Archivio di Ottobre 2011

Condannato don Paolo Turturro.

Condannato a 6 anni e sei mesi don Paolo Turturro, ex parroco di Santa Lucia. La sentenza è della quarta sezione della corte d’appello di Palermo che ha confermato la condanna inflitta in primo grado il 16 luglio del 2009. Il sacerdote era accusato di abusi da due minori di 14 anni che frequentavano la parrocchia. Durante il processo di primo grado, alcuni ragazzini della parrocchia, citati come testimoni del pm avevano ritrattato le accuse. Le due vittime, invece, hanno sempre ribadito la loro versione.
Fonte la Repubblica.it

A Teresa Buonocore, che ha vinto!

Grazie alle “attenuanti generiche” ma soprattutto alla possibilità di usufruire del rito abbreviato gli assassini di Teresa Buonocore, hanno ricevuto una pena a dir poco ridicola.
È pur vero che l’ergastolo nel nostro paese oramai non viene più dato. Ed è altresì vero che appunto grazie al rito abbreviato, gli sconti sono automatici.
Ma resta comunque, e spero che la famiglia di Teresa lo “capisca” e lo accetti, passato questo naturale momento di sconforto, resta dicevo la certezza. Che nessuna pena potrà mai riconoscere.
E cioè quella della vittoria di Teresa su chi ha fatto del male ieri a sua figlia  ed oggi a lei. Quella stessa superiorità che qua spesso abbiamo raccontato parlando del nostro Tommaso Onofri, rispetto ai suoi aguzzini.
Gente che verrà ricordata solo nelle pagine di cronaca più nera. A differenza del sorriso di un bimbo, Tommy, e di una mamma, Teresa, che continuerà a risplendere anche nei cuori di chi non li ha mai conosciuti di persona. Ma che da quei sorrisi, trae gioia e forza di vivere.
Grazie Teresa, non è una condanna maggiore o minore che determina chi ha vinto! È la stima e l’amore della gente.
Per questo, e solo questo, chi ha vinto sei tu!

Martedì su Radio Ies parleremo del predatore di bimbi disabili che forse verrà scarcerato!

A grande fatica stiamo leggendo le perizie psichiatriche fatte a Pietro Materi (a breve le mettiamo!).
Ieri il blog ha avuto un record assoluto di accessi ed il nostro post è stato ripreso da mezz’Italia.
Si è creato nel giro di poche ore un movimento di opinione incredibile.
Martedì dai microfoni di Radio Ies e poi subito dopo via Facebook e su queste pagine, vi diremo cosa serve che facciate.
Intanto, come ripetiamo spesso, non smettete MAI di indignarvi e restate sempre e solo dalla parte dei bambini!

Di estintori ed esternazioni dei pedofili.

Il pirla nella foto pare abbia dichiarato che lui “voleva solo spegnere un incendio”. Senza scomodare la “banalità del male” (io parlerei più di imbecillità di chi non conosce il bene), direi che la sua frase è coerente con quelle che sentiamo spesso pronunciare da pedofili e loro affini (leggasi parenti/difensori/fans).
A dimostrazione che davvero la loro totale mancanza di dignità va di pari passo con la loro assoluta codardia.
Da soli con una bambina, dietro il (fasullo) anonimato di uno schermo del pc o con un passamontagna circondati dal branco si sentono invincibili.
Presi uno ad uno. Smascherati. Col bimbo che punta il dito verso di loro dichiarando che il “re è  nudo”, invece si manifestano per ciò che realmente sono.
Inetti codardi. In grado solo di dire montagne di scemenze a loro difesa.
Capaci di intendere e di volere se abusano, ma incapaci di  intendere e di accettare che in questa società per loro non c’è posto. Nemmeno nel parlare. Poiché le loro parole, avendo valore zero, devono restare dentro di loro. Marce col marcio. E da lì non uscire più. Perlomeno non uscire se a debita distanza ci sono le nostre orecchie ad ascoltare.
Lui poverino voleva solo spegnere un incendio. È un bravo ragazzo, che studia psicologia (sic) “io lo conosco bene e credo a ciò che dice”….voleva spegnere un incendio. D’altronde cos’altro si può fare con estintore in mano vicino a del fuoco? Spegnere un incendio, appunto…

In arrivo nel blog.

La seconda parte del post di ieri, sulle esternazioni della psicologa……

ABUSI SU BIMBI DISABILI. Presto libero il predatore Pietro Materi, benchè ritenuto “pericolosissimo”?!

ABUSI SU BIMBI DISABILI. Presto libero il predatore Pietro Materi, benchè ritenuto “pericolosissimo”?!
Da quando abbiamo conosciuto il papà del filmato, facendolo aderire al nostro coordinamento vittime, il tema degli abusi sui bimbi con handicap, è diventato per noi prioritario.
Da ieri abbiamo saputo che il processo a Pietro Materi, il predatore di bimbi disabili, rischia di ripartire da capo, poiché il collegio giudicante deve cambiare.
Così facendo malgrado i documenti che stiamo analizzando parlino di una persona “pericolosa”, Pietro Materi tornerebbe in libertà.
Malgrado i video da lui stesso prodotti lo ritraggano, nei bagni di una scuola, mentre abusa del nostro bimbo. Già, nostro.
Qua ritrovate la storia tramite il racconto di quel padre. E nel blog, nello spazio categorie, basta che digitate Pietro Materi e ritrovate i vecchi post.
Tra qualche giorno vi diremo cosa serve facciate. Perchè stavolta abbiamo bisogno davvero tutto il vostro aiuto!
Altro che indignati. Noi siamo incazzati. E pure tanto.

parte 1:
http://www.youtube.com/watch?v=SDgUK5xCgnc&feature=related

parte 2:
http://www.youtube.com/watch?v=axDm2XPQhC4

Gli ignoranti e le vittime della pedofilia. Parte 1/2

Come si capisce se chi hai davanti sa cosa vuol dire occuparsi delle vittime della pedofilia?
Semplice. Basta ascoltare cosa dice. Guardarlo/a negli occhi ed caso oltre cosa dice. Scorrere quel lungo elenco di parole, infilate una dietro l’altra, per avere poi una chiara visuale del suo pensiero.
E soprattutto per capire da che parte sta.
Chi ieri durante un futile programma televisivo ha pronunciato le seguenti parole, non solo ha già deciso da che parte stare. Ma probabilmente vive grazie al vostro dolore. Più il dolore rimane, più voi pagate: profumate parcelle. Di quelle che garantiscono le dosi necessarie di botox, per accettarsi quando ci si guarda allo specchio e nella società frequentata. Così come i maxy studi, dove ricevervi dopo che avete passato almeno 4 assistenti, che neanche Lady Gaga.
Luoghi dove al posto del vostro nome, vi viene assegnato un numero: quello del protocollo della pratica che contiene i vostri dati sensibili.
Solo numeri. Voi. E quelli del vostro conto corrente saccheggiato per gonfiare il loro.
Peccato. Se solo sapessero che la ricchezza più grande sta proprio nel guardarvi negli occhi e riportarvi alla vita.
Queste le parole:
 “La pedofilia rimane un marchio per tutta la vita, il bambino non se ne libera più…
Nella maggior parte dei casi il maschio abusato diventerà pedofilo, la femmina svilupperà disturbi alimentari”

Nota: più tardi le commentiamo. Una per una. Rimettendo le cose al giusto posto.
Ve lo dobbiamo…

Ancora abusi a danno di ragazze disabili.

Siamo solo ad una fase preliminare (il rinvio a giudizio) che non vuol dire molto anche se è già un traguardo per lei.
Confidiamo però che il prosieguo garantisca giustizia alla vittima.
Che è una ragazza con problemi psichici ospite di una casa famiglia, dove ben 7 persone l’hanno abusata, facendole assumere alcool e droghe.
Ed ora è stata fissata per il 02 novembre, l’udienza preliminare presso il Tribunale di Agrigento.
L’età dei presunti abusanti spazia dai 26 ai 50 anni.

Oddio, cos’ho combinato ?!?!?! ;-)

Max… ma hai visto cosa hai combinato?
Non so se te ne rendi conto… ora provo a spiegartelo: TU hai preso delle persone che erano convinte di non essere “nessuno”, che erano convinte di non essere capaci di amare, persone che nella vita non hanno imparato altro che essere un oggetto nelle mani di qualcuno… TU le hai messe insieme… e cosa è successo? è successo che quelle persone hanno scoperto che i loro sogni potevano riprendere a volare… hanno capito che non erano affatto vuote… abbiamo capito che siamo capaci di dare, di dare tanto… abbiamo capito che in una Famiglia ci si rispetta, ci si aiuta a vicenda… e abbiamo anche scoperto che in una Famiglia si ride, si scherza, si va in giro a far baldoria… ma che si può anche piangere insieme, che ci si può far forza a vicenda, che si può chiedere aiuto… abbiamo capito che siamo persone “normali”… che possiamo avere una vita “normale”… che possiamo VIVERE, non soltanto sopravvivere… ma soprattutto abbiamo capito che non saremo soli mai più, nessuno di noi lo sarà mai più… e tutto questo grazie a TE… Grazie Max, immensamente GRAZIE.
”Monica” & co.

La vostra voce. I cocci della mia anima frantumata: la lettera di Chiara al suo carnefice.

Solo negli ultimi quattro giorni, 15 nuovi amici hanno aderito al nostro coordinamento. 15 anime che abbiamo incontrato e che ci hanno onorato, con la loro presenza e le loro parole, aprendoci il cuore come forse mai prima d’ora avevano fatto con qualcuno. Dire che sono anime speciali, significa cadere nella ripetizione, ma mai come ora tale ripetizione è obbligatoria. “Chiara” (nome inventato ma per lei importante e simbolico) è l’amica che oggi vi presento. Tolgo dal cassetto la sua storia, ne abbatto in qualche modo la privacy, perché voglio che da adesso in poi anche voi le vogliate bene quanto gliene voglio io.
La accogliate e, con il cuore in mano, le diciate che bella persona è.
Io che l’ho incontrata mi faccio garante della sua bellezza, di quella dolcezza rimasta intatta malgrado anni di sofferenza. Ma anche del suo stupore nel vedersi accolta, la sua difficoltà a capire che sì, stupenda lo è per davvero, e basta guardarla negli occhi, per volerle bene.  Chi fino ad oggi le ha fatto solo tanto male invece, quella capacità di osservarla, quella sua grandezza, non l’ha mai capita. Perché certi soggetti sono così. Nascono per abusare. Muoiono senza aver mai davvero conosciuto l’amore.
”Gli uomini non cambiano”, cantava Mimì, e non cambierà mai l’essere che ha ferito “Chiara”.
Ma può cambiare invece lei. Deve cambiare lei. Aprendo le porte al mondo. Tornando a fidarsi dell’amore, quello vero, a doppio senso non a senso unico. E un domani presentare a noi il dono più bello che la vita le avrà portato.
Io so che ce la farà. Ci scommetto tutto l’oro del mondo.
Voi fatele sentire su Facebook (e pure qua) il vostro calore. Riscaldatele il cuore. Credetemi, le servirà e mi auguro saprà farne buon uso…..
Ciao Chiara, grazie di questo incontro, abbiamo tanta strada da fare, ma insieme sarà ancora più bello percorrerla.

Eccomi qua…a riunire i cocci della mia anima frantumata, non mi riconosco più, non so più chi sono veramente.
Tutto ha avuto inizio quando ti ho conosciuto, sei stato il primo e unico  vero amore della mia vita, ti ho amato con tutta me stessa, come mai avrei creduto fosse possibile, pensavo tu fossi l’uomo della mia vita e ti ho messo tra le mani la mia anima, ma tu l’hai distrutta e ora sono persa non so più dove andare.
Ho tanti perchè che non hanno trovato una risposta, continuo a chiedermi dove ho sbagliato,cosa c’è di sbagliato in me, rimugino tra i se e i ma senza trovare una soluzione.
Tutto è cominciato dal tuo essere così geloso, non potevo uscire più con le mie amiche, non potevo più andare in Parrocchia e non potevo neanche uscire a far la spesa con mia mamma perchè chissà chi avrei potuto incontrare!! Ti ho amato così tanto che mai e poi mai avrei pensato di tradirti.
Ho smesso di volermi bene il mio primo giorno di tirocinio da infermiera, a fine turno ho accompagnato un mio compagno alla fermata del pullman, tu eri lì nascosto, mi avevi seguito… hai iniziato ad insultarmi e io non capivo il perchè, credevo di non aver fatto nulla di male e invece…sei tornato a casa ed hai incominciato a graffiarti, hai simulato un tentato suicidio e dentro me è scattata un odio per quello che sono, perchè inconsapevolmente ti avevo procurato un dolore enorme.
Da quel momento più nulla è rimasto uguale, durante le discussioni mi hai lasciato spesso per strada, a chilometri da casa, sotto la pioggia, mi hai riempito di insulti, anche davanti ad altre persone, mi hai minacciato, mi hai tolto tutto ciò in cui io credevo e sono diventata niente, perchè non hai mai capito quanto tenevo a te? Credevo che il tempo potesse aggiustare le cose, credevo che isolandomi da tutto potessi acquistare fiducia in me, invece non è servito a niente.
Poco dopo sono rimasta incinta, ricordo ancora il tuo sguardo quando l’hai saputo, mi hai detto “ il bambino non è mio, è del tuo amante perchè tu sei una puttana!!”, il mondo mi è crollato addosso, avevo 19 anni e avevo paura. Mi hai lasciato due giorni da sola, in posto dove non conoscevo nessuno, ho deciso di interrompere la gravidanza perchè non ero capace di fare la mamma, perchè avevo paura di tutto anche di me. Mi hai sempre accompagnato alle visite, ma non hai mai voluto partecipare, neanche quando la ginecologa ti chiedeva di entrare, tu rispondevi che il problema non era tuo e potevo fare quello che volevo.
Mi ricordo che quando vomitavo mi accompagnavi in un campo, tu rimanevi in macchina e cantavi, da allora non riesco più ad ascoltare quel gruppo senza che mi vengano in mente quei giorni.
Il 23 agosto ho messo fine alla futura vita, quel giorno diluviava, come se qualcuno più grande di noi stesse piangendo per il gesto che stavo per compiere. Tu hai perso una giornata di lavoro per accompagnarmi e ho dovuto pagarti per questo, durante l’intervento sei stato fuori dal reparto, sentivo la tua voce chiacchierare con altre persone, avrei voluto stringerti la mano, avrei voluto piangere con qualcuno, invece l’unica persona che mi ha rivolto la parola è stata un’infermiera che mi ha somministrato l’antidolorifico. Durante l’intervento ho avuto dei problemi, ma tu hai detto ai medici che non mi conoscevi, mi sono autodimessa  perchè non sapevo come tornare a casa e da te neanche una parola. Nei giorni successivi ti ho cercato, ho aspettato ore davanti alla tua porta ma non mi hai mai aperto. Ho pensato più volte di togliermi la vita, perchè da quel giorno Chiara è morta insieme al suo bambino.
Settimane dopo mi hai cercato e io sono tornata da te, pronta a ricominciare, persa più di prima con un odio inverosimile verso me stessa, mi facevo e mi faccio schifo. Da allora sono passati quattro anni, ho continuato a stare con te, a sopportare ogni insulto, ogni umiliazione, mi sono umiliata davanti alla tua famiglia per avere un briciolo del tuo affetto ma non è servito a niente… ho provato ancora una volta a mettere tutto nelle tue mani, o forse l’ho fatto fin da subito e non sono più riuscita a riprendere il controllo sulla mia vita. Sei stato e sei tutt’ora l’unica persona a cui abbia raccontato degli abusi da parte di mio zio, ma tu mi ha detto che era colpa mia, perchè mi facevo toccare perhè sono una puttana!! Le minacce sono diventate sempre più dure, fino a che una sera mi hai detto che mi avresti ucciso perchè avevo guardato troppo un nostro amico ad una cena… urlavi, ti dimenavi ed io ho avuto veramente paura di morire, tre giorni dopo ti ho lasciato e tu hai detto va bene… forse non ti importava di me già da un po’, ma allora perchè continuare a stare con me se per te sono solo una lurida e schifosa puttana che non merita di vivere??
Non mi hai  più cercato per giorni, ogni tanto mi scrivi che ti manco che ti ha rovinato la vita, che nonostante tutto saresti pronto a perdonarmi e a tornare da me.
Io mi sono persa, non trovo più Chiara in ciò che sono, mi odio, mi faccio schifo, non capisco dove ho sbagliato, non capisco cosa c’è di sbagliato in me… sono passati sei mesi, com’è ancora soffocante e irruente il pensiero di te. Sento ancora le tue parole, quando mi guardo allo specchio vedo i tuoi occhi schifati per quello che sono su di me.
Non sono  più in grado di gestire la mia vita, mi riempio la giornata di cose da fare per non pensare, mi sento sola, persa, da dove posso ricominciare? Se le persone che ho vicino sapessero veramente chi sono, mi vorrebbero ancora bene? Non so se riuscirò mai a trovare una risposta alle mie domande, non so se riuscirò mai a sorridere con il cuore e non più con la maschera che indosso ogni giorno per nascondere tutto agli altri, perchè in fondo penso di proteggerti, è tutto  dentro me nessuno saprà mai quello che è successo e tutti continueranno a stimarti, mentre io mi odio.
Non riesco a non pensarti, sei un chiodo fisso nella mia anima, nel mio cuore, nella mia testa…se solo avessi capito quanto ti amavo!! Le lacrime continuano  a scendere calde sulle mie guance, ogni piccola cosa mi ricorda te, non so se riuscirò mai a superare questo dolore, non so se merito di essere felice… non riesco ad odiarti, ogni tanto ti incrocio per strada e vedo la tua nuova vita, ti vedo sorridere, io non faccio che piangere e chiedermi il perchè, se avessi potuto leggere nel mio cuore avresti scoperto quanto amore c’era per te…ora non è rimasto più nulla, è distrutto, dilaniato, senza forze, svuotato…continuo a farmi scivolare la vita addosso in questi giorni che passano, arrancando, aspettando la sera per poter piangere le mie lacrime affogate nel cuscino, e ogni giorno perdo un po’ di me, se ancora ne è rimasto e cado in un baratro nero dove non vedo uscita.
”Chiara”

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