Continuano ad arrivare commenti sull’articolo “Intervista ad un pedofilo” (ed anche parecchi oggi, com’era prevedibile, in seguito all’ondata emotiva nata dalla cerimonia funebre di Michael Jackson). Ne riporto uno che si lega anche al post precedente a questo:
 
Vorrei riflettessimo su una notizia di alcuni giorni fa:
<<…82 anni, condannato con sentenza esecutiva a 2 anni di reclusione perchè nel 2007 cercò di costringere una bambina di 6 (sei) anni a toccargli le parti intime…>>  
Ora, che un uomo di ottant’anni (tanti ne aveva all’epoca) cerchi di farsi "rovistare" da una bambina di sei fra ciò che  può essere rimasto di quello che erano i suoi attributi, la dice lunga su quanto si possa sopire nel tempo quello che loro chiamano malattia ma che io chiamo viziosa tara genetica.
NON C’E’ NIENTE DA FARE se non tenerli ben individuati e totalmente isolati dai bambini.
Che poi mi si intervisti l’ennesimo pedofilo accertato e condannato, può suscitare la mia curiosità (meglio conoscerli), ma anche la mia totale incredulità e ti spiego perchè.
Un conto è intervistare ad esempio uno spacciatore di droga condannato, sarà sicuramente pentito e in cerca di un nuovo equilibrio. Un conto è intervistare uno spacciatore di droga ancora liberamente praticante, magari mentre vende la morte ai ragazzini davanti a scuola…sono convinta che l’intervista sarebbe ben diversa.
Non credo quindi che lo stesso pedofilo dell’intervista, quando ancora non era stato beccato, fosse pentito, nè che pensasse ad un suicidio nè tantomeno ad una banalissima vita da normale.
Quando sei alle strette, quando inizi una qualsivoglia terapia, sono convinto che ti impari a memoria tanti bei discorsini. Ma una volta libero che fai?
Quando avrai ottant’anni che fai, cerchi ancora una innocente e tenera manina per avere forse un ultimo becero brivido? 
Mamma Marta
 
p.s. ed a proposito della “intervista al pedofilo”, qua la trovate integrale:

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