Archivio di febbraio 2013

La lettera di Fiore alla madre.

La lettera di Fiore alla madre.

Oggi pubblico una lettera di un’amica, che viene al nostro gruppo di auto aiuto (facendo progressi a dir poco miracolosi in tempi strettissimi). E’ una ragazza straniera che ha messo qualche migliaio di chilometri tra lei e un ambiente che non l’ha capita, ma soprattutto protetta: dall’abusante. Noto a tutti come pedofilo in quanto recidivo ed a tutt’oggi libero.
La lettera è per la madre….e vi troverete ancora una voltala prova di quanto da soli i nostri bimbi riescano ad affrontare….affinchè sia da monito a chi magari oggi ha in casa un bimbo con gli stessi problemi….
Grazie Andrea, sei davvero grande!

Mia cara madre,
so che per molte volte vi siete chiesti cosa accade ultimamente. Faccio veramente un grande sforzo per risponderti ogni volta che mi scrivi perché mi fa male, mi fa male non poter più esserti complice come prima. Si può anche capire che la mia vita è cambiata in meglio, che finalmente ho ricominciato a sorridere, che finalmente mi godo la mia vita dopo un periodo molto buio. Ci sono molte cose che non conosci, cose che magari tu non hai vissuto con me direttamente e cose che non li scrivo adesso solo per farti sentire colpevole, ma solo perché volevo proteggerti. Proteggerti dal dolore, da tutto ciò che potrebbe farti mai del male, perché ti amo molto.
Magari ti chiedi perché proprio adesso? Perché non in un momento diverso?
E ‘semplice .. Perché solo adesso riesco farlo e solo adesso capisco che non è niente di cui ti devo proteggere. Forse perché fino ad ora non sono mai stata in grado di buttar fuori tutto ciò che era in me …e perché non sono mai riuscita farvi capire a te e a papà tutto il dolore che era in me. Ora ho capito finalmente che tutta questa sofferenza deve finire.
Quando sei stata qui a Roma, è stato un incubo per me. Non perché tu fossi qui, ma dovevo tenere tutta questa realtà nascosta, questa realtà che tu non la conosci. Per quanto mi riguarda ho trovato la serenità qui, in questo paese, mi sono sentita finalmente libera, libera di tirar fuori tutti i mostri, per liberarli e per distruggerli. Quelli mostri che mi hanno distrutto la mia infanzia, hanno distrutto l’adolescenza e che mi hanno affrettato la maturità. Alcuni dicono che il tempo sana tutte le ferite. Io non sono d’accordo. Le ferite rimangono. Col tempo, la mente, per proteggere se stessa, le cicatrizza, e il dolore diminuisce, ma non se ne vanno mai. C’è stato nella mia vita quel giorno “benedetto” che è venuto dopo molti giorni “miserabili”, dopo tutto il fango e il sale, ho potuto uscire dal freddo e dal gelo e dopo molti giorni è arrivato, anche se raro il sorriso tra le lacrime … Quel sorriso, che c’è adesso sul mio viso…è vero, è puro ed è di vera felicità…ma per capire a che cosa mi riferisco userò una favola…
Mi spiego meglio. Userò una storia, la storia di una ragazza che ha combattuto da sola, come Don Quixote con i mulini a vento. Una bella ragazza con grandi ciglia nere, che amava giocare con le sue mille bambole, una più bella dell’altra…una bimba che amava giocare da sola e sentirsi libera di inventarsi il suo mondo pieno di fate, di re e regine, di unicorni e di stelline. Era una ragazza timida la nostra principessa, almeno è cosi che me la ricordo … Oh, questa bimba come ci credeva nell’amore…Eh si, si…a quel tempo ancora credeva nell’amore, credeva ancora nelle favole, credeva in Cenerentola continuando a pensare che si trasformerà in una principessa e in Bianca Neve e nella sua storia, accompagnata dal suono dell’ago dei giradischi, una volta che incontrava il suo principe … anche se, anche Bianca Neve ha dovuto combattere con la sua strega malvagia. Era una bambina felice che viveva per i giorni di domenica, quando usciva dalla vasca da bagno con l’odore di torta che adorava cosi tanto, quando sapeva che la mamma avrebbe tenuto da parte il bordo della torta, quello più croccante che si taglia ma che è cosi buono mangiato con il latte fresco…o i momenti in cui papà gli chiedeva di farli un massaggio, il che significava che la principessa saliva sula sua schiena a camminare con i suoi piedini piccolini… e rideva, rideva con tanta gioia quando la mamma gli faceva il solletico.
La storia comincia quando la principessa aveva pochi anni, attorno a 5-6 anni. Viveva in un quartiere piccolino dove tutti si conoscevano come in una grande famiglia. La nostra bimba amava la Bianca Neve, si sognava quando era grande cosi come lei…una grande principessa, che incontrerà il suo principe e vivrà felice fino alla fine dei suoi giorni. Poco ne sapeva, che nella storia della principessa, doveva esistere anche il dolore per poter arrivare a quella felicità, e presto non rimarrà una storia, ma la realtà e il male lo sentirà sulla sua pelle. Era già grandicella a quest’età e cominciava a svilupparsi. Come tutte le bambine, non faceva sempre la brava a volte non ci voleva proprio sapere di andare all’asilo, e in quel giorno era cosi…voleva la mamma in quel giorno, solo la mamma, voleva essere coccolata. Ma la mamma non poteva stare con lei…doveva andare a lavorare … così fu trovato un compromesso …poteva rimanere a casa ma doveva restare sotto l’osservazione di qualcuno, quel qualcuno con cui rimaneva spesso e in cui la madre metteva tanta fiducia e la bambina amava questo uomo, era come il suo secondo padre, un amico.
Era una persona affascinante, aveva la casa piena di casette colorate, di musica, e la nostra bambina amava la musica, amava i suoni, e l’emozione strana che davano i suoni.
In quel giorno, però tutto sarebbe cambiato…quel qualcuno cambierà tutta la vita della nostra eroina. Poco ne sapeva la mamma che l’amico di sempre si sarebbe trasformato, una volta chiusa la porta, in un mostro, un mostro brutto che ferirà, da quel maledetto giorno, la nostra piccola Bianca Neve.
Ha iniziato in quel giorno, un giorno freddo e piovoso. Non poteva andare fuori a giocare, quindi doveva stare in casa con lui, in quel mondo pieno di colori che a lei piaceva tanto. Era strano in quel giorno il suo amico. La guardava strano e non capiva perché. Egli la mise sul letto accanto a lui, li voleva mostrare belle immagini gli disse, immagini di persone grandi, quelle che solo i adulti li possono guardare è che cominciando da quel momento doveva essere un grande segreto che solo loro due possono sapere. La principessa aveva paura guardarle, ma lui li diceva che non deve avere paura, se il segreto rimane tra di loro, nessuno potrebbe dire niente … e prendendola in braccia le feci vedere tutti quei uomini e donne che si baciavano, che si toccavano, che si baciavano laggiù, facevano cose strane … non voleva più guardarle ma il mago cattivo non la lasciava più dalle sue braccia e se si sarebbe liberata in qualche modo il mago avrebbe urlato a lei. Lei ha paura delle persone che urlano, non gli piace la violenza, non li piace quando mamma e papà litigano, quando si fanno del male…E se anche lui li farebbe del male? No, no è meglio fare la brava…magari così non gli fa niente.  Però non è stato cosi, ha cominciato a toccarla, e a toglierli il bel abitino che aveva messo in quel giorno…gli diceva “dai, adesso stai con me in letto, sotto il piumino perché ho freddo. E puoi ti faccio toccare qualcosa di morbido…vedrai che bello.” Aveva paura ma ha accettato perché lei amava tanto il suo amico…però quel che seguirà, sarebbe stato il suo modo di amarla…un modo nuovo di amare. Quel giorno, tutto si è fermato là…ma nei prossimo giorni, mesi, anni ha continuato così. Le chiese di promettere di non dire niente a nessuno, perché se i grandi avrebbero  saputo del loro segreto lei sarebbe stata punita e avrebbero detto che lei è una ragazza cattiva, che è una ragazza che non sa come mantenere i segreti e che gli altri non potranno mai capire quanto lui ama lei.
Potrei finire la mia storia qui … se fosse qui la fine … ma purtroppo era solo l’inizio …

CONTINUA. DOMANI LA SECONDA PARTE.

Canzone per Lilly.

Sabato si è tenuto a Bergamo un nuovo incontro del nostro coordinamento nazionale vittime pedofilia.
Incontri così dovrebbero essere tenuti in diretta tv…giusto per permettere al mondo di SAPERE.
Ma soprattutto di sedersi ed ascoltare la migliore lezione di vita del mondo.
Sulla mia scrivania stamani ho due foto. Ingiallite dal tempo e stropicciate. In una c’è una bimba. Sorride.
E’ bellissima e serena. Facile riconoscere in lei lo stesso sorriso di quella bimba, oggi cresciuta, che sabato era seduta al mio fianco. Un esempio di resilienza, forza, coraggio, intelligenza ed una vita a cui dovrebbe essere dedicato un libro.
La seconda foto fu scattata invece al matrimonio dei suoi genitori. Ci sono loro due e un’altra coppia. L’uomo alla sinistra della foto è il testimone di nozze, nonché suo abusante. Un uomo (brutto) distinto, elegante, alto, altissimo se visto poi con gli occhi di una bimba.
Due foto per riassumere un’esistenza intera. E una morale:
per quanto dolore abbia portato il predatore, quella bimba ha vinto ed il suo sorriso è rimasto lo stesso, di questa fotografia che proprio ora tengo tra le mani….

Premio Luigi D’Andrea 2013 a Prometeo

Premio Luigi D’Andrea.

Venerdì in una sala gremitissima (con i vertici delle forze dell’ordine ed altri importantissime autorità nazionali) sono stato premiato col prestigioso premio che ogni anno viene dato a chi (tra le forze dell’ordine) si distingue in imprese “eroiche”.
In via eccezionale poi un premio viene dato anche a chi, membro delle forze dell’ordine, non lo è. E quest’anno è toccato a me.
Ringrazio Gabriella Vitali presidentessa della neonata Associazione dedicata a Luigi D’Andrea (una delle vittime di Vallanzasca, poliziotto da lui ucciso in quel di Dalmine nel 1977)  pe l’onore concessomi. E l’onore dato a Luigi D’Andrea, che da lassù è chiamato oggi a vegliare anche sui nostri bambini.
Non avrei accettato quel premio (che, senza cadere in finte modestie, non penso di meritare) se non l’avessi potuto condividere con i veri EROI.
Quei bimbi e quelle bimbe che ogni giorno, lottano contro un mondo ostile ed un abusante protetto.
A loro va la condivisione del premio Luigi D’Andrea 2013…..loro, semplicemente EROI!

India: abusi su una bimba di 6 mesi.

L’ultima notizia battuta è solo la punta dell’iceberg. Una piccola di soli sei mesi finisce in ospedale, dove si certifica l’aggressione sessuale da parte di “un gruppo di adulti non ancora identificati”.
E’, se così si può dire, la punta dell’iceberg  di un fenomeno (gli abusi sui bambini) che in India ha raggiunto proporzioni gigantesche.
Il nuovo report di Human Rights Watch, appena pubblicato non solo dà dei dati sconvolgenti (secondo uno studio di alcuni anni fa il 53% dei minori indiani ha confessato di aver subito uno o più abusi), ma certifica la totale mancanza di interesse da parte delle autorità a contrastare questi crimini.
Le autorità che dovrebbero tutelare i bambini, mostrano un totale disinteresse verso le situazioni in cui quest’ultimi vano a trovarsi. Poliziotti, medici, assistenti sociali, tendono ad ignorare le richieste di aiuto da parte dei minori coinvolti. E come se non bastasse, si legge sempre nel report, quando una minore viene ricoverata in ospedale, si utilizza una tecnica invasiva, umiliate e dolorosa (detta delle “due dita”) per valutare l’effettiva o meno, avvenuta penetrazione della stessa durante la violenza.
Queste e altre aberrazioni, che ci riportano indietro nel tempo, le trovate documentate nel report che vi invito a leggere, scaricandolo da qua : http://www.hrw.org/reports/2013/02/07/breaking-silence ).
Qualcosa però pare stia cambiando. Grazie anche al clamore internazionale scatenato dalla morte di alcune bimbi vittima di abusi, oggi l’opinione pubblica registra una presa di coscienza da parte della gente, stanca, di non vedere i propri figli tutelati. Pr la serie, tutto il mondo è paese….
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=2rKKt6ji748

Pedofilia: l’ex parroco don Luigi Mantia patteggia

Pedofilia: l’ex parroco don Mantia patteggia

Dall’altare davanti ai fedeli attoniti  Aveva fatto sapere di essere stato indagato. Poi come se non bastasse aveva pure scritto loro una lettera aperta (che ritrovate qua: http://www.massimilianofrassi.it/blog/tag/don-luigi-mantia-rinviato-a-giudizio-per-abusi ).Sempre ribadendo la sua estraneità ai fatti contestatigli (abusi su minori che avrebbe portato nella sua abitazione privata; ricordiamo che pe r10 anni operò nel cremonese e poi per due ani presso la prestigiosa sede di Caravaggio).
Oggi sappiamo che Don Luigi Mantia ha concordato un patteggiamento di due anni, con (ovviamente) il conseguente beneficio della sospensione condizionale.
La sentenza arriverà il 26 febbraio. Anche in caso di condanna a questo punto il soggetto se ne resterà libero…..

Incommentabile. Il bidello arrestato a Vimercate era recidivo.

Incommentabile. Il bidello arrestato a Vimercate era recidivo.

Il bidello arrestato a Vimercate era recidivo.

Come tutti i pedofili.

Questo un articolo apparso oggi e che riportiamo non avendo alcun bisogno di essere comentato….

 

Condannato nel 1971 per violenza sessuale compiuta ai danni di una dodicenne, in una chiesa in Calabria, era bidello ed oggi è finito in manette per lo stesso reato ai danni di alcune bambine che frequentano la scuola elementare del milanese in cui lavora.
L’uomo di 65 anni, secondo l’accusa si introduceva nei bagni femminili, adescava le bambine, tutte minori di dieci anni, e le palpeggiava nelle parti intime. A rivelare gli squallidi comportamenti dell’uomo è stata una delle sue giovanissime vittime, la quale lo scorso 25 gennaio si era confidata con un’insegnante. Messo sotto stretta sorveglianza e accertate la sua responsabilità di comportamenti penalmente rilevanti, il 4 febbraio, i carabinieri sono intervenuti arrestandolo in flagranza di reato. Nella successiva perquisizione della sua abitazione, di fronte alla moglie ignara di tutto, i militari dell’Arma hanno sequestrato un pc portatile e numerosi dvd. Sconcerta il fatto che nella scuola nessuno fosse a conoscenza del torbido passato dell’uomo, il quale nel 1971 era stato condannato per un analogo grave reato a sfondo sessuale. Si parla sempre di dare una seconda possibilità a chi si rende responsabile di un reato, ma, oggettivamente, in questo caso il sistema ha fallito clamorosamente se ad un soggetto simile è stato permesso di lavorare in un ambiente scolastico, il quale, per definizione, dovrebbe proteggere i bambini.

Come gli uomini (certi uomini) giudicano l’abito di una donna.

Questa è una foto di una studentessa canadese, il cui nome è Rosea Posey. Titolo dell’opera: Giudizi.
Ad ogni parola sulla gamba, corrisponde il livello della gonna indossata da una donna. Le parole esprimono i giudizi degli uomini, pardòn dei maschi che le guardano.

Al livello più basso (quindi gonna più lunga) l’aggettivo usato è “matronale”.

Poi si sale:

pudibonda

all’antica

per bene

farfallina

sfacciata

provocante

se la va a cercare

puttana.

 

Che ne dite? E vi stupite ancora che si chieda, oggi 2013, ad una donna stuprata “scusi ma lei com’era vestita?”.

 

Potebbero scarcerare Marc Dutroux, il “re” degli orchi.

Di Marc Dutroux tutto il mondo sa. Sa di quanto male ha fatto. Della sua pericolosità. Il caso fece clamore perchè dimostrò, per la prima volta nella storia, l’esistenza di forti reti di pedofili.
Bimbi rapiti per essere abusati. Poi uccisi o segregati per anni. Scomparsi. Mai più ritrovati.
Per questo fa male pensare che Dutroux possa uscire e anche se in libertà vigilata, STARE NON IN UNA CELLA MA NEL MONDO CIVILE, QUELLO STESSO CHE HA OLTRAGGIATO.
La risposta la darà il Tribunale di Bruxelles il giorno 18 febbraio p.v..
Chissà perché la possibilità che sia una risposta, per lui positiva, non pare così remota.

Ultim’ora: pena di morte in India per i sexual abusers

A fronte di un numero impressionante di casi, è appena stata varata in India la pena di morte per gli abusanti. Verrà attuata se sulla vittima ci saranno danni permanenti o se la stessa dovesse morire in seguito agli abusi.

Il vecchietto dove lo metto? In carcere, se pedofilo!

Falerio Filipponi, jesino, di anni 74.
Di lui parlammo quando il caso esplose ed alcuni genitori delle 8 vittime (7 maschi e una femminuccia) ci contattarono.
L’identikit del soggetto era tra i più standardizzati: nonnino, gentile, disponibile, con un garage adibito a sala giochi, una vera e propria manna per i bambini del vicinato.
Peccato che a “divertirsi” (perdonate il cinismo) fosse alla fine solo lui, dato che una volta dentro quel garage, tra video giochi e quant’altro, si abbassava la serranda, e….e il resto lo potete immaginare.
Gli episodi si sono protratti per due anni, dal 2002 al 2004.
Vista al gravità dei fatti contestati si arrivò al processo che si concluse con una condanna in primo grado per ben 7 anni (tanto per i canoni della pedofilia nel nostro paese, pochissimo poiché di fatto è quasi un anno per vittima).
Giovedì scorso il nonnino che si è sempre proclamato innocente adducendo a chissà quale complotto condominiale, si è visto confermare la condanna anche in secondo grado, sempre a 7 anni.
La domanda ora è: dove lo mettiamo? Tempo qualche mese per la Cassazione e poi dovrebbero spalancarsi le porte del carcere. L’unico posto dove un pedofilo, di qualsiasi età, dovrebbe stare.

Nota: un plauso all’avvocato Pamela Buonaiuti, che ha difeso alcune delle vittime.

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