Archivio di giugno 2011

Condannato il padre abusante, filmato dalla vittima a cui la madre non aveva creduto.

Bambina per difendersi dagli abusi riprende il padre che la violenta col telefonino.
Ora finalmente è giunta la (lieve) condanna.
Parliamo ancora di prevenzione agli abusi. E lo facciamo stavolta riprendendo alcuni concetti spesso evidenziati in questo blog anti pedofilia. Ovvero che questa società ha obbligato i bambini a difendersi da soli.
La storia di “Sandra” (nome fittizio) già ve la raccontai. È quella bimba che chiese aiuto alla propria madre poiché il papà la abusava. La madre non le credette ed allora la piccola si ingegnò. Sapendo che il padre sarebbe arrivato a stuprarla, accese il telefonino, riprese il tutto e poi andò dalla madre mostrandole il filmato e dicendole  “ora mi credi?”.
Mi stupisco che qualche “pro-pedofilo” (da oggi li battezziamo così) non abbia parlato di adescamento visto fino a dove la loro fantasia malata si può spingere.
Ma chiudo il discorso non volendo dare suggerimenti involontari e torno a bomba alla notizia.
Ieri il papà, immortalato dal filmato (e nel frattempo reo confesso, ma non poteva fare altrimenti) è stato condannato. Purtroppo ha potuto BENEFICIARE (termine che, ripetiamo anche stavolta, andrebbe abolito per questo tipo di crimini) del rito abbreviato ed è stato condannato a soli 4 anni ed 8 mesi.
L’indagine coordinata dal pubblico ministero Maria Rita Pantani e portata avanti dall’arma dei Carabinieri ha fatto emergere che gli episodi si sono protratti per più di un anno e che la bimba veniva spesso minacciata, affinché non parlasse né chiedesse aiuto.
Quando facciamo i corsi di prevenzione noi insegniamo sempre ai bimbi che devono parlare, insegniamo a non vergognarsi, a non avere paura ma soprattutto a rivolgersi al mondo adulto.
Da qualche tempo abbiamo dovuto inserire una opzione:
parlate, chiedete aiuto ma se la persona a cui vi siete rivolti non vi capisce e quindi non vi aiuta, per favore bussate la porta a qualcun altro.
Eviterete così di dovervi ritrovare a filmare quanto vi viene fatto.

Ci scrivono i sostenitori di Don Baresi ….. e non solo ;-)

In arrivo alcune lettere giunte a noi dai sostenitori di Don Marco Baresi……..

L’importanza della prevenzione contro gli abusi. Il caso di Catania.

Si deve parlare ai bimbi di pedofilia. Perché quando lo si fa se i bimbi subiscono abusi, trovano il coraggio di parlare!

Proprio ieri ho riportato nel blog la pagina che il Giornale di Vicenza mi ha dedicato un paio di giorno fa ed il cui titolo riassumeva un concetto che da tempo diffondiamo (praticandolo coi fatti), ovvero che oggi più che mai si deve parlarne ai bambini di questo orribile crimine che è la pedofilia.
Ovviamente con i loro strumenti, con il gioco e le fiabe, ma dobbiamo far alzare loro la guardia e dare quegli insegnamenti di base (no segreti, sì parlarne subito agli adulti di fiducia interrompendo subito l’abuso, etc.) che altrimenti spesso, troppo spesso mantengono i bimbi nel silenzio. E nell’abuso. Che può andare avanti per mesi. O per anni.
Certo persistono alcune zone della nostra povera italietta dove, grazie al disabile lavorio di taluni soggetti, in certe realtà ai bimbi non si deve parlarne, perché altrimenti gli stessi verrebbero smascherati (dico io) o perché parlarne ai bimbi significa suggestionarli (dicono loro).
Per fortuna a Catania la pensano in maniera diversa. E dopo un corso fatto a scuola dalla Polizia Postale (peraltro quella di Catania è tra le più attive in Italia per il contrasto alla pedopornografia) ecco che una bimba di 10 anni ha capito che quanto stava capitandole era sbagliato. Che quei “giochi”, giochi non erano. E che “lui era un pedofilo”!.
La stessa ha raccontato alla sua insegnate quelle “attenzioni” che subiva, e dopo le analisi di rito è finito in carcere il compagno 32enne della madre, suo patrigno.
Il quale non solo ha confessato gli abusi ma l’ha fatto adducendo una di quelle scuse che oramai non reggono più: “ho subito abusi anche io da piccolo”.
Non reggono più poiché da tempo la comunità scientifica mondiale ha dimostrato che l’equazione bimbo abusato uguale pedofilo è assolutamente inesatta. Lontana anni luce dalla realtà.
Gli stessi anni luce che sapranno chi ancora impedisce di parlare di abusi ai bambini, dalla società cosiddetta civile.

Manifestazione ex allievi istituto Provolo.

Riceviamo e riportiamo con piacere:
Gli ex allievi dell’istituto Provolo di Verona hanno indetto per il 01 luglio 2011 una manifestazione per ricordare le vittime di abusi sessuali dei sacerdoti dell’istituto Provolo e per sollecitare al Vaticano una presa di posizione ufficiale su tale caso.
Il ritrovo sarà pertanto alle ore 17,00 davanti all’istituto Provolo, stradone Provolo nr. 20 a Verona.

“Si deve parlare di pedofilia a scuola. E rendere dura la vita ai predatori di bambini!”

«Si deve parlare di pedofilia a scuola»
L’ESPERTO. Il bergamasco Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione Prometeo, segue da anni le vicende legate alle violenze sessuali commesse sui più piccoli

«Quello di Vicenza non è un caso isolato. L’informazione fin dai banchi di studio è decisiva per sconfiggere i predatori di bambini»

Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione Prometeo Onlus per la lotta alla pedofilia e la tutela dell’infanzia violata, ha presentato “Il libro nero della pedofilia” per le edizioni “La Zisa” nella sala polivalente a Ponte di Barbarano. Inevitabile parlare con lui della vicenda del pediatra Mattiello arrestato per violenza su minori
«Purtroppo non è l’unico caso del genere – spiega -, anche a Bergamo, dove vivo, un medico di base che ha visitato i bambini di un intero quartiere è accusato di questi reati terribili. A Vicenza bisogna elogiare la polizia per l’attenzione, la prudenza e la determinazione con cui hanno affrontato il caso. È molto importante agire come si è fatto col pediatra, per evitare che chi compie questi reati riesca a trovare scappatoie per farla franca».
Come si spiega, Frassi, che una persona che gode della fiducia della comunit! 4; possa rendersi protagonista di simili comportamenti senza che nessuno se ne accorga per anni? «Purtroppo il pedofilo, che io preferisco chiamare “predatore di bambini” – risponde -, è quasi sempre una persona di cui ci si fida, un insospettabile difficile da individuare. È un seduttore e manipolatore che con una pianificazione criminale prima di agire conquista la fiducia dei familiari, in alcuni casi grazie al proprio ruolo di medico, operatore sociale o parroco per fare alcuni esempi, e poi mantiene nel terrore la vittima che subisce gli abusi e non ha il coraggio di parlare».
A questo punto, Frassi, è giusto chiedersi come ci si deve comportare per scoprire gli abusi o per prevenirli. «Bisogna avere il coraggio di parlarne come fanno in America da anni – aggiunge -, dove nelle scuole ci sono conferenze e incontri con esperti. Più se ne parla, più diminuiscono i casi. Inoltre, i genitori devono informarsi sulle perso! ne cui affidano i loro figli: chiedere alla scuole quali proto! colli seguano per i casi sospetti, come scelgano gli insegnanti e gli educatori, se sono in contatto con le forze dell’ordine. Bisogna fare di tutto per rendere la vita difficile ai predatori di bambini. Inoltre, va segnalato ogni minimo sospetto alle forze dell’ordine: solo così si mantiene alta la guardia».
Frassi analizza che è fondamentale far capire alle vittime che nessun abuso rimane per sempre, si può tornare a vivere una vita normale. «Ci sono molti casi – spiega – in cui bambini e bambine riescono a superare i traumi e poi diventano uomini e donne capaci di innamorarsi e di avere bambini. Purtroppo ci sono anche casi in cui le ferite rimangono aperte, come un’anziana signora che seguiamo che ha 86 anni e gli abusi avvenuti 83 anni fa sembrano accaduti ieri, o una ragazza che ha subito abusi dai 3 ai 17 anni e si è tolta la vita a 21». Il fenomeno della pedofilia, osserva l’esperto, è in aumento e in mutazione. «I casi i che abbiamo esaminato – conclude – fanno vedere che chi commette questi crimini arriva da percorsi diversi. Ma, come dicono gli esperti dell’Fbi, bisogna ricordarsi che “l’organo più sviluppato del pedofilo è il cervello” con cui per anni inganna chi ripone fiducia in lui e mantiene nel terrore e nel silenzio le vittime. Il pedofilo non è un malato, è una mente criminale». FONTE: IL GIORNALE DI VICENZA – Nicola Rezzara.
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Cronaca/264699__si_deve_parlare_di_pedofilia_a_scuola/

Colpa della madre che non vede, mica del pedofilo.

“Se l’abuso c’è, la colpa è della moglie che non ha visto”.
Già, ci si è sentiti dire pure questo. Ma, pur sottolineando come a volte ci sono madri che non vedono/vogliono vedere, non era certo questo il caso.

La storia di Angela: la bimba ed il bosco.

Questa storia è accaduto parecchi anni fa. Più di 40. Ma per la bimba di allora che oggi sta seduta davanti a me il tempo non conta e quegli anni in realtà sono pochi secondi.
La sua e l’ennesima favola nera. Con tutti gli ingredienti della favola.
Il bosco. Il lupo cattivo. La bimba sola.
Ma andiamo per ordine.
La piccola ha circa 5 anni e lo zio, invitato a pranzo a casa dei genitori di lei con tutta la sua famiglia (figlioletto annesso) si offre di andare a prendere il gelato.
Il Bar sta proprio davanti a casa ma lui decide di prendere l’auto ed andare “da un’altra parte”, portando con sé la bambina.
Che subito intuisce l’inversione di marcia della normalità: “perchè andiamo con l’auto? Perché fare la strada quando il gelato è buon anch’e qua? Perché porti solo me e non porti anche il mio cuginetto?”.
La macchina si ferma alcuni chilometri dopo nello spiazzo isolato ai bordi della strada. Davanti, quasi invisibile tra le siepi, l’inizio di un sentiero.
Lo zio prende per mano la bimba. Non le fa forza, solo che ora non parla più. La luce sul suo viso è diversa. Diversi gli occhi.
L’uomo sta sudando.
Anche la luce sul volto della bimba è diversa ora. Ha paura, non capisce, ma in fondo è con lo zio, cosa può accaderle? Magari in quel bosco cercheranno dei fiori per la sua mamma o delle fragoline da mettere sul gelato, di quelle piccole ma dolcissime, di cui anche lei va ghiotta. Magari……
Quando la bimba e lo zio escono dal bosco è passata quasi un’ora.
Sulle gambe della bimba un rivolo di sangue che le mani sudaticce dello zio ripuliscono con dei fazzolettini profumati, una volta arrivati all’auto.
“Hai capito bene vero? Questo segreto rimane solo tra te e me. Guai se lo dici alla mamma. Non vorrai farla stare male? E poi sei venuta tu con me nel bosco, potevi dire di no se non ti piaceva…”.
La bimba troverà la forza di parlarne 3 giorni dopo. Ogni sera quando la mamma spegneva la luce e le augurava buona notte rimboccando le coperte lei aveva dei veri e propri attacchi di panico.
”Mi mancava completamente l’aria, mi sentivo soffocare, non riscrivo nemmeno a gridare ma sbattevo nel letto così forte da farlo tremare. I miei non capivano, temevano fossi diventata epilettica e poi io del buio non avevo mai avuto paura, doveva essere qualcosa d’altro. Certo è che ancora oggi mi addormento solo se le luci restano bene accese”.

Passano tre giorni e la bimba ne parla con la madre, preoccupata di quanto le sta accadendo.
La bimba, col suo racconto di bimba, con le sue parole di bimba, dice alla mamma quanto lo zio le ha fatto. “Ma perché non me l’hai detto subito? Ora sta tranquilla però, ci pensa la tua mamma e lui non ti farà più del male”.
”Lui no, ribatte la bambina, ma il diavolo sì”.
“Il diavolo, e cosa c’entra il diavolo”.
“Sì il diavolo” ribatte la piccola in lacrime, “lo zio mi ha detto che il diavolo sarebbe venuto a prendermi quando andavo a letto per mangiarmi, se ti avessi raccontato il nostro gioco del bosco”.
Il diavolo, quale alleato migliore per fare del male ad un bambino.
Il giorno seguente i genitori della bimba affrontano lo zio. Quindi vanno a raccontare tutto ai carabinieri. La moglie del pedofilo si presenta a casa offrendo dei soldi, “dite voi la cifra”, purché non facciano nessuna denuncia.
“Venni interrogata così tante volte che oramai passavo più tempo nelle aule dei tribunali che a casa mia. Mi fecero anche una visita ginecologica che attestò che la violenza era stata completa. Ricordo ancora la faccia dei miei genitori davanti al medico. E poi dovetti presenziare anche al processo. Alla fine ricordo che il giudice mi diede delle caramelle dicendo che ero stata proprio brava”.
L’uomo fu condannato ma risolse il tutto con una pena pecuniaria, “daltronde una volta andava così” ed oggi, anziano e malandato, vive a due chilometri di distanza dalla sua vittima.
“Ho il terrore di incontrarlo. So che quando mi dici che oggi lui non mi può più fare alcun male hai ragione, ma la paura ha la meglio su tutto il resto”.
Durante l’ultima riunione del coordinamento nazionale vittime pedofilia, la sedia di questa bimba è rimasta vuota.
All’ultimo momento non se l’è sentita. Le ci vuole ancora del tempo, poi, ne sono certo verrà. E riceverà quell’abbraccio che le farà bene.
Il primo passo, quello di parlarne con noi, l’ha fatto. E Dio solo sa quanto le sia costato. Ora la aspettano sfide più grandi. Non ultima quella di uscire di casa e lasciare un marito violento. Perché se è assolutamente falso che un bimbo abusato diventa un adulto abusante, è purtroppo spesso vero, che una donna abusata va a ritrovare nella propria esistenza avanzi d’uomo come compagni.
Ma questa è un’altra parte della sua storia che , forse, racconterò un’altra volta.
Intanto bentrovata Angela. Bambina che pensava di andare a cercare le fragole nel bosco e vi trovò il Diavolo. Bentrovata, ma soprattutto, arrivederci. Da oggi non sei più sola…

Don Marco Baresi, ex vice rettore del seminario di Brescia condannato in via definita. È un pedofilo anche per la Legge italiana.

Don Marco Baresi, ex vice rettore del seminario di Brescia condannato in via definita. È un pedofilo anche per la Legge italiana.
Da rifare invece parte del processo per quanto concerne i fatti successivi al 2004.
Ora ci chiediamo: che tipo di gadgets produrranno i suoi sostenitori?
Se si orienteranno su una nuova linea di abbigliamento suggeriamo questa, è più coerente:

 

“Condanna confermata per quanto riguarda i fatti antecedenti il 2004, annullamento con rinvio per i successivi. E’ quanto ha deciso la Cassazione in merito a don Marco Baresi, il vicerettore del seminario diocesano di Brescia accusato di violenza sessuale su un ex seminarista all’epoca 14enne e di detenzione di materiale pedopornografico.
I giudici hanno differenziato il dispositivo, avallando solo in parte la sentenza della Corte d’Appello che nel giugno del 2010 lo aveva condannato a 7 anni e 6 mesi di carcere. E’ appunto stato disposto un nuovo processo relativamente agli episodi che si sarebbero verificati dopo il 2004, confermati invece quelli antecedenti e quelli relativi al reato di detenzione di files pedopornografici. Don Baresi si trova agli arresti domiciliari.  (FONTE: AGI)”

E per ripassare un po’, una lunga carrellata fotografica che può terminare solo con una frase: SOSTEGNO AL BAMBINO ABUSATO ED ALLA SUA FAMIGLIA. SIAMO TUTTI CON VOI!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota: perchè questi toni? Non potevamo riportare semplicemente la notizia?
La risposta è NO. Se pensiamo a quanta m…a è stata spalata sulla vittima in questi lunghi anni. E, forse, l’imbecillità (figlia della complicità) si combatte meglio con lo stesso linguaggio…forse…

Come Sopravvivere all’Abuso: resoconto raduno nazionale vittime Pedofilia.

Raduno nazionale vittime pedofilia – 17/18/18 Giugno 2011.
“Come sopravvivere all’abuso”.

Premessa:
quando un paio d’anni fa al sottoscritto venne l’idea (subito approvata dal direttivo di Prometeo)  di provare a riunire alcune vittime della pedofilia, lontana anni luce era la dimensione che quel gruppo avrebbe preso oggi.
Ma non è solo una questione di numeri. È una questione di forza. Quella che il gruppo trasmette a chi vi entra.
La forza di guardare quegli abusi, e senza sminuirne la portata, cancellarli dal proprio cuore. Rimandandoli al mittente con quel bagaglio di rabbia e di sensi di colpa che da sempre si portano appresso e il biglietto di sola andata, verso la vita, ben saldo in una mano.
Un grande successo questo, ma anche una grande responsabilità. Specialmente quando vedi persone arrivare al gruppo ferite e le osservi, commosso, andare via. Letteralmente rinate.

Breve resoconto raduno nazionale Giugno 2011.
Impossibile concentrare in poche righe tutte le storie ascoltate in quasi tre giorni di lavoro.
Unico il comune denominatore: l’abuso. Diverso per età, zona geografica (dalla Sicilia al Trentino), provenienza (il padre, il fratello, il nonno, il sacerdote, l’allenatore, il medico, etc. etc.).
Uno il tema che abbiamo Affrontato:
come si sopravvive all’abuso.
Già, come si sopravvive ad un abuso?
Come si sopravvive se quel abuso è stato condiviso dall’intera comunità e tu sei messa al bando come un’appestata, solo perché hai avuto la sensibilità di credere ai tuoi bambini, denunciando il pedofilo travestito da prete?
Come si sopravvive se i parenti di lui, che nel frattempo si è tolto la vita (dopo aver ammesso gli abusi), continuano a minacciarti ed incolpare te, “che se stavi zitta era meglio per tutti”?
Come si sopravvive se gli amici intimi ti dicono che “i panni sporchi si lavano in famiglia” e migliaia di immagini pedofile nel suo computer non significano certo che lui fosse poi “così cattivo”?
Come si sopravvive alla neuropsichiatra del servizio pubblico che anziché curare la tua bimba, perizia te e tuo marito, dicendovi pure che “tutti i bambini, si sa, essere seduttivi e che ad esempio, i maschietti di tre anni quando li prendi in braccio hanno il pisellino duro proprio perché si eccitano”, già, come si sopravvive ed aggiungo, ci si impedisce di prenderla a schiaffi?
Come si sopravvive alla madre che entra in camera da letto e dice al marito (tuo padre) che ti sta stuprando di abbassare la voce che i vicini sentono?
CONTINUA QUA:
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?action=new_pg&cl=2&ip=386&iv=386&im=422

Consigli per le donne su come difendersi da uno stupro. Cinico Blog.

Attenzione: quello che segue è un post politicamente scorretto.


Arrivano indirettamente dalle parole di un vescovo (che stanno rimbalzando in tutta la rete) e per l’esattezza Mons. Arduino Bertoldo di Foligno dei preziosi consigli per le donne. Su come evitare che vengano stuprate.
I dati sugli abusi (fisici e psicologici) sono nel nostro paese a dir poco allucinanti. E coinvolgono milioni di donne, molte delle quali passeranno l’intera vita a subire. A non chiedere aiuto. Altre aiuto lo chiederanno ma purtroppo, non sempre, troveranno le persone giuste sul loro cammino. Tornando quindi, molte volte, a subire nuovamente le angherie da parte di un abusante che si sentirà ancora più intoccabile, ancora più forte.
Altre ancora il cammino lo termineranno sul tavolo di un obitorio.
È un tema questo che chi ci legge sa abbiamo toccato spesso in questo blog.
Senza però dare mai la risposta che arriva appunto dal vescovo sopracitato.
Il quale pare abbia sostenuto che << se una donna cammina in modo sensuale o provocatorio, qualche responsabilità nell’evento ce l’ha perché anche indurre in tentazione é peccato. Dunque una donna che camminando in modo procace suscita reazioni eccessive o violente, pecca in tentazione.>>
Facile ora per noi citare quei casi in cui, 30 anni fa come oggi, si chiede alle donne come “fossero vestite al momento dello stupro” piuttosto appunto “come camminassero”.
Mi sovviene invece un’altra osservazione. E partendo dall’equazione “quello che si vede fa cadere in tentazione” ritengo che se applicata con la stessa qualità con cui la applica il Monsignore, forse dovremmo svuotare gli oratori dai bambini.
È questa una volgare provocazione lo so.
Che resta però molto lontana dalla qualità raggiunta da sua eccellenza.

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