Archivio di luglio 2012

“Perchè nessuno mi crede”: a fine settembre nuovo libro di Massimiliano Frassi. Questa la copertina

Uscirà a fine settembre (nei prossimi giorni verrà segnalata la data) il mio nuovo libro.
Questa in anteprima la copertina e la presentazione:

A settembre in libreria: Massimiliano Frassi, “Perché nessuno mi crede?! Storia di Stella”, Pagine 112, Euro 9,90 (ISBN: 978-88-6684-018-3)

Con sguardo attento e delicato, ma soprattutto con passione e partecipazione, l’autore, da anni impegnato attivamente nella lotta alla pedofilia, ci racconta un percorso esemplare di tante vicende di abuso sui bambini: l’“orco” che si nasconde proprio fra le persone più vicine, l’incredulità generale, la deriva emotiva che inevitabilmente travolge le piccole vittime, segnandone la crescita e la difficile maturazione. Protagonista di questa storia dell’orrore è una bambina colpita a tradimento, e poi una ragazza, una donna che ha smarrito il filo dell’esistenza e non riuscirà a ritrovarlo. Inascoltate restano le sue richieste d’aiuto, fino a convincerla di essere lei stessa causa del suo male.
Questo libro è un invito ad ascoltare i bambini, quando tentano di dirci cosa realmente gli stia capitando, per aprire uno spiraglio al futuro, perché «nessun dolore è per sempre».

 Link utile: http://www.lazisa.it/frassi_perche.html

 

Corso per le forze dell’ordine: un grande successo ed un’arma in più a difesa dei bambini!

Abbiamo incontrato più di 400 membri delle forze dell’ordine. Dato voce alle vittime di abusi che per la prima volta in Italia si sono raccontate ad una platea, attentissima, di addetti ai lavori, ma anche portato specialisti di Scotland Yard.
In questi giorni stiamo “visitando” parecchie Questure italiane e da settembre ripartiamo col nostro ciclo di incontri con le forze dell’ordine, i cui risultati visibili (e non 😉 sono stati davvero fantastici! La foto sopra è dedicata a tutte le mamme e dipapà in divisa, che sono un po’ “mamme e papà” anche dei “nostri” bimbi.
Grazie a tutti i partecipanti e buona estate!

La lettera di Marica ed il gioco malato di “papà”.

La vostra voce, segno del nostro impegno.

 

In giorni “caldi” sul fronte lotta alla pedofilia, ancora una volta giunge la vostra voce. Per far capire davvero cosa accade e da quale parte stia il male….

<< Riporto ciò che la mia memoria ha registrato e custodito nel tempo fin troppo fedelmente. Trentacinque anni fa (avevo cinque anni) giocavo seduta sul pavimento quando mio padre mi propose di seguirlo. Non avevo voglia di lasciare i miei giochi, perciò gli chiesi perché. Rispose che si trattava di un segreto e intanto mi sorrideva, così gli sorrisi anch’io e mi alzai per andargli incontro con l’aspettativa di qualcosa di bello. Fui subito sollevata di peso come premio per la mia ubbidienza. Mi sentivo come una principessa abbandonata tra le braccia del suo papà. Con gli occhi serrati, perché faceva parte del gioco, domandai a mio padre come mai stava chiudendo la porta a chiave… ma non bisognava parlare per non sciupare la sorpresa. Quando riaprii gli occhi, distinsi le piastrelle della parete del bagno davanti a me. Ero in piedi contro la vasca, nuda. Portando a segno il tradimento che aveva meditato a mia insaputa, mio padre mi prese alle spalle. Ricordo che mi lamentai per la sensazione di umido e vischioso sulla pelle, dissi che provavo fastidio. Mio padre non badò a me, salvo poi prendermi per i fianchi qualche minuto dopo per rigirarmi come se fossi stata un manichino. A quel punto lo vidi, seduto sullo sgabello con il membro in mano. Non ebbi il tempo di fiatare perché immediatamente si mise a strofinare il pene contro i miei genitali. In quel lungo momento fuori dal tempo per quanto era carico di nonsenso, non riuscivo a staccare lo sguardo dalla sua espressione concentrata. Ero come ipnotizzata e non capivo che cosa stesse succedendo. Osservavo attonita la maschera di mio padre, intento fino allo spasimo a fissare “altrove” con la fronte madida di sudore e le mascelle serrate in una smorfia troppo poco divertente per trattarsi di un gioco. Uno squallore che ancora oggi mi provoca conati di vomito! A un tratto mio padre si alzò in piedi e si piegò sulle gambe, col membro tra le mani. Si fece più vicino ma non riuscì a mantenere la posizione a lungo. Sembrava impaziente. Finalmente si rimise a sedere e mi fece scattare di nuovo faccia alla parete. Attesi con il senso di angoscia di chi non veda l’ora che sia tutto finito. Quando lo sentii gemere mi voltai istintivamente, scatenando i suoi latrati di cane rabbioso che mi abbaiava di non guardare. Oggi so che si stava masturbando.>>
”Marica”

Condanna di don Luciano, associazione “Prometeo”: “Ora subito ridotto allo stato laicale. Vicenda disgustosa”

Condanna di don Luciano, associazione “Prometeo”: “Ora subito ridotto allo stato laicale. Vicenda disgustosa”

Alassio. A meno di una settimana dalla condanna definitiva di Don Luciano Massaferro per abusi su una bambina, interviene l’associazione “Prometeo” che riunisce il coordinamento nazionale vittime pedofilia.
Il presidente Massimiliano Frassi chiede alla Diocesi competente “un segnale forte, che prosegua con i fatti le parole che il Santo Padre ha speso negli ultimi mesi a favore delle uniche vittime della pedofilia: i bambini!”.
“Il caso di Don Luciano – prosegue Frassi – è stato tra i più tristi e disgustosi che abbiano mai colpito l’intera regione italiana, soprattutto per quelle ambigue e pericolose prese di posizione che hanno messo i bambini sul banco degli imputati e fatto passare i carnefici invece come gli unici soggetti da difendere. Serve quindi un segnale forte, chiaro, immediato e soprattutto pulito”.
“È ipocrita sostenere che si attendono le motivazioni della Cassazione prima di prendere una posizione – insiste il presidente di Prometeo – Don Luciano è stato condannato in tre gradi di giudizio. E chiunque abusi di un bambino sa che immediatamente perderà quello che è il suo ruolo all’interno della società, sia egli un genitore, un maestro, un allenatore e soprattutto un prete che, abusando, sporca la fede e quella veste indegnamente portata a scapito di mille altri esempi di sacerdoti che si impegnano sinceramente per gli altri”.
“Si chiede pertanto che il signor Luciano Massaferro sia immediatamente ridotto allo stato laicale, impedendo quindi che possa tornare a lavorare con bambini, magari in un futuro nemmeno tanto lontano” conclude Frassi.
Il parroco di Alassio è stato condannato a sette anni e otto mesi di carcere (oltre all’interdizione perpetua dall’esercizio dei pubblici servizi e dei servizi a fini educativi) per aver abusato in almeno tre occasioni di un’undicenne, sua parrocchiana.
Molti i fedeli che, anche dalle pagine di Facebook, continuano a gridare all’ingiustizia e all’innocenza di chi, al contrario, non è mai stato creduto da alcun tribunale.


 FONTE: Indirizzo dell articolo: http://www.ivg.it/2012/07/condanna-di-don-luciano-associazione-prometeo-ora-subito-ridotto-allo-stato-laicale-vicenda-disgustosa/

 

Carilio Ghilardi: lettere dai fans al catechista in carcere per abusi.

Carilio Ghilardi. Lettere dei fans in carcere.

Riportiamo alcuni stralci di lettere dei supporter del catechista bergamasco Carilio Ghilardi, apparse sul Giornale di Bergamo di ieri.
Inutile commentarle….ma utili per qualsiasi manuale antropologico che voglia analizzare la razza umana davanti ad un caso di abusi da parte di persona nota.

Vogliamo gridarlo a gran voce siamo vicini a CARILIO.
Lo sosteniamo e siamo vicini a lui.
Siamo tutti frastornati e sotto shock ma tanto fiduciosi che la VERITA’ verrà fuori.
Laura Cometti, Bruno, Emanuele e Simone Zimbelli.

“Se sono la mamma e la donna che sono lo devo anche a Carilio.
Un abbraccio forte,
Roberta

Nella vita fidati delle sensazioni di quella che senti dentro, così sarai sicuro di non sbagliare.
Fidati del tuo cuore, di quello che prova.
Nella vita fidati solo delle persone che non ti lasciano un secondo,
neanche quando tutto va a rotoli, neanche quando al tua vita è un inferno in miniatura.
Teresina e Dato Cornolti, Iris Cornolti, Mira Zimbelli, Melissa Cornolti, Roberta Cornolti, Michele Cattaneo, Luigi Zimbelli, Carla Cornolti.

Una persona e un catechista SPECIALE:
ecco come noi  ragazzi definiamo il nostro Carilio.
Speciale perché ci vuole un mondo di bene, ci dedica un sacco del suo tempo per noi ed è generoso come pochi.
Coi ha fatto capire l’importanza della preghiera e dell’ostare insieme come gruppo:
immancabile era l’incontro del venerdì sera, la messa domenicale e il rosario del lunedì sera. È sempre  disponibile ad aiutarti se hai qualche problema e se può fare un piacere a qualcuno dà il 100% di se stesso!
Fiduciosi che la VERITA’ venga a galla ti abbracciamo forte e ti aspettiamo.
Per noi è sempre il ragazzo che ha passato la sua vita accanto ai nostri ragazzi. Coraggio cari! Mi raccomando!
Conserva ancora quel tuo spirito capace di conquistare e di spendersi per questi nostri figli.
Stiamo soffrendo con te in questo particolare e difficile momento, ma siamo sereni e fiduciosi”.
Fausto e Donatella.

Chiacchiere da bar. In presa diretta dopo l’arresto del catechista bergamasco

Chiacchiere da bar. In presa diretta dopo l’arresto del catechista bergamasco.

 

“Da oggi basta una carezza e si è tutti pedofili!”.
Falso. Non basta una carezza. Ma basterebbe se quella carezza fosse disturbante, magari nella parti intime, di un minore.
Vero è che prima di arrestare un pedofilo ce ne vuole, anzi spesso le prove non bastano e l’arresto non avviene. Mai accaduto invece il contrario!

 

“I giornali scrivono il nome solo per vendere più copie”.
Falso. Forse siete abituati male, ma di solito la stampa MONDIALE pubblica il nome dei pedofili. Quella in Veneto addirittura l’indirizzo di casa.
Chi ha pubblicato il nome non l’ha fatto per vendere più copie. Sicuramente l’ha fatto per rispetto verso la società civile, per le vere vittime ( i bambini) della pedo-follia e, aggiungiamo, per onorare quei 106 giornalisti morti solo nel 2011 svolgendo il proprio lavoro.

“Ma uno non diventa pedofilo a cinquant’anni. Allora dove sono le vittime passate?”
Vero. Non ridiventa pedofili a 50 anni e forse potrebbero esserci altre vittime. Molte più di quanto no possiamo immaginare. Il perché oggi non escano allo scoperto ha varie spiegazioni:
vergogna, paura, rimorso, il fatto che ancora non stiano bene, il fatto che abbiano parlato in passato ma nessuno abbia creduto loro, il fatto che non vogliano esporsi in mezzo a gente che non fa altro che decantare le lodi: di un pedofilo.

 

“Chissà i carabinieri che video hanno visto”
Sicuramente non quello che guardate voi. Se una Procura emette un mandato di arresto dopo la visione di un video, direi che non serve aggiungere altro…

 

“I ragazzini hanno già smentito tutto e ritirato le denunce”.
Falso. È una bugia montata ad arte. Le indagini della Procura hanno pesanti elementi probatori. E comunque se anche per assurdo fosse vero (può capitare che un minore per paura, vergogna, perché minacciato etc. possa ritrattare) questi sono fascicoli che restano aperti in quanto non è possibile rimettere la querela presentata (proprio per superare questo scoglio). Quindi chi ha messo in giro questa voce, è stupido due volte.

 

“Tanto tra poco esce e torna in oratorio”.
Probabile. Non tanto sull’uscita a breve, quanto sul fatto che torni in oratorio. Da lì la palla passa a voi e a chi in quel oratorio lo ospiterà.

Continua…..

Il sorriso del pedofilo… dura il tempo di una flessione.

Don Luciano Massaferro è in carcere. Questo l’articolo che ha raccontato l’arrivo delle forze dell’ordine a casa sua per portarlo dove deve stare.
Leggetelo. A me ha fatto venire i brividi la spocchia e l’arroganza. Che emerge dalla foto (col fintissimo sorriso) e dalle parole che leggerete.

<<Alassio. Come previsto, a poche ore dalla sentenza della Cassazione gli uomini della Questura – nella persona del vice questore aggiunto Saverio Aricò – hanno bussato alla porta della casa dietro la canonica della parrocchia di San Vincenzo Ferreri, ad Alassio, e hanno portato via don Luciano Massaferro. Non più domiciliari per lui, ma carcere.
Il parroco alassino aveva già pronta la valigia e, per nulla intimidito dalla telecamera e dalle macchine fotografiche, ha seguito le forze dell’ordine. Sorrideva, “don Lu”, come lo chiamano i suoi fedelissimi. Fedelissimi che, oggi, immancabilmente, erano davanti alla casa del loro sacerdote per un saluto e per dirgli di non arrendersi.
“Non è possibile, non ci crediamo” dicevano ad alta voce guardando il loro prete-amico, cercando di mettersi davanti alla telecamera nel tentativo di assicurargli un po’ di privacy. Ma don Luciano non si è mostrato per nulla infastidito. A testa alta, in favor di telecamera, ha esclamato: “Ti sorrido anche, se vuoi”. E poi, rivolto ai suoi “fans”: “Ci rivedremo il prossimo anno. Sto già preparando gli eventi, non preoccupatevi”. E, per tutta risposta, un convinto: “Ti aspettiamo!”.
Un fare spavaldo che stride con il silenzio mantenuto in tutti questi mesi. La delusione di oggi sembra comunque non aver minimamente scalfito la fiducia che i parrocchiani hanno in lui e, questo, forse gli dà forza. Una forza che gli permette di scherzare, di sorridere alla telecamera, di mostrare comunque sicurezza. Nonostante le tre condanne e un’accusa infamante: quella di aver abusato di una minorenne. >>

Letto? Bene. Dicevo che a me ha dato i brividi. Innanzitutto sarà dura, visti i recenti nuovi “ordinamenti” del Santo Padre che lui possa tornare a mantenere la veste di sacerdote. Quindi gli impegni che tra un anno e mezzo onorerà possiamo anticipare saranno di natura laica.
Secondo, siamo altresì certi che quel sorrisino beffardo gli sia passato, tutto d’un colpo, al momento in carcere.
Poiché l’ingresso in carcere (anche) dei pedofili avviene così (e ve lo dico con le parole di chi ci opera….):

“Ti viene tolto l’orologio (e perdi subito la cognizione del tempo, che credimi qua dentro è infinita), le stringhe delle scarpe e la cintura (per evitare suicidi). Ogni volta che fanno alcuni passi e si chiude la porta di metallo alle loro spalle (CLANG! Il rumore è assordante) fanno un salto. Alcuni qua piangono..altri si pisciano addosso…tutti capiscono che da lì NON possono uscire. Se chiedono di andare in bagno un poliziotto sta vicino a loro….poi vengono portati nella sala dove c’è la perquisizione…qua si spogliano…nudi…davanti a più persone che una volta spogliati controllano che non abbiano nascosto qualcosa….si chiama “ispezione personale”…devi anche fare almeno 3 flessioni…servono per farti espellere ciò che potresti avere nascosto e noi potremmo non aver trovato…umiliante?! Già…da lì si va in cella…se sei fortunato uno spazio tutto tuo di3 metrix 2…il bagno non ha rubinetti…devi pigiare un tasto di gomma col piede e ti viene sparato un bel getto di acqua…la stanza è accogliente e coerente col tempo, calda l’estate fredda l’inverno…se invece hai compagnia, allora auguri…soprattutto se entri come pedofilo…”.

Ecco questi stralci di conversazione riassunti alla bellemeglio ci portano ad una conclusione:
il sig. Massaferro, ex Don dal giorno in cui ha abusato una bambina, siamo certi si toglierà quel beffardo sorrisino…subito dopo il primo “clang” delle porte che si chiudono alle sue spalle…ed il sorrisino sarà definitivamente scomparso prima ancora che abbia compiuto la prima flessione…
Perché è vero che spesso diciamo che questa società non è a misura di bambino. Ma soprattutto questa NON è una società per pedofili!

Abusa di un bimbo che sta in una tendopoli. Daltronde quando il predatore ha fame mica si ferma…

Quando il pedofilo ha “fame” non c’è nulla che lo possa fermare.
Anzi. Se la situazione che gli si presenta è di disagio, maggiore è (secondo lui) la possibilità che ha di poter agire.
La foto che vedete è quella di una tendopoli. Una delle tante. Costruite in fretta e furia per dare riparo a chi, per colpa del terremoto ha persona un’intera vita. Vivere lì dentro non credo sia cosa facile.
I sacrifici richiesti suppongo siano tantissimi.
Per questo fa ancora più schifo scoprire che il soggetto che vedete nella foto (pubblicata da Il Fatto Quotidiano) quello con la camicia bianca poco dietro al Papa (che di lì a poco abbraccerà) sia stato arrestato dopo che era stato colto in flagrante mentre cercava di portarsi sotto la doccia (lui era nudo) un bambino di 11 anni, della tendopoli.
Il suo nome è Salvatore Catozzi, ha 55 anni. Ben inserito in Parrocchia era amico intimo (si definiva “fratello”) di quel sacerdote morto sotto le macerie per salvare la statua della Madonna.
Ancora una volta è l’insospettabile, che, fa male dirlo, trova in certi ambienti terreno fertile per rendere forte la propria facciata.

Nota: la gente della tendopoli ha tentato di linciarlo. Ma il soggetto è stato salvato dai carabinieri.
Qua trovate unvideo su di lui….da vedere:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/21/nudo-nella-tendopoli-adescava-bimbo-arrestato-laiutante-del-prete-morto-nel-terremoto/300795/

 

Processo alla psico-setta ‘Arkeon’, condannate otto persone.

Processo alla psico-setta ‘Arkeon’, condannate otto persone.

Quando in programmi come Striscia la notizia o Le Iene vedo sedicenti “curatori” promettere guarigione da mali come l’Aids o il cancro, vendendo illusioni a persone gravemente malate provo un desiderio irrefrenabile che non vi dico, censurandolo per non mettermi al livello di sta gente. Avendo visto nel tempo e per lavoro molte persone morire di Aids (in temo in cui non c’erano i farmaci che ci sono oggi) o persone a me care morire di cancro, credo comunque che tale desiderio sia umanamente comprensibile. Preciso questo prima di riportare la seguente notizia, battuta un paio di giorni fa, che vi chiedo di far circolare:

“La condanna più alta, a due anni e 8 mesi di reclusione, per l’ideatore e ‘capo carismatico’ della setta, Vito Carlo Moccia, 60enne di Noicattaro. Tre le assoluzioni.
Il Tribunale di Bari, per il reato di associazione per delinquere finalizzata all’esercizio abusivo della professione medica, ha condannato – a pene comprese tra un anno e sei mesi di reclusione e due anni e 8 mesi – otto degli 11 imputati nel processo sulla cosiddetta psico-setta Arkeon.
Tre le assoluzioni.
Il presunto ideatore del metodo Arkeon, Vito Carlo Moccia, 60enne di Noicattaro (Bari), è stato riconosciuto dai giudici come unico promotore della presunta associazione per delinquere e per questo condannato a due anni e 8 mesi di reclusione. Condanna a due anni (pena sospesa) per i cosiddetti “maestri della setta”, Francesco Antonio Morello, Gabriella Fabbri e Francesco Ferrara. Condanna a un anno e 8 mesi (pena sospesa) per Quirino Salerno e Piero Mazza. Un anno e 6 mesi di reclusione (pena sospesa) per Massimo Vavalle e Francesco Locatelli. Assolti Antonio Turi, Isa Calabrese e Grazia Bozzo.
Riconosciuto il risarcimento all’Ordine degli Psicologi di Bari, costituitosi parte civile: il risarcimento è da quantificare in un processo civile. Gli imputati sono stati tutti assolti dai reati di truffa, violenza privata, maltrattamenti, procurato stato di incapacità e calunnia in alcuni casi per prescrizione, in altri “perché il fatto non sussiste” o “il fatto non costituisce reato”. I fatti contestati si riferiscono al periodo 1999-2008 ma fino al 2004 sono ormai prescritti. Chi soffriva di tumori, Aids o infertilità si rivolgeva alla psico-setta sperando in una guarigione: 10.000 i casi denunciati.
“Soddisfazione da parte del Cesap di Lorita Tinelli, artefice delle indagini sulla setta (“ora però non bisogna abbassare la guardia perché sappiamo che ci sono maestri di Arkeon che continuano la loro attività”) e da parte di Aldo Verdecchia di Giù le mani dai bambini il quale ha dichiarato: “mi sono infiltrato personalmente nella setta e durante una riunione svoltasi nel fermano ho potuto vedere con i miei occhi come manipolavano le vittime”.

Nella home page del sito del Cesap tutte le info. utili e la rassegna stampa da cui abbiamo tolto i passi sopra citati:
www.cesap.net

Don Luciano Massaferro: condanna definitiva. E’ PEDOFILO! E va in carcere!

Don Luciano Massaferro, da oggi Sig. Luciano Massafero (per gli amici “Lù”, un nome una garanzia) è stato condannato anche in terzo grado. Condannato in primo, poi in secondo ora in Cassazione, in quanto pedofilo. Adesso lo aspetta il carcere. Il comitato che l’ha sempre difeso insultando la bambina e la sua famiglia (a cui va il nostro plauso per la forza e soprattutto il coraggio) il consiglio di seguirlo.

Lunedì torniamo sulla notizia. Intanto segnaliamo che sulle spiagge della Liguria si registra uno spiaggiamento di decine e decine di prefiche isteriche, per la improvvisa vedovanza pedofila.

 

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