Archivio di febbraio 2018

Condannato a sei anni ex curato.

La storia è una delle tante. E come tante ha un passaggio che deve essere cambiato. Le carceri italiane sono piene anche di poveracci, che magari con malattie gravi (hiv, ad es.) se ne stanno in celle sovra affollate , mentre potrebbero stare benissimo in una comunità terapeutica, per il bene loro ed altrui. Poi c’è chi abusa di una bimba ma sta comodo ai domiciliari in realtà, speso dotate pure di piscina. Poiché lo sanno tutti che con l’acqua termale si medita meglio.

 

Nuovo sito per Prometeo

E’ on-line da ieri e ci avete sommersi di commenti tutti positivi. A breve faremo alcune piccole correzioni e delle aggiunte.
Felicissimi che lo stile scelto, semplice, elegante, diretto, vi piaccia.

link: www.associazioneprometeo.org

Il non pedofilo e il non giornalista: una storia vera.

IL NON PEDOFILO E IL NON GIORNALISTA. UNA RIFLESSIONE.

Partiamo dalla breve cronaca dei fatti. Un pedofilo viene condannato a 4 anni e 8 mesi. La vittima aveva 12 anni, all’epoca dei fatti e lui più di 40. Poco importa, a chi conosce le dinamiche dell’abuso che la bimba si fosse “innamorata” di lui. Resta una bimba e quel termine va scritto con virgolette gigantesche. Chi si occupa di abusi sa bene il lavoro di plagio che questi soggetti compiono così come cosa voglia dire per un bimbo, “innamorarsi di un adulto”. Ma questo poco importa anche certi pseudo giornalisti, obbligati a scrivere un giorno della festa del gnocco fritto e il giorno dopo di cronaca nera, sempre e solo schierati dalla parte sbagliata.. L’articolo che mi avete segnalato in tanti ne è una prova. E a leggerlo bene scatta pure una lacrimuccia per l’ennesimo adulto sedotto da una bambina. Adulto che si precisa subito dalle prime righe “ci ha sempre tenuto a dire che lui non era un pedofilo perché lei sembrava più grande….ovvero di 16 anni” (sic doppio e triplo sic). Già qua le braccia, e non solo, cadono  a terra. Già qua capiamo bene la cultura di chi sta dietro un simile orrore ma il meglio deve ancora venire e leggendo si scopre che fu la moglie del non-pedofilo ad accorgersi che il marito  aveva adescato la ragazzina. E come tutte le brave persone anziché denunciarlo ai carabinieri l’ha affrontato dicendogli di lasciarlo stare. Vi basta? Nooo, labile giornalista (no non è un refuso ho omesso l’apostrofo) continua con la sua carrellata a spada tratta: diversamente da lei si è comportata la madre della bambina, anzi della dodicenne che a chiamarla bambina pare brutto, la quale, pensate un po’ signori e signore, ha avuto l’ardire di aggredire l’uomo ch invece “fortunatamente per lui” è riuscito a sottrarsi alle aggressioni del padre della stessa, “trattenuto faticosamente a bada da altre persone”; per la serie, capite chi sono i veri barbari? Da anni ogni giorno scriviamo di quello che vediamo. Orchi impuniti, bambini violati. Da anni chiediamo che si crei una cultura che rimetta i bambini al centro. E dove la parola rispetto nei loro confronti non sia una mera opinione ma un dato di fatto. Da anni ritorniamo al via, come in certi giochi da tavolo, quando l’ignoranza e la complicità, si manifestano sotto forma di articoli di cronaca. C’è ancora tanto da fare…

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Quella bambina sarebbe fiera di me.

“Quella bambina che a sei anni sulle nevi di Foppolo aveva sognato di vincere le Olimpiadi.. oggi sarebbe fiera di me “.

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Riporto il post e le parole di Sofia Goggia, oro olimpico (bravisisma e complimenti <3) , e le dedico a tutte le “bambine” che ogni giorno incontro. Solo ieri sono state 6.
Ecco, vorrei che quelle parole le facessero proprie. Non avranno una medaglia da appendere al collo, ma il loro trofeo, ciò che rende vittoriose le bambine dentro di loro, è la vita che oggi dopo anni di
dolore, si sono riprrese o stanno per riprendersi.
You are the champions, my friends.

 

  • dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi

Un Manipolatore narcisista ha abusato di mia figlia.

<<Ho capito di aver avuto a che fare con un manipolatore narcisista che, in maniera diversa, ha abusato di entrambe>>.
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E’ un passaggio di una lettera ricevuta ieri da una madre. Ferita ma oggi in rinascita. Il “narcisista” in questione (allenatore) ha plagiato la sua bambina, per abusarla. Uno degli aspetti meno valutati nei tribunali è proprio il lavoro di plagio che i predatori fanno. Che è fondamentale per capire, in profondità, il danno arrecato alle vittime ed a chi sta loro intorno. In 20 anni di Prometeo ho incontrato a tal riguardo situazioni a dir poco paradossali. Ricordo una donna sposata che continuava a subire abusi dallo zio (abusi iniziati quando lei aveva 5 anni e da me arrivò che ne aveva 41) poiché lui le aveva fatto credere che “fosse normale che ogni nipote subisse abusi”. Lo dico velocemente ed il tempo di un post su un social. Ma ripeto, il plagio e il lavoro di questi soggetti (per nulla malati, quindi) è un qualcosa che oggi più che mai va conosciuto, capito e combattuto. E che spiega, anche a chi sta intorno alle vittime, la difficoltà che le stesse hanno avuto, in un primo momento, di potersi liberare dalle spire violente dei loro sfruttatori.

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