Archive del 2016

Minori e internet.

E’ una delle battaglie più difficili da far passare: “minori e internet”. In tutte le sfaccettature possibili. Foto dei minori in rete. Utilizzo da parte dei minori, di social network già dalle elementari.
Quando questi genitori arrivano a noi è troppo tardi. E tutti, ma proprio tutti, avrebbero potuto evitare il peggio se solo si fossero informati e tutelati non lasciando soli i propri figli nella rete.
Ogni giorno ci sono persone che entrano in questi spazi con un solo intento: predare i nostri figli. E quando riescono ad agganciarli (nei loro siti preferiti, in quelli dei giochi ad esempio) scatta una violenza psicologica che è spesso preludio di quella fisica.
Non controllando i loro accessi nella rete apriamo le porte di casa a qualsiasi pedofilo che stia là fuori. Lo invitiamo ad accomodarsi. E mentre nell’altra stanza gli prepariamo il caffè, lo lasciamo comodo indisturbato e tranquillo: con i nostri bambini.
Ma è così difficile capirlo?

 

14962832_10154242746451713_1083935514_n

E’ in edicola Gioia, con un articolo sul nostro gruppo di auto aiuto.

gioia-prometeo-massimiliano-frassi

Esce oggi il settimanale Gioia
(in tutte le edicole a solo 1 euro) con un bellissimo articolo dedicato al nostro gruppo di auto aiuto.
Abbiamo ospitato una giornalista durante la nostra due giorni e ne ha fatto un reportage splendido.
Forse il più bel articolo che ci abbiano mai dedicato, anche perché ha visto e toccato da vicino, come mai nessuno prima forse, il lavoro da noi svolto..
Vi chiedo un favore: compratene almeno due copie.
E una datela in regalo a quel medico…quell’assistente sociale…quel carabiniere quella professoressa…che conoscete…quello sensibile, ma anche quelli che ai vostri occhi sensibile forse non lo sono….
Regalatela a quella vostra conoscente che non ha ancora trovato la forza, il coraggio, ma che è lì che aspetta di cambiare vita.
Il giornale è in alcune edicole già da ieri. E alla sera erano 11 le persone che chiedevano aiuto…non oso pensare a fine week end quante saranno.
Tra queste una donna di Cosenza che all’aeroporto di Milano ha preso il giornale e subito una volta arrivata a casa ci ha scritto:
“ho letto che c’è vita dopo l’abuso…che avete sconfitto l’orco…se tendo la mano mi promette che non resto da sola e ce la possiamo fare…sono stanca, molto stanca ed oggi che pure mia figlia ha subito abusi vorrei solo una cosa: finirla qua per sempre”.
Svuotate le edicole per favore.
Fatemi (e fatevi) questo regalo.

p.s. troverete anche la migliore descrizione del sottoscritto:”Massimiliano Frassi ..uno che a sentirlo parlare sembra essere uscito dai fioretti di San Francesco come da un film di Pedro Almodòvar” 😉

 

Domani nuovo corso per le forze dell’ordine.

god-domestic-abuseDomani nuovo corso di formazione per le forze dell’ordine, sul tema “Pas e violenza sulle donne”.
Questa a tal riguardo il monologo di una bravissima attrice americana Alice Brine. Che rende bene l’idea di cosa voglia dire “no!”:

<< (Stasera) Ho intenzione di andare a casa con dei ragazzi molto ubriachi conosciuti per caso e rubarmi tutta la loro “merda”. Tutto ciò che possiedono. Non sarà colpa mia dato che erano ubriachi. Avrebbero dovuto saperlo.(…) Quando uno di loro, quello più coraggioso mi porterà in Tribunale, dirò che ”non ero sicura se diceva sul serio quando ha detto ‘NO, non rubare la mia Audi .’ Semplicemente non ero sicura dicesse sul serio. Gli dissi ‘Posso portarmi via il tuo orologio di Gucci ? ‘ E lui mi rispose ‘NO’ , ma non era sicura che lo dicesse sul serio. Insomma, era ubriaco! (…) Avreste dovuto vedere come era vestito al Club , camicie e scarpe costose . Che tipo di messaggio è quello che sta mandando, vestito in quel modo?!? Ho pensato che voleva che venissi, per rubare tutta la sua merda . Me lo stava chiedendo! Quando mi disse ‘NO’ , che non potevo prendere tutto quello che possedeva, io semplicemente non sapevo se lo stesse dicendo sul serio . La sola parola ‘NO’ non è abbastanza oggettiva, potrebbe significare qualsiasi cosa. >>

Nuove conferenze in arrivo.

La lotta è culturale. Continuiamo a ricordarlo e lanciamo la nuova campagna 2017. Sempre e solo dalla parte dei bambini.

Queste alcun locandine di incontri recenti:

cadeo-2016 calabria-prometeoentratico

Riparte il blog.

Finalmente dopo alcuni mesi siamo riusciti a risolvere i problemi tecnici che tenevano il blog bloccato.
Meglio non commentare….
Resta comune sempre la pagina di Facebook oggi più usata di questuo spazio, che però facciamo ripartire subito.
Scusate il disguido NON dipeso da noi ma da chi si illude di zittirci così…..

Uno alla volta….Morto il pedofilo “Don” Dessì.

don marco dessì condannato

Riceviamo e riportiamo:

Pedofilia, morto don Marco Dessì: dopo la condanna fu cacciato dal clero

Nel 2007 la denuncia di tre ex ragazzi del coro Getsemani, nel frattempo divenuti maggiorenni

REGGIO EMILIA –  E’ morto nella sua Sardegna, don Marco Dessì, missionario poi cacciato dal clero da Papa Benedetto XVI dopo la condanna divenuta definitiva per atti di pedofilia nei confronti di tre ex ragazzi del coro Getsemani, che avevano trovato la forza di denunciarlo nel 2007 una volta diventati maggiorenni, mentre si trovavano a Correggio. A darne notizia Telereggio.

I tre si costituirono parte civile al processo, celebrato a Parma, assistiti dall’avvocato reggiano Marco Scarpati, che rappresentava in giudizio anche il Comune di Correggio,  l’associazione Rock no war di Modena e un’altra associazione sarda. Anche vari volontari italiani che avevano operato nella missione di Chinandega, raccolsero testimonianze sugli abusi commessi in quella missione. Don Dessì fu stato ritenuto colpevole e condannato in primo grado a 12 anni di reclusione. In appello ottenne una riduzione della pena a 6 anni, anche per la prescrizione di alcuni reati. Nel 2010 tornò in libertà. Negli ultimi tempi era affetto da una grave malattia, che lo ha portato alla morte.

FONTE: REGGIO ON-LINE Qua il link originale:
http://www.reggionline.com/?q=content/pedofilia-morto-don-marco-dess%C3%AC-dopo-la-condanna-fu-cacciato-dal-clero

 

 

 

Sentenza ridicola a Cagliari

Quando i carabinieri hanno fatto irruzione nella casa, impegnati sul posto in un’altra operazione ma attratti dalle grida di un bimbo, non avrebbero mai pensato di trovarsi davanti ad uno scenario simile. Escrementi e sporcizia ovunque. Cibo contenuto in ciotole lorde. Un ciuccio da condividere col cane di casa. Ed un bimbo, il bimbo dei pianti, costretto a vivere in un degrado sociale e umano raccapricciante. Il “padre” del bimbo è stato arrestato e pochi giorni fa, finalmente, in quel di Cagliari è arrivata la sentenza. Volete sapere a quanto è stato condannato? Per non aver accudito quel bambino, ma al contrario averlo “abusato”? Per l’incuria e le botte, i tagli sul braccino del piccolo, etc. etc. Sicuri di volerlo sapere? Due anni……

Malgrado tutto quello che avete letto, il molto di più che non è uscito e i gravi precedenti di abusi sullo stesso bimbo, la cui madre, è assente, in quanto …morta suicida….

Consigli….

Scusate, ma dopo che vedo in giro molti commenti, anche da persone che pensavo sapessero usare la testa, arrivo a questa conclusione dando un suggerimento utile per le varie Procure d’Italia:

basta a processi lunghi anni. Basta indagini incredibili, test del dna a migliaia di persone, notti spese sulle carte e sulla strada per gli uomini e le donne delle forze dell’ordine (pagate sempre meno di chi si trastulla tutto il giorno commentando il loro lavoro sui sociali network o nei – per loro – remunerativi salotti televisivi), Basta. La soluzione c’è. E si chiama Facebook. Mettete qua come in un match le due parti in causa e a furore di Likes arrivate alla conclusione nel giro di poche ore. E smettiamola di dare ragione a Umberto Eco o a chi parla di aberrante ignoranza culturale da parte di molti utenti del web. L’analfabetismo di cui sono afflitti è una bufala, sì un po’ come quelle che condividono in massa, ma sempre bufala è. Perché se fate attenzione, sono tutti espertissimi di tutto: un giorno capi di stato l’altro  giocatori di calcio (quando l’unica palla che toccano è la loro), un giorno esperti dell’antiterrorismo e l’altro abili criminologi, che a Quantico se li sognano).

Quindi da oggi invito chi mi segue a sottoscrivere la petizione “chiudiamo i tribunali, la legge passi da Feisbuk”. Se lo fate Il Grande Puffo, Orson Welles e Feisbuk medesima doneranno una lattina di Coca Cola ai poveri malati oncologici dell’Antartide, per contrastare col gas della lattina le scie chimiche degli alieni provenienti da Atlantide. #ètuttovero #chiudiamoitribunaliapriamofeisbuk

dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi
A cura di Blog Staff.

Il ragno nella pancia della bambina

pedofilia

 

Fu uno dei miei  primi casi. Lei, una bimba di 6 anni. Lui, un prete con uno zero in più dopo quel 6. Era una bimba solare e vivace, curiosa e sempre allegra, con le treccine bionde, motivo per il quale la nonna la chiamava “la mia Pippi”, come Pippi calze lunghe. La bimba adorava i micini. A casa non poteva averli, ma la nonna, ne aveva ben due. Lei adorava la sua nonna, anche per questo. Frequentava l’oratorio, ci andava a piedi poiché abitava proprio davanti a quel luogo e i suoi genitori si fidavano. In una giornata di fine giugno come quella di oggi, di circa 20 anni fa, il prete decise che quel sorriso glielo avrebbe spento per sempre. Ed iniziò ad abusarla. Prima dei palpeggiamenti. Poi rapporti orali. Ogni volta che raggiungeva il suo orgasmo le diceva che un ragno era stato messo dentro di lei e che se lei avesse svelato il segreto che c’era tra di loro quel ragno, insieme ai “suoi fratellini”, l’avrebbe mangiata dal di dentro. La pancia comincio a gonfiarsi. La bimba aveva paura che anche solo espletando le sue funzioni corporee un ragno sarebbe uscito (per la cronaca lei aveva il terrore dei ragni). Mesi di visite ma nessuno capì. Poi un giorno la nonna la sentì piangere mentre confidava ai suoi micini una storia atroce: quella che stava vivendo sulla propria pelle. Il resto è storia nota: la denuncia, il paese spaccato in due. Le difese del pedofilo. Che purtroppo morì di infarto prima della fine del processo. Accadde in Kenya….stava lì in vacanza…. Ci vollero mesi di terapia, lunghi ricoveri per far caprie alla piccola che i ragni dentro di lei non esistevano. Nel frattempo la famiglia aveva dovuto lasciare il paese, poiché “avevano letteralmente tutti contro”. Il giorno che la mia vita si incrociò con quella della bambina lei era già una foto stampata su un’immaginetta ricordo. “Una complicazione”, come dissero i medici, l’aveva portata via. Aveva solo 10 anni. Anche la nonna se n’era andata, il giorno dopo la scomparsa della nipote. E, incredibile a dirsi, pure uno dei due micini. Chissà forse non volevano lasciarla sola lassù in cielo. La madre venne da me, mi raccontò la sua storia e mi fece giurare che avrei sempre difeso i bambini abusati. Poi sparì. Ogni tanto una cartolina a Natale. Un saluto. Oggi non so dove sia. Come stia. Ma so per certo che ogni qual volta leggo , 20 anni dopo, di bambini abusati finiti sotto accusa, di inquirenti o realtà come al mia accusate di chissà quale complotto, e di difese ad oltranza di esseri per i quali l’unica risposta certa, è chiuderli in gabbia per sempre, penso ad una bambina con le trecce bionde che amava i gattini.

p.s. Il mio formatore Ray Wyre mi raccontò una storia simile…accaduta a lui de da lui seguita con Scotland Yard…chissà forse i pedofili si scambiano pure le idee su come spaventare i bambini, non solo i supporter.

Gli dicevo: lasciami stare, sono un bambino!

Child-Abuse

“Io capivo che non era una cosa
per bambini, mi immaginavo che non era una cosa per bambini, gli dicevo sei grande, per favore, lasciami stare, sono un bimbo.
Qualche volta piangevo”.

 

Nell’innocenza e nella pulizia morale che emergono dalle parole di questo bimbo, che aveva solo un desiderio, “fare il chierichetto”, è evidente e netta la differenza tra noi e loro.
Da una parte una società pulita, ma purtroppo indifesa. Dall’altra i predatori di bambini (e i loro supporter), marci fino al midollo e mai fermi, nemmeno davanti alle suppliche di un bimbo in lacrime, anzi forse quelle li eccitano ancora di più.
Per la cronaca questa ennesima storia arriva da Brindisi. Il pedofilo ha 42 anni, ed è un parroco (il quarto arrestato nel brindisino negli ultimi mesi per simili reati) mentre il bimbo 10.

 

Come usare il Blog
Libri
libro nero pedofilia
ho conosciuto un angelo
bambini bucarest
adesivo
prometeo

Per non dimenticare Tommaso Onofri

Tommy

Archivio
Powered by AtSafe