Archivio di Novembre 2011

Pietro Materi predatore di bimbi disabili, per la difesa “incapace di intendere e di volere”.

Altra udienza shock, ieri preso il tribunale di Potenza.
Ascoltati alcuni periti per il processo che seguiamo molto da vicino, quello a carico di Pietro Materi, predatore di bimbi disabili.
Facciamo fin d’ora una premessa, senza alcuna polemica, ma pur sempre con l’amaro in bocca:
se non ci fossero state le prove provate di questi abusi (ovvero i filmati che lo stesso Materi realizzava mentre abusava i bambini), nessuno avrebbe mai creduto alle sue vittime e noi saremmo attaccati dai suoi simili e da chi ha l’interesse a che di pedofilia non si parli.
Nell’udienza di ieri è nuovamente emersa la tesi dell’incapacità di intendere e di volere, ultima e unica arma a cui i suoi difensori possono aggrapparsi. Tesi peraltro smentita dalle perizie che al contrario parlano di un pedofilo sempre consapevole delle proprie azioni.
Il processo che rischiava di subire un brusco arresto (e che invece, grazie anche all’eco di tale pericolo partito proprio da questo blog è stato evitato) ora ha ripreso a gran velocità. Pare che il collegio giudicante voglia arrivare a sentenza già prima del prossimo Natale.
Materi rischia, per fortuna dei nostri bambini, un pesante condanna.

Nota:
leggendo questo passo da una delle perizie non possiamo non pensare a quei soggetti che da anni, dietro il finto anonimato di un computer, fanno un lavoro di attacco alla nostra Associazione. Incredibile come queste parole, scritte sul Materi, li rappresenti:
«Per una persona che si è sempre sentita svalutata, emarginata, rifiutata – spiegano i periti che evidenziano il trascorso di emarginazione di Materi a partire dalla sua esperienza alle elementari quando una maestra molto severa si sarebbe fatta gioco della sua balbuzie (fino a una deriva narcisistica fatta di arti marziali e body building dopo un paio di amori non corrisposti) – si dischiude un orizzonte entro il quale finalmente poter curare le sue ferite e conquistare la stima e il rispetto degli altri, e non di gente qualunque!»
Prossima udienza: 12 dicembre.

La storia di Irena e dei 2500 bimbi da lei salvati. Insieme al nostro omaggio.

È appena trascorsa la settimana dedicata alla carta dei diritti dei bambini, il cui culmine è stato proprio ieri con la giornata mondiale per i diritti dell’infanzia.
Esperti di tutti i generi sono spuntati con pubblicazioni, convegni e quant’altro. Fino a ieri, appunto. Da oggi torna il silenzio.
Sempre fino a ieri su Facebook tutti gli utenti erano invitati a mettere nel proprio profilo la foto di un cartone animato, legato alla loro infanzia. E da oggi, Cartoonia torna ad  essere popolata poiché appunto le stesse immagini vengono rimosse a tutta velocità.
Questa la premessa ad una storia che vi voglio raccontare e che, proprio grazie al post di una amica su Facebook, ho scoperto solo di recente.
Dopo aver letto la storia che vi riassumerò in poche significative righe spero accoglierete il mio invito di mettere, fosse pure per un giorno solo, la foto di questa donna meravigliosa nel vostro profilo, le cui gesta vorrei raccontarvi.
Una donna a cui si deve la vita di più di 2mila bambini e che prima di morire, in una intervista disse:
“il mio rammarico? Non averne potuti salvare di più”, mentre in una lettera scriveva:
« Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria ».
Questa donna, meravigliosa, si chiamava Irena Sendler (da nubile Irena Krzyżanowska).
Figlia di un medico polacco, di religione cattolica (il quale morì di tifo per aver voluto prendersi cura di quei pazienti che i suoi colleghi si rifiutavano di curare), in qualità di operatrice dei servizi sociali ottenne di poter lavorare nel Ghetto di Varsavia, proprio con il compito di riscontrare eventuali focolai di tifo (cosa che preoccupava non poco i Nazisti).
Così facendo (ma spacciandosi anche per tecnico delle fognature) riuscì, collaborando con la Resistenza (il suo nome di battaglia era Jolanta) a far uscire dal Ghetto circa 2500 bambini (molti i neonati).
Li nascondeva dentro ad un camioncino, o nel sottofondo di un carretto, immobili in grossi teli di juta. Con sé il suo fedele cane, che abbaiava fragorosamente quando i nazisti si avvicinavano per i controlli. Le urla del cane avevano il duplice scopo di tenere i soldati alla larga ma soprattutto di coprire i pianti dei bambini. Bimbi che una volta fuori dal Ghetto ottenevano falsi documenti con nuove identità e venivano portati presso famiglie ed orfanotrofi dove venivano accolti.
Arrestata dalla Gestapo fu condannata a morte (ma salvata in extremis dalla Resistenza, che corruppe alcuni soldati incaricati di fucilarla) e seviziata fino a lasciarle dei danni irreversibili.
Sotto ad un albero di mele sotterrò dei vasetti di marmellata, vuoti e contenenti solo dei fogli con le indicazioni anagrafiche dei bimbi salvati. La sua speranza era che una volta finita la guerra li avrebbe potuti riaccompagnare dalle famiglie. Speranza naufragata dal fatto che la maggior parte delle stese furono deportate ed uccise nei campi di sterminio.
La sua storia è venuta a galla alcuni anni fa grazie al lavoro di un gruppo di studenti del Kansas! Premiata da importanti riconoscimenti (in primis il Premio dei giusti), non ottenne però il Nobel, sconfitta da….Al Gore.
Alcuni anni fa, poco prima di morire, incontrò molti dei bimbi da lei salvati.
La sua è la dimostrazione che davanti ad orrori così grandi, non è vero che non si può fare nulla. Certo, ci si deve mettere in discussione, si deve lottare, non ci si deve arrendere MAI. Ma alla fine questi sono i risultati:
2500 bambini sottratti alla morte e donati alla vita.
Chissà se ti arriverà, nel dubbio ti mandiamo il nostro più sentito ringraziamento: ciao Irena.
Da oggi sappiamo di avere un alleata in più!

Nota: su You Tube trovate tantissimi filmati a lei dedicati. Questo un breve ma significativo omaggio:
http://www.youtube.com/watch?v=L4ooZWssCEY&feature=related

Riflessioni sulla condanna a Don Luciano Massaferro e sui suoi sostenitori!

Don Luciano Massaferro, per gli amichetti “Don Lu” (l’unico prete italiano che si fa chiamare con un soprannome più adeguato ad un trans che appunto ad un uomo di chiesa) è stato condannato anche in secondo grado, per abusi su una bambina (che da allora, tra l’altro, non può frequentare l’oratorio).
Per la Giustizia italiana quindi è, per la seconda volta appunto, un pedofilo. E la condanna non è stata nemmeno ridiscussa, anzi, i 7 anni e 8 mesi del primo grado sono stati riconfermati in toto, malgrado abbia già fatto un periodo di carcere ed ora se ne stia ai domiciliari. Basterebbe questo aspetto per far capire la gravità del fatto.
Ribadendo dalle pagine di questo blog il pieno supporto alla famiglia della bimba abusata, leggiamo con orrore che l’aula del tribunale era gremita di sostenitori del prete, che alla lettera della sentenza hanno sguaiatamente manifestato la loro indignazione.
Sui questi soggetti ho già scritto in passato e quindi riporto il link dove mi esprimevo al riguardo (ribadendo la mia disponibilità a fare quanto alla fine di quel articolo proponevo).
Qua aggiungo solo che è ora che chi di dovere impedisca che simili atti osceni in luogo pubblico avvengano. O, se non li si può impedire, che vengano perseguiti appunto come tali.
È altresì ora che si apra un’indagine su chiunque manifesti in quel modo a favore di una persona condannata per pedofilia. Poiché siamo convinti che non basti più chiamare come alibi il sonno della ragione. Qui siamo nel campo della più manifesta complicità!

Questo il link al precedente, attualissimo, intervento:
www.massimilianofrassi.it/blog/su-don-lu-e-chi-lo-sostiene-offendendo-la-vittima.html

Quale di questi è un bimbo che ha subito abusi? In attesa della giornata mondiale per i diritti dei bambini ecco un interessante test.

Quale di questi è un bimbo che ha subito abusi? In attesa della giornata mondiale per i diritti dei bambini ecco un interessante test.

Test. Guardate le foto che seguono, ma prima leggete questa doverosa premessa, con, per così dire, le istruzioni per svolgere al meglio questo “test”.
A seguire avete già visto esserci alcune fotografie. Tra queste c’è quella di un bimbo vittima di abusi. Mi dite qual è, secondo voi?
Indicatemelo (idealmente) e solo dopo aver fatto la vostra scelta, continuate nella lettura.

 

 

Fatto.
Se state leggendo a partire da qui, è perché avete ben chiaro quale sia il bimbo che ha subito abusi.
E lo avete indicato.
Peccato però che vi siate sbagliati. Troppo facile la risposta, non è il bimbo rappresentato dallo “smile” triste. Né quello piangente.
E se i più furbetti hanno odorato una sorta di trappola da parte mia ed hanno indicato una “faccina” sorridente, spiace dirlo ma pure loro hanno sbagliato.
Il bimbo abusato qua c’è. Ma non è tra quelli che vedete. O meglio potrebbe essere uno di quelli che vedete (sofferente o sorridente che sia, la fotografia d’altro canto coglie l’attimo non l’essenza di un’intera esistenza, quindi potrebbe pure essere quello che ride sguaiatamente!), potrebbe esserlo, ma non lo è.
In realtà il bimbo abusato non appare, pur essendoci, perchè è invisibile.
Invisibile, sì avete letto bene, per questo non avete potuto indicarlo con la certezza al 100% che fosse lui.
È  IN VI SI BI LE scandisco bene la parola perchè credo sia l’unica soluzione possibile a quanto continuiamo a vedere in prima persona ogni giorno nei nostri uffici o a leggere sui giornali.
Come definireste, o meglio, con che “smile” indichereste il bimbo  della notizia che vi copio e riporto:
<< SARONNO – Prima a mani nude, poi con una cintura e un battipanni in legno: così un pluripregiudicato di 43 anni ha picchiato il figlio di 7 anni fino a causargli un trauma cranico e contusioni multiple al volto. Secondo i carabinieri che lo hanno arrestato per maltrattamenti in famiglia, lesioni e abuso dei mezzi di correzione, non era il primo episodio di violenza: il bimbo era stato picchiato in altre occasioni e anche la mamma, da diversi anni, era oggetto di maltrattamenti e violenze fisiche, non sempre denunciati per timore della reazione del marito.>>
Ripeto: come indichiamo un bimbo così. Già picchiato in precedenza? Invisibile. Poiché a quanto pare nessuno lo abbia mai visto. Non i vicini di casa, i parenti, la scuola, l’oratorio.
Nessuno. Proprio perchè è invisibile.
Ora riguardate bene le foto riportate sopra. Ascoltate bene il battito del cuore di quei bimbi. E se saprete ascoltare, scoprirete che uno batte in modo diverso da quello degli altri…..

 Dedichiamo allora l’imminente giornata per i (violati) diritti dell’infanzia a chi contro quell’invisibilità, lotta ogni giorno.

Continuate a raccontarci le storie di abusi nei collegi. Oggi una nuova testimonianza.

Raccontateci le storie di abusi nei collegi italiani.

Anche se negli ultimi 15 giorni non ne abbiamo parlato continuano ad arrivare tragiche testimonianze di bambini abusati/maltrattati nei collegi italiani. Sono storie che in alcuni casi hanno anche 40/50 anni di età, eppure il loro dolore è così vivo, così presente da farle sembrare accadute appena ieri.
Stamani mettiamo una lettera aperta, ad una “suora”, che tale poi di fatto non era visti i metodi da aguzzina.
E ricordiamo a tutti di raccogliere queste testimonianze (indicando sempre i luoghi dove sono avvenuti i fatti) e di farcele avere agli indirizzi della Prometeo.

Suor Clara,
ci ho messo quarant’anni prima di scriverle questa lettera, il cui contenuto non risente del tempo trascorso.
Non ha in fondo molta importanza se si ricorda di me in particolare, le basterà tornare indietro nel tempo, negli ultimi anni ’60, quando nell’istituto nella quale prestava servizio era circondata da bambini, io ero e sono ancora uno di quei bambini.
Ricorderà anche che si trattava di infanti già pesantemente segnati da vicende personali e che, come saprà, la Provvidenza affidò a lei e alle altre sorelle.
Ora sono qui a dirle che, per quanto sfortunato possa essere stato il percorso che ha portato quei bambini in quel collegio di xxxxx (nostro omissis, ndr), le conseguenze di quel soggiorno sono state quanto di peggio potesse ancora capitargli.
Lei sa bene che non sto a rivendicare un amore che non ci avete mai fatto sentire, che pure sarebbe stata la vostra vera missione, ma a lamentare il dolore che ci avete inflitto, nel corpo e nell’anima. Un dolore da privazione, da afflizione, un danno esistenziale che ci ha minato la vita, le cui conseguenze scavalcano anche la nostra esistenza per ripercuotersi poi sui nostri cari, i nostri figli e il nostro mondo.
Sentivo il dovere di dirle questo, se non altro per tutte le volte che sono stato percosso da lei, ma mi astengo da ogni giudizio. Sono certo che essendo stata ordinata suora ed avendo colpito molto duramente proprio i prediletti del Signore, presto sarà giudicata con la spada.
Il giorno in cui la sua anima sprofonderà negli inferi comprenderà la portata del male che ha seminato nel mondo.  Nel tempo che le rimane, per orientare le sue preghiere, ravvivi il ricordo di quando usava il bastone piuttosto che il tubo di caucciù per colpire al cuore Nostro Signore.
Che Dio abbia pietà di lei.

È davvero pericoloso mettere l’immagine di un cartone animato in un profilo di Facebook? Le nostre considerazioni.

È davvero pericoloso mettere l’immagine di un cartone animato in un profilo di Facebook? Le nostre considerazioni.
Ricorre la settimana in cui si celebra la giornata dell’infanzia (20 novembre) e la relativa carta dei diritti dei bambini. Le tv si riempiono di spot. La cassetta della posta, di pubblicità. E soprattutto, come funghi in autunno, ecco spuntare in ogni dove, super espertissimi quotidianamente impegnati (a dir loro) nella tutela dell’infanzia. Ma lesti, quanto basta, nel defilarsi dal giorno dopo la fine delle celebrazioni.
Guardando i numeri di bimbi abusati, ammalati e non curati, abbandonati, uccisi nel mondo, mai documento peraltro fu più inutile, ma non è di quello che parliamo oggi (anche perché come Prometeo ogni anno, per scelta, il giorno della carta dei diritti dei bambini chiudiamo per ferie). Bensì di una iniziativa, a mio personale avviso molto simpatica. Che da due anni accade in questi giorni su Facebook. Dove gli utenti mettono, al posto della loro fotografia, quella di un personaggio dei cartoni animati possibilmente legato alla loro infanzia.
La cosa, dicevo, a me piace. E pure quest’anno, spazierò da Tex Miller all’Uomo Ragno ai Muppet Show.
Lo trovo un gioco simpatico, divertente e che colora un po’ il grigiore di certe pagine.
Da un paio di giorni però sono inondato di mails di articoli (alcuni attribuite addirittura alla Polizia di Stato, ma spero/credo fermamente che così non sia, d’altro canto si sa in internet gira davvero di tutto) che denunciano la pericolosità di tali immagini, poiché potrebbero, e qua cito testualmente: “attirare i pedofili”.
Ora vorrei fare ad alta voce, due osservazioni, una sugli adulti in Facebook ma prima ancora una sui bambini:
a)    se avete bambini che hanno una pagina in Facebook, (e qua premettiamo che già avreste toppato), ma dicevamo se ai vostri figli avete creato una pagina in Facebook spero allora avrete anche loro detto quali regole DEVONO avere.
Se non l’avete fatto siete doppiamente in mala fede. Ma come, date loro un mezzo così e non spiegate cosa sia?
Le regole peraltro sono quelle della società reale. Niente contatti con sconosciuti, niente foto loro (quelle che poi magari mettere voi mentre fate loro il bagnetto o li portate in spiaggia semi nudi, poi nudi che semi, e quindi ben vengano i cartoni animati), niente fare a gara con i compagni a chi aggiunge più amici (ma si aggiungono solo quelli che davvero noi genitori, e loro bimbi, conosciamo) e se qualche estraneo li contatta dir loro che devono avvisare subito mamma e papà. In più bacheche chiuse (grazie alla opzioni sulla privacy) agli occhi indiscreti degli sconosciuti e via l’anno di nascita dall’intestazione.
Basta solo questo e potranno starsene felici ed allegri.

b)    Se siete adulti. Qua sinceramente non capiamo dove sia il problema. Anche perché dovrebbero valere le stesse regole di cui sopra. Non accetto sconosciuti, non racconto i fatti miei al primo che passa e che incontro. E se anche ho la foto di un cartone animato come profilo e, come qualcuno ieri ci ha scritto, ”mi contattasse un pedofilo?” la risposta è : magari lo facesse! Perché voi avete 50anni e saprete come difendervi!
Quindi, ricapitolando questa nostra chiacchierata (scritta proprio come se lo fosse).
Mette pure le immagini dei cartoni animati. Sono un modo divertente per ricordarci di quando eravamo bambini. E poi nel piacere di cancellarci l’anagrafe e tornare piccoli e spensierati, cogliamo magari l’occasione per far circolare quegli articoli, links, banner utili a quei bimbi che spensierati purtroppo non lo possono essere.
Grazie a chi non ha bisogno di un disegno animato in Facebook, per stanarli e predarli.

 

Coi soldi delle merendine le fa comprare i preservativi per stuprarla. Ancora abusi su disabili!

Abusi sui disabili. Altre due storie di ordinaria pedo-follia.

Il primo caso arriva dalla provincia di Avellino. Il verbale che stringiamo tra le mani è scritto in un linguaggio che più burocratese di così non si può. Ma forse questa è una fortuna. Poiché ci illude di tenere a debita distanza il male.
Il bimbo ha oggi 10 anni, 8 all’epoca dei fatti. Quando i genitori (sic) lo affidarono ad un conoscente (ancora oggi ritenuto da chi lo conosce “persona buona… persona perbene”). In cambio di soldi e regali (domanda: quanto vale la vita di un figlio per certe persone?) l’uomo (sic) si è preso in casa il bimbo. 8 anni, già detto, ma soprattutto una grave disabilità psico fisica.
Con lui viveva. Lui lo portava (non sempre) a scuola. Lui lo abusava sessualmente e nelsuo letto lo faceva dormire.
E’ stata propria la scuola allarmata dalle troppe assenza ingiustificate a muovere i primi segnali d’allarme. Che hanno portato all’arresto del predatore di bimbi disabili (di cui purtroppo sono state diffuse sono le iniziali: M.G.) ed alla sospensione della podestà genitoriali ai genitori.
Il bimbo oggi sta in una struttura protetta (di quelle che qualcuno vorrebbe far chiudere….) dove ci auguriamo riceverà le cure e l’affetto che gli sono dovuti.
Dimenticavo: gli abusi sono durati  due anni.
Il secondo caso non è di abusi a danno di minori, ma di una donna, gravemente disabile, “con la testa di una bambina”.
Stavolta abbiamo il nome del 65 enne che per tale reato è stato condannato a 7 anni e mezzo.
Si chiama Luigi Natali, è di Gallipoli ed ha abusato di una donna affetta da una grave disabilità psichica.
Sapete come si è scoperta la violenza (roba da non crederci).
I genitori della donna, aprendole la borsetta le hanno trovato dei preservativi ed hanno scoperto che glieli faceva comprare il suo abusante, facendole usare i soldi che la famiglia le dava affinché lei si comprasse i fumetti di Topolino e le merendine.
Dagli articoli di giornale oltre al nome dell’imputato apprendiamo anche quanto segue:
”Il pubblico ministero ha chiesto la trasmissione degli atti in Procura, per falsa testimonianza, per la figlia dell’imputato”, notizia che ci porta al post di alcuni giorni fa sui parenti dei pedofili.
Anche in questo caso le violenze sono durate due lunghi anni.

Chiesti 10 anni per il medico di base accusato di abusi a Bergamo. Una domanda però ce la poniamo.

Sul caso sappiamo molto più di quanto, per ora, non possiamo dire.
Certo è che come ci disse uno degli inquirenti, “è uno dei casi peggiori, se non il peggiore, che abbia mai visto in questa città”.
Per ora riportiamo solo la notizia, battuta peraltro da tutte le agenzie.
Il fatto sarebbe accaduto a Bergamo, quartiere di Redona. Lui, noto e stimato medico di famiglia (in internet ci sono ancora le sue foto durante una cena conviviale di gala) attualmente ai domiciliari, è accusato di abusi sui suoi giovani pazienti.
Basterebbe questo per aprire riflessioni, che ripeto, rimandiamo a data futura.
I fatti per ora sono che ieri il Pm Carmen Pugliese ha chiesto 10 anni (con il rito abbreviato che purtroppo si continua  concedere per questo tipo di processi). Dieci anni per ben 13 minori, “presunte vittime”.
I casi potrebbero essere di più. E con alcune famiglie pare ci sia già stata una transazione economica (altro fatto che evitiamo di commentare per oggi).
Una considerazione però ci va di farla .In attesa della prossima udienza che sarà il prossimo 28 novembre. A Vicenza per il caso del medico pediatra subito dopo l’arresto è apparsa sui giornali la sua foto, il nome e cognome, addirittura l’indirizzo di casa. A Bergamo a tutt’oggi nemmeno uno straccio di iniziale del nome.

Grazie Albettone. Grazie Joe. Esiste una terra felice e sicura per i bambini.

Grazie Albettone. Grazie Joe. Esiste una terra felice e sicura per i bambini.

 Una delle domande che più spesso mi viene rivolta è:
“ma come fai? Come fate tu e la Prometeo ad affrontare tutto questo?”.
La risposta, oramai la sapete, poiché è quella che dico sempre:
“nulla di speciale né di super-eroico, qualsiasi persona al nostro posto farebbe lo stesso, anzi di più”.
In realtà a fianco di questa sincera convinzione ve n’è un’altra. Che trova conferma nel lavoro che ogni giorno svolgiamo. Lavoro che dà sì tanto dolore, problemi, e schifo di varia natura, ma più di tutto regala tante tantissime soddisfazioni.
Nella lettera della mamma che ci segnala che la sua bimba si è innamorata del compagno di ballo. Nel sms di chi ti ringrazia perché sta tornando alla vita. Nel filmato con una canzone a te dedicata, postato sulla pagina di Facebook. In quegli occhi che tornano a risplendere e che non si abbassano più, cercando un punto indefinito sul pavimento, quando li guardi dritti.
In parole povere, nella vita che dentro molti di voi torna a riaffacciarsi ed a risplendere.
È, quello, il fuoco di Prometeo. Il fuoco appunto che il Prometeo della mitologia rubava agli “Dei” (a certi dei….)  per farne dono agli uomini. Offrendo calore, protezione, luce. Vita appunto.
Sabato scorso la vita ha bussato alla porta di Prometeo con una manifestazione a dir poco unica. In Italia? No, al mondo. Poiché non esiste posto al mondo, appunto, dove sia mai stata fatta una cosa simile.
Un paese (il grosso centro di  Albettone alle porte di Vicenza) rappresentato da un sindaco a dir poco straordinario (Joe Formaggio: sei grande!!!!) sindaco che negli ultimi giorni non ha fatto altro che rispondere a mail cariche di ringraziamenti arrivate da mezza Italia.
Arrivare ad Albettone, trovare il cartello stradale e sotto vedere la targa con la scritta “Qui difendiamo i bambini” credeteci, se vi diciamo essere stata una delle più grandi emozioni da noi mai provate.
Certo, dovrebbe essere scontata una frase così, ma questa società ci ha portati a doverla scrivere. A doverla gridare poiché la difesa dei più indifesi oramai pare essere diventata l’eccezione e non più la regola.
In una palestra gremita, con tutti i bambini delle scuole materne ed elementari si è firmata la delibera presentata in mattina in un apposito consiglio comunale. Dove all’unanimità si è siglato un patto, tra il Comune e Prometeo. Patto che ha come unica finalità, lo ripetiamo, la difesa dell’infanzia violata.
Patto che grazie all’eco che tale iniziativa (ripeto, unica al mondo) ha avuto sta già facendo il giro d’Italia!
E idealmente si è “scoperta” una delle targhe che sono state messe ai confini del paese.
Si dice che solo gli stupidi non cambino opinione. Da sabato pure noi non siamo più stupidi poiché abbiamo sempre pensato che non esistessero oasi felici per i bambini. Ora invece possiamo dire che una c’è ed è ad Albettone.
Paese che non ha casi attivi di pedofilia e quindi a maggior ragione ha dato vita ad una iniziativa importante.
Quella che ancora una volta (e ritorno così al modo con cui ho aperto questa mia riflessione) ci porta ad accompagnarvi su sentieri impervi. Dovete ci permettete di entrare dentro a quel buio, prendervi la mano ed affrontare el tenebre per tornare alla luce. E questo, e solo questo, è il dono più grande, ma anche la forza più bella che siete voi, a donare a noi!

 Nota a margine (che approfondiamo nel post a seguire): il sindaco dicevamo ha ricevuto centinaia di messaggi. Tutti di complimenti e richieste di poter fare lo stesso sul proprio territorio. Tutti tranne uno, lo stesso messaggio che stanno ricevendo quelle realtà dove a breve faremo delle conferenze e che hanno già pubblicato in internet il calendario.
messaggio che riportiamo nel post a seguire.

LETTERE DIFFAMANTI PER BLOCCARE PROMETEO.

LETTERE DIFFAMANTI PER BLOCCARE PROMETEO. Per la serie, la mamma dei cretini….
Come abbiamo detto nel post precedente sia noi che il Comune di Albettone siamo sommersi da mail di complimenti per l’iniziativa nata (aggiungo che a breve, tra le alte cose, porteremo ad Albettone Scotland Yard e presenteremo lì in anteprima nazionale il corso per le forze dell’ordine che stiamo preparando con loro!!!!!!!!!!!!). Solo una voce si è detta contraria. Capirete il motivo per cui non diciamo di chi è, ma vi riportiamo alcuni stralci, unendola ad altri di una lettera simile spedita ad altre realtà. In modo integrale invece riportiamo la risposta del Sindaco J. Formaggio (già in passato disturbato da una mail dei Falsi abusi). Risposta che vi fa capire la grandezza etica e morale dello stesso:
«Gentile sig. Sindaco Albettone. vista la sensibilità che Lei e la sua amministrazione dimostra verso temi cosi importanti e difficili, mi preme farle pervenire alcune informazioni che le consentiranno di avere una visione più chiara sull’argomento. L’associazione Prometeo gestita dal sig. M. Frassi è per nostra conoscenza personale fonte di forte dubbio sulle reali finalità espresse. La dove l’associazione si è manifestata si sono create situazioni critiche e quindi è bene che lei sappia ( Cazzano Bergamo , scuole materne Brescia, Rignano Flaminio ecc.) . »
Ad un altro ente si segnala invece:
Alla vostra cortese attenzione , vorrei segnalarvi alcuni collegamenti sulle reali finalità di Massimiliano Frassi e che a tuttora mai nessun caso è mai stato in alcun modo assistito dalla sua associazione. nel corso della sue attività . Questo messaggio ha lo scopo unico di mettervi nelle condizioni di un approfondimento sulla natura e le finalità del Frassi.” Seguono link a blog e siti dei soliti idioti. Interessante scoprire come noi non ci occupiamo di nessun caso (quindi, domanda, perché preoccuparsi di noi se siamo nulla facenti????). Ma il meglio lo si raggiunge qua, parlando di “insulti” ad un soggetto condannato per abusi e detenzione di materiale pedopornografico dalla Cassazione: “non vorrei apparire tedioso e quindi non la opprimerò sulle calunnie che il sig. frassi ha rivolto a Don Mario Neva di bs denunciandolo o a Don Marco Baresi oggetto tutt’ora di insulti dal suo blog…”
Torniamo però alla risposta del Sindaco che siamo certi è la stessa di voi tutti: 
” Non mi ha fatto nessuna cosa gradita e la invito a non mandarmi più niente e a non passare per il mio paese …
Non me ne frega niente dei vostri consigli
Vergognatevi
Il sindaco
Con rispettosi saluti
Joe

” Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono…….Poi vinci. ” [Mahatma Gandhi]
”Gli ignoranti vanno usati con cautela e agli analfabeti dev’essere proibito il compito della propaganda.” – Oriana Fallaci –

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