Archivio di settembre 2011

Incontro nazionale vittime pedofilia.

Bergamo – A partire da venerdì 30 settembre e fino a domenica 2 ottobre caleranno in città circa 150 famiglie, in rappresentanza di un movimento “che ne raggruppa dieci volte tante”

Incontro delle vittime della pedofilia  Arrivano in aereo dalla Sicilia e dalla Sardegna. Ma anche dal Piemonte e dalla Liguria. Dalla Campania come dalla Toscana. I promotori dell’iniziativa li definiscono “un esercito silenzioso di anime ferite”. Genitori e figli, adulti e bambini accomunati da un unico dolore: l’essere stati vittime della pedofilia. 
A riunirli in un coordinamento nazionale “unico nel suo genere in tutta Europa”, l’Associazione Prometeo di Bergamo, da più di dieci anni attiva in prima linea in difesa dell’infanzia violata. 
A partire da venerdì 30 settembre e fino a domenica 2 ottobre caleranno in città circa 150 famiglie, in rappresentanza di un movimento “che ne raggruppa dieci volte tante
”.
”È un’esperienza a cui tutto dovrebbero partecipare. Se solo la gente ascoltasse anche una sola delle storie che verranno toccate forse cambierebbe radicalmente il modo di contrastare questo crimine”, sostiene Massimiliano Frassi, presidente di Prometeo. “La situazione storica attuale vede bimbi sempre più piccoli vittima di abusi, ma anche sempre meno difesi. Indagini fatte malissimo e pedofili in libertà. Selezioni del personale a cui affidiamo i nostri figli assolutamente carenti e predatori di bambini sempre più a stretto contatto con le loro vittime.” Il coordinamento si riunisce una volta al mese nella sede di Prometeo e raduna genitori di bimbi abusati ma anche adulti che han subito abusi. “Quest’ultimi sono tantissimi. Ed hanno magari passato un’intera vita senza parlarne con qualcuno, impedendosi di amare ed esser amati, soffrendo di espressioni ed attacchi di panico. Per info. su come aderire: www.associazioneprometeo.org – Tel. 035 656895

 link alla notizia: http://www.bergamonews.it/bergamo/articolo.php?id=47491

 

Nuovo raduno nazionale vittime pedofilia.

NUOVO RADUNO NAZIONALE VITTIME PEDOFILIA.
Ci siamo…manca davvero poco. i fazzoletti sono pronti a fare gli straordinari. e con loro gli abbracci, pronti a lavorare 24 ore. Il cuore poi non parliamone, raggiungerà picchi a cui non era abituato. Sono gli stessi dove l’aridità, l’imbecillità, l’intolleranza non attecchiscono. Sono quelli dove il sole più bello asciuga coi suoi raggi l’amore e vi dice che sì, domani è davvero un altro giorno. Da domani, potete (dovete) riconciliarvi con la vita.
Noi, orgogliosi di essere al vostro fianco in un momento così.

La punizione se ti facevi la pipì addosso. Viaggio nel male degli istituti.

I vostri racconti che arrivano in questi giorni (da quando abbiamo lanciato il progetto di creare una sorta di archivio degli abusi nei collegi / orfanotrofi italiani) sono un viaggio alle origini del male.
Doloroso. Disturbante. A tratti difficile da leggere, per il dolore che le vostre parole, anche a distanza in alcuni casi di tantissimi anni, portano con sé.
Oggi parlo di un tipo di punizione.
Che tutti avete vissuto. È quasi come se decine di aguzzini si fossero formati per punirvi nello stesso modo.
Chissà forse è davvero accaduto questo. Forse si sono ritrovati e, nel loro malcelato sadismo, uniti da una forte frustrazione personale hanno stilato una sorta di regolamento interno. Da diffondere di orfanotrofio in orfanotrofio. Da collegio a collegio.
La punizione che tutti, bimbi e bimbe, anche solo una volta hanno vissuto è quella delle “mutande in testa”. Detta così sembra quasi un gioco, una sorta di leggera presa in giro. Per questo la spiego attraverso un collage di vostre parole, pescate davvero a caso tra le centinaia di mail che ci sono arrivate e tra i colloqui fatti fino ad oggi.
“Di tutto è la cosa che più mi è rimasta impressa. E quando ho avuto il mio primo figlio, ti confesso che all’inizio è stata dura. Lui si faceva la pipì addosso ed io avevo delle crisi isteriche. Pensavano fossero crisi post partum, si dice così vero, invece…..”.
“Era impossibile che non ci facessimo la pipì addosso. I più grandicelli avevano trovato un metodo. La sera non bevevano e riuscivano ad affrontare la notte senza farsi la pipì addosso malgrado il freddo pungente. Però non hai idea di che sofferenza, non poter bere dal pomeriggio alla mattina dopo.”
“Si spegnevano le luci e le porte venivano chiuse a chiave, pertanto se anche avessimo avuto la forza di sfidare il buio, non saremmo potuti andare in bagno. I più piccoli era ovvio che si facessero la pipì addosso, per il freddo, poiché il riscaldamento non funzionava mai, ma anche per la paura. Piangevano, tremavano, di freddo e paura, ed al mattino il letto era bagnato…a volte non solo quello facevano…e lì sì, che cominciavano i veri guai”.
“Mio Dio se me lo ricordo…è come se fosse accaduto prima che mi sedessi qua davanti a te…ricordo che tutti mi guardavano, ma nessuno rideva. Pensavo “adesso chissà come mi scherzano” invece no. L’ho capito solo da grande. Non ridevano perché erano terrorizzati e sapevano che prima o poi sarebbe accaduto pure a loro”.
”Dopo un po’ ti ci abituavi. Nemmeno l’odore sentivi più, tanto era il puzzo che si sentiva in quelle stanze. Ricordo però che a una mia compagna che doveva spesso subire questa umiliazione, ebbe una sorta di reazione allergica. E in poco tempo perse tutti i capelli, mentre sulla testa le si formavano delle croste che continuava a grattarsi, facendosi uscire il sangue”.
La punizione dio cui si parla è quella di stare con le mutande sporche di pipì (ed altro) per tutta la giornata sulla testa. Quando al mattino c’era il “controllo” dei letti, dopo la sveglia, i bimbi che avevano appunto bagnato il letto venivano umiliati così.
Prima però dovevano pulire il letto: in alcuni casi ci avete raccontato che il letto veniva fatto pulire loro…con la lingua.
Il tutto in istituti dai nomi “angelici”, gestiti da suore, dame di carità, e quant’altro. Folli Kapò che nel 99% dei casi hanno vissuto un’intera vita, impuniti, facendo del male a generazioni di bambini.

Teresa Buonocore: non ti dimentichiamo

La ricorrenza del suo omicidio è caduta nei giorni scorsi.
Noi ne parliamo oggi.
Anche se in realtà lei è presente ogni giorno. Nell’impegno silenzioso di chi lotta. Di chi vince. Di chi cade e si rialza. Di chi non accetta di concedere questo mondo a chi abusa.
Ciao Teresa Buonocore.
Ciao mamma Teresa.
Sei l’aria che respiriamo.

Condannato per abusi su ragazza disabile: quasi 7 anni ad Aurelio Baisotti, il bravo parrocchiano.

Anche il secondo grado ha confermato la condanna per Aurelio Baisotti, ex assessore ai servizi sociali nonché “ottimo parrocchiano” del Comune di Borno (Bs).
Scende da 8 a 6 anni e 10 mesi anni la condanna (poiché quasi due di fatto li avrebbe già scontati tra domiciliari e carcere).
Della vicenda pubblicammo in esclusiva su questo blog la sentenza, alcuni mesi dopo la condanna di primo grado. E lo facemmo, mettendo anche stralci della difesa, a  dir poco ridicola, del parroco, che a processo prima che il Giudice lo “stoppasse” tesse le lodi del buon parrocchiano.
La scelta di parlarne nacque dopo aver ricevuto diverse segnalazioni da cittadini indignati di Borno, stanchi di sentire che malgrado la condanna in primo grado la ragazza vittima venisse ancora attaccata e sbeffeggiata.
Io personalmente mi sentii dire “ma con una moglie bella come quella che c’ha (sic), pensa che si sarebbe s….o una xxx come quella lì?! Il lavoro che fa la Prometeo è encomiabile, ma ammetta che stavolta proprio avete difeso la persona sbagliata” e ancora “ma tanto si sa che una così per una coca cola o poche caramelle farebbe qualsiasi cosa”.
Nella sentenza, che vi re-invito a leggere (e che trovate a questo link:

http://www.massimilianofrassi.it/blog/abusi-su-donna-disabile-la-sentenza-di-condanna-di-aurelio-baisotti-di-borno-bs-%e2%80%9cbravo-parrocchiano%e2%80%9d.html )
si citavano tra le altre cose le intercettazioni ambientali effettuate (con grande bravura!) dai Carabinieri di Breno. Intercettazioni che portarono a prove inoppugnabili. Le stesse che hanno condotto il predatore in carcere.
Anzi, di carcere in carcere, poiché pare che i detenuti non lo abbiano mai accolto favorevolmente. Ma si sa, loro non sono da considerarsi dei veri e bravi parrocchiani.

I bimbi abusati muiono più volte. Una breve riflessione.

In attesa del raduno nazionale vittime pedofilia, una breve riflessione:
”i bimbi abusati muoiono più volte”.
C’è un libro che mi sta molto a cuore. È del premio Nobel Josè Saramago e si intitola Il Vangelo secondo Gesù, sua personale riscrittura appunto della storia di Cristo, un Cristo sofferente, in perenne disequilibrio tra la sua parte umana (umanissima) e quella appunto divina.
Quando il libro uscì creò non poco scandalo ed il Nobel che quel anno pareva essere già nelle sua mani, fu rimandato di qualche tempo.
Mi è venuto in mente un passaggio di quel libro ieri, dopo il colloquio con una di voi. Una donna di circa 50 anni che mi ha detto una frase: “sai, io sono morta un sacco di volte, ma leggendo le testimonianze che da anni pubblichi, ho capito due cose: che non sono sola e che si può rinascere”.
Sul secondo punto abbiamo speso pagine e pagine (e continueremo a farlo), oggi pertanto mi soffermo sul primo punto. Ed a quello ricollego il libro.
Nel suo capolavoro Saramago ad un certo punto racconta l’episodio di Lazzaro. Solo che stavolta Gesù non lo fa rinascere, poiché una donna gli fa presente che nessuno dovrebbe provare per 2 volte la morte.
Ecco, quelli che io chiamo “i nostri bimbi” invece, nell’immane sofferenza in cui vengono catapultati, la morte l’hanno provata, una, due , tre nove, venti, cento volte.
Morendo nell’anima, prima che nel corpo, hanno dovuto (e spesso ancora devono) vivere e replicare più e più volte quel infinito dolore.
Però – c’è sempre un però che cambia il corso delle cose –  hanno anche avuto il dono di poter rinascere, una, due , tre nove, venti, cento volte. E quando hanno avuto l’opportunità, e la forza, di abbracciare la vita, tutti quei ripetuti lutti, sono finiti in fondo al pozzo nero che contiene i ricordi più inutili. E con loro i dolori che hanno generato.

Raccontare la propria storia di vittima della pedofilia: fate attenzione.

Per primo in Italia tramite un pionieristico sito internet ho avuto l’ardire di convincervi a raccontare le vostre storie. Sapendo che avrebbe fatto bene a voi ed a tante persone come voi. Negli anni credo mi abbiate scritto in migliaia e periodicamente una selezione di quelle storie è stata messa sia qua che nel sito di Prometeo. Certo allora Facebook non esisteva ed i blog pure erano davvero pochi.
Oggi però iniziative come la mia si sono moltiplicate. Sapendo che capirete cosa voglio dire mi permetto solo di darvi un suggerimento: evitate di raccontarvi al primo che passa. Evitate siti/pagine Facebook che sono più specchietti per le allodole e che servono forse più a sapere chi siete, dove viete, che altro.
Molti sicuramente saranno in buona fede, altri non lo sono per nulla.
Appuratevi sempre di vedere chi c’è dietro, informatevi se sono supportati da Associazioni serie. Altrimenti rischiate di ricadere in una situazione che non credo sia tanto diversa dall’abuso. E una volta lì, di non parlarne mai più, non fidandovi di nessuno.
Facendovi quindi ancora più male.

Bambini scomparsi, i nuovi dati di Missing Children.

Bambini scomparsi, i nuovi dati di Missing Children.

800mila bambini scomparsi (e ragazzi under 18) che scompaiono ogni anno negli Usa (alcuni volontariamente!).

Si raggiungono punte anche di 2mila al giorno.

204mila quelli sottratti da familiari che poi li tengono nascosti o li fanno espatriare insieme a loro (sempre dati USA).

10mila quelli in Europa (con una media di 27 al giorno, negli undici paesi europei monitorati da Missing Children)

 3mila quelli che scompaiono in Italia.

Per ripassare il tema:
http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?action=new_pg&cl=3&ip=4&iv=4&im=156

Abusi nei collegi: mandateci le vostre storie.

Fame, freddo, pianti puniti con docce gelide o frustate. Sevizie. Abusi sessuali o botte. Bimbi che si fanno la pipì addosso (per freddo o paura) e per questo subiscono le peggiori umiliazioni. Bimbi che rubano il cibo ai maiali per potersi nutrire.
Sono solo alcuni spunti, tolti a caso, dalle centinaia di mail che ci avete mandato sugli abusi nei collegi/orfanotrofi.
Continuate a farlo, a scriverci: info@associazioneprometeo.org  oppure
fax 035 656895 – 0364 880593 Grazie.

Endometriosi. Una testimonianza.

Endometriosi: donne, informatevi per favore!

Il post di oggi nulla ha a che vedere con il tema di questo blog: la difesa delle vittime della pedofilia. Però è un tema che coinvolge moltissime amiche di questo blog. E per questo ne parlo, chiedendovi (come sempre fate) di leggere e diffondere.
E’ una lettera apparsa sul settimanale Vanity Fair. Scritta da una donna. Malata di endometriosi. Malattia che coinvolge tantissime donne (pare il 10% della popolazione al femminile). Malattia assolutamente poco considerata/conosciuta.
Quindi, per favore, leggete. Informatevi. E come qua abbiamo fatto per primi, non c’è nulla di meglio che imparare dalle parole di chi, sulla propria pelle, ha vissuto un dolore.

<< Ho 34 anni e sono malata.
ma non si capisce guardandomi perché la malattia si nasconde, è talmente dentro da risultare invisibile: si chiama endometriosi.
La diagnosi risale ad un anno fa, ma per arrivarci, per avere scritto nero su bianco il nome della malattia che ha cambiato il corso della mia vita, ho dovuto affrontare un lungo e faticoso percorso.
Tutto è iniziato quando avevo 20 anni. I dolori mestruali non mi davano tregua ma nessuno – né ginecologi né medico di famiglia – sembrava dare molta importanza alla cosa: “E’ normale soffrire un po’”, “nulla di grave, prenda la pillola”. Sono andata avanti così per anni. Mi imbottivo di antidolorifici pur di andare al lavoro, passavo notti in bianco contorcendomi nel letto, contavo i giorni che mancavano al ciclo successivo, per il terrore di soffrire ancora.
poi, la svolta: il desiderio di avere figli si affaccia quando incontro la persona giusta, i sogni, i progetti, i tentativi che falliscono. Intanto – siamo a 4 anni fa – comincio ad avere la febbre durante le mestruazioni, sto male, mi sento sempre più stanca, nel corpo e nell’anima. Vado al pronto Soccorso dove un bravo medico mi indica la strada: laparoscopia diagnostica.
Smuovo mari e monti per farla il prima possibile. Devo aspettare 2 mesi. E, nell’attesa il terrore di non poter avere figli ha offuscato tutto.
Il 31 ottobre 2008 l’esito. Mi dicono che NON ho l’endometriosi (non ci credo e i fatti dimostrano che ho ragione), che però ho le tube chiuse.  Intraprendo la lunga strada della fecondazione assistita ma quasi subito inizio a cercare medici più capaci di vedere e di ascoltare. Per chi soffre di endometriosi – lo scoprirò poi – un dottore che ti ascolta sul serio è fondamentale: ti aiuta a capire che i tuoi sintomi sono reali, che non esageri, che il dolore che provi ogni mese ha un nome, che non devi nasconderti.
Adesso so finalmente quello che ho, i bravi medici che ho trovato  mi accompagnano nella gestione della malattia.
perché l’endometriosi non si cura: è una malattia cronica, non esistono farmaci in grado di curarla.  Si può solo operare con interventi di laparoscopia che tolgano le aderenze. E ogni donna malata ha la “sua” endometriosi: può colpire tube, ovaie, utero, intestino, reni.
Io sto per affrontare il quarto tentativo di fecondazione assistita:
se non dovesse andare bene nemmeno questa volta, dovranno operarmi all’intestino.
Perché ho scritto la mia storia? Perché sono delusa.
Da qualche tempo in TV passa uno spot del ministero per le pari opportunità: si vede una ragazza leggere il diario della madre e scoprire che al donna ha sofferto di una malattia che le ha reso la vita difficile – ma non più di tanto, perché poi tutto si è risolto ed è arrivata lei. Bella la favola a lieto fine. Ma io? Ma noi? Tutte le donne GRAVEMENTE malate di endometriosi?
Di noi non si parla. Eppure questa malattia è una delle prime cause di sterilità femminile e ti obbliga, se vuoi un figlio, a estenuanti cicli di fecondazione assistita. Soprattutto, perché nessuno spiega alle giovanissime che non è normale avere dolori così forti durante il ciclo? Perché non si lavora a una normativa sulla fecondazione che sia un aiuto e non un ostacolo? Perché è fermo in Parlamento il disegno di legge per dichiarare l’endometriosi una malattia invalidante e concedere l’esenzione del ticket?
Segnali che almeno ci farebbero sentire meno sole.
perché siamo in tre milioni in Italia.
Siamo un esercito.
Un esercito senza voce.>>
Lettera di Alessandra Falavigna – da Vanity Fair 21.09.2011

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