Archivio di gennaio 2012

Le mie bimbe molestate e lui libero e tranquillo. Perché?

Le mie bimbe molestate e lui libero e tranquillo. Perché?

Raccogliamo lo sfogo disperato di una madre. La cui vita, da alcuni anni, ha subito un brusco arresto ed una altrettanto brusca inversione di tendenza. La causa: il peggiore dei mali. Quello che a volte sembra surclassare il più forte dei tumori, resistente pure alle più moderne chemioterapie: l’abuso.
Nel suo caso verso la propria vita: quella rappresentata da due bambine, all’epoca dei fatti di 3 e 8 anni.
Bimbe che da un po’ di tempo non stanno bene ed hanno tutta una serie di malesseri a cui però non si riesce a dare una risposta.
Fino a quando l’amichetta della bimba più grande non raccoglie le confidenze della propria compagna di giochi: e spaventata ne parla subito con la propria madre, la quale avvisa la mamma delle bimbe.
E lì si apre un mondo. Di dolore, silenzi, minacce, paura.
Ma soprattutto un nuovo problema. L’abusante è minorenne ed il Tribunale competente è appunto quello dei minori. Ma è anche fratello del papà delle bambine e questo crea non pochi attriti in famiglia:
“pur rendendomi conto dell’assurdità, non riuscivo a perdonare a mio marito che ad abusare le nostre figlie fosse stato suo fratello minore.
Non gli perdonavo di stessere il fratello di un mostro!”.
Dalla famiglia peraltro arrivano i primi problemi:
“inizialmente ci minacciarono di morte. Poi addirittura cambiarono strategia offrendoci dei soldi per stare in silenzio”.
La madre però va avanti e denuncia appunto l’abusante.
Ma inizia un nuovo calvario.
“Veniamo noi periziati fino all’inverosimile, mentre non risulta che a lui sia successo lo stesso”.
Da allora (2006) è un via vai di assistenti sociali, psichiatri e quant’altro. La donna lascia il lavoro per stare più vicina alle bambine turbate da tutti i colloqui e pure il marito cambia lavoro, con una posizione che gli dà uno stipendio inferiore.
Sono passati quasi 6 anni ed ancora il Tribunale non si è pronunciato.
L’abusante resta libero.
Le vittime…no.

30 anni dalla morte di una bimba. Ricordo di Marzia Savio.

30 anni dalla morte di una bimba. Ricordo di Marzia Savio.

Accadde all’incirca 30 anni fa, in provincia di Brescia.
Una bimba di 11 anni uscì di casa con la sua biciclettina. E quando la ritrovarono, furono passati 4 mesi ed il suo corpicino straziato sparpagliato dentro ad una decina di sacchi della spazzatura pieni di acido muriatico…….
Si chiamava Marzia Savio. Oggi avrebbe la mai età e chissà cosa sarebbe diventata. Sicuramente una madre bella e  generosa, come tutte le madri (quasi tutte se pensiamo alle eccezioni spesso qua denunciate.).
L’assassino di Marzia un salumiere, Alfio Torrazzina. Disse che l’aveva fatto per soldi, perché voleva un riscatto che gli permettesse di pagare i debiti. Fu arrestato, condannato all’ergastolo, ma siccome la legge non sempre è uguale per tutti e soprattutto per i pedofili e gli assassini di bambini la parola ergastolo ha significati propri, da parecchi mesi ha scontato la sua pena ed è libero, si dice in un bel paesino con vista mare.
L’ergastolo invece continua ad essere applicato per i familiari di Marzia, e per tutti quelli che l’hanno conosciuta, il cui dolore ancora vivo ha il sapore quello sì di una condanna a vita.

Questa una breve intervista al papà di Marzia, a cui va il nostro abbraccio più sincero:
http://www.teletutto.it/videonews/30_anni_dalla_morte_di_marzia_savio/11678.html?uidy_58=TTappl.videonews.dettaglioVideoNews&record=4901

La storia di Lola. Morta a 3 mesi. E di quella carezza data da tutto il suo mondo.

La storia di Lola. Morta a 3 mesi. E di quella carezza data da tutto il suo mondo.

 Questa è la storia di una mamma, di origini indiane e dal nome esotico Panang. E della sua piccola figlia, Lola, nata in Germania dove la mamma da tempo vive.
Lola ha tre mesi. Panang 22 anni.
Alla nascita di Lola le è stata riscontrata una grave anomalia, che ha portato i medici a tentare l’impossibile: un delicatissimo intervento chirurgico. Al cuore.
La piccola, come previsto, non ce l’ha fatta.
La mamma l’ha cercata disperata non capendo dove fosse finita e a questo punto devo rivelarvi qualcosa di più sulla loro identità.
Panang è una bellissima elefantessa indiana e Lola la sua cucciola.
Entrambe, insieme ad altri elefanti, vivono nello zoo di Monaco di Baviera.
Per placare la disperazione di Panang e certi del fatto che gli elefanti hanno “consapevolezza di ciò che sia la morte” gli operatori dello zoo hanno riportato il corpicino di Lola alla madre. Che ha così potuto ….salutarla, dandole l’ultimo bacio, l’ultima carezza.
Cosa che poi a turno tutti gli altri elefanti hanno fatto, salutando la piccolina amata dall’intero branco.
Perché vi raccontiamo questa storia? Perché la sua morale ci riporta a tante altre brutte storie di infanzia violata che riportiamo qua ogni giorno e che fanno sorgere appunto questa riflessione: se davvero certi brutti esempi di uomini (e donne) imparassero dagli animali, quanta strada, in meglio, potremmo fare……

(nel post successivo trovate la foto).

La foto di Lola (parte 2)

Questa la foto di Panang, degli elefanti e della piccola Lola.

La storia la trovate nel post precedente.

I bambini delle fogne di Bucarest

Ora che lo rivedo per la prima volta dopo quasi 10 anni capisco perché il Governo rumeno si riunì d’urgenza.
peccato che le cose siano poco cambiate per i bimbi di strada…poco cambiate, se non in peggio….:

 http://www.youtube.com/watch?v=5quvqAlK9WU

Giustizia per le vittime del maestro di karatè pedofilo!

Giustizia per le bambine abusate dal maestro di karaté.
Vi riporto in evidenza questo vecchio post di un anno fa. Intanto rileggetevelo. Sarà una sorta di ripasso. Poi ne prossimi giorni capirete perché …..

http://www.massimilianofrassi.it/blog/maestro-di-karate-condannato-a-bergamoma-lavora-ancora-con-i-bambini.html

Nella foto Brian Matthewman un insegnante inglese di karate a processo nel Regno Unito per i medesimi reati di quello italiano. Una delle vittime era “troppo spaventata per chiedere aiuto”. Lui approfittava del suo ruolo di insegnate, per i suoi turpi fini, passando da palpeggiamenti a veri e propri abusi.

Adotta una bimba rumena. Per darle una nuova vita? Macchè, per abusarla.

Adotta una bimba rumena per darle nuova vita? Macchè, per abusarla.

Più tardi posterò un vecchio filmato di una mia partecipazione televisiva da Costanzo. Andai a parlare della situazione dei bimbi della Romania e accadde il finimondo. Governo rumeno riunito d’urgenza e non ricordo più quante puntate della trasmissione, dedicate al tema, con ministri ambasciatori e quant’altro. Accadeva più di 10anni fa, ma il problema resta, oggi come allora lo stesso. Identica la risposta ufficiale (il problema non esiste) identica quella sociale (…..) e intanto migliaia di bimbi sopravvivono in condizioni infernali.
Quel video, qua mi serve in realtà solo come spunto per una notizia, di alcuni giorni fa arrivatami appunto insieme al video stesso.
Un italiano, originario della Sicilia ma residente a Parma con la moglie (le cui generalità non sono state rese note) è stato condannato in primo grado a 7 anni di reclusione, con l’accusa di “violenza sessuale su una bimba di anni7”.
Questi i fatti: nel 2006 con la moglie consoce una donna poverissima che in Romania non riesce a mantenere i propri figli (ne ha 6). Dopo una assidua frequentazione (sic) la coppia porta la bambina in Italia. Di fatto con una sorta di affido non riconosciuto da nessuno, né in Romania né in Italia e pertanto illegale.
Malgrado questa evidenza carenza (se penso a quanta gente da anni invecchia dentro polverose liste d’attesa, facendo colloqui su colloqui per dare un futuro ai bimbi negli istituti…..) la coppia italiana iscrive regolarmente la bambina a scuola.
Fino a quando, per fortuna, una maestra attenta fa una segnalazione. La bimba si esprime con un “pesante linguaggio carico di riferimenti sessuali e parolacce”.
Dopo le indagini di rito si arrivano a smascherare gli abusi (la piccola veniva costretta anche a guardare video pornografici) ed al processo con relativo finale sopra citato: 7 anni.
Non sappiamo che parte in tutto questo abbia fatto la madre italiana. Né quella d’origine ma soprattutto non sappiamo dove sia oggi la bimba. Non mi stupirei l’avessero rispedita a casa in quanto straniera non in regola…
A lei resta quello che in passato abbiamo riscontrato purtroppo in altri bambini. Adottati (quelli in modo legale!), e grazie all’adozione sottratti a situazioni di abuso, per ripiombare poi in un mondo nuovo ma purtroppo per loro ancora abusante. Trovandosi a vivere a 4 o 5 anni il peggio di 10 vite. E sviluppando così l’idea che forse, davvero, tutti gli adulti sono pedofili……..

Abusi a Vallo della Lucania. Il quesito di Radio Ies.

Riprendiamo postandolo qua un intervento del grande David Gramiccioli di Radio Ies (www.radioies.it ), sul caso di Vallo della Lucania:

“Bello slogan : A testa alta, ma per sostenerne il peso, il valore ideale bisognerebbe ispirarsi allo stesso richiamo. Mi chiedo: se è vero quello che sostiene una mamma ai tempi dei presunti abusi, ricordo che una suora è stata condannata in primo grado a 8 anni per questa vicenda. Il sindaco di Vallo della Lucania (paese in contesto alla notizia) era il dottor Luigi Cobellis, oggi consigliere alla regione Campania. Perchè non solidarizzò con le famiglie dei bambini, bensì lo fece solo con l’istituto religioso?
Spero possa e voglia risponderci l’ON Cobellis.
David Gramiccioli – Radio Ies”

Si aggrava la posizione di Don Sergio Rappo.

Si aggrava la posizione del parroco di Schiò, don Rappo.
Nuove accuse arrivano sul tavolo degli inquirenti.
Pare che ci siano altri ragazzini che stanno denunciando l’ex coparroco di Schiò, Don Sergio Rappo: tra questi un 15enne che l’altro ieri ha aggravato con la sua deposizione la posizione del sacerdote, parlando dei “massaggi” che questo gli avrebbe fatto e per i quali si era allontanato dalla Parrocchia, non gradendo appunto tali comportamenti molesti.
Intanto torniamo a segnalare che per la prima volta in Italia una diocesi si è mossa nel modo migliore: per tutti.
Il vescovo di Vicenza Beniamino Pizziol (a cui va il plauso dal nostro coordinamento vittime per il precedente creato!) ha allontanato in “via cautelativa” il sacerdote coinvolto, pur ribadendo (giustamente) che l’allontanamento non va assolutamente visto come una anticipazione di colpevolezza, ma ha anche ribadito solidarietà alle vittime ed alla magistratura, “altrimenti sarebbe la confusione sociale”. Quella stessa confusione, servita altrove, per far assolvere delinquenti rei di aver sporcato la veste da loro indegnamente indossata. E quella dei bambini che hanno abusato.

27mila foto di bimbi abusati!

Quanti sono 27mila bambini. Riusciamo a contarli idealmente? Se li riunissimo potrebbero popolare un’intera città. Di bambini appunto. Accomunati, nella storia che vi sto per raccontare, non solo dall’età anagrafica. Ma anche da un altro fatto. Che, ne sono certo, avrebbero fortemente voluto evitare ma che invece, appunto,li riunisce: l’abuso.
27 mila sono infatti le foto pedofile sequestrate nel computer di un 46enne reggiano, tale Claudio Rinaldi. 27mila immagini pedoporno, da lui catalogate e raccolte (ma pare mani scambiate) insieme a ben 1000 video (e qua risulta difficile quantificare i bimbi, anche se “solo” un bimbo per filmato già basterebbe…..).
Col rito abbreviato che porta allo sconto di pena di un terzo (che non ci stancheremo mai di dire debba essere vietato ai pedofili), Claudio Rinaldi è stato condannato ad una condanna che finalmente ha un certo peso: 5 anni e 4 mesi di reclusione dati dal Gup Bentivoglio (la Pm Pantani ne aveva chiesti quattro e 40mila euro di multa) per la gravità dei fatti, “evidente prova di un comportamento insano”.
In conclusione una amara riflessione: la pena è, rispetto alla media, sicuramente alta. Ma non sufficiente. Forse si dovrebbe alzarla ed equipararla all’omicidio, o meglio, al concorso in omicidio. Dato che è cosa certa, molti dei bimbi che finiscono per essere carne da macello per realizzare foto/ filmati che questa gente guarda trastullandosi, sono destinati a morte certa…..nel corpo, dopo quella immediata dell’anima….

Nota: Non si registrano difese ad oltranze del soggetto da parte di parenti complici, né scuse del tipo “li ho scaricati per motivi di studio….”.

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