Archivio di ottobre 2013

“Bergamo: vergognosa la raccolta firme a favore di una persona in carcere per abusi. Siano resi pubblici i nomi dei firmatari!”.

Articolo uscito oggi sui media bergamaschi:

“Bergamo: vergognosa la raccolta firme a favore di una persona in carcere per abusi. Siano resi pubblici i nomi dei firmatari!”.

L’associazione nazionale vittime pedofilia Prometeo, di Bergamo, interviene sulla raccolta firme a favore dell’autista di scuolabus di Mozzanica Oreste Triassi, da un anno circa in carcere per abusi su una ragazzina all’epoca dei fatti dodicenne. Mentre si svolge il processo è stato reso noto che un comitato di sostegno dell’autista ha raccolto “700 firme di solidarietà. Tra i firmatari anche tre sindaci”.

Massimiliano Frassi presidente di Prometeo ritiene “l’iniziativa a dir poco disgustosa. Nessuno s’interroga su come stia la giovane  anzi nei suoi confronti i toni sono da mettere sullo stesso piano di un abuso. In questa società al contrario, dove si manifesta sempre per i carnefici, veri o presunti che siano, e mai per le vittime, che vengano resi i nomi di chi ha firmato. Soprattutto dei tre Sindaci. E’ giusto che chi li ha votati sappia quali posizioni questa gente prende. Ma è anche giusto sapere se il nostro fornaio, il barista dove facciamo colazione, l’edicolante o il nostro vicino di casa, hanno firmato a favore di una persona che da un anno sta in carcere. Da parte nostra piena solidarietà a quella che riteniamo l’unica vera vittima: la ragazzina”.

Le Iene intervengono sul caso del maestro pedofilo di karatè.

Da guardare…sperando che qualcuno intervenga e certi “vertici” vengano RIMOSSI.
Perché questa NON è una società pro pedofili…..almeno crediamo…..
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/417349/toffa-allenatore-e-molestatore.html

Qua invece un altro servizio su quanto fatto alcuni mesi fa a verissimo, sul medesimo caso:
http://tv.fanpage.it/la-terribile-testimonianza-di-anna-io-abusata-dal-mio-allenatore-di-karate/

 

La storia di Emily e del suo abusante, un “eroe” per i suoi concittadini…..

testimonianza di abuso pedofilia blog massimiliano frassi

Ho 26 anni. A 18 anni compiuti di fronte ad un disegno di un prato e un cartello con scritto “libertà”ho preso il treno e mi sono trasferita dal sud al centro Italia.

Pensavo che avrei trovato la pace. Che avrei trovato respiro, che avrei sentito un po’ di calore dentro. Eppure sapevo che sarei tornata proprio in uno dei posti, dove il Dottore mi aveva portata.

Ma infondo non mi importava. Volevo solo rinascere.

L’Università, l’arte, lo studio. Gli amici. Niente di tutto questo è riuscito a colmare il mio vuoto, o a lenire il dolore.

Quello che era il mio medico, quello che doveva curarmi, ha abusato di me per anni.

Solo lui porta la verità di quello che mi ha fatto. Di quello che è successo prima che io potessi dare voce ai ricordi.

Lui mi ha resa sua e ha avuto tutto il tempo per farlo. La connivenza di mia madre. Il silenzio di chi vedeva.

Ha atteso i miei 12 anni per venirsi a prendere ciò che pensava fosse suo. Era l’estate del ’98.

Mi sono svegliata in un letto accanto a lui e mi ha sussurrato che avevamo dormito e lui aveva scoperto che ero nuda, che aveva dovuto rivestirmi.

Non capivo nulla. Ero stordita. Mi sono sentita lontana. E’ stata un’estate lunga, fatta di incontri, cene, uscite, “visite”. Mia madre continuava a mandarmi con lui. E io a non capire.

Un giorno accadde qualcosa di sconvolgente per me,  e tornata a casa, disperata chiesi aiuto a mia madre. Lì tutte le mie speranze in lei morirono.

Mi disse di tacere, che non esisteva che io lo denunciassi, che avevo capito male.

Ho sempre creduto nella giustizia, ma lui era un membro in vista della società. Con parenti in politica e nelle forze dell’ordine. La mia voce non sarebbe stata dello stesso valore.

Sapevo che potevo denunciare, ma a soli 13 anni, l’unica persona che poteva aiutarmi mi aveva voltato le spalle. Decretando l’inizio dell’inferno più buio.

Se mia madre avesse tenuto lui lontano da casa, non sarebbe accaduto il peggio. Quel peggio che per anni ho tenuto nascosto a me stessa e che ritorna come un incubo ogni tanto.

Nonostante mia madre fosse irascibile, terribilmente violenta con me e mio fratello, nonostante i calci, i pugni e le botte con cui a sua detta ci educava, scoprirla complice del Dottore,

mi distrusse più di quello che lui mi faceva.

Quando compii 15 anni decisi che lui doveva uscire dalla mia vita. Così lo affrontai. Litigammo. Smise con me, ma mi teneva d’occhio, mi pedinava.

Cominciò a portar via mio fratello più piccolo.

E’ una cosa che non riesco a perdonarmi.

Mi sentivo impotente. Disperata. Abbandonata. Spenta.

Cercai aiuto dalla psicologa della scuola, ma non so come, il Dottore lo scoprì. Arrivò a casa mia il giorno stesso. Mi portò in camera mia tirandomi per un braccio. Urlando furioso.

Temetti per la mia vita. Pochi giorni dopo mi fu chiaramente detto che se avessi detto qualcosa contro di lui mi avrebbero fatta chiudere in un istituto di igiene mentale.

Così contai gli anni che mi separavano dalla maggiore età concentrandomi sulla partenza. Quando compii 17 anni lui aveva smesso di venire a trovarci, ma mia madre, fedele

continuò a fargli regali  e a portagli mie notizie fino ai miei 20 anni.

Ho finalmente deciso di provare a denunciarlo, ignorando la prescrizione, ignorando tutto quello che sarà. Perchè nel piccolo paesino dove sono nata, lui è un eroe,

lui è un politico, lui ha potere, mentre io, non riesco nemmeno a mettere piede nella casa dove sono cresciuta senza che la nausea e la sconfitta mi si arrampichino addosso.

Mia madre, si è fatta prendere dal senso di colpa e ora cerca il mio perdono, dicendo che ci metto troppo tempo per guarire.

Scrivo questa email perché ho bisogno di farla leggera a qualcuno, perché mi sento incredibilmente sola. Perché so che quando la mia denuncia partirà lo sarò ancora di più. Per quanto ci siano delle persone che mi stanno aiutando, è una battaglia mia. E andrò contro tutte le “regole” puntando il dito contro due rispettabili membri della società della piccola cittadina campana da cui provengo, ma almeno per una volta darò voce alla Verità. Almeno per una volta sarò ascoltata e smuoverò il mantello dell’Omertà sotto cui tutti si nascondono.

“Emily”

Pedofilia a Vallo della Lucania. La testimonianza dei genitori su Rete 4.

suora condannata a 8 anni per abusi suor soledad vallo della lucania
Pedofilia a Vallo della Lucania. La testimonianza dei genitori su Rete 4.
http://www.video.mediaset.it/video/dentro_la_notizia/full/414395/puntata-del-9-ottobre.html

 

 

Capo di Ponte: bambini ancora in attesa…di giustizia.

abusi sessuali blog pedofilia
Torniamo a parlare di un caso che, dopo l’ovvio clamore, è caduto nel dimenticatoio.
Un dimenticatoio “pilotato”, da chi fin dall’inizio ha avuto interesse a far cadere nel silenzio il grido di dolore di tanti, troppi bambini maltrattati.

Qua capite di che caso parliamo:
http://www.massimilianofrassi.it/blog/maltrattamenti_a_scuola.html

Quello dell’ennesima “brava e stimata maestra” che alla fine, per “colpa di genitori matti…che si contagiano tra di loro…che ce l’hanno con lei…che blablabla” finisce nei guai.
Insomma il solito copione. Dalla Sicilia a Capo di Ponte, provincia di Brescia.
E poco importa se la follia di pensiero dei genitori è confermata da immagini “eloquentissime”, che emergono dalle intercettazioni ambientali fatte dagli uomini dell’arma dei Carabinieri, no, si sa che certi genitori forse hanno pure il potere di imprimere nei filmati i loro malati pensieri.
Direte leggendomi, ma questo scherza su un tema così? No, non scherzo né gioco a fare il cinico, ma l’unica spiegazione razionale è proprio quella, altrimenti non si spiegherebbe chi a distanza di tempo continua a portare avanti tesi assolutamente anacronistiche. Non ultima quella che un genitore (peraltro carabiniere lui stesso) abbia montato il tutto per punire la maestra rea di avere sgridato la sua bambina.
Pochi giorni fa si doveva tenere l’ultima udienza, ma guarda un po’, per la mancanza del consulente richiesto dalla difesa che non si è presentato, il tutto slitta di altri 4 mesi. Perché il rispetto dei più deboli nel nostro paese si sa viene prima di tutto.
Prossima (ultima?) udienza quindi il 20 gennaio 2014.
Data in cui ci auguriamo parlino solo i filmati, in via definitiva, donando ai chiacchiericci complici ed ignoranti di qualche paesano il giusto silenzio ed ai bambini, ancora oggi “bollati e giudicati ” come mi ha detto una loro mamma, il giusto rispetto. E la tutela, fino a qui negata.

Miss Violence. Nuovo film sulla pedofilia in arrivo nelle sale….forse…

Si intitola “Miss Violence” ed esce nei Cinema italiani (dopo i due importanti premi ricevuti al festival di Venezia) il prossimo 31 ottobre.
Guardate il trailer…così dolorosamente claustrofobico….malgrado le immagini siano quelle della festa di compleanno della protagonista, una bimba di 11 anni…
A seguire il comunicato stampa che accompagna l’uscita del film…..auspicandoci che l’uscita dello stesso sia appoggiata anche da una corretta distribuzione, a differenza dei film che l’hanno preceduto.

<< Il giorno del suo compleanno l’undicenne Angeliki si getta dal balcone con il sorriso stampato sul volto. Mentre la polizia e i servizi sociali cercano di scoprire la ragione di questo apparente suicidio, la famiglia di Angeliki continua a insistere che si è trattato di un incidente. Qual è il segreto che la giovane Angeliki ha portato con sé? Perché la famiglia persiste nel cercare di dimenticare Angeliki e nell’andare avanti con la propria vita? Sono queste le risposte che i servizi sociali cercano quando visitano l’abitazione linda e ordinata della famiglia. Il padre ha assicurato che niente manca e che ogni cosa è al suo posto. Sembra che nulla li possa tradire, ma il fratellino minore di Angeliki svela inconsapevolmente indizi che a poco a poco manderanno in frantumi il mondo levigato della famiglia, costringendone i membri a fronteggiare quello che per tanti anni hanno tentato di nascondere. Uno ad uno crolleranno, finché la violenza non offrirà ancora una volta la soluzione, mantenendo la famiglia unita e il segreto al sicuro. >>

Questo il trailer diffuso da oggi:
http://www.youtube.com/watch?v=-FYjBZVsDfg

Seviziano famiglia di disabili….fanno accoppiare una bimba con un cane…e la condanna è di….

Seviziano famiglia di disabili….fanno accoppiare una bimba con un cane…e la condanna è di….

handicap e abuso

Non commento l’entità della pena. Siamo in Italia e oramai sappiamo come le cose vanno. Semmai riceviamo uno stimolo in più per non smettere mai di lottare. Certo è che 9 anni per i reati che vado ad elencare sono a dir poco ridicoli.
Una coppia di “benefattori” si prende cura di una donna disabile e dei suoi due figli, anche loro gravemente disabili. Peccato che il loro prendersi cura sia in realtà una copertura per abusi, maltrattamenti e comportamenti sadici.

La ragazzina di 14 anni è costretta ad avere “rapporti sessuali con un cane,  il pastore tedesco di casa”, mentre i bimbo di 11 anni veniva ustionato con l’acqua bollente.
I due sadici (anni 77 lui e 43 lei!) sono stati condannati anche in secondo grado, ad una pena, lo ripeto, ridicola. Lui poi vista l’età dubito andrà mai in carcere.
Purtroppo loro nomi non sono stati diffusi, per quel garantismo tipicamente italiano. Così come quello del loro figlio (all’epoca dei fatti minorenne, quasi coetaneo delle vittime) e pur lui ritenuto colpevole, ma non giudicabile per la minore età.

I fatti sono emersi solo quando una delle vittime è finita in ospedale e ha trovato al forza di chiedere aiuto spiegando che le scottature non se le era fatte da solo ma gliele avevano causate.
Il tutto è avvenuto in Sardegna, in provincia di Sassari. E ancora una volt ava segnalata la totale cecità dei servizi sociali che seguivano la donna disabile e i suoi figli. Anche se scrivere queste cose oramai è come sparare sulla Croce Rossa.
Dalla Sardegna al Veneto. A Carmignano, nel padovano, un uomo ha ammesso di aver abusato il figlio disabile del proprio collega.
Ha trent’anni si chiama Michele A. è di Brenta (la stampa veneta batte la stampa sarda) ed il suo modus operandi è interessante e da manuale. Si è fatto amico il collega di lavoro per poter così avvicinarsi al di lui figlio, un bimbo affetto da problemi psichici.

“Le violenze risalgono al 2012, e l’inchiesta ha preso avvio da un caso fortuito. Il discorso ad alta voce di un gruppo di amici in un bar del paese di residenza del bambino era giunto alle orecchie di un agente della polizia postale di Vicenza fuori servizio che si trovava nel locale. Gli uomini parlavano della vicenda di un padre preoccupato per le confidenze del figlio che aveva riferito delle presunte violenze ricevute. Il poliziotto aveva riferito l’accaduto ai superiori che a loro volta avevano messo al corrente la procura e la squadra mobile di Padova. Dalle intercettazioni telefoniche dell’inchiesta agli inquirenti è risultato inequivocabile il coinvolgimento del 30enne, già noto alle forze dell’ordine poiché condannato per detenzione di materiale pedopornografico e ai domiciliari in una struttura protetta del Veronese. L’uomo ha confessato le proprie responsabilità.“
Ultima nota. Il padre del bimbo, non il pedofilo, ha dovuto lasciare il posto di lavoro per non ritrovarsi più in giro l’uomo che ha fatto del male al proprio bambino. Se non è un mondo al contrario questo…

Dentro la notizia: pedofilia a Vallo della Lucania

suora condannata a 8 anni per abusi suor soledad vallo della lucaniaPOST IT:
Segnaliamo che questa sera su Rete 4 in seconda serata nel programma “Dentro la notizia” si parlerà del caso di abusi a Vallo della Lucania con Gabriella Simoni. Non perdetela!

“Sei donna? E pure disabile? Meriti di essere abusata…..”

abusi e handicapBreve flash….per una lotta a cui teniamo molto….arrivano nuovi dati sulle violenze a danno di donne disabili, violenze he non ci stancheremo mai di urlare sono fatte da omuncoli, avanzi d’uomo il cui ragionamento è “sei inferiore in quanto donna ma lo sei ancora di più in quanto donna e disabile”.
I dati sono perlopiù delle stime…ma che fanno paura. E parlano del 40% delle donne disabili.
Percentuale però che secondo la dr.ssa Ana Pelàaez responsabile dello European Disability Forum  è addirittura maggiore.

Questi dati ci fanno riflettere non solo su quanto ancora ci sia da fare nel contrastare il femminicidio (in ogni sua forma e variante) ma anche e soprattutto su come ci siano intere categorie (leggi disabili) completamente (o quasi) scoperte da ogni elementare forma di protezione….poichè c’è ancora chi risponde “figurati se può essere successo a quella lì, ma non vedete che è handicappata? E chi volete che ci vada?”…..appunto…

Prometeo – Gruppi di auto aiuto per vittime di abusi: ora anche per gli adolescenti.

stop child abuse
Sono ripartiti i nostri gruppi di auto aiuto. E da quest’anno una novità: il gruppo per adolescenti. Citando le parole di una persona che adolescente non lo è da un po’ di lune 😉 “avessi avuto io alla loro età questa opportunità la mia vita sarebbe stata diversa”.

Tra le frasi raccolte nel ultimo gruppo di auto aiuto, tenutosi domenica scorsa nella nostra sede alle porte di Bergamo, ve ne riporto un paio.

La prima è in realtà di Dominique Lapierre, l’autore tra i tanti capolavori di La città della gioia:
“se la strada non c’è, falla!”. Un insegnamento a spronare chi non crede di potersi liberare dalle catene di un abuso che spesso, se non risolto, condiziona la propria vita.

L’altra frase arriva da una ragazza che anche solo pochi mesi fa stava nel pineo di quel tunnel di dolore e incapacità di vedere la vita e che oggi invece urla ai quattro venti: “si può tornare a galla dopo l’abuso”.

Ultima frase, per par condicio, ad un pedofilo. Un padre pedofilo che chiamato in causa affinchè chiedesse scusa ai propri figli (scuse che ai figli sarebbero “bastate”/servite per cicatrizzare le loro ferite) ha risposto: “semmai chi deve chiedere scusa sono loro”.

 

Nota:
Per aderire ai gruppi (che non hanno ovviamente alcun costo!!!!!!), questi i contatti:

mandare una mail a prometeobrescia@yahoo.it oppure telefonare al
numero: 0364 880593 .
Forza che la vita è lì pronta a riabbracciarvi…e nessun dolore è per sempre!

gruppo auto aiuto pedofilia

La frase che segue è stata estratta  invece tolte da una pagina di Facebook (Humans of New York) dove ci sono interviste a Newyorkers, cittadini di New York.  Questa è stata detta da una ragazza e riassume in pieno lo spirito del nostro lavoro e del nostro gruppo:
<< Qual è stato il momento più triste della tua vita?”
“La mia tragedia personale, vuoi dire. Sicuro che vuoi sentirla?”
“Certo”.
“Sono stato abusata sessualmente da un membro della mia famiglia tra gli otto e i dodici anni. Ma, onestamente, non mi va neanche più di parlarne, perché ho finalmente compreso che non è questo aspetto della mia vita a definirmi. A lungo mi sono considerata una vittima, ma sono andata oltre. Sono arrivata al punto di rendermi conto che la mia vita mi appartiene perchè io possa reinventarla e goderne, e che il mio futuro sarà unicamente il risultato delle mie scelte”. >>

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