Archivio di marzo 2012

“Mi hanno detto che devo ucciderti”: poesia sulla pedofilia.

Mi hanno detto che devo “ucciderti”

Mi hanno detto che devo “ucciderti”
Mia piccola,dolce,splendente, Dandy.
Ma io ti guardo con la solita tenerezza
Sei, la sorpresa, la gioia,il candore.
Mi hanno detto che devo “ucciderti”
Piccola bambina dal vestito rosa.
“ucciderti per vivermi”.
Ma, la cosa che in questa notte così difficile,
mi sento di fare
è di guardarti con Amore,
di guardare te di fronte a me.
E, nella nuova estate, al Faro di Punta Carena
Arriverò con dei tulipani gialli e tante margherite bianche.
Penso che starai bene lì..
È il mio luogo dell’anima,
la mia anima,la tua anima….
Ma non è un funerale…
Ti voglio soltanto pensare nel luogo della felicità assoluta.
Fernanda.

 

Quella che avete letto è una poesia scritta, per noi, da una nostra Amica. Che partecipa al coordinamento vittime e da una discussione nata all’interno ha scritto poi di getto questo gioiellino.
La discussione verteva sul “lasciar andare la bambina che è in noi”. Bimba che non possiamo più difendere, ma che deve essere lasciata andare appunto.
Non possiamo più curarla, ma possiamo prenderci cura di ciò che quella bimba è divenuta: oggi. Adulta.
E questa, in prosa, la risposta di Fernanda. Alla bimba che è in lei e che, finalmente, ha deciso di lasciar andare. Regalandole un posto ….migliore…
E qua valgono le parole di un altro grande poeta, che io cito sempre, Renato Zero, quando scrive “dolore no, non sentirai, se fai poesia sarà poesia per sempre”.

POST-IT: Maestra abusante ottiene i domiciliari.

Com’era prevedibile la maestra maltrattante di capo di Ponte ha ottenuto gli arresti domiciliari.
Durante l’interrogatorio si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
Nel frattempo ancora qualcuno si chiede come si possa “punire una brava persona solo per uno scappellotto”.
Ma non finisce qua: ad incastrala, dato che pare non bastino per certi soggetti le intercettazioni ambientali dei carabinieri, sembra che ci sia pure una registrazione audio dove lei, messa alle strette dalla mamma di un bimbo maltrattato, confessa.

Riflessioni sul caso della maestra maltrattante bresciana e del maestro pedofilo milanese. E le amare conclusioni.

Riflessioni sul caso della maestra maltrattante bresciana e del maestro pedofilo milanese. E le amare conclusioni.

 Nel mio “libro nero della pedofilia” c’è un capitolo che si intitola “il paese dei cretini. Lì, analizzo le dinamiche di complicità che hanno portato un intero paese a difendere, violentemente, un prete pedofilo, peraltro reo confesso e condannato in 3 gradi di giudizio.
Se riscrivessi quel capitolo cambiando i protagonisti, oggi avrei una nuova collocazione dove ambientarlo.
A Capo di Ponte, paese noto per le incisioni rupestri, una maestra, Antonella Capozzo (anni 54 di cui 35 passati ad insegnare, attiva sindacalista Cgil, sposata e madre di due figli) maltratta pesantemente alcuni bambini.
Tre famiglie si rivolgono al comando dei Carabinieri di Breno (che lo dico subito, lavorano in questo campo – pedofilia  e maltrattamenti – con una professionalità che purtroppo, in Italia, è ancora merce rara: quindi un plauso a tutti loro!).
I Carabinieri ottengono dalla Procura di Brescia di poter procedere con delle intercettazioni ambientali.
E quando hanno la prova provata, intervengono, arrestando la maestra.
La prova provata sono otto filmati “inequivocabili”, dove Antonella Capozzo maltratta ben 7 bambini. Tirando loro le orecchie o i capelli, strappando loro le pagine dei quaderni, dando loro ceffoni in faccia.
Lunedì mattina 4 uomini dell’arma si sono presentati alla scuola e con la professionalità di cui sopra,hanno allontanato la molestatrice, senza che nessun bimbo capisse cosa stava accadendo né fosse turbato.
Questi i fatti. Riassunti, poiché per nulla diversi da quelli che solitamente qua denunciamo.
A seguire un copia e incolla di riflessioni. Sentite tra la gente del paese, o in parte riportate sui giornali e dalle tv locali.
Partiamo dalla gente:
”siamo increduli”, “non è vero”, “chissà poi cosa cos’hanno visto i carabinieri in quei filmati lì, ci vedono quello che vogliono vederci” (sic), “i bambini le vogliono bene”, “insegna da quasi 40 anni”, “i miei figli sono sempre stati contenti e non li ha mai toccati”, “guardi, noi mamme siamo tutte solidali con la maestra” e così via, fino all’immancabile cavallo di battaglia “la conosco, è una brava persona”.
Dello stesso genere, più o meno, le reazioni da parte dei colleghi, riassunte in conferenza stampa (data dalle forze dell’ordine e per questo ci chiediamo, lei cosa c’entrava?), dalla dirigente scolastica provinciale Maria Rosa Raimondi, che come sempre accade (a Brescia) in questi casi, non si focalizza sul singolo crimine ma immediatamente ricorda quanto il sistema scolastico bresciano sia all’avanguardia (vi ricorda nulla ‘sta cosa???):
”la professionalità (della scuola bresciana) non può essere intaccata da episodi limite”.
Che però ci sono. Non sono pochi (un caso simile, in un asilo di Anfo, meno di due mesi fa) e che vanno condannati. E risolti, non occultati.
Soprattutto se è vero che la maestra  Capozzo, da quanto leggiamo sul Corriere della Sera, “un anno fa era stata al centro di una segnalazione finita in consiglio di istituto, ma che non era sfociata in alcuna denuncia” (si può prefigurare un qualche reato, per quanto concerne questa omissione? Io direi di sì…..).
Nessuna denuncia ma una riconferma: la maestra maltrattante, ripetiamo non solo non era stata denunciata dai colleghi che deduciamo dal giornale, sapevano. Ma al contrario quest’anno “era appena stata rieletta rappresentante dei colleghi” medesimi, al consiglio d’istituto.
So cosa state pensando. E se leggete questo blog da tempo non vi stupirete poi più di tanto. Qualcuno stamani mi ha scritto dicendomi “la sua conferenza dell’altra sera trova conferma nelle cronache di oggi: ma perché è così difficile proteggere i nostri figli?”.
A ulteriore riprova di quanto detto riportiamo le parole di tale Romana Caruno, che sempre dalle pagine del Corriere della Sera, in un fondo sul caso, conclude dicendo:
”Percosse e maltrattamenti dei più piccoli non possono che venire da tanto dolore. Anche il cuore della maestra di Capo di Ponte, ora, merita protezione, ascolto e tutta la nostra pietà”.
Non commentiamo, ma andiamo avanti.
Abbiamo letto di mamme garantiste, colleghi che la difendono, articoli di giornale dello stesso tono, chiudiamo con le parole del Comune di Capo di Ponte, che attraverso un comunicato ufficiale (qua trovate il testo integrale, che merita una lettura: http://www.adamellonews.com/wp-content/uploads/2012/03/comunicato-stampa-comune-cdp.pdf ), dove viene data solidarietà…ai bambini maltrattati? Ma certo che no. Alla scuola.
Segnalando poi che il paese ha il primo sito Unesco italiano riconosciuto patrimonio dell’umanità e sperando che i giornali è di questo che parlino.
Meraviglioso. Da oggi con la stessa logica, se a Roma o a Venezia (per fare due esempi a caso ) un bimbo viene maltrattato, o addirittura ucciso, che i giornali stiano zitti. E pensino, se proprio devono farlo, a raccontare che lì c’è il Colosseo, Fontana di Trevi o la Basilica di San Marco.
Roba da matti. Ora capiamo come mai abbiamo da anni tenuto conferenze in tutta la Valle Camonica ma a Capo di Ponte (chissà poi per colpa di chi) non ci è mai stato permesso di fare nulla. Con questa cultura…
Per concludere, due cose ci premono, su fatti come quelli che vi abbiamo solamente riportato e che si commentano davvero da soli.
Punto primo. Non abbiamo letto da nessuna parte una sola parola di sostegno ai bambini maltrattati ed alle loro famiglie.
Sostegno che a nome di un coordinamento di oltre duemila vittime in tutta Italia, diamo loro dalle pagine di questo blog.
Restando a disposizione per qualsiasi cosa serva. Qualsiasi cosa.
Anche la giusta azione legale !
Secondo punto:
i segni sui vostri figli passeranno. E così le loro paure nei confronti di certi adulti, o addirittura della scuola intera. Serve però tutta la vostra pazienza ed il vostro amore.
E chissà mai che da grandi non diventino loro degli insegnanti. Di quelli con la I maiuscola. Che sapranno con la giusta dose pure di severità, accompagnare i bambini che avranno, dentro il mondo adulto.

Nota a margine:
alle porte di Milano è stato arrestato un noto maestro di musica (sposato e con figli), reo di aver abusato le sue allieve (di 10-12 anni) durante le lezioni individuali.
Grazie anche lì alle intercettazioni ambientali le forze dell’ordine, coordinate dal Pm Forno, l’hanno arrestato in flagranza di reato.
Sconforto tra i colleghi (“è una così brava persona”), rabbia e indignazione tra i genitori (“vogliamo sapere cosa ha fatto e da quanto e se qualcuno l’ha protetto”).
Anche lì un comunicato stampa ufficiale dal Sindaco del paese, il dr. Ettore Fusco:
”tutta la nostra comunità è sconvolta.
Ci costituiremo parte civile nel processo. Ci auguriamo anche che gli istituti scolastici introducano strumenti per monitorare l’equilibrio mentale e le attitudini degli insegnanti, poichè a loro affidiamo il bene più prezioso: i nostri figli”.
Opera non sarà patrimonio dell’Unesco. Ma lo è senz’altro dell’Unicef….!

Pedofilo suicida.

Un pedofilo di 49 anni, tale Roberto Patassini, meglio noto come “la nana” (sic) in carcere di Viterbo dove sta scontando una condanna a 10 anni perché coinvolto in una rete di prostituzione minorile e pedofilia che sfruttava bambini reclutati nei campi rom o nelle squadre di calcio giovanili e “venduti” a soggetti della “Roma bene” (l’inchiesta tristemente nota fu denominata “fiori nel fango”), si è tolto la vita .
Riporto la notizia e non credo serva aggiungere altro. Auspico solo che il caso non serva a qualcuno per protestare sulle “pessime condizioni” delle carceri italiane. Poiché soggetti simili forse 10 anni li scontano, ma spesso per le vittime la condanna è a vita…

Vittima. Una bimba di 4 anni, forse molestata dal papà.

Nuovo caso di presunti abusi dalla provincia vicentina.
Vittima. Una bimba di 4 anni, forse molestata dal papà.
La piccola, con il suo linguaggio, ha raccontato quei “brutti giochi” che il papà le doveva fare e la mamma, non ha perso tempo chiedendo aiuto e segnalando la cosa.
La bimba è stata sentita in incidente probatorio e ora le indagini continuano.

Merito solo di soffrire…..

Si può ricevere così tante umiliazioni da pensare di non meritare il bene? Di non potersi meritare di essere amati? Dopo la riunione del coordinamento vittime mi scrive XY e dice: “mi sono ubriacata del vostro amore, dei vostri abbracci, della vostra accoglienza. Ma io non merito tutto ciò e mi spiace dirvelo, con me vi siete proprio sbagliati. Io sono una bimba abusata dal padre, venduta dalla propria madre, molestata dal prete a cui ho chiesto aiuto. Tutti mi hanno sempre fatto del male perché io attiro il male e voi, non potete farmi cambiare idea. Grazie per averci provato ma date il vostro incondizionato amore a chi se lo merita, non a me. Io merito solo male….”

Grazie per non avermi giudicato

Negli ultimi due giorni ho fatto 5 colloqui. Con “nuovi” amici che si uniranno al nostro coordinamento vittime pedofilia. Cinque colloqui di persone accomunate non solo dal dolore di cui qua parliamo, ma anche da una risposta che, verbalmente o per iscritto, mi hanno inviato il giorno successivo, e che posso riassumere con una singola frase:
“grazie per non avermi giudicato!”.
Uno degli effetti collaterali, se così si può dire, dell’abuso, è l’annullamento della persona che subisce tale crimine.
La cancellazione della sua autostima. Lo schiacciare quella dignità che è motore per la sua sopravvivenza. E il far nascere la (errata) convinzione di dovere essere la vittima, quella che deve stare sempre sotto osservazione, in costante giudizio da parte degli altri.
Giudizio invece, e per fortuna, assente in chi, come me, ha il dono di poter accogliere quelle anime sopravvissute e fare un pezzo di strada, fino a quando lasceranno quei sentieri secondari dove sono state mandate, per tornare sulla strada principale, quella che sa di vita.
Insieme al senso di colpa, il peso di un giudizio incombente è l’altro grande punto su cui, chi è vittima di abusi, deve assolutamente lavorare. Facendo i conti con quel sentore, figlio del peggiore degli abusi, di doversi sempre scusare, giustificare, spiegare per la minima azione.
Sappiate che non è così. Sappiate, e per favore convincetevi, che su di voi non solo non pensa colpa alcuna, ma nemmeno alcun giudizio.
Giudizio che se proprio ci dev’essere, va riservato solo a chi vi ha ferito.

Educatore per ragazzi. E pedofilo.

Educatore per ragazzi. E pedofilo.

“Un ferrarese 29enne, educatore in un coop di servizi per ragazzi, e’ stato arrestato dalla polizia delle comunicazioni perche’ a casa sua hanno trovato 500 filmati con immagini sessuali di bambini e bambine. L’indagine e’ partita da Modena dalla denuncia del padre di 12enne, modenese, che aveva iniziato contatti in chat con tale ‘Giulia’, ragazzina di Ferrara con cui si era virtualmente fidanzato: tra lui e Giulia vi erano stati scambi di immagini hard. Dopo la denuncia l’indagine da Modena ha portato a scoprire che Giulia era in realta’ il 29enne ferrarese e che abitava qui in citta’.” Fonte ADNKRONOS.

Taranto, bimbi schiaffeggiati e colpiti con secchio: sospese due maestre d’asilo

Due maestre di una scuola materna di Martina Franca, nel tarantino, sono state sospese dal servizio in esecuzione di un’ordinanza del gip di Taranto Patrizia Todisco per presunti maltrammenti sui bambini. Le indagini, condotte dalla polizia, sono scattate dopo la denuncia di una madre di uno dei piccoli che frequentavano l’asilo: secondo quanto riferito dalla donna il bambino da qualche tempo non andava piu’ volentieri a scuola perche’ diceva di prendere le botte. Secondo gli accertamenti degli investigatori, che hanno ascoltato i bambini in ambienti protetti, in almeno tre casi i piccoli, di eta’ compresa tra i tre e i cinque anni, sarebbero stati schiaffeggiati solo per aver buttato a terra dei giochi. In uno dei casi accertati dagli investigatori, una maestra avrebbe colpito uno dei bambini alla testa con un secchio. In un altro episodio invece un bambino ha riferito di essere stato sgridato dalle maestre perche’ ‘colpevole’ di essere mancino. Dopo aver raccolto quelli che gli investigatori definiscono “elementi di prova inoppugnabili”, le maestre sono state sospese dall’attivita’. Fonte: Adnkronos.

Gruppo auto aiuto vittime pedofilia.

Gruppo auto aiuto vittime pedofilia.

Il gruppo di auto aiuto vittime pedofilia è un progetto del coordinamento nazionale promosso da Prometeo e che riunisce, allo stato attuale, l’adesione di più di 2000 persone provenienti da tutta Italia.
Il gruppo di auto aiuto si riunisce a cadenza quindicinale. Visto il numero di adesioni, che vanno dal Veneto alla Sicilia, si cerca di permettere a tutti di partecipare turnandosi nell’arco del mese.
Poche ma basilari le regole del gruppo:
il reciproco rispetto, la massima garanzia di privacy, l’assenza totale di giudizi verso che vi partecipa (“siamo stati già abbastanza giudicati là fuori, nel nostro mondo”).
Veramente grandi i risultati ottenuti fino ad oggi. Nel gruppo la persona ritrova fiducia in sé stessa, e negli altri, e torna gradualmente a vivere. Scoprendo davvero che “nessun dolore vive per sempre”, come è solito dire Massimiliano Frassi, presidente di Prometeo, ma soprattutto che ce la può fare. Che può lasciarsi alle spalle, cicatrizzandole, certe ferite e tornare a quella vita a cui per anni ha dovuto rinunciare.
Nel gruppo ci sono infatti situazioni molto diverse. Chi ha appena scoperto gli abusi sui propri figli e chi li ha denunciati anni fa e oggi lotta per il benessere di altri bambini. Chi si racconta al mondo per la prima volta dopo 30 anni e chi ha deciso di farlo subito. Chi soffre di attacchi di panico e chi ha trovatoli modo di superarli da tempo.
Ma è proprio qua, nella sua colorata varietà, la forza e l’importanza del gruppo. All’interno del quale sono nati poi forti legami di amicizia tradotti nella quotidianità, in presenze forti e costanti nella vita di ognuno.
Per aderire contattate la nostra segreteria o mandateci una mail (sotto riportiamo i dati).
Se siete psicoterapeuti vi invitiamo a contattarci e concordare con noi un percorso parallelo al vostro, per il benessere delle persone da voi seguite.

Nota importante di Massimiliano Frassi: “il nome “vittime” è usato giusto per facilitare la comprensione e far appunto capire subito di cosa ci si occupa. In realtà non consideriamo, né chiamiamo, “vittime” i partecipanti al progetto del coordinamento ed al suo gruppo di auto aiuto. Semmai usiamo la parola “sopravvissuti”, poiché sopravvivere significa “vivere oltre” e chi è sopravvissuto, avendo appunto vissuto oltre, ha una marcia in più”.

Recapiti utili:
info@associazioneprometeo.org
Tel. & fax: 0364 880593 / 035 656895

 Nota: volgare scriverla, ma forse è il caso di non dare nulla per scontato. L’adesione al gruppo NON comporta alcun costo né alcun tipo di parcella, dato che siamo una Onlus. 

  http://www.associazioneprometeo.org/pilot.php?ip=3&im=386&cl=2#424

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