45 bimbi abusati = carcere a vita. I love America.

Solo ieri in America sono usciti più di 10mila articoli su questo caso, che sta facendo il giro del mondo.
Partiamo dal soggetto chiamato in causa: Jerry Sandusky molto noto negli Usa in quanto allenatore di football presso la Pennsylvania State University.
Il Tribunale lo ha riconosciuto colpevole di abusi su 45 minori (ma l’accusa aveva chiesto che venisse condannato per abusi su 48!). La pena che verrà quantificata in una seconda udienza si aggira sul centinaio di anni di carcere, come dire, buttiamo vi ala chiave e non lo vogliamo più in giro, risposta questa che allo stato attuale delle cose è l’unica esistente se si pensa nell’ottica di tutelare i bambini da questi soggetti che passeranno l’intera vita a predare.
Come nella maggior parte dei casi l’allenatore fino all’ultimo ha mostrato un’arroganza e un disprezzo verso i suoi accusatori che va oltre l’umana sopportazione. All’udienza finale si è presentato in aula sorridente e mano nella mano con la moglie, la quale ovviamente continua a difenderlo. A differenza di quanto invece accade nel nostro paese, la folla riunitasi fuori dal tribunale non aveva palloncini e coriandoli per festeggiare l’eventuale assoluzione, ma scandiva slogan contro il pedofilo e in difesa delle vittime, benché, ripeto l’allenatore fosse molto noto
(“Sandusky era l’assistente di Joe Paterno, il mitico allenatore di football americano della Pennsylvania State University. Paterno era il coach che aveva vinto più di tutti nel suo sport, adorato da atleti e tifosi: l’uomo che aveva trasformato l’Università in una potenza sportiva, allevando generazioni di campioni. Sanduski era il suo braccio destro”).
Come adescava le sue vittime? Nel mondo dello sport? No. Il metodo sviluppato era ancora più subdolo. Sandusky aveva creato una fondazione che dava assistenza a ragazzi con seri problemi.
Il suo nome e l’associare la fondazione al mondo dello sport, erano la garanzia che con disciplina fisica  e varie attività i ragazzi sarebbero stati aiutati. In realtà per la pubblica accusa quella era l’esca per poter radunare intorno a sé il maggior numero di vittime: bimbi con problemi a cui nessuno avrebbe creduto.
“Durante il processo era emerso che il vice-coach era perennemente insieme a qualcuno di questi ragazzini. Otto delle vittime (oramai adulte) avevano testimoniato, raccontando di ripetuti assalti sessuali subiti nel campus e a casa dell’allenatore”.
Quando lo scorso anno venne arrestato l’università fu travolta da un duplice scandalo. Da una parte appunto l’arresto, ma dall’altra il licenziamento in tronco del rettore oltre che del mister Paterno, rei di aver saputo degli abusi ma di aver coperto il tutto “per il buon nome della scuola”.
Per le minacce ricevute da parte degli altri carcerati l’ex coach si trova al momento in isolamento. Lui, da solo, in una stanzetta di due metri quadrati, dove resterà per il resto dei suoi giorni che ci auguriamo essere infiniti…..

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