Archivio di maggio 2011

I clienti e la loro merce (i bambini).

In carcere per ora ci sono tre persone, ma secondo gli inquirenti il numero potrebbe aumentare, visto che i “clienti” erano molti di più.
Clienti. Stona una parola così, soprattutto se il “servizio” di cui si parla, il fine del loro acquisto, non è la più banale delle merci, bensì quella più preziosa: bambini.
Due per l’esattezza, due fratellini (un bimbo ed una bimba) all’epoca dei fatti di età inferiore ai 10 anni) costretti a guardare la madre (vedova 43enne) mentre si prostituiva, ma anche ad essere parte “attiva” loro stessi, in quanto venduti ai suoi clienti ed abusati sicuramente dalle altre due persone finite in carcere con la donna, il suo convivente ed un giovane di 22 anni. Cliente. Che puntuale si recava a casa della donna per acquistare i prodotti, minori di 10 anni.
La denuncia è partita dai servizi sociali di un piccolo paesino in provincia di Lecce, lo scorso anno e dopo lunghe  e diffidi indagini è arrivata alla conclusione con l’arresto dei tre predatori.
I tre clienti.

Mia personabile e opinabile riflessione sui bimbi “dimenticati” in auto.

Ho pensato a lungo prima di decidermi a pubblicare questo mio intervento e trovo doveroso fare subito un chiarimento.
Parto dai singoli casi di cronaca che mi fanno da spunto, ma non voglio parlare esclusivamente di loro.
Diciamo che li prendo come pretesto per una riflessione più generale. Ma non è di padri “distratti” o madri “pronte a perdonare”, che vorrei parlare.
Anche per rispetto verso il loro enorme dolore…
Le cronache le sapete. Nel giro di pochi dei bimbi sono stati letteralmente “dimenticati” in auto dal proprio papà. “Distratto”, “stressato”, “preso dai mille impegni della nostra vita”: queste alcune delle definizioni che gli sono state affibbiate. E vuoi per il dolore che la notizia reca in sé, vuoi per pudore, vuoi per lo stupore che ci ha toccati tutti quanti, nessuno ha obiettato altro. Nemmeno che siamo tutti “stressati e presi dagli impegni di lavoro” ma i bambini non ce li dimentichiamo in auto.
Non voglio però entrare nei dettagli, come ho già detto, di suddette notizie. Né puntare il dito. Sarò la scienza (forse) a dirci se davvero il nostro cervello può andare in cortocircuito facendoci dimenticare non il cellulare al bar o il portafogli alla cassa del supermercato, ma nostro figlio. In auto. Calda. Per undici ore.
Certo se gli esiti della scienza fossero postivi dovremmo davvero prenderci tutti quanti una luuuuunga giornata di ferie. Di quelle che iniziano oggi e finiscono, mai.
In realtà temo che la spiegazione sia di natura diversa.
Ci dimentichiamo i bambini dentro un auto accaldata (ma non lo facciamo – per fortuna eh – con i cani: non mi risultano, e spero di non sbagliarmi, cronache di cani scordati in auto), ci dimentichiamo i bimbi dicevo perché prima ancora di entrare in quel auto ci siamo scordati di loro.
Non difendendoli quando avevano più bisogno di noi (ricordate, su tutti, il caso di quella bimba abusata dal padre che si è dovuta riprendere col videofonino gli abusi subiti per essere creduta?). Non dando loro quegli esempi che si sono dovuti cercare da soli spesso proprio in quei luoghi dove di esempi buoni non v’era alcuna traccia.
Ci siamo dimenticati di loro e, ammettiamolo, ci siamo resi conto che erano un impiccio.
Leggo che il Codacons vuole far rendere obbligatorio un seggiolino che quando l’auto si ferma e si aprono le portiere fa partire il proprio allarme, come a dire, hey guarda che qua dietro ci sto pure io. Che valgo quasi quanto la tua ventiquattro ore o il tuo blackberry. Leggo, e inorridisco.
Perché se dobbiamo arrivare a tanto non è perché siamo troppo presi dai nostri problemi e dalle nostre agende esaurite. Ma perché forse, e sottolineo forse, un mestiere non è adatto per noi.
È il più facile e difficile del mondo. Ma proprio per questo il meglio retribuito. Con possibilità di fare una carriera che Bill Gates o Steve Jobbs manco se la sognano.
È il mestiere del (vero) genitore. Merce rara al giorno d’oggi.
Ma per fortuna, ci penseranno i seggiolini parlanti a rimettere tutto a posto.

Incommentabile. Pedofilo recidivo tenta di sequestrare bambino.

“Ha attirato un bambino di 5 anni, suo vicino di casa, in un garage, gli avrebbe fatto una iniezione per poi tentare di violentarlo sessualmente, ma le urla del piccolo hanno attirato l’attenzione della gente, che e’ accorsa in suo aiuto. L’aggressore, un uomo di 37 anni, e’ stato arrestato ieri sera dai carabinieri in una localita’ vicino Firenze. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, l’uomo, che e’ gia’ in passato era stato arrestato per abuso sessuale su minore, avrebbe approfittato di un attimo di distrazione dei nonni del piccolo, per attirare il bambino nel garage”. FONTE ANSA.

Cosa accomuna un bidello bresciano, un imprenditore vicentino, un maestro di kung fu e un allenatore di calcio di Milano?

Risposta: tutti e quattro sono stati condannati. In quanto pedofili.
Tre di loro svolgevano attività a stretto contatto con i bambini, come dal più consueto dei copioni.
Partiamo da Brescia (Pontoglio per l’esattezza).
Dove un bidello è stato condannato ad 8 anni per abusi su una bimba di una scuola materna.
La condanna è avvenuta in secondo grado ed è stata di fatto la riconferma del primo grado. Anche in questo caso la bimba è stata periziata e le perizie l’han ritenuta credibile. Credibilità tristemente confermata dai referti medici.
Del bidello non sappiamo il nome. Quindi se qualcuno ce lo facesse avere….
Otto invece le vittime (di età inferiore abusate da un milanese 47enne, maestro di kung fu. La condanna è arrivata in primo grado col rito abbreviato.
”Secondo i racconti dei giovani, che – una volta maggiorenni – hanno trovato la forza di denunciare gli abusi, il maestro lodava le loro doti fisiche durante gli allenamenti, li invitava fuori a cena e, una volta creato un clima di amicizia, li convinceva a dormire a casa sua, dove sarebbero avvenute le violenze, perpetrate durante giochi sessuali anche collettivi. Nell’ordine di arresto il gip Simone Luerti ha scritto che le dichiarazioni dei ragazzi “dimostrano il tipico quadro psicologico dell’adolescente attratto dal sesso, ma soggiogato dall’adulto affabulatore”. L’uomo è stato assolto dall’imputazione di violenza sessuale di gruppo.”
Anche del maestro di kung fu non sappiamo il nome. Quindi se qualcuno ce lo facesse avere….
Restiamo a Milano. Lui richiama Livio Volpi (vedi foto). È stato condannato a 4 anni per violenza sui minori. Faceva l’allenatore di una squadra di calcio e , perfetto segno che i tempi stanno cambiando, il direttivo l’ha subito allontanato. Nessuna difesa per lui, solo l’incondizionato appoggio alle vittime: credetemi, non è cosa da poco, benché ovvia quanto naturale.
Abile, anche nel plagiarli, il 41enne (operaio in una ditta metalmeccanica e residente ad Abbiategrasso) è stato condannato per aver “assoggettato, corrotto e convinto almeno 5 ragazzini di 14 anni a compiere atti erotici tramite internet”.
Volpi aveva poi pur provato a fare la doccia con i ragazzini negli spogliatoi dopo le partite (violando la regola imposta dalla società che vietava la presenza degli adulti nei bagni dei ragazzi dopo che il residente della stessa squadra, anni fa, era stato denunciato per violenza sessuale a danno di giovanissimi calciatori).
Il fato che al momento il Voli sia in carcere, significa che l’inchiesta è ancora aperta e di lui, purtroppo, sentirete ancora parlare.
Ci spostiamo a Vicenza  dove un imprenditore, ha abusato della figlia della sua compagna (che aveva 6 anni) per diversi mesi.

Ora la Cassazione ha messo la parola fine e il predatore è stato condannato a 6 anni e mezzo di reclusione. Assolto in primo grado (malgrado al richiesta di 4 anni da parte del Pm), condannato in secondo grado a 6 anni e mezzo grazie a prove dichiarate “inconfutabili”.
Perizie mediche e psicologiche che dimostravano “l’impossibilità di una bimba così piccola a fare determinati racconti” (come vedete l’idea del contagio dei genitori / Prometeo è esistito solo in una realtà…..).
L’incidente probatorio della vittima durò in tutto sei ore.
Oggi, UNDICI anni dopo quegli abusi., la parola fine.
A lei il nostro abbraccio migliore.

Una breve riflessione sul futuro delle vittime.

Grande  successo ieri sera a Matrix (con record di ascolti! Qua trovate la puntata:
http://www.latvsulweb.com/programmi-tv/matrix/puntata-matrix-del-24052011/?type=med&code=video%2Fmatrix%2Ffull%2F228136%2Fchiesa-e-pedofilia.html ).
Mi state letteralmente sommergendo di messaggi e di lettere, grazie di cuore, a breve rispondo a tutti.
Vorrei sottolineare solo una cosa che, in puntata poi non ho più detto, ovvero quella del futuro delle vittime e del loro dolore, riflessione questa nata dopo che uno degli ospiti di Matrix, Francesco Zanardi, ha detto che “dalla droga si esce e dalla pedofilia no”.
È questo un tema per me “caldo” che chi mi segue da anni e legge questo blog, conosce molto bene.
Da sempre il mio/nostro lavoro consiste (anche e soprattutto) nel restituire dignità e futuro alle vittime, lavorando con loro proprio affinché “escano” da quel abito stretto troppo stretto per indossare le maglie della vita.
E quella ferita cicatrizzarla. Non rimuoverla, ma cicatrizzarla.
Cicatrizzarla significa smettere di farla sanguinare, smettere di darle potere.
Anche per questo abbiamo dato il via ad un esperimento per ora unico in Europa, ovvero il coordinamento delle vittime e dei loro familiari.
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=2&im=3&ip=0

“Maria” ha 86 anni e quando la incontro piange come quando aveva 3 anni (83 anni fa) e hanno cominciato a farle del male. Ha letteralmente gettato via la sua vita, poiché nessuno l’ha mai creduta, abbracciata, consolata, amata.
Lei stessa si è impedita di diventare madre (perché “se fosse nata una figlia femmina come avrei potuto proteggerla?”).
Ed ha vissuto in completa solitudine. Con quella ferita, aperta apertissima.
Luciana pure ha iniziato a subire abusi all’età di 3 anni. Quando l’ho incontrata alcuni anni fa era luglio ma portava un pensate maglione di lana, per coprire soprattutto le braccia, ricoperte di tagli “freschi”.
Faceva fatica a guardarmi negli occhi e tremava, malgrado i 40 gradi esterni.
Oggi sta per sposarsi. Ha un fidanzato fantastico. Progettano già di diventare genitori. In più si è laureata e lavora a contatto con i bambini.
Le sue colleghe mi confermano essere bravissima.
Continuerò ad impegnarmi per Maria, ma voglio che sia Luciana l’esempio. A lei devono guardare i sopravvissuti. E da lei imparare che l’abuso non dura in eterno.
Altrimenti dovremo continuare a raccontare storie, come quella che trovare nel post seguente a questo. La storia di Carlotta….

(ora sì, ho detto quello che dovevo dire e spero di essere stato chiaro).

La lettera di Carlotta a Dio. Morta suicida a causa degli abusi subiti.

Di lei ho parlato venerdì scorso.
E la mia lettera ha fatto il giro del web. L’ho ribattezzata Carlotta. E ho ricordato la sua vita, terminata col suicidio (http://www.massimilianofrassi.it/blog/il-mio-ricordo-di-carlotta-fuggita-dagli-abusi-suicidandosi.html ).
Oggi riporto una sua lettera aperta. Scritta a Dio.
Chissà perché sento sia la giornata ideale per pubblicarla.

“Caro Dio,
oggi sento un peso enorme su di me e un dolore profondo e doloroso che viene dal mio ventre e mi fa venire la nausea.
Mi sento come se avessi voglia di vomitare, vomitare tutto il disgusto e il dolore che sento dentro. Io sono tormentata da un fantasma, il fantasma di mio padre, ovunque io vada, ovunque mi giri, lui è lì. Non ho scampo, anche se, non mi sta fisicamente accanto, io lo sento, sento il dolore che ha lasciato dentro di me, e il dolore che ha lasciato nella nostra casa, in mia madre, nella rabbia di mia sorella. Lui “avvolge” le persone che amo, perché ha iniettato il suo veleno anche dentro di loro troppo, e io ho voglia di urlare e piangere, gridare e correre via.
Sono così arrabbiata, così stanca di essere arrabbiata, così arrabbiata di essere stanca. Ho solo voglia di vomitare, vomitare questo schifo che mi sento dentro.
Quando se ne andrà? Quando finirà? Quando? La mia anima soffre e piange, è sepolta dentro, e voglio che lei viva, Io voglio vivere, (e voglio) gioire per una volta in vita mia. Amen.”

Yara…

“La salma di Yara è a Brembate e sabato ore 11,00 i funerali.”
Bentornata a casa cucciola, non ti dimenticheremo mai.

Una dedica…

“Gli ignoranti vanno usati con cautela e agli analfabeti dev’essere proibito il compito della propaganda.” – Oriana Fallaci –
Dedicata a tutti quelli che dicono che i “nostri” bambini certe cose se le inventano.

Vicenza: è tornato a colpire il maniaco che segue a casa le bambine!

Un mese fa, o forse poco più, parlammo del “maniaco di Vicenza”, dietro richieste delle forze dell’ordine, che ci chiedevano di segnalare due episodi, accaduti (uno a distanza di 15 giorni dall’altro) a due ragazzine. Seguite da scuola, mentre tornavano a casa, bloccate nell’ingresso dei condomini dove abitavano e molestate da un maniaco. Che si era spogliato davanti a loro e che, per fortuna, non era riuscito “ad andare fino in fondo” nei suoi sporchi scopi.
Il maniaco è tornato a colpire. Stavolta la vittima è una bimba di 11 anni, seguita fino a casa sua dalla scuola. Quando la bimba entrata nell’androne di casa sua è stata presa alle spalle dall’aggressore che ha provato a baciarla e spogliarla.
Per fortuna è riuscita ad entrare in ascensore e sfuggire.
Non vogliamo allarmare nessuno, ma fate per favore attenzione e se possibile non fate tornare a casa i bimbi da soli. Un soggetto così è evidentemente disturbato quanto pericoloso. Agisce alla luce del sole, in orari dove forse in strada non c’è molta gente ma comunque orari diurni.
Per qualsiasi necessità, contattate il 113 o il 112.

Un nuovo asilo degli orrori: diffuso il video

Dico solo una cosa, ovvero che come Associazione Prometeo seguiremo molto da vicino questo processo.
Sempre e solo dalla parte dei bambini:

http://www.video.mediaset.it/video/tgcom/servizio_cronaca/227689/asilo-casarile.html

Come usare il Blog
Libri
libro nero pedofilia
ho conosciuto un angelo
bambini bucarest
adesivo
prometeo

Per non dimenticare Tommaso Onofri

Tommy

Archivio
Powered by AtSafe