Archivio di Luglio 2012

Quello che un pedofilo deve sapere.

Quello che un pedofilo deve sapere.

Tanti i lettori di questo blog. Parecchi anche i pedofili, probabilmente.
I quali in questi anni hanno avuto modo di vedere come spesso la propria categoria veniva difesa da (dis)abili movimenti di piazza. Inutili quanto anacronistici. Utili alla Questura più  che all’opinione pubblica per capire sul proprio territorio quale poteva essere il tasso di imbecillità. O peggio ancora di complicità.
Nelle foto ne vedete alcuni. Manifestanti per gente poi condannata anche a 10 anni di carcere. Gente che aveva nel proprio pc immagini di neonati torturati e che approfittando del proprio “ruolo” di maestro/prete/catechista abusava dei bambini che in qualche modo gli venivano affidati.

Oggi prendendo spunto dal profilo da noi tracciato sul pedofilo arrestato l’altro ieri alle porte di Bergamo (il catechista Carilio Ghilardi che proprio stamani si presenterà davanti al Giudice, facendo secondo noi, scena muta…anzi al massimo frignando un pochino con la vocina che lo contraddistingueva in mezzo a mille), ci rivolgeremo proprio a chi abusa dei bambini. Con quelli che in passato già abbiamo definito essere “gli effetti collaterali dell’essere pedofilo”.
Chi abusa deve sapere:

a)    che prima o poi verrò scoperto e denunciato. Troverà infatti persone coraggiose che avranno la possibilità di chiedere aiuto alle forze dell’ordine per far interrompere i propri abusi.
Non la si fa franca a vita! E prima o poi il conto (seppure in difetto rispetto ai reali abusi commessi) arriva!

b) quando si lavora come si è lavorato su questo caso e come oggi si fa (Rignano Flaminio e Brescia qualcosa avranno pure insegnato docet) e si arriva a delle prove provate (leggasi video degli abusi) è chiaro che in un colpo tutta quella facciata abilmente costruita lungo una vita intera crolla. E nel momento in cui c’è il riconoscimento della propria natura predatrice, una volta che si torna nella società civile quanto si era costruito è stato spazzato via, come fragili edifici sotto un forte terremoto.
Ecco perché  a volte questi codardi si tolgono la vita: perché capiscono di avere buttato via tutto. In un colpo solo.

c) ma il togliersi la vita (che resta una scelta personale!) non è nulla rispetto al dolore che si arreca ai propri cari. Partendo dai genitori (anziani nel caso del catechista) ai parenti più stretti. Che se difendono il proprio fratello/zio etc. è solo per condivisione di intenti non per altro, altrimenti da che mondo è mondo si trovano a vivere un duplice dramma: quello di aver perso un proprio congiunto nel modo peggiore. Non una grave malattia o un incidente improvviso, macchè, un arresto in quanto pedofilo, ovvero cacciatore di bambini, l’ultimo essere al mondo che una persona vorrebbe in casa.
Insieme ai parenti ricordiamo anche gli amici, i conoscenti, o il datore di lavoro che un pedofilo con lui non lo vuole assolutamente avere…perché i clienti se ne vanno…perché lì “se lui torna loro non entrano”.

d)   Fede: un discorso a parte. Ma chi utilizza il suo ruolo all’interno della Chiesa per sporcare i bambini che dovrebbe educare ed avvicinare a Dio, dovrebbe veramente ricevere il trattamento auspicato da Gesù: “macina d’asino al collo…”

e)    Potrei andare avanti per altre pagine, ma credo che già queste bastino. Ho volutamente omesso i danni alle vere vittime, i bambini. Perchè quei danni al pedofilo non interessano.
Anche per questo qua i toni che usiamo sono spesso “forti”. Perché va applicata al pedofilo la stessa regola che lui applica alle vittime: lo si de-personalizza. Non è un essere umano (non più dal momento in cui ha abusato) e in quanto tale ci si rivolge a lui, senza alcuna empatia.

Nota: ieri un mio operatore residente proprio in quel di Sorisole mi ha detto “incredibile…lo conoscevo da quando ero bambino….certo ora molte cose tornano ma chi mai avrebbe pensato…in tutta risposta, una persona da noi seguita gli ha risposto “e allora cosa dovrei dire io, che a farmi del male fu il mio adorato insospettabile nonno?! Svegliamoci, loro sono abili a mimetizzarsi!”: dedichiamo questo breve scambio di parole a chi pare stia raccogliendo firme per il catechista in carcere e voglia scrivergli “una bella lettera per alleviarne il dolore”. Scrivetegliela pure la lettera, ma non fate nulla di pubblico. Ognuno ha il diritto di stare vicino a chi vuole ma quel diritto cessa se diventa accusa verso chi ha subito abusi.
Se poi volete davvero confortarlo nelle lunghe ore noiose che passerà in isolamento, più che le vostre misericordiose parole di conforto allegategli le foto dei vostri figli…

Ecco il nome – e gli atti criminali – del catechista pedofilo arrestato a Bergamo.

Carilio Ghilardi, residente a Sorrisole (Bg), anni 54, farmacista ad Almé e da anni “stimato catechista”. Queste le generalità del pedofilo arrestato a Bergamo. Generalità rese note oggi dal Giornale di Bergamo (un plauso!!!) che andando oltre la complice quanto ipocrita retorica del “non si fanno i nomi dei minori per tutelarli” (regola che in realtà vale SOLO per i casi di abuso sessuale familiare, quando il nome dell’abusante si legherebbe per forza di cose a quello dell’abusato), oggi in prima pagina mette nome e cognome appunto. E se la cosa è normale in altre province, stavolta si è forse definitivamente rotto un tabù…quello che tutela sempre gli orchi e mai i bambini.
La comunità deve sapere chi la popola, soprattutto se chi la popola è pedofilo e si è perfettamente inserito in quelle zone popolate appunto da minori.
Minori, come i ragazzini che per anni e anni il bravo catechista ha incontrato, formato (sic). Per loro gruppi di preghiera, gruppi per dire il Rosario, poi via tutti in gelateria. E la disponibilità era tale che si offriva magari di portare a casa qualcuno (d’altronde chi non si sarebbe fidato di lui?). Peccato che l’auto deviasse e il predatore di bambini finisse in zone appartate, dove “con al scusa di controllare lo sviluppo sessuale” del minore,allungava le mani.
La storia a noi ricorda incredibilmente da vicino quella del prete bergamasco Don Matteo Diletti. Medesima immaturità della persona. Medesimo modus operandi (compreso il mandare messaggi in continuazione alle sue vittime: Carilio, il bravo Carlio solocon la prima vitima ebbe 3.400 contatti in un anno).
Ma torniamo a Carilio (ma che nome è “Carilio”???). I genitori di un ragazzino poco tempo fa l’avevano affrontato e poi si erano rivolti ai Carabinieri (suggerimento: Mai farlo. Nel senso di MAI affrontare un pedofilo. Capiamo che di pancia una reazione così ci possa stare, ma di testa è assolutamente sbagliata, poiché porta il pedofilo a potersi difendere e /o occultare eventuali prove. Rivolgetevi invece sempre e subito alle forze dell’ordine!). Certo non è stato il caso del Ghilardi il quale ha lasciato stare sì loro figlio, ma sentendosi praticamente intoccabile, ha spostato le attenzioni su altri ragazzini.
Come quello che si vede nel filmato dei Carabinieri che hanno messo le telecamere dentro all’alcova del pedofilo: ragazzino portato in camera da letto e…
Ghilardi organizzava anche serate per genitori sull’educazione dei figli adolescenti (doppio sic).
Ora come dicevamo poc’anzi è in carcere e domani verrà sentito dal Giudice. Quasi sicuramente farà scena muta. Dopo di che si andrà a processo con rito abbreviato e tra non molto tempo ce lo troveremo in libertà. Chissà nel frattempo quanti bei corsi potrà organizzare….
Nota: totale solidarietà alle famiglie e offerta del massimo supporto loro necessario. Poiché la lotta vostra, sappiate, non è ancora terminata….

 “La catechesi è un’educazione della fede dei fanciulli, dei giovani e degli adulti, la quale comprende in special modo un insegnamento della dottrina cristiana, generalmente dato in modo organico e sistematico, al fine di iniziarli alla pienezza della vita cristiana” [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 1; 2].

Catechista pedofilo arrestato a Bergamo.

Per oggi riportiamo solo la notizia:

Un commesso farmacista e catechista, 54enne bergamasco, è stato arrestato  dal nucleo investigativo del comando provinciale di Bergamo in esecuzione di provvedimento di custodia cautelare emesso dal Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bergamo con l’accusa di atti sessuali con minorenne continuati e violenza  sessuale.
Le indagini sono iniziate alla fine dello scorso aprile dopo che gli increduli genitori di una giovane vittima si erano rivolti ai militari segnalando gli abusi sessuali confidati affinché valutassero la fondatezza dei fatti, considerando che l’ipotizzato autore era l’insegnante di catechismo del loro figlio in un oratorio dell’hinterland.
Nel corso delle investigazioni sono stati invece accertati gravi di colpevolezza nei confronti dell’indagato il quale  – nel periodo compreso tra il settembre del 2010 e il giugno di quest’anno -, appartandosi in località isolate o anche durante viaggi e gite, avrebbe abusato sessualmente e più di una volta di tre ragazzi quindicenni a lui affidati dai genitori, di cui godeva piena fiducia, proprio in virtù della sua funzione di catechista e di guida nel percorso educativo alla fede.
Adesso si trova in carcere a Bergamo a disposizione del magistrato.
L’interrogatorio di garanzia non è stato ancora fissato.
Intanto le indagini non si fermano e sono volte ad accertare le precise circostanze dei fatti ed eventuali altri abusi.
FONTE: Bergamo News.

Abusi su ragazzina disabile. Condannato pensionato.

Di lui sappiamo, purtroppo, molto poco. Plurisettantenne, residente sugli appennini bolognesi, nessun precedente penale, pensionato, aspetto da “bravo nonnino”. E, ovviamente, pedofilo.
Condannato dal Tribunale pochi giorni fa a cinque anni, per aver molestato un bimbo di 11 anni (adescato in piazza e portato in un vicolo, dove lo ha palpeggiato) e soprattutto una ragazzina disabile. Adescata in un bar e portata insieme ad un altro ragazzo (anche lui ospite presso la struttura dove la ragazzina disabile risiede) a casa sua. Lì ha mostrato loro dei giornali pornografici, ha baciato e toccato la ragazza e si è masturbato.
A far scattare al denuncia gli operatori del centro che hanno visto rientrare la stessa “in stato di shock”.
Come sempre facciamo in questi casi, poniamo alcune amare riflessioni:
a)     non si diventa predatori di bimbi a 70 anni, quindi è un peccato che non siano rese note le sue generalità poiché chissà per quanto tempo, IMPUNEMENTE, lo stesso ha agito
b)    5 anni….definire ridicola la pena, non basta…

La mia bambina: poesia di una sopravvissuta all’abuso.

Leggete quanto è bella questa poesia, scritta  (alcuni anni fa) da una bambina, oggi cresciuta, nostra amica che chiameremo “Cinzia”. E che finalmente ha ripreso in mano le redini della propria vita. Perché “nessun dolore è per sempre!”. <3

 

LA MIA BAMBINA

La mia bambina è bella
dolce e con i riccioli biondi.
Dorme sotto il letto
ma il suo cuore vola
più su del cielo
E’ cattiva e dice parolacce
ma è l’essenza della dolcezza
e se l’ascolti dà respiro al tuo cuore.

La mia bambina
aspetta il suo papà per ballare
ma si vergogna
e non lo riesce a toccare.

E’ pura come un giglio
ma la rabbia che prova
sporca la sua anima.

Tanti dicono di amarla
ma nessuno la salva ,
è da sola in quella casa
è prigioniera dell’amore.

La mia bambina
è lì in quella camera e aspetta …
Aspetta che il dolore e la paura
scompaiano
per uscire e far sapere al mondo
che anche lei ESISTE .

La mia bambina
è in cantina al buio che si fa del male
ma è anche nella luce
per cantare , ridere ed amare.

La mia bambina
si ferisce perché ha pietà di sé
ma cura le ferite degli altri
perché ha pietà di loro.

La mia bambina
deve stare dietro quella porta
perché è pericolosa,
è il bianco e il nero
è l’amore e l’odio
è la pietà e l’indifferenza
è il tutto ed il contrario di tutto.

Ecco perché la mia bambina
È … IL NULLA.

Il predatore di bambini disabili. Ecco cosa ha fatto Pietro Materi. Parte 2 della sentenza.

Vi ha colpito molto settimana scorsa il viaggio nella pedofilia fatto entrando nella sentenza di Pietro Materi.
Oggi proseguiamo, con la seconda parte. Altrettanto dolorosa.
Ci occupiamo del secondo bimbo disabile abusato da Materi.
Partendo da un fatto, accaduto dopo che già gli aveva scattato delle fotoni bagno “con i pantaloni abbassati”.”Tra la fine di maggio e gli inizi di giugno,nell’aula riservata agli insegnanti di sostegno affidatari di bambini con handicap, l’imputato aveva chiesto al bambino…di toccarlo mentre si masturbava…..in un’altra occasione di  prendere in bocca i (suoi) genitali, procedendo sempre a fotografare gli abusi.
Il materiale era stato scambiato con il soggetto malese (!!!), a fronte di altro materiale, anche questo autoprodotto, realizzato con un bimbo dell’età di 5 o 6 anni”.
Mi fermo. E mi scuso se stavolta siamo entrati subito a gamba tesa, dando dettagli che spesso per rispetto omettiamo. Ma questa volta ripeto ci dovevano stare. Immaginiamoci la scena. Un bimbi disabile. Il suo tutor. E le violenze. Che subito vengono fotografate perché, una volta tornato a casa, il predatore potrà barattarla con altre violenze, fatte addirittura in Malesia, dall’altro capo del mondo. Ecco cosa diventano i bambini: oggetti. Utili solo per essere abusati. Fotografati. Scambiati. Riabusati. Etc. etc.
La sentenza continua con altre analisi. Di foto scambiate. Di pedofili a lui collegati:
“scambi di materiale pedopornografico con un soggetto rispondente a xxxx che aveva utilizzato all’uopo i figli della sorella della sua convivente (ove i bambini venivano spogliati, masturbati ed era ritratto anche un rapporto orale col maschietto mentre dormiva)”.
Si parla ora per la prima volta del filone svizzero dell’inchiesta.
Chi ha seguito tramite il nostro blog la storia ricorderà che Materi prese il trenino, attraversò l’Italia ed andò in Svizzera per abusare (con la connivenza del padre) un bimbo gravemente disabile che il padre medesimo aveva messo in vendita, con un annuncio su internet.
300 euro in contanti e fai cosa vuoi con mio figlio, questo il senso del messaggio, l’importante è che io possa partecipare. Firmato Il papà del bambino.
Ricordatevi che questi sono i pedofili. Che così agiscono. E che chi li difende è questo che condivide….
Ma andiamo avanti: la Polizia parla di una cartella con 500 file relativi al minore yyy venduto dal padre svizzero. Immagini del piccolo. In balia della paterna follia pedofila.
“L’abuso consiste in un doloroso sfruttamento della menomazione della vittima e si verifica quando le condizioni di inferiorità sono strumentalizzate per accedere alla sfera intima della persona, che versando in uno stato di difficoltà, viene ridotta ad un mezzo per l’altrui soddisfacimento sessuale.(…) Il Materi ha approfittato della mancanza di autonomia fisica e del disagio psichico di bambini gravemente inabili, con problemi persino comunicativi, per abusarne sessualmente a mezzo palpeggiamenti, rapporti orali, masturbazioni”. Continua…parte 2/3

Troviamo Bocchio, pedofilo latitante.

Troviamo Bocchio. Predatore in fuga.

Ieri picco stagionale di accessi al blog. Malgrado durante il periodo estivo i contatti diminuiscano ieri grazie al vostro supporto c’è stata una grandissima attenzione sul caso Materi. Di cui torneremo a parlare lunedì, con la seconda parte dell’analisi della sentenza di condanna.
Oggi prosegue però il nostro viaggio nella pedofilia. Per primi abbiamo raccolto il grido di dolore di una madre che benché abbia avuto il predatore di sua figlia (all’epoca dei fatti anni 4!) condannato in primo grado, in secondo grado ed in Cassazione, si è ritrovata col predatore latitante.
Fuggito. Come un topo di fogna quando sotto ad un tombino entra un raggio di luce.
Ora su di lui c’è un mandato di cattura internazionale e siamo certi, prima o poi lo troveranno e lo riporteranno nelle patrie galere. Con l’aggravante della fuga. E l’analisi delle complicità di chi quella fuga ha permesso…..
Intanto per farvi capire chi è e quanto importante sia che venga catturato ricordiamo come ha agito:
è l’estate del 2002 e Caterina (nome fittizio) scopre che la propria figlia nel retro del negozio dove lavora, fa dei giochi “strani” con i propri amichetti. Quello che più di tutti la sconvolge è il “gioco della pipì”. La bimba si spoglia e si fa fare pipì “sulla patatina” dai compagni.
La mamma tiene d’occhio  la bimba e ad un certo punto interviene chiedendole spiegazioni su quel gioco malato. Questa la risposta della bambina, come da verbale delle forze dell’ordine:
“mamma promettimi che non morirai, (in lacrime) promettimi che io sarò sempre la tua bambina, mamma promettimi che papà non se ne andrà”.
Incomincia con questa frase e con il pianto spaventato della bimba il viaggio nella pedofilia di questa famiglia.
Viaggio che farà emergere quanto accaduto alla bimba e le minacce conseguenti all’abuso subito (“mi ha fatto la pipì calda appiccicosa nella patatina… si è pulito… poi è andato a fare il bagno al mare”…capite? Abusa una bimba e poi entra in mare per farsi una nuotata come nulla fosse!).
Viaggio che farà emergere gli abusi da parte di Giovanni Bocchio, industriale alessandrino, che frequentava lo stesso stabilimento balneare di Caterina e della sua famiglia, in quel di Finale Ligure.
Lui, l’amico dei bambini, che dietro le cabine dove cambiarsi (lì oggi hanno messo le telecamere!) porta una bambina piccola (ricordiamo: lui classe 1939 lei 1997)) per placare la sua fame di predatore di bambini.
La famiglia viene periziata e stra periziata. Tutti, la bimba in primis, sono ritenuti credibili. E Bocchio viene condannato. Fino alla sua fuga.

“io preferisco le donne, perché gli uomini quando diventano grandi sono cattivi”.
A nome di tutti gli UOMINI, trovate quel p…p…pedofilo!

n.b. chiunque abbia notizie avvisi immediatamente il 112, il 113 o l’Interpol (http://www.interpol.int/Contact-INTERPOL ).
Agli amici che dall’estero seguono il blog chiediamo di tradurre e diffondere come sono soliti fare, questo post.

Leggiamo la sentenza del caso Pietro Materi. Predatore di bambini disabili.

Leggiamo insieme  la sentenza del caso Pietro Materi. Predatore di bambini disabili.

 È uno dei casi peggiori di cui ci siamo mai occupati e non esagero se dico uno dei peggiori casi di pedofilia al mondo.Una rete internazionale di cacciatori di bambini disabili.
Tra questi un italiano, Pietro Materi, la cui storia recuperate qua:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/tag/pietro-materi

Ora leggiamo insieme la sentenza di condanna:
che diciamolo subito è stata di anni 16 di reclusione!
Ma andiamo a vedere alcuni stralci della sentenza, che riportano dritti dentro il mondo della pedofilia:
”La completa analisi e la attenta valutazione delle risultanze istruttorie acquisite al fascicolo del dibattimento impongono l’affermazione della penale responsabilità del Materi in ordine ai gravissimi fatti a lui contestati, ampiamente ammessi, peraltro, dallo stesso imputato in sede di interrogatorio acquisito al giudizio su accordo delle parti.”
L’indagine parte nel 2010, con modalità che tralasciamo per non dare suggerimenti ai pedofili. Diremo solo che la Polizia Postale svolge un eccellente lavoro sottocopertura e riesce così ad entrare nella rete di pedofili collegati a Materi.
La perquisizione a casa sua porta subito al ritrovamento di materiale pedopornografico, con “minori anche in tenera età prevalentemente di sesso maschile”.
“Attraverso protocolli criptato” l’indagato aveva condiviso tantissimo materiale con “una selezionata lista di utenti”.
Come spesso accade per questi soggetti “il materiale pedopornografico era stato scrupolosamente ed ordinatamente archiviato, al fine di consentirne una facile ricerca nell’ingente patrimonio” (vi ricordo che parliamo di bimbi abusati!).
La sentenza da qui continua con delle analisi tecniche che vi ometto, fino a presentare la cartella denominata “Me” con il materiale prodotto dallo stesso Materi. Questa la frase scritta sulla sentenza per descriverlo:
“drammatico è il contenuto delle immagini nella cartella”.
Le immagini descritte sono quelle realizzate nei bagni della scuola dove Materi insegnava. E descrivono gli abusi su due bimbi disabili.
Inutile spiegare perché ometto la descrizione riportata: aggiungo solo un dettaglio, che so essere disturbante, ma serve per ribadire (nuovamente) di cosa ci stiamo occupando:
”le foto ritraevano il minore dapprima in compagnia di un suo coetaneo, poi da solo alla presenza di un uomo con il pene eretto (il Materi) che, dopo essere stato toccato dal minore, raggiungeva l’orgasmo”.
La sentenza continua con el indagini della Polizia, che scopre la scuola dove Materi ha operato e quali bimbi ha “seguito” in qualità di insegnante di sostegno. Tutti bimbi con disabilità.
La Polizia vede poi che i bagni della scuola sono gli stessi che appaiono nelle immagini.
Interrogato, Materi confessa: “ammetteva di scambiare materiale pedopornografico a mezzo di internet sin dall’anno2006”e parlando di una delle sue vittime diceva “che il piccolo M. era molto legato alla sua persona”.
E visto il legame di fiducia che il bimbo ha creato con lui, ecco scattare gli abusi.
”In un’occasione l’imputato munitosi di macchina fotografica, lo aveva portato in bagno ed aveva scattato delle foto mentre urinava e lui lo aiutava….dopo alcuni mesi, sempre in occasione della necessità del bambino di andare in bagno, lo aveva fotografato nudo e mentre lo sottoponeva ai suoi palpeggiamenti. L’imputato aveva poi scambiato tali foto a mezzo di internet con altro materiale pedopornografico relativo a bambini al di sotto dei 10 anni, autoprodotto da parte di un malese – che gli aveva inviato fot di bimbi nudi che avevano rapporti sessuali tra loro e con lui (orali masturbazioni, anali, solo con maschietti) ed uno statunitense che gli aveva inviato alcune foto del figlio e dell’amichetto di 8 anni nudi che dormivano”.
Per oggi ci fermiamo qua. Anche se già questo basta. Per portarvi dentro il mondo della lucida follia, di esseri troppo disumani per chiamarli uomini.

 

 

 

 

Riunione nazionale vittime pedofilia.

Riunione nazionale vittime pedofilia.
Confesso di non avere avuto ancora il tempo di raccontare la nostra 3 giorni col coordinamento nazionale vittime pedofilia.
Uno dei momenti più “alti” del nostro percorso.
Tanti i temi e gli spunti affrontati (alcuni dei quali diverranno momento di riflessione per questo blog).
Oggi metto una sola fotografia. Che riassume cosa vuol dire partecipare a un momento simile.
Si arriva come i cuccioli ritratti in basso, “spelacchiati”, senza colore, indifesi. E si torna a casa rinati. A testa alta. E con la propria tavolozza che si tinge di colore….

Pericoli in internet. Altri due pedofili catturati, mentre cacciavano i bambini.

Pericolo chat. Amici? No, pedofili.
Notizie così sono oramai all’ordine del giorno. Purtroppo i giovani non hanno la percezione del pericolo “internet” e continuano a chattare o accettare amicizie nei social network, da parte di sconosciuti che amici appunto non lo sono.
Vicenza. Due casi solo la scorsa settimana. Smascherati dal lavoro della Polizia Postale.
La prima segnalazione emerge nel modo più classico (sapeste quante volte ci è accaduto): lezione degli agenti a scuola e un ragazzino che alza la mano dicendo “pure io ho avuto un incontro in internet con un adulto,come quello che state descrivendo voi”.
Indagini. E scoperta: Il bimbo è stato adescato. L’amico virtuale si presenta come allenatore di calcio. Parla per giorni col bimbo di tutti i suoi interesse. Poi cerca l’incontro. Il bimbo va all’appuntamento ma 3 compagne di scuola lo vedono lì da solo si fermano con lui e la cosa disturba il pedofilo. Che una volta identificato (è un 41enne che vive nell’hinterland di Milano con mamma e papà) si scoprirà essere stato in carcere per abusi sui minori ed avere nel computer materiale pedopornografico (in parte cancellato ma recuperato dai tecnici specializzati della Polizia!!!!).
Altro caso. Un ragazzino di 14 anni chiede di dormire fuori casa, da un’amica. I genitori si rifiutano e lui ha una reazione “esagerata”. Quando dorme la mamma gli guarda nel cellulare e trova messaggi del tipo “sei il mio amore….sono il tuo orsacchiotto…se il mio tesoro….”.
Altri messaggi sono più espliciti: e parlano di rapporti sessuali. Scatta l’indagine. Il profilo di Facebook del predatore viene monitorato e si trovano tantissimi contatti con altri uomini ma soprattutto con ragazzini.
Quando il predatore chiede un incontro con la vittima la Procura dà il via. Scatta la perquisizione dell’abitazione del pedofilo. E ritrova una sorpresa: l’uomo è un trentenne che vive sul Garda (lato veronese del lago) e benché la casa sia molto bella e signorile l’adescatore vive come un barbone, in mezzo allo sporco più assoluto. Per ora altro non sappiamo, se non che si sta periziando il suo computer.

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