Archivio di febbraio 2017

Sport e Pedofilia

Sul Corriere della sera di oggi.
C’è pure un nostro intervento:

http://www.corriere.it/sport/17_febbraio_13/scandalo-inglese-ha-travolto-calcio-500-bimbi-abusati-in-italia-tanta-omerta-piu-controlli-chi-allena-nostri-figli-d68dbde4-f15b-11e6-b184-a53bdb4964d9.shtml

Lettera aperta a Papa Francesco sulla Pedofilia

Carissimo Papa Francesco,
Le scrivo queste poche righe al termine di una lunga giornata di lavoro, che mi ha portato a stare insieme ad una sessantina di vittime di abusi sessuali. Diverse le loro storie, diversi gli abusanti ( padri, madri, zii, fratelli, vicini di casa, maestri, il male non ha confini quando deve manifestarsi) diverse le età e le provenienze geografiche, dalla Sicilia al Piemonte, uguali invece il loro dolore e la loro solitudine. Ma anche la loro forza. Che le ha portate a resistere per esistere. Alcuni giorni fa il Corriere della Sera ha riportato lo stralcio di una sua più ampi intervista, dove ha dichiarato tr al’altro che “su 4 persone che abusano, 2 siano state abusate a loro volta” e che  la pedofilia “è una malattia: , se non siamo convinti, non risolviamo il problema”, dando dei numeri una dichiarazione: Mi permetta di dirle che l’hanno male informata. I miei 20 anni di esperienza, ma soprattutto studi scientifici provenienti da ogni parte del mondo dimostrano che non è così. Il bambino abusato sa il male che ha ricevuto e, non essendo affatto malato, quel male NON lo sceglie. Decide di non sceglierlo. Perché sa quanto laceri le carni e l’anima. E, malgrado gli ostracismi a cui va incontro, SCEGLIE il BENE. Il pedofilo è un criminale e quando lo tratteremo come tale, forse, questa società si salverà, perché comincerà a fare nuovamente i conti con il Male e con il nostro bisogno di sconfiggerlo.

il comandante di Auschwitz o il terrorista dell’Isis, rei di spazzare via scientificamente migliaia di vite li consideriamo forse malati? Alcuni giorni fa lei ha detto che ” ci si può arrabbiare con Dio”, le vittime degli abusi (anche da parte di sacerdoti, lasciati sul posto e mai rimossi)  non si arrabbiano più. Né con Lui né con Lei. hanno già sprecato rabbia e dolore per troppo tempo. E oggi, mi creda, glielo dico col cuore in mano, non sono replicanti del Male, ma ESEMPI unici di cosa voglia dire subire il Male ma poi perseguire il bene. Chissà magari un giorno Lei accetterà la nostra richiesta e ci incontrerà per conoscerci meglio. Se dovesse accadere sono certo che capirebbe il perché di questo mio sfogo ed avrebbe anche una diversa e reale percezione del problema. Essere vittima di abusi può portare ad una sofferenza che dura una vita intera. Oppure ad una rinascita. La differenza sta tra trovare qualcuno che ti creda e ti tenga la mano o imbattersi solo in porte chiuse o peggio ancora complici.
Un caro saluto,  una preghiera per Lei e la speranza che anche Lei si ricordi di noi nelle sue preghiere.
Massimiliano Frassi
Presidente Ass. Prometeo Coordinamento nazionale vittime pedofilia

 

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Nella foto: “San Pietro debella con l’ostia il demonio che ha preso sull’altare le sembianze della Madonna col Bambino”.

Pedofilo libero di insegnare.

Di cosa stiamo parlando? E’ quello che mi chiedo anch’io. Potrei rispondervi che in questi giorni, sulla mia pagina Facebook, parliamo più che mai di una mala giustizia. O meglio, di una mala-società. Quella che si mostra ostile verso le vittime e compiacente, ai limiti della complicità, con chi delinque. Ovviamente quando si tocca questo tasto i nervi già tesi si scoperchiano. E tra fumi garantisti e impeti forcaioli si rischia di perdere la dritta via. Che c’è. E ci deve essere. Ma non basta più parlarne. Urge ora più che mai AGIRE. E chiedere, anzi ESIGERE da chi ha il potere di far cambiare le cose (quelli sì troppo vergognosamente  stipendiati…ma a quanto pare ci importano più i compensi per chi va a Sanremo). Questi i fatti: durante i suoi corsi di ceramica nel suo laboratorio livornese un insegnante  molesta sessualmente i suoi allievi. Ma può tornare a tenere i suoi corsi perché, sostiene il Tribunale del riesame, dovendo andare a firmare dai carabinieri non c’è pericolo che reiteri i fatti, in quanto la firma funzionerà da deterrente”. Capite? Ve lo rispiego: si abusa di alcuni ragazzini e gli si permette di tornare a poterlo fare perché poche ore prima va a mettere la firma dai carabinieri. Che è come dire ad una bestia affamata, ti faccio tic tac sulle fauci  e poi ti lascio davanti ad una bistecca succulenta, sicuro che tu manco la sfiorerai. Questo accade. Oggi. In Italia. 2017 d.C. . E scusate ma credo che una sentenza così sia complice. Noi continueremo a gridarlo forte e prima o poi forse troveranno il modo di zittirci. Ma per fortuna continueranno in tantissimi a gridare. Che  le cose non possono più andare avanti così. Che questa cultura è complice di abusi a danno dei bambini, ergo fatta da abusanti che favoriscono altri abusanti. Ah, dimenticavo un  ultimo particolare. In casa del pedofilo gli uomini dell’arma hanno sequestrato materiale pedopornografico. Che ora mi aspetto gli venga restituito. Di sicuro altro non ne scaricherà, tanto ha l’obbligo di firma… Ma di cosa stiamo parlando?

p.s. come mai questa notizia non apre i telegiornali d’Italia? Come mai le firme del web, quelle brave a denunciare tutto e tutti, non se ne occupano?

Permessi premio all’assassino di Tamara. Libero a fine 2018?

tamara montiTamara. Il 2 febbraio del 2007 questa bellissima ragazza, sensibile addestratrice di delfini, venne uccisa a coltellate dal vicino di casa. Il giorno dopo lei avrebbe traslocato. Lui, l’assassino Alessandro Doto dirà di averla uccisa perché esasperato dall’abbaiare dei suoi cagnolini (sic). Da quando lessi questa storia sul giornale, apprendendone la notizia, per una strana alchimia subito mi legai a Tamara. Decidendo di ospitarla nel mio cuore e ricordarmi sempre di lei. Sarà stata la sua passione per i delfini (il suo preferito si ammalò e morì di crepacuore non vedendola più….) o no so cos’altro, ma accadde. Ed ogni anno ho letto le notizie che la famiglia diramava. Una famiglia vittima di un assassino che veniva accudito in carcere, dove le attenzioni e gli aiuti erano sempre più di quelli che a loro erano dati. Oggi si scopre che il delinquente ha beneficiato di un permesso premio (sì continuiamo a chiamarli così, che la presa per il c@@o almeno è bella evidente) per uscire dal carcere (ricordiamo che la condanna fu di 14 anni di carcere e tre di struttura psichiatrica protetta, in quanto definito “semi-infermo di mente” ma anche pericoloso ed in grado di tornare a colpire) e che già il prossimo anno…sommando gli sconti e i regali, potrebbe uscire. un ennesimo assassino PERICOLOSO in libertà Pronto a colpire se un cagnolino dovesse abbaiare di nuovo. Per oggi riportiamo la notizia. A breve capiamo tutti quanti insieme come farci sentire.

Stasera vi aspettiamo. Conferenza “Minori & Internet”

camposapiero 2017

“Non te l’ho detto perché ho solo te, non ho più la mamma, se perdo anche te mi metteranno in orfanotrofio”.

“Non te l’ho detto perché ho solo te, non ho più la mamma, se perdo anche te mi metteranno in orfanotrofio”.

E’ un frase sfogo di un genitore, la cui lettera oggi mi avete segnalato.
Scrive al Ministro per la pubblica istruzione (vabbé….) e le chiede aiuto. Già. In un paese civile premetto che lettere così non dovrebbero esistere nel senso che non ci dovrebbe essere il bisogno di chiedere aiuto, ma qua sì. Il perché della sua richiesta è questo:  un insegnante, che in due mesi contatta la  figlia di questo padre disperato, con  ben 3mila (Sì AVETE LETTO BENE!) telefonate e 600 Sms (IDEM). Il tutto ad Afragola, provincia di Napoli. In realtà il caso è di due anni fa ma oggi che non è cambiato nulla, se ne riparla. Non capita solo per i preti pedofili,. Ci sono “categorie” che sono i intoccabili,. E l’uomo (di cui chiedo ai miei contatti le generalità se riuscite a recuperarle) continua a vivere e lavorare nello stesso posto, a stretto contatto ci ragazzi e le ragazze. Mentre questa povera creatura ha cambiato tutto, scuola e città. E’ ora di finirla, di cambiare le cose, ma in modo definitivo. Noi ci proviamo ogni giorno ma non basta. E non basta che l’indignazione che si consegna a questi post resti ancorata dentro le pagine virtuali di un mondo; va oggi più che mai riportata nella quotidianità, dove di virtuale c’è la giustizia e di reale la sofferenza delle vittime.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/17_febbraio_01/caro-ministro-fedeli-tuteli-mia-figlia-molestata-suo-professore-c1a35068-e857-11e6-9ed7-ddb5b517a8e8.shtml

p.s. vogliamo il nome pubblico di questo soggetto.

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