Archivio di Febbraio 2012

Alberto Stasi condannato: la nostra riflessione

Alberto Stasi (che tutti ricordate poiché…assolto per il delitto della fidanzata Chiara Poggi) è stato condannato per detenzione di materiale pedopornografico.
Chi lo difende ovviamente nega, probabilmente  ricorrerà in appello e parla di download non volontario, ma intanto in primo grado la condanna c’è, quindi in primo grado lo possiamo considerare pedofilo.
Ma non è di quello che vorrei parlare bensì della condanna a dir poco ridicola:
euro 2.540 di sanzione amministrativa.
Parlavo proprio ieri con un’agente della Polizia svizzera, specializzato nel contrasto al reato di pedopornografia. Mi parlava del turn over dei suoi uomini (non più di sei mesi) per l’orrore sempre crescente che ogni giorno si trovano a dove guardare.
Un pedofilo invece non solo non prova orrore, ma è lontano anni luce da lui il desiderio di fare un turnover, o anche solo una pausa. La sua dipendenza accresce giorno dopo giorno e lo porta appunto a scaricare sempre di più turpi immagini, con bimbi sempre più piccoli. E quello che a noi fa sta male, a lui dà piacere.
Tornando a Stasi ed alla sua, secondo me, assurda condanna vorrei sottolineare come il pericolo che passa da sentenze così ridicole sia una sorta di legittimazione delle pedopornografia. Mi spiego meglio: un pedofilo che scarica quel materiale sa benisimo che con 5 o 6 fotografie, o un paio di filmati, copre benissimo la spesa di 2.500 euro. Inoltre, salvo rari casi (vedasi Stasi poiché appunto già sotto i riflettori) il suo nome non uscirà mai e quindi la sua facciata resterà come la sua fedina penale: immacolata.
Il reato di pedopornografia quindi dovrebbe essere rivisto: poiché non si tratta “solamente” di avere nel proprio pc foto orribili. Si tratta di permettere a qualcuno là fuori nel mondo, al Polo Nord come nella casa davanti alla nostra, di catturare bambini, predarli, fotografare le proprie “prodezze” e condividerle con altri soggetti identici a lui.
Per questo non si tratta “solo” di punire quelle foto. Si tratta di punire una gravissima complicità: la complicità di chi abusa!

Sentenza rinviata a marzo per Don Seppia

Genova. Sentenza rinviata al 19 marzo per don Riccardo Seppia. Complessivamente il pm Stefano Puppo ha chiesto 11 anni e 8 mesi: cinque anni per tentata violenza sessuale sul chierichetto e pr tentata induzione alla prostituzione per il ragazzo di 17 anni di origine albanese. Cinque anni e 8 mesi sono stati richiesti per la cessione di droga al minorenne e un anno e 6000 euro di multa per la cessione di droga ad Alfano, episodio che risale al 2008.
Questo l’esito della prima udienza del processo con rito abbreviato nei confronti dell’ex parroco della chiesa di Santo Spirito, a Sestri”. Fonte Secolo XIX

 

Domani parte il processo a Don Seppia.

Si apre domani a Genova, di fronte al gup Roberta Bossi, il processo in abbreviato a don Riccardo Seppia, arrestato nel maggio scorso per avere offerto droga e chiesto prestazioni sessuali a un ragazzo minorenne e avere molestato sessualmente un chierichetto. L’ex sacerdote della parrocchia dello Spirito Santo di Sestri Ponente, risponde di tentata violenza sessuale pluriaggravata per i palpeggiamenti al chierichetto, plrurime offerte di cocaina, anche a minori, offerta di cocaina al complice e amico Emanuele Alfano, tentata induzione alla prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Don Seppia e’ difeso dall’avvocato Paolo Bonanni. L’ex seminarista e sodale di don Seppia, Emanuele Alfano, fu arrestato un mese dopo il sacerdote. Ha scelto il rito ordinario. Quattro i capi di imputazione di cui risponde: induzione alla prostituzione minorile; favoreggiamento della prostituzione minorile; prostituzione minorile; detenzione di materiale pedopornografico . fonte ANSA

Da domani nuova due giorni di coordinamento vittime pedofilia.

Da domani nuova due giorni di coordinamento vittime pedofilia.

Per aderire e vedere di cosa si tratta, leggete qua:

http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?cl=2&im=3&ip=0

Due miliardi di risarcimento alle vittime. Il prezzo della complicità!

Si è concluso il vertice mondiale, presso l’università Pontifica ed indetto dal Vaticano, per fare il punto sul dramma degli abusi all’interno della Chiesa cattolica.
Per carità, nulla di nuovo è emerso, nulla perlomeno che già 10 anni fa non avessimo denunciato, venendo per questo boicottati.
Da questo vertice però come associazione italiana di vittime, ci auguriamo emerga una volta per tutte quella solidarietà verso le vittime che per ora è rimasta sempre e solo impressa nei documenti ufficiali, ma (quasi) mai nei fatti.
Durante il congresso sono state date anche delle stime.
100mila le vittime solo negli Usa, dove alla sola Chiesa americana appunto, l’aver permesso che, a volte pure per decenni, numerosi sacerdoti abusassero impunemente di bambini a loro affidati sia costato una cifra pari a 2 miliardi di dollari.
Pensate a quanto ospedali, quanti medicinali, quanti aiuti a famiglie bisognose, quante scuole o pozzi costruiti nel terzo mondo, sarebbero stati finanziati con una cifra così, spesa invece per non essere intervenuti a proteggere i bambini!
Interessante (ma per noi, ripeto, non inedita), la riflessione presentata ieri da due esperti chiamati al congresso e che hanno per così dire, smantellato (definitivamente?) certi falsi ipocriti miti.
Ve la riporto così come le agenzie di stampa l’hanno battuta:
Non è un dramma americano o dei media anti-Chiesa – Due esperti statunitensi, Michael J. Bemi e Patricia Neal, hanno voluto «dissipare ogni equivoco duro a morire associato ad uno o più di alcuni miti nati dalla crisi» della pedofilia, nel loro intervento ad un simposio sugli abusi sessuali del clero sostenuto dal Vaticano che si conclude oggi alla Pontificia università Gregoriana.
I «miti» sono: primo, «la crisi è un problema americano»; secondo, «la crisi è stata esagerata da media senza Dio, antagonisti di persone o istituzioni di fede»; terzo, «la crisi è stata istigata da avvocati avidi, il cui unico obiettivo è quello di arricchirsi finanziariamente»; quarto, «l’orientamento omosessuale spinge gli uomini ad essere aggressivi sessualmente». Al proposito gli esperti statunitensi hanno precisato: «L’aggressività sessuale non ha nulla a che fare con l’orientamento sessuale. Il corollario logico all’affermazione che l’orientamento omosessuale spinge gli uomini ad aggredire sessualmente altri maschi, è che l’orientamento eterosessuale spinge gli uomini ad aggredire sessualmente le donne. In realtà né l’orientamento omosessuale né quello eterosessuale è un fattore di rischio, ma lo è un orientamento sessuale disordinato o confuso». «Per onestà – hanno proseguito Bemi e Neal – si dovrebbe notare che qui, effettivamente, ci sono elementi di verità collegati a ciascuna delle precedenti affermazioni, ma nessuna da sola e neanche tutte combinate tra loro, possono mai spiegare e descrivere pienamente la crisi degli abusi. ».
Un’ultima amara riflessione. Ieri un quotidiano riportando nel titolo la cifra spesa dalla chiesa, faceva presente quanta preoccupazione e quanto dolore ci fosse.
Per le vittime, pensate voi? No, per la facciata della Chiesa, disturbata da simili reati.
La strada da fare, temiamo, sia ancora molta……

Rinviati a giudizio per gli abusi sulla loro “fidanzata” : 12 anni. Disabile.

Rinviati a giudizio per gli abusi sulla loro fidanzata: 12 anni. Disabile.

Di questa turpe vicenda parlammo alcuni mesi fa, quando vennero arrestati due pedofili, accusati di abusi su una bimba gravemente disabile, di dodici anni (gli abusi pare andassero avanti da diverso tempo).
Qua trovate la storia:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/il-fidanzato-di-mia-sorella-lei-11-anni-e-lui-63.html

Il paese (Inverno e Monteleone) si spaccò in due (vergogna!) in una percentuale ovviamente maggiormente schierata dalla parte dei due pensionati.
Che oggi, sono stati rinviati a giudizio dalla Procura di Milano, incastrati dalle parole del fratellino della vittima, ma anche dalle intercettazioni telefoniche.
Il processo al primo pensionato, Luciano Finotti anni 63, inizierà con rito ordinario il 29 febbraio. Attualmente l’uomo è ancora in carcere. Il secondo, Berengario Borromeo (anni 74) andrà invece con rito abbreviato (che non ci stancheremo mai di dire che deve essere tolto, per reati di questo tipo) al 20 marzo.
Ovviamente terremo la vicenda monitorata.
Prima di concludere riportiamo qua un altro caso di abusi a danno di disabili (che sapete essere un tema molto caro alla nostra “lotta” ed al nostro impegno).
Stavolta i fatti sono accaduti a Lugano, dove un 49enne, autista di minibus adibiti proprio al trasporto di bimbi con handicap è stato arrestato in quante avrebbe molestato molti di questi bambini.

Pedofilia: Bologna, abusi su nipotina per anni, condanna 8 anni e mezzo

Un bolognese di 89 anni e’ stato condannato dal tribunale di Bologna a 8 anni e sei mesi di carcere per aver abusato della nipotina da quando aveva 5 anni fino a che non ne ha avuti 10. I fatti sarebbero andati avanti dal 2000 fino alla fine del 2004. La piccola veniva affidata dalla madre ai nonni materni mentre andava al lavoro. Solo nel 2009, quando la ragazzina trovò il coraggio di raccontare gli abusi ad una zia. Nell’inchiesta e’ poi emerso che anche due cugine avevano subito molestie dall’anziano. (fonte ANSA).

 Commento: un 89enne condannato a quasi 9 anni direi essere un buon traguardo. Unica domanda: uno così, fermato a 89 anni, quanto male può aver fatto nell’arco della sua vita?

Lettera della vittima di Don Italo Casiraghi. Una meravigliosa lezione. Di vita. E non solo.

Lettera della vittima di Don Italo Casiraghi. Una meravigliosa lezione. Di vita. E non solo.

“… sono la ragazza coinvolta nella storia di Don Italo Casiraghi. Ora che tutti si sono espressi penso di poter dire anch’io la mia posizione. Ma prima di parlare voglio specificare che non è mia intenzione buttare olio sul fuoco.
Vorrei che tutto finisse, una volta per tutte.
Penso che la gente non debba dire che l’ho provocato, perché non è vero!
Certo, potevo dire a Don Italo “smettila!”. Sì, si sarebbe fermato con ME. Ma con gli altri? Con i prossimi?
Una domanda legittima a cui ne fa seguito un’altra:
sarebbe stato di nuovo spostato? I miei genitori mi hanno cresciuto senza egoismo, con lealtà e senso della giustizia.
Fattori che mi hanno dato forza. Però, se fossi stata ad ascoltare tutto ciò che è stato detto e scritto, avrei dovuto comportarmi da egoista e lasciare le cose come erano. Il nostro obbiettivo non era quello di rovinare quest’uomo, ma di preservare i valori in cui crediamo.”
La lettera di questa ragazza fantastica (non so se ci leggerai, ma sappi che siamo orgogliosi di te. Sei una lezione di vita e di civiltà per tanti adulti!), che apparve su un giornale ad alta tiratura, continua poi con il ringraziamento alla Giudice che le credette:
”le parole della Giudice Giovanna Roggero Will mi hanno commossa. È stata la prima volta che una persona che non mi conosce afferma che ho fatto bene. Per questa storia sono state versate troppe lacrime da me e dalla mia famiglia.
Voi padri e madri vi sareste comportati diversamente?
A voi altri che criticate tanto gli agenti della Polizia, dirò una cosa:
 se non fosse stato per loro, don Italo, sarebbe ancora prete, nella regione, a predicare concetti non chiari per lui e io mi sarei sentita ancora peggio!
Con gli Sms non si sarebbe arrivati a niente: sì, forse lo avrebbero trasferito…Ma è questa la Giustizia? Dovevamo chiarire se tra il dire e il fare c’era davvero in mezzo un mare. Se lui non mi avesse toccata, la cosiddetta “trappola” non sarebbe scattata. (…)
Se guidate troppo velocemente sulla strada e vi prende un radar è una trappola?
La pena vi viene alleggerita?
No. Siete stati voi a guidare troppo in fretta e non vi resta che recitare un mea culpa”.
L’ho appena detto e mi ripeto. Che grande questa ragazza. Che forza. Che intelligenza. Tocca poi quei temi cari a tutte le vittime: il riconoscimento da parte del mondo, cosiddetto civile del torto che hanno subito in primis. E quel esempio, quello del radar, da manuale!
Concludiamo tornando alle sue parole:
”Vorrei aggiungere che la caccia alle streghe contro di me faceva pena e vorrei che tutti comincino a riflettere su cosa stia diventando questo posto: siamo in un bel cantone o in un manicomio? Agli occhi di certa gente io sono passata per provocatrice, mia madre come cattiva e le poche persone che mi hanno aiutato come dei mostri.
Mi dispiace di aver sollevato un’onda così scandalosa, ma stiate pur certi che la prossima vittima (forse uno dei vostri figli) starà zitta e io capirei il perché.
Ora sono serena e posso continuare a studiare in pace: anche se i segni risono rimasti, l’obbiettivo è stato raggiunto ed è stata fatta giustizia.
Ma il vostro di obbiettivo qual è? “.
Ultime conclusioni per il Vescovo Mons. Pier Giacomo Grampa:
”Alla luce dei fatti mi domando se non era il caso di venirmi a trovare, monsignor Grampa e non solo di andare a trovare don Italo in prigione. In qualità di cristiana mi aspettavo sostegno da lei, ma niente.
Il Papa attuale ha detto che la pedofilia agli occhi della Chiesa non verrà MAI perdonata.
La conferenza dei vescovi, cioè il presidente Von Kaenel, ha detto che il vescovo in prima linea deve occuparsi anche della vittima, ciò che non è mai avvenuto; devo ammettere che lei mi ha fatto male”.

Dov’è il prete pedofilo svizzero, spedito in Italia? Qualcuno lo conosce?

Dov’è finito il prete pedofilo arrivato dalla Svizzera?

Continuiamo a leggere di prese disposizione contro i preti pedofili e di loro rimozione, da parte delle autorità ecclesiali. Belle parole per qualcuno, fatti per gli altri.
Bene, io che propendo per i fatti più che per le belle parole, mi chiedo come sia possibile che un prete pedofilo sia lasciato libero in Italia.
Partiamo dalla sua storia. Si chiama Don Italo Casiraghi, ha 70 anni e nel 2004 viene arrestato a Gondola, nel Canton Ticino, con l’accusa di “atti sessuali e molestie sui fanciulli”.
Incredibile fu la modalità di arresto: forse è questo l’unico caso al mondo di arresto di  un prete pedofilo preso in flagranza di reato.
Concordemente con la giovane vittima (14 anni) che riceveva dal prete messaggi “particolari”, la polizia  ha incastrato il prete cogliendolo con le “mani nel sacco”.
Andato a casa della ragazzina, che sapeva essere da sola, una volta che con la piccola è andato in camera da letto, si è visto sbucare dall’armadio una poliziotta e nel giro di pochi secondi altri agenti che avevano circondato la casa.
Da lì al carcere il passo è stato immediato.
I giornali della Svizzera diedero grande risalto alla vicenda e questo permise che venissero alla luce alcuni episodi che risalivano addirittura a 20 anni prima.
La Regione Ticino ad esempio pubblicò la testimonianza di un adulto che da bambino si era visto recapitare cartoline postali con “allusioni al sesso, agli organi genitali, etc.”. I genitori però non lo denunciarono limitandosi a tenere i propri figli a debita distanza (sic).
Ovviamente sui giornali apparvero anche le solite difese. Queste le parole dell’ex sindaco di Gerra Walter Balestra: “nella nostra regione è sempre stato molto apprezzato dalla comunità, oltre ad occuparsi della Parrocchia, insegnava catechismo e seguiva le attività dell’oratorio. Mai ci sono stati dubbi sulla sua integrità o voci che potevano gettare sospetto sulla sua correttezza”.
Nel 2005 la sentenza. Questa l’agenzia stampa battuta all’epoca:
”Il tribunale penale di Locarno ha condannato oggi a sei mesi di carcere, sospesi con la condizionale, l’ex parroco di Gordola [comune del Canton Ticino, a poca distanza da Locarno, sul Lago Maggiore] don Italo Casiraghi, per ripetuti atti sessuali con fanciulli, tentati e consumati. Il tribunale non lo ha invece riconosciuto colpevole di molestie sessuali. La vittima era una ragazza 14 enne. Il sacerdote, 63 anni, aveva inviato ripetutamente SMS e fotografie dal contenuto osceno all’adolescente. L’accusa aveva richiesto 12 mesi, la difesa al massimo 14 giorni, peraltro già scontati dal prete in detenzione preventiva.”
Ma arriviamo all’oggi. Dalla Svizzera ci segnalano che il prete opera ancora in Italia (per un po’ sappiamo rimase in provincia di Varese, a Sesto Calende, subito dopo la condanna) e ci chiedono di verificare che non svolga lavori a contatto con i bambini.
Quindi rilanciamo qua la domanda: lo conoscete? Lavora nel vostro paese? E se sì, in un convento (si fa per dire) o in un oratorio?
Aspettiamo le vostre segnalazioni.  

Nota: domani pubblicheremo la lettera che all’epoca la ragazza vittima del prete scrisse ai giornali.

Stupro di gruppo? Il carcere può essere facoltativo!

Non so a voi, ma a me pare che se i dibattiti continuano a vertere su come si governa una nave e se viaggiare o meno con Costa Crociere, forse è pure per far passare inosservate notizie così:

Stupro di gruppo, carcere facoltativo

La Cassazione: il giudice può applicare misure cautelari alternative. Insorgono le donne

MARIA CORBI – La Stampa.

Stupratori in libertà. Non è proprio così, ma certo la sentenza della corte di Cassazione secondo cui nei procedimenti per violenza sessuale di gruppo, il giudice non è più obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell’indagato (applicando misure cautelari alternative), ha un suono amaro per le donne. Un cambiamento dovuto a un’interpretazione estensiva di una sentenza della Corte Costituzionale del 2010, inbase alla quale la suprema Corte ha annullato una ordinanza del Tribunale del riesame di Roma, che aveva confermato il carcere – ritenendo che fosse l’unica misura cautelare applicabile – per due giovani accusati di violenza sessuale di gruppo. Il fascicolo è stato rinviato allo stesso giudice perché faccia una nuova valutazione, tenendo conto dell’interpretazione estensiva data dalla Suprema Corte alla sentenza n. 265 del 2010 della Corte Costituzionale.

Nel 2009, con l’approvazione da parte del Parlamento della legge di contrasto alla violenza sessuale dopo che gli episodi si erano moltiplicati creando un diffuso allarme sociale non era consentito al giudice (salvo esigenze cautelari) applicare, ai presunti stupratori (con a carico gravi indizi di colpevolezza) misure cautelari diverse dal carcere. Ma la Corte Costituzionale, nell’estate del 2010, ha ritenuto la norma in contrasto con gli articoli 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13 (libertà personale) e 27 (funzione della pena) della Costituzione e ha detto sì alle alternative al carcere «nell’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfate con altre misure».

Ora la terza sezione penale della Corte di Cassazione (sentenza n.4377/12) ha stabilito che i principi interpretativi che la Corte Costituzionale ha fissato per i reati di violenza sessuale e atti sessuali su minorenni sono applicabili anche agli stupri di gruppo dal momento che quest’ultimo reato «presenta caratteristiche essenziali non difformi» da quelle che la Consulta ha individuato per le altre specie di reati sessuali sottoposti al suo giudizio.

E le donne insorgono. «Una sentenza lacerante, che fa discutere», è il commento di Barbara Pollastrini, del Pd. «Perché, da una parte si intuiscono le ragioni legate agli articoli 3, 13 e 27 della Costituzione. Ma, per quanto mi riguarda, finisce per stridere innanzi a quel reato così disumano e annichilente». «Il punto, continua, non è volersi vendicare ma poter avere fiducia che si compia sino in fondo giustizia. Leggerò con attenzione la sentenza della corte – conclude l’ex ministro per le Pari opportunità – ma, ora, il mio pensiero va a quella giovane donna e insieme a lei alle altre che sono state offese e violate». Per Mara Carfagna la sentenza è «impossibile da condividere». «Manda un messaggio sbagliato», spiega l’ex ministro per le Pari Opportunità. «Le aggravanti per i reati di violenza sessuale furono introdotte proprio per evitare lo scempio della condanna senza un giorno di carcere per chi commette un reato grave come questo».

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