LA VOSTRA VOCE.
Ci scrive un’amica di lunga data…..mi aspetto le diate le risposte che cerca……
Non starò a raccontarvi per filo e per segno le violenze sessuali e fisiche che ho subito dalla più tenera età. Sebbene io abbia oggi trent’anni e dovrei avere elaborato in qualche modo il mio passato, non ho nessuna voglia di raccontare. E se è difficile per una persona adulta come me, figuratevi per una bambina o un bambino costretti a parlare ad un processo di fronte a gente sconosciuta. Capirete perchè questi reati restano spesso impuniti.
Non ho voglia di raccontarvi nel dettaglio i fatti, perchè penso che non servirebbe (…). Ma posso raccontarvi il dolore, che non passa mai e a volte riaffiora in una rabbia talmente forte e devastante che ho l’impressione possa distruggere tutto. Il senso di colpa, che sebbene razionalmente SO non dovrebbe appartenermi, non mi abbandona, non so fino a quando me lo porterò dietro. Perchè nessuno mi ha mai aiutato, nessuno ha mai voluto vedere, nè sentire, chi poteva fare qualcosa si è tappato gli occhi e le orecchie perchè era più comodo…E per una bambina maltrattata, seviziata e violentata non vedere riconosciuto il proprio dolore è la sofferenza più atroce, dopo le violenze. Quello che può sembrarvi scontato -il riconoscimento del colpevole- non lo è affatto e quando il colpevole non viene additato come tale ed il dolore dei bambini non è riconosciuto, si crea un senso di inadeguatezza, un senso di colpa ed un rabbia che possono non guarire mai. Voglio rompere il silenzio.
E’ fondamentale aiutare i bambini, ma è importante anche aiutare gli adulti che non sono stati aiutati da bambini e nel nostro paese mancano strutture e servizi concepiti a tale scopo. Non esistono strutture sanitarie che seguano gli adulti ex vittime di pedofilia e torture- perchè di torture si tratta-, non esistono gruppi di sostegno ,o per lo meno, se esistono, non sono pubblicizzati.Veniamo lasciati completamente SOLI. Esistono sostegni psicologici gratuiti per quegli adulti ex vittime  di abuso che sono diventati a loro volta abusanti, ma per noi cosiddetti "normali" ? Per noi che la nostra rabbia non la sfogheremmo MAI contro un bambino o una bambina,  ma quella rabbia violenta la teniamo dentro e ci devasta o a volte la sfoghiamo verso un compagno o una compagna che non ha nessuna colpa, pregiudicando i nostri rapporti di coppia? Per noi che quella rabbia ci divora la vita, per noi che ci sentiamo in colpa per qualsiasi torto subito, anche quando colpe non ne abbiamo, anche oggi che siamo adulti? Per noi che abbiamo una parte di psiche e sfera emotiva devastata e urliamo la notte per gli incubi? Per noi cosiddetti "normali"? Non c’è NULLA. Non abbiamo ricevuto aiuto da bambini e continuiamo a non ricevere aiuto. L’aiuto lo ricevono solo quei maledetti che diventano a loro volta abusanti, l’aiuto come al solito lo ricevono I MOSTRI. E’ questo che la vita ci insegna.
Per la prima volta do a Massimiliano il consenso di pubblicare una mia email, perchè non sono io a dovermi vergognare e perchè ho bisogno di sentire commenti, di qualcuno che mi possa capire e che comprenda il mio sfogo…Grazie
DARIA (* nome fittizio)

8 Commenti a “”

  • questa testimonianza è apaprsa ieri, conmille difficoltà tecniche per pubblicarla….poi è saltata….non è dipeso da noi ma da splinder che periodicamente dà ilmeglio di sè.

    me ne scuso con voi e soprattutto con l’autrice.

  • capisco a fondo la tua rabbia, credimi… io dico sempre di avercela fatta grazie a me stessa… ed è così… non sono mai andata da uno psicologo… non ho mai detto a nessuno quello che mi era successo… perché me ne vergognavo… ora so che la colpa non è mai stata mia ma nonostante questo capita ancora che il dolore mi assalga all’improvviso… e, come dici tu, me la prendo con chi mi è più vicino, mio marito, che sopporta per amore perché è l’unico che sa di me… qualcuno un giorno ha detto “quello che non ti uccide ti rende più forte” ed è così… tu sei forte, come lo sono io e come lo sono tutti quelli che lottano ogni giorno contro queste bestialità… se hai bisogno di parlare, di sfogarti io ci sono, noi ci siamo… ti mando un forte abbraccio.

    Mony (è il mio nome vero)

  • Riconosco bene la rabbia di cui parli.

    Quel sentimento distruttivo che noi ci ributtiamo addosso, volendoci talmente male da tenerci in vita solo per farci soffrire.

    Lo conosco, l’ ho provato, l’ ho vissuto, proprio come dici tu anche nei rapporti con gli altri.

    Ho cercato di non pensarci, di dimenticare, di dedicarmi all’ aiuto di altri ancora prima di aiutare me stessa, grande errore!

    Senza parlare poi di quella ricerca disperata di aiuto e comprensione che spesso viene negata, posso capire i motivi, spesso il nostro animo sembra macchiarsi delle colpe di altri.

    Ma non è così credimi, tu sei senza alcuna colpa.

    Sei forte perchè ci permetti di leggerti dentro e ci dai la possibilità di donarti una parola amica.

    Dobbiamo solo imparare a trasformare i nostri incubi in sogni.

    Noi ci meritiamo di sognare qualsiasi cosa bella e pura, e niente e nessuno potrà mai impedirci di realizzare i nostri desideri. Mai più.

    Un abbraccio.

    Patrizia

  • L’aiuto non ci viene dato forse perché è ritenuto superfluo. In fondo ci hanno distrutti, ma siamo sopravvissuti, abbiamo la morte nel cuore eppure continuiamo a vivere. Ciò che ad altri può sembrare normale, per noi è un’impresa. Chi non ci conosce crede che siamo forti, chi ci conosce crede che siamo fragili, ma siamo semplicemente ostinati nella nostra lotta quotidiana; non ci arrendiamo e ogni volta troviamo nuove forze e nuove energie per rialzarci. Ogni giorno tocchiamo il fondo, ma ogni giorno ci alziamo, senza aiuto, perché dobbiamo lottare, perché dobbiamo andare avanti, perché siamo sopravvissuti.

    Sappi che, seppure con gli spiriti e le anime spezzate, saremo sempre con te e per quanto ognuno di noi abbia poca forza, quel poco che abbiamo la uniamo. Se hai bisogno di forza e di sostegno, c’è sempre qualcuno qui che vorrà dartelo.

    Un abbraccio.

    Fausto

  • Cara Daria,

    hai tutta la mia comprensione ed il mio appoggio, conosco bene il dolore e la rabbia che manifesti… anch’io ne sono stata travolta, anch’io ho lottato per 30 anni da sola, nella disperazione, raschiando il fondo… poi ho preso consapevolezza che era necessario l’intervento di una persona competente (psicoterapeuta) che mi aiutasse.

    Ho passato questi ultimi 10 anni della mia vita in terapia, 2 volte a settimana… ed è stata la mia salvezza, sono rinata, rinnovata, quel dolore e quella rabbia non mi appartengono più, sono finalmente serena ed in pace con me stessa e con il mondo.

    Certo è stato un percorso faticoso, ma lo rifarei altre 10.000 volte !

    Ti porto questo messaggio di speranza con l’augurio che ti possa essere d’aiuto.

    Ti lascio con un abbraccio stretto.

  • Ciao Daria, sono silenziocheurla. Il mio nome ti dice tutto di me. Si, perchè sono 40 anni che urlo in silenzio. Ora però ho deciso di urlare forte, fortissimo, ho deciso di farmi sentire da tutti. Non sono ancora in grado di farlo ma ho deciso di farlo e sto lavorando per poterlo fare.

    L’abuso subito ha condizionato tutta la mia vita perchè il senso di colpa, la paura, la vergogna, che sono denominatori comuni per i bambini abusati, non mi hanno permesso di parlare con nessuno, o quasi, di ciò che era accaduto.

    Credo che Massimilaino, se leggerà questo mio commento al tuo post, capirà chi sono, ma per il momento non posso farlo capire ad altri.

    Nel corso di questi lunghi anni mi sono rivolta a diversi spicologi ed ora ho capito che non ho nessuna colpa, non posso provare vergogna per una colpa che non ho e non devo più avere paura di parlare.

    Un paio di anni fa ho avuto il coraggio di confidarmi con la mia migliore amica che era già la mia migliore amica all’epoca dei fatti.

    Due mesi fa, circa, sono riuscita a dirlo a mio marito. Recentemente mi sono sottoposta ad ipnosi.

    Ho deciso di cominciare ad urlare in forma scritta e sto cercando di scrivere un libro ma la parte più difficile sai qual’è? Non l’ho ancora detto a mia madre e non posso certo farglielo sapere attraverso un libro. Dovrò trovare le parole per dirglielo guardandole negli occhi e stringendo la sua mano nella mia. Non so come la prenderà. Parlarne certo non cancellerà il mio dolore, nè potrà restituirmi ciò che mi è stato rubato ma, attraverso la mia testimonianza spero che il vasto mondo delle prede ne tragga giovamento e che i predatori non trovino più cibo per potersi saziare.

  • se si può far qualcosa per richiedere una maggiore attenzione allo stato (alle asl) su queste problematiche….fateci sapere

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