Archivio di aprile 2011

Il messaggio più bello.

Sono circa 1000 le mail di indignazione arrivate dopo l’articolo sul funerale del prete pedofilo. Le riassumo tutte con un sms. Che secondo me le riassume tutte. Scritto da una persona speciale che lavora ogni giorno a contatto con bimbi vittime di abusi:

“Ieri dopo aver letto il giornale ho guardato le creature che giocavano nel parco…
….in silenzio ho chiesto loro scusa per tutto questo schifo che non riusciamo a combattere…………e ho pianto……….”

Storia di Roberto. Che ha capito quanto è speciale. E che ha deciso di non fare più sconti. A chi non lo merita.

Un giorno lo faremo. Metteremo insieme tutte queste storie, stampandole, pagina dopo pagina. Quasi 15 anni di voi. E con quei fogli, che tanto male hanno esorcizzato, tappezzeremo il mondo, dalla terra al cielo. Perché tutti possano vedere. Toccare con mano. Capire.
Poi torneremo da voi. Con un  vagone carico di commozione, lacrime, anche rabbia, certo, perché noi siamo esseri umani e quando calpestano un bambino gli esseri umani si arrabbiano.
Ma soprattutto, in quel vagone, ci metteremo quel sorriso, quel abbraccio, quella solidarietà che altrove vi hanno negato. Per paura, timori, complicità.
O semplicemente perchè non hanno mai capito quanto grandi voi siate.
Quella che segue sarà una di quelle lettere che stamperemo. Credo en siano arrivate migliaia in questi anni. Così simili e così uniche. L’ha scritta un’altra persona speciale. Lo chiameremo “Roberto”. So che lo accoglierete come sempre avete fatto fino ad oggi con chi l’ha preceduto. Con chi lo seguirà:

Mi chiamo “Roberto”, ho compiuto da poco 25 anni. Due anni fa, dopo anni di tormenti e confusione, decisi di rivolgermi alla psicologa della mia Università per cercare di guarire da dei tremori e rossori persistenti, che mi stavano rovinando la vita fino a farmi desiderare il suicidio. Tutti i miei conoscenti mi avevano sempre detto che si trattava di timidezza e che con l’età sarebbe passata. In realtà il tempo passava ma i miei problemi no, anzi sembravano peggiorare. Mi sentivo un freak, un diverso, perché spesso non riuscivo a intrattenere una semplice conversazione senza tremare, arrossire, senza provare una paura irrazionale e un enorme desiderio di scappare e evitare le persone. Non riuscivo a fare una presentazione in classe, non giocavo a calcio perché l’emozione di essere guardato in campo era troppo opprimente, avevo rinunciato a suonare la chitarra perché le mani mi tremavano troppo quando un’altra persona mi guardava, inutile dire che non ho mai potuto avere una ragazza. Ma ero solo timido, come diceva mia mamma. Col tempo sarebbe passato. La psicologa mi disse che soffrivo di fobia sociale e così iniziammo una terapia per affrontare questa patologia. Dopo un altro anno di sofferenza cominciai a notare i primi miglioramenti, ero più sicuro di me stesso e riuscivo a stare in mezzo agli altri più tranquillamente. Però a un certo punto cominciai a stare male: la notte non dormivo più a causa degli incubi, spesso mi capitava di iniziare a piangere all’improvviso, senza una ragione; e poi cominciarono ad affiorare i ricordi. I ricordi di quando ero bambino. Quando mia madre mi picchiava, mi lanciava oggetti contro, mi insultava, mi diceva che “non ero un uomo, che non valevo niente, che ero nato per farla esaurire”. Ho sempre saputo che mia madre soffriva di depressione e che probabilmente soffre di problemi psicologici anche più gravi. Ho sempre saputo che era stata violenta con me e mio fratello. Però in qualche modo quei ricordi li avevo rimossi, non avevo addirittura mai collegato la mia fobia e il ritiro sociale a quello che era successo nella mia infanzia! Sono tornati alla mente anche i ricordi di quando mi lavava nella vasca da bagno, quando mi facevo alzare e sedere a comando e mi strofinava tutto il corpo, genitali compresi. Essere lavato da una madre può sembrare una cosa innocente e tenera. Ma io ancora sogno quegli occhi che mi fissano i genitali e mi controllano. Quei bagni hanno distrutto la mia sessualità, impedendomi di avere rapporti con le ragazze e permettendomi di ricevere tutta una serie di simpatici nomignoli come asessuato o eunuco. Adesso sono in cura da uno psicoterapeuta specializzato in traumi che mi sta aiutando a ricostruire come le disfunzioni della mia vita sono collegati agli abusi subiti da piccolo. A quanto pare soffro di un disturbo dissociativo, ho cioè separato da me stesso e rimosso tutti quei ricordi e sentimenti terribili per costruirmi un’immagine più umana di mia madre e poter così sopravvivere attraverso l’infanzia e poi l’adolescenza. Se ho deciso di raccontare la mia storia, però, è perche l’aiuto terapeutico mi sta facendo lentamente rendere conto che la visione di me stesso e degli altri che ho avuto per tanti anni è totalmente falsa: non sono un essere inaccettabile, un fallimento, uno sfigato che nessuna ragazza vorrebbe, un fesso o un ingenuo che non capisce nulla della vita; e gli altri non sono tutti lupi pronti a sbranarmi al primo segno di debolezza, non sono tutti manipolatori e cospiratori con malvagi secondi fini, non tutte le persone sono inaffidabili o corrotte. Mi sono reso conto che per tutti questi anni mi sono assunto la colpa delle violenze subite, ho creduto davvero che la paura, il terrore, il dolore che provavo fossero stati causati da me, da me che in qualche modo ero sbagliato e quindi mi ero meritato queste punizioni; ma soprattutto, ed è la cosa che mi fa più rabbia, ho capito che la vergogna, il senso di isolamento, l’idea di essere sempre deriso e ridicolizzato, la convinzione che ogni volta che esprimessi la mia opinione sembrassi stupido o falso, sono stati solamente gli strumenti utilizzati da mia madre per mantenermi in silenzio, per tenere tutto nascosto e avvolto nella segretezza, perché non fosse macchiata l’immagine di famiglia perfetta e felice e non si venisse a conoscenza della sua vergogna e della sua vigliaccheria. Poiché lei sì che ha davvero vergogna di quello che ha fatto, ma ha preferito distruggermi la vita e scaricare tutto il peso su di me e mio fratello, ha preferito chiudermi la bocca screditandomi e facendomi sentire un imbecille, piuttosto che ammettere che lei non fosse una moglie e madre modello. Mi ci sono voluti due anni di terapia per capire che persona orrenda sia mia madre, ma adesso non le faccio più sconti.
Grazie per avermi ascoltato
“Roberto”

Ma non finisce qua.
Ieri parlavamo di come le vittime vengano oltraggiate. Sempre!
Oggi raddoppiamo la loro voce. Che qua è già da tempo un coro. Potente. Fortissimo.
Con una lettera che è dolore puro. Vivo.
Scritta da un’amica che vi chiedo di abbracciare. E che con noi farà un pezzo di strada, mano nella mano….

“Ciao!
Io non ti conosco nemmeno di persona, non so chi sei, ma so come per incanto che ho bisogno di te, della tua presenza nella mia vita per poter dare voce a quella bambina che è rimasta sepolta sotto le macerie per troppo tempo. Da quando ho letto queste testimonianze sul tuo sito non mi sento più sola, l’unica al mondo, anche se poi il dolore è “unico”. In alcune testimonianze pare che l’elemento dominante per chi abbia ricevuto abusi è “il senso di colpa”. Quel senso di colpa che ti rende vittima di te stessa, delle tue paure. Zitta, del resto la prima cosa regola è “stare zitta” “TACERE”!

È troppo tardi per salvare quelle bambine che da piccole sono state abusate!
Ma forse esiste per ognuna di noi un attimo, un solo attimo in cui tutto questo diventa consapevolezza e le grida di quella bimba le senti, le senti forti nel cuore della notte, le senti forti, hai paura! Paura di non essere creduta, paura di impazzire, paura di crollare, paura di credere che quel lupo cattivo possa fagocitarti ancora e ancora. E’ un suono, un odore, quell’odore acre pungente di alcool che ti ricorda quelle grida che irrompono nel silenzio apparente della tua vita.
Mani troppo grandi per un corpo troppo piccolo quasi inesistente, odori persistenti che non andranno mai più via. Sei già sporca quando per te il significato di sporcizia equivale solo a polvere. Zitta! Zitta! perché poi la mamma ti da botte. E la mamma le botte le da sul serio, anche per nulla, perché tu sei cattiva, la bimba più cattiva del mondo! Già sporca e cattiva! la mia famiglia, la famiglia del mulino bianco, tutti con il sorriso e poi dopo quel bellissimo tramonto, la casa degli orrori. Da pochi giorni è come se avessi ritrovato quella memoria persa, mi sento impazzire nei meandri di questi ricordi. È terribile solo pensarlo tutto questo, è terribile poi pensarlo nella tua vita. Ti senti ancora una volta divorare dai sensi di colpa, dalla paura di impazzire, ti senti perso e solo. Come fai a far ripartire la tua vita, come se nulla fosse accaduto.
Grazie!”
“Rosanna”

Il funerale del prete pedofilo e il non rispetto per le vittime.

“La sua testimonianza di fede nessuno può cancellarla.”
L’ultimo oltraggio alle vittime della pedofilia.

Premessa. Quando apro le mie conferenze, specifico sempre che io i pedofili non li chiamo appunto pedofili ma “predatori”, predatori di bambini per l’esattezza.
È lo stesso modo con cui in America li chiamano: predators. Partendo dal modus operandi di questi criminali, che sono appunto cacciatori. I quali de-umanizzando le loro vittime (prede), fanno loro così tanto male…
Don Matteo Diletti quindi per il mio modo di esprimermi era un predatore di bambini (o semplicemente, usando il sinonimo più noto: un pedofilo).
Vedere che oggi un giornale locale di Bergamo dedica un’intera pagina al suo funerale, con tanto di foto a colori e titolo a caratteri cubitali, mi lascia assolutamente indifferente (mi spiace che la stessa cosa non capiti a voi che ci state nuovamente riempiendo di mail cariche di indignazione). Indifferente poiché altro non potevo aspettarmi se non questo.
Leggendo però alcuni passi dell’editoriale che accompagna tali foto e dell’articolo che racconta la funzione trovo doveroso soffermarmi su alcuni punti, poiché pare che la vicenda (squallida, squallidissima di questo prete pedofilo) a qualcuno forse ancora non è chiara…forse….
Leggere, ad esempio, che pure la bambina era innamorata del prete e che “in altri casi questa è un’attenuante” è la stessa identica logica che solitamente troviamo nelle dichiarazioni di chi fa turismo sessuale e dice appunto che le bambine “in quei posti lì (leggasi Thailandia, Romania, Brasile, etc.) sono già grandi a 10 anni, mica come le nostre”. Ergo le si può liberamente abusare, perché appunto le si è de-bambinizzate.
Con questo non voglio fare allusioni né paragoni scomodi tra l’articolo ed il turismo sessuale. Dico semplicemente che frasi così possono essere facilmente equivocate, finendo per legittimare comportamenti che, per fortuna (non sempre peraltro) nel nostro paese sono (ancora) puniti. E la storia mondiale degli ultimi anni ha dimostrato che il prefisso Don non garantisce più l’immunità in tal senso.
La vera colpa del sig. Diletti va innanzitutto al di là del tipo di abuso: al riguardo infatti leggiamo che alla fine si è trattato solo di “un bacio e mani imprudentemente allungate” (sic)…solo…: ora premesso che la vittima ha raccontato ben altro, resta che nessuno possa mai MAI molestare un bambino, in nessun modo e che l’abuso non si certifica solo con un atto sessuale completo, a cui la bimba peraltro se vogliamo dirla tutta riuscì a sottrarsi trovando finalmente il coraggio di chiedere aiuto! – ma anche “solo” con certe mani sul corpo del bambino.
La vera colpa, dicevamo, è che una bambina già abusata per anni e con idee suicide viene affidata ad un sacerdote (don Diletti), il quale anziché aiutarla, SALVARLA dagli abusi, la costringe a restare vittima dello “zio” abusante (subendo quindi nuove violenze) ma aggiungendo agli abusi dello zio, anche i suoi di abusi.
La vera colpa del sig. Diletti (peraltro non è vero che fu subito rimosso ma questo verrà dimostrato nelle apposite sedi e ne riparleremo) è stata quella di aver fatto credere alla bambina (sua allieva di religione) che tutti i “maschi” fossero così, degli abusanti, e che lei fosse unicamente un giocattolino. Da passarsi. Di letto in letto. Di pedofilo in pedofilo (come dimostrano gli sms che i due pedofili si mandano tra di loro, gelosi l’uno dell’altro, come bestie, anzi predatori in calore preoccupati non della loro reputazione – quella preoccupazione non l’hanno mai avuta – no, preoccupati di perdere la preda e, rinunciando così a tanto facile piacere….!).
Questa la vera colpa. Che la Giustizia, una volta tanto, ha fatto pagare (benché con una pena irrisoria, SOLO quattro anni….).
Quattro anni…meno di quanto tempo la bimba (oggi maggiorenne come specifica il giornale, quasi a voler dire “tanto è cresciuta, le sarà pure passata o no?!”) ha vissuto lontano da casa. Crescendo con degli zii e non con i genitori, grazie al subdolo lavorio del sig. Diletti che le ha messo contro l’intera comunità e soprattutto i suoi coetanei (quanto siamo tentati dal pubblicare le loro deposizioni in Procura…).
Quella bimba più volte ha pensato di farla finita. Ma del suo dolore, eterno, chi difende il prete pedofilo pare non preoccuparsi, se non con quelle frasi di circostanza subito smentite dai pensieri sopra riportati.
Pensieri pericolosissimi di cui gli abusanti si nutrono, per costruire la loro facciata.
Pensieri pericolosissimi poiché quando il pedofilo capisce che non la farà più franca e che quei “pensieri” non convincono più nessuno, si toglierà la vita. Dalla vergogna.

Un’ultima nota:
è stato detto durante l’omelia: “La sua testimonianza di fede nessuno può cancellarla.”
Non ne dubitiamo. Sicuramente avrà fatto moltissimo bene.
Ma “la sua testimonianza di pedofilo”, pure, è entrata dritta nei manuali di criminologia e “nessuno può cancellarla”.
Soprattutto chi ne è stato vittima.

Il modo migliore per augurarvi Buona Pasqua

Il modo migliore per celebrare la Santa Pasqua.
Ascoltarvi.
Raccogliere quella voce, che da lontano ci traghetta all’impegno che domani ci servirà. Una, due, tre voci ieri. Oggi un coro immenso. Che si nutre da solo. Ha imparato a farlo col tempo. Per vincere i silenzi. Rimarginare le ferite. Annullare le distanze.E gridare, al mondo IO SONO VIVO!
Dedico le parole che un’amica mi ha mandato ieri sera a Te.Che combatti, da sempre. Che cadi ma ti sai rialzare. Che sei
momentaneamente ferma al palo, in attesa di riprendere fiato per l’ultima corsa.
A te che stai ancora dietro quelle sbarre. A te che le sbarre le hai divelte e sei diventata mamma.
A te che risplendi di luce propria, solo che non lo capisci perché quando ti specchi ne resti abbagliata.
A te che mia hai reso parte della tua vita e per questo non smetterò mai di ringraziarti per avermi fatto entrare.
A te che devi smetterla di sentirti in colpa ed a te che hai imparato a cancellare i silenzi del cuore.
A te che tra 10 anni tuo figlio ti dirà: grazie di avermi salvato!
A te che ti sei persa per strada ed a te che su quella strada ti presenterai domani….

LA FIEREZZA DEI TORNATI ALLA VITA

Caro Max, sono passati più di 10 anni dal giorno in cui ho suonato per la prima volta il campanello della sede di Gorle.
Ero una donna tristissima e con il cuore dimesso, gli occhi colmi di lacrime e una delusione gigantesca che mi occupava il respiro…in braccio portavo una bimba e altri tre mi aspettavano a casa.. tesori d’amore ma feriti nell’anima e nel corpo …dai giochi perversi di un essere che non riesco ancora a definire umano.Oggi però posso presentarmi con il sorriso. E quando cammino lo sguardo riesce a vedere questa primavera meravigliosa, nuova che mi pare incredibile.
E’ una nuova scommessa di vita.
Ogni mattino mi sveglio con l’energia inaspettata che mi permette di affrontare il lavoro con coraggio e determinazione, con la gioia che mi fa assaporare l’amicizia, con la tenerezza che mi permette di incontrare le persone e intravedere la loro umanità e arricchirmi alla loro presenza.
E ogni sera posso addormentarmi e sentire nell’anima la dignità di quello che sperimento.
Sono un difensore di bambini e bambine, di ragazzi e ragazze e dedico il mio tempo a costruire per loro insieme ad altri adulti capaci e sensibili condizioni di vita che permettano loro di esprimere quella bellezza che portano dentro. Sono parte di “coloro che osano splendere” con coraggio, di coloro che non si rassegnano di fronte alla sconfitta e al dolore, che non rallentano il passo se non per stare al passo di chi non ce la fa ancora a correre…
Credo con forza e scopro che c’è una umanità che è capace di vivere ogni giorno come un dono.
Insieme agli amici, a tante persone che mi esprimono stima posso in pienezza sperimentare che l’educazione dei piccoli che ci sono affidati è una esperienza di “liberazione”: i loro piccoli cuori rifulgono come stelle se noi adulti siamo capaci di abituarli a dare il meglio di sè… con affetto che non rapina loro la dignità, con parole che li incoraggiano e mai li confondono, con abbracci che donano speranza.
Nemmeno lontanamente somiglio a quella donna che non riusciva a mangiare perchè si sentiva lo stomaco ingombro di orrore. Percepisco con intensità il dolore di chi non può ancora essere libero e pure nell’abbraccio provo a comunicare che il male non ha vinto, non può vincere quella intima bellezza che la Vita depone in un grembo di donna ogni volta che un bimbo o una bimba viene concepito.
Semplicemente vivo. Ora vivo, senza paura e nella consapevolezza che la libertà è un diritto, una potenzialità immensa che non possiamo regalare a nessuno e che ci è sempre possibile scoprire anche nelle situazioni di sofferenza più profonda.
E’ rinascere e trovare scintille di luce ovunque.. perchè a tutti è dato di guardare il cielo e camminare semplicemente poggiando i piedi sulla  terra, ma con il resto del corpo già dentro l’azzurro…
I dirupi, i tunnel, il buio sono per coloro che vorrebbero impadronirsi della gioia dei deboli per farne un pugno di gloria per sé, per coloro che insegnano il male e vorrebbero diffonderlo su tutta la faccia della terra e non conoscono altro… Il silenzio, la tristezza, la disperazione sono estinate a loro soltanto..
Mamma “Antonia”

(come sempre, ricordo la regola del nostro sito/blog: un nome virgolettato è di nostra invenzione!)

Funerali solenni per prete pedofilo.

Volevo ignorare la notizia.
Perché almeno la morte riportasse in vita quel rispetto naufragato. Negli abusi e nella pedo-follia.
Anzi a dire il vero pensavo che notizia non ci sarebbe stata e tutto l’avessero già fatto. Nel dovuto silenzio. Quello stesso che chiedono a chi subisce abusi.
Invece è dalle 8,00 di stamani (e forse da prima visti i messaggi in segreteria) che il telefono non la smette di squillare. Senza contare le mail.
La vostra indignazione è enorme. Quanto la nostra impotenza.
Già, impotenza. Poiché quello che ci chiedete non solo non è possibile farlo, ma sinceramente non rientra nelle nostre volontà. Poiché per quanto duri siano i nostri toni contro i pedofili ed i loro sostenitori, non faremmo mai ciò che ci chiedete di fare.
Ovvero: manifestare pubblicamente (andando sul posto!) contro il funerale solenne che si terrà il Lunedì dell’Angelo (sic e doppio sic) a Bratto,
provincia di Bergamo. Funerale di Matteo Diletti (che ci rifiutiamo di chiamare Don), pedofilo condannato anche dalla Cassazione, del quale spesso qua abbiamo parlato e morto (forse) suicida, evitando così l’onta del carcere.
Ci fate sapere di archi preparati, scampanii solenni, preti reclutati da ogni dove. Nulla di nuovo. Accadde già per un altro pericolosissimo prete pedofilo, si ripete ora la stessa volgare messa in scena.
Tutto quello che possiamo, anzi vogliamo fare è questo. Raccogliere qua la vostra indignazione e raccontarla a chi vi ascolterà e la farà sua.
E lunedì andremo molto lontano da lì, ricordando che in quel contesto ci sarà una famiglia che soffre (ed una madre che piange un figlio perso due volte) e che va comunque rispettata ma soprattutto una bambina, oggi cresciuta, e che rispettata non lo è da nessuno, la quale benché distante temo riuscirà a sentire il suono di quelle maestose campane, insieme a quella voce. Che non cessa di fermarsi. Di tacere. E le dice, più o meno, che”di queste cose non bisogna parlarne, che bisogna tacere, non rovinarlo, perché se no lui si toglie pure la vita e la colpa è la sua.
Bisogna tacere. E subire. Per permettergli di continuare a godere:
con l’abuso!”.

E alla fine mia figlia si è tolta la vita!

LA VOSTRA VOCE. E CHE NON CESSI MAI DI FARSI SENTIRE!
Dopo il post riportato qua sopra, questa lettera ha ancora più valore. L’ho ricevuta martedì e non pensavo che l’avrei mai pubblicata, ma credo
abbia senso farlo oggi:

Cari amici di Prometeo,
Sono  d’accordo che bisogna educare  i  genitori,  gli adulti, affinché  siano  in  grado  di  riconoscere  situazione di disagio  e  campanelli  di  allarme  che
i  piccoli  mandano.
La  mia  povera  figlia,  dopo  una  vita  di  sofferenza,   si  e  tolta  la  vita  alla  età  di  29  anni. Alla  età  di  13  anni  ha   fatto  il  primo  tentativo  di  suicidio.
Alla  età  di  15 anni  mi  disse   piangendo   davanti  a  suo   padre,   che  lui  suo   padre  aveva   abusato  di lei,   da quando  aveva  3  anni.
Io  purtroppo  non  le  ho  creduto,   pensavo  che  si  era  inventato  tutto,   in  quanto  il suo  rapporto  con  suo   padre  era  ottimo,   loro  due  erano  molto  legati,   e  lui  privilegiava  lei   in tutto.
Il  ricordo  è  stato  soppresso,   fino  alla  età  di  23  anni,  finalmente  ha  tirato  fuori,  sono uscite anche delle prove e  finalmente  Io  le  ho  creduto.
Dopo  questo  evento,   la  sua  depressione  è  peggiorata,  e  cercava  continuamente  di  togliersi  la  vita,   con  tagli, overdose  di medicinali.   La  sua  vita  era  diventata orribile.
Secondo  me  i   bambini  piccoli   non  potranno difendersi  d’un  padre,   che  anzi  deve  proteggergli,   è  impossibile, dobbiamo  essere  noi  adulti  ad  educare  e  portare  coscienza  di  questo  atroce  orco,   che  può  essere loro acconto, godendo  d’una  stima  dalla  società,    mascherato  del  padre  benestante,  perfetto,  che  cura  della  sua  bambina.
Chiedo  scusa  del  mio  terribile  Italiano.
Cordiali  Saluti,
“Anna”

nota: come sempre diciamo i nomi, tra virgolette, non sono corrispondenti alla realtà ma da noi inventati.

“Leone? Macchè, una formica. Hai mai provato a dormire con una formica nel letto?”- intervista a Massimiliano Frassi

Contro la pedofilia conta capire più che indignarsi.
Al Grand Hotel di Como un tema scomodo.

“Filia” vuol dire
amore, e di tutto possono essere capaci i pedofili, tranne che di amore. Proprio per questo c’è chi propone di non chiamarla più pedofilia, bensì pedofagia. Perché il loro è un famelico, feroce, avido fagocitare e divorare l’innocenza della vita, finendo per umiliarla, annichilirla, distruggerla. L’orrore della pedofilia nella sua drammatica scottante attualità obbliga non solo a una reazione di indignazione ma anche ad una presa di coscienza, affinché si possa arrivare in tempo prima dell’orco, affinché si possa imparare a tradurre i silenziosi messaggi di aiuto che le vittime lanciano al mondo degli adulti, restando il più delle volte inascoltati. Sul delicatissimo tema della prevenzione dell’abuso sui minori questa sera, presso il Grand Hotel di Como, il Lion’s Club Como Lariano ha organizzato un incontro, in cui prenderà parola anche Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione Prometeo e autore di libri, “L’inferno degli angeli” e il nuovo “Il libro nero della
pedofilia”, che nonostante l’argomento “scomodo” hanno registrato una attenzione e un riscontro tra il pubblico non indifferenti.
Frassi si presenta come una persona “che ha avuto una bellissima infanzia ma che un giorno, attraverso un forse non casuale percorso di vita, ha deciso di restituire la sua stessa infanzia a chi se l’era vista sottrarre, dedicando la sua vita alla causa della lotta alla pedofilia, stando dalla parte dei bambini abusati, ridando loro un futuro ed una dignità”.
L’impegno di dedicare la se sue energie e la sua vita alla causa dell’infanzia violata sono cresciuti man mano che Massimiliano seguiva “un percorso naturale.
Operavo già nel campo dell’emarginazione grave adulta e poi da lì ho spostato l’attenzione verso quelle persone che chiedevano il mio aiuto, i bambini. Quando i numeri delle richieste d’aiuto cominciarono ad aumentare nacque la necessità di creare una rete nella città dove eravamo nati (Bergamo) tra le forze dell’ordine, poiché il sommerso era enorme”.
Ma perché? Cosa può aver spinto un uomo a sposare una tale missione?
“Sono solito ripetere una farse come risposta a questa domanda: chiunque veda ciò che ogni giorno vedo io, chiunque ascolti ciò che ogni giorno ascolto io, non potrebbe che fare le stesse cose. Anzi forse farebbe ancora di più, o di meglio.”
Una delle caratteristiche più evidenti di Frassi è l’uso di toni “senza peli sulla lingua”, diretti come un pugno in pieno stomaco.
“Non è una scelta di pancia, bensì una scelta ragionata. I tono scomodi non sono una voce presuntuosa, sono un grido di dolore. Sono il modo per dire, adesso basta, questo è quanto accade, smettiamola di prenderci in giro edulcorando ciò che non è edulcorabile. Attraverso il blog sono riuscito a dare al voce alle vittime. A “insegnare” loro ad alzare la testa, a guardare in faccia l’orco e fare in modo che sia lui ad abbassare gli occhi”.  Con l’associazione Prometeo Frassi si è occupato di tanti, troppi casi in questi ultimi anni.
Negli ultimi mesi in particolare,le vicende di Sarah Scazzi e Yara Gambirasio hanno sollevato un’ondata emotiva molto forte che ha portato a impennate nelle richieste di aiuto.
In quasi tutti i casi si avverte nei protagonisti la consapevolezza che nessuno è al sicuro. Non solo, emerge che chiunque sia “bambino” oggi possa correre un rischio (“poiché la pedofilia non è legata a fasce deboli o emarginate e l’abusante non è il matto analfabeta”), ma emerge soprattutto la solitudine della vittima. Che viene sempre più emarginata, lasciata in disparte, isolata da una società disattenta, o peggio ancora, complice. Che sta dalla parte dell’abusante e non dell’abusato, perché magari lui indossa un “ruolo” particolare. Un caso emblematico a tal riguardo è quello di una bimba abusata per anni dallo zio di famiglia. La bimba subisce abusi ma non ne parla mai con i genitori che pure
capiscono il suo malessere, la sua mancanza di serenità, senza riuscire però a dare un nome a quella tristezza. Poi un giorno arriva in paese un prete, che “coi ragazzi ci sa fare”. E la mamma “consegna” nelle sue mani la ragazzina, affinché  la piccola torni a farsi degli amici. E
quando lei si confida con lui, chiedendo aiuto, lui pensa di abusarla. E la piccola si convince che tutti gli uomini, peggio, i maschi siano così. Dei vili abusanti.
La faccio breve: si scopre tutto, si denunciano i carnefici (condannati anche dalla cassazione, uno è in carcere, uno si è tolto la vita dalla vergogna di essere stato scoperto) ma da allora la bimba vive lontana da casa, ospite di un parente, perché in paese non può più tornare.
Oggi, dopo anni di sofferenza, di un vero e proprio Inferno, dopo la parola morte, intesa come desiderio di farla finita, entrata nel suo vocabolario, è diventata un bellissima ragazza, “serena, combattiva, ch diventerà a sua volta una mamma dolce, ed attenta”.
Il lavoro di Massimiliano Frassi e di Prometeo vanta premi e riconoscimenti non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. Se nel 2006 Prometeo ha ricevuto il premio Giudice Livatino “Pro Bene Justitiae”, da anni l’associazione collabora con Scotland Yard, una collaborazione operativa sia sui casi specifici che sul fronte della formazione. Non è facile restituire la dignità, il sorriso e la speranza di un futuro di
vero amore ad un’anima violata. “Per il resto posso dirle che siamo come delle formiche. Non dei leoni, no delle formiche. Se lei vede il leone scappa. Ma si è mai trovata una formica nel letto?”.
di E. Ornaghi – 19/04/11 – l’ora-

C’è un sommerso che grida, in silenzio.

Pochi giorni fa ho terminato un corso di formazione di 6 incontri per genitori e insegnanti di alcune scuole.
Corso splendido, che replicheremo da settembre.
Corso dove gli insegnanti hanno mostrato quanto quello per loro non sia un lavoro ma una sorta di missione. Che li porta ogni giorno, con entusiasmo e dispendio di forze ed energie, a dare il meglio di sé, ai piccoli loro affidati. Lontani, ovviamente, anni luce gli esempi di quegli altri “cattivi maestri” di cui tropo spesso, qua, abbiamo parlato.
Incredibile il numero di storie emerse. Di casi da loro seguiti. Ma incredibile anche il numero di mamme intervenute che raccontavano ad un certo punto di sé….della propria infanzia rubata…..
C’è un sommerso che grida in silenzio. Ed aspetta, impaziente, che qualcuno, ancora, anche a distanza di decenni, dica semplicemente: scusami!

“Non negare il dolore, ma non averne paura”

Riceviamo e riportiamo, onorati di poterlo fare:

PAURA E CORAGGIO
Leggere il blog del 08.04 http://www.massimilianofrassi.it/blog/9973.html
sulla storia degli abusi all’interno di una setta satanica è stato per me un punto di STOP importante e bello .. il perché del bello lo spiegherò dopo ….
Ho letto più volte la testimonianza di “A” , beh leggere certe cose non è facile , perché non solo parole, ma raccontano fatti veri , che per difesa noi rifiutiamo …
Già quelle parole che mano a mano che le scorri , si concretizzano quasi in immagini , tanto è forte ciò che raccontano vedi quel buio , quasi riesci a sentire il suono delle catene che la tengono legata , vedi quelli uomini quelle donne che compiono su di lei violenze ..come prima cose è questo che ti resta , questo …e ti SPAVENTI .
La paura , molti lo sanno , a volte ti paralizza , quel male che vedi che leggi ti toglie il fiato , emana così tanto potere anche qua in queste pagine scritte, ha tanto potere anche su di me che leggo , riesce a toccarmi anche se sono seduta qua davanti al mio PC , qua al sicuro a casa mia….
Ma non voglio desistere , so quanto può far paura questo mondo ( io per fortuna l’ho solo intravisto, quando da piccola mi sentii dire da un frate , che in me c’era il demonio …) ho visto quanto la mente può essere deviata in certi contesti
Eccomi infatti che rileggo ancora una volta , ancora e ancora fino a che la mia mente vede “A” impaurita piccola in balia di loro adulti , la vedo a casa con una mamma che vive in un mondo dove da qua non si può arrivare ….
Ora lo sconforto è grande , ma non ho più paura e mi sento SOLLEVATA , perché le bambine come “A” non hanno bisogno della nostra paura , ma del nostro CORAGGIO .
Poi leggo delle sue personalità e anche qua capisco , so di cosa si parla e sorrido , la nostra mente è meravigliosa li difende lei i nostri piccoli se non ci siamo noi , li difende creandosi un altro mondo ..
Ma cosa si può fare per evitare che ciò non accada , la frustrazione è tanta , ma la bacchetta magica non c’è e allora ? beh da questo sgomento ancora le parole di “A” mi salvano , perché lei scrive ….
“ Alla fine puoi scegliere da che parte stare, nonostante tutto il male subito, se dalla parte dei bambini o dei mostri. Ti ricordi, soffri, certo soffri, ma non neghi, ci vuole coraggio! Non metti tutto a tacere e neghi quello che è successo, mentre la tua anima è sepolta sotto le macerie. Ti prendi una responsabilità…”
Qua sta il senso , prendersi la responsabilità , NON NEGARE , non dare ancora potere a quel male , volutamente io non ho parlato di mostri , orci , ecc ecc ,ma di uomini e donne ,perchè è importante anche accettare che si parla di esseri come noi , che ci piaccia o no , sono essere umani come noi che hanno scelto il male consapevoli di farlo , e questo noi dobbiamo contrastare , questo noi dobbiamo accettare .
Eccomi qua Max che ti scrivo per dire a tutti di NON AVERE PAURA , perché intanto questo noi lo possiamo fare , e IO lo faccio , ecco perché all’inizio parlo di uno STOP bello , perché io sono RIPARTITA , facendo tesoro di questo nuovo dolore perché mi ha insegnato :
NON SONO UN ORCO IO , VADO AVANTI .
SE NEGHI VINCONO LORO
NON DEVI AVERE PAURA DEL DOLORE , E’ PASSATO
E’ QUESTA LA SCELTA : SCEGLI LA VERITA’..

Ti abbraccio
Pamela

Pedofilo condannato presto potrebbe tornare a vivere davanti alle vittime

Ancora un rito abbreviato. Leggasi, ancora un beneficio per un predatore di bambini. Che per aver abusato due sorelline, si porta a casa una condanna di soli 5 anni e 4 mesi. Il pedofilo si chiama Carlo D’Avanzo, 56enne di Schio (provincia di Vicenza), stimato funzionario di banca, per il quale il Pm aveva chiesto 6 anni di reclusione.
Oltre a beneficiare del rito abbreviato, il Giudice ha tenuto conto che lo scorso mese di ottobre (dopo aver sempre negato il tutto) D’Avanzo ha chiesto di essere interrogato ed ha confessato (pur ridimensionando i fatti).
D’Avanzo era uno stimato vicino, benvoluto da tutto il quartiere, sempre pronto e disponibile a svolgere eventuali lavoretti per tutti.
Per questo, come sempre capita, l’arresto creò non poca incredulità.
La madre delle bambine che l’aveva denunciato dopo averlo trovato in flagranza di reato, “aveva chiesto ai Carabinieri di non arrestarlo ma di fare in modo che cessassero subito gli abusi”.
Ma la storia non finisce qua:
a breve il Giudice dovrà dire se è stata accolta o meno la richiesta di domiciliari. Che porterebbero il carnefice nuovamente a vivere davanti alle vittime. E su questo stendiamo l’ennesimo velo pietoso…..

Nella foto: la casa del pedofilo dove si sono consumati gli abusi, apparsa sulla stampa veneta.

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