LE VOSTRE LETTERE.
Oggi ospito due vostri interventi, che nulla hanno a anche vedere con il tema principale di questo blog (la lotta alla pedofilia) ma che comunque ben si inseriscono in alcune cose da me scritte nei giorni scorsi.
<<Caro Max
Ti seguo da tempo, apprezzando enormemente il vostro lavoro. C’è un qualcosa che oggi mi spinge ad un intervento più attivo.
Vorrei spendere una parola per Domenico Gabriele, per inchinarmi di fronte al suo martirio e al dolore dei suoi genitori, a cui la violenza  di mafia ha strappato il loro unico figlio. È troppo semplice parlare di caso o destino. Nel nostro paese si può morire a 11 anni, giocando a pallone, sotto il tiro di sicari che vogliono qualcun altro e ti centrano alla testa. Mi sento di chiedere scusa a Domenico per tutta la poca volontà che da sempre il nostro Stato dimostra nella distruzione di questo cancro che divora l’Italia dall’interno e che rende già possibile che bambini cadano sui campi di caicio, senza un funerale di stato, senza indignazione di alcun ministro, senza una bandiera a mezz’asta. La nostra guerra nazionale fa piccoli morti silenziosi. Innocenti. Non c’è caso o destino in tutto questo.
Alessandra      
 
Carissimo Max, ti scrivo da qui perchè dal blog ho qualche problema.
Intanto ho apprezzato molto la tua iniziativa di dedicare uno spazio ai familiari di questi ragazzi.
Ho anche visto (e la cosa non mi stupisce) alcuni commenti sfavorevoli. E devo dire che l’opinione più diffusa (anche al di fuori del tuo blog) è che questi militari guadagnano tanti soldi da queste missioni, che sanno a che cosa vanno incontro e che anche l’operario muore sul lavoro per 1200 euro al mese.
Vorrei dire la mia: 
credo che, come spesso accade, opinioni di questo tipo rischiano di diventare i soliti "luoghi comuni", perchè ormai sembra di sentire un copione imparato a memoria senza avere le giuste conoscenze (un po’ come quando si dice che i meridionali sono mafiosi senza minimamente conoscere la realtà del sud e peggio ancora, senza mai essere stati al sud).
1.Si parla sempre di questi 5000 euro che guadagnano: vorrei sapere, perchè di fronte allo stipendio di un calciatore (di gran lunga superiore e senza rischiare la vita) o a quello di un’attricetta/velina che posa nuda per un calendario nessuno si indigna ma si accetta passivamente, anzi, tutti a correre allo stadio o a sbavare davanti al calendario? Non è che per caso dietro l’indignazione si nasconde una certa invidia?
2.Se parliamo di consapevolezza, chi sceglie la vita militare è perfettamente consapevole. Ci può anche essere qualche caso eccezionale (come in tutti i settori lavorativi), ma ti assicuro che dietro una scelta di questo tipo ci sono ideali che vanno ben oltre i 5000 euro. Senza contare che non tutti sono in grado di sostenere quel tipo di vita e i rigidi criteri selettivi per accedere all’Accademia Militare ne sono una conferma tangibile.
3.Quando un operaio muore sul lavoro per 1200 euro al mese e gli organi mediatici e le istituzioni non danno il giusto risalto alla notizia, tranne tragedie di una certa dimensione come la Tyssen Krupp, allora, se si vuole esprimere indignazione non bisogna aspettare che cadano dei militari per poi usare il termine di paragone, altrimenti ricadiamo nel copione recitato a memoria.
Scusa lo sfogo, ma sono la sorella di un capitano dell’esercito e quando parte in missione per raggiungere questi posti infernali, di fronte alla nostra apprensione ci risponde serenamente: "E’ il mio lavoro!!!", perfettamente cosciente dei rischi che corre e orgoglioso delle sue scelte pienamente consapevoli.
Adesso ti saluto. Con grande stima
Cinzia>>

6 Commenti a “”

  • a44a:

    Una saggezza profonda in entrambe queste lettere e la cosa più brutta è che si parla e straparla quando invece la cosa migliore sarebbe restare in silenzio e portare rispetto o prima di ogni cosa rimboccarsi le maniche ed agire attivamente per cambiare questo mondo, invece la gente ama fare i paragoni, invidiare chi guadagna di più e parlare tanto per aprire la bocca e prendere aria. Speriamo che in futuro non ci sia più la lotta che c’è ora a chi deve dire l’ultima cazzata di turno (scusa)…………un saluto a queste sagge amiche.

  • 88apetta88:

    mi spiace ma non mi trovo d’accordo con la seconda lettera:

    1)la questione non è dei 5000 euro in assoluto,è che tu puoi scegliere di restare in Italia e prenderne 1200 ma scegli di partire e rischiare la vita per prenderne 5000. è come l’indennità di rischio di molti mestieri [io conosco quelli sanitari ma penso non sia l’unico settore ad avere le indennità]…

    poi siamo d’accordo che le veline e i calciatori guadagnano troppo [il che non è del tutto vero visto che i calciatori si ritrovano a 30 anni senza lavoro e senza 1 titolo di studio e che le veline fanno anche loro un lavoro che prende un bel po’ di tempo ed energie…]ma siamo allo stesso livello: hai voluto la bicicletta e mo pedala!

    2)ho molti parenti e amici al sud e ti posso assicurare che molti sono militari perchè 1200 euro al mese sono meglio della disoccupazione o della camorra…

    3)il paragone militare-operaio non regge perchè l’operaio non lo pagano di più se decide di andare a lavorare al settimo piano,anzi manco decide,ci va e basta…

    4)quello che dice tuo fratello è giusto: è il suo lavoro, nessuno ce lo ha mandato quindi se disgraziatamente dovesse rimanere ucciso non lo considero un eroe più di un medico che rimane ferito perchè un drogato a cui aveva dato il naloxone l’ha picchiato a sangue o di un avvocato che si ritrova le scritte razziste sotto casa perchè difende un ragazzo ebreo che ha denunciato un pestaggio…

    5)fino alla seconda guerra mondiale [quando l’uomo ha capito che uccidere i civili è più efficace che uccidere i soldati al fine della vittoria] tutti davano per scontato che soldato = quello che uccide o viene ucciso e ringraziavano Dio se il loro caro tornava vivo dal fronte.

    io quindi se muore un militare non mi stupisco,come se muore un poliziotto o un pompiere.

    la differenza è che se gli altri 2 muoiono per salvare una vita, il militare che sta in afganistan per chi muore?non certo per me…

    P.S:

    Per capire meglio il mio punto di vista ti dico 2 parole…

    io studio medicina e la prendo come 1 vocazione e ritengo che uno dei compiti del medico sia di ricacciare dentro l’anima che sta uscendo da un corpo…

    avevo la possibilità di essere ammessa a frequentare una delle migliori scuole di medicina d’italia,l’accademia militare di modena,ma ho rinunciato quando ho saputo che nel corso di studi ti insegnavano pure a sparare e io preferisco un colpo alla nuca che vedere la vita che sfugge dagli occhi di una persona per causa mia…

    ergo non capisco come una persona può non provare disgusto di imbracciare uno strumento che porta solo morte e dolore…

    quindi fosse per me eliminerei gli eserciti dal mondo!:D

  • Stavo per mettermi a commentare ma leggendo il commento di apetta posso solo dire che erano le stesse cose, nelle linee generali, che volevo scrivere io. E riguardo ai 5000 euro, per me è giusto che se li prendano, però appunto, è un lavoro scelto, non un atto di eroismo. Così come non è eroismo per me alzarmi alla mattina e andare a lavorare con pz psichiatrici acuti che all’occorrenza diventano violenti e possono mettere a rischio la mia incolumità ogni giorno. è il mio lavoro, punto.

  • ok, sapevo che il 2° post avrebbe acceso gli animi. continuate a racontarvi ed a commentare (rispettosamente).

    grazie

  • In entrambi i casi un nesso alla pedofilia esiste.

    Il pedofilo agisce come il mafioso, sulla pelle di innocenti, facendosi scudo di ormai troppa omertà, protetti e difesi persino davanti all’evidenza.

    E nel caso di questi grandi uomini che “lavorano” per dare un senso dignitoso a ciò che rimane di questo mondo, rischiando consapevolmente la vita con l’intento di salvarne altre, bè, chi combatte la pedofilia non fa altrettanto?

    In primo piano hanno scelto questo difficile compito, spesso colpiti, molte volte a sangue, se non nel corpo nell’anima.

    Sono loro che ci permettono di sentirci ancora parte di una civiltà, grazie a loro possiamo ancora sperare.

  • arrivo in ritardo, ero al lavoro, e il grosso l’ha già detto apetta88.

    al mittente della seconda lettera direi che:

    1) l’antimilitarismo e il disprezzo per le armi non è copione, ma una sensazione viscerale. essere contrari alle “missioni di pace” non è politica (come si vuole far passare in questo periodo) ma, dal mio punto di vista, rifiuto di un sistema di ricostruzione che non dà il giusto valore alle vite umane. non mi va adesso di partire in elenchi chilometrici, ma ho passato l’ultimo anno a documentarmi sui danni che la psiche di un bambino subisce a causa delle guerre (senza contare i danni fisici…) e il disprezzo per certe mattanze inutili diventa una questione di umanità a mio avviso, altro che frasi fatte.

    2) il discorso sulle starlette e i calciatori, perdonami, ma non lo trovo collegabile. è disgusto, ben diverso dall’indignazione che deriva da una serie di morti che potevano essere ampiamente evitate.

    3) io non considero un eroe un soggetto che viene pagato per portare avanti una missione, non perchè quello si porta a casa 5000 euro e io forse non arriverò mai a prendere tanto, ma perchè l’eroe salva le vite, non le mette a rischio. un eroe in afghanistan? nessuno ne ha parlato, l’ho letto su “buskashì” di gino strada, quell’infermiere che ha attraversato in auto una zona disastrata per andare a recuperare un ferito ed è morto con una pallottola alla nuca perchè un quindicenne armato e spaventato ha pensato che fosse chissà chi.

    4) mio padre ha conosciuto mia madre durante il servizio militare. avrebbe portato avanti quel tipo di vita se non fosse stato perchè un esserino di nome greta stava per nascere e l’arma non accettava figli illegittimi. credo di non aver mai fatto un “danno” migliore.

    p.s.: giovedì darò avvio ai miei dieci anni di studio, voglio diventare psicoterapeuta. so che in molti casi diventa un lavoro da strozzini, un gioco sul dolore ed è quello che mi auguro non debba succedermi mai. voglio lavorare con persone che hanno subito traumi ed evitare che il dolore li porti ad autodistruggersi, voglio che anche chi ha vissuto situazioni al limite dell’umano possa ritrovare un rapporto positivo con se stesso e per farlo non debba ipotecare la casa per pagare me.

    credo sia tutto.

Lascia un Commento

Come usare il Blog
Libri
libro nero pedofilia
ho conosciuto un angelo
bambini bucarest
adesivo
prometeo

Per non dimenticare Tommaso Onofri

Tommy

Archivio
Powered by AtSafe