Archivio di marzo 2018

la rinascita di Pasqua.

La Rinascita di Pasqua.
Caro Gesù, permettimi una richiesta.
Gradirei che quest’anno la tua possibilità di rinascere la cedessi a qualcun altro.
Un passaggio di consegne ecco.
Avrei un piccolo, gigantesco, elenco da proporti. Perché sai da quando lassù avete optato per il libero arbitrio, qua è uno sfacelo.
Mi piacerebbe investissi, con quella possibilità, queste anime:
quella donna che entra ed esce da una reparto di oncologia e lo fa sempre da sola o con affetti sempre più rari;
la mamma che affianca il proprio bimbo per combattere contro il medesimo male della donna;
quelle anime che portano dentro di loro un fardello gigante, sai basterebbe guardarle negli occhi per capire quanto grande sia, peccato che negli occhi oggi guardiamo solo gli schermi dei cellulari;
ed ancora, quel bambino che vuole una famiglia perché a stare da solo, nella violenza, proprio non ci sta, non si può;
o quel suo coetaneo che essendo nato in posti come la Siria, non interessa a nessuno se crepa sotto a una bomba;
a quel bimbo che viene bullizzato e gli adulti non capiscono per quanto tempo si porterà i segni di certe parole, che fanno più male delle botte, perché scavano nell’anima;
ed anche quel cagnolino randagio che incrociamo impaurito quando usciamo dalla nostra calda casa.
Potrei continuare con tanti esempi, ma siamo su Facebook e lo sai che qua un pensiero non regge più di tre righe. Ma il succo resta quello. Sono tanti. E tu da lassù non puoi non vederli tutti.
Dai a loro la possibilità di rinascere. Fallo. E il tuo panorama si affaccerà finalmente su un mondo migliore, poiché loro di sicuro il male non lo replicheranno, proprio perché già l’hanno conosciuto.
Ah nel frattempo auguri a te ed a tutti gli amici, che transitano dalle mie parti.

 

 

Dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi.

Nicolay e il peso del dolore.

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La notizia è passata alcuni giorni fa. Affrontata superficialmente, tra un’isola dei morti di fama ed un inciucio politico. Inizialmente sembrava un caso legato ad un teppista, punito da un Karma particolarmente cinico. Poi è emerso altro. Partiamo dalla storia: Nicolay, il ragazzo della foto, ha 19 anni. Una sera, con degli amici, decide di dare fuoco all’auto di un 75enne. Scappa, ha il casco in testa, attraversa dei binari e causa casco non sente un treno in arrivo, che lo schiaccia, uccidendolo sul colpo. Successivamente si scopre che l’auto era quella di un pedofilo e che Nicolay e i suoi amici, da quella persona avevano subito abusi. Nella foto che ho pubblicato, ho aggiunto una pagina di un libro di Zero Calcare. E la scritta racconta proprio quello che voglio dire qua. Siamo circondati da persone che portano dei carichi giganteschi, di dolore. Lo fanno da sole e da sole attraversano questa società, coprendosi di maschere ed armature. Il mio lavoro consiste nel chiedere loro di lasciarmi quel fardello, per tornare libere alla vita. Ma non è di me che stavolta parlo, ma solo di loro. Di quanta forza serva, quanta resilienza. E quando non ce la fai davvero a volte prendi strade sbagliate, come quella della vendetta. Che ti fa scendere ad un livello diverso da quello che sei. O peggio ancora, ti toglie la vita per colpa di uno stupido incidente. Ciao Nicolay, scusaci se non ti abbiamo protetto noi, prima.

Prossime conferenze

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Rompere il silenzio è fondamentale.

 

 

 

prometeo max frassi

 

Mentre fisso la data del prossimo incontro nazionale del coordinamento vittime pedofilia, ancora non si è spenta l’eco (e il lavoro) della due giorni.
Uno dei temi più sviscerati e quindi approfonditi, è stato quello di raccontare il proprio vissuto. A chi si ha accanto, al proprio partner, a una migliore amica, a un parente.
Sembra facile ma è un passaggio complicato, poiché porta con sé un misto di vergogna, dolore, senso di colpa, frustrazione. Eppure, eppure quando poi lo si realizza ecco la frase che vi accomuna tutti: “pensavo sarebbe stato più difficile…pensavo che avrebbero reagito diversamente, invece”.

Invece vi hanno accolto. Invece le vostre parole sono state importanti. In primis per voi però, prima ancora che per gli altri, poiché per voi dovevate sviscerarle. Pronunciarle queste parole è a volte il primo passo per liberarsi, di una zavorra inutile alla vostra nuova vita, ma buona solo a produrre malessere.
Time’s up, gridano in America agli abusanti, il tempo è scaduto. Gridatelo voi a quel fottuto dolore che vi portate appresso, scoprite di svegliarvi un giorno e trovare nei vostri occhi una luce nuova, che manco vi immaginavate di poter avere.
Fidatevi, giuro che è così!

 

Frida Kahlo e il femminicidio.

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Un giorno l’attenzione di Frida Kahlo viene catturata da un piccolo articolo di cronaca nera apparso su un giornale locale. Un uomo ha ucciso la propria moglie con decine di coltellate. Il motivo: la gelosia. Arrestato l’assassino, con un candore disarmante dichiara al Giudice di aver dato solo “alcuni piccoli colpi di pugnale”. il marito di Frida, Diego Rivera, disse una  volta che l’arte di Frida era dolce come le ali di una farfalla e dura come l’acciaio (perdonate la citazione forse non perfetta, ma mi sto affidando come ho già detto alla memoria e questo era comunque il senso). Questo quadro ne è la riprova. Guardate il sangue che esce dalla scena e schizza sulla cornice, con l’intento di chiamarci in causa. Saremo solo passivi spettatori, guardando la scena ed indignandoci, oppure faremo qualcosa di concreto? Quella domanda anni dopo è a mio avviso ancora irrisolta. Per la cronaca il quadro è stato realizzato nel lontano anno 1935. Ma sembra l’Italia (e non solo) del 2018.

Nostro appello sulla vicenda Don Lù.

Vittime di pedofilia si appellano al Papa: “Intervenga lui sul caso Don Lu”

Si poteva evitare.

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Latina, ma anche Brescia, Savona, Bari, Siracusa. “Si poteva evitare”, perché si può sempre evitare. Invece si sceglie la via più “comoda” e più ipocrita. Bergamo, lo scorso anno, “suvvia non ce l’avrai mica col papà, magari ha fatto qualche birichinata ma pure tu le combini e quante volte ti ha perdonato lui?” Tradotto significa torna dal paparino abusante e non rompere i c@@@@@@i  moccioseto. Ancora, “ magari papà ha bevuto un po’ troppo e ha preso droghe, ma chi non lo fa ogni tanto (sic e doppio sic) ma non per questo vogliamo che ora lui vadi (sic e triplo sic) in prigione”. Tradotto, ammazzo il congiuntivo per far capire che ammazzo pure te, quindi basta con queste menate che papà alza le mani o ti tocca e poi se anche lo fa è colpa della droga che tutti prendono mica sua. Due casi, di cui già vi parlai, tra mille. “Percorsi di ricongiungimento familiare”, li chiamano così, perché “legalizzare l’abuso” sarebbe stato troppo anche per loro.

Intanto le donne soffrono, se denunciano si trovano piene di lividi in mezzo ad una strada (nelle migliori delle ipotesi) e i bambini tornano tranquilli e silenti, nel letto dell’abusante. E, ultimo ma non ultimo, chi permette tutto ciò NON paga mai. Indignarci forse non basta più. Indignarci in nei social poi ancora meno. Urge una rivoluzione culturale, lo urliamo da anni. La stessa per cui forse da oggi a parlare di queste cose, in tv, come in parlamento, ci devono andare le persone che davvero sanno e non gli sgarbi di turno, o la moglie del pedofilo che la sedia del parlamento non la molla mica. Tanto pagate voi. In tutti i sensi.

Dalla pagina Facebook di Massimiliano Frassi.

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