Archive del 2019

Da Facebook.

“La nostra famiglia è stata distrutta…lui, insieme a chi lo difende, vive libero, sereno. Lo incontri e ti sorride guardandoti in faccia”.

Vorrei tanto mostrarvi le lacrime che hanno appena bagnato la mia scrivania. Quel dolore che non passa, perché è ancora fresco. Quell’irritazione nell’incontrare ogni giorno chi ha tolto serenità a tua figlia e cammina per strada a testa alta.
C’è tanta strada da fare miei nuovi amici, e ce la faremo. Relegando all’oblio chi sorride fiero del proprio male. Un male che non vincerà. Che vi ha già rubato tanto. E che come diciamo spesso da ‘ste parti, non può, né deve, essere per sempre.

Alabama anno zero. E In Italia?

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La notizia già la conoscete, nel caso così non fosse riporto a seguire uno stralcio dal sito del Sole 24 Ore.
Qua commento solo una cosa:
guardare la foto. Guardateli tutti. Senza scomodare il Lombroso, guardateli negli occhi. L’età media. Il colore della pelle. I vestiti che si vedono. Poi fate una analisi. La mia è questa:
25 uomini bianchi, 25 maschi, della classe sociale medio alta (poco medio molto alta) decidono per migliaia di donne. Le stesse per le quali loro non concedono un posto nelle sale di potere, poiché le donne si sa, è a casa che devono stare.
25 uomini bianchi vanno contro la Legge. 25 uomini bianchi.
Una cosa però a loro favore voglio dirla: oggi si sono “evoluti” e non hanno bisogno di un cappuccio, bianco anch’esso, per coprire le loro facce.

“Montgomery (Alabama), qui, al Senato dell’Alabama, nella notte italiana la maggioranza repubblicana ha approvato una legge che vieta l’aborto praticamente in tutti i casi, anche per le vittime di stupro e incesto: lo Stato del Sud ha mandato il testo alla governatrice repubblicana Kay Ivey. Include una pena fino a 99 anni di carcere per i medici che praticano interruzioni di gravidanza.
E’ solo l’ultima anche se la più restrittiva delle leggi che in vari Stati dell’Unione dominati dai conservatori cercano di mettere fine all’aborto; ben sedici degli Stati Uniti hanno già passato o stanno lavorando a un testo che impedisca l’aborto quando il medico può percepire il battito cardiaco del feto, cioè a circa sei settimane dal concepimento.
L’aborto negli Stati Uniti è protetto da una sentenza del 1973 della Corte Suprema, la celebre Roe contro Wade, che garantisce alla donna la libera scelta. Le leggi dei singoli stati sono quindi incostituzionali, ma lo scopo è proprio riportare la questione aborto alla Corte di Washington, ora a orientamento conservatore.”

Aggiornamenti quotidiani

Ricordiamo che gli aggiornamenti quotidiani, che una volta avevamo col blog, oggi li trovate su Facebook. Grazie.

Blog Staff.

Nuovi libri in arrivo

Periodo proficuo per la scrittura. Tanti stimoli e tante idee ora si rincorrono e non vedono l’ora di restare impresse su quel foglio bianco.
Il mio nuovo libro sta per terminare. Anzi i miei nuovi due libri. Poiché saranno due. A breve vi diró di più. Sceglieremo insieme i titoli e dove presentarli. Intanto scrivo gli ultimi capitoli. Correggo. Faccio sedimentare. Rileggo. Ma una cosa posso dirla : sono molto soddisfatto. E spero lo sarete anche voi.

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La mia analisi di Leaving Neverland.

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LEAVING NEVERLAND: forever.

E’ passato come un ciclone anche da noi “Leaving Neverland”, il film documentario della HBO sui presunti abusi sessuali da parte di Michael Jackson E qua riporto, schematicamente, alcuni punti che a mio avviso vanno evidenziati, premettendo che l’opera si commenta da sé e resta davvero difficile negare oggi l’evidenza, per quanto disturbante e dolorosa essa sia.
Partiamo da lui, idolo della giovinezza di tanti (me compreso).

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a) WHO’S BAD? UN PETER PAN A CACCIA DI BAMBINI?!
All’epoca del suo massimo successo (metà degli anni 80 – primi 90) e prima del irreversibile declino, artistico e umano, Jacko (così lo chiamavano i fan) era sul tetto del mondo.
In ogni senso.
Per soldi guadagnati e quindi potere contrattuale (quanti artisti ancora oggi si lamentano dell’aver visto l’uscita dei loro dischi bloccata per mesi, perché si doveva dare spazio solo a lui?),
per irraggiungibilità (non rilasciava interviste a nessuno, era visto come inarrivabile e quindi per questo una sorta di essere ancora più “mitologico”)
e per fama, nel senso che dai tempi dei Beatles non c’era un artista in grado di essere famoso davvero in ogni angolo del mondo e con un simile grado di isteria di massa, per qualsiasi cosa facesse.
A tutti, compresi noi fan, appariva come una sorta di alieno, l’eterno Peter Pan (come lui stesso, oggi direi molto abilmente, si definì) che costruiva la sua isola che non c’è popolandola di bambini, che si faceva aprire solo per lui (ed i suoi piccoli selezionati accompagnatori) Disney World e che viveva con uno scimpanzé. Strano quindi, un po’ egocentrico di sicuro, strampalato, eccentrico, a tratti timido, ma soprattutto innocuo. E pure asessuato.
Il documentario oggi mostra altro. Ben altro. Lo mostra e lo dimostra. Il Michael Jackson del film è  un predatore di bambini. Abile, abilissimo. Non  un “malato” quindi, con un’identità da bambino mai cresciuto che pensa di rapportarsi con suoi simili. E’ un adulto consapevole, che sa benissimo di essere tale, un adulto potente ed usa quella potenza per controllare e gestire le  vite di quei bimbi, col fine unico di abusarli. Ogni passo che fa è calcolato (e quindi non malato), ogni azione è lucida e scientifica. Per questo, lo dico subito, da oggi mi sarà difficile, se non impossibile, emozionarmi per una sua canzone o un suo show. Perché qua scindere l’uomo dall’artista mi diventa impossibile. Soprattutto se quel uomo ha usato l’artista per fare del male a dei bambini: ed a tal riguardo mi chiedo se le sue azioni benefiche fossero reali, davvero mosse dal cuore, o frutto di una calcolata campagna per creare una facciata indissolubile e appunto costruita ad arte, o peggio ancora un modo per avvicinare bambini bisognosi senza dare nell’occhio. Inoltre tornando al mito del Peter Pan, va detto che una personalità fanciullesca, non può certo essere in grado di scrivere canzoni, produrre dischi, preparare show, pianificare strategie e marketing, come pochi in quegli anni hanno saputo fare. Sicuramente affiancato da abili consiglieri, ma che non bastano, gli serviva per forza tanta farina del suo sacco. Una farina “adulta”quindi, che di fanciullesco non aveva proprio nulla.

Vado sul concreto e faccio al riguardo alcuni esempi, tra quelli che più di tutti mi hanno colpito guardando Leaving Neverland:
il chiamare a casa dei bimbi in continuazione e a tutte le ore, inondarne uno di fax (con frasi del tipo “mi manchi…ti amo…ti vorrei con me…”), l’andare a trovarli ogni volta che poteva, il farli sentire i suoi “unici amici” sottolineando quanto lui si sentisse solo (senso di colpa: se non mi rispondi sarò ancora più triste e solo e questo per colpa tua), il conquistare la fiducia dei genitori (anzi ancora meglio: di quel genitore più debole e più plagiabile), lo scegliere camere da letto dalle quali si sentisse sempre se qualcuno sarebbe arrivato, insegnare ai bambini (e fare esercitazioni!!!!) su come rivestirsi in fretta nel caso arrivasse qualcuno a sorpresa in modo da non destare sospetti, riempire loro e le loro famiglie di regali (“ero abituato a comprare con i miei genitori un solo gioco. Con lui entravo in un grande magazzino e mi diceva, prendi il carrello e riempilo di tutto quello che vuoi”), farli sentire unici (su questi aspetti poi ci torniamo) e ultimo ma non ultimo, il più disturbante e proprio per questo anche quello su cui credo non vi siate soffermati:
entrambi i ragazzi oggi dicono che Jackson, durante gli abusi, non “eiaculava” mai su di loro, ma si spostava prima della fine. E, per dirla brutalmente, continuava e finiva da solo.
Ora scusandomi del dettaglio, detto comunque più volte nel film, l’ analisi è chiara: non deve lasciare tracce, soprattutto di dna (che in quegli anni in America è già identificabile ed analizzabile!) perché quella sarebbe stata la pistola fumante, la prova inconfutabile. L’unica volta che prova ad avere un rapporto completo lo farà con uno dei ragazzi oramai cresciuti: il giorno dopo “molto nervoso” manderà l’autista a prendere il bambino per chiedergli dove fossero le mutandine della sera prima e se “avessero tracce si sangue”, con poi il compito di chiedergli di farle sparire.
Qua alcune domande nascono spontanee: una su tutte. Possibile che nessuno del suo entourage abbia mai visto nulla? Erano tutti obbligati al silenzio da un patto di riservatezza? Possibile, anzi certo. Lo si fa firmare a un semplice segretario in una contesto “normale” figuriamoci a Neverland. Ma mi chiedo, una segnalazione anonima, era davvero così difficile farla?
Spero che questo film smuova in loro un minimo senso di colpa, dato che avrebbero sicuramente potuto far interrompere, anni prima, gli abusi, certo rimettendoci magari il posto di lavoro…ma salvando dei bambini. Dalla parte dei quali, però, sappiamo bene starci in pochi quando ci si deve mettere la faccia.
Solo di recente una cameriera è uscita allo scoperto, denunciando dopo la visone del film, che lei stessa aveva visto Jackson in atteggiamenti “malsani” con tanti bambini… Mentre un’altra domestica all’epoca di un processo disse le medesime cose, ma non fu creduta. Ma fu licenziata in tronco.

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b) I GENITORI DEI BAMBINI
Il film è realizzato in un crescendo, che segue un ordine cronologico. Un po’ come quando vedete nei reality la persona che sta per uscire dopo una nomination venire intervistata in disparte e dire “sono agitata..speriamo non mi abbiano votata…non voglio uscire”. Quel passaggio viene registrato a posteriori, quando la persona è già uscita o meno, ma lì, nell’intervista, deve stare cronologicamente (ed emotivamente)  sul momento. Ecco perché le mamme a volte ridono. Ecco perché ne parlano bene.
E “sembrano serene”. Perché lo fanno quando parlano di momenti per loro unici e sereni.
Cambia tutto sul finale della seconda parte. Quando anche loro vengono a conoscenza degli abusi. E lì sì, ripeto, cambia tutto. E nessuno ride più…anzi: “era un pedofilo!” dice la sua principale sostenitrice. Tornando quindi su di loro, mi chiedo: sono colpevoli? In parte sì. Attenzione, io non credo sapessero cosa Jackson facesse di male ai loro figli, ma sapevano che i loro figli stavano con il Re del Pop. Che li avrebbe portati in giro per il mondo, li avrebbe fatti esibire con lui, li avrebbe resi ricchi e famosi (e loro di conseguenza). Quindi? Quindi se andavano a cercare i figli e non li trovavano per tutto il giorno, o se li trovavano e gli stessi stavano a letto con lui in una stanza chiusa a chiave, credevano a quello che Michael diceva, senza pensare ad altro, anche alla frase più banale “ops sorry, non sapevo di averla chiusa a chiave la porta” (da pronunciarsi con voce lieve e melodiosa, abbassando gli occhi).
Genitori così io ne ho conosciuti a decine. Soprattutto nel mondo dello Sport. Dove si sacrificava, ripeto spesso involontariamente (altre volte invece no), il figlio o la figlia al bravo allenatore. Che avrebbe fatto vincere le olimpiadi, che andava a prendere le “prede” a casa (“pensa quanto è gentile”) ma che ad un certo punto si mostrava per quello che realmente era: un pedofilo. Chiedete a distanza di anni a quelle bimbe come stanno e come hanno vissuto un documentario così, ma soprattutto le difese d’ufficio, da parte di chi non sa o manco ha visto il film…
Un’ultima cosa: è vero, salvo quei processi bloccati con accordi economici, Jacko è stato assolto. E sapete perché? Proprio perché si sono portate in tribunale quelle figure genitoriali disposte davvero a vendere il proprio figlio (che c’erano ed erano tante). Quindi la Corte tra credere che il povero Michael che arrivava zoppicando e sorretto dalle guardie del corpo, con una doppia dose di cerone sul triste viso  (salvo uscire e saltare sul tetto della limousine il giorno della sentenza di assoluzione), fosse un predatore seriale e quelle madri avide di fama fossero la causa di tutto, ha scelto questa seconda ipotesi. La più facile. La meno dolorosa. Per tutti, tranne che per i bambini.
Questi genitori vivranno perennemente con due condanne:
il senso di colpa e l’aver perso oggi i propri figli.

 

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c) SOLDI.
Tanti tantissimi. Per silenziare gli abusi. Non per denunciare. Perché quei bimbi oggi cresciuti non avranno un centesimo. Per scelta loro dalla produzione del film, per legge dalla famiglia. Lui è morto e non condannabile e la famiglia non è tenuta a dare alcun risarcimento.
Però, una cosa dovete chiedervi: come mai la famiglia non ha fatto causa a nessuno? Davanti ad una simile accusa voi non fareste una causa milionaria, avendo soprattutto la possibilità di usufruire dei migliori avvocati sulla piazza? L’unica causa avviata è verso la HBO, la casa produttrice del film. Ma attenzione, imparate ad approfondire le notizie. La causa è legata ad un contratto siglato anni fa quando la HBO acquistò i diritti del live in Bucarest di Jacko. Nel contratto c’era scritto che (per diversi anni, mi pare 30) la HBO non avrebbe dovuto mandare in onda nulla che “parlasse male” di Jackson. E di anni ne sono passati soli 27. Capite? Già qua sarebbe interessante approfondire sul perché di una simile richiesta preventiva (per capirci gli eredi di Freddie Mercury non l’hanno certo fatta siglare a chi un domani proietterà in tv il film Bohemian Rhapsody o uno dei tanti documentari sui Queen), ma andiamo avanti, o meglio torniamo al punto iniziale: come mai non c’è una che sia una denuncia, contro questi due ragazzi ed i produttori del film? Semplice. Perché le prove che hanno farebbe sì che non solo si perdesse il processo contro di loro, ma anche che poi si avvallasse, definitivamente quello che dicono. Quindi al di là di qualche sterile comunicato stampa da parte di SOLO ALCUNI membri della famiglia, vedasi quello del fratello Jermaine, o dei nipoti, la famiglia Jackson statene certi non muoverà un dito. Perché oggi tutti loro (come tanti altri…con fondazioni e associazioni varie dove l’immagine di Jackson serve per guadagnare fama e ingrassare già grassi ego, eccome se serve…) ancora campano grazie al business di Michael e perdere altri (tanti) soldi non rientra nelle loro priorità. Dopo il documentario in America la residenza di Neverland è passata da un valore di più di 100milioni di dollari a poco meno di trenta. Che per carità resta una cifra importante, ma è meno della metà del valore iniziale.
Altro punto su cui riflettere. Non c’è stato un artista, tra i tanti che Jackson ha conosciuto e che in vita lo hanno stimato, che non sia intervenuto contro il documentario. Silenzio totale. Da Mick Jagger (che sostituì Freddie nel duetto su State of shock), a Spike Lee (che gli dedicò un bel documentario alcuni anni fa, sulla realizzazione di Off the wall), da John Landis (regista del video di Thriller) a Madonna (insieme andarono alla notte degli Oscar. Lei bellissima. A lei lui piaceva molto. Quella sera stessa lei gli diede un bacio sulla bocca …e lui la cacciò di casa, trattandola da “bitch”….). Per tutti credo sia valsa la posizione di Oprah Winfrey, che ha intervistato i ragazzi non chiamando MAI Michael Jackson “pedofilo”(ricordiamolo!), ma dando loro tutta la sua solidarietà, chiedendo alla gente di guardare il documentario dimenticandosi di avere a che fare con l’autore di canzoni e show memorabili ed aggiungendo che questo documentario avrebbe fatto per la lotta alla pedofilia più delle 250 e rotti puntate che il suo talk show aveva dedicato in tanti anni al tema.
Nel momento in cui sto per ultimare questo articolo una sola artista si è esposta pubblicamente (mentre tanti altri, ultima in ordine di tempo Sia, hanno sostenuto le vittime): Barbra Streisand.
Che a tempo di record (beati uffici stampa) ha poi subito scritto una lettera di scuse alle vittime di abusi sessuali apparsa sui suoi social.
Queste le discusse parole dettate al Times: “i suoi bisogni sessuali erano i suoi bisogno sessuali…non ha mica ucciso nessuno…e quei bambini sono comunque riusciti ad andare avanti”.
E queste sono le parole di chi lo difende…

 

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d) CACCIA ALLE STREGHE.
E’ una delle frasi più scontate e usate. Solitamente da chi difende pedofili e loro simili, dimenticando che le streghe sono loro i primi a bruciarle, con gli stessi metodi di Salem (“se annega è innocente, se sopravvive è una strega, quindi la uccideremo in un altro modo”). Detto questo credo che la morte di un predatore non debba essere un alibi al silenzio. Soprattutto se quel soggetto ha toccato milioni di vite (nel senso artistico, che avete capito?). E’ lo stesso bisogno di giustizia che mandava Simon Wiesenthal a cercare i nazisti anche 30 anni dopo la fine della guerra, quando se ne stavano beati in pensione su qualche spiaggia caraibica o erano morti impunti. E’ la stessa necessità che ebbe una mia amica americana quando anni fa riuscì a far togliere la targa dedicata ad un prete pedofilo, morto molto tempo prima e che ogni giorno lei doveva vedere. Targa che la riportava bambina. A quando lui le fece tantissimo male. Lui morto serenamente, mai nemmeno denunciato, ma colpevole di aver fatto male a tantissime bimbe come lei si vedeva oggi ricordato con una targa: su di un asilo. La sua rinascita partì dall’avere successo in quel modo. In un campo dove i predatori la fanno spesso franca, quindi questa è una grande manifestazione di giustizia. Per tutti. Aggiungo un ultimo punto: avete presente Cesare Battisti, il terrorista solo recentemente arrestato dopo anni di serena latitanza? Lo stesso per cui intellettuali, attori, scrittori, politici, giornalisti fecero raccolta di fondi e di firme in suo favore? Bene, ora che ha confessato almeno quattro omicidi (mentre chi lo difendeva tace…) ha aggiunto una dichiarazione che fa al caso nostro: “…non so se queste persone si siano mai chieste se fossi effettivamente responsabile dei reati per cui sono stato condannato. Posso dire che gli appoggi di cui ho goduto sono stati il più delle volte di carattere politico, rafforzati dal fatto che fossi un intellettuale. Scrivevo libri, ero, insomma una persona  ideologicamente motivata per cui nessuno sentiva il bisogno di agire contro di me. Questo mio ruolo di intellettuale era anche una  precisa garanzia che, a prescindere dal mio passato, ero oramai una persona da non ritenersi più pericolosa e quindi anche per questo motivo nessuno mi ha dato la caccia”. Queste parole mi portano a porvi una domanda, prima di altre che poi vi farò: se Michael Jackson fosse stato un Michael qualsiasi…magari nero, non stinto, magari per nulla famoso, pure disoccupato. E avesse fatto quello di cui è stato accusato: quanti ancora lo difenderebbero?

 

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e) LE VITTIME.

Le lascio volutamente per ultime e le chiamo così: vittime, anzi sopravvissuti.
E non metto nemmeno i nomi, anche se andrebbero gridati. Per il coraggio in primis. Loro sono credibili, si emozionano e soprattutto mai e dico mai hanno avuto un moto di rabbia nei suoi confronti. Come se il lavoro di plagio non fosse ancora risolto (l’altra caratteristica di chi per anni ha subito ciò che hanno subito loro). Loro lo amavano davvero. E si sentivano incredibilmente amati. Ma già da bambini capiscono che ci sono cose “che non vanno bene” , ma non sanno dare loro un nome. Poiché il tutto viene fatto passare per normale. Servirà diventare adulti. Rapportarsi con altri adulti per capire che quelle cose là, normali non lo erano affatto (uno di loro lo capirà diventando lui stesso papà!). Il modo in cui Jackson li usa e li sfrutta. Il modo in cui li “seduce” e abbandona (a cadenza ciclica) sostituendoli con altri bimbi, del tutto uguali a loro, il modo in cui li fa sentire scelti tra milioni di bambini (un’esperienza questa da dare alla testa), il far fare loro cose che all’epoca nessuno al mondo poteva fare (un esempio piccolo quanto gigantesco: quando uno dei bimbi lo può intervistare e lui gli dà un potere assoluto, mai dato a nessuno: “chiedimi qualsiasi cosa”), il modo in cui li plagia a tal punto che andranno a negare loro stessi che Jackson sia un pedofilo, è per noi spettatori raccapricciante, per loro un trauma nel trauma. Diciamolo subito NON tutti i casi di abuso sono così. Ma molti lo sono. E sono quelli che portano i predatori di bambini a sostenere che erano gli stessi a sedurli.
Tornando a loro: perché si sono esposti oggi e perché l’hanno fatto così? Perché al termine di un percorso terapeutico (che ripeto non credo a vederli sia ancora terminato) chiedono giustizia. E si espongono con un coraggio pazzesco, poiché le loro parole distruggono uno dei miti del XX secolo. E come ha detto Oprah Winfrey, il loro esporsi “provocherà un’ondata di rabbia” da parte di chi non vuole accettare la verità. Quindi a loro un plauso. E la speranza possano trovare pace. Con sé stessi in primis.

Avessero voluto fare i soldi avrebbero scritto un libro su Neverland e sulla loro vita con Michael. Milioni (sì una volta) anzi migliaia di fan l’avrebbero comprato, identificandosi in loro che oggi starebbero ricchi e felici da qualche parte. Invece scelgono la strada più dura, ma più sincera: quella per la verità. Non credo che questo film potesse arrivare prima. Ma dal dopo #MeToo in poi sì. Ora i tempi stanno cambiando e maturando. Potrei continuare con molto altro, ma chiudo. Non prima di consigliarvi di leggere tutto quello che è uscito ad esempio sul Washington Post o sul New York Times. Due tra i più prestigiosi giornali al mondo. E anche qua ho detto tutto.

 

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In conclusione:
LE DOMANDE.
Le domande sono tante. Tantissime.
E se le devono fare i suoi sostenitori.
Magari dimenticando per un attimo le sue canzoni, i suoi video pazzeschi, le tournée faraoniche con effetti speciali a non finire. E le domande sono queste, le più ovvie peraltro, alcune già anticipate prima. Lascereste vostro figlio da solo con un adulto che non potete dire di conoscere davvero (pensiamo ai casi di abuso familiare che annullano le obiezioni del tipo: “io lo conosco bene”…..!)? Se un adulto tempestasse vostro figlio di sms (mi sono aggiornato, sostituendoli ai fax!). mandandone anche centinaia al giorno. Con frasi semplici semplici: “ti amo”, “mi manchi”, “vorrei tu fossi qua”, “il tuo testa di mela” (soprannome che Michael si dà per il suoi amichetti). Ecco, se ciò accadesse, quanti di voi non farebbero nulla pensando che l’adulto in questione non abbia alcun problema coi bambini ma sia in realtà una brava persona, e quanti invece correrebbero dalla Polizia o dai Carabinieri? Se Michael fosse un normale vicino di casa. E non una ricca e famosissima pop star (da qui il dover scindere la figura) quanti lascerebbero i propri figli di 7 anni a dormire da lui? Da soli, con lui? Nel letto, con lui? E sì che quel vicino è tanto carino, gentile, bravo. Mica come quei pedofili che vedono ovunque quelli della Prometeo. I pedofili si sa sono brutti, sporchi, cattivi, hanno corna e coda da demoni giusto? Mica visi liftati, nasi asportabili o tornando al vicino, barbe bianche e candide e occhi gentili…. Quanti di voi permetterebbero al proprio figlioletto di andare dieci giorni a Rimini, pensione Mirabella (mica nei Ritz in giro per il mondo), da solo con il vicino di cui sopra? Chiamandolo magari ogni giorno ma non ricevendo risposta e comunque non preoccupandosi più di tanto, poiché il vicino “lo conosco bene e mi fido di lui”? Ecco datevi queste risposte. Oggi che il tema della pedofilia resta un grande tabù, anche se meno di quarant’anni fa, datevi queste risposte. E se restate della vostra idea…un giorno conoscerò i vostri figli. E il loro vicino. Il documentario Leaving Neverland arriva quello su R. Kelly, l’autore della bellissima I believe i can fly. Pure lì diverse vittime si sono raccontate. Con forza e coraggio. Dopo anni di archiviazioni, assoluzioni e insabbiamenti. Ora lui sta in carcere e potrebbe scontare anche 10 anni…. Lo scorso anno la Sony ha rinnovato il contratto con gli eredi di Jackson: 250 milioni di dollari per sette anni. Una cifra da capogiro. Che non può essere rinegoziata e va quindi fatta fruttare. Facile quindi capire quale sia oggi la strategia: il silenzio. Lo stesso che permette alla pedofilia di vincere, sempre. Se si lascia passare l’ondata mediatica tornerà tutto come prima. Se si attacca, e critica, il film documentario gli si dà visibilità. Quindi, salvo qualche articoletto a beneficio dei fan più agguerriti, almeno da noi ha prevalso il silenzio. Mentre negli Usa o in Inghilterra, tutti i più importanti giornali hanno dato piena solidarietà alle vittime, riconoscendo in Jacko il predatore seriale che è stato. Riflettete pure su questo.

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p.s. e se fosse stato tutto già scritto?

Dal video di Thriller, storia di un ragazzino dolce e amorevole che diventa un Uomo Lupo, alle tracce lasciate nelle sue canzoni?

“Sto iniziando con l’uomo nello specchio (Uomo allo specchio – oh yeah!) Gli sto chiedendo di cambiare la sua strada (Un cambiamento migliore!) Nessun messaggio potrebbe essere più chiaro (Se vuoi rendere il mondo un posto migliore) (Dai un’occhiata a te stesso e poi fai il cambiamento) (Devi farlo bene, finchè hai tempo) (Perchè quando chiudi il tuo cuore) Non puoi chiudere … la tua mente!” Michael Jackson, Man in the mirror”

“Chi è cattivo? Io sono cattivo,. Ma molto molto cattivo” Michael Jackson, Bad.

 

michael jackson è un pedofilo

P.p.s.: una cosa aggiungo. Importantissima a mio avviso.
Se siete arrivati fino a qua fate l’ultimo sforzo e leggetela. Magari più di una volta.
A me ha fatto capire la difficoltà di tanti di voi.
Sui titoli di coda finali di Leaving Neverland, si vede uno dei sopravvissuti bruciare dischi e foto autografate (con dedica) di Michael Jackson. Ma anche dei veri e propri cimeli, che se venduti gli avrebbero fatto guadagnare tantissimi soldi. Il guanto bianco, storico, ed addirittura il giubbotto rosso di pelle, visto in un suo famosissimo video e che MJ gli regalò (“aprì l’armadio e disse prendi ciò che vuoi”). Ecco vi confesso questa cosa: quando l’ho visto bruciare ho detto ad alta voce: “o Mio Dio lo sta bruciando, ma quello è il giubbotto di…”. Poi mi sono bloccato. E lì ho capito. Pure io stavo sostituendo quel giubbotto con quello dell’artista che avevo idolatrato. Ma quel giubbotto era quello di un predatore. E quindi sì, era giusto bruciasse. Insieme a tutto quello che lo legava a lui.

 

Come ho detto all’inizio da oggi per me sarà difficile ascoltare una sua canzone, scindendola dalla persona. Anche se ho apprezzato un articolo uscito sul Washington Post, dove la giornalista, pur confermando le mie parole, sostiene che “comunque l’arte e l’artista debbano essere separati”. E quindi lasciando la porta aperta sul poter ascoltare quel pezzo, per il “piacere” che quel pezzo ci dà, dimenticandone la fonte.
Beata lei se saprà farlo, io personalmente lascio Neverland, per sempre.

Massimiliano Frassi presidente Associazione Prometeo lotta alla pedofilia.

 

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Lascio ora la voce ad alcuni sopravvissuti. Questa la sintesi di alcuni messaggi che mi hanno mandato la notte dopo che è andata in onda la prima puntata:

 

Da ragazzino l’ho adorato … i suoi poster accanto a quelli di Renato Zero e di Freddie Mercury. Ieri sera è bastato l’inizio del racconto per capire subito molte cose e rimettere in ordine immediatamente alcune cose che avevo li sospese …. È stato un predatore seriale che ha utilizzato il potere per facilitare il suo sporco gioco di pedofilo . Comprando, con il successo ahimè, la fiducia dei genitori (su cui non voglio affrontare qui ed ora il tema) e poi i regali giusti per circuire un bambino e la pianificazione lucida del suo iter per abusare nell’inferno di Neverland per molti e molti bambini. L’abuso non è solo la violenza fisica . già il fatto di portarsi un bambino a letto ed a fianco nella tua vita è il segno senza distinzione del suo essere uno SPORCO PEDOFILO. Conquistare la fiducia dei genitori oltre che quella del bambino abusato è il secondo distintivo che il PEDOFILO usa. E poi sappiamo bene tutti i percorsi psicologici dei PEDOFILI, i segreti ed i giochi che devono restare per sempre solo nella vita del PEDOFILO E DELL’ABUSATO. Sappiamo anche i dubbi, i sensi di colpa che portano a non tirare fuori l’abuso per cui sono stra-convinto che la lista ahimè dei bambini abusati è molto più lunga di quella che conosciamo. Usare per uno dei miei moto questa parola per Me è complesso ma non ho altra scelta . Addio mito ti dó il tuo ruolo , quello che meriti quello del PEDOFILO.

 

Vorrei davvero rispondere male a tutti quello che lo stanno difendendo!!! Ammetto che non l’ho visto tutto perché era disturbante e a tratti ho preferito non ascoltare. Mi venivano i brividi nel continuare a vedere le immagini con lui accanto a dei bambini. Sempre. E mi fa schifo l’idea che lui abbia sfruttato il fatto di essere lui per continuare ad abusare bambini! Chi avrebbe mai potuto sospettare di lui? O meglio, anche con il sospetto la gente è pronto a difenderlo e perché ? Perché lui è lui.

 

Forse perché avevo già letto interviste su di lui e molti episodi li conoscevo, qdi un po’ ero preparata…ma per i genitori no!!! mi hanno innervosita da subito! Lui (forse) è morto, ma loro da perseguitare allo stesso modo!!!! Comunque l’inconscio funziona…in effetti non avevo associato il sogno di stanotte dove c’era Mio zio! Anche se non lo chiamo incubo perché mentre dormivo entra nel mio letto, urlo e arriva mia madre e lo caccia!

 

Lui veramente un pedofilo abile e subdolo, aiutato dal successo e dai soldi. Max io non so come tu faccia a non perdere la calma con chi lo difende. Ho letto dei commenti ieri sera a dir poco raccapriccianti! Dovrei saperlo ma ogni volta mi si tappa la vena in maniera esponenziale.

 

Max non riesco a commentare. Sono senza parole . Ed ho pianto. Pianto perché mi è crollato un mito, pianto perché credo ad ogni parola di quei ragazzi. Anche io da ex-fan faccio fatica in molti passaggi ma non ho chance è un PEDOFILO e rivedo oggi ogni suo gesto come un gesto malvagio. Non riesco ad esprimere altro . E a te grazie …

 

Scindere la persona dal personaggio. Non sono mai stata d’accordo. Nel momento in cui la persona è un pedofilo, il personaggio in automatico decade. Muore. Fine. Non esiste che debba restare il personaggio. Perché è grazie a quel personaggio, a quel suo ruolo pubblico, che è riuscito a fare ciò che ha fatto. Non avrebbe mai guadagnato la fiducia dei genitori se non fosse stato qualcuno, non avrebbe mai avuto dalla sua parte tanta gente a difenderlo se non fosse stato il personaggio che era. Essere un personaggio gli ha consentito di essere quel pedofilo che era.

 

Il pedofilo perfetto. Impeccabile. Mi ha colpito molto come poi perdesse interesse verso la sua vittima rimpiazzandola con un altra. E di come la vivesse male il bambino. Quasi come fosse colpa sua. Mi ha ricordato molte cose. Mi ha ricordato di quanto si fanno voler bene. Di quanto si rendono indispensabili. Di quanto quell’amore – odio verso di loro li renda potenti. Mi ha ricordato che ho vinto una grande battaglia, la mia è terminata con una vittoria. Ma che quella contro questi vermi è una guerra che non abbandonerò mai.

 

Quello che mi ha lasciata allibita è stata la “perfezione” del suo operato. Si era creato un mondo perfetto dove poter abusare incondizionatamente delle proprie prede. Un pedofilo seriale. La lista dei bambini abusati da lui deve essere kilometrica. Quello che ha risvegliato in me è tanta rabbia. Ricordo bene i modi subdoli in cui mio fratello si avvicinava…ora sì ricordo…e credo che sia un bene ricordare oggi. Mi sentivo in un momento di stallo….ora non più. Per quanto riguarda Michael…beh, lui è già finito dove deve finire, cioè nella monnezza. Non ascolterò più la sua musica, perchè non posso evitare di pensare che grazie proprio a questa, è potuto arrivare a così tanti bambini. Mi pento di aver comprato i suoi dischi, ora. Ľ ho fatto in maniera incolpevole allora, ma oggi voglio rimediare. Spero solo che tutto il dolore che ha causato gli torni indietro dove sta ora e non abbia fine. E da oggi, come te Massimiliano, dalla parte dei bambini SEMPRE.

 

…mi ha colpito/sconvolto molto quel poco che ho visto.. sentire raccontare quei bambini come si sono sentiti quando lui ha iniziato a metterli da parte per sostituirli con nuovi bambini..quanto prima si sono sentiti curati, amati e poi di colpo abbandonati.. i genitori “ciechi” .. Non sono mai stata una super fan, ma c’è stato un periodo in cui lo ascoltavo molto, avevo le videocassette con i suoi video .. ora che schifo… “purtroppo” o per fortuna non riesco a dividere l’artista dal pedofilo, quindi non riuscirò più a vederlo o sentirlo anche per radio senza pensare al dolore di quei bambini, alle sensazioni nell’ascoltare il loro racconto…a pensare a quanti altri ce ne saranno “nascosti nel loro dolore”…

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Queste invece le voci di alcuni ADDETTI AI LAVORI, che da anni si occupano di LOTTA alla pedofilia:

 

“Michael Jackson ha manipolato tutti. Le vittime, i genitori, il mondo intero. Il suo intento era ABUSARLI dominarli e possederli. L’abuso sui bambini ha a che fare per almeno il 70% con il potere. Con l’ossessione di esercitare un potere sulle vite altrui.”

“Se MJ fosse stato un uomo qualunque, possibilmente di un ceto sociale basso, disoccupato e senza alcuna educazione, non ci sarebbero tutti questi dubbi e dibattiti sulla sua colpevolezza. Questo dimostra quanto abile sia stato MJ a placare non solo le vittime e le loro famiglie, ma il mondo intero. E quanto malleabile sia il suo ‘popolo’ di fan. Un uomo introverso e timido come MJ che si rifiutava sempre di parlare di fronte alle telecamere ma che, in un momento di disperazione, usa proprio queste per difendersi e cercare supporto tra i suoi fan.”

 

“Nel 2019, dopo la campagna mondiale del “me too”, la domanda che ci dovremmo TUTTI veramente porre è: perché NON credere a queste vittime? Il mondo invece continua a chiedersi: “perché credergli”? Con tutta la serie di domande stupide che sono emerse: “perché non hanno parlato prima? Dove sono le prove (quali prove???)? Lo faranno per fama? O forse per soldi?”.

 

“Lui era malato…altroché se lo era…questo non toglie niente al suo essere predatore o calcolatore, anzi…quando è la malattia, la distorsione che ti muove, sei ancora più ossessivo, chirurgico..disturbato nel tuo agire, perché per te (soggetto alienato) è questione di vita o di morte…questo non cambia di una virgola tutto il resto, anzi. Frequentemente tu sottolinei questo aspetto, come se la malattia potesse essere una scusante…è CERTAMENTE un’aggravante perché il contatto con la realtà non esiste a tal punto, che l’altro non esiste piu’: esiste solo in funzione della tua dannazione…più sei articolato, certosino, più è la follia che agisce in te…e se poi questa è perversa, allora è tutto ciò che Leaving Neverland ha raccontato.”

 

Tell me now, Who’s Bad? But really really bad.

Michael Jackson – stasera la seconda parte di Leaving Neverland

Sarà ancora più dolorosa della prima. Ma va vista.

Stasera canale 9 ore 21,25 Leaving neverland. Poi domani qua e sui social ne parliamo.

michael jackson

 

Il pericolo Momo ?!

I reali pericoli di internet e la nostra cecità. ½

 

Nella sola giornata di ieri ho inviato due famiglie dalla Polizia Postale, per denunciare il fatto che le proprie bimbe fossero state adescate in internet, in due popolari social.

Sono anni che facendo prevenzione inseriamo questo aspetto, e i due adescamenti di ieri rientrano in quello che andiamo a spiegare: questa abilità incredibile che i predatori hanno di entrare nelle vite dei nostri figli, far sì che si fidino e poi arrivare alle loro subdole richieste, col fine ultimo (ed unico) di incontrarli ed abusarli. Se davvero i genitori capissero quanto possono essere pericolosi i telefonini credo che forse aprirebbero un po’ di più gli occhi ed alzerebbero il livello di guardia (non dico toglierebbero i telefoni o i tablet, non è la soluzione, anche se…). Invece nulla. Salvo quando arrivano da chissà quali iperspazio i veri pericoli. Quelli che percepiscono come tali e che li fanno sobbalzare. Prima era la Balena Blu, esplosa dopo un servizio televisivo particolarmente allarmistico, ma subito spiaggiata nell’oblio, oggi è lei…che a ben guardarla sembra lui, ma su lui abbiamo già dato quindi meglio andare oltre. Lei, dicevo: Momo. E già sento i brividi scendere lungo la schiena dei genitori. Qualche mamma starà urlando qualche padre avrà staccato la spina del computer per allontanare questa immagine. Che è repellente sì (ma almeno questa non canta, ops scherzavo) ma appunto nulla di più… Chi è Momo? Facciamo un passo indietro. Ricordate il film The Ring? Ebbe successo alcuni anni fa (con una serie di sequel più o meno fortunati). In tale film bastava inserire una videocassetta (ecco perché dicevo alcuni anno fa…) e vedendo un filmato con un demone che usciva dal pozzo, tale entità entrava davvero nella vita della gente, uccidendola. Samara, si chiamava e aveva il viso coperto da lunghi capelli neri. Un po’ come uno degli Addams, solo più spaventosa. Ecco Momo è la figlia in chiave 2.0. . Niente videocassetta (obsoleta) ma video su You Tube. Momo avrebbe, secondo chi ne è terrorizzato, la capacità di spingere i bambini a seguire delle istruzioni che li portino a suicidarsi. Che se non fosse che è una cosa grave, meriterebbe una battuta su quanto siamo stolti. E quindi a metà di Peppa Pig o Masha e Orso, eccola arrivare e colpire! Con quali tecniche e parole, ancora non è dato saperlo.

Apriti cielo. In America, un gruppo elevatissimo di mamme capitanate (sic e contro sic) da Kim Kardashan hanno lanciato il pericolo Momo. In Italia aspettiamo che a farlo sai, per pari livello, una tronista di Maria. Intanto grazie ai gruppi di whatsapp delle mamme è subito scattato l’allarme anche da noi. E la gente ci chiama. Chiedendo come proteggersi da Momo…. Che vediamo come pericolo, ma una volta debellato ci darà la certezza di essere genitori attenti. Nel frattempo però lasciamo i bambini per ore a chattare con gli sconosciuti che rispetto a Momo hanno sicuramente volti più rassicuranti.

 

Ps riporto uno stralcio da un articolo molto bello del New York Times:

“A clip that puts children into a trance and seems to program them to do or say things? That’s not a clip in the middle of a Peppa Pig video — that’s the Peppa Pig video itself. A third party contacting a wide-eyed viewer with instructions to do something in the real world? That’s not a killer pretending to be Momo. That’s how advertising works on YouTube.”

“Una clip che mette i bambini in trance e sembra programmarli a fare o dire cose? Questo non è un clip nel bel mezzo di un video di Peppa Pig – questo è il video di Peppa Pig stesso. Una terza persona contatta un osservatore con gli occhi spalancati con le istruzioni per fare qualcosa nel mondo reale? Quello non è un assassino che finge di essere Momo. E’ come funziona la pubblicità su You Tube.”

Pps: dai però gli assomiglia davvero….02momo-1-articleLarge

Il bambino invisibile.

 

Il bambino invisibile.

Il bambino invisibile lo chiamerò Max… perché vorrei avere io la sua forza e dargli il mio nome è un regalo che mi faccio… Max non ha il padre…ma ha una madre gravemente depressa…Max è affidato ai servizi sociali… Max è italiano (e già, oggi serve specificarlo), italiana la madre (idem), italianissima la città dove vive (Milano)….ma i servizi sono “oberati di lavoro e hanno tempistiche lunghe” rispondono. La scuola è a quanto pare assente, e così i vari parenti o anche solo i vicini di casa….ma la colpa non è loro, ovvio, la colpa è di Max e di sua mamma…sono invisibili, non li possono vedere non è che non li vogliono vedere, altrimenti suvvia chi mai non si occuperebbe di loro? Quelle sono le denuncie che fa quel pazzo dell’altro Max, quello che scrive ed è così fuori di testa da parlare in terza persona di sé, ma loro no, loro mica si inventano queste storie come fa lui…..

La mamma di Max muore d’infarto…Max la veglia per ore…aspettando che si risvegli …poi scende la sera, arriva il buio, Max è solo, Max ha paura, Max chiama la mamma ma la mamma non può sentirlo, Max piange….Max è un bambino di nemmeno 11 anni…trova la forza di abbandonare la madre, uscire sul pianerottolo e bussare ai vicini…”la mamma ha la faccia nera” dice tra i singhiozzi….si chiama “livro mortis” ed è una cosa così atroce che nessun bambino mai dovrebbe vedere… ma Max non è un bambino ve l’ho già detto, Max è invisibile…..

The-Invisible-Child_new_ 

 

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<<Una ragazza viene stuprata dal patrigno. A tenerla ferma, dopo averla drogata la madre….>>

Ne ho incontrate (troppe) tante di ragazze così nel mio percorso con Prometeo. E il danno, inutile dirlo, anzi il dolore più grande, non era quello della violenza subita, ma del tradimento. Da parte di chi ti ha messo al mondo e ti dimostra invece che quel mondo è ostile, pericoloso, votato alla tua autodistruzione non certo alla tua vita. A questa ragazza il mio abbraccio più forte. Scoprirà, spero il prima possibile, che è tutto frutto del caso, non della colpa. Si  nasce nell’anagrafe sbagliata, vittime di un sorteggio schizofrenico. Ma si può anche rinascere in una anagrafe a nostra immagine e somiglianza. Fatta di visi puliti. E cuori limpidi.

Siamo con te. E siamo tanti….. <3

Il Male che lavora “bene”.

Alle porte di Roma una bimba di 22 mesi finisce in ospedale a causa di “gravissime percosse”. Sul corpicino lividi ovunque ed addirittura morsi. “Piangeva troppo” dice il “genitore maltrattante…. In America, una bimba entra in coma dopo le botte e gli abusi sessuali da parte del fidanzato della madre. Tocca al papà staccare la spina e donarne gli organi…. E sempre dagli Usa: “Fratture e danni al cervello”: genitori riducono in fin di vita la figlia di tre mesi” Sono solo tre delle ultime notizie arrivate emerse in questi giorni. Perché il male non si ferma. Il male lavora. Bene. Se perdonate il gioco di parole. E lavora così bene che ogni volta che trovo un negazionista (il più delle volte lo fanno per mera complicità lo so, è ovvio, ma è comunque frustrante!) mi viene voglia di …vabbé…inutile che ve lo dica….

Il video che riporto è il mio commento a queste notizie. Cliccate sul link e vedrete come nasce un elefantino…ma soprattutto come subito, il branco, arriva a proteggerlo, nel momento in cui è più esposto a possibili pericoli, più indifeso appunto. Non serve che aggiungo altro….oggi le parole vengono meno…
https://www.instagram.com/p/Bt14QifHpUd/?utm_source=ig_share_sheet&igshid=1uvo7hmapr267&fbclid=IwAR2m9Kk5sZPtbdOu9m0Q_Z5hoTwjcdeaVF_6JSxu9ojlyl9lsf7tHl_BHCg

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