Archivio di agosto 2012

“L’Abusante sereno al mare. Io invece…”.

Premessa:
Noi e loro. NOI: vittime di abuso. Loro: abusanti. Troppo spesso impuniti. Una delle cose che addolora di più e vedere come al loro vita, benché fatta di abusi, nell’ottica di una facciata che sia la più immacolata possibile prosegua, (apparentemente?!) lieta e serena.
A “noi” dico solo questo: la risposta migliore è proprio VIVERE. Amare. Rinascere. Impedendo loro, anche a distanza di tempo, di ferirci. Insieme alla certezza che a tutti prima o poi il conto viene presentato…anche a loro quindi.

“Vorrei urlare tutta la mia rabbia..
Ciao Max come sai non ho facebook e ho sempre ascoltato il tuo consiglio di non leggere nulla del/sul “nemico”…..ma tramite account di famiglia, ci navigavo un po’ e l’ho visto..foto pubblicate di lui che ride al mare con moglie e figlie..tutti sorridenti..sono profondamente arrabbiata..lui sorride ed io sono qui a lottare per costruirmi la mia di vita..dopo che lui me l’ha rovinata..
Penso ad alcune parole..giustizia..disparità..rabbia..alla fine le vittime sono le uniche che devono passare l’inferno..quindi vi prego: non mollate mai..continuate a combattere vicino a chi può punire chi li ha fatti soffrire..e ad aiutare chi combatte per andare avanti..
Grazie per esserci..
Buone vacanze..” Luisa

Accessi record al blog per il post sulla medaglia olimpica.

Accessi record al blog per il post sulla medaglia olimpica.
Malgrado le ferie fa piacere vedere come la vostra voglia di riscatto non si prenda mai una pausa.

Sconfiggere l’abuso. Il più bel oro delle Olimpiadi di Londra 2012.

Il più bel oro delle Olimpiadi di Londra 2012 è, a mio avviso questo.
E sono certo perdonerete la mia totale mancanza di campanilismo (essendo l’atleta premiata di origini statunitensi), ma la storia che sta dietro questa medaglia è una storia che conosciamo bene. Essendo capitata a più di una ragazza, anche in Italia.
La giovane donna che “morsica” la medaglia appena vinta si chiama Kayla Harrison, è come già detto americana e l’oro che ha vinto a Londra è per il Judo (prima americana a vincere le olimpiadi con una medaglia d’oro per il Judo! Ed a Tokyo nel 2012 per i mondiali fu la prima atleta americana a vincere dopo 26 anni!).
Come tutte le atlete anche Kayla ha iniziato da piccola. L’allenatore si chiamava Daniel Doyle: era uno dei migliori amici della sua famiglia, “sempre presente, ai compleanni ed ai barbecue”…lei aveva 8 anni e lui, di quasi 20 anni più grande iniziò ad abusarla.
Con quel triste solito copione, che fa sentire le vittime in colpa.
Ree di volergli bene, di essere legate a lui, colpevoli di ferirlo per aver parlato e fatto finire in prigione.
Kayla iniziò a soffrire di disturbi dell’alimentazione, ebbe più volte l’idea di farla finita, cadde in depressione. Poi dopo anni di abusi, già grande, trovò la forza di parlarne al fidanzato, il quale subito avviso la madre di Kayla che a sua volta corse alla Polizia.
Al Los Angeles Times Kayla ha dichiarato: “non posso descrivere ciò che provavo…passavo le notti a piangere…quando lo denunciai mi sentii in colpa, era l’uomo a cui volevo bene ed io lo mandavo in carcere…poi col tempo ho capito che mi aveva fatto lui il lavaggio del cervello…era lui che mi ripeteva spesso “non dirlo a nessuno, è il nostro segreto, se parli poi finirò dietro alla sbarre e tu non vuoi farmi del male vero?!”.
Oggi il pedofilo (che vedete nella foto, e che a noi dà i brividi per la netta somiglianza con un suo simile italiano) sta scontando 10 anni di carcere.
E quando uscirà sarà iscritto nel pubblico registro dei sexual offenders.
Grazie all’aiuto dei genitori e del nuovo coach, il messicano Pedro Jr, oggi Kayla è qua. Bella e splendente. Come l’oro che ha vinto.
Alle Olimpiadi sì, ma soprattutto nella vita.
Grande Kayla, sei un esempio per tutti i sopravvissuti all’abuso!

Nota: il caso ci ricorda da vicino questa storia:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/maestro-di-karate-condannato-a-bergamoma-lavora-ancora-con-i-bambini.html  
 Entro la fine dell’anno probabilmente ci sarà il secondo grado ed allora uscirà nome e foto anche dell’italiano…e le storie delle “nostre Kayla” che pur hanno già vinto la loro personale medaglia d’oro…ora al lieto fine manca solo che lui finisca dietro le sbarre..

L’Inferno degli Angeli: questa e solo questa è la pedofilia.

Questa nient’altro che questa è la pedofilia.

Brano tratto dal mio libro “L’inferno degli angeli” (anno: 2003).

“Irina ha 4 anni ed ha stabilito un record.
È l’unica bambina ad essere tornata qui 2 volte.
”Solitamente il bis non è concesso” Nessuna replica.
Poichè da qui bimbi non escono mai vivi. Mai!
Lei invece ce l’ha fatta-. La prima volta l’emorragia fu fermata in tempo.
Ed il suo piccolo sesso fu “rimesso insieme”, con un buon numero di punti.
Adesso è nuovamente qui e ti guarda fisso negli occhi e poi comincia a tremare.
Ha paura di te. Una paura pazzesca. Paura e schifo.
Perché sei un uomo. Peggio, un maschio.
E lei non vuole che ti avvicini. Che la sfiori. Perché poi sicuramente ricominci a farle del male. Tutti gli uomini sono così. Peggio tutti i maschi sono così.
Vorresti spiegarle che non è vero. Che certo esistono tanti uomini cattivi. Che fanno del male ai bambini. Come gli orchi di quelle favole, che forse nessuno le ha mai raccontato.
Ma esistono ancora più persone che non farebbero mai nulla di tutto ciò.
Neanche nei loro peggiori incubi.
Vorresti convincerla.
Ma sai che perderesti. Lei avrebbe ben altri argomenti per controbattere.
Iris comincia a singhiozzare I singhiozzi diventano ben presto vere e proprie lacrime che vanno a confluire in una crisi isterica.
Ti allontani mentre l’infermiera le fa una dose di potenti sedativi.
Ti spiegheranno dopo che uno dei predatori pare avesse il pizzetto come al momento hai anche tu.
E quando in albergo, massacrandoti la faccia, te lo tagli per non dover mai essere confuso con un avanzo d’uomo, ti ricordi che alla bimba, mancavano tutti i denti davanti.
”Quelli? Glieli hanno rotti, a causa dei ripetuti rapporti orali”.

 Dedicata a chi abusa. Ed a chi ne fa le veci…

Pedofilo latitante, muore solo in un ostello.

Per i giornali locali era “el muerto con cuatro pasaportes”, il morto con 4 passaporti. Ma da pochi giorni quel morto ha una identità precisa. Ed una storia su cui riflettere.
Partiamo dall’inizio, in uno “squallido” ostello viene ritrovato il corpo di un uomo, morto in totale solitudine probabilmente per un infarto. Con sé ha 4 passaporti. Uno dei quali con la sua vera identità: quella di Renato Maltoni.
Chi è Renato Maltoni? Un pedofilo di 64 anni, condannato in via definitiva in Italia (Cuneo) ad 11 anni, per pedofilia.
Ex professore di lettere di Moretta, scomparve un paio di mesi fa quando la Cassazione confermò la condanna. “Venne trovato, mentre stava per prendere un volo per il Sud America, con una trentina di video in cui compariva lui stesso mentre compiva atti sessuali con minori di origina equadorena. Era ricercato anche in Ecuador per questo.” 
Con sé oltre ai 4 passaporti il pedofilo aveva anche parecchi soldi in diverse valute, un notebook “bloccato” (ora al vaglio degli inquirenti) ed “un libricino con dati di siti internazionali collegati alla tratta di persone e al traffico di organi”, segno di quanto in rete questi soggetti siano.
Cosa faceva in un paesino a mille chilometri da Buenos Aires? Ovviamente l’insegnante. Perchè il pedofilo, benché latitante, non perde il vizio.
La sua storia però ci racconta anche un altro aspetto. Non solo quello di poter godere di soldi e coperture. Ma anche quello di dover vivere braccati, in sperduti paesini e sempre all’erta. Poiché se non è la polizia che giunge a portarti via, manette ai polsi, è la morte. Che ti coglie in totale solitudine, dentro uno squallido ostello. Squallido come te.

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