Archivio di Maggio 2012

Un saluto a tutti da Dream ;-)

Riceviamo questo messaggio da Dream l’esempio più bello che abbiamo mai incontrato( http://www.massimilianofrassi.it/blog/tag/il-cane-drean-incontra-le-vittime-della-pedofilia ) a cui siamo legati. E lo giriamo, dedicandolo a voi tutti:

Ciao sono io, sono Dream,
questo sono io oggi pomeriggio in giardino all’ombra delle rose.
Sono felice, felicissimo e ancora una volta vi volevo ringraziare per averci creduto, per avermi permesso di vivere una vita MERAVIGLIOSA!!!
Grazie e vi prego non smettete mai di aiutare i miei fratelli pelosi in difficoltà perchè senza di voi non hanno speranze.
Dream

Torturava la sua vittima. La drogava. La umiliava: condannato a soli 10 anni.

Torturava la sua vittima. La drogava. La umiliava: condannato a soli 10 anni.
Rimaniamo a Vicenza con una condanna esemplare. Dieci anni di carcere ad un maestro vicentino di arti marziali. Alessio Gelicrisio, 51 anni, era già sttao condannato in primo grado a 12 anni scesi ora a dieci con l’appello (ma il Pm ne aveva chiesti ben 18!).
Continuando a dare i numeri sono 13 gli anni di abusi verso un suo allievo, adescato quando aveva circa 10 anni. E con quella disabile abilità di cui certi soggetti sono portatori sani l’aveva plagiato obbligandolo ad incontri settimanali, dove il bambino veniva obbligato ad avere con lui rapporti sessuali, veniva umiliato filmandolo e fotografandolo; situazione questa che l’aveva portato a tentare il suicidio.
Il bimbo veniva ammanettato, bendato e poi filmato. Altre volte veniva obbligato a consumare droghe leggere per “agevolare” i rapporti col predatore.
“Il giovane non aveva mai denunciato il maestro sia per vergogna, sia per le minacce del suo aguzzino. «Tappezzo l’ingresso di casa tua delle nostre foto», gli diceva Gelicrisio”.
Tra qualche mese con la Cassazione uno dei peggiori pedofili in cui ci siamo mai imbattuti finirà in carcere. Per soli 10 anni. Auguriamo alla sua vittima, a cui mandiamo la nostra solidarietà ed il plauso per il coraggio che ha avuto, che la condanna a cui il dolore lo ha condannato finisca molto ma molto prima…

Prete accusato di molestie sessuali a Vicenza.

Nuovo caso di pedofilia all’interno della chiesa. Nuovo prete indagato e risposta, per fortuna ottima, da parte della scuola dove si sarebbero svolti i presunti abusi, scuola che lo ha subito allontanato in attesa “che la questione venga chiarita”. Ma facciamo un passo indietro e riassumiamo i fatti. A Vicenza, alle scuole medie del Patronato Leone XIII in contrà Pusterla “padre Nereo Tomasi, giuseppino, figura storica dell’Agesci e autore di alcune pubblicazioni storiche e religiose”, pare abbia delle attenzioni morbose nei confronti delle sue allieve, che tocca anche nelle parti intime e fa spesso sedere sulle ginocchia. Le giovani studentesse, sconvolte per queste attenzioni che pare non avesse mai avuto prima, si confidano con i genitori ma anche con gli altri insegnanti, che subito si attivano. E si scopre che la dirigenza pare avesse avuto già segnalazioni su tale soggetto, anche se, leggiamo dal giornale, “non di questa natura”. Sempre dal giornale leggiamo che “non è escluso con don Nereo possa essere sentito dagli inquirenti per chiarire la sua posizione. Al momento si starebbe riposando lontano da scuola e scout che ha seguito con affetto per una vita”. E rassicurati sul fatto che l’anziano prete oggi riposi in pace, chiudiamo anche il nostro articolo, fingendo di non inorridire…..

Post-it. Oramai i bambini lo sanno: devono difendersi da soli.

Oristano. Due bimbe vengono adescate in un parco giochi in pieno giorno. Un giovane uomo cerca di portarle via. La più piccola si difende….prendendolo a morsi.
L’uomo scappa, con un profondo segno sulla mano.
Grandi questi bimbi. Che hanno capito tutto. Ovvero il triste fatto, che debbano difendersi da soli…

 

I figli dei pedofili. Una breve riflessione.

Essere figli di un pedofilo. Le vittime silenziose.
A cadenza periodica ci sono dei temi che tornano, prepotenti, sulle pagine di questo blog. Il senso di colpa  delle vittime, i danni degli abusi nel tempo, l’impreparazione conclamata di chi dovrebbe aiutare i bambini , sono 3 esempi tra i tanti.
Oggi il tema che torna è quello che abbiamo ribattezzato “gli effetti collaterali dei pedofili”. Riferendoci in tal senso a quanto loro potrebbe accadere, ma a cui gli stessi non pensano mai. Il finire in carcere. L’avere la proprio foto con la dicitura PEDOFILO sbattuta su un giornale, o in un blog. L’arresto ed il crollo di quel castello, di sabbia, abilmente costruito magari per 30 anni.
Uno degli effetti collaterali di cui parlerei oggi coinvolge i figli dei pedofili, quando questi non sono direttamente vittime dei loro crimini.
Pensiamo al caso del maestro di Palosco, Aristide Mazza, arrestato in flagranza di reato (senza la quale richiedo: quanti avrebbero creduto a quei bambini?).
Attualmente le investigazioni (leggiamo sui giornali) vertono su una decina di bambini. Mentre si scava nel suo passato cercando di capire da quanto tempo, impunemente, abbia agito (ed a tal riguardo un altro appello: se in passato foste stati vittima di questo soggetto, senza alcuna paura contattate le forze dell’ordine. Potrete essere loro molto utili!).
Il maestro ha due figli. Ed è pure nonno.
Due persone normali. Che tutto ad un tratto si vedono catapultate nel peggiore degli incubi e magari additate di essere mostri pure loro, come se il male si trasmettesse col dna.
Spesso ci siamo scontrati con i parenti dei pedofili, ma l’abbiamo fatto solo quando questi scendevano in piazza, insultando le vittime e dimostrando un legame con l’abusante che non era solo di tipo “anagrafico”….
Ma questo è uno di quei casi dove possiamo parlare di altre due vittime da mettere nel carnet del pedofilo Aristide. Due bimbi (oggi adulti) che un bel giorno hanno
scoperto che l’amato padre era un pedofilo della peggiore specie.
A loro va la nostra solidarietà ed a loro deve andare il supporto da parte della comunità. Non additandoli, ma supportandoli.
A loro consiglio anche di tenere stretto per sé quei ricordi “belli” e sereni, di un padre “normale”. Un padre però che il giorno che ha deciso di fare del male ad un bambino, si è assunto tantissime responsabilità: non ultima quella di perdere i propri affetti più cari…

Ancora latitante il pedofilo Bocchio.

Riportiamo la sua fotografia. Ricordandovi che è un pedofilo. Condannato in Cassazione. Ed ora latitante.
Debole, come tutti i pedofili quando sono chiamati a rispondere delle loro criminali azioni. Forte, fortissimo, onnipotente (così si sentono) quando si è trovato da solo con una bambina di 4 anni.
Lei oggi vive serena, alla luce del sole. Lui braccato, costretto a rifugiarsi nell’ombra.
Chiunque sappia qualcosa, senza timore anche in forma anonima, lo segnali al 112 o al 113 (o a noi). Grazie!

Qua trovate la storia:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/category/giovanni-bocchio

In ricordo di un poliziotto amico dei bambini: ciao Mario, grazie!

In ricordo di un poliziotto amico dei bambini: ciao Mario, grazie!

Si chiamava Mario Morgavi ed era un ispettore capo della Squadra Mobile di Bolzano.
Ho avuto l’onore di stringergli la mano durante i corsi di formazione che abbiamo fatto recentemente con Scotland Yard ed aperti alle forze dell’ordine.
Mi colpì la sua sensibilità. Il suo riempirsi gli occhi di commozione parlandomi di quei “suoi” bambini, salvati, grazie ad un impegno ed una professionalità che ha contraddistinto 23 anni di carriera in Polizia.
Anche adesso stava seguendo una delicatissima indagine, proprio nel campo della pedofilia.
Purtroppo per un tragico incidente la sua vita si è interrotta. Ma il suo esempio vive. Nell’impegno di chi ha lottato al suo fianco. In quelle anime salvate, che oggi vivono serene grazie a lui. Nella sua famiglia (quella che lo aspettava a casa: moglie e due bimbi a cui va il nostro più caloroso abbraccio, ma anche quella che per lui era la seconda casa: questura di Bolzano).
Al suo funerale una folla. Commossa. Fatta da membri delle forze dell’ordine di ogni genere e grado. Di amici. Ma anche di tanta gente comune. Che in un mondo di merda, sa dare il giusto valore agli Eroi. Quelli veri!
Sul giornale si è scritto:“…i dirigenti delle forze dell’ordine, il nuovo prefetto Valerio Valenti e il questore Dario Rotondi, hanno reso omaggio ad un grande poliziotto, che non ha mai smesso di proteggere i più deboli”.
Grazie Mario, per quello che hai fatto. Per quello che nel tuo nome si continuerà a fare.
Per l’esempio che ci lasci:
una strada tracciata che non ci stancheremo mai di percorrere.

La vostra voce. Lettera di Renato alla mamma: perché non hai capito?

La vostra voce. Lettera di Renato alla mamma: perché non hai capito?

La lettera che pubblichiamo oggi è stata scritta da un nostro amico facente parte del coordinamento nazionale vittime pedofilia di Prometeo.
Destinatario: l’anziana madre, il cui cruccio che sapesse o meno, ha marcato profondamente la vita del figlio. Il quale oggi ha deciso di scriverle questa lettera. Dolorosa e forte. Ma necessaria e utile. Innanzitutto per buttare fuori quella rabbia covata dentro per 30 anni. E mai smaltita.
La lettera che verrà letta alla madre sarà diversa, però. Gli abbiamo infatti suggerito di modificare la seconda parte. Perchè lei è anziana, malata, ma soprattutto perché il fine non è distruggere, ma costruire, anzi ricostruire. Qua invece ci sta, così com’è, senza togliere una virgola. Perché è segno che un abuso può durare davvero decenni. Ma è anche segno che quando lo si vuole, c’è quella riscossa che porta a fare sì che “nessun dolore sia per sempre!”. E “il nostro Renato” apre con questa lettera la seconda parte della sua vita….!

«Cara Mamma,
ti sembrera’ strano che ti scriva una lettera cosi’ dopo tanto tempo ma ho
sentito il bisogno di farlo perche’ vorrei dirti tutto cio’ che non sono mai
riuscito a fare quand’ero bambino. Sei stata una brava mamma. mi hai voluto
bene, eri la mamma di tutti i miei amici. Ricordo che venivano tutti sempre e
volentieri a casa nostra, perche’ trovavano in te quella mamma che forse non
era la loro, quell’affetto che tu hai sempre saputo regalare a tutti e non solo
a me. Giocavi con noi, scherzavi  e ridevi con noi, e tutti si confidavano con
te, avevi sempre una parola di conforto. Io quel calore l’ho sempre sentito
tranne che… Per quella volta! Da allora non sono mai riuscito a parlartene,
un po’ per vergogna, un po’ per paura e comunque anche per quel dannato senso
di colpa che mi porto dentro da anni e che mi perseguita, di cui non riesco a
liberarmene.
I miei ricordi iniziano piu’ o meno da quando avevo 5/6 anni, eravamo una
bella famiglia, si viveva serenamente, ero un bambino felice, sereno e
sensibile, al punto che, come dicevate sempre voi, sembravo io la femminuccia
che non dava alcun problema, mentre mia sorella invece il maschietto ribbelle.
Quel bambino cosi’ sereno apparentemente, purtroppo non lo era e dentro di se
portava quel terribile segreto di cui  non riusciva a parlart,i. E’  stato
abusato per tanti anni! Nonno era l’orco, quell’uomo che voi tutti stimavate,
cosi’ bello con la sua divisa dell’aeronautica militare, la sua pipa con
l’inconfondibile odore di tabacco che si diffondeva ovunque passava, quell’uomo
e’ stato il mio incubo per tanti anni. Quando venivano a trovarci, lui e la
nonna, ci portavano tanti regali e tante cose buone da mangiare, eravano tutti
felici, tranne me, perche’ quella felicita’ io dovevo pagarla a caro prezzo. Mi
faceva sedere sul divano accanto a lui, davanti alla TV e quando non c’era
nessuno in sala, mi metteva un cuscino sulle mie gambe e con la sua mano mi
sbottonava i pantaloni e mi molestava ripetutamente. Questo accadeva ogni volta
che venivano a trovarci o che noi andavamo da loro. Mi chiamava, mi faceva
sedere…ed ogni volta la stessa cosa. Il cuscino forse lo utilizzava
evidentemente, per non farsi scoprire, semmai sarebbe entrato improvvisamente
qualcuno nella stanza, ma questo era il “minimo” che mi potesse accadere.
Quando invece, e te lo ricorderai benissimo, mi portava al cinema, oppure
uscivo con lui, si e’ vero che mi ci portava, ma poi io dovevo ricambiare quel
“regalo”, e sai come lo facevo? Mi portava a casa loro, la nonna era da voi, mi
spogliava nudo, si spogliava nudo anch’egli e li’, in quella cazzo di cameretta
degli ospiti, abusava di me! Non ti racconto i dettagli osceni, vorrei
risparmiarteli, ma non posso fare a meno di ricordare lo schifo dell’odore e il
sapore del suo membro, la puzza del suo orgasmo, l’odore nauseante della sua
brillantina per i capelli quando avevo io, la sua testa tra le mie gambe, il
dolore fisico che provavo in quel momento e l’impossibilita’ di respingerlo, mi
sussurrava frasi che per me allora non avevano senso, ma che ora a distanza di
anni, capisco eccome. E’ andato avanti per anni e quando e’ morta la nonna,
avete avuto, tu e papa’, la brillante idea di ospitarlo a casa nostra, e dove
l’avete messo??? Nella mia cameretta!!! Volevo morire, pensavo che non avrei
avuto piu’ scampo, e cosi’ e’ stato. Mi ha abusato quasi tutte le notti, ogni
volta che ne aveva voglia, come e quando voleva e voi gli avete spianato la
strada per farlo, ha avuto terreno fertile e sembrava che il dolore per la
scomparsa della nonna, a lui non lo scalfisse minimamente, tanto aveva il suo
“giocattolino erotico” cosi’ a portata di mano, da potersi sfogare.Mi svegliava
in piena notte e abusava, ricordo il dolore, mi faceva male quando mi
penetrava, ma non riuscivo ad urlare, non riuscivo a respingerlo malgrado fossi
abbastanza grande ormai, in eta’ adolescenziale, lui non si fermava, ha
continuato a farlo per tutto quel tempo, senza che tu, voi, vi accorgeste mai
di nulla!!! Ma davvero tu, non ti sei mai accorta di nulla??? Una mattina,
stavo andando a scuola, facevo la 3^ media, tu stavi in cucina, davanti al
lavello e lavavi le tazze della colazione che ci avevi appena preparato. Lui
quella notte si era “divertito” come sempre ed io non ce l’ho fatta piu’.
Mentre uscivo da casa, davanti alla porta d’ingresso gia’ aperta, ti ho detto
:” Mamma… Nonno ni da fastidio, mi fa male!” Tu non ti sei nemmeno voltata,
sei rimasta li’ di spalle a me ed io sono scappato via dalla vergogna, nel
dubbio se tu avessi sentito o meno quello che ti avevo appena detto. Al mio
ritorno pensavo ne avessimo riparlato e ricordo l’imbarazzo e la vergogna
quando rientrai a casa. e invece.. Nulla!!! Il silenzio, non mi hai chiesto e
detto nulla e da quel momento per me e’ calata la notte per sempre. Ho capito
che ero solo nel mio dolore e che non ne avrei mai piu’ riparlato ma che dovevo
far qualcosa per salvarmi! Cosi’, una delle “solite” notti, l’orco mi ha
svegliato convinto di poter “giocare” ancora con me ed ha incominciato a
toccarmi. Ho deciso che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrebbe
fatto, gli ho fermato con forza la mano, gli ho stretto il braccio e con uno
spintone l’ho scaraventato con forza sul suo letto urlandogli:” Se lo fai
ancora, giuro che ti ammazzo!!!” Da allora non l’ha piu’ fatto, ero piccoletto,
avevo 13 anni ma mi sentivo cosi’ grande, immenso. La mattina successiva mi
sentii finalmente libero. Avra’ avuto paura? Non lo so, fatto sta che non e’
piu’ successo, forse aveva capito d’essersi spinto troppo in la’, forse ha
avuto paura che lo ammazzassi per davvero, fatto sta che da qualla notte
finalmente mi ha lasciato in pace, non l’ha piu’ fatto. La mia vita cambiava,
crescevo, diventavo uomo, ma quei maledetti ricordi, cara mamma, non li ho mai
cancellati dalla mia mente, persino quando mi sono sposato ed ho avuto una
famiglia tutta per me. Finche’ lui e’ morto, ricordo la telefonata di papa’ in
quella notte di capodanno del 1999 in cui mi annunciava la sua morte, ricordo
che a lui dissi che mi dispiaceva ma in realta’, da un lato ero contento,
finalmente me ne ero liberato, aveva smesso di tormentarmi anche solo
psicologicamente visto che non c’era piu’ alcun contatto fisico ormai, ma
dall’altra parte ero dispiaciuto perche’ la sua morte significava che non avrei
mai piu’ potuto poterlo denunciare ed avere giustizia. Ricordo che papa’ mi
chiese di venire al suo funerale, ma io trovai la scusa piu’ banale per dirgli
di no, dovevo lavorare e non potevo, ma in realta’ non volevo piu’ vederlo
nemmeno da morto!!!
Oggi mia cara mamma, sono un uomo di 45 anni, ho la mia vita, seppure
movimentata e tormentata a tratti, ma posso dirti che, quella ferita si e’
rimarginata, anche se la cicatrice resta ed e’ il marchio di bambino abusato,
quella non andra’ mai piu’ via. Ho deciso di collaborare con Prometeo,
affinche’ possa condividere con altre persone che come me, hanno vissuto e
subito sulla propria pelle, lo stesso mio dramma. Ho deciso che quelle persone
saranno per sempre la mia nuova famiglia e non li lascero’ mai!!! Lotteremo e
combatteremo affinche’ tutto sto schifo prima o poi finisca, anche se ci
rendiamo conto che non sara’ mai cosi’, gli orchi ci hanno rubato l’anima cosi’
come nonno ha rubato la mia,ma noi vogliamo riprendercela e crediamo tutto
questo sia possibile, vogliamo essere per sempre, dalla parte dei bambini…
Ti voglio bene comunque e per sempre!
“Renato”  »

NUOVO CORSO PER LE FORZE DELL’ORDINE. STAVOLTA PARLANO LE VITTIME.

 

Dopo il grande successo del corso per le forze dell’ordine e dopo l’ultimo incontro avvenuto in quel di Albettone, torniamo a proporre una conferenza molto particolare.  
Saranno infatti le vittime sopravvissute all’abuso a ricoprire il ruolo di relatori per un incontro mai realizzato prima.
Sempre e solo con l’obbiettivo di creare un fronte unico: dalla parte dei bambini!
 http://www.bergamosera.com/cms/?p=93227

INCOMMENTABILE: GB, 631 TEENAGER STUPRATE DA RETE DI PEDOFILI!

LONDRA – Shock in Gran Bretaqna: oltre 600 ragazzine particolarmente vulnerabili – 187 negli ultimi dieci mesi – sono state sistematicamente violentate negli ultimi cinque anni da una gang di pedofili che le prelevava da case di accoglienza per minori. La sconvolgente vicenda è venuta in luce a Liverpool, in seguito alla condanna di nove uomini di origine asiatica: avrebbe, secondo il Times, dimensioni molto più vaste di quelle emerse durante il processo. La gang finita in carcere per aver organizzato la tratta delle teen-ager era composta da britannici di origini pachistane e da un afghano in attesa di asilo. Tassisti o fattorini di take-away tra i 22 e i 59 anni sono stati condannati per stupro, traffico di minori e pedofilia per un totale di 77 anni di prigione. Le vittime erano tutte ragazzine bianche. Fuori dall’aula del processo gli estremisti della English Defense League hanno manifestato cercando di capitalizzare un successo politico sulla triste vicenda mentre voci più moderate hanno sottolineato che la maggioranza dei reati sessuali in Gran Bretagna sono commmesi da maschi bianchi. Ma c’é chi sostiene che le comunità del Nord dell’Inghilterra hanno un problema specifico, con un mix tossico di uomini alienati e ragazzine poco sorvegliate che ha reso possibile il loro sfruttamento. Le case di accoglienza in Inghilterra ospitano 1.800 ragazze. Negli ultimi cinque anni 631 adolescenti tra i 12 e i 16 anni sarebbero state “vendute” per atti sessuali, ha scoperto il Times. Due di loro, affidate a istituzioni a Manchester e Rochdale, sarebbero morte in seguito agli stupri. Due sono rimaste incinte: una, di appena 13 anni, ha abortito. I dettagli emersi al processo sono degradanti: una ragazzina della casa di Rochdale sarebbe stata violentata da 25 uomini in una singola notte. Le ragazzine venivano adescate con la promessa di cibo, sigarette o carte di credito telefoniche, drogate o ubriacate e poi trasportate in giro in appartamenti, pub, negozi di kebab e taxi di Greater Manchester, Lancashire e West Yorkshire (nord dell’Inghilterra). “Erano terreno di caccia perché non appartenevano alla vostra comunità, alla vostra religione”, ha detto il giudice leggendo il verdetto. “Sono l’incarnazione del male”, ha detto una fonte della polizia. E il peggio, si è scoperto adesso, che tanto male poteva essere evitato. Errori delle forze dell’ordine, degli assistenti sociali e della Procura della Corona hanno fatto sì che nel 2008 la denuncia di una 15enne che era stata venduta per sesso da una gang di tassisti di Manchester non era stata creduta. Oggi dopo la condanna della gang, la Indipendent Police Compaint Commission ha deciso di vederci chiaro: come è possibile che per tanto tempo le forze dell’ordine siano state cieche davanti all’evidenza? Solo nel 2010 il procuratore Nazir Afzal ha deciso di riaprire l’inchiesta puntando i riflettori su un “bagaglio culturale importato” di uomini che considerano le donne “una specie inferiore”: la disponibilità di ragazzine bianche vulnerabili “era quel che attirava questi uomini malvagi. Questo non diminuisce di un grammo la loro colpevolezza”. FONTE ANSA.

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