Archivio di Luglio 2012

Post-it blog pedofilia

Post-It:

In tante mi scrivete che i fantasmi d’improvviso tornano. E fanno ancora più male. Non fermateli. Lasciateli entrare in casa vostra. Mostrategli chi siete oggi. Mostrate la donna che siete, non la bambina che eravate. E dopo l’iniziale necessario dolore, se ne andranno. Sconfitti. Perché la loro arroganza lascerà il posto alla loro piccolezza. E voi, siete più grandi. In ogni senso.

5 anni ad Alfano, amico di don Seppia.

5 Anni ad Alfano, l’ex seminarista amico di don Seppia.

Cinque anni di reclusione e 15mila euro di multa. Questa la pena inflitta ieri a Emanuele Alfano, l’ex seminarista amico e confidente di don Riccardo Seppia finito nell’inchiesta che ha coinvolto il sacerdote gia’ condannato a 9 anni e sei mesi per violenza sessuale su minore, cessione di stupefacenti e induzione alla prostituzione minorile. Alfano e’ stato processato per induzione alla prostituzione minorile, favoreggiamento della prostituzione minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Per i primi due reati i giudici del collegio del tribunale di Genova lo hanno condannato mentre lo hanno assolto per il terzo.
L’accusa e’ stata sostenuta dal pm Stefano Puppo, la difesa dall’avvocato Alberto Lapeschi. FONTE: AGI

La Postale smantella ennesima rete di pedofili! E pensare che c’era chi voleva smantellare la Postale.

Immagini di bimbi che fanno sesso tra di loro. Adolescenti. Ma anche piccoli di3, 4 e 5 anni. Abusati da uno o più adulti. Le immagini sono per gli inquirenti, definibili con un solo aggettivo: “Raccapriccianti”.
È quanto la Polizia Postale ha trovato nel pc di un vicentino, cuoco sessantenne disoccupato che viveva con la mamma.
Insieme a lui indagati a piede libero altre 18 pedofili in tutta Italia (3 dei quali arrestati in flagranza di reato): l’attività della Postale ha coinvolto i compartimenti di Bologna, Catania, Milano, Venezia, Roma e le sezioni di Reggio Emilia, Varese (dove il pedofilo individuato aveva incamera da letto ben 3 telecamere e quindi ora si indaga anche sulla produzione di materiale pedopornografico), Siracusa, Macerata, Caserta e la già citata Vicenza.
Un plauso alla Postale e a chi dà a questi uomini (e donne) gli strumenti per operare al meglio, non certo per smantellarne i servizi.
Nota: a proposito del lavoro della postale, lunedì postiamo al sentenza del caso Pietro Materi!

Pedofili in fuga…

Pedofili in fuga….

Mentre continuiamo a tenere alta l’attenzione sul pedofilo in fuga, Giovanni Bocchio (proprio nei giorni scorsi pare gli abbiano pignorato i mobili di casa; qua trovate la storia: http://www.massimilianofrassi.it/blog/category/giovanni-bocchio ) che dopo la condanna per non andare in carcere (ma non sarebbe il caso di introdurre una legge per cui se la Cassazione ti condanna immediatamente finisci dentro?), riportiamo una storia simile, con ennesimo pedofilo fuggito, stavolta pare con certezza, all’estero.
Dalla Liguria all’Emilia Romagna, Correggio per l’esattezza.
Dove un patrigno ha picchiato e maltrattato i figli della compagna (in sua assenza) e abusato sessualmente la “figliastra” più grande.
Ora è giunta al condanna a ben 6 anni di reclusione. I fatti risalgono al 2008: tre bimbi vengono allontanati da casa per i gravi maltrattamenti a cui sono sottoposti. Una volta fuori trovano la forza di raccontare tutto. E la bimba più grande di anni 12 (gli altri hanno 11 e 8 anni) aggiunge un girone in più all’inferno subito. L’abusante il patrigno, 36enne di origini sudamericane.
Il caso è stato seguito con la professionalità nota agli addetti ai lavori, da parte della Pm Pantani (che ha già seguito il caso La Monica). Dopo le varie perizie a cui i bimbi sono stati sottoposti si è arrivato al rinvio a giudizio dell’abusante ed ora alla condanna (la dr.ssa Pantani aveva chiesto 10 anni ma i giudici si sono fermati a sei anni, accogliendo di fatto la tesi difensiva per chiedeva “l’equivalenza tra aggravanti e attenuanti”).
Nota dolente: l’uomo è all’estero. E non si sa dove sia. Pertanto la pena risulta sospesa.

CONSIGLIXGLIACQUISTI. Polisse in dvd e il libro sulle madri che hanno perso i loro figli

Riprendiamo la nostra rubrica di libri e dvd da consigliare con due piccoli gioielli.
Patiamo da un dvd, che dedichiamo a tutti gli amici delle forze dell’ordine. È appena uscito e si chiama Polisse. Questa al recensione ufficlal ed il trailer presente su You Tube:
“Di cosa è fatta la routine quotidiana degli agenti di polizia della sezione parigina “protezione minori”? Arrestare pedofili, acciuffare piccoli borseggiatori e poi riflettere sui rapporti interpersonali durante la pausa pranzo, ma non solo. Interrogare genitori che abusano dei figli e raccogliere le deposizioni dei bambini, affrontare adolescenti dalla sessualità fuori controllo, gioire per la solidarietà dei colleghi e scoppiare a ridere in modo irrefrenabile nei momenti piú inaspettati. In sostanza, sapere che al peggio non c’è mai fine e tirare avanti con questa consapevolezza, pronti ad affrontare un’altra intensa giornata.”
http://www.youtube.com/watch?v=YZHFGrswj9E

Il secondo suggerimento è questo libro.
Si intitola “Ti parlo da una vita” (Strade Blu – Mondadori) ed è scritto (benissimo) dalla giornalista Stefania Rossetti.
Due amiche da una vita. Una muore. L’altra la accompagna sulla soglia. Ma decide di continuare a parlarle. E questo rapporto dà il via ad un viaggio che le permette di incontrare madri che hanno perso i propri figli, ma con i quali mantengono una sorta di contatto.
Si entra in un territorio “particolare”. Fatto soprattutto di quella forza che dà l’amore. Un territorio dove la Fede conta  (ma non c’è solo quella) e dove è alto il pericolo di cadere nell’illusione, nell’autoconvincimento….
Se non fosse che come ho scritto è l’amore a vincere. E quello e solo quello dà la forza di sopravvivere, spazzando via facili strumentalizzazioni a favore della vita che queste donne tornano a vivere appunto…
Da leggere…con un bel pacchettino di cleenex al proprio fianco.

La vostra voce. Il raduno di Prometeo.


Rieccoci a voi dopo la 3 giorni col raduno nazionale vittime pedofilia. Viste le adesioni abbiamo superato ogni record. Tanti gli spunti di cui parleremo a breve (dateci il tempo di di rientrare…). Tanti i temi toccati (tra cui “come deve comportarsi il compagno di una vittima?”, ma anche di questo parleremo a breve). Incredibile vedervi arrivare “spenti” e tornare a casa con la capacità di rimettere le cose al loro posto e rimpossessarvi della vostra vita. Questa e solo questa da oggi la strada che percorreremo.
A tal riguardo mettiamo la vostra voce, senso del nostro impegno, nella lettera aperta di Renato (che in forma integrale è stata pubblicata sul Giornale di Bergamo proprio durante la 3 giorni).

‘Mi chiamo “Renato”, ho quarant’anni ed ho subito abusi dai tre a sei anni’! Ho iniziato così a raccontare la mia storia di abuso, qualche settimana fa, durante un incontro organizzato dall’Associazione Prometeo, di fronte a circa un centinaio di agenti provenienti dalle forze dell’ordine di ogni parte d’Italia.
Ricordando quel giorno in cui mi trovavo, con il cuore in gola, di fronte a quella folla di persone che mi guardava e mi ascoltava, a mente fredda e riflettendo tra me e me, in questo momento mi chiedo: ‘Quarant’anni?!’
Si! Ho impiegato quarant’anni per riuscire a raccontare di fronte a dei perfetti sconosciuti, ciò che ho subito quando non potevo difendermi e neanche capivo cosa mi stavano facendo, ma la cosa più brutta è stato rendersi conto di come ho vissuto tutti questi anni: nel senso di colpa, nella paura, nella vergogna, nella disperazione e con la consapevolezza delle responsabilità che ho avuto nei confronti di tutte le scelte che ho fatto e soprattutto NON HO FATTO in questo enorme periodo di tempo che fa parte della ‘MIA VITA’, dove questo mio modo di considerarmi, mi ha condizionato e frenato nel riconoscermi un ruolo di persona degna di essere felice!
Ho preso tantissime decisioni guidato dalla paura e dai sensi di colpa, pensando che ‘uno come me’ dopo tutto,  non avrebbe mai potuto avere una vita dove la serenità e la felicità potessero essere la normalità del proprio vivere, quindi tanto valeva stare zitto e tirare avanti senza far troppo casino dedicandosi solo ed esclusivamente alla felicità altrui.
Sono sposato ed ho una figlia di dodici anni che quando è nata mi ha reso consapevole del fatto che non sarei stato in grado di fare il padre se prima non avessi fatto i conti con ciò che avevo subito. A mia moglie ho raccontato degli abusi subiti, quando avevo trentacinque anni e l’ho fatto in preda ad una paura folle di perdere quella famiglia alla quale mi ero aggrappato con tutte le mie forze e che con tantissima paura di rimanere solo, avevo cercato di creare. Non sapevo come avrebbe reagito mia moglie, non sapevo come sarebbe andata a finire e purtroppo la sua reazione è stata fredda nei miei confronti. Ho passato tanti momenti dopo averle parlato, a pensare e trovare il coraggio di farla finita! Mi sono chiesto tante volte se ne valesse la pena di vivere in preda a quel dolore e a quell’incertezza. Ho iniziato ad andare in terapia, l’ho fatto per tre anni e mezzo e intanto cercavo le motivazioni che permettessero di trovare uno spiraglio di luce e di felicità anche per me, rendendomi conto che vivendo solo per gli altri, non bastava, avevo bisogno di volermi bene, avevo bisogno di raccontarmi e di condividere ciò che mi era successo perché da solo ero solo riuscito a negarmi più felicità possibile.
Ho trovato il coraggio di chiedere aiuto! L’ho fatto in punta di piedi e come al solito in preda alla paura di non essere ancora una volta accettato, ma questa volta ho trovato delle persone meravigliose che mi hanno accolto senza giudizi e mi hanno insegnato a digerire tutto ciò che ho subito, a volermi bene, a credere nell’amore nonostante tutto ciò che mi sono negato in nome del senso di colpa e della paura che mi hanno oppresso per tutti questi anni.
Ora posso dire di essere una persona che ha preso in mano le redini della propria vita, sono consapevole degli errori fatti, del tempo perso, delle cose belle che comunque ho fatto, ora accetto me stesso e ciò che ho subito senza vergogna e sensi di colpa, con la serenità che deriva dalla consapevolezza di  meritare la mia felicità e grazie anche a questo, sono un padre decisamente migliore rispetto a prima, molto meno apprensivo, più presente e partecipe nella vita di mia figlia, delle sue gioie e dei suoi momenti di crescita come persona. Recentemente, sono anche riuscito a parlare con mia sorella e a raccontarle tutto, così ho ritrovato una parte della mia famiglia che pensavo di avere perso.
A volte mi chiedo che senso ha avuto, affrontare tutto questo a trent’anni passati! Non avrei potuto farlo prima?! L’ho fatto semplicemente quando ci sono riuscito ed ho avuto la forza per farlo, ma adesso che l’ho fatto, vorrei urlare a tutti quelli che vivono ancora: nel senso di colpa, nella paura, nella vergogna e nella disperazione che ogni istante vissuto così è un istante rubato ad una VITA piena di tutto ciò che ci siamo negati per colpe non nostre, una VITA che meritiamo di VIVERE e che possiamo realizzare solo se troviamo il coraggio di condividere il nostro dolore. (…)”

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