Archivio di febbraio 2016

Oscar a Spotlight!

Il film “Il caso Spotlinght ” (del quale da mesi vi parlo ) ha vinto l’Oscar come miglior film ed era già arrivato nelle sale con ottime recensioni a pieni voti. Nella mia zona, tra due province (Brescia…e Bergamo) viene dato in ben…due sale. Una per provincia. A Bologna (e provincia), per dirne una,sono una decina. E proprio un’amica bolognese mi scrive: “Dio mio Max ma in che cl@@@a hai aperto Prometeo?”. Amen. Se potete ANDATE A VEDERLO. E portateci i vostri amici. Possono anche bloccarlo al Cinema, ma i fatti restano. Indiscutibili!

Dal film: “serve un’intera comunità per crescere un bambino. E un’intera comunità per abusarlo!”.

 

 

CHI LI HA VISTI? Bocchio e Pino La Monica.

giovanni bocchio pedofilopino la monica arrestato per abusi sessuali

 

CHI LI HA VISTI?

Due casi di cui tanto ci siamo occupati e che meritano un aggiornamento. Parliamo dei due soggetti ritratti nella foto. Uno in attesa di sentenza di terzo grado in Cassazione, l’altro condannato in via definitiva ma latitante (quindi doppiamente perseguibile). Partiamo dal primo: per lui nacque pure un movimento. Che fuori dal tribunale, abusando le vere uniche vittime (i bambini) liberava colombe bianche in segno di purezza (…) e libertà. Lui, il loro “mito”, Giuseppe La Monica, Pino per gli amici, fu condannato in primo grado a 9 anni e 9 mesi per abusi su 9 bambine e detenzione di 399 file pedopornografici. Dopo la prima condanna fece sapere a mezzo stampa che avrebbe continuato a lavorare con i bambini. Ricordiamo che le vittime erano bimbe che abusava durante i suoi “corsi di teatro”. Dopo la condanna anche in secondo grado è, almeno mediaticamente, scomparso. E con lui gli amichetti suoi difensori. Dove sta oggi? Ci interessa saperlo, nell’ottica che in attesa del terzo grado (che tarda…troppo!) possa lavorare ancora a contatto con minori. Cosa che forse la legge al momento gli permette, ma gradiremmo che quei genitori sapessero a chi hanno affidato i propri figli e poi, scegliessero…. L’altro: Giovanni Bocchio. Condannato in primo, secondo e terzo ed ultimo grado. Latitante. La polizia andò ad arrestarlo per condurlo in carcere diversi giorni dopo la sentenza di condanna definitiva. E lui intanto era scappato. Un processo il suo a tratti paradossale, con mille istante. Una lo scorso anno. Con tanto di documenti da lui firmati (dove? Chi l’ha incontrato? E’ così difficile capirlo?) per provare a buttare fango sul padre della bambina. Fango poi annullato dal tribunale. Mille istanze dicevamo ma una sola conclusione: per la Legge italiana è pedofilo. Ed ora latitante. Immaginatevelo magari con la barba lunga e meno capelli, ma bianchi. Forse un po’ più grasso. E se sapete dov’è – perché qualcuno lo sa! – segnalatelo alla Polizia di Stato o ai Carabinieri ( o anche a noi. Valgono pure segnalazioni anonime, purché attendibili). E ricordatevi che chi nasconde un latitante, è perseguibile per legge… A breve gli aggiornamenti….

Come la normalità ci salva dalla anormalità. Rossetti a Bergen Belsen.

Ieri mi sono imbattuto in questa opera di Bansky, artista che sto apprezzando molto (se non lo conoscete mi permetto di consigliarvi di avvicinarvi al suo mondo). Per un attimo mi sono sentito spiazzato: non capivo infatti come un “Genio” come Lui, potesse essere così “irrispettoso”. Poi sono andato a fondo, scoprendo così la storia che c’è dietro a questo disegno. L’opera è ispirata ad un fatto realmente accaduto e di cui si parla in un diario di guerra, scritto dal tenente colonnello Mervin, uno dei primi soodati britannici ad entrare nel lager nazista di Bergen Belsen, nell’aprile del 1945. Scrive il soldato nel suo diario: “ci volle un po’ per abituarsi a vedere donne e bambini che crollavano a terra nel momento in cui si passava loro accanto…ci si dovette abituare in fretta all’idea ch el’individuo semplicemente noncontava nulla. Si sapeva che ne morivano 500 al giorno e che ne sarebbero continuati a morire 500 al giorno per delle settimane ancora…”. Un giorno al campo arrivano dei rifornimenti. Tante casse della Croce Rossa. Ma al loro interno, anzichè cibo e medicinali, ci sono dei rossetti. Sì,avete letto bene, rossetti. “Noi urlavamo il desiderio per centinaia di altre cose” scrive nel diario, “noi urlavamo il desiderio per centinaia di migliaia di altre cose e non so chi chiese rossetto. Vorrei tanto scoprire chi fu, perchè fu un atto di genio, pura incorruttibile genialità. Credo che nulla fece più per quegli internati di quanto fece quel rossetto. Le donne giacevano nei loro letti senza lenzuola né vestaglie ma con labbra rosso porpora, le vedevi vagare senza nulla più che una coperta sulle spalle, ma con labbra rosso porpora. Vidi una donna morta sul tavolo mortuario e raccolto nelle sue mani c’era un pezzo di rossetto. Finalmente qualcuno aveva fatto qualcosa per renderli nuovamente individui, erano qualcuno, non più solo il numero tatuato sul braccio. Finalmente potevano interessarsi al loro aspetto. Quel rossetto iniziò a ridar loro la loro umanità.” Ecco, mi è venuto in mente, leggendo questo passo, il lavoro che si fa per tornare dalla non vita scaturita dall’abuso, alla vita vera e propria. Rivestire i panni della PERSONA e non più dell’oggetto, è un primo fondamentale passo. Che può nascere anche da un gesto banale, come quello di mettersi un rossetto, ma che davanti al male è un passo simbolico importantissimo, perchè al male dice: “non hai vinto tu…ed oggi io mi specchio e mi vedo bella e incorrotta, come mai prima d’ora”.  banksy-camp-medium

Perché da almeno 15 anni vi dico di non mettere foto dei vostri figli in Rete.

foto dei minori in internet

Perché da almeno 15 anni vi dico di non mettere foto dei vostri figli.

Ve lo spiego con dei piccoli flash che recupero dalla mia memoria.
Era l’inizio del 2000. Fui chiamato in una Questura per una conferenza stampa. All’epoca scrivevo su un noto giornale locale una rubrica sulla pedofilia. E poi quella indagine, che il Questore ed i suoi uomini presentavano, era partita da una mia segnalazione dettagliata, fatta con l’associazione Prometeo. Per mia scelta decisi però di non comparire. Ma di ascoltare, tra il pubblico di addetti ai lavori i risultati dell’indagine, con tanto di conseguenti arresti, in tutta Italia. A fine incontro pubblico il Questore chiamò me e l’allora direttore di quel giornale in una sala a parte. E ci mostrò il materiale che aveva sequestrato al pedofilo della nostra città. Migliaia di foto. Normali. Normalissime. “Bambini al parco giochi. Fuori da scuola. Feste di compleanno. Bambini a passeggio col cane”. Le aveva tutte realizzate lui, in più di 20 anni. Era Andato in giro, fuori dalle scuole, nei parchi, nei centri commerciali e li aveva fotografati. Ad un certo punto il Direttore ebbe un sussulto: tra le foto che il “maiale” aveva realizzato vide tre scatti. Che lo raggelarono. C’era sua figlia. Nulla di pornografico, lo ripeto, quel tipo di foto c’erano ma non erano queste. Queste erano foto della sua bambina di tre anni che giocava a palla nel parco giochi sotto casa sua. E quel uomo, che era stato inviato di guerra e che nella vita ne aveva viste di cotte di crude, come si suol dire, crollò. E pianse come un bambino. Vedendo che l’innocenza di sua figlia era stata, seppur a distanza, “disturbata”. Dallo sguardo di un pedofilo che se l’era immortalata, per tornare a casa con un trofeo e fantasticare su di lei. 2) Passano i mesi, non tanti.   Viene arrestato un professore di musica. Altra chiamata dalla Questura. Stavolta senza stampa appresso. Il pedofilo aveva un sacco di riviste pornografiche. Fino a qui, direte, nulla di particolarmente strano. Infatti erano riviste comprate in edicola, per soli adulti e con adulti protagonisti. Quindi tutto sommato affari suoi. Ma…c’è sempre un ma, altri enti non ce ne saremmo occupati. Al posto dei visi degli uomini e delle donne ritratti in quelle riviste, aveva pazientemente incollato teste di bambini e bambine. Da lui fotografati o ritagliati a loro volta da altre riviste (addirittura dal catalogo Postal Market, all’epoca ancora in voga, da cui poi aveva ritagliato tutte le foto di biancheria intima ….). L’anno dopo: è boom del sito My Space. Presto diventerà più un sito legato la musica ma in quel periodo in tanti (me compreso) aprono un profilo lì. E i genitori fanno a gara a pubblicare foto dei loro figli. Inutili, o quasi, gli allarmi che lanciamo…. Il sito oggi è scomparso ma l’allarme rimane lo stesso. Saltiamo di dieci anni. Facebook è esploso. E tutti, o quasi, hanno un profilo. Purtroppo continuano a pubblicare foto on-line dei loro figli. Ma come se non bastasse mettono la scuola che frequentano, i parchi dove vanno, il posto dove stanno al mare o in montagna quando vanno in vacanza. Insieme a questi dati sensibili centinaia di foto. Mi trovo a Londra, sede di Scotland Yard, per un corso di formazione. E vedo l’utilizzo che di quelle foto i pedofili ne fanno, nei report della Polizia inglese. Gli agenti mi ricordano che ogni anno spariscono (anche in Italia) migliaia di bambini. E che le informazioni per farli sparire, paradossalmente, a darle ai genitori siamo noi. Che mettiamo la foto di nostro figlio, scriviamo dove viviamo, dove lui/lei va a scuola, etc. etc. e per un pedofilo diventa facilissimo avvicinarlo. E adescarlo. “Ciao Antonio, mi manda la mamma, sono un suo amico – Come sai il mio nome? – (Chiedilo a tua madre che lo scrive in Facebook mettendo la tua foto, almeno sei volte al giorno) – Lo so perché sono suo amico come ti ho appena detto”. Il resto immaginatevelo da soli. Febbraio 2016: organizzo a Bergamo un corso per le forze dell’ordine. Ancora una volta anticipiamo i tempi, non per chissà quale dote, ma perché sappiamo guardare la realtà dei fatti. Ospite un criminologo canadese. Ci spiega come i reclutatori dell’Isis aggancino in rete i giovani, giovanissimi. Per mandarli poi a combattere o farsi saltare in aria. Lo fanno tramite i social network. Leggendo prima le info che i giovani medesimi pubblicano. E da lì stendendo un profilo che gli permetta di fingersi loro amici e adescarli. Un po’ come fanno i pedofili. Solo che qua alla fine della storia, anziché un bimbo abusato abbiamo un bimbo con del tritolo legato ad una cintura. Ma il punto resta questo: ai pedofili ( e non solo) consegniamo dati sensibili. Ma anche solo immagini su cui fantasticheranno. Detto questo, fate voi. Non sono (più) qua a dirvi di NOJN pubblicarle, anzi confesso che per la prima volta in vita mia, mi arrendo. Alla superficialità di chi ancora non ha capito quanto possa essere pericolosa la Rete. Pubblicatele pure. Mettete pure l’indirizzo dove volete. E se non vi importa che un pedofilo si trastulli e fantastichi eroticamente sulla foto del vostro neonato, perdonate, ma da oggi resta affar vostro non più mio. tanto purtroppo alla fine ci rincontreremo. Perché è qua che verrete a piangere e chiedere aiuto. E state tranquilli, siamo troppo educati per dirvi, “ve l’avevamo detto”….

Tornare alla vita…con l’umano terapia ;-)

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Impariamo dai bambini: quante volte ve l’ho detto.

Guardate questa foto. E sappiate che dietro c’è molto più di quanto appaia. Andiamo in ordine. In Pennsylvania (Usa) è nato un gattile che raduna gatti maltrattai e /o abbandonati. Molti di loro sono stati torturati da adulti sadici e ovviamente oggi sono pieni di paure nei confronti dell’uomo. Il responsabile del gattile però non si è dato per vinto e ha assunto l’impegno di riavvicinarli alla “specie umana”, affinché non passasse l’idea che ogni uomo è peggio della peggiore delle bestie. Ha creato allora delle cellette dentro le quali ha fatto accomodare dei bambini. Ai cuccioli d’uomo un compito. Leggere ad alta voce delle favole. I micini si sono TUTTI avvicinati ai bambini.  Inizialmente piano piano.  Incuriositi e attratti anche da una voce delicata. Poi hanno permesso ai bimbi di accarezzarli e poi addirittura di coccolarli e prenderli in braccio.

L’esperimento quindi ha funzionato. Con l’amore e un pizzico d’astuzia si è restituita all’uomo quella dignità persa grazie a cattivi esempi. E per farlo, si è partiti dai bambini.
Serve aggiungere altro?

Il bimbo abusato dal prete e il prezzo da pagare. Un messaggio.

<<Luglio 2001. Sono in vacanza a Rovetta, passo del tempo a ricamare il corredino x mio figli che nascerà a settembre. Spesso accanto a me c’è un bellissimo bambino con degli occhi stupendi ma tristi. Mi hanno detto di stare attenta xche’ se un’adulto gli rivolge la parola, lui gli sputa. I suoi coetanei lo evitano xche’ e’ aggressivo. Sta’ accanto a me in silenzio. Solo un giorno mi chiede ” Ma cosa fai????” e gli rispondo che nel mio pancione portavo un bambino e che stavo ricamando il suo corredino. Era un bambino che aveva subito violenze sessuali all’asilo da una suora ed un prete che ha pensato bene di suicidarsi in carcate( uno in meno). Ieri da un’amica comune ho saputo che sei stato tu a difenderlo ( a caro prezzo). Non so che fine abbia fatto. Ma ti ringrazio con tutto il cuore ed una lacrima. Baci Emoticon heart>>

Post apparso sulla pagina Facebook di Massimiliano Frassi.
A cura di Blog Staff.

Baby squillo? E se cambiassimo questa definizione orrenda?

Una madre è stata condannata dal Tribunale di Reggio Emilia ad 11 anni, in quanto rea di aver fatto prostituire la propria figlia minorenne. Era lei a procacciarle i clienti, a comprarle la biancheria intima colorata (“quando la indosserai, pensami!”), ma anche lei, purtroppo, l’unico affetto che la bimba aveva dato che il padre se n’era andato di casa da tempo e da qui quei sensi di colpa che come un macigno hanno pesato sulla bimba. Ennesima storia quindi. Di miseria e degrado morale. E solitudine. Di una bimba che benché già seguita dai servizi sociali (…..) si trovava a ricoprire un ruolo che nessun bambino al mondo, dovrebbe coprire, ma che troppi invece ricoprono. Senza bisogno di andare a Bangkok o Bucarest, ma fermandosi all’incrocio con casa nostra. Al di là del fatto di cronaca però ciò su cui vorrei soffermarmi è un altro punto. Che spesso ricorre in questo tipo di casi di cronaca, come quello della recente rete di pedofili sgominata dai carabinieri tra Bergamo e Brescia, con la consueta presenza di insospettabili allenatori/preti/educatori e via dicendo. Il punto da focalizzare, dicevo, è il termine “baby squillo”. Se vi facessi un test e vi chiedessi: disegnatemi, o comunque rappresentatemi la prima immagine che vi viene in mente quando leggete la parola “squillo” in un articolo, tutti ma proprio tutti mi rappresentereste la “classica” immagine di una prostituta, di sesso maschile, al bordo di una strada, con minigonna e trucco pesante. Tutto quindi tranne che una bimba. Un qualcosa, pardòn, qualcuno di adulto, che per molti di voi è “consapevole” di ciò che sta facendo, anzi “lo sceglie proprio”. Ora, a questa immagine, ben radicata nell’immaginario collettivo, il termine “baby” non sottrae nulla. E’ un piccolo banale aggettivo, che passa in secondo piano. Eco, se vogliamo che le cose cambino dobbiamo cambiare anche il modo in cui a queste “cose” ci approcciamo. Restituendo a chi è sfruttato (qualsiasi sia l’età) il giusto appellativo. Così come a chi sfrutta. Allora sì che capiremo la gravità del reato. E se l’aggettivo “baby” deve fare capolino, lo si leghi solo alla parola vittima: una “baby vittima”. Lasciando che a squillare, siano solo i campanelli delle case degli sfruttatori, quando riceveranno la visita dei carabinieri, chiamati a interrompere tutto questo….
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Lo smantellamento della Postale.

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La recente rete di pedofili è stata smantellata grazie ai Carabinieri ed alla Polizia Portale. Organo quest’ultimo che spesso all’estero ci hanno invidiato.
Sabato scorso come sapete ho tenuto il nostro corso di formazione con Scotland Yard. Molti gli agenti intervenuti, che operavano nella Postale. Già, parlo al passato. Perché da alcuni mesi molte sezioni della postale sono state smantellate. E vedere queste eccellenze lavorare in altri settori è come cercare un cd di Paul McCartney o un libro di Umberto Eco e scoprire che il primo ha aperto un lavaggio a secco e il secondo fa il cameriere in un hotel Posti importanti, che non critico anzi. Importanti e dignitosi. Ma lontani anni luce dalla loro primaria e reale professionalità!
E così quella che era un eccellenza italiana, grazie ai giochi di potere dei politicanti di m@@@a che ci meritiamo, diventa una vergogna italiana. E soprattutto un regalo a chi delinque.

a cura di Blog Staff – dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi

 

Scusateciiiiiii

In questi mesi abbiamo trascurato moltissimo il blog, sempre più a scapito dei social network.
La cosa incredibile però è che gli articoli già prodotti hanno continuato ad avere numerosissime visualizzazioni. Grazie davvero a tutti. Meravigliosamente fedeli. Promettiamo di tornare a tenerlo aggiornato.
Massimiliano Frassi

 

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