Archivio di luglio 2011

Una mamma va dal parroco con la sentenza di condanna di un pedofilo. Ed il parroco…

Incontrare o meno l’orco che vi ha tolto l’infanzia.
È stato questo il tema che ha accomunato la maggior parte delle vostre lettere giunte al nostro ufficio in questa ultima settimana di luglio. Lettere sollecitate da un mio post di alcuni giorni fa dove, appunto, vi interrogavo, riportando una vostra testimonianza, sull’opportunità o meno di incontrare l’orco. Che quando eravate piccoli vi aveva ferito.
Stamani vi racconto un episodio. Che pochi minuti fa mi è stato raccontato da una mamma del nostro coordinamento vittime pedofilia.
La quale con l sua famiglia è andata dal parroco dove vive, portando con sé la sentenza della Cassazione che ha portato in Carcere, poco tempo fa, il pedofilo che ha abusato per moltissimi anni di sua figlia.
Pedofilo che era pure volontario (“attivissimo”) presso la parrocchia (oratorio e centro d’ascolto stranieri, in primis).
Il Parroco dopo aver ascoltato la donna, ha detto che “lui non può permettersi di credere a tutto quello che gli viene detto” e che il suo parrocchiano era molto “bravo, sempre disponibile e soprattutto generoso”, quindi “gli è difficile credere che fosse un pedofilo”.
Inutile dire che lo stesso parroco non ha speso una parola per informarsi su come stia l’unica vittima di questa ennesima triste vicenda. Forse perché anche lui è uno di quelli che pregano per i pedofili ma mai per i bambini abusati.

Bimba disabile abusata. I condòmini sanno ma non intervengono.

Bimba disabile abusata.
I condòmini sanno ma non intervengono.
Basterebbe il titolo, senza aggiungere altro.
Basterebbe quello, fatto ancora una volta da omertà, silenzi, cecità reale o autoindotta per non vedere appunto ciò che vedere si doveva.
Per non assumersi dolorose responsabilità, che per una bambina di 12 anni, disabile, sarebbero state la salvezza.
A Rho, alle porte di Milano, i carabinieri hanno arrestato due ragazzi (!!!) di soli 14 e 15 anni con l’accusa di aver abusato nel garage di una palazzina una bimba disabile di appunto 12 anni. Gli abusi sarebbero avvenuti in almeno due occasioni.
A detta degli investigatori “non c’è stato nessun contributo da parte dei condòmini che hanno dato l’impressione di voler coprire gli autori della violenza”.
Attualmente i due giovani predatori in erba stanno agli arresti presso una comunità. Davanti a loro un lungo futuro…..

Macchè rapporti orali. È la nostra tradizione. Intanto la procura rinvia a giudizio il padre presunto abusante.

Macchè rapporto orali. È la nostra tradizione. Intanto la procura rinvia a giudizio il padre presunto abusante.

Giusto ieri abbiamo parlato dell’importanza dell’utilizzo di intercettazioni ambientali (laddove è possibile, purtroppo non sempre lo è per tutti i casi) per prendere i pedofili con le mani nel sacco.
C’è un caso però che ha fatto discutere molto, poiché per la prima volta al MONDO ha visto il bimbo abusato, essere portato in piazza per manifestare a favore del papà presunto abusante. Papà incastrato dalle intercettazioni mente obbliga il figlio a dei rapporti orali ma difeso ad oltranza dai suoi connazionali albanesi.
I quali a tutto 48 ore fa diffondevano un comunicato dove si potevano leggere, tra le altre cose, queste dichiarazioni:
<< Martedi, 26 luglio, il sig. Nexhip Qepi, originario di Vlore (sud dell’ Albania), affronterà i giudici.
La nostra comunità, alla quale il Tribunale di Regggio Emilia gli ha promesso un processo con massima correttezza, aspetta che finalmente giustizia vada nella direzione giusta… Le manifestazioni di piazza e tante lettere scritte alle varie autorità da parte nostra, portando la voce di tutta la comunità albanese (ad eccezione di qualche individuo isolato, che per fini di carriera personale, rilasciando alla stampa dichiarazioni contrarie alle nostre, che comunque queste persone non hanno alcun peso reale rappresentativo). Martedi, tutti gli albanesi si stringono attorno alla famiglia di NEXHIP QEPI, con la grande speranza che la magistratura riconosca eventuali errori, dovuti alla FORMAZIONE CULTURALE DIVERSA DEE PERSONE DI COMPETENZA GIUDIZIARIA.
La nostra posizione rimane ferma : “SI TRATTA DI UN PADRE CHE HA VOLUTO TRASMETTERE AL PROPIO FIGLIO UN AMORE PROFONDAMENTE SINCERA E QUALSIASI ALTRA INTERPRETAZIONE E’ SBAGLIATA E CONTRO LA REALTA’ DEI FATTI”.
I giudici non hanno in mano nessuna PROVA e il processo è basato solo su INTERPRETAZIONI DI NATURA SOGGETTIVA… Di conseguenza aspettiamo che VENGA RESTITUITA LA TRANQUILLITA’ ALLA FAMIGLIA, ASSOLVENDO L’ ARTIGIANO NEXHIP QEPI E RISARCENDO I DANNI MATERIALI E MORALI, AFFINCHE’ AVVENGA IL REINSERIMENTO SOCIALE”.>>
Sarebbe interessante commentare parola per parola, ma almeno per oggi non ci soffermeremo sul comunicato. Evidenziamo solo un punto: il netto contrasto tra l’italiano sgrammaticato del comunicato ed alcune frasi “interpretazioni di natura soggettiva” che stridono se paragonate alla scrittura del restante comunicato. Ma tant’è….
Ieri l’udienza si è tenuta ed il sig. NEXHIP QEPI è stato rinviato a giudizio. Insieme a lui la moglie, che per la pm Pantani “non poteva non sapere”. Il processo ripartirà il 21 dicembre prossimo.
La comunità albanese (non voglio credere che lo sia tutta. Voglio davvero pensare che siano invece solo pochi singoli soggetti!) sostiene che quelli che per la Procura sono (come dimostrato dai video) dei rapporto orali, siano in realtà  “baci che il padre dava ai genitali, tradizione delle zone rurali del paese delle aquile, gesto beneaugurale verso i maschietti”.
Serve aggiungere altro?

Nota:
A favore di questo padre (agli arresti dallo scorso 3 agosto) scese in piazza anche la sorella di Pino La Monica la quale si lamentava della mancata adesione dei suoi concittadini a dire suo più impegnati ad andare per centri commerciali che per manifestare, omettendo forse che se gli stessi erano davvero andati nei centri commerciali l’avevano fatto per stare molto lontani da simili abomini.

“Mi appagava i sensi”. La deposizione shock del pediatra pedofilo di Vicenza.

“Mi appagava i sensi”.
La deposizione shock del pediatra pedofilo di Vicenza.

Facciamo una doverosa premessa.
Non ci fossero stati i filmati ad incastrarlo quanto state per leggere non avremmo mai potuto scriverlo, poiché lui (come tutti quelli come lui) avrebbe negato.
Ed i suoi simili, sarebbero scesi in piazza per difenderlo, attaccando le vittime e chi, come noi, sta dalla loro parte.
Però davanti alle immagini che la efficiente Questura di Vicenza ha registrato, gli è stato praticamente impossibile difendersi e rigettare le accuse.
Parlo del pediatra vicentino, Domenico Mattiello, da un paio di settimane agli arresti. Queste le sue parole dopo che il Procuratore gli ha fatto vedere uno dei filmati che lo incastravano, senza possibilità di appello:
«Io non ho mai spaventato nessuno sceglievo le minori con le quali avevo un buon rapporto e con cui a volte giocavo», dice il pediatra, subito smentito dai fatti dato che per le bimbe era “un matto” di cui avevano appunto paura.
Conferma anche le videoregistrazioni (come potrebbe non farlo davanti ad un filmato????) aggiungendo però «poi cancellavo subito le immagini» (e ora i tecnici della scientifica ed i periti del tribunale stanno recuperando i pregressi filmati, da pc, videocamere, telefonini, vhs).
Allo stato dei fatti ci sono 4 episodi di violenza da lui confessati e due che dice di non ricordare (anche se in sede di incidente probatorio, venerdì scorso proprio due bimbe di 7 e 12 anni, hanno raccontato tutto nei minimi dettagli. Bimbe ritenute quindi credibili, come vuole la società civile e anti pedofila).
Ma continuo con la parole del predatore, riportate dal Giornale di Vicenza:
(ho fatto) “carezze e sfioramenti perché non ho mai forzato o fatto violenza alle bambine: non mi sono spogliato, ma ho estratto il pene».
«Ho toccato la bambina nelle parti intime e anche in questo caso ho conservato il video – ripete lentamente – per un po’ di tempo, ma dopo averlo rivisto l’ho cancellato».
“Il pediatra ha anche ammesso che prima di incontrare le vittime si masturbava, tanta era l’eccitazione. Predisponeva l’ambulatorio come un set cinematografico, per immortalare i suoi approcci squallidi. «Le riprese le ho fatte con la stessa macchina fotografica digitale», ammette.”
«Quando guardavo i video? La mattina, quando ero libero dalla mia attività: passavo in studio e mi dilettavo a guardarli. Appagava i miei sensi, poi cancellavo quelle che non mi interessava più».
Queste parole (ed altre che ho volutamente omesso) sono le stesse che accomunano tutti i pedofili di cui qua avete letto. I vari pinovaleriomarcomariosergio e compagnia bella.
Solo che a differenza loro, come ho già detto, stavolta ci sono filmati inequivocabili, che rendono oggi più che mai le intercettazioni ambientali obbligatorie in ogni presunto caso di pedofilia.
Pur partendo dal presupposto che questi soggetti sono dei bugiardi di professione, è interessante leggere le dichiarazioni del predatore, poiché ci permettono di capire quanto da tempo qua andiamo dicendo, sulla psicologia dei medesimi. Spesso i loro sostenitori ad oltranza fanno presente che i loro amici “ingiustamente incolpati” hanno lavorato con decine di bambini per anni e che solo pochi si sono “lamentati” di loro. Ecco cosa dice al riguardo il pediatra, che ricordiamo avendo 64 anni sta, se così si può dire, da parecchio sulla piazza:

«Era l’ambiente che mi ha portato a riprendermi …ho pensato molto a quello che ho fatto e non ho capito perché negli altri asili non mi succedeva, mentre all’asilo Cariolato avevo questi impulsi».
Concludiamo con le parole del padre di una delle bambine coinvolte, apparse pure queste nei giorni scorsi sul Giornale di Vicenza:
”quando ho letto sul giornale la notizia dell’arresto del pediatra Domenico Mattiello per pedofilia ho capito tutto. Una drammatica illuminazione. Con mia moglie ci siamo guardati negli occhi. Eravamo sconfortati e disperati, perché in quel istante abbiamo compreso perché la nostra bambina non voleva più andare all’asilo e ogni volta che faceva la doccia non voleva che la toccasse nessuno. Un comportamento in apparenza incomprensibile, ma compatibile con qualcosa che era successo a scuola, un trauma che non potevamo immaginare e che lei non poteva esprimere, poverina, se non con quelle modalità”.
Si ascoltano queste parole e vengono alla mente altri casi. Incredibile come quello che per Vicenza è un sintomo di abuso, per Brescia siano fantasticherie dei genitori.
Ma prosegue il padre nel racconto che appare su un giornale che sta dalla parte dei bambini e non dei carnefici:”non potremo mai perdonarlo per quello che ha fatto, per avere spento il sorriso ala nostra bambina”. E con lui, la società civile.

Incontrare o no, anni dopo, il pedofilo che ci ha tolto l’infanzia?

Incontrare o no, anni dopo, il pedofilo che ci ha tolto l’infanzia?
È un quesito che spesso ci riportate. A volte l’incontro è l’ultimo passo prima di chiudere definitivamente le porte al dolore e tornare alla vita. Altre invece è un ennesimo naufragio. Un’ennesima prova di dolore. Ricevuto.
Non c’è una sorta di ricetta, o di giusta risposta. Ogni storia fa da sé.
A volte, ripeto, è terapeutico (soprattutto quando si capisce quanto codardi siano questi soggetti che se guardati negli occhi, dovranno abbassare loro lo sguardo), altre invece (se ci si presenta a tale “incontro” non preparati, diventa un’occasione per lui di nuocere ancora).
Una nostra amica da alcuni mesi si crogiola proprio per questa decisione.
Quella che state per leggere è la sua lettera, che io per ora non commento.
Vorrei lo faceste voi.

” Forse è solo un volersi sentire dire “scusa”. Questo senso d’irrisolto. Profondo. Fortemente magnetico. E’ la vita che pretende un riscatto. Una bambina che chiede giustizia.
E’ passato un quarto di secolo. E ancora non si può dimenticare. Non ci si riesce. Le sue espressioni, il suo odore, le sue mani, la sua voce.
Quel giorno è successo qualcosa di spaventosamente inquietante. E quel giorno ha cambiato tutta la mia vita. In modo irreversibile.
Non l’ho mai presa troppo sul serio. E forse è stato un errore. Semplicemente, fare finta che non fosse successo nulla di grave, rendeva la gravità di quei gesti più sopportabile. In fondo ero solo una bambina. Non ero fatta per le cose da grandi, io. Come poter gestire quella paura, così immensa, senza un adulto che mi proteggesse? Come affrontarla, se non bastavo nemmeno a me stessa? E dunque l’ho ridimensionata. Cercando di farla piccola piccola. Una pallina minuscola che però ha mantenuto la stessa massa e,  come una supernova, a un certo punto è implosa. Diventando un buco nero. Che sta sconvolgendo tutto. Che sta curvando lo spazio e il tempo attorno a sé. Cioè me. E con me, anche la mia salute mentale, se non mi sbrigo a risolvere l’irrisolto.
Non riesco a resistere al suo magnetismo. Mi sta risucchiando dentro di sé. Sempre più forte, sempre più velocemente, sempre più follemente. E’ una corsa che non si può fermare. E’ il mio passato che mi chiama. “Ehi tu…Questo è quello che ti è successo. Questa è la paura che hai provato. E questo è quello che accade quando quella paura non l’affronti”. Un buco nero.
“E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te”(Nietzsche).
L’abuso sessuale è esattamente questo. E ora il mio abisso mi sta scrutando. Coi suoi occhi invisibili, ma che sento essere enormi. Profondo. Scuro. Immobile. Però capace di leggermi dentro e di attirarmi a sé. Perché è dentro me.
Ho bisogno di rivedere quel adulto, ora che sono grande anch’io e che possiamo lottare ad armi pari. Vorrei parlargli.
O forse no. Vorrei vederlo marcire in galera. O forse no. Vorrei vomitargli addosso tutta la merda che mi ha costretto ad ingoiare. O forse no. A giorni mi sembra di stare sulle montagne russe. Sì. No. Sì. No. Sì. No. Come una luce intermittente che si accende e si spegne continuamente, quando i neuroni fanno contatto nella scarsa materia grigia che stoicamente resiste nel mio cervello. Cervello che spesso va in  corto circuito. Specie quando cerco di sviscerare quei ricordi. Maledetta sindrome di Stoccolma. Che mi ha impedito di parlare. Per proteggerlo. Anche se lo odiavo… Per difenderlo. Anche se lui mi faceva del male…Per evitare che mi odiasse. Perché avevo bisogno di sentirmi accettata…Per evitare che lo scoprissero. Anche se abusava di me.
E ora che sono grande, ora sono io che non vedo l’ora di toccarlo. Sì. Con un bel paio di manette. Di vederlo. Certo. Con un bel pigiamino a righe bianche e nere. Orizzontali. Gli auguro una lunga vita. Già. Visto che sono così indecisa, che non gli venga in mente di defungere prima che io gli possa parlare. Che avrei un paio di cose urgenti da dirgli.
La prima, che sono cresciuta. Eh già. Non potevo mica rimanere piccola in eterno. Passi la Sindrome di Stoccolma, ma quella di Peter Pan gliela lascio volentieri.
La seconda, che sono incazzata. Molto incazzata. Con lui e con il mondo. Ma lui offre il giro e paga per tutti.
La terza, che non c’è nulla di peggio di una donna incazzata che ha un buco nero grosso così.  (…)
Mi dispiace.
Ecco. Le parole che lui non ha mai detto. “Mi dispiace”.
Ma io lo so che le sue, di scuse, non arriveranno mai.
Tutt’al più, potrà arrivare solo altra merda.
D’altronde, ognuno vende quello che ha.
O quello che è…..”

I bambini ci guardano. E capiscono più di quanto capiamo noi.

I bambini ci guardano.
E capiscono più di quanto capiamo noi.
Vi riporto la sintesi di un lavoro fatto dagli alunni della classe dell’Istituto Comprensivo “Aldo Moro” di Stornarella (classe II B Scuola Secondaria di Primo Grado), nell’ambito dell’Unità Formativa sul Diritto all’Infanzia (che è stata selezionata tra le “Scuole Amiche” ovvero tra le scuole italiane di eccellenza per la conoscenza e valorizzazione della Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza). Tra le varie letture hanno pure affrontato il mio “I bambini delle fogne di Bucarest” e questo blog!!!
Questa la loro analisi. Con una chiusura a dir poco eccezionale, che hanno condiviso tutti quanti.
Come ho scritto alla loro insegnante (Paola Grillo) se questo è il futuro, possiamo tornare a sperare:

INFANZIA NEGATA
Elenco delle cose che ho visto per le strade di Bucarest

  1. Ho visto bambini sniffare colla da una busta per non sentire la fame
  2. Ho visto bambini  vivere  in una fogna non in una casa
  3. Ho visto bambini  derubare i turisti alla stazione
  4. Ho visto bambini vendere il proprio corpo in cambio di un pasto caldo
  5. Ho visto bambine violentate da poliziotti che avrebbero dovuto proteggerle
  6. Ho visto bambini cercare avanzi di cibo tra i rifiuti
  7. Ho visto bambini  prendersi cura di altri bambini
  8. Ho visto bambini senza famiglia accolti dalla strada
  9.  Ho visto bambini scappare dai propri genitori
  10. 10.  Ho visto bambini scappare dagli istituti
  11. 11.  Ho visto un bambino col volto sfigurato dall’ira di una madre ubriaca e incinta
  12. 12.  Ho visto  una madre disperata tagliare con un’accetta le dita ad un figlio
  13. 13.  Ho visto negli occhi dei boskettari il terrore

14. 14. Ho visto bambine mettere al mondo altre bambine

  1. 15.  Ho visto un clown francese  far divertire i bambini romeni
  2. 16.  Ho visto bambini abituarsi alla puzza delle fogne e dei rifiuti
  3. 17.  Ho visto adulti indifferenti

INFANZIA NEGATA

Elenco delle cose che ho visto in Uganda

  1. Ho visto bambini saltare in aria, mentre giocavano
  2. Ho visto una casa in fiamme con tre bambini che bruciavano vivi
  3. Ho visto una giovane mamma fatta a pezzi a colpi di panga
  4. Ho visto bambini senza gambe e senza braccia e penso che sarebbe stato meglio morire
  5. Ho visto bambini con in mano fucili più grandi di loro
  6. Ho visto bambini combattere di giorno e piangere di notte
  7. Ho visto bambini uccidere i propri familiari e compagni
  8. Ho visto bambine violentate dal capo supremo dei guerriglieri
  9. Ho visto bambini addestrarsi correndo per ore con sacchi di pietre sulle spalle
  10. 10.   Ho visto bambini giocare ad una guerra maledettamente vera
  11. 11.   Ho visto mamme andare al pozzo per l’acqua ed essere violentate
  12. 12.   Ho visto bambini strappati alle loro famiglie di notte
  13. 13.   Ho visto soldatini per forza ripetere la parola  d’ordine “nekare”
  14. 14.   Ho visto bambini andare in fabbrica e non a scuola perché lì qualcuno dà loro da mangiare
  15. 15.   Ho visto missionari  che insegnavano a questi bambini a leggere e scrivere

 

INFANZIA NEGATA

Elenco delle cose che ho visto in Brasile

  1. Ho visto i meninos de rua
  2. Ho visto bambini dormire per strada sui cartoni
  3. Ho visto bambini raccogliere cartoni, plastica e vetro da vendere in cambio di pochi soldi
  4. Ho visto bambini vivere come dei cani randagi
  5. Ho visto bambini picchiati e uccisi dai poliziotti
  6. Ho visto bambini nelle favelas
  7. Ho visto bambini che non hanno mai giocato
  8. Ho visto bambini con in mano pistole non giocattoli
  9.  Ho visto bambini cavarsela da soli
  10. 10.  Ho visto bambini cresciuti da altri bambini
  11. 11.   Ho visto bambini mandati a scuola  per portare il contributo dello Stato a casa
  12. 12.   Ho visto bambini camminare scalzi su strade non asfaltate
  13. 13.   Ho visto bambini ripararsi nei cassonetti della spazzatura
  14. 14.   Ho visto bambini minacciare altri bambini
  15. 15.  Ho visto bambini  guardare  dal tetto di lamiera della propria baracca un grattacielo lontano e sognare un giorno di viverci

 

E SOPRATTUTTO HO CAPITO CHE NON ESISTONO BAMBINI DI STRADA,
MA BAMBINI DIMENTICATI IN STRADA DA ADULTI
E CHE QUESTI ADULTI
SIAMO TUTTI NOI.

Un altro pedofilo in carcere. Zio pedofilo a Bergamo!

Condannato lo zio pedofilo di Bergamo.

Dopo una lunga odissea giudiziaria (fatta di riconteggiamenti della pena e chi più ne ha più ne metta) è stata posta la parola fine ad una orrida storia di pedofilia avvenuta a Gorle (Bg). Reo lo zio da cui la nipote andava spesso, poiché il papà si era gravemente ammalato. Peccato che anziché prendersi cura di lei il soggetto in questione, (“bravo parrocchiano ed attivo volontario dell’oratorio e del suo centro d’ascolto, che se anche l’ha fatto l’ha poi fatto con una sola bambina”) è finito dietro le sbarre.
La sentenza della Cassazione l’ha infatti condannato, con il rito abbreviato a 2 anni e 3 mesi. I reati “conteggiati” sono quelli che vanno “solo” dai 10 ai 16 anni. (omettendo quindi quelli dai 16 ai 18).
E così oggi Giovanni Arcudi, Gianni per gli amici (classe ’39), si trova al fresco nel carcere di Bergamo.
Possiamo dire che finalmente la vittima, ha ripreso a sorridere e le auguriamo (ampliando l’augurio alla sua famiglia) tutto il bene che si merita….

Video inerenti all’argomento:

parte 1:
http://www.youtube.com/watch?v=tmo4DGUsu5Y

parte 2:
http://www.youtube.com/watch?v=s0Y-HZQvkCQ

“Se i bambini mi dicono che fanno le porcherie”.

“Se i bambini mi dicono che fanno le porcherie”.
Breve spezzone tutto da vedere, per capire su quale terreno (fertile) poggia le sue basi al pedo-follia.

http://www.youtube.com/watch?v=nu7HuW2Lh1M

Vittime per sempre – Barbara Benedettelli: un libro da leggere!

Vittime per sempre –  Barbara Benedettelli.

Ieri ho avuto il piacere e l’onore di pranzare con due amiche speciali. Una che conosco da tanto (Gabriella Vitali:     : http://www.massimilianofrassi.it/blog/category/gabriella-vitali  ) ed una che finalmente ho avuto il piacere di incontrare  (Barbara Benedettelli).
È di lei che oggi vorrei parlarvi. E del suo impegno, nato da un percorso personale e professionale  che l’ha portata a raccogliere la sofferenza delle vittime. Vittime di omicidi, della follia, di assassini o pirati della strada. Di soggetti che non hanno pensato nemmeno un attimo a quanto male avrebbero seminato. A quanto dolore avrebbero innescato, in un tempo che sembra non finire mai. Tante sono le  famiglie che Barbara ha incontrato (ed incontra quotidianamente). Famiglie come la mia e la vostra. Che un “bel” giorno, giorno che di “bel” non ha proprio nulla, da una telefonata, da un agente di polizia, da un familiare, da un Tg, hanno saputo che un proprio caro aveva terminato la propria esistenza, per colpa di soggetti per cui la parola giustizia è un concetto lontano, così lontano da non essere raggiunto….
Barbara ha scritto anche un libro. Che vi chiedo di leggere e portarvi quest’estate in vacanza (lettura che diventerebbe obbligatoria se lavorate nelle forze dell’ordine, nel sociale, etc.). Il libro si chiama “Vittime per sempre” e tra le sue pagine ha due storie che stanno, a loro volta per sempre nel mio cuore: la storia di Tamara Monti e quella del piccolo Tommy, con una lunga e bella intervista alla mia adorata Paola.
È un libro che sta dalla parte delle vittime. Che restituisce loro quella dignità, spesso naufragata dietro polverosi faldoni di polverose aule di giustizia.
Grazie Barbara per averlo scritto. E faccio mie le parole dell’amica Gabriella che ieri ti ha detto: “sono anni che aspettavamo un libro così”.
Per darvi l’idea di come siano difese le vittime mi permetto di riportarne alcuni passi, tratti dal capitolo conclusivo:
”Avvicinare queste persone ti impone di pesare ogni parola, ogni silenzio. Ti obbliga a prendere coscienza di un destino che ci accomuna tutti, a sentire il battito universale della vita e insieme a prendere atto che in essa è contenuta la morte. Ti rende presente a te stesso e alla verità del mondo (…). Chi subisce la violenza sulla propria pelle senza morirne fisicamente spesso muore dentro, si spegne alla vita. Il mondo di prima non c’è più e non tornerà. La ragione scompare insieme ai cari perduti, al lavoro che non si riesce più a svolgere, alle relazioni che non si cercano più, alla serenità che neanche si riesce a ricordare.
Queste persone colpite nel cuore e nell’anima devono essere aiutate a intraprendere una  percorso nuovo, in grado di restituire loro la dignità e la forza per sopravvivere con quel poco che rimane. Il fardello che hanno nel cuore, nella mente, nell’anima è troppo pesante da dover essere portato in solitudine”.

Qua trovate il libro (casa editrice Aliberti – prefazione di Rita Dalla Chiesa, postfazione di Massimo Picozzi):
http://www.ibs.it/code/9788874247127/benedettelli-barbara/vittime-per-sempre.html
oppure qua:
http://compraonline.mediaworld.it/webapp/wcs/stores/servlet/LibriProductDisplay?siteId=libri&catalogId=20000&storeId=20000&langId=-1&partNumber=L-9788874247127

Buona lettura.

Molestò una minore. Condannato commercialista cremonese: “non frequenti scuole!”.

Molestò una minore. Condannato commercialista cremonese:
“non frequenti scuole!”.
Con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di una minorenne, Massimo Serventi, 52 anni, commercialista cremonese, sposato e padre di tre figli, è stato condannato dal gup Guido Salvini ad una pena di un anno di reclusione e a 25.000 euro di risarcimento alla parte civile. Per l’imputato, il giudice ha anche deciso l’“interdizione perpetua da qualunque incarico in scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori”. Nella sentenza è stata considerata “l’ipotesi di minore gravità” e sono state riconosciute le attenuanti generiche. Per Serventi, il pm Fabio Saponara aveva chiesto una condanna di due anni di reclusione. Un anno fa la studentessa, ancora minorenne, aveva denunciato alla polizia di aver subito attenzioni sessuali da parte del commercialista durante il tirocinio presso lo studio. Era il 16 marzo del 2010, ultimo giorno di frequentazione, per la minore, dello stage scolastico. La giovane ha affermato che quella mattina era assente la segretaria del commercialista e che quest’ultimo aveva chiesto a lei di prendere il suo posto al computer. Inizialmente i due si trovavano l’uno di fronte all’altra, separati dalla scrivania, e lei eseguiva i compiti richiesti dal titolare per la compilazione dei moduli F24. In un secondo momento, però, il commercialista si era spostato per andare dietro alla sedia della ragazza, ritrovandosela seduta davanti a lui, di spalle. A quel punto aveva iniziato a porgerle una serie di domande sugli amici e sulla scuola, per poi passare a domande più “invadenti”. Dopodichè le aveva sfiorato il viso, spostato i capelli e toccata fino a tentare di infilarle la mano nei pantaloni dalla parte posteriore. La guerra tra difesa e parte civile si è giocata sui tempi dell’azione: “troppo ristretti”, secondo l’avvocato Guglielmo Gulotta; “sufficienti”, invece, per l’avvocato Giovanni Benedini, legale di parte civile, “a commettere palpeggiamenti”.
fonte CREMONA OGGI.

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