giudiziari in conformità con leggi penali che definiscono la fattispecie di reato ), la possibilità di assistenza legale e di assistenza informatica, da parte di avvocati e ingegneri informatici di primissimo ordine ed esperienza nel settore, collegati con il nostro staff medico-psicologico, coordinando, in questi casi, le procedure legali e le procedure psicologiche, incluse le perizie tecniche e psichiatriche, laddove necessarie o richieste.” 

Noi siamo senza parole, e Voi?
Dato che siamo certi ci sommergerete di e-mail poiché non ci crederete, vi linkiamo al sito di Angileri, da cui abbiamo tolto quanto avete appena letto (cliccate la parte legata alla pedofilia per avere accesso alla parte sopra riportata):
http://www.psicoterapia-palermo.it/

Incredibile vero?  Già…Ma non basta: offrono anche supporto legale ai pedofili. E consulenza informatica (cosa vuol dire dare consulenza informatica ad una persona che ha scaricato materiale pedopornografico????????). Che errore commettiamo se pensiamo male ed inorridiamo davanti ad una simile proposta, peraltro che viene sbandierata alla luce del sole, come se fosse la cosa più naturale del mondo?
Questo, per oggi, è quanto.
Diamo la disponibilità al dr. Angileri a pubblicare in questo blog le sentenze integrali.
Saranno quelle e solo quelle a confermare o smentire la sua natura pedofila/pedocriminale,  i reati che non ha o che ha commesso. E ci scusiamo se abbiamo usato impropriamente il termine “arrestato”, che comunque resta oggi più che mai non un’offesa bensì una supposizione reale e concreta.
Di veramente offensivo qua ci sono solo le foto di “neonati” / “bambini abusati” in un computer. L’immagine personale/professionale del dr. Angileri sono lese non certo da un verbo frainteso ma da fatti eloquenti.
Credo però che faremo nelle apposite sedi istituzionali delle richieste di cui vi parleremo appunto dopo averle fatte, nei prossimi giorni.
Concludiamo non prima di porci, ad alta voce, un’ultimaa domanda, che va oltre la più banale logica, e che un caso così ci permette di fare, generalizzando:
permettereste ad una persona condannata (non arrestata nel senso di finita agli arresti domiciliari/carcerari, no solo condannata) per spaccio di eroina, di lavorare contattando dei tossicodipendenti con il fine di aiutarli?
Nulla di grave qualcuno mosso da coerente Garantismo, mi risponderà. Vero, verissimo. Ma credo che permettere ad una  persona così di contattare dei tossicodipendenti potrebbe mostrare un elevatissimo rischio che la persona anziché curarli dia loro della droga.
Ora ragionando sempre per assurdo mi chiedo come sia possibile che una persona condannata (non arrestata! Fottuto lapsus freudiano!) condannata per detenzione di materiale pedopornografico (ed oggi addirittura in attesa di possibile rinvio a giudizio per presunta produzione!) di contattare persone con lo stesso vizietto per curarle, mi pare una palese presa in giro delle elementari regole civili.
Poiché, pensando male probabilmente, dato che non è di sicuro questa l’intenzione del dr. Angileri, verrebbe da pensare appunto che sia quasi un modo legale per creare una rete tra pedofili (veri, presunti, condannati, arrestati, assolti, innocenti: trovi il sig. Angileri l’aggettivo più consono). E questo scusate ci inorridisce ed abbiamo tutto il diritto di urlarlo e farlo sapere al mondo.
In attesa che le parole “arrestato”  o “assolutamente innocente”   abbiano davvero il significato nella loro totalità.

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