Archivio di Maggio 2011

Il mio ricordo di Carlotta. Fuggita dagli abusi, suicidandosi.

Il mio ricordo di Carlotta. Fuggita dagli abusi, suicidandosi.
Dopo che nessuno, mai, l’aiutò veramente…

La tua foto, da oggi, sta nella bacheca appena sopra la mia scrivania.
Come vedi sei in ottima compagnia.
Basta che giri di poco i tuoi occhi verdi e il piccolo Tommy ti regala uno dei suoi sorrisi speciali. Che scaldano il cuore. Che donano amore.
Mentre altri Angioletti come lui, sembrano dirmi: “hey Max, guarda che stavolta l’abbiamo conosciuta prima noi di te”.
Accadeva circa un anno fa, in questi giorni.
Una finestra aperta. Il volo. Silenzio.
Di fatto il modo peggiore per incominciare a vivere.
Doloroso per chi va. Figuriamoci per chi resta.
10 anni di abusi sessuali da parte del padre. Schiere di psicologi e psicoterapeuti che curavano sempre qualcosa d’altro, mai quello…
Insegnati assenti (“guarda che il tuo papà l’ho conosciuto e non ridicono queste cose brutte su di lui”).
E poi farmaci, tantissimi farmaci.
A cui aggiungere la denuncia archiviata (chi crede ad una ragazza uscita da una clinica psichiatrica, ti dissero). Bulimia. Anoressia. Obesità. Droga. Tagli….
Tutto questo e molto altro ti ha spinto con forza giù da quella finestra.
Ed ora che scrivo queste poche righe su un foglio che domattina copierò mi accorgo di aver parlato con tua madre per più di 2 ore solo del tuo dolore, ma poco di te.
Tranne per quell’ultima frase, regalatami quando in piedi ci stavamo salutando ed io, ti confesso,non ho più tenuto a bada la commozione:
“era buona, tutti i suoi amici mi hanno detto quanto era buona”.
Ogni giorno cerchiamo forze, stimoli, motivazioni per lottare con l’impegno che serve.
Da oggi ripartiamo da te…nel cuore…per sempre…
Ciao Carlotta……

“Tre cose ci sono rimaste del Paradiso: le stelle, i fiori e i bambini” (Dante Alighieri)

Nota: a breve metterò una tua lettera.

Come mai non si periziano i pedofili anzichè i bambini?

Mentre emergono particolari sempre più scabrosi/disgustosi sul caso di Don Seppia veniamo a sapere dalle motivazioni della sentenza di condanna a 7 anni e 8 mesi del suo collega Don Luciano Massaferro, per gli amichetti Don Lù, che la bambina da lui abusata (periziata e straperiziata) è “credibile”.
Ma guarda un po’. La scoperta dell’acqua calda.
Una sola domanda. Come mai ad essere periziati non sono mai i pedofili?

Pedofilo recidivo, lasciava il suo numero di telefono scritto sulle giostrine dei bambini.

Di lui, Giuseppe Mutton, abbiamo parlato ieri.
Oggi arrivano nuove notizie. Che dimostrano quello che da sempre diciamo:
per questi soggetti “predare i nostri figli” è un’attività a tempo pieno.
“Stare dietro alle ragazzine e cercare di adescarle usando perlopiù internet per lui era un lavoro a tempo pieno e quando ne prendeva di mira una non la lasciava sola un attimo”: queste le parole del capo della Squadra Mobile Roberto Della Rocca.
Vivendo grazie alla pensione di invalidità, passava le sue giornate a caccia di ragazzine in Facebook ma, scopriamo oggi, anche di bambine.
“Era arrivato addirittura a scrivere un numero di cellulare con vicino un nome di donna che riconduceva a lui sulle giostrine per bambini” (v. foto).

Non scordatevelo: gente così, non si fermerà mai!

I messaggi di don Seppia. Ed un appello: sostenetelo! ;-)

La vicenda di Don Seppia mi ricorda da vicino quella di un prete pedofilo di Bergamo, morto suicida(to) in carcere.
Il quale aveva come intercalare nel linguaggio tra i suoi simili, una serie di bestemmie, che stridevano inequivocabilmente col linguaggio da educanda che lo stesso aveva durante la sua vita (fintamente) normale, nella quale non gli usciva di bocca nemmeno la minima parolaccia, il più piccolo perdindirindina. Figuriamoci poi una bestemmia.
E’ questa, semmai ce ne fosse bisogno, l’ennesima dimostrazione di come questi predatori siano abili a confondersi tra di noi. Mischiarsi nella folla. Dipingersi il volto della normalità. Per poter poi fare del male. Molto male.
Questi gli stralci di alcuni sms e stralci di telefonate del predatore Don Seppia, che oggi vengono diffusi dalla Polizia. E che come mi capita di dire spesso, riporto senza che li debba commentare, poiché si commentando da soli:

“che Satana sia con te”

“Sedici anni sono troppi. Quattordici., massimo quattordici.” (nota mia: parla della vittima che devono procurargli!)

“Mi raccomando, che abbia il collo tenero”

“è fatta! L’ho già baciato sulla bocca!” (soggetto: chierichetto disabile affidatogli dai genitori)

“portami un bimbo moro. Li voglio con problemi”.

E mi fermo qua. Poi saremmo noi gli anticlericali…..
Nella foto una scritta apparsa ieri. Scommettiamo che questa la tolgono subito?
Nota. Mi preoccupa il silenzio dei suoi sostenitori. E di quelli di Don Baresi. Di Don Massaferro. Di Pinuccio La Monica. Tutti quei soggetti collegati tra di loro che si scambiano finte informazioni, che hanno come scopo solo lo screditamento delle vittime e di chi le difende. Dove siete? Uscite dalle vostre tane, fate sentire la vostra voce, fate un bello striscione oppure stampate un nuovo libro con la vita e le opere di Don Seppia (chissà nel mercato del porno che successo avrebbe), o ancora arruolate qualche vergine prefica e fatela marciare con una bella candela in mano, fatevi sentire per Dio, anzi, per Satana, non vedete che uno dei vostri è in difficoltà?

p.s.. Al direttore del FMI Strauss-Kahn il tribunale americano ha tolto la possibilità di pagare una cauzione. La prima udienza è durata una decina di minuti e dopo nemmeno 48 ore dall’arresto. La vittima non sarà periziata né insultata. Lui sta in carcere. Anche questi passaggi non credo serva commentarli…..

Adescava ragazzine in Facebook. Si chiama…

La storia di cui parliamo oggi percorre le tappe cosiddette “standard” dei predatori di bambini che cercano vittime in internet.
Questo, lo è da manuale. Nel senso che ha messo in atto le mosse più tipiche e classiche che questi soggetti compiono.
Giusto ieri sera ho tenuto una conferenza  al riguardo e oggi leggendo al notizia ho avuto il riassunto della stessa.
Lui si chiama  Giuseppe Mutton, ha 35 anni e vive a Ponzano Veneto  in provincia di Treviso.
nel pc la Polizia Postale gli ha trovato moltissime foto pedopornografiche, ma soprattutto un sacco di legami con ragazzine che adescava, specialmente via face book.
Il modus operandi, come ho già detto, è così “consueto” da apaprire quasi stereotipato:
si fingeva lui stesso una ragazzina, coetanea di quelel adescate. E via Facebook aumentava così il giro delle amicizie sfruttando i contatti “comuni”.
Nel suo profilo la foto di una ragazza.
Ad un certo punto, quando il contatto era avvenuto e le sue “coetanee” si fidavano di “lei”, ecco far intervenire il suo fidanzato (ovvero l’altra identità di sé stesso). Che dalla foto appariva come diceva di essere: “un bel ragazzo, che fa il fotomodello”. E che prometteva alle ragazzine lavori nel mondo dello spettacolo.
Chiedendo in cambio “innocenti” foto: di loro in costume da bagno, poi  di loro un po’ svestite, poi di loro….
Per la Polizia si creava una sorta di “effetto domino”, finalizzato sì ad avere foto delle ragazze ma anche poi all’incontro. Con conseguente abuso.
Già 10 i casi accertati ma che potrebbero essere molti di più, dato che al vaglio degli inquirenti ci sono ancora diverse chiavette usb, macchine fotografiche digitali, computer e via discorrendo.
Dimenticavo un particolare non da poco, ma anch’esso oserei dire “classico”, standard:  il soggetto in questione, Giuseppe Mutton, è recidivo. Già nel 2006 era finito ammanettato per abusi su una bimba di 13 anni. 2006 – 2011 Nemmeno 5 anni e già libero, di predare.

Reggio Emilia: pedofilo ottiene i domiciliari. Sotto l’appartamento delle vittime.

Odio ripetermi. Ma quando a farlo sono le cronache, io, umile testimone delle stese, non posso sottrarmi al farlo.
Qua la ripetizione sta nella notizia. Che altre volte avrete letto in questo blog. Cambia solo la città, e di protagonisti, ma il fatto è lo stesso.
Al pedofilo vengono dati i domiciliari e lui torna a casa. Spesso con la vittima stessa. Che se non abita proprio quelle stanze, abita l’appartamento vicino al suo.
È successo a Bergamo poco tempo fa (ma nessuno ne ha parlato) quando il medico della mutua ha ottenuto i domiciliari nel quartiere delle vittime (caso di cui parleremo a tempo debito e tra i peggiori mai riscontrati in Italia!!!!!) è riaccaduto a Reggio Emilia.
Il pedofilo è un pensionato 66enne. Condannato a 16 mesi per abusi sulla figlia di una famiglia sua vicina di casa. La bimba ha10 anni. Grazie ai soliti benefici ha ottenuto la sospensione della pena ed è tornato a vivere a casa. Davanti alla vittima. Anzi alle vittime, contando anche i bimbi che sono riusciti a “salvarsi”.
Le famiglie coinvolte ora si stanno facendo sentire e ieri la Gazzetta di Reggio e L’Informazione hanno pubblicato una loro lettera. Di cui riporto i passi, sufficientemente eloquenti:

«In un paese civile  i cittadini dovrebbero poter vivere tranquillamente, senza paura di insidie da parte del prossimo, e le istituzioni dovrebbero farsi garanti di questo, o quanto meno adoperarsi al meglio perché questo avvenga.
Questo   vale ancora di più per le persone indifese, come gli anziani e i bambini. Un pensionato 66enne, da sempre ritenuto dai vicini una persona corretta e disponibile, inizia a un certo punto, nel garage del condominio, sentendosi al sicuro dall’intervento dei genitori e dei vicini, a insidiare sessualmente due minori, nostri figli, fortunatamente senza successo per la fuga spaventata di questi.
Questi avvenimenti risalgono al 21 ottobre dello scorso anno. Sporgiamo immediatamente denuncia alla locale stazione dei carabinieri e il pedofilo viene sottoposto, dal primo novembre, agli arresti domiciliari in attesa del processo, fissato inizialmente per il 9 febbraio. Il pubblico ministero Maria Rita Pantani si dimostra persona molto determinata e ci ispira fiducia da subito.
Ma la piega presa dagli avvenimenti lascia a dir poco perplessi. Come mai il pedofilo, che abita al piano sottotante quello dei due minori, con la porta sulla stessa scala, di fronte alla quale i bambini devono necessariamente passare per entrare ed uscire di casa, viene affidato semplicemente agli arresti domiciliari e non allontanato dal condominio? Agli arresti domiciliari c’erano i nostri figli. Come mai il processo venne poi spostato di quasi un mese, al 3 di marzo? Come mai, anche senza voler essere forcaioli, non si è provveduto almeno ad allontanare il pedofilo in modo da ridarci un minimo di serenità?
In tutta questa vicenda abbiamo avuto modo di apprezzare la solidarietà dei carabinieri della locale stazione e il loro impegno, durante il periodo degli arresti domiciliari, per darci un minimo di sicurezza, cercando nello stesso tempo di essere discreti per non spaventare ulteriormente i nostri figli. Purtroppo questo non cambia lo stato attuale delle cose, con il pedofilo assolutamente libero di entrare, uscire, sostare nel cortile, nel garage, e, perché no, anche di fronte alla sua porta, dove i due minori devono necessariamente passare. Inutile descrivere lo stato d’animo loro e nostro. Ovviamente non sono liberi di scendere le scale né di giocare nel cortile se non adeguatamente scortati. Questo stato di cose è assolutamente inaccettabile e non possiamo credere che non ci sia la possibilità di ristabilire una situazione normale, nella quale anche i nostri figli possano vivere sereni come i loro coetanei. Non possiamo credere che le istituzioni restino insensibili e considerino questo un normale fatto amministrativo, regolato da norme burocratiche e non dalla ricerca della giustizia. Non ci daremo pace e non ce ne staremo tranquillamente zitti fino a quando questa vicenda non si sarà risolta».
Non credo serva aggiungere altro se non la pena condivisone e la totale solidarietà ai bambini vittima ed alle loro famiglie. E la solita amara certezza: la vita per le vittime è sempre più dura che per i carnefici…..

 

Nota: vogliamo sapere il nome. Abbiamo il dovere ed il diritto, a fronte della condanna, di rendere il suo nome pubblico. Ci aiutate?

Sex and The Vatican ed i fedeli di don Seppia.

Il libro della vergogna.

Si chiama “Sex and the Vatican” ed al di là del titolo simil serial televisivo è un libro denuncia come mai prima in Italia avevamo letto ( e forse mai più, leggeremo…).
L’autore è un noto giornalista di Panorama, Carmelo Abbate, che i lettori di questo blog già conoscono per aver letto quegli articoli (tra gli altri) che portarono a far emergere il dramma della “setta” gestita dalla “santona di Brescia”.
Lo scorso anno Abbate fece un’inchiesta che si guadagnò non solo la copertina di Panorama ma anche pagine e pagine di articoli (soprattutto sulla stampa estera) facendo emergere alla luce del sole un fenomeno che, lo ammetto, non saprei come definire:
drammatico? Grottesco? Ipocrita? Forse tutto questo e molto altro. Il fenomeno era quello delle notti brave dei sacerdoti cattolici che a Roma (ma non solo) passavano con leggera leggiadria da una messa in Vaticano, ad un party (da loro organizzato) con escort gay.
Se si pensa alla politica per nulla gay-friendly mossa dai vertici della Chiesa, tale articolo potete facilmente intuire quanto scandalo fece.
Un anno dopo Abbate ha approfondito quelle poche (ma eloquenti) pagine di giornale e ne ha pubblicato un intero libro. Il cui sottotitolo, “viaggio segreto nel mondo dei casti” è tutto un programma.
Volevo riportarvi alcuni passi, ma in tutta franchezza, non avrei saputo quali scegliere, visto che c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Qua, aggiungo solo, che non è la pedofilia a tenere banco. Quella è semmai il vertice di un sommerso malato. Deviato. Represso (ma neanche tanto a dire il vero). Frustrato (quello sì), ma soprattutto terribilmente bigotto ed ipocrita. Che vede il bambino (abusato) come punto ultimo, di non ritorno, per sfogare il proprio io malato.
Visto lo slogan del nostro blog, “non smettete mai di indignarvi”, trovo questo libro assolutamente coerente con lo stesso. E vista (l’ovvia) censura che ha colpito il libro stesso (che al contrario è ai primi posti di vendita in Francia) vi consiglio caldamente di leggerlo e farlo circolare.
Parlo oggi del libro (uscito peraltro oramai da una quindicina di giorni) dopo l’ennesimo caso di un pedofilo travestito da prete, emerso nei giorni scorsi in Liguria.
In uno degli articoli dedicati al caso leggiamo: “Ora tutti si scandalizzano. E tutti sapevano”, già perché del prete (don Riccardo Seppia) agli arresti per abusi su diversi ragazzini (tra cui pare pure un chierichetto disabile), che alle proprie vittime dava droga ed era solito frequentare saune e locali gay il soprannome più accreditato era di “Don della Notte”. Vista la sua ricca vita notturna.

A differenza però dei suoi predecessori l’ elemento nuovo stavolta (forse per la parola droga entrata nell’inchiesta? Chissà….) è la mancanza di difese di piazza.
Ma come nemmeno un libretto da dare di famiglia in famiglia con la vita del prete o uno striscione fuori dalla chiesa come han fatto per il collega don Massaferro? Nemmeno una bella veglia di preghiera fuori dal Tribunale come per don Marco Baresi? O i tatuaggi e le t-shirt con scritto Free Don da distribuire gratuitamente?
No. Ci deve essere qualcosa che non va tra gli abitanti di Sestri.
Qualcosa di serio. E naturale. L’umana avversione verso i pedofili. Specialmente quelli che con il loro essere sporcano Dio due volte…..

Nota:

Carmelo Abbate, Sex and the Vatican, Edizioni Piemme.

C’è anche un sito internet:
www.carmeloabbate.it

Qua invece lo potete acquistare:
http://www.macrolibrarsi.it/libri/__sex-and-the-vatican.php

“I bambini che dicono di subire abusi in realtà sono diventati deficienti”

Carissimi amici di Prometeo,
Rieccomi a voi.
Vi contatto per dirvi che mio marito è stato condannato. Grazie al rito abbreviato ha preso solo 5 anni.
Inutile che vi dica che è libero e che la mia auto viene periodicamente rovinata…ma poco importa, l’auto si può aggiustare, i bambini no….
Ho letto la carta dei diritti dei bambini abusati che avete creato e mi ci sono ritrovata in pieno. Lavorate per favore di più col mondo della politica. Obbligateli a fare in modo che il rito abbreviato non sia più un beneficio per questi criminali. Come ha scritto Frassi questo deve essere un crimine trattato in modo diverso dagli altri crimini.
Ho letto che in Svizzera si è parlato di pena di morte per i pedofili: io ne ero contraria ma dopo aver visto i danni e gli strascichi sulla mia bambina, bhè ammetto di aver cambiato idea….
Sapete una delle cose che mi ha più ferito qual è stata?
La relazione della psicologa.
Da attente ricerche ho visto a che mondo appartiene, ma l’ho visto solo dopo.
Lei ha scritto che i “bambini che raccontano di aver subito abusi – quando ovviamente non è vero – diventano IMPROVVISAMENTE da intelligenti a dei veri e propri deficienti. Incapaci di capire i  concetti basilari”. E non aggiungo altro perché già queste poche frasi credo rendano l’idea….
Il tentativo di difesa del predatore non le è riuscito, ma è vergognoso che psicologhe, oltretutto donne, tentino di coprire un pedofilo. E se ci sono state mamme che hanno inventato una cosa così folle, lo sanno tutti che quelle mamme sono state facilmente smascherate.
Mia figlia è stata creduta, perché mia figlia dice la verità ed i bambini, soprattutto se così piccoli non si possono inventare nulla di tutto ciò.
Lentamente sta tornando alla vita. I problemi sono ancora tanti, mentre il bastardo che le ha fatto del male si fa vedere in giro abbronzato e sereno.
Quanto alla psicologa mi ha fatto sapere che i processi non finiscono al primo grado e che lei a questa bimba non crede.
Meno male che l’ha fatto il Giudice.
Chissà, forse ha pesato anche quella relazione medica della clinica dove c’è scritto che la mia piccola non ha più l’imene, causa atto sessuale completo…..
Una mamma.

LA STORIA DI MARIA STELLA E DEL PROFESSORE PEDOFILO: “non smettiamo mai di guardare avanti!”

Ci sono giorni in cui la stanchezza si illude di avere il sopravvento sopra ogni cosa, portando nuovi pensieri, indicando altre strade.. Poi, dall’altro capo del telefono arriva la vostra voce. Quel appello che non si può zittire e che, finalmente, spesso dopo tanto peregrinare, trova l’ascolto che si merita. E allora si raccolgono le forze e si riparte. Più forti di prima. Questa la strada. Non risono alternative. M soprattutto, questo l’esempio e la forza:, che si riassume con un solo nome: voi!

Mi chiamo  “Maria Stella” ho 51 anni, scrivo perchè è la prima volta che sento il bisogno di urlare a tutti quello che mi è successo…
Avevo 14 e mezzo ero in prima liceo e sono stata rimandata a settembre, il mio professore si è offerto di farmi ripetizioni a casa (ovviamente pagate), i miei genitori hanno accettato ed è iniziata la storia… mentre disegnavo, mi toccava le gambe io sapevo che non volevo ma lui diceva che lo faceva per tranquillizzarmi e che era un nostro segreto, che lui non lo faceva a tutte ma solo a me perchè ero carina.
Dopo poco ha iniziato ad andare avanti e io ero sempre più a disagio, ho iniziato ad avere malesseri, vomitavo ogni volta che aspettavo l’ora della lezione. Un giorno ha convinto i miei a farmi andare nel suo studio perchè lui aveva delle cose da fare e poteva farmi lezione solo lì….mi ha portata in auto, io stavo male, si è fermato e ha toccato con le mani un pezzo di plastica (ora da cinquantenne lo chiamo profilattico) e poi mi ha sollevato la gonna e…. ricordo solo che guardavo fuori dal finestrino e pensavo a cosa dovevo studiare e fare il giorno dopo…ricordo solo immagini, vaghe sensazioni… non ho voluto dare l’esame per poter ripetere l’anno e cambiare sezione, ma mi hanno rimesso nella sua sezione e la cosa è andata avanti… mi portava via dall’aula con una scusa lasciando i miei compagni soli in classe a continuare i lavori e mi portava in una stanza usata come ripostiglio e lì mi costringeva ad avere rapporti orali…io vomitavo, piangevo e lui faceva capire a bidelli e compagni che avevo crisi epilettiche e che lui sapeva come starmi vicino… Poi mi riportava in classe e pretendeva che finissi i lavori nella sola ora che mi restava e mi valutava come gli altri, dandomi voti appena sufficienti.
La sera dopo la scuola uscivo con qualche amica sotto casa e lui girava in auto, non voleva che vedessi i miei compagni di scuola per paura che parlassi, credo. Mi minacciava, se parlavo mi avrebbero mandato via da tutte le scuole d’Italia e io stavo zitta perchè volevo studiare anche se a scuola non avevo dei bei voti… Ho deciso di iscrivermi a fare karate per potermi difendere e i miei hanno acconsentito…
lui si è iscritto nella stessa palestra…. UN INCUBO.
Sono passati 35 anni e non ricordavo niente…ho rimosso tutto…
Sono andata da uno psichiatra psicoterapeuta per curare lo stato di ansia che aumentava per via di molestie sul lavoro e dopo alcune domande ho tirato fuori questa storia dapprima solo episodi, poi con l’aiuto della terapia EMDR ho ricordato tante altre cose, per tre anni ho ricordato rivivendo tanti momenti, dolorosi, dolorosissimi da togliere il fiato, da dilaniare il cervello, stavo rivivendo tutto quello che avevo passato ma ancora mancano tasselli .
Grazie all’aiuto di alcuni compagni di classe del liceo ritrovati dopo tanti anni, ho ricostruito tante altre cose e ho visto finalmente il quadro della situazione e prendere le distanze… Tutti vedevano e nessuno ha parlato, non pensavano che le sue attenzioni fossero morbose, pensavano che fossi la preferita… Durante la terapia ho lavorato in terza persona e mi sono presa cura della bambina (termini che usa il mio psicoterapeuta), ora l’assolvo per i sensi di colpa che ha avuto, la compatisco perchè non ha potuto parlare, la consolo perchè ha sofferto la coccolo perchè è stata una bambina infelice.
Ho saputo che ora lui ha 72 anni e vive in Florida…ho trovato la sua mail e gli ho scritto poche parole che mi hanno in piccola parte liberato…
Devo ancora superare l’ansia e controllarla, sono migliorata molto… nel frattempo vi dico che ho un marito che mi ama e che amo tantissimo così come le mie figlie figlie e dei genitori anziani che non sanno niente e non devono sapere niente (li ucciderei dal dolore), ho una vita bella, fino a adesso, posso dire che sono felice ma dentro ora che ho ricordato ed elaborato, ho un peso, un segreto grosso come un macigno….ma voglio continuare a guardare avanti, voglio cercare di godere e “recuperare” il tempo perso…
Vorrei che questa mia storia servisse a qualcuno, per far capire che anche con tutto quello che abbiamo subito possiamo guardare avanti anche se qualcuno ci ha sporcato, offeso, usato, violentato nel corpo e soprattutto nell’anima…Non smetterò di ringraziare mio marito per essermi stato vicino e il mio psicoterapeuta per avermi sostenuto in modo professionale ma con un pizzico di affetto e simpatia…infine grazie a voi per avermi dato la possibilità di urlare la mia storia.
“Maria Stella”

Pedofilo recidivo torna a colpire.

La prima notizia che riportiamo oggi è, di fatto, la fotocopia di mille altre.
Non lo dico riferendomi ovviamente alla sofferenza creata (quella resta unica per ogni singolo caso). Lo dico per le parole che vi elenco:
pedofilo – già condannato in passato – nuovamente denunciato.
A ciò aggiungo:
(e, per fortuna, anche) condannato.
Siamo a Como, dove pochi giorni fa il Tribunale ha affrontato “una nuova storia terribile di abusi a danno dei bambini”.
Il pedofilo è un 62enne che è stato condannato a 6 anni per aver abusato nell’arco di tempo di due anni una bimba di 10. Il soggetto era già noto alle forze dell’ordine per simili episodi avvenuti anni fa.
Pochi sono i dettagli trapelati. Si sa solamente che era un amico intimo di famiglia e che appunto di lui la famiglia “si fidava ciecamente”.
Spesso il predatore di bambini ha abusato della sua vittima anche quando i genitori erano in casa o comunque non lontani dalla loro figlia, senza che questi, ovviamente potessero minimamente sospettare quanto avvenisse.
Fino a quando la piccolina non ha cominciato a stare male, mettendo in mostra tutti gli indicatori di un possibile abuso, che le attente e scrupolose verifiche della squadra mobile di Como (un plauso alla stessa, per preparazione ed efficienza, già dimostrate più volte in casi così!!!!!!), non hanno fatto scattare il fermo dell’uomo.
Dimenticavo nell’elenco delle parole già sentite un’ultima frase. Quella che, come ben sapete, a noi piace poco, per questo tipo di reati:
rito abbreviato.
Il pedofilo ha beneficiato del rito abbreviato e per questo la pena è stata di soli 6 anni.

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