Archivio di febbraio 2012

Il pedofilo malghese e la sua esca.

L’esca. Ovvero, ecco come si adesca un bambino.
Abbiamo parlato ieri del modus operandi dei predatori di bambini. Tra questi rientra l’utilizzo di “esche”.
L’esca, come spieghiamo ai bimbi del vuole quando facciamo i nostri corsi, è quel bel vermicello grassoccio che si mette sull’amo affinché i pesciolini finiscano, poi, sulla tavola del pescatore.
L’esca è il mezzo subdolo che un soggetto debole (il pedofilo) usa per attirare a sé il suo pesciolino.
La storia di oggi ci riporta in Veneto. Lontano però dalle città, in una malga, dove un allevatore-malgaro di 70anni, Domenico Ronchi (difeso dall’avvocato Monica Cecchin)  nella primavera del 2007 aveva adescato una bimba che era andata nella sua stalla per vedere gli animali (l’esca…..!). Sulla stampa locale leggiamo che Ronchi “l’aveva aggredita e poi l’aveva molestata in maniera squallida”. La bimba lo conosceva ed i genitori si fidavano di lui. Infatti trascorrevano le vacanze in un appartamento, da loro preso in affitto, di proprietà dell’uomo.
La bimba, per paura e vergogna non parlò subito dell’accaduto, ma lo fece alcuni mesi dopo e i genitori sporsero immediatamente denuncia.
Malgrado il contadino abbia sempre negato i fatti e la difesa abbia puntato sulla non attendibilità della vittima, ieri Ronchi è stato condannato a (soli) tre anni e quattro mesi di reclusione.

Come operano i pedofili. Il caso di Finale Ligure e del pedofilo Giovanni Bocchio.


Alcuni giorni fa si è tenuto il processo di terzo grado in Cassazione che ha confermato la condanna di Giovanni Bocchio, 63enne residente nell’alessandrino, per abusi sessuali su una bambina adescata in un centro balneare di Finale Ligure.
Da evidenziare che Bocchio era già stato condannato in primo e secondo grado ma malgrado quello non ha mai scontato un solo giorno di carcere.
A difenderlo due importantissimi studi legali, quello del noto prof. Coppi e quello dell’avv. Andrea Vernazza, il cui nome è risuonato nei giorni scorsi nelle cronache nazionali in quanto legale di Giovanni Antonio Rasero, assolto in secondo grado (dopo una condanna in primo a 26 anni) per l’uccisione del piccolo Alessandro, di 8 mesi.
I genitori della bambina, all’epoca degli abusi di anni 5, sono stati invece seguiti per la parte civile dal legale Andrea Carminati e per la parte penale dall’avvocato di Prometeo, Stefano Paganelli.
Non riporterò quanto emerso dall’udienza: di questo caso parleremo a breve pubblicando per intero la sentenza di condanna con le relative motivazioni. Ciò che questo caso in realtà serve è per evidenziare ancora una volta il modus operandi di questi predatori di bambini.
Parlando con la mamma della bimba (bimba che oggi è una meraviglia e sta tornando alla giusta meritata vita!!!!) è emerso che tra i ricatti usati dal pedofilo per far tacere la bambina ci siano state minacce di questo tipo:
il pedofilo sapendo che la madre deve prendere l’insulina per il diabete diceva “se parli la tua mamma si ammalerà” e quindi quando la donna è stata male, la bambina ha avuto la conferma che il pedofilo aveva ragione.
Sapendo della crisi in corso tra i genitori (crisi esplosa poi per le pressioni del processo e che ha portato ad una separazione), l’astuto pedofilo ancora una volta ha sfruttato la situazione a suo favore, dicendo alla piccola che se avesse parlato “i suoi genitori si sarebbero lasciati”.
I pedofili ricordatevelo sono dei codardi. Altrimenti se la prenderebbero con loro pari, in gradi di difendersi. E usano dei mezzi come questo del sig. Bocchio, per spaventare i bambini.
Ecco perché ai vostri piccoli dovete parlare. E dire loro, una cosa che noi usiamo durante i nostri percorsi e le nostre conferenze: dite ai vostri figli che nessuno farà a voi del male, che nessuno vi porterà via o che vi accadrà qualcosa di brutto. Qualsiasi cosa loro vi raccontino. Anzi sappiano che vi devono raccontare qualsiasi cosa, soprattutto se si sentono minacciati da qualcuno.
Un qualcuno come Giovanni Bocchio che in questi giorni di sole entrerà in carcere.
L’unico posto al mondo dove le frasi contro i bambini , come quelle sentite durante il processo, (le frasi, figuriamoci gli atti) non sono tollerate.
L’unico posto al mondo dove chi è pedofilo, prega ogni singolo istante della lunga interminabile giornata, di non esserlo più…..

Ciao Giovanni. Salutaci Yara.

Ciao Giovanni. Salutaci Yara.
Io personalmente non l’ho conosciuto di persona. Ma l’ho fatto tramite le parole di chi operava con lui. E tutti raccontano di un uomo “pulito”, come pochi. Un uomo che mise tutte le sue (ultime) energie alla ricerca di una bimba che nel cuore era un po’ come se fosse figlia sua. La cercò quella bambina, giorno e notte.
E, assurdità tra le assurdità, quando ci fu di quella bimba – che risponde al nome di Yara – il funerale, lui non potè parteciparvi indossando quella divisa di cui andava fiero: la tuta gialla della protezione civile….
Ad un anno esatto dal ritrovamento del corpo di Yara, con una sorta di quadratura del cerchio, Giovanni Valsecchi è morto.
Ed a noi che di diritti dei bambini abbiamo fatto la nostra ragione di vita, è parso giusto ricordarlo. Mandando a lui un ringraziamento ed alla sua famiglia un caloroso abbraccio.
Retorica conclusione la nostra, ma sentita: bello sapere caro Giovanni che oggi puoi abbracciare Yara. Anche a nome nostro…

Padre separato pedofilo colto in flagranza.

Padre separato pedofilo colto in flagranza.
Il giorno di Carnevale è per i bimbi un giorno indimenticabile.
La possibilità di indossare i panni dell’eroe preferito, diventando piccoli Uomini Ragno o giganteschi Puffi, ma anche magiche Fatine o uniche Principesse, non capita tutti i giorni.
E quel momento resterà impresso nella loro vita, con quel giusto misto di poesia e sana follia. Divertimento e magia.
Anche per Saretta, nome di fantasia, il Carnevale di quest’anno resterà impresso a vita. Lei poi che vive a Venezia chissà quante maschere ha visto, quante ne avrebbe volute indossare.
Sicuramente l’ultima al mondo che avrebbe voluto vedere è quella indossata, metaforicamente, dal proprio padre (separato, ora si capisce il perchè) il quale è andato a farle visita presso la casa della nonna. Che attratta dalle grida della bimba lo ha letteralmente strappato di dosso dalla piccola.
L’uomo dopo essersi difeso, ancora seminudo è fuggito. Fino ad essere arrestato poco più tardi dalla Polizia arrivata sul posto.
Ora è in carcere. La polizia sta indagando e ancora non sappiamo se quel abuso sia l’ultimo di una serie realizzata, oppure il primo di una serie mancata, certo è che la bimba questo Carnevale non lo scorderà.

Le mamme di Prometeo – parte 1 / 2

Che belle che sono le mamme di Prometeo. Dolci leonesse, scogli che possono arginare il mare.
Hanno sguardi dolci e sorrisi generosi, anche quando sul cuore scendono copiose lacrime.
Si alzano di notte in punta di piedi per non turbare quei sonni già minati e contano le ore, aspettando che l’alba porti quella serenità sottratta qualche luna orsono.
Alcune di loro quelle ferite le conoscono bene e il dolore per questo è stato ancora più intenso.
Le mamme di Prometeo attraversano gelidi inverni a piedi scalzi e scalano lisce pareti di ghiacciai spesso senza alcun appiglio.
Il rischio di cadere nel vuoto è enorme, ma nulla può fermare il loro desiderio di riscatto, il bisogno di giustizia, il dovere di riportare pulizia dentro quelle mura sporcate da tristi vili mani.
Le mamme di Prometeo dovrebbero tenere delle lezioni. Nelle scuole. Dall’asilo all’università.
Per insegnare? No, troppo umili.
Per spiegare come il buio possa interrompere, all’improvviso, la vita ad  ognuno di noi. Ma anche poi, come da quell’interruzione, si sappiano trovare nuove energie per far risplendere il sole.
Grazie….è bello sapere che ci siete.

Le mamme di Prometeo – parte 2/2

Ieri si è tenuto il terzo grado di un processo per pedofilia. La mamma che ha atteso di sapere che ”nel nome del popolo italiano” il pedofilo che ha tolto serenità a lei e alla sua bambina venisse o meno condannato, era la numero 27. Davanti a lei quindi, in attesa del medesimo responso, 26 altre vittime dello stesso crimine. Compiuto da 26 predatori di bambini, provenienti da ogni parte d’Italia.
Come tutte le mamme (ed i papà, ma oggi solo di mamme parliamo) che incontriamo ha dovuto subire le peggiori cose, col solo scopo di restituire dignità e serenità alla propria bimba ferita. Nel suo caso dall’amico di famiglia, da quello di cui ci si può fidare, perché i pedofili, si sa, mica vanno in giro con la scritta “sono un abusante” in fronte.
Il lieto fine della sua storia non sempre arriva per tutte, ce l’ha raccontato ieri un’altra madre, andata due anni fa a chiedere aiuto ai servizi “istituzionali”, quelli predisposti a dare aiuto alle vittime (almeno sulla carta) ma che nella realtà dei fatti hanno nuovamente abusato di lei. E della sua bambina. Stringendo invece la mano al di lei marito, accogliendolo, proteggendolo.
Due mamme, due storie. Entrambe comunque a lieto fine. Poiché a prescindere dall’esito di una sentenza (che resta importante ma non deve prevalere sul resto) tutte e due oggi abbracciano forte le loro piccole e sanno che, quel abbraccio farà la differenza tra un futuro incerto e la giusta meritata serenità.

Gli uomini non cambiano. Certi poi…

Gli uomini, certi uomini, non cambiano.

Lo cantava bene Mia Martini in un Festival di San Remo di qualche anno fa, dove a vincere erano ancora le canzoni, lo confermano le cronache. Nere e non musicali, di oggi.
Certi uomini non cambiano proprio. E non parliamo qua di pene d’amore, tradimenti e rancori, parliamo di quegli uomini, pardon, quei maschi che proprio di cambiare non ne hanno voglia, peggio non possono. Poiché sarebbe come cambiare un braccio, un orecchio, un ginocchio. Servirebbe come minimo un intervento di alta ingegneria genetica, senza peraltro avere garanzie sulla buona riuscita.
Nel 2009 all’ospedale di Vicenza arriva una bimba di 4 anni. È stata letteralmente pestata a sangue.
Dal papà.
Il quale ha l’ardire di scusarsi e promettere “di non farlo più” e di essere stato disperato poiché rimasto “senza lavoro”.
Ora però torna in carcere poiché poco tempo dopo quel fatto e dopo una condanna, era uscito dal carcere e aveva replicato le aggressioni, coinvolgendo stavolta anche gli altri figli.
Interessanti i temi della giustizia: lui finisce in carcere nell’agosto del 2009. Oltre alle botte deve scontare anche una pena per detenzione di sostanze stupefacenti. La pena è di ben…1 anno e 8 mesi di reclusione, ottenuti col patteggiamento. Ne fa 5, di mesi, poi torna a casa. Ripesta a sangue i figli e ora, 2012, rientra per scontare l’anno e pochi mesi rimanenti.
Così folle questo percorso da sembrare una barzelletta. Di quelle che nemmeno a San Remo forse riuscirebbe a trovare posto. A meno che non torni Celentano, ma quella è un’altra storia….

6 anni col rito abbreviato a padre pedofilo!

Pensieri dalla riunione vittime pedofilia……

Da giorni devo scrivere un resoconto della intensa riunione del coordinamento nazionale vittime pedofilia avvenuta lo scorso week end.
Stamani ho pensato di farla con dei flash, appunti tratti dal mio quaderno, frasi sparse, frammenti di emozioni, grida di dolore soffocate dalla vita che prepotente ha riaffermato il suo bisogno di esserci, di farsi spazio. Basta davvero poco a volte, un piccolo fiammifero che fa breccia in un muro di tenebre.

 

Premessa:
C’è un’immagine che riassume più di tutte la due giorni appena trascorsa. Ha il volto di due bimbi, uno di pochi mesi l’altro di un anno, che sereni stanno in braccio ai loro genitori, ex anime ferite, oggi specchio di ciò che ogni “vittima” può/deve diventare. Uno dei due sgattaiola (indovinate quale?) più volte verso il tavolino delle caramelle e con fare da equilibrista si arrampica pescando a piene mani. L’altro si perde negli occhi dei genitori e per tutta risposta regala sorrisi che sono tatuaggi impressi direttamente nel cuore.
Ecco loro semmai ci fosse bisogno di ripeterlo sono la dimostrazione che nessun dolore vive per sempre.

Loro (anche loro) ci fanno tornare a casa “ubriachi di vita”.

 

Queste invece le vostre frasi (ognuna delle quali meriterebbe un post a sé stante):
”quando racconti a chi ti sta accanto cosa ti è accaduto rompi un equilibrio.
E due sono le scelte che si prospettano: c’è chi pensa “voglio rimanere nel mio mondo” e quindi nega l’aiuto e la comprensione del tuo dolore, oppure chi ti accoglie, crede, capisce ma decide pure di fare i conti con i sensi di colpa, le proprie responsabilità”.

“so come mamma che non si può arrivare ovunque, ma per dare il meglio a mio figlio farò di tutto, e in questo c’è anche il mio senso di venire qua”

“ognuno di noi ha il suo personale modo di trasformare il male in bene, ma non venga mai meno l’idea che questa cosa (trasf. male in bene) sia possibile!”

 

“il proprio riscatto inizia da quando non si è più soli!”

“quando ti prendi cura di qualcuno non puoi prenderti cura di te stesso”

“voglio smettere di farmi del male”

 

“si ha paura ad uscire dal dolore”

 

“siamo quello che facciamo, non quello che ci hanno fatto”

 

“ la psicologa che segue il mio ex marito sostiene che lui non è mica un pedofilo, è solo un dissociato sessuale”

 

  “smettiamola con l’equazione bimbi abusati diventano abusanti: vengano qua le psicologhe che vanno nei salotti televisivi a dire queste stronzate, per vedere se siamo diventati mostri o esempi di vita!”

 

“mia figlia guardandomi negli occhi, dopo avermi asciugato le lacrime mi disse: “mamma non preoccuparti ora papà è andato via”

 

“mi dicevano che ero pazza, che sentivo le voci, che avevo strane visioni…..poi anni dopo l’ho rivisto, ho ricordato tutto, ho dato un nome ai miei problemi, gliel’ho detto, ha ammesso tutto, non sono pazza!”

Coordinamento vittime pedofilia: un vostro messaggio

Si è tenuta una paio di giorni fa una due giorni con le vittime aderenti al “coordinamento nazionale vittime pedofilia”. A breve un nostro (atteso) resoconto. Oggi solo una lettera, tra le tante a noi lasciate in sede, alla fine della 2 giorni. Che faccia da stimolo a chi ancora non ci ha raggiunto:
“Alla Prometeo che 10 anni fa ha ascoltato, creduto e
risposto al dolore di mia figlia, anziché giudicarla, un abbraccio immenso!
Quando dico che mi avete ridato la vita, caro Max, non esagero (anche se tu no vuoi che lo dica), poiché è questo che è stato!
Se tu non avessi creduto, sarebbe ancora laggiù e io con lei!
Invece oggi sono dove sai……(…)

 .Nota: prossimo incontro domenica 26 febbraio!

Come usare il Blog
Libri
libro nero pedofilia
ho conosciuto un angelo
bambini bucarest
adesivo
prometeo

Per non dimenticare Tommaso Onofri

Tommy

Archivio
Powered by AtSafe