Archivio di marzo 2013

“I ragazzini cercano affettività carnale”. Parola di Cardinale.

“I ragazzini cercano affettività carnale”. Parola di Cardinale.
In una recente trasmissione andata in onda su La7 pochi giorni fa, è apparsa un’intervista ad un Cardinale, di quelli che hanno partecipato al Conclave per l’elezione del Santo Padre. Cardinale. Il suo anonimato (purtroppo) è stato garantito e non sappiamo quindi la sua identità. Abbiamo però ben presenti le sue parole, che riportiamo, senza alcun commento, poiché da sole appunto si commentano:

 “Sa quante diocesi ci sono in Italia? Un caso di pedofilia per diocesi è fisiologico… ci sono tante condanne, ma anche tante assoluzioni. Dobbiamo chiederci: cos’è la molestia? Una carezza sulla testa? Una carezza fino a metà schiena? Un pizzicotto? No… d’altronde oggi, vista la fragilità dei giovani, sono gli stessi ragazzini a cercare l’affettività carnale...”.

La recidività dei pedofili. Catechista torna a colpire.

La recidività dei pedofili.

Facendo un bilancio di questo blog e di quanto importante sia stato in Italia nella lotta alla pedofilia, ci siamo resi conto che ci sono temi che ricorrono in continuazione anche a costo di farci apparire ripetitivi. Uno di questi è la recidività dei pedofili, costante insita nella loro (dis)umana natura.
La recidività è confermata dai fatti ogni qual volta si arresta un pedofilo e si scoprono i suoi trascorsi.
L’ultima notizia in ordine di tempo arriva dalla Sicilia, per l’esattezza da Palermo  dove agli arresti è finito un insegnante (supplente) di una scuola MATERNA. L’uomo, pure catechista perché si sa ogni occasione va sfruttata al meglio, si chiama Salvatore Lombardo e proprio un anno fa era stato accusato da un gruppo di ragazzini ospiti in una comunità, di palpeggiamenti. Poi, leggiamo dal comunicato dell’Ansa, dopo l’arresto e la seguente liberazione  “ il parroco, don Liborio Scordato, dopo un periodo di prova aveva deciso di farlo tornare alle sue mansioni nel Santuario della Madonna ad Altavilla Milicia, un comune a una ventina di chilometri da Palermo.”Ho fiducia nella magistratura – dice Don Liborio – nessuno può condannare prima di una sentenza. Non lo ha fatto nemmeno il Provveditorato”. Dopo il primo arresto, tornato in libertà, l’indagato aveva infatti continuato a lavorare come supplente anche in una scuola materna. Ma il parroco esprime anche qualche perplessità sulle accuse mosse al catechista: ”Nessuno dei miei parrocchiani si è mai lamentato di Lombardo. Guarda caso solo alcuni ragazzini ospiti di comunità”. Nella pagina Facebook di Lombardo ci sono numerose foto che lo ritraggono mentre partecipa alle funzioni liturgiche, alle processioni religiose e alle attività di catechismo con i ragazzini.”
Le nuove accuse che riportano il catechista maestro sul banco degli imputati riguardano quattro minori, di un’età inferiore ai 14 anni. Anche loro ospiti in una comunità, motivo che ai nostri occhi non solo non li rende meno credibili come vuole far intendere il Parroco, bensì ancora più fragili e più esposti.
“Il catechista li avrebbe prima adescati su Facebook e una volta in contatto con i ragazzini li avrebbe circuiti con regali, denaro e ricariche telefoniche. Le violenze si sarebbero verificate in un locale vicino all’abitazione dell’indagato.”
Corsi e ricorsi storici dicevamo in apertura. Pedofili recidivi, leggi insufficienti ma soprattutto tanta “ignoranza” che spesso sfocia in pura complicità. Grazie a questo i pedofili agiscono. Grazie a questo nuocciono. Grazie a questo se ne approfittano di noi, per ferire i nostri figli.
Che grazie alla cecità di certi individui, sono sempre più invulnerabili.

Record di accessi per Blog Pedofilia.

Accesi record per il blog.

 

Grazieeeeeeeeeeeeee per la fiducia che ci avete dato in tutti questi anni e che mantenete costante nel tempo.

Don Riccardo Seppia, condannato anche in appello.

Don Riccardo Seppia, condannato anche in appello.
I giudici della Corte d’appello di Genova hanno confermato la condanna a 9 anni, sei mesi e 20 giorni di reclusione per Don Riccardo Seppia, l’ex parroco di Sestri Ponente accusato di violenza sessuale su minori, tentata induzione alla prostituzione minorile, offerte plurime di droga e cessione di cocaina. La sentenza è stata letta dal presidente della Corte d’Appello, Maria Rosaria D’Angelo, al termine di una Camera di Consiglio che è durata circa due ore e mezza. Il pg Valeria Fazio aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado. Nell’ambito del processo a don Seppia é stata invece ridotta (da 5 anni a 4 anni e 8 mesi) la pena per l’ex seminarista Emanuele Alfano, che era accusato di induzione alla prostituzione minorile. FOTNE ANSA

http://www.youtube.com/watch?v=nu7HuW2Lh1M

Il più grande caso di pederastia della Spagna: maestro di karate pedofilo arrestato.

Il più grande caso di pederastia della Spagna: maestro di karate pedofilo arrestato.

Per il quotidiano El mundo è “il più grande caso di pederastia della Spagna”, per El Paìs “un setta di abusanti”, a capo della quale c’è il principale imputato, un noto maestro di karate Fernando Torres Baena.
“L’umo dalle mille facce” lo definiscono gli inquirenti. Condannato a ben 320 anni di carcere per abusi sessuali a danno dei suoi allievi (molti dei quali ovviamente minorenni) andati avanti per 20 anni di “onoratissima carriera”.
Nella “setta sessuale” c’erano pure la moglie (condannata a 126 anni) e un’altra istruttrice. Le due organizzavano le orge di bambini a cui il marito partecipava, sia attivamente che “limitandosi a guardare mentre i bambini erano obbligati a fare sesso tra di loro”.

Il tutto si teneva nella prestigiosa scuola fondata dallo stesso Torres Baena e che ne portava il nome (Torres Baena a Las Palmas) e le vittime avevano un’età dai 9 ai 17 anni..
Da brivido le deposizioni delle decine di vittime, ma soprattutto la reazione dell’uomo che impassibile ascolta ciò che su di lui viene detto. Un uomo che viene definito “convincente hasta el extremo” convincente fino alla fine, malgrado le prove inconfutabili di essere il capo “assoluto” di una rete pedofila.
Più di una volta i genitori si erano rivolti a lui per chiedere spiegazioni su certe pratiche “strane”, su certi “giochi che giochi non erano”, ma alla fine l’aveva vinta lui, “il talent scout….lo scopritore di talenti e la fucina di campioni”.
Interessante il profilo che di lui fanno i numerosi periti che lo hanno studiato. Questo l’esito della perizia finale, nella quale troviamo il ritratto di tuti i pedofili a noi conosciuti:
“scartiamo totalmente l’idea che si tratti di un malato di mente” ed ancora “durante i colloqui ha mostrato un narcisismo patologico, con una autostima  esorbitante che lo fa sentire unico e speciale” e lo fa richiedere in continuazione “ammirazione eccessiva da parte di chi lo circonda”.
Assente invece l’empatia: “ne ha solo se gli serve ottenere qualcosa, altrimenti non ne trasmette affatto”.
Interessante anche la scelta delle vittime. Nella sua scuola c’erano due gruppi. Uno di sole vittime ed uno a cui non è mai stato torto un capello.
L’educazione “sessuale” delle vittime più piccole era graduale, portandoli a credere che “quegli atti fossero normali”. Ovviamente i risultati sportivi, secondo il maestro, erano proporzionali al fatto di accettare o meno i rapporti sessuali. Chi si opponeva o chiedeva spiegazioni veniva tagliato fuori da ogni attività agonistica.

“E’ normale fare sesso almeno 10 volte alla settimana” diceva ai suoi giovanissimi allievi, obbligandoli a masturbarsi con lui e portandoli poi il fine settimana in uno chalet dove praticava le sue orge pedofile.
I minori venivano inoltre gradualmente isolati dal mondo esterno (genitori e amici in primis), come capita appunto in una qualsiasi setta (“imponevano un addestramento sessuale nel quale il gruppo era un’alternativa alla famiglia).

Trecentodue gli anni di carcere come detto in apertura, mentre oggi anche la Spagna si interroga sui controlli (assenti)  tra quelle figure professionali che ogni giorno stanno a contatto con i bambini.
In Italia pure abbiamo avuto alcuni casi eclatanti di questo tipo. E tra pochi giorni torneremo a parlare di uno di questi…..

Un buon inizio….

Roma dice no alla pedofilia. Massimiliano Frassi & David Gramiccioli.

C’è la vita, dopo il tunnel dell’abuso sessuale.

Siamo già al lavoro per la prossima riunione del nostro coordinamento nazionale. L’unica vera risposta. La parte più bella, e impegnativa, del nostro lavoro. Quella che conta di più, visti i risultati. Lontani dai riflettori e per questo ancora più veri.
Questa la storia di una famiglia come tante. La vostra. Che ce l’ha fatta. Perché cambiare si può e nessun dolore è per sempre.

“Quando vedo alla tv le immagini di Sarah Scazzi non posso che tornare con la mente al giorno in cui le nostre vite sono cambiate per sempre. Non c’è nessuna connessione tra le nostre storie, ovviamente, eppure qualcosa mi lega al suo dolce viso.
Stavo facendo colazione quel mattino, con calma, la colazione è sempre stata il mio pasto preferito.
Anna era già a scuola, il fratellino di un anno dormiva beato nel lettino. Da un po’ qualcosa ci tormentava. Nostra figlia da un mesetto era inquieta, arrabbiata, non dormiva più, era diventata sonnambula, picchiava il fratellino e la mamma, era davvero incazzata con il mondo intero. Io e suo padre ci continuavamo a interrogare sul suo malessere, perché? Cosa non andava nella sua vita? Cosa ci sfuggiva? Cosa non riuscivamo a capire?

Al telegiornale quella notizia, il ritrovamento del corpo di Sarah, le lacrime che iniziano a scendere e dentro di me una voce che mi dice “vai a leggere quel diario”. Anna da un po’ di giorni scriveva un diario, lo chiudeva a chiave, ma non lo nascondeva, anzi lo lasciava in bella mostra in vari punti della casa, minacciandomi però con il ditino puntato “guai a te se lo leggi mamma”. Poi ho capito che era un “ti prego leggilo mamma”. La corsa in camera sua, la chiave trovata con molta facilità, il diario che si apre su quelle due pagine. Le uniche due di tutto il diario, oltre ad una pagina di cuoricini. Quello che ho letto è marchiato a fuoco nella mia memoria, non ci sarà passare del tempo che cancellerà quelle parole,non vanno via dalla mente, sono lì, come una filastrocca dell’orrore imparata a memoria.

Quello è stato l’inizio dell’incubo. Un tunnel senza uscita (apparente) nel quale siamo stati catapultati da un giorno all’altro, nel bel mezzo di una vita serena, semplice, come quella di moltissime famiglie, che iscrivono la loro bambina all’oratorio, d’estate, perché l’oratorio sembra il posto più tranquillo e protetto del mondo. Starà con le sue amichette, faranno tanti giochi, conoscerà nuove persone…chi mai potrebbe farle del male proprio lì, nella casa di Dio? Nella nostra testa non esisteva nemmeno questo pensiero.

Quel nome su quel diario, e la mente che ritorna subito ai racconti di Anna. Il primo giorno di attività in parrocchia “Sai mamma, ho conosciuto Roberto, ha detto che quando sarò grande mi sposa”.

Con la mente via a ripercorrere un’intera settimana, e di colpo intuire tutto. In un lampo. Avrei potuto capire prima? Oggi posso rispondere “NO, non avrei potuto”. Ma quel giorno ebbe inizio ufficialmente l’olimpiade dei sensi di colpa. Uno dei mali peggiori per una mamma. Un male che mi divorava dentro e non mi lasciava respirare. Un male che per mesi ha lavorato e lavorato in silenzio, fino a non farmi nemmeno accorgere della sofferenza di mio marito, che era uguale alla mia, ma io non lo capivo, anzi non lo vedevo proprio.

Quel pomeriggio mi ricavai del tempo da sola con la mia bimba, parlammo della scuola, delle amicizie, e poi, senza sapere come, riuscii a farla parlare. Si aprì con me. Fu solo l’inizio certo, i racconti proseguirono, dolorosi, a lungo. Ma iniziarono  allora.

Quello che è successo da quel giorno è stato delirante. Nessuno ci ha dato una mano. Medici, psicologhe, neuropsichiatre infantili, avvocati, forze dell’ordine, assessori e sindaci, nessuna mano tesa. Anzi, siamo finiti io e mio marito PER MESI tartassati da incontri continui con psichiatre, che invece di vedere la bambina, continuavano a periziare noi. A distanza di quasi tre mesi dall’abuso di mia figlia finalmente qualcuno si degnò di parlare con lei, ma lo fece semplicemente per sapere  se “hai tanti amici maschi” o se “sai fare l’occhiolino?”. E mentre noi chiedevamo aiuto, perché nostra figlia di notte sbatteva la testa contro il muro, diceva di voler morire e si lavava in continuazione le parti intime con l’acqua bollente, qualcuno ci disse che quella era “masturbazione”. “non lo sa signora che i bambini iniziano presto a masturbarsi? Già a tre anni ai bambini viene il pisellino duro, e quando fanno cavallino sulle gambe della mamma, non è un gioco, lo fanno per provare piacere sessuale”.
Ho il vomito a ripensare a queste frasi, ma anche queste, sono impresse lì nella mente e non se ne vanno. Quanto può sopportare il cuore di un genitore?
La solitudine. Questo ricordo di quel periodo. Terribile. Due genitori soli con i loro bambini, il loro dolore, incapaci l’uno di dire all’altra quanto soffriva e viceversa. Ci trascinavamo e i giorni passavano, gli eventi ci travolgevano, più grandi di noi, nostra figlia stava male, non sapevamo come uscirne, come aiutarla, la vita ci passava davanti come un treno che non si ferma perché tu sei in ritardo.

Poi qualcuno ci fece il nome di Massimiliano Frassi. L’ultima speranza in quel tunnel senza uscita, eravamo già all’inferno, poteva andare peggio? Tanto valeva provare.
Una mail, una risposta immediata, una telefonata, cazzo sembrava proprio una voce amica “signor Frassi…” “dammi pure del tu”…. Pochi giorni dopo in macchina, verso Bergamo, nevicava quel giorno. Un uomo con una felpa nera con la scritta Prometeo….allora era quello Massimiliano Frassi? “ve la sentite di raccontarmi la vostra storia, come se non l’aveste mai raccontata?” Certo, non si sa mai che questa è la volta in cui di fronte abbiamo qualcuno che non ci dice che i bimbi sono tutti “seduttivi”.
Non ce lo disse. No. Ci disse “tranquilli, ci siamo noi adesso”.

Sono passati due anni da quell’incontro. Prometeo ora fa parte della nostra vita quotidiana. Crediamo in Prometeo e vogliamo credere che le cose prima o poi cambieranno. Per tutti i bimbi del mondo. Perché hanno il diritto di essere creduti e difesi.
A distanza di due anni e mezzo dall’abuso nostra figlia sta subendo una perizia psichiatrica da parte del tribunale dei minori. Non ci sono moltissime speranze che si apra un processo. Poco importa. Non sarà quella la nostra giustizia. La giustizia è oggi il sorriso di nostra figlia. La sua serenità. Il coraggio con cui affronta tutto questo. La confidenza con cui si apre a noi. La fiducia nei nostri confronti. L’amore. E’ proprio vero, l’amore vince su tutto. Questa è l’unica nostra vittoria. Ma è la più grande. Noi quattro insieme possiamo affrontare tutto.
Un dolore simile ti fa mettere in discussione tutta la tua vita. Io e mio marito da quel giorno entrammo in crisi. Il dolore ti annebbia la vista e il cuore. Non riesci a gestirlo ed è tutto talmente più grande di te che non sai da che parte devi andare. Abbiamo rielaborato anche dolori nostri personali, della nostra infanzia, rimettendo così a posto tanti tasselli nei puzzle delle nostre vite. Dopo 13 anni mio marito un giorno mi ha raccontato di essere stato abusato da piccolo. Si è fidato di me. E poi l’ha raccontato a sua figlia. Vedere il loro abbraccio, le loro lacrime…eh sì, ci sono anche immagini belle tatuate per sempre nel mio cuore!

Oggi io e mio marito ci amiamo. Molto più di 13 anni fa. Ogni sera ci prendiamo per mano e ci diamo la buonanotte. Non abbiamo sensi di colpa. Non più. Abbiamo fatto l’unica cosa che potevamo fare: credere a nostra figlia. Difenderla. Proteggerla.
Lei ha insegnato a noi a non avere paura. Mai.
Prometeo ci ha insegnato che “nessun dolore è per sempre”. Che si può, anzi si DEVE tornare alla vita.
Mia figlia l’altro giorno era incazzata per la perizia psichiatrica. “non è giusto che io deve vedere tutte queste psicologhe, e lui? Lui le vede invece?” “Mamma, è come rientrare di nuovo in quel tunnel”. E’ vero, ma poi da quel tunnel si esce. E Anna lo sa.
La strada che ogni mese ci porta a Bergamo alle riunioni del Coordinamento Vittime Pedofilia è piena di gallerie. Io ho paura delle gallerie. Tutte le volte trattengo il fiato. Ce n’è una lunghissima, sembra non finire mai. Poi di colpo vedo la luce in fondo. Tutti gridano “dai mamma è quasi finita, tranquilla!”. E poi improvviso ecco il sole!
Così è anche la vita. Ci saranno ancora gallerie. Ma alla fine di ognuna c’è il sole. E se le percorri con a fianco le persone che ami fanno meno paura. Se poi pensi che la strada ti porterà “verso casa” il respiro lo trattieni più volentieri.
C’è la vita dopo il tunnel, e ne vale sempre la pena.

Rebus ;-)

REBUS

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Bologna, 14.03.2013 grazie avv. Sei un mito!!!!!!

Unica nota dolente: peccato si debba aspettare tanto ….

Per approfondire: dvd The sleepers ….;-)

Dove mandi un pedofilo a lavorare? Ovviamente in oratorio!

Dove mandi un pedofilo? In oratorio.

 

Di lui abbiamo parlato tanto. Dell’omertà che lo ha protetto pure. Ci hanno impedito di parlare di pedofilia nel suo paese, di entrare per aiutare (gratuitamente) i bambini della sua scuola. Oggi leggiamo che in attesa della prossima udienza del processo (il prossimo 18 aprile, guarda caso il girono seguente la scadenza dei termini di custodia cautelare; complimenti vivissimi a chi non ha impedito tutto questo con grande abilità nel campo della giurisprudenza….)  sta svolgendo dei lavori socialmente utili (archivista)….in un oratorio.
Dove gestisce una biblioteca, pur col veto di non incontrare i ragazzi.
Il tutto grazie alla richiesta del Parroco che l’ha accolto.
Aristide Mazza, maestro arrestato il flagranza di reato dai Carabinieri (ovvero, coi pantaloni abbassati davanti ad un bimbo che stava molestando!) ha davvero tanti santi. In Paradiso? Macchè, qua in terra bergamasca…..

Nota: questo articoletto nasce dalla email numero 100 arrivata in associazione con richiesta di intervento e di lotta contro un’omertà degna della peggiore delle Mafie.

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