Archivio di marzo 2011

Condannato a 5 anni e 1/2 mago-pedofilo.

Di lui avevamo già parlato ai tempo in cui fu arrestato:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/category/valentino-giacomello

Valentino Giacomello, alias Satyricon, “mago” esperto nel mettersi in contatto con i defunti, aveva adescato in internet una ragazzina che da poco aveva perso il padre.
Sfruttando questo fatto le aveva promesso appunto un dialogo con l’aldilà, mettendo in atto un lungo e laborioso opera di plagio.
Ora il soggetto è stato condannato anche in secondo grado, a 5 anni e mezzo di carcere.
La sentenza quando approderà in Cassazione farà Giurisprudenza, per motivi che non sto qua a sottolineare e sui quali torneremo a tempo debito.
Fu la madre a scoprire che la figlia stava subendo abusi leggendole il diario. E scoprendo tutta una serie di riti esoterici a sfondo sessuale ai quali doveva sottostare.
Dopo tutte le difficoltà che un genitore deve affrontare per fortuna sua, e della figlia, si è rivolta alla squadra mobile di Vicenza che nelle persone degli ispettori Minervini, Salomone e del vice questore Marchese le ha dato il giusto e necessario supporto.
Al giornale di Vicenza la madre ha dichiarato:
«Ho pianto quando i giudici d’appello a Venezia nei giorni scorsi hanno confermato la condanna a 5 anni e mezzo di carcere contro quel uomo che ha soggiogato mia figlia manipolandola fino a farla diventare un oggetto sessuale di soddisfazione, sottoponendola a ripetute e indicibili violenze. Ho pianto dalla gioia, lo confesso, perché quel individuo ha segnato per sempre la vita di mia figlia e la mia, e la giustizia sta facendo il suo corso. Abbiamo sofferto molto per colpa sua».
Di sette, persone plagiate e quant’altro ci siamo occupati molto in questi ultimi tempi. E continueremo a farlo.
Intanto raccogliamo questa notizia, come segno che le cose possono cambiare, in meglio, certi legami malati possono essere interrotti e si può davvero tornare alla vita.

Nota: a breve andremo a postare una lettera di una ragazza vittima di una setta satanica….

L’offerta, il matrimonio del pedofilo ed un video da vedere.

Ieri ci avete sommersi di mail sul caso del Parroco che chiede ai fedeli, in sede di confessione di pregare per il prete pedofilo morto (forse suicida) don Matteo Diletti.
Tanti ci hanno confermato che al cosa è accaduta pure a loro…
Ma altri hanno aggiunto nuovi interessanti aneddoti.
Sentite questo:
una donna, da noi seguita credo più di 10 anni fa per un caso di abuso familiare e che dovette lasciare la regione dove viveva e trasferirsi all’estero con il proprio bimbo, ricostruendo letteralmente da capo al propria esistenza, si è vista recapitare una lettera.
Quale ve lo dico tra poco.
Prima chiarisco che l’ex marito (il pedofilo) nel frattempo ha ottenuto dalla Sacra Rota l’annullamento del suo matrimonio poiché si è detto convertito dopo un viaggio a Medjugorie.
Fino a qui tutto normale. Davanti ad una conversione, come chiudere le porte? Se si tratta poi di quella di un pedofilo….
Peccato che la signora, e torno al punto, si veda ricevere una lettera. Direttamente dalla Sacra Rota. Che comunicando ufficialmente che il marito (e di conseguenza lei) ha ottenuto l’annullamento (e quindi lui ora si può risposare, perché si sa ci sono pure tante donne con i paraocchi nel mondo), avanza pure una richiesta:
“cara signora, siccome a lei l’annullamento non è costato nulla, la invitiamo a fare un’offerta”.

Nota:
si consiglia la visione. Grandi, sempre grandi, Iene:
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/216896/pelazzaun-prete-pedofilo.html

Cinico Blog – NOTIZIA SCONVOLGENTE: Hai peccato? Ti assolvo se……


L’ultima notizia che ci arriva, se fosse vera (e visto che ci arriva da più persone disposte anche ad esporsi vera lo deve essere per forza) è a dir poco sconvolgente. Dimostra che davvero persiste una parte deviata e complice, non saprei come definirla altrimenti, che fa danni tanto quanti ne fa chi abusa. Deviata e complice di abusi. Deviata perché lontana da ogni logica. Complice, perché…complice. Immaginatevi la scena. La signora Elvira ha 50anni e da sempre va a messa nella stessa Chiesa. Da oggi ha deciso che fino a quando in quella chiesa resta “quel prete lì”, lei non ci andrà più. Quel “prete lì” è lo stesso con cui ha fatto quello che dovrebbe (mai condizionale fu più d’obbligo) essere un sacramento, la confessione. Uso il condizionale, in modo volutamente provocatorio, poiché qua di sacro non ci trovo nulla. Leggete ancora poche righe e capirete perché. Prima però una definizione: La penitenza é il sacramento della riconciliazione del peccatore con Dio, attraverso la confessione dei suoi peccati, ed ottenuta con l’assoluzione sacramentale, espressa con la formula trinitaria: “Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Non c’é azione liturgica del mistero di salvezza che non richieda prima la riconciliazione col Signore. Chiaro vero? Il peccatore (nella fattispecie la “sciura Elvira”, 50enne madre di famiglia e da poco nonna, una vita a lavorare, fedele al marito, ottima madre e quindi chissà di quali peccati rea confessa) confessando appunto i suoi peccati viene riconciliata con Dio. Ma nel suo caso, ecco l’inghippo. Il prete (?) che la confessa, in cambio dell’assoluzione dai suoi peccati, le fa una richiesta. So a cosa state pensando e sappiate che vi sbagliate, la signora Elvira ha 50 anni non 5…….ops……. Il prete (?) le chiede, in cambio dell’assoluzione dai suoi peccati, di pregare. Almeno 10 Pater Noster. Fino a qui tutto bene, peccato che i Pater Noster li debba recitare a favore di: don Matteo Diletti. Pedofilo, morto (forse) suicida. Affinché “trovi conforto per quello che ha dovuto provare”. Capito? Tutto chiaro? Voi “peccate” ed in cambio dell’assoluzione vi si chiede di pregare, non semmai per le vittime della pedofilia, ma per i pedofili che dietro l’abito talare hanno trovato la protezione al loro essere dei criminali. Spiacenti, ma questa non è la Chiesa che vogliamo. E di sicuro non è la Chiesa che parla a nome di Dio. Semmai, del Diavolo. Pedofilo Diavolo e pure pedofilo già poichè tra i due termini infatti non c’è alcuna differenza.

“Chiunque scandalizzi……macina d’asino al collo”: repetita iuvant. – continua-

Basta Abusi!

Bisogna trovare il coraggio. Anche quando tutto il mondo intorno a noi pare prendere un’altra direzione, opposta a quella che ci sembra portare alla salvezza.
Il coraggio di dire NO, ribellarsi, salvarsi. Per rinascere. Con tutto il tempo che servirà. Perché c’è davvero per tutto una seconda occasione (o un terza, quarta, quinta, fino a quando non arriva quella giusta ).
Bisogna trovare il coraggio e la forza dentro di sé.
Alimentata dalle nostre parole che però, senza quel ultimo sforzo, sono solo dolci pensieri, labili carezze, che si sentono un attimo, un breve momento, giusto il tempo di un tocco e via.
Ma se supportate dalla vostra riscossa. Da quel disperato grido che sale su, in alto, fin dal fondo di un’anima ferita, per poter abbracciare il sole, allora anche quelle parole diventano forza pura, riscatto, mani che spostano montagne.
Provincia di Vicenza. Ancora il Veneto. Tanti troppi i casi di abuso. Qua come altrove. La ragazza all’epoca dei fatti aveva l’età in cui si gioca alle bambole e si appendono alle pareti i poster dei cantanti preferiti.
Chi ha seguito la sua storia l’ha definita “un inferno dai contorni difficilmente immaginabili”. Durato per ben 4 anni.
L’orco sarebbe stato suo padre. Che l’ha abusata a cadenza quotidiana, picchiata selvaggiamente e quando la Polizia è intervenuta convinta a denunciare, al posto suo, un altro connazionale.
Come se non bastasse, per “far fronte ai debiti” l’ha venduta. Ad amici complici. Uguali a lui, per cultura pedofila, deviato dna.
Ora finalmente il padre predatore (52anni, originario del Ghana) è stato rinviato a giudizio.
Mente lei, sta ricostruendo la propria vita. Passo dopo passo dopo passo. Mangiando un boccone per volta (ricordate la storia dell’elefante?). Con i giorni no ed i giorni sì. Consapevole che alla fine, per quanto sia stata ferita, tornerà a vivere, sperare, amare. Popolare un terra chiamata vita. Di cui lei  è cittadina onoraria, a tutti gli effetti!

Intervista a Massimiliano Frassi: “al mio posto fareste molto di più”.

Anna Pia Fantoni intervista il dott. Massimiliano Frassi.
Dedica la sua vita alla lotta alla pedofilia. Autore di libri di successo tra cui il nuovo “Il libro nero della pedofilia” presentato in anteprima nazionale presso il palazzo del Governo a Bergamo venerdì scorso, ha fondato più di 10 anni fa l’Associazione Prometeo che dà sostegno diretto alle vittime della pedofilia.
Questa la cronaca di un incontro:

D: Premetto che sono una sua lettrice.  Possiedo tutti i suoi libri e devo dire che, nemmeno lo scrittore più fantasioso potrebbe arrivare a immaginare quello che succede, davvero, nel mondo. Mi sorge spontanea una domanda:
Come fa, lei, a mantenere la lucidità, di fronte a questi orrori? E’ sopraggiunta una sorta di autoprotezione, che le impedisce di farsi coinvolgere a livello emotivo, come un medico di fronte al dolore di un malato personale? Forse il raziocinio ha il sopravvento sulla ‘pietas’?
R: La risposta è più semplice di quello che si può immaginare. No. Non c’è il sopravvento della ragione (che pure non deve mai venire meno). Qualora diventasse “un mestiere”, qualora il sentimento, la rabbia, il dolore, l’empatia venissero meno, capirei che è il momento di fare altro.
Tornando a bomba alla risposta “semplice”, è presto detto: chiunque al mio posto, vedendo, incontrando, ascoltando, quello che per scelta vedo, incontro, ascolto ogni giorno da 15 anni a questa parte, farebbe le stesse identiche cose. O forse addirittura di più…e di meglio.

D: Come le è nata la voglia di aiutare i bambini vittime di violenza? C’è stato un episodio in particolare che le ha fatto prendere la decisione di creare Prometeo?
R: Difficile rispondere nello spazio di un’intervista. Diciamo che è stata la naturale evoluzione di un percorso che dal sociale “adulto” mi ha avvicinato al dramma di un bambino. A cui ne è seguito un altro.. poi un altro ancora. Poi erano due. Tre. 100. 500. Mille. Impossibile elencarli tutti. Impossibile dimenticarli. O addirittura starsene fermi con le mani in mano.

D:Una delle cose che mi sconvolgono maggiormente è il fatto che, spesso, quando i bambini decidono di parlare, non vengono creduti. In televisione ho sentito io stessa un importante uomo politico parlare di un 90 per cento di abusi che si rivelano falsi, è vero? A me risultano, invece, percentuali elevatissime di bambini abusati, per la maggior parte in famiglia o da persone a essa vicine . Mi può chiarire le idee, per favore?
R: Io di uomini politici importanti in tv a parlare di pedofilia dando dati che sono diffusi da soggetti noti alle Procure come pedofili, sinceramente non ne ho mai sentiti. Forse per la vergogna delle loro dichiarazioni li hanno passati all’una di notte.
I dati sono quelli sotto gli occhi di tutti. Forniti dalle Procure e dalla realtà come la nostra che lavorano 365 giorni all’anno a contatto con le vittime. Sono dati dolorosamente grandi. Tanto quanto l’ingiustizia che spesso li accompagna. Basti vedere l’ultimo report “istituzionale” di Telefono Azzurro che dice che ben 4mila casi sono stati archiviati per la vecchia formula della insufficienza di prove.
Chi nega questi dati ha un interesse a mantenere il silenzio, che come tutti sappiamo è il migliore alleato dei pedofili, poiché solo grazie a quello riescono ad agire.
Oppure chi li nega è un bambino che non è stato aiutato da piccolo, né da grande e che ha passato la barricata, andando dall’altra parte, convinto che nessun bimbo debba essere stato aiutato come non è stato aiutato lui. Accade anche questo, con percentuali infinitamente piccole ma accade.
In questo caso la rabbia per dichiarazioni imbarazzanti per l’alto tasso di imbecillità che portano con sé, va di pari passo alla compassione.

D: Due suoi libri parlano della situazione dei bambini romeni, i cosiddetti ‘bambini di strada’. So che con la sua associazione ha creato il Progetto Budimex, per aiutare un ospedale appunto in Romania. Mi può spiegare questo progetto, ed eventualmente dire anche ai nostri lettori come sostenervi?
R: In questi anni mi sono trovato ad avere degli appuntamenti col destino. Non so come altro chiamarli. Apparivano sulla strada incontri che pareva quasi fossero già stati scritti, predestinati.
Mi fermo qua per non sembrare troppo “misticheggiante”.
Uno di questi appuntamenti però è stato quello col Budimex.
Arrivai lì per dare aiuto a dei bimbi abusati che avevamo seguito in strada e che scoprimmo essere stati abbandonati fuori dal pronto soccorso, con addosso ancora il filo di ferro con cui avevano legato loro le braccia……
Gli stessi morirono poco tempo dopo, non per le ferite ma per l’hiv che se li portò via, in una realtà che non aveva nemmeno le siringhe monouso, figuriamoci il resto.
Allora scoprimmo che c’erano tanti altri bimbi, senza aiuti, senza le più elementari medicine. Bimbi che stavano in un reparto dal nome così “grande” da far paura anche solo a pronunciarlo: oncologia.
Sono passati alcuni anni. Molti li abbiamo letteralmente salvati. Aiutati, riportati alla vita. Oggi vanno a scuola, hanno i capelli lunghi ed il viso “pieno” e roseo e la malattia sta solo in una vecchia cartella clinica, archiviata. La loro vita è la risposta più bella che potessimo avere.
Altri invece non ce l’hanno fatta ed oggi li abbiamo vicini a noi in questa battaglia.
Per adottarli a distanza, in un percorso che meglio chiarirlo non è facile, potete guarda l’apposito spazio nel nostro sito e poi contattarci: www.associazioneprometeo.org

D: Uno degli omicidi più efferati di questi ultimi anni, in cui purtroppo si è effettuata una spettacolarizzazione che non ha fatto, a mio parere, bene a nessuno, è stato il caso di ‘Tommy’, quel piccino rapito, ucciso dopo pochi minuti e sepolto in una strada vicino al fiume. E’ una domanda retorica, lo so bene, e sono la prima a detestarle, ma mi viene spontanea: come può un essere umano massacrare un bimbo, oppure violentarlo?
R: Tommino….all’ingresso del mio ufficio c’è un quadro, col suo visino in primo piano. Quegli occhioni azzurro cielo guardano dritto chi entra. E ricorda a noi ogni giorno che si può fare ancora di più. Si deve fare ancora di più.
Tornando ala sua domanda c’è solo una parola che la può riassumere tutta, senza aggiungere altro. La parola: malvagità.

D: Ora le vorrei fare una domanda ‘scomoda’. In che percentuale esistono donne pedofile?
R: Non è scomoda. Semmai è ancora più “dolorosa”, o disturbante.
Se guardo al nostro schedario direi che è un fenomeno esploso negli ultimi 4/5 anni e che ha comunque una percentuale fortunatamente ancora bassa, del 10/15% dei casi. Poiché la pedofilia resta un crimine più al maschile. Ciò non toglie che ci siano stati casi di abusi al femminile. Per me personalmente ancora più dolorosi, dato che da sempre sostengo che sarete voi donne a salvarci dalla pedofilia. Anche se poi guardando i dati degli abusi sulle donne, c’è ancora una volta da inorridire……

D: Ora parliamo di bambini abusati. Io credo che un bimbo privo di autostima sia una preda più facile da colpire, e penso che noi genitori dovremmo parlare tanto, con i nostri figli e farli sentire speciali, insegnare loro che è loro diritto dire ‘no’. Cosa ne pensa?
R: Che senza saperlo ha fatto una piccola parte del corso che come Prometeo da quasi 10 anni facciamo nelle scuole elementari. Insegnando ai bimbi che nessuno adulto deve mancare loro di rispetto, nessun adulto deve “toccarli” in modo inappropriati, che non devono essere obbligati al silenzio con i segreti cosiddetti velenosi, perché appunto ti restano dentro e ti fanno del male avvelenandoti. Non abbiamo paura di parlarne con i nostri figli. Esistono modi strumenti e parole adatti a loro. E statene certi capiranno e non saranno terrorizzati. La pedofilia è un tabù per noi adulti per questo facciamo fatica a parlarne con i bambini, ma ancora una volta l’informazione resta l’arma migliore se vogliamo prevenire questi crimini.

D: Cosa comporta a livello emotivo una molestia o un abuso subiti da bambino, in un adulto? Come li aiuta, la vostra associazione?
Cosa consiglia agli adulti che sono stati molestati o abusati da piccoli e non hanno mai avuto il coraggio di parlarne con nessuno?
R: Diamo loro quel supporto che spesso nella vita non hanno avuto. Trovano due braccia pronte per abbracciarle, o rialzarle da terra, e due orecchie pronte ad ascoltare. A non giudicare. A credere e condividere un orrore che va raccontato, per essere elaborato. Va letteralmente vomitato fuori da sé. Fuori non farà più male. Fuori vedrà che quel bambino ora è cresciuto e nessuno può più nuocergli.

D: In quale percentuale un bambino abusato diventa egli stesso un pedofilo?
R: Nessuna. Zero assoluto.
È uno dei finti miti della pedofilia, finto in quanto da sfatare.
Accade in una percentuale del 2% solo in quei casi, complessi, di istituzionalizzazione del bimbo in seguito all’abbandono da parte della sua famiglia. E di abusi in quel istituto. Dall’età dell’adolescenza il bambino svilupperà dei comportamenti “pedofili” andando a molestare i bimbi più piccoli di loro e spesso, arrivando in età adulta, anche ad ucciderli.
Ma sono eccezioni. Fortunatamente rarissime. I casi di Luigi Chiatti. O di Giulio Collalto, predatori seriali, ne sono un esempio eclatante.
Per il resto, ripeto, è un’equazione fasulla. Ed infamante.
Smentita dati alla mano, da tempo dalla comunità scientifica americana.
D: E’ vero che la pedofilia non è una malattia, per cui da essa non si può ‘guarire’?
E qual è la percentuale della recidiva, in un pedofilo?
R: Che piaccia sentirselo dire o no chi è pedofilo è pedofilo a vita. E non credo serva aggiungere altro.

D: L’ultima domanda. In questi anni lei ha incontrato tanti bambini, tanti loro genitori ma anche tanti abusanti, contro i quali si è spesso esposto rischiando in prima persona. So che è difficile ma se dovesse scegliere due storie, una vittima e un predatore come li chiama lei…
R: Difficile sceglierne una. Tutte uniche a modo loro. Uguali per dolore. Diverse per dolore.
Se proprio ne vuole una le racconto brevemente quella di Giulio e Robertino, che ho avuto l’onore, sì l’onore, di raccontare nel mio libro “Favole di bambini e dei loro orchi”. La riassumo in poche sintetiche frasi, ma lì c’è tutto quanto si può dire:

Robertino conosce Giulio in ospedale. Giulio si presenta a casa di Robertino quando la sua mamma non c’è. Lo abusa. Lo uccide. Viene incarcerato. Viene scarcerato. Difeso da un importante legale che parla di falso abuso. Viene accolto in un oratorio. Difeso da un prete. Abusa un altro bambino. Uccide un altro bambino.

Viene arrestato e stavolta condannato all’ergastolo.

Accadeva più di 30 anni fa. Ma è più che mai attuale.

FINE.

Aderite al coordinamento nazionale vittime pedofilia!

Aderite.
Se siete vittime delle pedofilia, contattateci ed aderite al nostro coordinamento nazionale.

Siamo già più di 1500 in tutta Italia.

Qua trovate alcune info. al riguardo:

http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=2&im=3&ip=0

“Si vergognino i pedofili, non noi”: la storia di Elena.

Seduto. Vi ascolto. E ancora una volta trovo quell’ unione, quella miscela, magica quasi, di poesia e dolore. E poi quel coraggio, quella dignità, che fanno di voi, davvero, una “razza” speciale, un mondo a parte. Di sicuro la certezza di un futuro migliore.
Non è vero che l’abuso vi ha uccisi.
Vi ha ferito, questo sì, vi ha recato un mondo di dolore, tanto grande da far paura, da allontanare a volte chi vi stava accanto.
Ma non mortale.
E quando quelle ferite avrete imparato a cicatrizzarle. Quando il dolore sarà un bagaglio che sceglierete come e dove portare, sarete voi e solo voi, l’esempio da seguire.
Dirmi onorato di stare qua, ad ascoltarvi, non rende l’idea del bene che oggigiorno mi donate.
Un bene chiamato “incontro”.
Con delle anime grandi: voi.

«Più che l’abuso in sé, quello che mi ha ferita di più è stato il tradimento, un fortissimo senso di tradimento, perché proprio le persone che avrebbero in realtà dovuto difendermi dai pericoli, dai mali del mondo, sono state quelle che più me ne hanno fatto. Parlo di mio padre, il pedofilo e di mia madre, la complice-vittima inconsapevole-consapevole ma anche i miei parenti, che intuivano, i vicini, che immaginavano, per arrivare addirittura al medico di famiglia e al parroco del paese, che capivano. Nessuno che si sia preso la briga di fermarsi un attimo a domandarsi “ma questa bambina che cos’ha?”
E’ successo quando avevo 12 anni, quando ancora il Telefono Azzurro non esisteva, quando ancora di certe cose non si parlava, credevo di essere l’unica al mondo ad aver vissuto una cosa del genere. Mi sono svegliata una notte e me lo sono trovato sopra, mi aveva sfilato le mutandine si strofinava contro di me e mi baciava, mi aveva infilato la lingua in bocca, dopo poco sono riuscita a scappare e, come credo molte altre, ho passato la notte in bagno a lavarmi. Speravo fosse finita lì , speravo si fosse reso conto di aver fatto uno sbaglio. Decisi di non dire niente a mia mamma perché soffriva di depressione, e passava da un esaurimento nervoso all’altro, avevo paura di farla diventare completamente pazza, avevo paura di sfasciare la famiglia; niente di più sbagliato, non potevo sbagliarmi di più.
Dopo quella notte veniva ogni mattina presto da me, tentava di baciarmi, non ricordo quanto tempo è andato avanti, una settimana o un mese, ricordo bene però che avevo imparato a svegliarmi prima di lui, così potevo nascondermi sotto le coperte, e dovevo tenere forte il lenzuolo, perché tentava di scoprirmi, ma desisteva subito, aveva paura che mi mettessi a urlare, si rendeva certo conto di fare qualcosa che non doveva. Poi ha smesso. Ed ha iniziato con le torture psicologiche, dispetti piccoli e grandi, che potevano passare per degli scherzi agli occhi di chi non sapeva, ma che scherzi invece non erano.
Ho passato un paio di anni a non parlare con nessuno, non parlavo neppure a scuola quando venivo interrogata dalle insegnanti, me ne stavo sempre a testa bassa, da sola, pensavo al suicidio, non l’ho mai tentato, ma ci sono andata vicina molte volte, sono stata con una siringa piena d’aria in mano, sono stata in piedi sul parapetto del ponte del mio paese. Quello che mi ha salvato la vita sono stati i libri, mi consentivano di evadere,  di fantasticare, uno scrittore in particolare mi ha aiutata tantissimo, e così sono cresciuta.
Quando avevo 20 anni è stato arrestato per aver molestato, guarda un po’, una bambina, e sono stata io a dover accompagnare mia mamma dall’avvocato per tirarlo fuori, a quel punto le ho finalmente raccontato tutto perchè continuava a difenderlo anche con me. Quindi mi sono accollata anche la ricerca di uno psichiatra dove portarlo, a cui poi aveva anche provato a mentire quando gli aveva chiesto se avesse toccato anche me, ma durante la seduta con tutta la famiglia glielo feci ammettere davanti a tutti. Dopo un mese però si tenevano per mano come due fidanzatini e avevano anche ricominciato a fare sesso, me lo disse mia mamma in modo molto più che esplicito (che schifo!). A questo punto sono iniziati i litigi con mia mamma, anche se lavoravo non potevo permettermi di andare a vivere da sola, a casa non ci stavo mai, rientravo sempre tardi la notte, ero nervosa, e lei si arrabbiava, pretendeva che mi comportassi da brava ragazza, da persona seria, mi imbottivo di valium per andare avanti.
Per fortuna a un certo punto ho trovato l’uomo giusto, quello che mi ha fatto uscire da tutto questo schifo, adesso ho 2 bambini e sto bene, relativamente, basta che mio marito non mi tocchi quando dormo, faccio certi salti!
Nel corso degli anni lui  è stato denunciato qualche altra volta, di recente ho saputo che è stato denunciato per stupro da una disabile (dopo la pensione era andato a fare il volontario alla Misericordia), non so quanto tempo sia stato dentro ma credo meno di un mese, non capisco come abbia fatto a cavarsela sempre così . Io non l’ho mai denunciato, non ne avevo le forze prima, e ora non credo di essere più in tempo, sono passati troppi anni.
Con questa mia lunga lettera vorrei lanciare un messaggio, anzi due cose che per me sono molto importanti:
una che dico sempre ogni volta che posso, e non mi stancherò mai di ripetere,  che chiunque abbia anche un solo sospetto di abusi in famiglia, di parlarne, di denunciare, perché quando sono i genitori gli orchi cattivi, chi è che difende i bambini? Allora hanno il dovere morale e civile di intervenire i nonni, gli zii, i cugini, i vicini di casa, o anche solo i conoscenti (non parliamo poi del medico di famiglia e del parroco, dovrebbero essere i primi).
Un’altra cosa che ritengo molto importante sarebbe quella di consentire alle vittime di uscire dall’anonimato, io personalmente non ho niente di cui vergognarmi, non ho fatto niente di male per cui sono disposta a metterci il mio nome e la mia faccia, so che posso camminare a testa alta, e vorrei che anche tutte le vittime come me lo facessero. Sono loro che si devono vergognare non noi!
Grazie per il lavoro che state facendo. »
“Elena”

 (nota mia: la lettera è firmata con nome e cognome, ma preferisco per mille motivi, non ultimo il fatto che questo blog è letto anche da molti pedofili e loro supporter, riportare il nome “Elena” a firma. So che l’amica che ci ha scritto capirà. Ed anche voi. Grazie).

Repetita Iuvant. Storie di ordinaria pedo-follia.

Odio ripetermi. Ma partendo dal presupposto che i latini la vedevano più lunga di noi, tengo sempre presente il detto che “le cose ripetute aiutano”, non fosse altro che ogni giorno siamo bombardati da migliaia di informazioni e ricordarle tutte, in effetti, non è sempre facile.
Se a questo aggiungiamo che si sta parlando di bambini, capite come ancora una volta i concetti sa meglio sottolinearli più e più volte.
Due le frasi che oggi ripeto.
La prima è che quando affidiamo i nostri bimbi a qualcuno non facciamo (quasi) mai le dovute verifiche.
È vero che anche quando le verifiche vengono fatte il predatore riesce a farla franca ed a camuffarsi bene ma è pur vero che una qualche verifica in più non fa male ed al contrario permette, se non sempre comunque spesso, di evitare di portarsi il mostro a casa.
A Brescia una donna affida la propria figlia al vicino di casa. Un algerino disoccupato che, si offre di fare da baby sitter.
Tutto ok fino a quando la bimba non comincia  a mostrare alcuni indicatori di possibile abuso sessuale.
Non dorme la notte, disegna immagini a sfondo sessuale, continua a lavarsi nelle parti intime sentendosi “sporca” e via discorrendo per un lungo elenco.
La donna ne parla con la moglie del pedofilo la quale (prima volta in Italia? Se non prima sicuramente tra le prime) anziché sbatterla fuori casa al grido di “mio marito è una brava persona pensi a sua figlia che chissà cos’ha visto”, mette il marito alle strette, facendolo confessare e registrando, di nascosto, il racconto del crimine.
Le donne si rivolgono allora alla Polizia e l’uomo viene arrestato.
Un abbraccio speciale a questa moglie che non definiremo né coraggiosa né in altro modo che non sia : civile!
Già, non si è comportata da super eroe perché non c’è nulla di super nel difendere i bambini abusati. Si è comportata da persona normale, umana, civile appunto. E come tutte le persone civili ha asciugato le lacrime di dolore di una bimba.
Resta il discorso fatto in apertura: che baby sitter è un uomo disoccupato che conosciamo solo perché vicino di casa?
Seconda frase, sempre per la serie, repetita iuvant: “parlatene con i vostri figli, senza allarmarli allertateli su cosa accade là fuori”, perché solo chi sa si può meglio difendere e se “l’incidente” come amo chiamarlo io accade, lo si può affrontare (e superare) più facilmente.
Milano. L’abile predatore ha una tecnica oramai consumata. Avvicina i bambini (con una falsa identità) negli oratori e nei parchi giochi (suoi territori di caccia), regala loro gadgets legati al mondo del calcio (palloni, maglie, etc.) e una volta che i bambini si fidano di lui li porta in un posto appartato e li abusa.
Abile il predatore usava addirittura telefoni cellulari intestati a cittadini cinesi presenti nel nostro paese, pensando così di farla franca.
Si arriva a lui grazie al fatto che due bimbi si ribellano e parlano coi propri genitori.
La cosa sconvolgente invece è che il predatore, le cui indagini sono attualmente top secret (e per questo non ne diamo il nome) avesse colpito in più parti d’Italia. Per i carabinieri ad esempio c’è la “certezza che abbia abusato di un bimbo di 8 anni figlio di una donna nomade da lui frequentata a Pescara”, ma tracce del suo passaggio deviato stanno portando gli inquirenti a Torino, Venezia, Padova e Ferrara.
Difendiamo i nostri figli dai pedofili. Alziamo la guardia. Allertiamoli.
Repetita iuvant.

“Curava” i ragazzini gay, obbligandoli a rapporti orali. Pastore in carcere.

Chi legge questo blog sa che di (folli) scuse da parte degli abusanti, negli anni, ne abbiamo sentite un’infinità.
Dal pedofilo che dà la colpa al gatto per avergli scaricato migliaia di immagini pedopornografiche, alla sorella del pedofilo che manifesta per lui in piazza perché le bambine queste cose se le inventano, a quello che collezionava immagini di pedofilia estrema “per motivi di studio” a quello ancora condannato per detenzione di pedopornografia che si offre di curare chi ha la dipendenza da materiale pedopornografico. Le scuse, i finti alibi (meglio chiamarli così) sono, lo ripetiamo, un’infinità.
Così come le altrettanto folli usanze, che hanno sempre come minimo comune denominatore l’abuso.
Una su tutte questa che vi ricordiamo con questo link:
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=0&ip=298&iv=298&im=373
È come se fosse in corso una gara, dove la follia in competizione con sé stessa, si rincorre, surclassandosi di volta in volta.
La notizia che analizziamo sta facendo il giro del mondo.
In Usa è finito in carcere un giovane pastore della chiesa di “Victory Fellowship” che curava, già “curava”, i ragazzini (ma anche gli adulti) che si confidavano a lui in quanto omosessuali, obbligandoli ad avere dei rapporto orali.
Alla polizia che l’ha arrestato ha dichiarato che quello era il modo in cui li aiutava per ottenere “la purezza sessuale agli occhi di Dio”.
Con due vittime (all’epoca dei fatti 14 enni) ha avuto circa una cinquantina di “incontri” nell’arco di 4 anni.
Al giudice ha detto (squilli di tromba, please) che  “in quanto pastore sentiva che era suo compito aiutare questi ragazzini e quindi, per farlo, mentre aveva con loro rapporti sessuali…mentalmente pregava per loro”.
E ancora:  “quando i ragazzini eiaculavano, i pensieri demoniaci uscivano da loro”. Ecco spiegati i rapporti sessuali.
Tra i testimoni anche un uomo di 23 anni che rivoltosi al Pastore per problemi con la moglie, si è visto abbassare i pantaloni e toccare i genitali.
Medicina alternativa?
Riti a noi peccatori, incomprensibili?
Chissà.
Certo è che l’uomo, che si chiama Brent Giroeux è stato rilasciato dietro cauzione ed a fine aprile siederà sul banco degli imputati.
Chissà nel frattempo se i problemi coniugali del suo assistito, sono rientrati.
Se  pensiamo che in Italia, per “guarire” (sic) gli omosessuali li mandano a Medjugorie…..

C’era una volta…il buon senso. Padre molestatore condannato ad 1 anno.


Oggi il tema che ho usato su facebook parte da un titolo: c’era una volta.

Lo riutilizzo qua, per le ennesime amare conclusioni.

C’era una volta una società a misura di bambino. Una mamma che si preoccupava anche di chi figlio suo non lo era, “gettando un occhio” anche su di lui mentre giovava libero nel parco.
C’era una volta una legge che puniva i cattivi, fossero pure solo cattivelli, come Pinocchio che birichino non voleva andare a scuola marinando le lezioni col suo amico Lucignolo e sapevamo poi come gli andava a finire.

C’era una volta, un gatto vanitoso tanto da indossare gli stivali ed una giovane principessa che il pericolo l’aveva dentro casa, non certo là in mezzo al bosco, circondata da cerbiatti e nanetti brontoloni.
C’era una volta un lupo che per mangiare la bambina doveva trasformarsi, vestirsi di normalità, indossare gli abiti della nonna. Così diversa (che mani grandi), così strana (che occhi grandi), così pericolosa (che bocca grande).

C’era una volta un proverbio, che ripeto sempre nelle mie conferenze, “serve un intero villaggio per far crescere un singolo bambino”, ma oggi quel villaggio è spopolato, malgrado non si trovi una casa libera e si dorma in letti a castello per guadagnare spazio.

C’era una volta un giornale che non riportava notizie come questa, chissà forse perché era buona cosa non parlarne o forse perché, se certi soggetti venivano scoperti, non la facevano certo franca, con una pena così ridicola da vergognarmi pure io a scriverla.

Longare (provincia di Vicenza), posto che conosco benissimo avendoci fatto più di una conferenza. L’ennesimo abusante viene condannato. Reo di aver molestato la propria figlia sul divano di casa.
49 anni, operaio metalmeccanico, è stato condannato, grazie al rito abbreviato, ad una pena ridicola: 1 anno di reclusione (che ovviamente non verrà passato in carcere).
Perlomeno gli è stata revocata la patria potestà.
La segnalazione è partita da una insegnante (attenta e sensibile) che accortasi del malessere della bambina, ha provato (riuscendoci) ad andare a fondo per capire se e cosa le stesse accadendo.
Pare che le molestie si siano verificate almeno 6/7 volte.
Inutile ribadire che la condanna ad un anno è a dir poco ridicola.
C’era una volta anche il buon senso. Ma chissà come, è stato il primo a scomparire.

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