Archive del 2017

Coloratevi la vita

banksy for victims of sexual abuses

 

Durante l’ultimo incontro del gruppo di auto aiuto ho dato a tutti i partecipanti una fotocopia a colori, con questa opera di @banksy . E’ un quadro che quando uscì fece scalpore. Qualcuno lo trovò “irriverente”,  fino a quando non si pronunciò la comunità ebraica, ricordando che dietro quell’opera c’era un fatto storico importantissimo. E’ il 15 aprile del 1945. Le truppe alleate “liberano” i prigionieri del campo di sterminio di Bergen Belsen. Tra di loro il tenente colonnello Gonin, tra i primi soldati britannici ad entrare in quel inferno, che col suo diario ci porterà all’interno del campo: “non sono in grado di fornire una adeguata descrizione…ovunque si trovavano cadaveri…ci volle un po’ per abituarsi a vedere donne e bambini che crollavano a terra nel momento in cui si passava loro accanto…”. Arrivano degli aiuti umanitari. Insieme a cibo vestiti e farmaci…un acassa di rossetti. “fu l’operato di un genio, un gesto di pura incontaminata intelligenza.  Credo che niente abbia aiutato quegli internati più del rossetto….vidi una donna morta sul tavolo  autoptico e nella mano serrava un pezzo di rossetto. Finalmente qualcuno si era adoperato per far sì che  tornassero ad essere degli individui, erano qualcuno, non più solo il numero che avevano tatuato sul braccio…”. Ecco questo lo spirito di quel foglio dato al gruppo. Che contiene un invito: a riprendersi la propria vita, anche partendo dalle piccole cose. Inaspettate. Apparentemente incongruenti. Usate quelle energie per occuparvi di voi (l’ho appena detto ad una donna maltrattata uscita dal mio ufficio ) , colorate il vostro mondo, anche di un rosso acceso, quello di un rossetto. <3

Le giornate dei blablabla.

Ubriachi (mai come quest’anno) di blablabla rientriamo nella (a)normalità post giornata contro la violenza sulle donne. Scarpe rosse ovunque ed intanto le due ragazze americane che hanno denunciato uno stupro da parte di due carabinieri sembrano uscire direttamente dal “processo per stupro di 40 anni fa”, con domande tipo “ma lei quella sera portava le mutandine?” (e qua ribadisco: cosa fanno 5 avvocati in un auto in fondo al mare? Un buon inizio” – Dal film Philadelphia). Questa foto ritrae una pietra. Messa su delle braci affinché diventi bollente. Viene usata in Camerun dalle mamme sulle figlie pre adolescenti. La si passa almeno due volte al giorno sul seno delle stesse, seno che viene poi fasciato con delle bende molto strette. Perché lo fanno? Semplice, non vogliono che il seno cresca. Così facendo pensano di ridurre la femminilità delle figlie, impedendo agli uomini di abusarle e permettendo loro di poter andare a scuola, studiare e poi lavorare. Questa pratica a dir poco anacronistica quanto preistorica in realtà ha di base un fondamento che è lo stesso che si applica in Italia: Non si “insegna” all’abusante a non fare del male, si insegna alle donne a cercare dei modi per proteggersi. Anche quando gli stessi sono così irrazionali. Chissà se queste bimbe del Camerun quando poi subiscono violenza è perché non portano comunque le mutandine…….

pietra
<<La vera imputata è la donna. E scusatemi la franchezza, se si fa così, è solidarietà maschilista, perché solo se la donna viene trasformata in un’imputata, solo così si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale.>> Da una delle arringhe del famoso “Processo per stupro”, anno 1979.

 

Lo dissi a mia madre. Mi rispose: “taci!”. Lo dissi a mio padre: “Impossibile che ti ricordi, eri troppo piccola”. Lo dissi nuovamente a mia madre: “Per me stai esagerando la cosa”. Lo dissi a mio padre: “se anche fosse lui è di famiglia, non puoi chiederci di rinunciare a lui”. Lo dissi…a nessuno. E scappai di casa, mettendo tra me e loro più di mille chilometri di distanza.
Dal coordinamento nazionale vittime pedofilia di Prometeo.

La confessione

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<<In collegio mi confessavo dal prete che mi abusava ogni giovedì.
Ed ogni giovedì, non avendo peccati, ero solo un bimbo, gli chiedevo “ma le cose brutte che mi fai devo confessartele?”.
E lui rispondeva di no, perchè, diceva, “le facciamo insieme perchè ti voglio bene”.>>

Dal coordinamento nazionale vittime pedofilia.

Per la cronaca: causa prescrizione il prete è rimasto impunito e oggi, pare, diriga un nuovo centro giovanile.

Parlare del proprio abuso…a 80 anni.

Un amico ha un figlio. Vittima di abusi. L’amico ne parla in famiglia. Non  lo fa subito con l’anziana madre, poi insieme ragioniamo sul fatto che è giusto che anche lei lo sappia e col giusto modo, gliene parla. “Inizialmente reagisce bene”, se così si può dire, nel senso che accoglie la notizia, con rabbia  e dolore, ma la affronta correttamente, dando solidarietà al nipote ed al figlio. Poi però…sta male. Ed un giorno trova il coraggio di raccontare, quello che 75 anni fa ha subìto per la prima volta ma non ha mai detto a nessuno. Ora di anni ne ha 80 tondi tondi. E finalmente si sente “più libera e meno sola”.

Dedicato a tutti quelli che: “ma oggi va di moda denunciare?” oppure “ma perché non avete parlato subito?”.

 

stop silence

Le vostre parole.

blog pedofilia (2)

Miei cari amici di Prometeo, ho voglia di raccontarvi questa piccola (grandissima) esperienza che mi ha procurato un profondo cambiamento : durante la seduta dalla psicologa qualche giorno fa, parlando della mia malattia fisica, dell’anoressia, della bulimia, della nausea che provo allo specchio quando mi guardo nuda, dell’odio verso il mio corpo e del mio fargli del male nascondendolo, buttandolo via o usandolo per sfregio…lei mi chiede “perchè secondo te aggredisci il tuo corpo?”, io le rispondo “perchè mi ha tradito, ha tradito il mio cuore non scappando, non urlando, non evitando, rimanendo fermo mentre subiva tutto quel male” lei mi guarda e dice “allora è con il tuo cuore che devi parlare perchè è lui ad essersi inaridito. Il tuo corpo, con tutto quello che ha subito, invece di consolarlo, coccolarlo, amarlo, proteggerlo tu vai a procurargli ulteriori aggressioni? Non ti fa tenerezza povero corpo? Come puoi infierire su di lui sapendo bene che ha subito abusi e violenze da quando è piccolo? E’ con il tuo cuore che devi parlare adesso” . In quel momento sono scoppiata in lacrime ed l’ho percepito per la prima volta il mio corpo, l’ho sentito piangere, l’ho visto sfinito, l’ho ascoltato implorante chiedermi amore, l’ho guardato che a braccia aperte era rivolto a me chiedendo un abbraccio e tanta protezione. Io non so neanche spiegarvi come, ma da quell’istante qualcosa dentro di me è profondamente cambiato ed ho iniziato a dialogare con il cuore per accordarmi con lui nel prendere il corpo dentro di se ed iniziare a dargli tutto quell’amore che non ha mai ricevuto. In queste sere prima di andare a dormire, mi guardo allo specchio e carezzo il viso, le braccia, la pancia, le gambe e mi abbraccio e sento il cuore felice del nostro cambiamento ed il corpo finalmente un po’ rilassato che si fida di me. Mi sono aperta all’amore e la mia promessa è quella di iniziare a rispettare seriamente ogni parte meravigliosa della mia esistenza. Vi abbraccio forte e vi ringrazio per essere un forte ed amorevole punto di riferimento.

V.

Pedofilia a Lonato. La società civile dice NO!

pedofilia a lonato

Conferenza a Langhirano 16 novembre 2017

langhirano 2017

IT: e quel mondo senza adulti positivi.

Sono andato a vedere It, tratto dal romanzo di Stephen King. Ho amato tantissimo King negli anni’80 e conservo ancora le prime edizioni di quei capolavori. Le aspettative sul film erano tante e a mio avviso ben riposte. Il film mi è piaciuto tantissimo. Ma non per la parte horror, che c’è, indiscutibilmente, ma per il numero di  messaggi che il film contiene. It è un film contro il bullismo, le discriminazioni razziali, la pedofilia. E’ un mondo, quello rappresentato, dove gli adulti sono assenti e se ci sono non fanno certo una bella figura, dal padre padrone a quello pedofilo, dal padre che si addormenta sempre ubriaco alla madre ipocondriaca che proietta le sue paranoie sul figlio, alla signora che non vede un bambino sparire in un tombino o al farmacista che flirta con una ragazzina, ripeto non ce n’è uno che si salvi.

Non c’è un adulto positivo nel film, così come nel libro. Segno che già 30 anni fa King aveva capito due cose fondamentali, che spesso mi avete sentito gridare: “non è un paese (mondo) per bambini” e che soprattutto, se questi si vogliono salvare, lo devono fare da soli! p.s. guardate con attenzione la scena iniziale. Quella oramai nota, del bimbo che perde la barchetta di carta nel tombino e lì vi compare il clown che lo rapirà.  Il bimbo NON scappa, ma si ferma e dialoga con lui. E la sua voce, quella del clown, è delicata, dolce, suadente. Quando mostrerà il suo vero volto, con tanto di fauci, sarà troppo tardi. E chi deve vedere, proteggere, intervenire, si volta dall’altra parte. Due minuti di scena che contengono tutto un mondo! p.p.s. non vi dico nella scena medesima chi mi ricorda il clown…..

 

https://www.youtube.com/watch?v=A1x1s__vlKU

Conferenza pedofilia e Cyberbullismo.

verdello 2017

Incontro per famiglie adottive

Sabato prossimo in sede da noi a Prometeo, terremo una conferenza particolare. ve ne parlo qualora in futuro, altre famiglie fossero interessate.

Questa estate mi hanno contattato, alla fine della presentazione di un mio libro, alcuni genitori che stanno facendo un percorso di adozioni, i quali, insieme ad altri, erano stati avvisati dai servizi sociali, che con molta probabilità i bimbi da adottare avrebbero potuto avere, alle spalle, pesanti storie di abuso. Gli stessi volevano quindi sapere come potersi comportare, per offrire al meglio, la loro…vita, a questi piccoli.

Paure legittime, che io avrei spazzato via con una sola risposta: amateli come mi state dimostrando di volerli amare.

Ma dato che a loro non basta, questo sabato ho pensato ad una conferenza particolare. Oltre al sottoscritto ci saranno alcuni ex bimbi che da piccoli, in quanto vittima di abusi, avrebbero voluto tanto una famiglia adottiva. Questi oltre a raccontarsi (grazie !!!! Per il coraggio, in primis!!!) toccheranno proprio il tasto del “e se una famiglia mi avesse salvato, cosa mi sarei aspettato” . Vi terrò informati in tempo reale su come andrà e ripeto, se altre famiglie in futuro volessero farlo, siamo disponibili.

adozioni abusi

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